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Full text of "Raccolta storica"

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RACCOLTA STORICA 



VOLUME TERZO ^ 




V 



i<'-" V 



ATTI 



DELLA 



VISITA PASTORALE DIOCESANA 

DI 

F. FEUCL\NO NINGUARDA 

Vescovo di Como 

0589-1593) 

ORDINATI E ANNOTATI DAL SaC. DoTT. SaNTO MoNTI 
E PUBBLICATI A SPESA DELLA SOCIETÀ STORICA CoMENSE 



PARXK SECONDA 



COMO 
TIPOGRAFIA PROVINCIALE F. OSThNELLl m C. A. 

1895-1898 



[^•_ y5Uy>>, '-iO' 




<J^-- 






jol primo volume della Raccolta Storica, 
^iniziata nel 1890, uscirono alle slampe 
[le Antichità di Bormio di Gioachimo 
Alberti, autorevolissima fonte agli altri 
^storici valtellinesi. 

Il secondo volume contiene quella 
I parte degli Atti di Visita del vescovo 
F. Feliciano Ninguarda, elaborata dal medesimo, cioè 
quanto riguarda le chiese della città di Comio e dei sob- 
borghi, la pieve di Zezio, la Valcuvia, la Valtellina con 
Bormio. 

Molti insigni, con lettere private e pubbliche, con 
recensioni stampate su autorevoli diart nostrali, e più 
ancora d'oltre monte, dove forse sono tenuti in maggior 
pregio gli studi d'arte, non furono parchi d'encomi e di 
lodi alla iniziativa presa dalla Società Storica Comense, 
e d* incitamenti all'autore delle copiose note, onde il 
testo è corredato, a proseguire nella raccolta dei docu- 
menti riguardanti tutta intera la nostra antica e vasta 
diocesi. Mosso ed incoraggiato da tanta benevolenza, 
dimentico di mia pochezza, mi posi all'opera con amore, 
direi anche con trasporto, persuaso che non del tutto 



,^^k^ve^- x5Uy>>/ 



— X — 



inutile dovesse riuscire agli studiosi questa nuova e lunga 
mia fatica. 

Presento dunque in questo terzo volume la seconda 
parte della Visita Ninguarda, cioè le relazioni scritte 
dai singoli visitatori, all'uopo delegati dal vescovo, delle 
pievi di Fino, Uggiate, Nesso, Bellagio, Mandello, Sorico, 
Gravedona, Dongo, Menaggio, Lenno, Isola, Vali' Intelvi, 
Balerna, Riva S. Vitale, Agno con Marchirolo e Lavena, 
anticamente ad esso soggetti, Lugano, Locamo e Bel- 
linzona. Ma queste relazioni, da sole, costituiscono un 
archivio intero di carte sparse, spesso senza nesso ed 
ordine, per cui ho dovuto specialmente scegliere quanto, 
per un verso o per l'altro, potesse avere qualche impor- 
tanza, tralasciando tutto Y inutile allo scopo che mi sono 
prefisso ottenere. 

Alte lacune, non indifferenti, che-qua e là per questa 
o quella terra si verificano in quelle carte, più o meno 
manomesse durante i tre secoli che giacquero disordinate 
nell'archivio vescovile, ho provveduto valendomi di altri 
documenti rintracciati nelle diverse parrocchie, non che 
delle visite posteriori dei nostri vescovi. Il lutto ho or- 
dinato e corredato, come nella prima parte, e forse più, 
di copiose note, tendenti a rintracciare le remote origini 
dei sacri edifici ed a descrivere tutto ciò che v* ha o vi 
aveva di più interessante sotto l'aspetto dell'arte, dell'ar- 
cheologia, della storia in ogni singola terra, ben inteso 
compatibilmente colla ristrettezza dello spazio, pel nu- 
mero indefinito delle borgate e dei villaggi, dei quali 
debbo intrattenermi. 

Il sistema di compilazione è l'identico, o quasi, di 
quello della prima parte. Nelle note mi studio di calcare 
le stesse traccie, procurando di non dipartirmi mai dalle 
regole di una sana, imparziale critica, le quali ho sempre 
avuto di mira altresì nel far uso delle pergamene, dei 



— XI — 

codici manoscritti e dei più accreditati autori, che, con 
non lieve fatica e dispendio, mi son procurato od ho 
consultato. Sebbene nello stenderle non abbia mancato 
di farvi entrare varietà di argomenti e copia d'erudizione, 
un timore nondimeno mi tiene in qualche apprensione, 
e cioè che non s' abbia con esse a riportare tutto quel 
vantaggio ch'io mi son ripromesso. Il gusto dominante 
del secolo, che poco prezza, od anche apertamente rigetta, 
le opere di argomento serio, quale si è la presente, o tra 
esse non pregia che le oltramontane, nulla curandosi delie 
domestiche, talché alcuni fanno persino pompa d'essere 
forastieri in patria, è la cagione del mio timore. Né 
minore é a questo riguardo T indocilità di altri, che, 
imbevuti una volta di pregiudicate opinioni, non v' è forza 
di ragione che valga a persuaderli. Con questi ho motivo 
di temere che le mie fatiche siano perdute. Ma siccome, 
non ostante la depravazione del gusto, in alcuni, portato 
avidamente per le cose frivole e forastiere, e l'indole 
ritrosa degli altri, che vogliono a dispetto rimanere ciechi 
alla luce della verità, una classe evvi ancora di quelli che 
amano d'istruirsi nella storia dei passati secoli, e di 
quella specialmente che riguarda la propria patria e il 
paese proprio, e con premura cercano d'andar in traccia 
del vero; ad essi perciò indirizzo questa mia opera, che 
sarà per agevolar loro i mezzi di conseguirlo. Se, come 
sperar mi giova, vorranno essi accordarle un favorevole 
accoglimento, mi chiamerò appieno pago delle mie fatiche 
e sarò sempre più disposto ad intraprenderne delle nuove 
a loro vantaggio. 

Se involontariamente fossi caduto in qualche ine- 
sattezza, d'altrode facile a commettersi in ricerche po- 
sitive, non vorrassi, spero, affibbiarmi Y ingiuriosa taccia 
di falsità, nulla essendo da me tanto alieno, quanto il 
proposito di mentire in qualunque modo, e tanto meno 



— XII — 

nella studiosa ricerca del vero. In ogni modo, secondo 
la sentenza di Dionisio Longino: in magnis labi genero- 
sum peccaium est. 

Se da questi studi e da queste mie ricerche emer- 
gerà con limpidezza accertato che la nostra diocesi a 
nessuna è seconda e per lo splendore de* suoi fasti, e 
per Teccellenza de' suoi prelati, e per la copia dei sacri 
monumenti, e per l' innumerevole schiera de' suoi artisti, 
fra i quali non fanno difetto di veramente sommi, la 
Chiesa Comasca potrà, con legittimo orgoglio, gioire, 
riandando la sua storia, e additare le sue glorie alle future 
generazioni dei figli di Felice e d'Abondio. 

Da ultimo debbo avvertire che, come alla prima parte 
di quest'opera si è creduto opportuno unire il ritratto 
del vescovo Ninguarda, cosi a questa seconda parve 
conveniente aggiungere una carta topografica, a colori, 
di tutta l'antica diocesi, colle attuali Provincie Valtellinese 
e Comasca e il Canton Ticino. È la medesima gran carta 
murale, divisa in due grandi fogli, che doveva servire 
per la Storia di Como di Cesare Canlù, edita dal 1829 
al 1831 dagli Ostinelli, i quali anche oggigiorno ne con- 
servano e posero a nostra disposizione, di che va dato 
loro lode, il bellissimo rame. Nelle parli che lo richiede- 
vano, per le mutate vicende dei tempi, fu da me diligente- 
mente corretta e riprodotta, a spese della Società, con più 
modesto formato, in eliotipia ad un sol foglio, per essere 
ripiegata e legata in un col volume, a maggiore comodità 
di consulla e perchè non vada tanto facilmente dispersa. 



PARS SECUNDA 



DESCRIPTIO ECCLESIARUM 

Plebis Fini, Uggiati, Nessij, Belasij, Mandelli, Surici, 

GrabedonìE, Dungi, Menasij, Lemni, InsulìE, Vallis Intelvi, 

BalerNìE^ Mendrisij, RipìE S. Vitalis, I-ugani, 

Agni], Locarni et Belinzon^e 



Baco. star. — Voi. lU. 



DeSCRIPTIO EcCtESIARUM 

TAM SIMPLICIUM CIUAM CURATARUM PLEBIS FINI, 

ET IN PRIMIS CoLLEGIATiE S,^^^ StEPHANI 

(1592)0 



1592 Die Veneris decimo mensis Julij, R «"8 d. d. Episcopus ^s.W;il!ai**d; 
Comensis visitationem prosequendo, accessit ad Ecclesiam Col- 
legiatam S.<^^ Stephani de Fino comensis dioBcesis, et post cele- 
bratam missam prò defunctis et facta processione et bene- 
dictione, ut moris est, per coemeterium et Ecclesiam prsedictam, 
visitayit sanctissimum Eucharistias sacramentum existentem in 
sanctuario ligneo posito super altari maiori in fronte medis6 
navis dict» Ecclesiae, quod fuit repertum in pixide magna, 
partim argentea, partim senea inaurata. 

Sanctuarium autem est parvum et antiquum, extrinsecus 
partim inauratum et partim pictum, intrinsecus autem ornatum 
panno serico rubei colori 3. 

Post illud icon antiqua et deformis, attamen inaurata et 
piota aliquis figuris antiquis. 



(1) Della pieve di Fino ne dò il testo per esteso, senza togliervi nulla, 
fuor cbe gV inventari delle suppellettili appartenenti a ciascuna chiesa, e ciò 
perchè il lettore possa farsi un* idea esatta di queste relazioni. Delle altre pievi 
poi, per non presentare al pubblico un* accozzaglia innumerevole ed uggiosa 
di minimi particolari che punto non lo interessano, fra la farragine dei docu- 
menti, ho scelto solamente quella parte che, per un riguardo o per r altro, 
possa avere qualche importanza storico-artistica, e segno con interpunzione 
quanto ho tralasciato come inutile allo scopo prefissomi ; riproduco però sempre 
il testo con esattezza e conservo anche gli errori materiali, riferendo la lezione 
genuina de* singoli codici. 



— 4 — 

Altare vesti tum pallio serico rubri coloris et solitis mappis 
ornatum in medio sacelli fornicati et dealbati. 

Ante illud bardella, lampas ardens et cancellum ligneum. 

Prope ianuam maiorem, in fine secundae navis in cornu 
Evangelij, est ras marmoreum elevatam ad tres gradua cum 
cuspide lignea decenti, clausum sera et davi. Intus aqua baptis- 
malis cum solitis vasibus et sacris oleis decenter asservatis. 

In fronte eiusdem navis altare parvum non consecratum 
sub titulo S.<^^^ Io: Baptistae, carens icone, vestitum solitis 
tobaleis cum cancello ligneo et bardella. 

Hoc altare regitur per confraternitatem S.©*» Io: Baptist®, 
illud erectam. 

In altera navi, in medio, est altare non consecratum sub 
invocatìone Beat» Virginia MarisB Assumptionis, ad quod est 
erecta confraternitas eiusdem nominis, et regitur per confra- 
tres, et est vestitum solitis mappis et pallio sèrico rubri coloris. 

In fronte eiusdem navis antiquum altare non consecratum 
sub titulo S.oti Sebastiani, quod erit destruendum una cum 
precedente, et novum edificandi in capella fieri copta post 
illud altare. 

Hoc altare est. nudum, et est dotatum .annuo redditu 

librarum imperialium 19 et sol prestari solito per locum 

MisericordisB Modiolani singulo anno, cum onere celebrandi 
missam ferialem singula hebdomada. 

Parvum campanile prope ianuam maiorem cum orologio 
et duabus campanis. 

Vasa duo lapidea aquae baptismalis, et duo confessionalia, 
habent sdlitas buUas. 

Ante ianuam magnam porticus, sed tecto deformi, et ante 
illam coemeterium muris circumdatum. 

Sacristia nova fornicata sine lavatorio, quod fieri debet 
secundum novos ordines cum scrineo et paramentis et supel- 
lectili, prout in cedula. 

Stratum capelli maioris deforme, inequale et quod omnino 
instaurari debet. 

Domus pi*8Bposituralis contigua est EcclesisB et est eleganter 
instaurata. {Segue V inventario della sacristia di Fino), 



Eool. 8. ìlarUa 
de Soooo. 



— 5 — 

1592 die xj Julij. 

Visitatio Ecclesiae S. MarisB de Socco fllialis S, Stephani 
de Pino, distantis a matrice uno milliari, qui pagus facit focca- 
ria 8, animas 130, quarum 60 communicantes. 

HsBC Ecclesia est campestris Qistans a pago ad iactus 
lapidis, habet duas naves mediani et lateralem in cornu 
Epistolae altaris maioris, quod est in fronte mediae navis sub 
fornice pietà elegantibus imaginibus; est consecratum ex 
aspecto in parvo lapide inserto prò mensa, est vestitura solitis 
tobaleis et panno serico albi coloris. 

Super eo gradum unum ligneum pictum, caret icone, sed 
eius loco murus pictus est varijs imaginibus, super dicto 
gradu magna senea crux cum Christo crucifixo argenteo. 

Ante altare bardella et cancellum ligneum. 

In medio eiusdem navis prope murum altare B. M. vir- 
ginis Rosario dicatum, non consecratum, sino icone, sed eius 
loco imagines super muro, et est vestitura solitis mappls et 
pallio ex holloserico viridi cum ombella supra et septls ligneis. 

In fine eiusdemet navis baptisterium cum ombella et 
septo, lìcet vacuum, e cuius regione vas aquse benedictae. 

In fronte secAndae navis, sub eleganti fornice, altare 
D. Laurentij sedificatum est, consecratum, dotatum legato 
annui reditus modij unius frumentatsB, cum onere celebrandi 
missam singula hebdomada. 

Caret icone, et eius loco imago S. Laurentij pietà super 
muro cum alijs quibusdam figuris, est vestitura solitis toba- 
leis, sino pallio; sed altare ipsura est pictura cura bardella et 
cancello. 

Sacriptia prope altare maius fornicata, satis capax cura 
scrinio cura infrascriptis paramentis. {Segue l'inventario). 

Die eodera. 
Visitatio capellae S. Eusebij de S. Angelo distans a matrice ®g^J*"if*^-^"" 
uno milliari cum diraidio. Hsec non retinet forraara Ecclesise, 
praeterquam quod adest capella maior cum aliquot figuris et 
lavello immurato prò aqua benedicta, extra eam campanile 
sine campanis et semidirutum. Ecclesia est profanata et habi- 



— 6 — 



ss. JaoobI et Phl- 
lippl prof. 



S. JuiUn prof. 



tatur a colono, non adest memoria quod fuerit in ea celebratum. 
Locus ipso fruitur a D. Io: Petrb Carcano de Vertemate. 

Die eodem. 

Visitatio capellse campestris SS, lacobi et Philippi, distans 
a supradicta S. Eusebij ad iactum lapidis. Haec capella est 
profanata sine altari et ianuis, adsunt tantum imagines super 
parietibus. 

Die eodem. 

Visitatio capellae S. lustae loci de Bulgarello distantis a 
matrice Fini uno milliari. Hic pagus facit focaria 18, animas 130, 
quarum 70 communicantes. 

Haec capella est de novo sedificata, habet unicam navim 
cum contiguatione deformi, in cuius fronte est sacellum for- 
nicatum eleganti pictura ornatum, cum altare non consecrato 
et parvo, vestito solitis mappis, caret icone, sed eius loco ima- 
gines super muro, sine pallio, sed altare est pictum, ante 
septum ligneum et bardella, campanile parvum cum campana. 
Vas parvum aqu® benedictae. Non adest sacristia, sed eius 
loco capsa cum ìnfrascriptis paramentis. {Segue Vinventarto) (*)• 



(l) IL comune di Fino-Mornasco comprende le frazioni di Bricoletta^ 
FtorentiLola, Porticketto, Molino-Rionca, Afomasoo e Soceo, ed ha una super- 
ficie di 703 ettari, lì capoluogo è un villaggio posto a nove chilometri e un terzo 
a mezzodì da Como, quasi altrettanti a ponente da CantCì, sei circa a levante 
d'Appiano e tredici a borea da Barlassina. Giace sulla via postale che da Como 
conduce a Milano, sopra una piccola collina, alle cui falde, verso Toriente, 
nella pianura torbosa di Prato Pagano prende corso il torrente Seveso. Vi si 
veggono gli avanzi di un antico castello, già appartenente ai Raimondi- 
Odescalchi di Como, che vi possedevano vasti poderi. La parrocchia però ò 
assai più estesa e comprende il comune di Bulgorello, che si estende sopra 
ubertose colline, ove prosperano rigogliosi sopratutto, i vigneti ed i gelsi, tra 
la sinistra riva della Lura ed il Seveso, poco lontano dalla strada postale che 
mena a Como ; come pure il comune di Cassina Rizzardi colle frazioni di But- 
falora, Monticello e Ronco. La popolazione complessiva della parrocchia è 
di 3783 abitanti, compresi i due comuni sopra menzionati. Già prima del mille 
la chiesa di Fino aveva il titolo di plebana e matrice di molte altre chiese, ed 
in seguito fu condecorata di sei prebende canonicali di quotidiana residenza. 
Ma nel 1798, abolito il capitolo, al regime di questa parrocchia rimase il solo 
prevosto con un coadiutore, che hanno residenza nel borgo, ed altri due sacer- 
doti coadiutori titolari che risiedono, Tuno in Bulgorello vicaria di nomina 
regia, e l*altro in Socco vicaria di libera collazione. Subito dopo la guerra 
decenne (1118-1187) combattuta con tanto accanimento fra i comaschi e i mila- 
nesi, quest'ultimi, rimasti vincitori, non si accontentarono della distruzione di 
Como, ma cercarono in ogni modo di smembrarne il contado, ed alla vasta dio- 
cesi di Milano furono annesse terre della diocesi di Como, tra le quali troviamo 
anche Fino e alcune terre della sua pieve. Il Giulinl (edizione di Gio. Battista 



— 7 — 

Die eodem. 

Visitatio parochialis Ecclesise S. Martini de Cadorago ^-jJJf jjji** •"« 
distantis a matrice Finì uno milliari, qui pagus facit focaria72, 
animas 300, prò communione 200. 

Hsec Ecclesia sita est in eminenti loco in capite pagi, 
habet unicam sed satis amplam navim, in cuius fronte sacel- 
lum fornicatum et dealbatum cum altari consecrato, ut licet 
coniecere ex lapide rotundo ex porfido in forma circulari 
immurato in corpore mensse latitudinis unius brachij. Est 
vestitum solitis mappis cum pallio ex zambollotto viridi. 



Biancliì, Milano, parte V, anno 1152, pag. 513) scrive che « ricorse pure allo stesso 
Prìncipe (Federico) in Ulma, Ardizxone vescovo di Como; e rappresentò «che 
alcune lùlle spettanti al suo vescovato si erano giada qualche tempo sottratte al 
domìnio della Chiesa Comasca, per le vecchie ed assidue vessazioni, a cui ella 
era stata sottoposta. Per compiacerlo, il Sovrano dichiarò che fossero restituite 
alla chiesa di Como le eventuali terre, cioò Ogiate (Uggiate), Casanova, Al- 
biolo, aagino. Fino, Bregnano e Caverzaso ». H Tatti ha pubblicato quel prì- 
vilegio, dove si legge: « interventu quoque et petitione aueoti nostri Ardieionis 
VeneraMli9 Cumane Soolesie Episcopi districtum et fodrum quarundam Villa- 
rum, que (Uiquando suiftraxerunt se a Dominio Cumane Ecclesie propter 
veteres et assiduas ^oexationes, eidem Cumane Ecclesie restituimust sdlieet 
Oifiate, Ccisanova, Albiolum, et Cazinum, et Finius, et Bregnano et Caverzerij ». 
Ora si sa che durante la guerra decenne le due pievi di Fino e di Uggiate colle 
loro terre, o almeno molte fra esse, quantunque fossero della diocesi di Como, 
pure erano in potere dei milanesi, perciò è cosa sicura che il re Federico, 
sebbene nel suo diploma non nominasse i milanesi, pure volle alludere alle 
vessazioni, che da essi erano state recate alla città e alla Chiesa di Como. 
E parlando della pace conchiusa fra i comaschi e i milanesi Tanno 1196 (Giù* 
Imi, edizione di Oio. Battista Bianchi, Milano, parte VII, libro 47, pagg. 181-182) 
fra le altre cose annota: « E perchè era nata fra esse (le parti) una gran lite 
a cagione di quattro pievi, pretese dall'una, e (jairaltra ; fU stabilito*, che Man- 
delio, la Valle Cuvia, la valle Marcuriola, ora di Marchirolo, e Doneda, e 
Lavena, e tutto il resto della Valle di Lugano dal fiume Tresa verso il Seprio, 
ed anche il luogo di Montorfano fosser de* Milanesi, ed i Comaschi avessero 
Pino, Ogiato, e Oreviasba, ora Capriasca, e Oravedona, e Domaso; in guisa 
peraltro, che non dovesse a questi luoghi recare alcun danno Taver seguitata 
per Taddietro il partito de' Milanesi. Cosi i confini d^irnno, e deU* altro Con- 
tado si ridussero quasi agli stessi limiti, che hanno al presente ». Non si può 
negare che Ut pace riescisse ai comaschi molto vantaggiosa, perchè, sebbene 
restassero ancora nelle mani dei milanesi alcuni luoghi soggetti al vescovado 
di Como, ciò nonostante, se si vuole considerare quanto più ne possedevano 
dianzi, anche secondo i confini stabiliti ultimamente da Federico imperatore^ 
si viene a comprendere ohe i nostri si contentavano di perdere qualchecosa 
pel bene della pace. Restituita in tal modo Fino alla sede vescovile ed al con-> 
tado comasco, continuò e continua pure ai nostri giorni a far parte della dio* 
cesi di Como, e la sua chiesa, ancora nel decimosesto secolo, aveva a sé sog< 
gette quali figliali molte altre chiese, che in seguito, erette in parrocchie 
indipendenti, fanno però ancora parte di quella pieve, che di Fino si nomina. 
L^attnale chiesa parrocchiale, dedicata a S. Stefano protomartire, di stile 
basilicale, cogli altari nello sfondo delle tre navate, pare sia stata edificata 
sullo scorcio del XIV secolo. Lo studioso però non può trovare che poche 



8 — 



Super eo sanctuarium ligneum cum sera et davi, extrin- 
secus pictiiris et auro ornatum, intus panno serico rubri 
coloris, et in eo pixis aenea inaurata, in qua particula SS. Eucha- 
restiae in forma indecenti, cum frustis hostiarum sino aliqua 
forma. 

Item tabernaculum coniungendum cum pixide supradicta 
cum lunula et fundo argenteo pieno pulvere, ac quibusdam 
particulis minutissimis SS. Eucharistiae. 

Item duo candelabra cuprea et duo angeli inaurata ante 
bardella et septa lignea. 

Lampas extinta, quss tamen solet, ut retulerunt, ardere et 
expensis confraternitatis unitse SS. Corporis Ghristi. 



tracce di una tal epoca, le quali sfuggono facilmente ali* occhio non educato 
in queste discipline, e che si riscontrano principalmente in un antico affresco, 
conservato nullostante i frequenti restauri, cui in diverse epoche andò soggetta 
la chiesa, e che si trova sulla parete della nave laterale a destra di chi entra, là ove 
eravi un antico altare dedicato alla Vergine Assunta, che poi venne rimosso. — 
Già sul finire del XVI secolo, come si scorge da questi Atti di Visita, erano state 
edificate di nuovo la sacristia e le cappelle di sfondo delle navi minori ; sullo 
scorcio poi del secolo passato la chiesa subì nuove trasformazioni, e di ciò ne 
fanno testimonianza le seguenti iscrizioni, runa scolpita airesteruó sulf archi- 
trave della porta maggiore della facciata, così concepita: 

D. o. M. 

AC 

D. Stbphano PMRI 

DICATUM 
1782 

l/altra nella cappella ove è Taltare della Madonna delle Grazie, e preci- 
samente sulla porticina a destra dentro la balaustrata, la quale ne ricorda pur 
anche la consacrazione della chiesa, ed è di questo tenore: 

Stbphano Archi'martyri 
CSLESTi Patrono CurIìB Fini 

T£HPLUH*A MaIORIBUS DICATUM 

Notissimi 

INSTAURATOM ET ORNATUM 

Karolos Romano Pontifbx Combnsis 

RITB CONSECRATIT 

V. lo. Mah àn. MDCCCLI 

Ad diem Dominicum Mah primum 

In pasto s rblato. 

Nella facciata sonvi tre porte, corrispondenti alle tre navate; nel fianchi, 
a destra di chi guarda Tossano, a sinistra V oratorio dei confratelli, in cui è 
un solo altare dedicato alla Madonna del Rosario. Tanto suirossario, quanto 
sull'oratorio, soavi alTesterno alcuni affreschi recenti, in parte danneggiati e 
di nessun valore artistico. Entrando nella chiesa, sulla parete della navata a 
sinistra si vede scolpita in una medaglia Tefilgie del prevosto Francesco 



- 9 •- 

Extra sacellum duo altaica, alteram a dextris et alterum 
a sinistrisi a destris in' corna Evangelìj dicatum B. Mariae 
virgini, et super fit sacrum semel in hebdomadai expensis 
confratemitatis. Est vestitum solitis mappia cum pallio serico 
coloris violacei, cum bardella et cancello ligneo. 

Campanile ad instar turris cum unica campana, foris cceme- 
terium ab una parte Ecclesiae, muris licet minoris circumdatum. 

Baptisterium prope eandem ianuam, cum yase marmoreo 
prò aqua baptismali, cancello^ umbella et sacris oleis decenter 
asservatis. Sacristia cum infrascriptis paramentis sino lavatorio 
et oratorio. 



Marchesi, e sotto, su di una lastra di marmo bianco, si legire la seguente epigrafe : 

ALLA 

ONORATA B GARA MBMORIA 

DI 

Francesco Marcbbsi 

Natio di Sai.trio 

Pio sapiente e esemplare 

Prima canonico della cattedrale combnsb 

Indi per quattro lustri 

Fino al XVI oennaio MDCCCXLI 

Ultimo del viver suo 

Preposto 

Di questa chiesa 

Per zelo ed opera di lui 

arricchita di bronzi sacri 

d* arredi a relioion decorosi 

e dell*ara magnifica di s. olusbppb 

i nipoti dolentissimi 

Perpetuo sbono di riverenza b d'affetto 

P. 

Fu Pranoesco frateUo al celebre scultore Pompeo Marcbesi, cbe abbellì 
di statue, di gruppi e di ornati pregevolissimi Taltare di 8. Giuseppe (183)^ 
nella nostra cattedrale. 

Seffue una porticina laterale, ohe mette alPoratorio già sopra menzionato. 
In fronte alla medesima nave evvi Taltare veramente magnifico di S. Giuseppe; 
neirancona si ammira la statua del Santo col Bambino in braccio, ed ai lati 
soDvi le statue di S. Antonio abate e di 8. Rocco. La statua di 8. Giuseppe è 
un modello in gesso del sullodato scultore, che poi dovevasi eseguire in marmo ; 
ma morto nel frattempo il fratello Francesco prevosto, nulla più se ne fece, e 
colorita dappoi e difesa da vetriata, fu collocata nell'ancona. L'altare in fronte 
alla nave maggiore, in marmo con sovrastante tempietto di vago disegno, è 
dedicato al protomartire Stefano. Nello sfondo della nave laterale di destra 
v' è raltare della Madonna delle Grazie già sopra menzionato. Quasi a metà 
della chiesa, sulla parete di questa medesima nave laterale, si vede un gran- 
dioso affresco del XIV secolo, d' ignoto autore. La pittura è divisa in due com- 
partimenti, e ciascun compartimento in due campi. Nel campo di destra del 
primo compartimento ò rappresentato il transito della Beata Vergine. La 
Madonna ò distesa sul letto colle mani incrocicchiate ed abbandonate sulla 
bella persona, è circondata da otto persone alla grandezza naturale in attitu- 



— 10 — 

Ab altera parte simile altare sine icone divo Antonio dica- 
lum, non consecratum cum imagine' S. Antonij super muro. 

Ibi prope confessionale. 

SepulturaB plures, qu8e foetent, et non sunt secundum novos 
ordines reformatae. 

Fuit repertum tabernaculum sine fundina sub lunula, 
plenum pulvere et quibusdam particulis. 

Parocus non habet libros baptizatorum nec matrimo- 
iiiorum, nec mortuorum. 

Item non habet synodum diocesanam. 

Non exercet doctrinam christianam. 

Prope Ecclesiam est domus parochialis satis decens. 

Die eodem. 
coiiTeriioni«s.Pauii, CapoUa couversìonis S, Pauli, sive Paus» SS. Magorum 

goram pn>i. ^g^ campostris, ìu qua altare nudum sub fornice cum parvo 
campanili et campana, supellex huius Ecclesiae assorvatur in 
supradicta de Cadorago (*). 



dine di profondo dolore e mestizia. Neir altro campo s* intravede la faccia di 
profilo e parte della persona della Vergine col Bambino in braccio,.poi il santo 
martire Stefano, che da una devota in ginocchio riceve un'offerta in un vasoio 
di mirabile fattura e la presenta al Bambino. Sopra, neiraltro compartimento 
di questo stesso campo, un angelo che tocca delicatamente le corde di un 
liuto, e s* intravede parte di un arco sostenuto da una colonna a candelabro^ 
che B* alza dal primo compartimento, lavoro accurato e di bellissimo effetto! 
Nell'altro campo di questo compartimento, sopra il transito della Vergine, è 
dipinta la Gloria di Maria Assunta in cielo; vedi angeli con istrumenti musi- 
cali e una moltitudine infinita di menti beate che volano a fissare in lei la 
cupida pupilla. In complesso l'affk*esco ò buono, per la sua antichità preziosis- 
simo; non vi mancano mende e si nota qualche sproporzione. Le movenze sono 
un pò* dure e convenzionali, ma vi scorgi già qualche cosa di quell'aurea per- 
fezione, che la pittura doveva raggiungere mezzo secolo più tardi. Il dipinto è 
qua e là danneggiato. 

La parrocchia è di libera collazione. I registri parrocchiali risalgono 
al 13S1 (battesimi), 1654 (morti), 1501 (matrimoni!). Sonvi nel circuito della par- 
rocchia le seguenti chiese figliali: S. Maria della Neve, a Portichetto — S.An- 
tonio da Padova, nella frazione di Pazzea — I SS. Sebastiano e Fabiano in 
paese, nella casa già Raimondi ora Malnati — S. Maria e S. Giuseppe alla 
Cassina Rizzardì, di patronato Porro-Lambertenghi. — S. Maria in Socco, che, 
da un documento, che si conserva in queirarchivio vicariale, consta essere stata 
edificata prima del 1500, e poi riedificata in una sol nave nel 1750 — I SS. Gia- 
como e Filippo in Bulgorello, riedificata sulle rovine dell' antica, nel 1630 — 
S. Rocco, pure in Bulgorello, lontano circa duecento metri dalla vicariale. 

(l) Cadorago è un villaggio situato alla destra del torrente Lura, presso 
la strada postale che da Como per Barlassina conduce a Milano, alla distanza 
di chilometri 11. 85 a libeccio da Como e 5 a scirocco d'Appiano. La sua chiesa 
parrocchiale è di libera collazione, ed è sotto il titolo di S. Martino vescovo 



— 11 — 

Adi 13 Luglio 1592. 

Visitata la Chiesia di S.^o Ambrosio di Oasnate filiale della* ^«.^'l'SSr.u.^' 
Prepositura di Pino, della qual è vicecurato pr. Paolo Gabutio. 
Ha tre navi, et in cima di quella di mezzo vi è una cap3lla 
a volta quadra tutta depinta, sotto la qual vi è T aitar non 
alla misura ne consacrato, vestito di palio di mocoiar rosso, 
le solite tovaglie con coperta di tila rossa, 4 candelari depinti 
di legno, la tavoletta de secreti. 

Il santuario mezzano di legno depinto et dorato con duoi 
capitelli al pari congionti a la longhezza del aitar, se gli ò 
ti*ovato dentro un* tabernacolo portatil di rame adorato con 
la luneta et fondino d'argento et un* hostia consacrata per 
r infermi, et quando si comunicano sì porta in un' calice non 
essendovi pisside come bisogneria, detto santuario è fodrato 
dentro di zendal rosso, ma non il portello chiuso con chiave 
et serratura, ne ha corporal sotto il tabernacolo.. 

L'aitar ha brella et cancello. 

Dal canto dell'Evangelio, dentro il cancello l'uscio della 
sagrestia, fatta a volta con un' credendo^' di pescia e un' 
casson' di noce per l'elemosina, nel credendon' et sagrestia 
vi sono li paramenti come nel inventario, 

A canto l'uscio, per qual si intra nella casa del vicecurato 
et fuori del cancello, segue nel canton' un' navello d'olio per 
il santo sacramento, qual si illumina di continuo, et à canto il 
campanil a torre con guccia (guglia) in cima et sopra una 
campana mezzana. 



di Toora; non è consacrata. Non bì può precisare l'epoca della sua erezione, 
non essendovi neirarcbivio parrocchiale documenti a ciò, ma si crede general- 
mente sia stata eretta intorno al 1400. Venne però restaurata e forse anche 
intef^^almente ricostnitta nel 1800, come si dedace da un'iscrizione in essa 
esistente, di questo tenore 

-<*V« et sudore pauperum 
1800. 

Ha tre altari, muniti soltanto di pietra sacra. Non possiede verun quadro 
od oggetto qualunque artistico pregevole per lavoro od antichità. Ha solo degli 
affreschi esegnitidal 1852 al 1859 da Giovanni Valtorta, eccellente pittore milanese. 
Esisteva anticamente un oratorio pubblico nel cimitero, che fu demolito da 
tempo. — L^archivio parrocchiale comincia dal 1593, la popolazione comples- 
siva è di 1850 abitanti. 



— 12 - 

Nella seconda nave dell'Evangelio vi è un'altar non consa- 

•crato dedicato alla Madona, ne ha palio, ne altro fuori che 

una tovaglia. Ha per jccona alctine figure depinte nel muro» 

et se gli dice messa il sabato. Ha bradella et cancelli di lareso 

et per ombella vi è il soffittato qual contien la capella. 

, Vicin' a la porta magiore è un' navello quadro antico con 
dentro Taqua battismal, coperto di assi et chiave con sopra 
un' panno vecchio, et nel muro uno finestrino aperto, dove è la 
piscina, et una tazza di maiolica per sparger l'aqua, et una 
simil magiore dove si raccoglie et poi si mette nella piscina; 
vi è il cancello. 

In appresso è la porta magiore, sopra qual è un'occhio. 

Nella nave dal lato dell'Epistola è un'altro altare dedicato 
a S.^o Antonio nudo fuorché la tovaglia, et se gli dice messa 
alle volte et la festa per devotione, ha per iccona l'effigie di 
S.^o Antonio nel muro et altri ornamenti in loco d' iccona. 

Ha bradella et cancello, fuor delli qual è il confessional 
a la forma con i casi riservati et la bolla. 

Poi a canto la porta lateral. 

Sopra l'aitar magiore vi è un' altarino portatil consacrato 
longo et largo men' d'un' palmo. 

Vi è la lampade ardente. 

In sacristia non vi è coratorio, ma ben' la carta dell'orationi. 
{Segue Vinventario). 

La villa di Casnate fa fuochi 40, et animo circa 250, de 
quali saran' di communione circa 150. 

Vi è poi la cassina di baraggiola et è sotto questa cura, 
che è un' sol fuoco, et circa 12 anime. 

La villa di Bernate ancora è sotto la medesima cura, 
"'^c'^al^ili;?;** Adi suddetto. 

Visitata la capella et oratorio in mezzo la terra di Casnate 
dedicata a S. Maria, fatta tutta a volta imbiancata, con dentro 
un'altare non consecrato, vestito di palio di damasco bianco 
con le solite tovaglie, et coperto di tila rossa con 2 candelabri 
di ferro, et un' cruciflsso di corro al mezzo. 

Non ha iccona, ma la figura della Madona al mezzo et 
2 altre figure vecchie. 



— 13 — 

Ha brella et cancella, et una cassa con dentro certi para- 
menti come nel inventario, vi è la tavoletta o fogli de' secreti. 

Se gli dice messa il sabbato, et se gli porta l'altarino por- 
tatil per consacrare. 

Il pavimento mattonato. 

Vi son due porte, una grande in faccia con sopra un' 
occhio, et una làteral, et un vaso nel muro per Taqua benedetta. 

Non ha alcuna entrata. 

Non ha campana (t). 



(1) Casnate è un villaggio che giace sopra uà colle, donde si gode una 
magnifica prospettiva delle montagne di Lecco, Como, Varese, del Monte Rosa 
e delle Alpi adiacenti, e lo sguardo si spinge fino agli Appennini di Piacenza. 
TroTasi alla distanza di sei chilometri a ponente da Cantù, d'altrettanti a mez- 
zogiorno da Como e a due dalla stazione di Cucciago; vi ba una bella villeg- 
giatura della famiglia Casnati ed un vecchio palazzo dei nobili Riva di Como, 
la cui torrlcciuola vuoisi che servisse di comunicazione telegrafii^a fra il Bara- 
delio e il castello di Vertemate. In varie località si scavarono vasi funerari ed 
altre romane antichità. Ai piedi del colle, su cui sorge il capoluogo, si stende 
il Pra-Pagano, pianura storica per la pace che nel 1258 vi pattuirono i popolani 
comaschi capitanati dai Vittani e da Martino Tornano da una parte, e 1 nobili 
faorusciti milanesi colla fazione dei Rusconi dall* altra. In questo luogo Tera- 
ditissimo aiovio scriveva le sue Lettere Lckrienai al Bettinelli. 

La parrocchia di Casnate è fra le più antiche della pieve, e per ben 150 anni, 
oltre gli abitanti di qui, comprendeva pure fra i parrocch iani anche i terrieri 
del piccolo e limitrofo comune di Bernate. La vecchia caduta chiesa, sotto il 
patrocinio dei SS. Ambrogio ed Antonio abate, la si voleva fra le più antiche, 
per la sua ubicazione, col coro a levante. Era di forme assai barocche, tozza e 
con quattro larghi piloni nel mezzo che ne sostenevano la vòlta, divenuta angusta 
poi per le due popolazioni di Casnate e Bernate. Sul mezzodì del 4 maggio 1837, 
giorno deirAscensione, appena gli abitanti convenuti alle sacre funzioni furono 
tutti usciti di chiesa, la vOlta si rovesciò e cadde, senza che una goccia di sangue 
fosse sparsa, un capello fosse torto ad alcuno in tanta catastrofe. Alla sera di 
quel giorno istesso, così memorando per Casnate, assicuratosi il parroco 
Don Angelo Allppi di Mandello, della solidità del coro, rimasto solo in piedi-, 
introdottosi in qualche modo, levò il Santissimo e processionalmente lo tra- 
sportò a Bernate in queiroratorio Cigalini, e quivi si convenne per più giorni 
a compiare le parrocchiali funzioni. Benedetto poi Torà torio di 8. Carlo in 
Casnate, distrutto nel 1854 per ampliare la piccola piazza che di 8 Carlo ancora 
si nomina, che era stato prima profanato e ridotto a scuola comunale, in questo 
angusto locale, che conteneva una quarantina di persone appena, si continua- 
rono le saere funzioni, e la gente vi assisteva allo scoperto. Nel dicembre di 
queir anno, coperto con una tettoia il cortile davanti al palazzo cosi detto di 
FfXM, nella ricorrenza delle feste, natalizie, si cominciarono in quel casino e 
si continuarono per molti anni le sacre f^mzioni. Nel 1840 l'ingegnere architetto 
Ponti di Varese redigeva un progetto di una nuova chiesa, che poi presentavalo 
infatti, prescrivendo Teresiotie del nuovo tempio nella località istessa del caduto. 
Non riuscendo a convenirsi i due comuni, quello di Bernate chiese ed ottenne 
la separazione della parrocchia. Nel 1847 si aprì Tasta delle opere da eseguirsi, 
e vennero appaltate al signor Luigi Pellegrini di Civello. Nel 1848, difettando 
di mezzi adequati all'impresa che si era assunto, si dovette licenziarlo, e* cosi 
si ebbe una nuova sosta di un anno. Sul principio del 1849 fU affidata la conti- 
nuazione e compimento dslPopera al oapomastro Carlo Ferrano diO(nno. Questi, 



— 14 — 

Visitata la Chiesa di san* Martino di Bernate, della qual 
ò titolato capellano il r. sig.^ Settimio Giseri, qual la casa de 
Porti et Michetini pretende sia loro juspatronato. 

Ha una sol nave et in cima depinta di figure, quasi tutte 
guaste, et attorno imbiancata, dentro un'altar che non è con- 
secrato, ma con altarino portatil longo e largo un* palmo conse- 
crato, vestito di palio de tila depinta et solite tovaglie senza 
coperta, doi candelari di ferro, tavoletta de' secreti. 

Non ha iccona, ma solo un' crucifisso stretto in tila con 
comici depinte. 

L'aitar è staccato del muro. 

Ha la bradella et cancelli. 

Dal corno dell'Epistola vi è un' confessional congionto 
al cancello, guasto ne a la forma. 

Il pavimento lastrigato et senza soffitta, ma rotto il tetto anzi. 

Ha due porte; la magiore, et la lateral dal corno dell'Epi- 
stola, senza alcuna finestra. 

Vi è un' vaso nel muro a man dritta de la porta grande 
per l'aqua benedetta. 

Nella facciata vi è depinto S. Martino et il resto imbiancato. 

Il capellano titolato ha obligo di far celebrar due messe 



coadiuTato dal figlio Callisto, riesci va a dare ultimato, molto lodevolmente, il 
nuovo tempio e Tannessovi campanile sul finire del V semestre 1850. Il giorno 
6 settembre dello stesso anno, prima domenica del mese, il vescovo Carlo Ro- 
mano consacrò la chiesa. Nel 1890 la chiesa stessa venne decorata, in quanto 
agli ornati, dal pittore De-Bemardi di daino, in vali* Intelvi. Il medaglione 
nel mezzo, che rappresenta il Padre Eterno, è opera del pittore Rinaldi da 
Tremona (Canton Ticino) ; la Madonna Assunta, in coro, è opera deir egregio 
pittore Reina attuale in Como. Nel 1873, suiraltare laterale di sinistra entrando, 
fu collocata la statua di S. Antonio abate, opera lodatissima dello scultore 
Giuseppe Bayer. Contemporaneamente al funzionare della nuova chiesa, ven- 
nero levate dal vecchio campanile, rimasto incolume nella catastrofe, le tre 
campane ed innalzate e collocate sul nuovo. Nel 1886 la fabbriceria ordinò 
un nuovo concerto di cinque campane al fonditore signor Oltolina di Seregno ; 
il giorno 11 novembre 1888 arrivarono, e la successiva domenica fUrono inau- 
gurate con solenne pompa. Porta ciascuna d^esse la seguente iscrizione: 

.^Ere populi Ccunatt 

Rennovatu et de tribus ad quinqtce auotis 

anno i888 

La popolazione della parrocchia è di 970 anime. 



— 15 — 

ferial ogni settimana, et celebra il curato o vicecurato di 
Gasnate. 

Questa villa fa fuochi 12, et anime n.o ... de quali saran 
di communione n.^ . . . • 

Vi ministra i sacramenti il vicecurato di Casnà, ma il 
moderno r. Preosto di Pino, o, suo capelano voi metter la 
stola quando si sepelisce i morti, se ben' prima sempre supliva 
il detto vicecurato di Oasnà per accordo fatto. 

A canto la detta Chiesa vi son le case del titolato. 

Battistino da mollo piggionante in Berna dice, che vi era 
una Iccona nova, bella, ma è stata levata et non sa da chi. 

Sopra la porta vi è il campanil a pilastri, et sopra una 
campanella. {Segue V inventario)* 

A di detto. 

Visitata la capella di S.^o Quirico, campestre, destrutta et chieM oAmpMtN di 

^ -^8. Qairloo prof. 

scoperta con i muri della facciata ancora alti, et dalle parti 
più bassi, la niccia ancora in esser, et Taltar destrutto. 
Detta Capella è lontana da Berna mezzo miglio. 

A di detto. 

Visitata la Chiesa campestre profanata di san' Nazaro, **g*f^^,1J"pJJff ** 
vicin' a Fabiano, ancora tutta coperta la niccia della capella 
intiera, ma aperta sopra la volta, le ante della porta senza 
catenaccio ma aperte, l'altare profanato. 

Fabiano è una terriciola de due case, et posta sopra la 
strada Gomasna, vicina alla terra di Fino due archibugiate (^). 



(1) B^raate, due secoU or sono, dipendeva dalla prepositurale di Fino, ma 
i terrieri, in vista della lontananza cbe li separava dalla chiesa ed uffici par- 
rocchiali, e della vicinanza a Casnate, chiesero ed ottennero dalle autorità 
ecclesiastiche d*allora d^unirsi a quesrultimo. Le condizioni della separazione 
e nuova aggregazione erano : che da parte della Comunità di Casnate si dovesse 
ogni anno presentare un cereo di un dato peso al proposto di Fino, a titolo di 
primizia, che poi venne convertito in denaro, come si paga ancora suir erario 
comunale, della somma di L. 2. 38. I terrieri poi di Bernate ohhligavansi a cor- 
rispondere al parroco di Casnate ogni anno moggia due segale, che poi tradotti 
in denaro sono austriache lire S7, che il parroco di Casnate» fino al 1856 ha sempre 
percepito. 8e non che nell'anno 1837 (V. chiesa di Casnate) essendo caduta sfra- 
cellata la comune chiesa di- Gasnate, ed iilsorti fra i due comuni dispareri sul 
modo di erigere la nuova chiesa, e sulla località di costruirla, r in allora mar- 
chese Agostino Cigaltni, unico proprietario di Bernate, otteneva dairi. R. Governo 
il decreto di separazione. Obbligavasi per altro, lui in proprio, a far costrurre 
a sue spese la chiesa e casa parrocchiale, e più a concorrere neirassegno da 
corrispondersi al nuovo parroco secondo la normale. 6 nell* anno 1848 che co- 



— 16 — 

Visitatio Vertematis. 

s. peiri paroohuiii Die LuDae 13 mens. Julij 1592. Praefatus Rev.^nu» DD. Epi- 
scopus Gomensis visitationem generalem prosequendo, accessit 
% personaliter ad parochialem Ecclesiam S. Petri loci de Ver- 

temate, et audita missa lustravit de more coemeterium, postea 
accessit ad altare maius, quod est situm in fronte unicse navis 
eleganter instauratse, quse fornicata est et tota dealbata, excepto 
sacello, cuius fornix est pietà cum imaginibus SS.o™n» quatuor 
Evangelistarum. 

Quod altare est consecratum, et fuit repertum cum solitis 
mappis ac pallio ex serico abraso rubri coloris. 

Super eo sanctuarium parvum ligneum super duobus 
gradibus ligneis, et extrinsecus est pictum et partim inauratum, 
tectum veste linea alba, et clausum sera et davi ; Intrinsecus 
est ornatum panno lineo rubri coloris, stratum et tectum 
corporali, super quo pixis magna argentea, cuppam habens, in 
qua fuerunt repertse tres particulss sanctissimse Eucharistse. 

Ante altare bardella condecens et septum ligneum, super 
quo lampas pendens sed extincta, licet soleat ardere, prout 
fuit retótum. 

Prope ianuam maiorem in cornu Evangelij vas lapideum 
elegans cum cohopertorio ligneo, teeto panno lineo lutei coloris, 
quod est clausum sera et davi, in quo aqua baptismalis lim- 
pida et saera elea itf vasis stanneis diligenter et decenter 
asservata. 

Gircumcirca septum ligneum, et intra illud piscina senea 
osservatur, ab alia parte aliud vas lapideum cum aqua lustrali, 
et supra illud super tecto parvum campanile cum campana. 

Circa medium navis in cornu EvangeliJ sacellum elegans 
cum altari non consecrato, vestito solitis tobaleis et pallio lineo 



mincia a funzionare la novella parrocchia di semate, mediante economi spiri- 
tuali neir oratorio Cijjf alini, ed ^ nel maggio 1845 che, compiuta essendo la chiesa 
e casa parrocchiale, yì fa V ingresso solenne il primo parroco Mornati. oltre 
la chiesa parrocchiale, vi è in parrocchia un oratorio sotto il titolo della B. v. 
Maria^ di patronato Rosales-Cigalini. Vi era pure un altro oratorio sotto il titolo 
di S. Martino, ma al presente venne abbandonato dallo svincolante patròno, e 
cQnvertito ad uso profano. La popolazione della parrocchia è di 890 abitanti. 
l registri datano dal 1750. 



— 17 — 

varij coloris cura bardella concedenti, et septo cum columnis 
lapidei s. 

Hoc sacellum est sediflcatuma D. Marco Carcano proprijs 
expensis, et iji eo fit sacrum singulìs diebus Lunse expensis 
cuiusdam D. Carcani prò devotione, et est sub titulo S. Georgij 
ac S. Marise. 

Coemeterium muris circumdatum extra Ecclcsiam a la- 
tere cornu Evangelij. Frontìspitium non est pictum iuxta 
ordines. 

Difflcilis et arduus est accessus ad Ecclesiam, et niillam 
habet ante aream, quare expediret eam ampliare, ad quod 
incolse sunt parati emere fundum vicinum, sed dominùs id 
recusat. 

Nulla adest sacristia, sed ad est scrinium prope altare, in 
quo sunt infradescripta paramenta, ut in cedula. 

Hic pagus facit focaria . . . animas . . . quarum commu- 
nicantes ... et distat a matrice Fini uno milliari. 

Ad supradictum altare, in sacello supradicto, celebratur 
singula hebdomada missa expensis D. Pauli Carcani ex onere 
legati. 

Et alia expensis D. Herculis ex onere legati. 

1592 die Martis 21 mens. Julij. 

Visita della capella di S.to Martino di Vertemate, quale in ^'if^i^di'^verùm'Je' 
una campagna lontano di Vertemate un'archobugiata. '*'''^' 

Questa chiesa ha una sola porta piccola et difforme, con 
un'altare in fronte dirupato con alcune pitture vecchie in 
loco d'iccona, et sopra d.o altare vi è un tetto, che parte è 
cascato et il rimanente minachia rovina, è senza solio et piove 
per tutto. 

Li muri di d.* chiesa sono defformi, quali parimente mi- 
nachiano rovina. 

Bk parimente un'altro altare fori della capella dell'altare 
magiore della parte sinistra, quaV è parimente discoperto et 
casca da se stésso. 

Il frontispicio d'essa chiesa è depinto con la Madona, 
S.to Martino, et S.to Christoforo, et altre pitture sopra. 

Jiacc. star. — Voi. III. 2 



|»r«f. 



— 18 — 
Non vi è cemiterio, perche à torno vi sono campi (*). 

'"uJS'X veìtemlC ^i^ I^iin» 13 mens. lulij. R.^^^ DD. Episcopus Comensis 
Visitationem generalem prossequendo, accessit personaliter ad 
Ecclesiam S.^^^ Io: BaptistaB, prope pagum Vertemati, prioratum 
nuncupatàm. 

Quse habet atrium ante pene dirutum et redolet antiqui- 
tate elegantis structurse; intns habet tres naves, mediam et 
duas laterales omnes conveniontes, in quibus lateralibus sunt 
sexdecim fornices cum infradicendis altaribus. 

In fronte mediae navis est altare maius sub fornice varijs 
picturis ornatum, quod consecratum videtur, et est vestitum 
solitis tobaleis et pallio sericeo rubro ex serico abraso. 

Gai*et icone, sed eius loco pallium extensum sericeum 
viridi coloris. 

Bardella ante. 

Duo scamna. 

Oancellum ligneum. 

In fronte navis lateralis ex parte evangelij adest altare 
parvum, nudum, sub fornice minus convenienti, super quo 
tamen non celebratur, quod erit destruendum. 

Ante idem altare, medio . . . dicto mediante, est aliud altare 
sub titulo Beatse Maris Yirginis sub fornice picto, parvum, 
vestitum solitis tobaleis et lapide portatili, consecrato et pallio 
sericeo rasi violacei coloris. 

Loco iconis imago Beat» Yirginis super muro satis decens. 

Gancellum ligneum ante cum lampade pendente non 
ardente. 



(1) La chiesa parrocchiale di Vertemate, di libera collazione, è sotto il 
titolo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Quantunque i registri parrocchiali datino ' 
solamente dal 1600, pure sembra che Terezione della chiesa risalga ad epoca 
più remota, non trovando sui registri esistenti alcun cenno che indichi essere 
quelli i primi di tutti, per cui si può ritenere che altri più vecchi siano periti. 
Non è consacrata ed ha quattro altari. Vi (Urono eseguiti alcuni restauri 
nel 1875. Quanto a dipinti, non ne possiede alcuno di qualche pregio. Èvvi 
neiroratorio annesso alla chiesa un bassorilievo in marmo di Carrara rappre- 
sentante il Divin Redentore, che si vuole da alcuni sia pregevole, forse più per 
la sua antichità. — Oltre alla chiesa parrocchiale, assai angusta per la popola- 
zione, malamente costrutta e brutta, èvvi un oratorio pubblico di patronato 
oiim Carcano, ora Olginati, ma non vi si celebra mai. La popolazione della 
parrocchia è di 1085 abitanti. 



— 19 — 

lu alia navi laterali in medio patet aliud altare, sed 
nudum, et in fronte eiusdem navis altare parvura nudum, quod 
erit destruendum. 

Adsunt vasa duo prò aqua benedicta (*). {Segate Vin^ 
ventario). 

1593 die Martis 14 mensis lulij. 

R.mu8 j)D, Episcopus et Comes . . visitationem prossequendo, cajeiu s. Mari* 
accessit ad Ecclesiam campestrem sitam prope pagum Minoprij, ^* Aiexandri. 



(1) Fu questa chiesa, coiranuesso chiostro de' Cistercieasi, fabbricata, dice 
rannalìsta Tatti, nel 1084, da un monaco Gerardo milanese reduce da Clugny, 
su d''an promontorio dove esistevano le rovine di un antico castello, cinto da 
boschi e da paludi, convertite poscia dai monaci stessi in fiorente campagna ; 
e fu consacrata Tanno 1107 da Odone vescovo d* Imola, dietro preghiera del 
nostro vescovo Guido. Il chiostro ebbe corta durata, essendosi, nel 1888, abbru- 
ciato dai comaschi sotto Loterio Rusca, capitano del popolo, per avere quei 
monaci favoreggiato i milanesi nelle precedenti guerre; ma la basilica scampò 
illesa, e rimase aperta al culto fino a ricordo dei più vecchi del paese La forma 
di questa, in vero, e gli elementi di sua costruzione, rammentano Tepoca sopra 
citata. Il corpo deiredificio è tripartito, cosi che la parte inferiore è formata 
da tre navi divise da colonne cilindriche, tre per ciascun lato, con capitello 
di forma cubica, con la base priva dei soliti unghioni. La sezione di mezzo si 
rialza uniforme quanto la nave mediana ed il presbiterio, e nel suo mezzo sor- 
geva una cupola ottangolare, sostenuta da quattro ben costrutti pilastri. Indi 
segue Tampio presbiterio, che comunica con r estremità delle navi minori. In 
quest'ultimo, che progredisce abbassandosi e restringendosi ad angoli con bel- 
Teffetto, si nota una particolarità, ed è la forma rientrante deirarco, dove ha 
principio Temiciclo dell'abside, forma tolta dall'architettura araba, e che non 
ravvisasi in nessun altro dei nostri edifici di stile lombardo. Eccettuata la 
cupola, di cui non rimane che rimpianto soprai quattro arconi di mezzo e la 
testata della trave, a destra di chi entra, distrutta in parte, il rimanente della 
chiesa conserva tuttavia i lineamenti della sua creazione originaria. La vòlta 
però della nave di mezzo è di costruzione recente. Sul davanti della porta 
maggiore esisteva un portico elegante, che al tempo del vescovo Ninguarda 
era già cadente [pene dirutum, quod redolet antiquitate eleganti^ structurce) ; 
ora non ne rimane traccia. Oltre il ben ragionato scompartimento deiredificio, 
sono osservabili alcuni avanzi di pitture, specialmente gli ornati di singolare 
vaghezza, che si scorgono sull'esterno della parete di mezzodì presso la porta 
di fianco, e cingono una graziosa immagine della B. v. ; e in più copia e meglio 
conservati nell'estremo della nave sinistra. Quivi, tra le altre, si ammira la 
testa di un S. Benedetto e un gruppo di sei angeli, che rammentano la leggia- 
dpia di quelli del beato Angelico da Fiesole. Sono dipinti della seconda metà 
del secolo XV. — Sopra un capitello dismesso e guasto, probabile avanzo del 
podio scomparso, vedesi scolpito un cane, ripetuto su le quattro faccie. E sul- 
Torlo di una larga falda di marmo bianco, spiccata orizzontalmente da 
un cippo romano e fatta poscia servire di base ad una colonna, leggesi il 
seguente frammento di epigrafe, in bellissimi caratteri di quasi 6 centimetri : 

.... Caecilio 

Cos. I Tbdivs ve . . . 

La chiesa, dissacrata, è ora possesso dei marchesi A ntona-Tra versa. Di questa 
chiesa e convento vedasi Tatti, Dee. Il, pag. 856 n. 130, pag. 763 n. 117; RivUta 
Archeologica, fase. 9, pag. £2 e seg. ; Merzario, Mckestri ComctdnU parte P, 
pag. 185; Q. Lucino Passalaqua, Lettera X, pag. 100; B. Giovio, Storia, pag. 823. 



— 20 — 

S.ctse Marise della nuce appellata, quam consecravit in honorem 
Beatae Mari» Virginis Assumpionis, ut constai in acto rogato 
per Gaudentium Bottam dicti R.^^ Episcopi Cancellarium, dieta 
die ut supra. 

Qui pagus Minoprij facit focaria . . . animas ... et prò 
communione. 

Haec Ecclesia est filialis Praepositur» Fini, et in ea interdum 
celebratur missa expensis incolarum. Habet unicam navim, in 
cuius fronte est sacellum fornìcatum, in quo altare consecratum 
cum caet. ut supra. 

Caret icone, sed eius loco plures sunt imagines sanctorum 
pìctae super muro, est vestitara solitis tobaleis, et pallio sericeo 
albi coloris, cum bardella convenienti, et cancello ligneo 
moderno. 

In fine, in angulo intrando per ianuam maiorem, vas lapi- 
deum cum cohopertorio ligneo in forma piramidis, cum veste 
panni linei luti coloris cum sera et davi, quod tamen est 
vacuum cum contraxerit rimulam, per quam aqua baptimalis 
perflueret, propterea erit instaurandum; supra ianuam maiorem 
in alio angulo parvum campanile cum unica campana. 

Tres sunt sepulturae, quae debent esse interdictae dones 
aptentur secundum ordines. 

In eodem loco est Ecclesia campestris sub invocatone 
S. Alexandri, semidiruta, sine tecto, sino sollio, remanet par- 
vula pars tecto cohoperta, in qua est sacellum vctustum cum 
altari destructo et nonnullis imaginibus pictis, in reliquie 
nuda omnino est, nec est modus eam reficiendi, aut instau- 
randi, unde iuxta Conc. Trid destruenda veniret (*). 



(1) La parrocchia di Minoprio, di nomina restia, è sotto il titolo di S. Maria, 
Assunta, e fu eretta, distaccandola dalla matrice di Fino, il 1* ffiuf^no 1630, 
sotto il vescovo ^Lazzaro Carafino. L'antica chiesa parrocchiale, troppo angusta 
per la popolazione, fu demolita nel 1893, e sulle rovine sorse la nuova, che 
misura dieci metri in larghezza e 30 in lunghezza. La benedizione e la posa 
della prima pietra fu compiuta dair ora cardinale ed arcivescovo di Milano 
Andrea Ferrari nel pomeriggio del 29 giugno (giovedì) 1893, solennità dei 
ss. Apostoli Pietro e Paolo. Sulla pergamena, commemorativa, racchiusa ìdl 
una fiala, che venne posta sotto la pietra sacra, sono scritte le seguenti parole 
dovute al sacerdote D. Carlo LocatelU in s. Stefano di Milano: « Qiw anno 
Episcopale JuMleum Leonis XI ir P. M. — est celeì}r€btum — qua die Catholica 
Ecclesia Prinoipem Apostolorum — maximis exaltat honoribus — Andreas 



-21 - 
1592 die Mercurij 15 mensis Julij. R.^"^^ DD. Episcopus ^s^Vch^eal*"! 



comensìs et comes et cset visitationem generalem prossequendo, 
accessit personaliter ad ecclesiam parochialem S.^^^ Michaelis 

loci praedicti de Bregnano cum alia parochiali filiali 

unitam. 

In qua est altare consecratum in fronte dicto ecclesise 
sub fornice pietà elegantis imaginis Sancti, et est vestitum 
solitis tobaleis ac pallio ex grigrano rubei coloris. Super eo 
sanctuarium ligneum satis elegans, ornatum extrinsecus auro 
et quibusdam statuis, et vestitum panno lineo violacei coloris» 
clausum sera et davi; intrinsecus ornatum panno lineo rubri 
coloris, stratum corporali, super quo parva pixis cum cuppa 
argentea et corpore ac pedo seneo inaurato, in ea octo par- 
ticulae SS.™» Eucharistise prò infirmis decenter asservatae. 

Ante bardella convenìens, septum ligneum et lampas 
ardens. 

In angulo eiusdem navis, prope ianuam maiorem a sinistris 
intrando, vas lapideum cum cohoperto ligneo ad formam pira- 
midis, tectum panno lineo varij coloris, in quo asservatur aqua 
baptismalis decenter, in quo est pissina secundum ordines, 
deest umbella, et septum, et sera non claudit, itaque potest 
aperiri, 

E regione dicti vasis aliud fere consimile vas cum aqua 
benédicta. 

Confessionale unum absque solitis bullis. 

Parietes dictae EcclesiaB sunt pìcti varijs imaginibus 
antiquis. 

Sepulchra duo secundum formam. 

Prope cancellum, in cornu Epistolae, ianua per quam 



Bregttano. 



FerraritLs Episcopus NovocomenHum — oBdis — in honorem Marios V, sideribus 
recepta — od pagum Minoprii - cleri popullque ingenti lanitia — lapidum 
primumposuit benedixit *. Le decorazioni e gli abbellimenti, che ingentiliscono 
di molto relegante mole del nuovo tempio, furono compiuti nel maggio del 1894, 
ed ai 18 d*ag08to del medesimo anno fu consacrata dal suUodato Ferrari, tra- 
sportandone ranniversaria commemorazione alla domenica TV d'agosto. Oltre 
la chiesa parrocchiale, vi è in paese anche un oratorio pubblico, dedicato a 
S. Anna, il quale trovasi nella casa del marchese Raimondi, ma già da sedici 
anni non vi si celebra messa, e sembra piuttosto un ripostiglio, anziché un ' 
luogo sacro. La popolazione di Minoprìo è di 850 abitanti. I registri par- 
rocchiali datano dal 1057 (nati e morii), l«58 (matrimoni). 



— 22 — 

patet aditus ad campanile ibi contiguum ad instar turris 
sedificatum cum unica campanula, et ianua caret valva et 
debebit fieri. Ibique statim alia ianua in eodem muro cum 
valva, qua itur ad culinam paroci, per quam fumus esalat ad 
Ecclesiam et altare cum indecentia. Tectum Ecclesiae est nudum 
et contiguatio rustica et defformis, e regione illius ianuae 
scrinium novum, in quo asservantur paramenta Ecclesiae, in 
qua Ecclesia adsunt paramenta ut in cedula de qua infra. 
Coemeterium circum et undique apertum sine cruce ac cra- 
tibus. Frontispitium. Ecclesiae convehiens (*). 



(1) Il comune di Bregnano comprende le parrocchie di Bregnano S. Mi- 
chele con Cassina Monegardi, di Bregnano S. Giorgio e di Puginate. Ha una 
superflcie di 601 ettari, e il capoluogo è un grosso villaggio situato sulla strada 
che da Como conduce a Saronno, alla sinistra del torrente Lura, quindici chi- 
lometri a mezzodì da Como. La parrocchia di S. Michele ha il titolo di prepo- 
situra noncupativa, è matrice di quelle di S. Giorgio e di Puginate, che da essa 
furono staccate, ed è di libera collazione. È affatto sconosciuta Tepoca in cui 
fu eretta. Una credenza popolare pretende che fin dal 1200 la parrocchia fosse 
nella chiesa di S. Pantaleone, accennata più innanzi in questi Atti di visita, e 
di cui ora non rimane che qualche inconcludente vestigio su di un'altura, in 
luogo lontano dairabitato, e che poi, in progresso di tempo venisse trasferita 
neirattuale di S. Michele. Ma una tale supposizione sembra affatto destituita 
da ogni fondamento, e per la località ove era posto S. Pantaleone e perchè, se 
tale fosse stata ab antiquo, l'avrebbe il Ninguarda accennato in questi Atti, 
mentre invece nella descrizione . di quella chiesa non v' ha pure una parola 
che indichi essere stata altre volte parrocchiale; il titolo di collegiata non 
prova altro se non che nella chiesa erano erette alcune prebende canonicali, 
coirobbligo negli investiti di celebrare, o far celebrare alcune messe quotidiane 
e di intervenire al coro per recitar le ore canoniche. Da alcuni frammenti di 
decreti riguardanti la pieve di Fino, emanati dal vicario capitolare Gian Giorgio 
Parravicino ai 13 d'agosto (lunedi) del 1548, ch'io ho potuto esaminare, trovo 
fatta menzione dei cappellani e del parroco di Bregnano, il quale ultimo era 
prete Michele de Bazis, e sono anche ricordati il prevosto e tre canonici della 
collegiata di S. Pantaleone ed i redditi di ciascun canonicato, cioè: 

D. Prepositus D. Paulus Somaza percipit lib, 200 Itnp. 

S / P. Paultcs de Carchano » » f70 » 

g \ D. Bernardina de la Cruce percipit modia 34.-Ztns Biadi 

ì (eletto poi vescovo di Como da Paolo III ai 24 di sett. di questo stesso anno) 
o \ Pbr Jacobus de Viridari^s de herba ' percipitjib . HO Imp. 

Segue poi Telenco dei flttabili della collegiata, e sono : 
D. Catharina et eiiu filij solvunt ficta preposito, 
D. Jacobuà de Carenano solvit ficta dieta P. Paulo Carenano. 
D. Alexander et D. Jo : Bapta de Carenano D. Bernardino de la Cruce. 
D. Petrus de Carenano solvit dicto ptro Jacobo de Viridar^s. 
Da ultimo sono registrati alcuni decreti riguardanti la collegiata, e si specifi- 
cano meglio le obbligazioni dei fittabili sopra citati, cioè ; 

In ecclesia collegiata scmcti Pantaleonis, per modum provisionis de pre- 
senti doneo aliud fuerit ordinatum: 

Deputentur duo capellani seu substituti, qui singulis diebus non festivis, 
submissa voce dicant missam et vesperas ac alia divina officia, Celebrent festivis 



Bregnano. 



- 23 — 

1592 die XX lulij. 

Praefatus R.™»^ dD. Episcopus Yisitationem generalem =^8<».'-8»;^j^^j"^iJ 
prossequendo, accessit personaliter ad Ecclesiam parochialem 
alteram ex parochialibus pagi Bregnani sub invocatione 
S. Georgij, qui pagus facit in totum, computato et altero, 
focaria 110, animas 940, quarum 600 communicantes, et in eo 
celebrata missa defunctorum, lustravit de more coemeterium, 
quo facto visitavit Ecclesiam prsdfatam, qusa est de novo^ sedifi- 
cata et est unica navi contenta, in cuius fronte sacellum for- 
nìcatum et totum dealbatum, rustico tectorio, in quo est maius 
altare non consecratum, vestitum solitis tobaleis ac pallio panni 



vero dieìms unam missam et vesperas decantent, et aliam missam voce sutf- 
missa dicant, 

Provideatur de necessarijs paratnentis, de re/lcienda campana," de cordis 
et alijs instrumentis prò pulsanda campana» prò refectione campanilis et 
ecclesia, Pro quibits pagamerUis et exequtioni mandandis sequestrentur fìeta 
infrascripta fictabilibus in preiudicio dictorum prepositi et canonicorum. 

FictaìHles sunt infrascripti: 

Magnifica Domina Catharina uxor condam d. Jo: Petri de Carenano et 
ejtis fili} prò summa debita domino preposito, prò lib. 200 Imp. 

Magnifici Domini Jo : Bapta et Alexander fratres de Carehano,pro summa 
delHta R,mo Bernardino de la Cruce canonico, prò mod. 34 tertij Biadi, 

Dominus Jacolms de Carchano, prò sùmma domino Paulo de Carchano 
canonico deìHta, prò itb. 170 Imp. 

Dominus Petrus de Vertemate de Carchano, prò summa debita d, Petro 
Jacobo de Viridarijs de herba ccmonico, prò lib, i70 Imp, 

Questo, quanto ai canonici ed alla chiesa collegiata di S. Pantaleone. 

Un* altra credenza popolare pretende cbe eBìstesge da alcuni secoli 
una piccola chiesa denominata Oratorio di S. Michele al Bosco; non òyyì però 
documento che suffraghi anche tale opinione, quando non si voglia tener calcolo 
della forma cbe la chiesa ebbe fino al 1857, la quale indicava l'aggregato di 
rarie aggiunte, mano mano che r incremento della popolazione Vesigeva. 
Nel 1857 prese la forma che ha di presente, e nel 1871 venne dipinta e ridotta 
allo stato attuale. È stata consacrata il 26 agosto 1872 da monsignor Paolo 
Angelo Ballerini, patriarca d'Alessandria, per delegazione avuta dal vescovo 
Carsana, il quale fu pure presente, ma non potò compiere personalmente la 
sacra cerimonia per sopraggiuntagli indisposizione. La chiesa ha cinque altari. 
Fra i diversi affreschi, quadri e statue che possiede, non avvene alcuno che 
meriti speciale menzione per qualsiasi riguardo ; nella sagrestia però trovasi 
un piccolo quadro rappresentante un Ecce Homo assai espressivo ; nel coro della 
chiesa, dal lato dell' Evangelo, un quadro ad olio restaurato nel 1879, che da 
valenti pittori fu giudicato della scuola del Luini, rappresentante i santi Giovanni 
Battista ed Isidoro Agricola in adorazione del SS. Sacramento. Questa par- 
rocchia non ha ora altre chiese fUori della parrocchiale, alla quale è annesso un 
oratorio, che serve per le ufBciature della confraternita. La popolazione attuale 
deUa parrocchia ò di 2395 abitanti. I registri dell'archivio parrocchiale datano 
dal 10Q2 (matrimoni e morti), 1611 (nati), continuano con varie lacune fino 
ai 1649, mancano del tutto fino al 1667, e da queir epoca^ in avanti non v' ò 
interruzione. 



— 24 — 

violacei, caret icone, nullum est sanctuarium, nec asservatur 
SS. Eucharistiae Sacramentum. In tota Ecclesia nullse sunt 
imagines nec picturae. Bardella est conveniens. Septum ligneum 
separans praefatum sacellum a corpore Ecclesiae, intra quod 
duo alia sacella sub fornice, alterum a dextris et alterum a 
sinistris, in quibus duo aitarla sunt. Videlicet in latere cornu 
Epistolae S. Bernardini et est dotatura, ac ad illud unita schola. 
Itera Capella unita sub invocatione S. Mariae Nativitatis, et 
est titulus beneflcialis, cuius est possessor R. D. Praepositus 
Bregnani, cura onere missae unius in diebus veneris. 

E regione huius, alterum altare sub titulo S. Antonij et 
est titulus beneflciatus, quem obtinet R. Augustinus Carcanus, 
cum onere raissse quotidianae, licet de presenti non celebretur 
a multis annis citra. 

Prope ianuam maiorem in angulo in cornu Evangelij vas 
lapideum elegans cum cohopertorio in forma cacuminis, tectum 
panni linei varij coloris, clausura sera et davi, et in eo aqua 
baptismalis sine suris (?), quse tamen parocus dixit asservari 
in alia parochiali unita. 

Inter Eoclesiam et coemeterium, prope altare S. Antonij 
duse sepulturae, quae egent reparatione, et interim interdictae 
remanere debent. Vas unum prò aqua benedicta. Sacristia 
rainus conveniens rusticis parietibus et tecto, sine lavatone 
cum paramentis ut in cedula, et in ea sunt sepulturae. 

Campanile cum duabus campanis prope capellam dictam 
S. Antonij. Coemeterium circumcirca sine cruce. 



Chiesa di S. Maria A di 15 LUCtIÌO 1593. 

S. Rocco fuori di ° 



13 regna no prof. 



Visitata la chiesa di S.^* Maria et S.^o Rocco campestre, 
fuori di Bregnano un' 4° di miglio, governata dai deputati 
del Commune. 

Ha una sol nave et in cima una capella. in volta pinta 
bella, et da tutti i lati con un'altar a la misura non consacrato, 
con l'altarino portatile, vestito di palio di damasco bianco con 
la figura della Madona riccamato d'oro con le croci et frangia 
di seda e oro con l'arme de Carcani, le solite tovaglie con 
coperta rossa de tila, doi angioli vecchi indorati, doi candelarl 



— 25 - 

d'ottone moderni, una croce piccola col crucifisso di ottone, et 
tavoletta de secreti, con brella et cancelli di ferro, quali divi- 
dono il resto della capella. Ha per iccona Tefflgie della Madona 
et doi altri Santi depinti nel muro, coperta di sopra d'inve- 
triata fatta da mons. Anibal Carchano, et le cornici larghe, 
belle di noce. Non ha entrata alcuna, ma solo si provede di 
elemosine, delle quali se gli officia tutte le feste et un' giorno 
ferial per mezzo prete Ottaviano Carchano. Ha il pavimento 
lastrigato, et senza soffitta, ma pare per farla a volta. Se gli 
son' preparate due niccie per far li due altari. Ha una sol 
porta in faccia, et sopra un'occhio, con un' portico bello avanti, 
sostentato da due coione, fatto a volta, ha un' bello vaso d'aqua 
santa a man' dritta nell' entrar. 

Vi è un'armario in loco di sacrestia fuori de cancelli di 
poscia, con dentro ecc. {Segue l'inventario) (*). 

Die antedicta. 

Visitata la chiesa de S.^ì Hippolito e Cassiano del Comune chiet. a»- ss. ippo- 

lito e Cassiano di 

de Puginate, sotto la cura di Bregnano, da qual è discosta pug»n»i«- 
un' miglio. 



(I) La chiesa di S. Giorgio di Bregnano, prima già unita aUa chiesa di 
S. Michele col titolo di parrocchiale figliale; fu separata da quella e costituita 
in parrocchia indipendente neiranno 1860, come si ricava da un istromento che 
si conserya neirarchivio parrocchiale. Quando sia stata edificata la chiesa ò 
ignoto, non essendovi alcun documento né alcuna memoria in proposito; fu 
però quasi di nuovo ricostruita neiranno 1741, nella quale occasione fU tolto e 
demolito un sepolcro collocato sopra terra e addossato al muro di detta chiesa, 
conservandone solo la lapide che ne chiudeva Tarco, la quale fu trasportata e 
collocata airesterno della chiesa, al lato manco ed all'altezza di circa tre metri 
dal suolo. Scorgonsi ancora incastonate sopra di quella le armi della famiglia 
Carcano, in marmo bianco con le reliquie del campo rosso, nel quale sta scol- 
pito il cigno con la scure sopra la testa, e più in alto, nello spazio lasciato 
libero dalle insegne gentilizie, Tepitafilo in caratteri gotici: 

f HIO . lACET . DOMINVS 
LANFRANCVS . DB . CARCANO 

. La chiesa non è consacrata, ed ha cinque altari tutti muniti di pietra 
sacra. Nel fianco destro della cappella di S. Antonio abate vi ò un affresco 
trasportatovi dal soppresso oratorio di s. Rocco, rappresentante la Vergine 
delle Grazie, 8. Rocco e S. Sebastiano, che si crede del Procaccino; quattro 
teste di Apostoli di pregiato autore nelle cappelle di S. Antonio abate e di 
S. Antonio da Padova; un quadro della Sacra Famiglia, di certo Fossati, 
del 1624, della scuola veneta; una S. Agata, della fine del cinquecento, d* ignoto 
autore; in coro un S.Francesco, pure dMgnoto autore. La popolazione della 
parrocchia è di 685 abitanti, non èvvi altra chiesa figliale. 



-. 26 — 

Ha una sol nave et una niccia in cima imbiancata solo, et 
sotto un' aitar non consacrato con la pietra piccola consacrata, 
vestito di palio di mocoiar verde, le solite tovaglie senza coperta, 
2 candelari di legno, una croce con crocifisso di stucco vecchio, 
et un' quadretto in tila vecchio. Non ha iccona, ne pittura 
nel muro, ha brella et cancello. Non ha alcuna entrata, et 
se gli dice messa alle volte le feste, e qualche giorni feriali. 
Ha il pavimento lastrigato et il tetto senza soffitta; dal corno 
dell'Epistola dentro il cancello, sopra il tetto, il carapanil a 
pilastri con una campana. 

Vi sono due sepolture, in quali vi si sepeliscono i morti et 
il cimitene circonda la chiesa. Fuori del cancello da la parte 
dell'Evangelo un'uscio, che va in un' loco dove s'ha da far 
la sagrestia. Ha a canto un cassone per i paramenti. {Segue 
V inventario). 

A canto la cassa il confessionale rotto senza la bolla de 
casi riservati. Ha la porta sola in faccia et sopra un'occhio, 
et a man' dritta nel entrar, nel muro, un' navello vecchio, 
quadro per Taqua santa. 

Ha il frontispicio alla forma. 

La detta villa fa vij massari et doi pigionanti, et vanno a 
brognano a ricever i sacramenti (*). 
^u"M.a^Mi"di ^^ huomini di questa villetta per esser poverissimi, che 

non hanno il modo di mantener un'capelano che gli dica 
messa, desiderariano che mons. R.^^^ gli procurasse licenza 



di festa. 



(1) La parrocchia di Puginate, di nomina vescovile, fu eretta nel 1862, di- 
staccandola dalla matrice di Bregnaoo S. Micbele. La chiesa parrocchiale, dedi- 
cata ai santi Ippolito e Cassi ano martiri, non che alle sante Giuliana ed Eurosia 
vergini, comprotettrici, fu rifabbricata di nuovo nel 1862, eccettuato il coro, 
che è ancora Tantico. Ha tre altari, e nessun oggetto prezioso, eccettuata una 
pianeta, un pluviale ed una continenza per le solennità, che sono di molto 
valore, ed il reliquiario di Santa Croce d'argento, con piccolo ostensorio pure 
d'argento. Non vi ò altra chiesa nò oratorio; la popolazione è di 425 abitanti. 
Della chiesa di Puginate trovo fatta menzione da Antonio Odescalco, cosi : 
« La Chiesa di frate Petragio Lavizaro, che è vicino a quella casa di Puginate, 
o vero r Oratorio della medesima, e quelli quipro temporibus iM h<ibit<»verint, 
deve dare alla Chiesa di s. Maria Cumana nomine subjectionis, et census 
ogn'anno quattro lire di cera overo due Cerei di due lire per ciascheduno nella 
vigil ia deir Ascensione di S. Maria, come consta per Instromento rogato da 
czar de Subriva de Mense Aprilts MCCLXXXXIJ epUeopali sede vacante ». 
(Dal mss. di Antonio Maria Odescalco: Notisie sulla Cattedrale di Como, pag.29S. 
In Biblioteca comunale, segnato 11, 3, 19). 



— 27 — 

che uno de capelani di Bregnano potesse celebrar due messe 
la festa^ stando la distanzia di questa villetta a Bregnano. 
Segue v/na 
Confessio, et obligatio facta per Sindichos Ecclesiae '"S^o^'An^Sfo^U".: 

«.m-. .^A*«^i.i.-r^ .-ri.r^ • c*"0 del fti Ercole. 

S.c^ Mane nuncupate S.*» Rochi loci Bregnani Julio Cesari 
Carcano de libris 150 imperialium prò mercede celebrando 
misse ecc. 

Firmato: 

Ego Jo: Angelus de Carcano de Bregnano filius quondam 
Herculis publicus Imperiali auctoritate Comi notarius hoc 
Instrumentum confessionis etc. rogatus fui et me prò fide etc. 

Die supradicto Mercurij 15 mensis Julij. 

Accessit praefatus R ^«8 DD. Episcopus ad Ecclesiam col- ^s**^*5taie?nS?D*re. 
legiatam S.ctì Pantaleonis loci de Bregnano, qu® est sita in «»"*p'«f- 
eminenti loco et est unica navi contenta, in cuius fronte est 
elegans sacellum picturis et stucco ornatum. 

In quo altare non consecratum, vestitum solitis tobaleis 
ac pallio sericeo damaschi rubri coloris. Super eo lapis 
sacratus portatilis ac icon elegans super muro, pietà diversis 
imaginibus sanctorum cum ornamento circumcirca stucco et 
auro ac cortina panni linei viridi coloris pietà, cum bardella 
antiqua ac cancellis ferreis elegantibus. Parietes ecclesiae sunt 
dealbati. Contiguatio una absque laqueari. Prope altare supra- 
dictum, in cornu Epistolae, campanile ad instar turris cum 
duabus campanis, et in eius fondo sub fornice rustica sacristia 
sino lavatorio, cum oratorio et scrignio immurato cum para- 
mentibus, ut in cedula (*). 

Portae tres; laterales du», et tertia in frontispicio. 



S. vili de Oei^ 
menale. 



1592 die Veneris 17 mensis Julij. R.'nus DD. Episcopus ^s'i^m'df oill 
Comensis et Comes et caet. visitationem prossequens, accessit ad 
Ecclesiam parochialem S.c^ì Viti loci de Cermenate, sitam in 
fine pagi praedicti versus mane, qui pagus facit focaria 114, 
computatis sex in pago cassina de Lavizarijs et tribus in Monte 
Surdo ac fornace^ locis huic parochiali subiectis, qui faciunt 
simul animas 800, de communione 380 in totum. 



\\) V. Dota sotto BregnaDO S. Michele. 



— 28 — 

Haec Ecclesia habet unicam navim intersectam pariete 
secundum antiquum usum, habet nudos et rusticos parietes 
cum duabus parvis fenestris, itaque oscura remanet. In cuius 
fronte sacellum cum fornice antique dealbato, nunc vero eius 
tectorium, seu incrustatio, decidit In eius medio altare conse- 
cratum, vestitura solitis tobaleis ac pallio sericeo et auro fre- 
giato, super eo sanctuariura ligneum, extrinsecus auro et 
pi cturis ornatura cum sera et davi, intrinsecus ornatura panno 
sericeo rubri coloris et stratura corporali, super quo pixis 
magna cura cuppa argentea et reliqua aenea inaurata, in ea 
quinque particulae SS.™» Eucharisti® decenter asservatae. 

Super praedicto tabernaculo vestis sericea rubri coloris. 
Altare nullam habet iconera, sed post ipsura super pariete 
aliquse iraagines antiquse. Bardella ante condecens et paries 
prò cancellis. In angulo sinistro ianuse maioris intrando, vas 
lapideura satis elegans cum cohopertorio ligneo clauso sera et 
davi, intus bipartitura, in quorum altera parte aquabaptisraalis, 
in altera vero pissina, in coque sacra elea in vasis stanneis 
convenienter asservata. Extrinsecus est cohoperta panno lineo 
viridi coloris, circumcirca septum ligneura, e regione cuius ab 
altera parte prsedictae ianuae vas lapideura cura aqua lustrali. 
Circa raediura Ecclesiae in cornu Epistólse altaris maioris parva 
ianua lateralis cum vase lapideo prò aqua benedicta. Paulo 
supra versus altare sacellum novura, elegans cura altari non 
consecrato, vestito solitis tobaleis et pallio panni linei pioto. 
Caret icone, ante bardella conveniens et cancellura ligneura, et 
est titularis et beneficiata sub titulo SS."»» Trinitatis acS.^J Ber- 
nardi, translati siraul et conjuncti, cuius titularis est r.* pbr 
Jacobus Philippus Caccius cura onere celebrandi duas missas 
feriales singula hebdomada, et dicuntur esse de iurepatro- 
natu illorura de Burgo et de Rarapoldis, illud S.^ì Bernardi 
de Rarapoldis, et SS.™» Trinitatis illorura de Burgo. Ab altera 
parte pulpitura antiquura inrauratura prò conciono, et paulo 
supra confessionale cura solitis bullis. Oranes fenestrse ecdesiae 
carent clatris ferreis et debent restaurari, itaque ecclesia fiat 
Clara. Non adest sacristia, ideo supellex et paramenta asser- 
vantur in domo rectoris, et sunt in cedula, Codraeteriura circura- 



— 29 — • 

circa parietibus circumdatum absque tamen cruce. {Segue 
r inventariò). 

Visitatio Ecclesise S.^» Vincentij alias parochialis, et nunc ^ft^s!'M«?«"in 
unite cum alia S.^^Viti de Cermenate. ni?o." «ccrme- 

Haec Ecclesia habet unicam navim, in cuius fronte altare 
parvum et humile sub fornice picto, consecratuni licet sigillum 
sit apertum per foramen Inter utrumque laterem, quod violenta 
manu factum conijcere licet, est vestitum solitis tobaleis, et 
pallio veteri panni nigri, caret icone, sed eius loco parva 
tabella antiqua et deformis super panno lineo, ante bardella 
cum cancellis ligneis, post altare parva fenestra, quse debet 
immurari. In cornu Epistolae, extra prsedictum cancellum» 
capella seu sacellum cum tecto nudo et rustico ac parietibus 
sine tectorio, in fronte, altare nudum prò parte destructum, 
quod debet penitus destrui. Post eam ianua sine valvis, qua 
patet aditus ad campanile ad instar turris aedificatum cum unica 
campana, prope ianuam maiorem vas lapideum super subsolio 
ligneo et amovibili, cum aqua lustrali, quod debebit aptari 
sub base stabili. Quinque sepulturse ad formam apostolicse 
visitationis. Coelum sive lacunar de novo instauratum et pictum 
satis eleganter cum nonnullis picturis. Coemeterium circum* 
circa prò parte muris, prò parte etiam sepe et vallo circum- 
datum, sine cratibus impedientibus ingressum brutorum, et 
absque cruce. Supellex huius Ecclesise est in inventario 
parochialis. 

Incontinenti visitata Ecclesia S.^^^ Mariae in Vineis eiusdem 
loci Cermenati, plirum distans a prsedicta Ecclesia parochiali. 

Quae reperta est sine tectis, et quse iam prolabi coepit. 
Antiquissima esse ac structura et picturis dignoscitur, habet 
sacellum adhuc cohopertum cum fornice, in quo est altare non 
consecratum; non amplius celebratur in ea, asserunt tamen 
ili! Ecclesiae facta nonnulla legata bonorum vel reddituum 
prò celebrandis nonnullis missis, qui redditus possideri dicuntur 
a paroco. 

Visitata Ecclesia S.cti Bernardi, seu eius oratorium, cuius ^""^f^- Bernardi 
titularis est presbiter Jacobus Philippus Lavizarius, et quae 
translata est et unita capellae SS,™» Trinitatis S.c« viti, non 



— 30 — 

est consecràta, habet altare contra formai^, nulla subest fornix, 
nec tabulatum, non etiam pavimentum stratum, Itaque domus 
non Ecclesia dici possit. Posset profanar! et permitti ad aliquem 
ìisum, ex quo possit percipi aliquis fructus prò Ecclesia. 



chiew di s. Maa. DÌO supradicto. 

rixio prof. * 



Visitata la chiesa di S. Maurizio nel principio di Germe- 
nate verso Asnago iuspatronato della famiglia de Germenati. 
Il titolare è il sig. Francesco Bernas.® Prevosto di Desio. Ha 
una sola capella in volta pinta decentemente con un' altare non 
consecrato, è però sprovisto di bradella et cancelli convenienti ; 
con un pallio di bombasina rossa stampata, con le solite 
tovaglie, con un paio di candellieri d'ottone. Non vi è sacristia; 
ma sopra l'altare si è trovato un calice con coppa et patena 
d'argento adorati involto in una sachetta. Una borsa vecchia 
di raso con un corporale sporco. Una pianeta conforme al 
pallio con la croce di damasco rosso et altri finimenti per 
celebrare, un missal piccolo novo senza aggionta, una baciletta 
di peltro. Il resto della chiesa non è soffittato, anzi vi piove. 
Il vaso dell'aqua santa assai decente è à suo luogo. Ha una 
porta in fronte et una laterale, per la quale entrano i massari 
habitanti vicini a serrare l'altra. Ha frontispitio bello alla 
forma (*). 



(1) Cermeaate comprende le frazioni di Montesordo, Fregherà, Santa Maria, 
Cassina Santa Croce, Cassina Lavezzara. 11 capoluogo è un popoloso villaggio, 
situato tra la strada postale che da Corno conduce a Milano e quella che dirigesi a 
Saronno, da cui dista quasi 13 chilometri verso settentrione e circa 15 a mezzodì da 
Como. I dintorni di questo villaggio, nel 1126, furono il teatro di una sanguinosa 
battaglia tra milanesi e comaschi, nella quale questi ultimi, essendo stati tra- 
diti da Alberico da Bregnano, toccarono una terribile sconfitta. Fu patria di 
Ardizzone da Cermenate, che si rese illustre nella guerra decenne fra comaschi 
e milanesi, e di Giovanni detto da Cermenate,*croni8ta del secolo XIV. La par- 
rocchia, di nomina vescovile, ha titolo di prevostura noncupativa, ed è una delle 
più antiche della pieve di Fino. La chiesa parrocchiale, dedicata ai SS. MM. Vito 
e Modesto, ha sette altari, tutti muniti di pietra sacra, e non è consacrata. Di 
prezioso non ha che un ostensorio d'argento cesellato di mirabile lavoro; non 
esiste alcun dipinto pregevole per arte o por antichità. — Nel circuito della 
parrocchia attualmente sonvi le seguenti figliali : S. Vincenzo martire, con tre 
altari non consacrati — S. Rocco — SS. Simone e Giuda — L'Addolorata. — 
Vi ha pure nella frazione di Fregherà un nuovo convento dedicato al Sacro 
Cuore, dei Francescani Minori Osservanti. Eccone Torigine : Già da tempo il sa- 
cerdote D. Domenico Balzarotti nudriva il desiderio di attirare un ordine reli- 
gioso a Cermenate. Incontratosi coi Minori Osservanti di Milano, ed intesosi con 
essi, si adoperò per effettuare il suo desiderio. Non essendovi in paese locali atti 



— 31 — 

Die supradicto R.nau8 DD. episcopua visitationenl presse- ecci. patri de Agi- 
quendo, accessit ad Ecclesiam seu capellam S.^ì Petri loci de 
Asinago filialem matricis Ecclesise de Fino, qui pagus facit 
focaria 43, animas 270, de communione 170. 

Haec Ecclesia habet unicam navim cum tecto et parietibus 
rusticis, ìq cuius fronte sacdllam satis elegans cum fornice 
dealbato, sub quo altare non consecratum, parvum, vestitura 
solitis tobaleis ac pallio panni rubri. Super eo duo gradus 
lignei tecti tobalea, super quibus crux sBuea inaurata et loco 
iconis immagines Christi et S.tì Petri pictae super nauro cura 
varijs immaginibus. In cornu Evrangelij dicti altaris confessio- 
nale secundum modernum usura sine bulla et casibus, et ibi 
prope campanile ad instar turris cum unica campana. Prope 
quod septum ligneum secundum modernum usura. A manu 
sinistra, intrando dictam Ecclesiam per ianuam maiorem, adest 
vas lapideura prò aqua baptismali non condecens, et quod 
vas erit ren ovandum, cum cuspide lignea supra ac cohoper- 
torio panni linei viridi coloris cum sope lignea. Extra can- 
cellum sacelli praedicti in cornu Evangelij aliud sacellum. In 
fronte vasis aquse aliud sacellura cum parvo altari non con- 
secrato sub titulo ... A manu dextra dictae Eccldsiae porta 
lateralis et prope eam adest vas lapideura prò aqua lustrali (0* 



a trasformarsi in convento, bisognava fabbricarlo interamente. Si scelse il fondo 
opportuno a ciò, e con non poche difficoltà, essendo esso del beneficio del priore 
delFAnnunciata, si ottenne la dispensa da Roma, e si comperò, in principio 
del 1888, principalmente per opera del suUodato sacerdote. Sulla fine dell'agosto 
dello stesso anno si pose la prima pietra del convjento. Nel 1802 si diede mano a 
fabbricare la chiesa, che venne terminata neirautunno del 1893, e consacrata il ' 
28 dicembre di detto anno dalFattuale cardinale arcivescovo di Milano Andrea 
Ferrari. Il fabbricato del convento forma un imponente quadrilatero, assai ben 
disposto ed igienico. La chiesa poi, capace di un migliaio di persone, ò molto ele- 
gante per forma e per disegno, e attesta la perizia di P. Agostino da Carmanno, 
che ne fa ad un tempo Farcbitetto, V pgegnere e il capomastro. Il convento 
serve già da un pò* ad allevare al sacerdozio i giovani religiosi che ne sono 
atti. Cermenate ebbe già, prima dei tempi napoleonici, in altra sua frazione, 
un convento di Minori Osservanti, ed i più provetti d*età ancora se ne ricor- 
dano. La popolazione complessiva di Cermenate è di circa 3000 abitanti, e i 
registri parrocchiali (nati, matrimoni e morti) datano dal 1581. 

(1) Asnago è un villaggio posto presso la sponda destra delSeveso, presso 
il quale si trovano depositi di torba ; ò poco discosto dalla strada comacina e 
dista 15 chilometri a mezzodì da Como, e circa cinque a settentrione da Bar- 
lassina. Il beneficio parrocchiale venne fondato nel 1774; esiste l'istromento 
2 settembre di detto anno, a rogito Angelo Podazza di Como, ed ò costituito da 
un canoaicato soppresso di Fino (canonicato Maderni prevosto di Mendrisio), il 



— 32 — 

1592, die Sabbati 18 mensis Julij R.»nu8 od, Episcopus 
Comensis et Comes etc. 
^RoveufA?* **' Visitationem generalem prossequendo, accessit ad paro- 
chialem Ecclesiam S.cti Petri loci de Rovelasca plebis Fini, et 
celebrata missa prò defunctis, et lustrato de more coemeterio 
eiusdem Ecclesiae, visitavit SS.«»»m Eucharistiae Sacramentum, 
quod reperuit in sanctuario lapideo in pixide magna aenea 
inaurata, cum cuppa argentea cum quinque particulis parvis 
et una magna diligenter asservatis, quod sanctuarium intrin- 
secus est ornatura serico abraso rubri coloris cum quibusdam 
vellis, extrinsecus partim inauratum et partim pictum, satis 
eleganti forma et est clausura sera et clavi^ quod tamen propter 
lapidis humiditatem minus est aptum ad conservandum sacra- 
mentum SS.n^« EucharistiaB maxime tempore hiemali, prout 
et retulit Ri» rector, propterea debebit de alio ligneo provi- 
deri tempore translationis attaris. Hoc altare caret icone, 
sed eius loco adsunt aliquae imagines et est vestitura solitis 
mappis cum pallio serico albo damaschi. Non apparet aliqua 
mensa, nec signura consecrationis. Ante bai'della tribus gra- 
dibus elevata, desunt claustra, quae fuerunt reraota prò com- 
moditate fabricae sacelli, et interim ponuntur qusadam scamna. 
Altare praBdictum est sub fornice antiquo pìcto varijs picturis 
et imaginibus, quod erit destruendum, perfecto novo, quod 



quale aveva diritto ad un terzo della decima sui territori di Minoprio e di Asnago 
e poca parte di Cermenate, decima che dovrebbe costituire T attuale beneficio, 
mentre gli altri due terzi di decima indivisa, dote di altri due canonicati, passò 
a case laiche a& immemoraìUli, A questo, in progresso di tempo, vennero aggiunti 
altri redditi, e cosi ebbe principio la parrocchia di Asnago, di libera collazione. 
La chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Pietro e Paolo, è ancora Tantica, de- 
scritta in questi Atti di Visita, nei 1643 si fece però la sacristia detta nuova. Vi 
sono tre altari e non è consacrata. Non vi sono dipinti nò statue preziose. I quat- 
tordici quadri per la Vicb-Cruois su tela ad olio sono antichi, ma non sembrano 
di valore artistico. Vi è invece una lampada di metallo cesellata e traforata 
con nappo d'argento, e n. 8 grandi bacili di rame argentato istoriati e lavorati 
e un bacile più grande di metallo cesellato, che potrebbero avere un valore 
considerevole pel lavoro e Tantichità. Vi ha in paese un oratorio dedicato alla 
Sacra Famiglia in casa già Porro, ora Rocchi Pompeo, in istato di mediocre 
manutenzione. Sulla strada comunale che conduce alla stazione ferroviaria vi 
è una bella cappella chiusa da un nuovo cancello di ferro, con uua graziosa 
statua della B. V. del Rosario col Bambino, in marmo bianchissimo di Carrara, 
visitata dal popolo riunito nelle Rogazioni e nella solennità del Rosario. È man- 
tenuta con offerte private. La popolazione è di 739 abitanti, ed i registri par- 
rocchiali cominciano col 1743. 



- 33 — 

aedificatur. In angulo corna Evangelij prope ianuam maiorem 
adest vas lapideum cum aqua baptismali, non divisum secun- 
dam ordines, et absque pissina cum vasculo vitreo prò infusione 
aquiB baptismalis. Sacra olea in vasibus stanneis decentibus, 
qosB ibidem asservantur, habet cohopertorium ligneum cum 
veste panni linei viridi coloris cum umbella supra panni 
pariter linei eiusdem coloris. Pissina inmurata iuxta vas 
praedictum, omnia clausa cancellis ligneis. E regione huius 
aliud vas lapideum cum aqua lustrali. Paulo supra, circa 
medium navis, sacellum seclusum a corpore Ecclesi» clatre 
ferrea cum fornice dealbato. In eo altare sub titulo S.ct» Marthas, 
quod est parvum, non consecratum cum mensa lignea et super 
ea lapis portatilis, sub asseribus autem altare muratum, caret 
icone, sed eius loco picturse antiquaB super muro, est vestitum 
solitis mappis cum pallio setaceo inaurato cum bardella du- 
plicts gradus. Confraternitas beatse MarthsB ad hoc altare unita 
facit celebrare tres missas proprijs sumptibus singulo mense, 
ac offlcium mortuorum singulo anno. E regione huius altaris 
ianua, qua patet aditus ad coemeterium et viam publicam. In 
cornu Evangelij eiusdem altaris alia ianua per quam ingre- 
ditur campanile, quod est constructum ad formam turris cum 
duabus campanis. In eodem sacello adsunt ante altare sepul- 
turiB dusB secundum formam cum lapidibus duplicis. In 
corpore dict^ Ecclesi» adsunt undecim sepultur^B. Confes- 
sionale unum cum bulla et casibus. Prope altare maius in 
cornu Evangelij aderat sacellum cum altari sub invocatione 
S.^ Antonij, quod est beneflciatum, et eius titularis est pbr 
Ambrosius rector Cermenati, cum onere celebrandi missas 
duas singuht hebdomada in diebus Lunse et Veneris. 

Item alia missa celebratur per eundem capellanum ad 
idem altare, prò legato relicto per quondam D. Baptistam 
Yillam de Rovelasca aut de Turate, ex instrumento rogato per 
quondam Aloysium de Gaimis. De praesenti autem à.^ altare est 
destructum prò sedificatione tloybò maioris capell», quare 
interim prsedictsB tres miss» altari maiori dictse Ecclesiae 
celebrantur, donec erigatur aliud altare sub invocatione 
S.^^ Antonij. Extra Ecclesiam in facie eiusdem adest ccemete- 

Saee. Stor. — Voi. m. 3 



— 34 — 

rium a duabus partibus sbarris ligneis] ac crate lignea cir- 
cumdatum cum cruce iuxta ordines, quod coemeteriumjremanet 
nihilominus apertum a duabus partibus, ita ut belluse ac omnes 
possint illud ingredi. In frontispitio adsunt plures imagìnes 
S.ctorum Petri et Pauli et vari» ali» picturaB elegantes, et 
adest elegans ìanua marmorea (*). {Segue V inventario). 

£cci. parochiaiis 1592, die XIX Iulij. 

S. Syri de Lo- 

"*"**• Praefatus R.^^^» DD. Episcopus visitationem prossequendo 

generalem, accessit ad locum Lomatij, ubi receptus a clero 
celebravit solemniter missam et fecit sermonem ad populum 
in mane, post prandium S.c*'*'» Chrismatis Sacramentum mini- 
stravit in Ecclesia parochiali S.^^ì Syri. 

Die XXJ eiusdem mensis. 
In mane accessit ad Ecclesiam parochialem S. Syri de 
Lomatio supradicto, ubi celebravit missam prò defunctis et 
lustravit de more coemeterium, postea visitavit SS. Eucharistiae 
Sacramentum repertum in eadem Ecclesia, qu» est elegans 
unica navi contenta pulchro laqueari celato, quod reperuit in 
sacello posito in fronte eiusdem navis in tabernaculo ligneo, 
extrinsecus auro et picturis ornato cum sera et davi, in- 



(1) La chiesa parrocchiale prepositurale di Rovellasca, di libera collazione, 
è sotto il titolo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, e fu eretta neiranno 1571 ; cosi 
dai libri battesimali ; noa è consacrata. Fu più volte restaurata, e le due navate 
laterali vennero edificate nel 1850-51. Ha sei altari, cinque muniti di sola pietra 
sacra, e Taltar maggiore consacrato dal vescovo Carlo Romano, \i\ giorno 
17 del mese d'agosto deiranno 1834. Fra i dipinti che adornano la chiesa vi ha 
di pregevole un piccolo Ecce ìiomo, una Vergine col Bambino, una Risurre- 
zione ed una Trasfigurazione di N. S. O. C. — oltre la chiesa parrocchiale, vi 
sono in parrocchia altre chiese, cioè : la chiesa dedicata a S. Marta, la quale 
servi spesso di ospitale ; ha un solo altare e non ò consacrata — L'oratorio 
dedicato alla Immacolata ; ha un solo altare e non è consacrato. — Esistono i 
registri parrocchiali di battesimo, il primo dei quali incomincia dairanno 1571 
al 1612; il secondo dal 1612 al 1632 e comprende alcune note dei morti e matri- 
moni ; il terzo incomincia dal 1632 al 1658 -e comprende pure alcune note dei 
morti (manca il libro dal 1658 al 1690) ; il quarto Incomincia dal 1690 al 1723 e 
comprende alcune note dei inerti ; il quinto comincia dal 1723 al 1740 (manca 
il progressivo libro;dal 1740 al 1745); il sesto dal 1745 al 1784; il settimo dal 1784 
al 1811 ; Pottavo dal 1811 al 1844; finalmente il nono dal 1844 sino al presente. 
Il primo libro dei morti comincia dairanno 1640 al 1769 ; il secondo dal 1769 al 1808 ; 
il terzo dal 1808 al corrente anno. Il primo libro dei matrimoni^dal 1615 al 1688 
(mancano le annotazioni dairanno 1628 al 1684); il secondo libro dall'anno 1684. 
al 1761 (mancano pure le annotazioni dall'anno 1761 al 1769); il terzo libro dal ìli» 
al 1811; il quarto libro dal 1811 al 1869; il quinto libro dal 1870 ad oggi. La 
popolazione complessiva della parrocchia è di circa 3000 abitanti. 



— 35 — 

trinsecus vero panno serico rubri coloris, et in pixide 
aenea inaurata, cum cuppa argentea. Quod tabernaculum est 
situm super altari maiori, consecrato, vestito solitis tobaleis, 
et pallio ex holloserico nigro, cum bardella ante duobus 
gradibus elevata. Ante clatre ferrea, quae separant sacellum 
ab Ecclesia. Prope ìanuam maiorem in novo sacello eleganter 
picto cum^fornice, sito in angulo et cornu Evangelij, est vas 
marmoreum varij coloris^ quod est de novo erectum et nondum 
perfectum, quod et caret cuspide, ac sacellum est clausum can- 
cellis ligneis; et interim aqua baptismalis asservatur in sacristia 
in vase stanneo cum sanctis oleis in vasibus decentibus, et 
clausis in scrinio cum davi in sacristia paroci, sita prope 
et in cornu Epistola^ altaris maioris cum lavatone et oratorio 
et supellectili ut in inventario. Extra sacellum maius^ aliud 
in cornu Evangelij cum fornice picto eleganter cum altari 
in eias medio sine icone et non consecrato, et quod est vestitum 
solitis tobaleis et pallio concavo picto, sub titulo SS. Io: Bap- 
tist» ac Nativitatis B. Mariae Virginia et est beneficiatum 
duplici titulo, quorum unum obtinet p. lacobus de Villa cum 
onere celebrandi missae quotidianse ; alterum obtinet p. Paulus 
Cataneus curatus de Inzago, cum onere alterius misssB quoti- 
diana, et dicuntur hi duo tituli esse iurispatronatus et dota- 
tione et fundatione familiae de Gataneis. Ante dictum altare 
bardella ac cancellum ligneum. In cornu Epistola^ dicti altaris* 
sacristia particularis prò supradictis duobus capellanis sine 
oratorio et lavatorio, et in ea paramenta, ut in inventario. 

Item patena debet refici cum sìt rupta. 

Item missale sine additione. 

Prope prsBdictum sacellum aliud sub fornice sub titulo 
conversionis S.^** Pauli et est beneficiatum, et dicitur esse de 
iurepatronatus familiae de Ghioldis, et est eius titularis . . . 
cum onere missae quotidiana. 

In cornu Evangelij dicti altaris sacristia sub fornice, quae 
particularis dicti altaris est, cum lavatorio et oratorio et infra- 
scriptis paramentis, ut in inventario. 

E regione penultimi altaris et sacelli aliud simile pariter 
pictum sine icone non consecratum sub invocatione S. Rechi 



— 36 - 

et Sebastiani, quod est confraternitatis eiusdem nominis et 
SS. Corporis Ghristi ad illud erectse, et est ornatum solitis toba- 
leis et lapide portatili ac pallio serico crocei coloris, et super 
interdum celebratur expensis confraternitatis, ante bardella 
et septum ligneum. {Segue « V Inventario della cappella di 
S.<^^ Gio. Batta, et natività della gloriosa virgine Maria 
sittiuxlo nella Oiesa di S.^^ Siro in Lomazo » sottoscritto 
« Io prette Giacomo Villa ho scritto et sottosto de mia mano 
propria »). 

Ibi prope aliud sacellum pìctum sub fornice, clausum clatre 
ferrea, in quo altare non consecratum sub tit.« Annuntationis 
B. Mari» ac trium magorum, et est benefleiatum, de quo pro- 
visus est p. Hieronymus Landonus cum onere celebrandi unam 
missam ferialem singula hebdomada. Oaret icone, sed eius loco 
multse imagines super muro cum misterijs Rosarij, patronatus 
familise de Ghioldis della Turre. In ingressu EcclesiaB per 
ianuam maiorem bine inde duo vasa lapidea cum aqua bene- 
dieta, et in cornu Epistolse campanile magnum ad instar turris 
cum duabus campanis. Frontispitium pictum. Ccemeterium in 
fronte et in latere cornu Evangelij dictae ecclesiae sine crate, 
et est muris septum, sed porta est aperta sine clatris. Circa 
medium Ecclesiae organum novum et pulpitum e regione huius. 

In parochiali ecclesia S.^« Syri Lomacij adest: 

Cappella sub invocatione S.^^ Pauli conversi, qu8B ut asse- 
ritur est de iurepatronatas laicorum illorum de Ghioldis; 
cuius altare sub opere fornicato annexum est parieti occi- 
dentem versus, conctectum tabulato ex assere, inclusamque 
habens mensam portatilem consecratam, telaque cerata coho- 
pertum, ad formam etc. Habet sacristiam fornicatam particula- 
rem ad mcridiem; in qua asservantur paramenta et alia id 
genus ad usum cappellas et altaris necessaria. Titularis dictse 
cappellai est pbr Ambrosius Grimoldius, coUationem eidem, a 
SS ™o D. N. Sixto pp. V facta, ut patet ex buUis superinde 
expeditis, ac datis Romse sub die ... . 

Redditus sunt modij xxij frumenti et sicalis sequaliter, qui 
percipi solent ex perticis 90 terrarum vel circa, siti in terri- 



— 37 — 

torio f dicti loci Lomacij, et sedimine uno, in eodem loco LomatiJ, 
in contrata S.^ Syri. 

Item libra xviij imperiales, quse percipluntur ex parte 
alterius sediminis siti in eodem loco Lomacìj, in contrata de 
Cugulo. 

Item libi*8e 238 imperiales, quae percipiuntur ex annuo fleto 
libellorum sive censu prsestari solito per Paulum de Grafi- 
gTionibus, instrumento superinde confecto, ad quod 

Onus est missse quotidianae praedicti Sancti, orationem 
diei fosti conversionis Sfi Pauli, et annuale unum, post illum 
diem festum immediate. 

In absentia dicti titularis satisfactum fuit, et adhuc satisfit 
oneri praedicto per capellanum mercenarium, cui prò elee- 
mosyna erogantur quotannis hoc tempore ducat. 38. {Segue 
V inventario della suppellettile di detta cappella, e quello della 
sagrestia dell'aitar maggiore della chiesa parrocchiale di 
S. Siro di Lomazzo), 

1592 a di 21 Luglio. 

Visita della chiesa di S.^ Maria della natività doir luogo ^'(SJ;u^^^'^"^* *"• 
di Caslino, quaUè neir istessa terra di Caslino, di questa capella 
è titolare ms. Bartolameo Marinone chierico d'esso luogo. — 
Questa chiesa ha un'altare in fronte della porta magiore d'essa 
chiesa, sopra dil quale si celebra ogni festa per obligo del 
titolare sopra una pietra portatile, è vestito con le solite 
tovaglie. È senza icona, ma in loco d'essa un disco dipinto 
sopra un muro, con uno s.^ Giovanni et la Madona, et è ve- 
stito di un pallio di mocoiata bianca. Ha il suo bradello alla 
moderna con i suoi cancelli à torno, non vi è alcuna sacristia, 
ma in loco d'essa un scrigno di legno ove si repongono li 
paramenti d'essa. Non ha alcuna nichia, ma in loco d'essa vi 
è un tavolato che copre tutta la chiesa. Dentro delli can- 
celli suddetti vi è un confessionale. Nell'entrare della porta 
magiore vi è un vaso quasi sopra la porta fatto à foggia di 
mortar, nel quale si tiene l'aqua benedetta. Ha una porta 
laterale piccola nella parte del corno del vangelo. Si cava 
dalli beni d'essa capella moggia 26 di grano diverso. Non vi 



- 38 — 

è cemiterio alcuno, et a presso a d.&rchiesa vi è la casa del 
d.^ titolare propria della chiesa. Una campana con un* cam- 
panile sopra il tetto picelo. Una lampade pendente vanti Taltare, 
ma non accesa. Il frontispicio dipinto di rosso a quadretti con 
una croce in mezo et su la porta laterale una Madona, con 
s.*o Eustachio et s.^ Christoforo. 

''^dfcaSuó.^''"*"'' I>ie supradicto. 

Visita della chiesa campestre di s.^o Remigio dell* luogo 
di Caslino, questa chiesa è distante dalla terra di Gaslino un* 
archibugiata. Ha una sola porta assai granda con una capella 
in fronte d'essa porta con un'altare grande et bello, coperto 
con le solite tovaglie con sopra una croce di rame soprado- 
rata, senza icona et in suo luogo un crucifisso sopra il muro. 
La detta capella ha la sua nicchia sopra tutta dipinta de 
varie pitture vechie. L' altare vestito d'un pallio di bombasina 
figurata. In questa chiesa non se vi celebra se non di devotione, 
et vi è una pietra inserta nell'altare di marmo, quale si dice 
esser consecrata. Ha il suo bradello con li cancelli alla moderna, 
fori di detta capelleta vi è il tetto quale minachia ruvina, li 
muri laterali sono tutti dipinti come la capelleta. Nella d.^ 
chiesa vi è una sepultura nella quale si sepeliscono i morti di 
Gaslino. Vi è un bello vaso di sarichio con Taqua benedetta 
dentro, la capella ha dalla parte dell* epistola una fenestra 
con vitriata, bella. Vi è una campana con campanile senza il 
tetto. Il frontispicio della chiesa è dipinto di rosso con una 
croce et s.^^ Abondio et s.^ Remigio con la Madona. 

Il cemiterio in fronte solo della chiesa murato con la crate 
di legno. Ha la detta chiesa quatordeci pertiche di terreno da 
quale se ne cava mogia tre di fromentata, par uno caponi, un 
par de polastri et lire due di lino, il che si paga al ms. prete 
Gio. Pietro parochiano di Lomazzo. È obligato à ima messa 
ogni mese ma non è celebrata (*). {Segite l'inventario della 
chiesa di S. Remigio e quello della cappella di SJ^ Maria). 



(1) Lomazzo forma due parrocchie, milaneBe I*una, Taltra comasca. Ciò 
diede origine, ne' tempi passati, a molti dissidi, che non sono totalmente sopiti 
anche oggigiorno. Le mappe antiche ed i documenti denominavano Lomazzo 
nel seguente modo : comunità di Lomazzo, pieve di Fino, vescovado di Como ; 



^ 39 — 

1582 die Martis 21 mensis lulij. 

Visitatio parochialis Ecclesiae loci de Matio plebis Fini, ^}' fiUfi*'"; 

Mallo. 

qui pagus facit focaria 70, animas 600, de com.® 400. 

Haec Ecclesia habet unicam navim, in cuius fronte sacellum 
antiqnum sub fornice, pictum varijs imaginibus antiquis, in 
quo altare tectum solitis tobaleis, consecratum et vestitum 



comunità di Lomazzo, pieye d'Appiano, ducato di Milano. Quale era il territorio 
di Lomazzo pieve di Fino, e quale quello di Lomazzo pieve d'Appiano ¥ Da 
documenti esistenti neirarchivio storico di S. Carpoforo della città di Milano 
rilevasi cbe, secondo la misurazione censuaria dal 1548 al 1552 la parte mila- 
nese di Lomazzo era di pertiche 2705, tavole 11 e piedi 2, e nella misurazione 
del 1552 e 1553, la parte comasca era di pertiche 9355, tavole 1, piedino once 10, 
e quindi complessivamente pertiche 12030, tavole 12, piedi 4, once 10, comprese 
pertiche 2347 di beni ecclesiastici, e cioè 200 per Milano e 2087 per Como. Però 
le rettifiche dei beni ecclesiastici milanesi fatte nel 1553 diedero pertiche 1032. 
Non sembrando esatta ai possidenti lomazzesi la suindicata ripartizione, fu 
dessa subito modificata in pertiche 5962 per la parte milanese e pertiche 6098 per 
la comasca. Ma nel 1561 avvenne una convenzione tra Como e Milano, per la 
quale, dietro le notifiche parziali di vari estimati, furono assegnate a Milano 
pertiche 5613, ed a Como pertiche 6457. Nel 1600 Como pretese che tutte le 12060 
pertiche di Lomazzo pagassero a questa città ; da qui cominciò la lite, e non 
essendosi Lomazzo milanese difeso come doveva, il magistrato ordinario con- 
fermò in grado d'appello la pretesa comasca. Allora si mise maggior calore nella 
ventilazione della causa ed entrò di mezzo anche Milano. Ai 20 dicembre 1613 
Como, Lomazzo e Milano stabiliscono che col 1614 a Milano fossero assegnate per- 
tiche 3337 e tavole 12, e cioè 2722. 12 definitivamente, e 615 fino a verifica completa, 
trattandosi di pertiche non catastate né a Milano né a Como ; conseguente, 
mente Como ebbe le restanti pertiche 8723. Ma, come avveniva spesso ne' secoli 
scorsi, alla convenzione non fu dato seguito, ed invece Milano riteneva per 
sua parte nel comune di Lomazzo pertiche 4590 e tavole 12, più pertiche 796 
ecclesiastiche, cioè pertiche 5336 e tavole 12, oltre ai terreni incolti, e più pre- 
cisamente: beni civili pertiche 3529. 6, rurali 641. 9, ecclesiastici 930, terre 
incolte 261, che sommano a pertiche 5361, tavole 15; e Como pertiche 6460 ; in 
totale pertiche 11821, tavoleJ5, mancando a compire la cifra di pertiche lS060,per. 
tiche 839. 15, che si supponevano occupate dalle strade. I lomazzesi, i quali, per 
r incertezza dei riparti, dovevano talora « pagare li carichi duplicati e triplicaci, 
cioè con Como, con Milano et con il Ducato » (ossia alla Congregazione speciale 
pei beni rurali milanesi), afiinchò cessassero questi disordini, ricorsero, addi 
9 maggio 1623, alla Città di Milano, perchè procedesse alla misurazione dei ter- 
reni e facesse « piantare i termini nei confini » e desse fine una buona volta 
alla vertenza. Le cose però non procedettero troppo leste, e non si venne ad 
una conclusione che venti anni dopo; quando, sotto la presidenza del questore 
Francesco Gallarate, espressamente delegato dal magistrato ordinario, gli inte- 
ressati, rappresentati da Giacomo Antonio Castiglione, deputato della città di 
Milano, da Paolo Torriani oratore di Como, da Giulio PaduUo e Gio. Battista 
Colnago sindaci del Ducato e da Ermes Carcano procuratore di Lomazzo, roga- 
rono, addi 7 marzo 1643, il cancelliere Francesco Corio di stendere « Taggiù- 
stamento », pel quale Milano ritenne: pertiche 1823 di beni civili, pertiche 470 
di beni rurali, pertiche 412 di beni ecclesiastici; in tutto pertiche 2705, restan- 
done a Como 9355, precisamente come nella primitiva misurazione 1548-1558, 
della quale per quasi un secolo si disse tanto male e per la quale si fecero 
tante liti. Questo riparto continuò fino al 1724, quando, pel nuovo censo di 
Carlo VI, « affinchè in questa opportuna occasione venisse tolta la promiscuità 
e confosione » dei beni situati nelle due comunità di Lomazzo, « e si desse 



— 40 — 

pallio damaschi rubri coloris. Super eo sanctuarium ligneum, 
6xtrinsecus inauratum panno sericeo rubri coloris vestitum. 
Super quo umbella damaschi rubri coloris. Post quod adest 
icon antiqua panni linei cum nonnuUis imaginibus supra 
antiquis. Ante dictum altare bardella duorum graduura. In 
cornu Evangelij eiusdem altaris adest ianua per quam ingre- 
ditur sacristiam. In eadem parte, prope septum ligneum eiusdem 



airuna ed all'altra delle suddette comunità 11 territorio ad Esse spettanti unito* 
ed apparrissero certi i suoi fondi e confini », restarono fissate a Lomazzo mila- 
nese pertiche 2003, tavole 15, ed a Lomazzo comasco pertiche 915^ tavole 21 
piedi 4, once 10. Transazione 1723, addi 14 f^e nnaio in Lomazzo, firmata da 
Alessandro Castiglione Conservatore Patrimoniale delegato della città di Milano- 
Fabio Magni sindaco Generale del Ducato . . . Mario Aurelio Odescalco, Decu- 
rione e Deputato a tar effetto deirill/ Città di Como . . . Clemente Ruscai 
Decurione Deputato a taP effetto deirni/ Città di Como. Nel documento sono 
descritti i caseggiati di ciascuna comunità di Lomazzo, e segnati i fondi co^ 
nomi dei proprietarii, numeri di catasto, qualità di Lomazzo milanese, e som- 
mano a pertiche 2903, tavole 15. Non si fece in quel tempo (anno 1723) la misura 
e stima del caseggiato, il quale però restava delineato nelle due mappe in corpo, 
cioè quartiere per quartiere, assegnando a Lomazzo comasco i quartieri sotto le 
lettere A, C,E,F, ed a Lomazzo ducato i quartieri sotto le lettere B, D. Le cascine 
Graffignana, Bartolona e Ciceri furono tutte collocate nella mappa di Lomazzo 
comasco. L'anno 1572 si misurarono le case, e nelle mappe di seconda stazione 
trovasi, nonostante la ripugnanza del cancelliere delegato di Lomazzo comasco, 
che a Lomazzo suddetto comasco vengono assegnati li soli quartieri sotto le 
lettere C, F, e per un terzo circa del quartiere sotto la lettera E, con le sunno- 
minate cascine ; ed il rimanente del suddetto caseggiato fu assegnato a Lomazzo 
ducato, cosi che Lomazzo comasco, comprese le cascine e comuni aggregati, 
cioè Manera e Bissago per circa pertiche 1300, che dai registri parrocchiali risul- 
tavano già uniti alla parrocchia comasca, trovandosi in detti registri anteriori 
airanno 1723, nati, morti e matrimonii de terrieri di Manera e Bissago), posse- 
dendo, come sopra si è detto, pertiche 10323, tavole 14 di territorio, ebbe soltanto 
pertiche 115, tavole 22 di caseggiato, e Lomazzo ducato, avente di territorio sole 
pertiche 2903, tavole 15, ne ebbe pertiche 94, tavole 18 (quando che proporzionan- 
dosi il caseggiato, come pare ben giusto e degno, alla retta del perticato ter- 
ritoriale di ciascuna delle dette comunità, avrebbero dovuto spettare a Lomazzo 
comasco pertiche 163, tavole 13 e mezzo, ed a Lomazzo ducato pertiche 46, tavole 21 
(e mezzo), contro lo stabilimento già sopra convenuto e con evidentissima spropor- 
zione, e grave pregiudizio di Lomazzo comasco, perchè assegnandosi a Lomazzo, 
ducato maggior quantità di caseggiato, eccedente la rata del suo territorio, Lo- 
mazzo comasco veniva a perdere tutto il personale concorrente co* carichi locali, 
inserviente e proporzionato alla coltura del suo territorio. Da qui il ricorso della 
comunità comasca ai signori decurioni di Como. Nel censo di Maria Teresa, 
anno 1758 (che ebbe corso col 1700) furono assegnate a Lomazzo milanese per- 
tiche 3053, tavole 8 e scudi 12960 lire 3 e due ottavi, compresevi pertiche SOS* 
tavole 22 e scudi 11. 40 lire 2 e cinque ottavi di beni ecclesiastici, e pel fabbricato 
i quartieri sotto le lettere A, B, D, e due terzi circa della lettera E, ed a Lomazzo 
comasco i quartieri sotto le lettere C, F, ed un terzo della lettera E ; più le cascine, 
e pertiche 9067. 4. 4. 10 oltre il territorio di Manera e Bissago, in totale circa 
pert. 10300. Riepilogando quanto sopra, è certo all'evidenza che il territorio di 
Lomazzo milanese era di pertiche 2705, tavole 11, piedi 2, come da catasto redatto 
sulla misurazione censuaria dal 1548 al 1552, esaminato dallo scrivente; ed il 
territorio di Lomazzo comasco era. di pertiche 9355, tavole 1, piedi 2, oncie 10* 
pure da catasto compilato sulla misurazione 1552 al 1558. Che nelTaggiustamento 



— 41 — 

sacelli, alia ianua per quam patet additus ad domum rectoris 
eiuBdem parochialis. In angulo sinistro intrando per ianuam 
maiorem dictse Ecclesia vas marmoreum cum cuspide lignea, 
supra cohopertum panno' lineo viridi coloris, intus aqua babti- 
smalis cum sacris oleis in vasibus stanneis cum cuspide lignea 
cum burra, caret pissina. Circa quod vas adest septum ligneum. 
In medio dictae ecclesiae, in parte cornu Evangelij sacellum 



steso dal cancelliere Francesco Corio, addi 7 marzo 1043, il terrilorio riconosciuto 
di Lomazzo milanese fu in totale di pertiche 2705, e quello di Lomazzo comasco di 
pertiche 9355, precisamente come nella primitiva misurazione 154M558. Che nel 
nuovo censo di Carlo VI, per regolarizzare i confini delle due comunità di 
Lomazzo, levarne le promiscuità e confusione, furono assegnate a Lomazzo 
milanese pertiche 2903, piedi 15, ed a Lomazzo comasco pertiche 9156, tavole 21, 
piedi 4, once 10. Che il caseggiato di Lomazzo venne distinto in sei quartieri sotto 
le lettere A, B, C, D, E, F, di intelligenza fra le parti che a Lomazzo comasco 
fossero assegnati i quartieri sotto le lettere A,C, E, F, e le cascine Ora£Qgnana, 
Bartolona e Ciceri, tutte collocate nella mappa di Lomazzo comasco; ed a Lo- 
mazzo milanese i quartieri sotto le lettere B, D. Quando Tanno 1752 si misurano 
le case, e nelle mappe di seconda stazione si trova che a Lomazzo comasco ven- 
gono assegnati i soli quartieri sotto le lettere C, F, e per un terzo circa del quar- 
tiere sotto la lettera E, con le sopranominate cascine : che il rimanente del 
suddetto caseggiato fu assegnato a Lomazzo ducato. Onde il ricorso della 
comunità di Lomazzo comasco agP Ill.ì signori decurioni della città di Como, 
perchè fosse assegnato alla suddetta Comunità comasca il caseggiato com- 
preso nei quartieri sotto le lettere A, G, E, F, ossia 11 caseggiato a pro- 
porzione del perticato di prima stazione. Nella stessa supplica si fa cenno di 
un informe Convocato tenuto il 19 aprile (pare 1752) « tra gli sostituti de* Signori 
Deputati deir Estimo di Lomazzo ducato, e quelli di Lomazzo comasco per 
comando della Real Giunta emanato ad istanza detla maggior parte di quelli 
di Lomazzo ducato, pretendenti la reintegrazione del caseggiato delle sopra- 
Dominate Cascine, che dicono essersi riservato nel suddetto stabilimento del 1723 
(qual riserva però non trovasi), tacendo altresì di avere già avuto molta mag- 
giore quantità nella formazione delle suddette mappe di seconda stazione, seguita 
come sopra nel 1752 ». Per la qual pretesa sentesi che si voglia accordare il 
rimanente del quartiere sotto la- lettera E, ed un quarto circa del quartiere 
sotto la lettera C. Ma nò l' istanza della comunità comasca ebbe esito, né la 
decisione dell* raforme Convocato tenuto il 19 aprile consegui effetto. Nel cen- 
simento di Maria Teresa, anno 1758 (che ebbe corso coiranno 1760) furono asse- 
gnate a Lomazzo milanese pertiche 3053, tavole 8, ed a Lomazzo comasco per- 
tiche 9087. 4. 4. 10, più pertiche 1300 circa pei comuni aggregati di Manera e 
Bissago ; pel fabbricato, a Lomazzo ducato i quartieri sotto le lettere A, B, D e 
dae terzi della lettera E, ed a Lomazzo contado i quartieri sotto le lettere C, F, 
ed un terzo della lettera E, più le cascine sunnominate. 

Queste che fin ora ho citate sono tutte composizioni civili, le quali 
però, principalmente nei primi tempi, dovevano ancora avere valore ecclesia- 
stico, perchè il territorio che costituiva la comunità costituiva pur anco la par- 
rocchia, e anche perchè la denominazione istessa di Lomazzo pieve di Fino, 
vescovado di Como, e di Lomazzo pieve di Appiano, ducato di Milano, non lascia 
alcun dubbio in proposito. Vi fa però anco una composizione ecclesiastica; io 
non ne ho veduto i relativi documenti, poiché non esistono neir archivio 
della curia vescovile di Como, e non ho avuto agio di consultare quelli della 
curia milanese ; però ne venni a cognizione indirettamente. Quintilio Lucine 
Passalaqua (lett. 3*, pag> 381) scrive : « Alessandro Lucine figliuolo di Gio. Pietro 
e di Lucrezia, parimenti Lucine, canonico e vicario generale di mons. Antonio 



- 42 — 

novum eleganter pictum, septum cancello ligneo, in quo altare 
sub tit.o B. Mari®, vestitum solitìs tobaleis ac pallio damasco 
albo sine icone, sed plures imagìnes super muro eleganter 
pietas et est societatis Beatae Marise Virginis ad illud erectae. 
E regione baptisterij campanile ad formam turris cum 
duabus campanis. Prope d.»» campanile vas lapideum prò aqua 



Volpi, fu stimato particolarmente dal card. Gallio e da 8. Carlo Borromeo già 
arcivescovo di Milano; il quale, oltre all'altre cose, per le differenze, che tra 
lui e il vescovo di Como nascevano per la terra di Lomazzo, che è parte sog- 
getta airuno, e parte all'altro, né si sapeva bene allora qual parte a ciascuno 
ragionevolmente appartenesse; si accontentò ch'egli in isoritto ne facesse la 
divisione, e vedute le scritture, le approvò per buone e per ben fatte. Mori 
ranno 1613 a di jM di decembre ». Da queste parole risulta chiaramente che una 
composizione ecclesiastica fu fatta dal canonico Alessandro Lucini per incarico 
del cardinale Borromeo e del vescovo Volpi. Ora, essendo stato il Volpi fatto 
vescovo di Como nel 1567, ed essendo morto S. Carlo nel 1584, questa compo- 
sizione deve essere avvenuta necessariamente fra il 1567 e il 1584, fatta quindi 
dopo la primitiva misurazione civile del 1548-58, epoca nella quale si ritenevano 
per Milano pertiche 5613 di territorio, e per Como pertiche 6i57, e quindi è 
lecito argomentare che su questa suddivisione sia avvenuta la ecclesiastica 
composizione. Ma di ciò basti. 

La chiesa parrocchiale prepositurale di Lomazzo milanese è dedicata a 
S. Vito. L'antica chiesa rovinò neljl781, come si rileva da un quadro che è 
neiroratorio dei confratelli, annesso alla chiesa, nel quale è dipinta rozzamente 
la catastrofe, e porta la seguente iscrizione : 

St quasris miraetUa 

Miracoloso scavamenti della gente nella cadtUa della chiesa di S.' Vito e 
Modesto avvenuta ai 22 di marzo del i78i alle ore 22 di notte. 

lì campanile, minacciando rovina, fu pure atterrato nel 1801. La chiesa 
nuova fu edificata su disegno del Moraglia a croce greca, conservando parte 
deirantica facciata che rimase ancora in piedi. La chiesa parrocchiale pre- 
positurale noncupativa di Lomazzo comasco è dedicata a S. Siro vescovo, ed è 
di libera collazione. L'epoca deir erezione è ignota; dalla fondiaria però del 
beneficio dei SS. Magi emerge essere tal fondiaria stata eretta nella parrocchia 
nel 1505; e nel 1638 i due benefici Cattaneo. I libri parrocchiali incominciano 
col 1668 e 1700. La chiesa non ò consacrata, ma solo benedetta. Nel 1750 venne 
cambiato rordine deir edificio e l'aitar maggiore portato ove prima era la 
porta d' ingresso. Nel 1874 venne ampliata, su disegno deir architetto Turconi, 
ritoccato dair ingegnere Qìo. Battista Bernasconi di Como. Nella chiesa vi sono 
sette altari, aventi tutti pietra sacra. Sotto la mensa dell'altare maggiore vi è 
r urna in cui è riposto il corpo di S. Epifanio martire, reliquia riconosciuta 
autentica dalla curia vescovile dì Como, con decreto 13 giugno 17j3. Ed il Tatti, 
nel Martirologio della Chiesa di Como, sotto al giorno 25 d'ottobre, ne rac- 
conta la traslazione a Lomazzo, cosi: • Corpus S. Epiphanij a Ccemeterio 
driaccB, uM cum quibusdam alijs sckcris corporibus erat, translatum fuit, et 
a D. Marcello Anania Episc, Sutrino et Nepesino Card. Vica/r. Romas dono doAum. 
fuit equiti Tomce Candido anno currentis sceouli 1655, a quo postmodum idem 
corpus dofìo accepit Petrus Paulus a Mediolano Sacroe Cappuoinorum familice 
concionator egregius, cui opera translatum est Novocomum. S. Epiphani; 
Lipsananunc veneratur Ecclesia parocchialis S. Suri in praefato Lomatiopago 
ab anno i665, quo tra/nstulit incredibili hominum multitudine confluente 
Alexander Castellionoeus eiusdempagirector etparochus quarta mensis octobrsi 



— 43 



lustrali. Coemeterium a duabus partibus Ecclesìse. Frontispi- 
tium elegans et pictum varijs imaginibus. 

In sacristia adsunt paramenta ut in cedula (*). 

Die XXI lulij 1592. 

Yisitatio capellSB S.Yictoris, sitse prope Matium occasum 
versus, qusB est membrum Abbatise S. luliani extra et prope 
moenia Comi. 

Hsec Ecclesia est discohoperta iam diu, ianua caret valvis, 
unicum habet altare alias consecratum, sed ab aliquot annis 
citra fuit pollutum a Visitatoribus, et reliquiae quse inerant 
fuerunt translatae ad parochialem Matij supradicti, ubi asser- 
vantur. Quod altare est positura sub fornice antiquo, et est 
nudum et parvum sino bardella ac cancellis. Muri intrinsecus 



EooU S. Vietoris 
de Matio mem- 
bri Abbati» 
S. JuUani de 
Como prof. 



dominica (qucb fuit 86) et stib ara maiori, in loeulo aftabre ^aurato eolio- 
cavit. Nella chiesa non vi sono dipinti, né quadri di pregio, tranne forse . 
il quadro dei Magi nella cappella omonima. Annesso alla chiesa vi è Toratorio 
dei confratelli dedicato a S. Giuseppe. Lomazzo comasco ha due chiese figliali, 
runa dedicata a S. Remigio a Caslino, comune separato, lontano due chilo- 
metri da Lomazzo ; la chiesa di S. Maria menzionata in queste carte fu atter- 
rata, e nell'area già occupata da quella è ora il cimitero; Taltra, dedicata a 
S. Bartolomeo alla Manera, ampliata e restaurata nel 1853. La popolazione 
complessiva della parrocchia comasca è di 2046 abitanti, dei quali 508 appar- 
tenenti al comune di Caslino, e 489 alla frazione e vicaria di Manera. La popo- 
lazione deir intero comune di Lomazzo, escluso Caslino, supera i3000 abitanti. 
(1) Maccio è un grosso villaggio di 1800 abitanti posto a poco più di quattro 
miglia da Como, dieci minuti lontano dalla strada che conduce a Varese. Com- 
prende le trazioni della Guardia, di Mosino, Sordello, S. vjttore, Masano, Ba- 
sterna, Casarico, Capuocio, Maciasca, Merazzo, Respiro, Lavìggiolo, Campo- 
Amato, Chiavette, Mazzee e Luogo. I/attuale chiesa parrocchiale, sotto il titolo 
della Madonna Assunta, è di nomina vescovile. Venne posta solennemente la 
prima pietra il 28 novembre 1886, fu compiuta nell'aprile del 1898 e consacrata 
dal Ferrari il 10 dello stesso mese ed anno. Ha cinque altari, il maggiore con- 
sacrato e gli altri quattro con sola pietra sacra. Non òvvi dipinto alcuno che 
meriti speciale considerazione, e nessun oggetto prezioso per arte o per 
lavoro. Oltre la chiesa nuova, poco discosto, trovasi la vecchia chiesa parroc- 
chiale, già sotto il titolo dell'Assunta, ora di S. Orsola, che serve per il soda- 
lizio delle figlie di Maria, sotto la protezione di S. Orsola, e per le conferenze 
alla gioventù ed alle madri cristiane. Tale chiesa venne eretta nel XV secolo, 
restaurata nel 1701 e consacrata ai 21 settembre 1775 dal vescovo Gio. Battista 
Mugiasca, e la dedicazione si celebra nella domenica seconda di quaresima. 
Ora non ha che un solo altare con pietra sacra. — Nella frazione di Mosino un 
oratorio di cui si farà parola più avanti. Altro oratorio pubblico è nella 
frazione di Maciasca sotto il titolo di S. Antonio, S. Domenico e S. Gaudenzia, 
di patronato del conte Gino Sebregondi. In detto oratorio trovasi il corpo di 
S. Gaudenzia, trasportatovi da Roma neir(anno 1847, e la festa si solennizzava 
nella quarta domenica di ottobre, con indulgenza plenaria in perpetuo, come 
da bolla 27 agosto 1858. ^ L'archivio parrocchiale è in buono stato e i registri 
datano senza interruzione dal 1592 (battesimi, matrimoni e morti). 



Montano. 



— 44 — 

sunt rustici absque tectorio. Habet parvum campanile prope 
ianuam lateralem, orientem versus, cum parva campanula, 
nuUum flt ibi sacrum. Poterit instaurar! fornix et altare maius 
vestiri paramentis convenientibus etc. et crux reponi (*). 

^Jli'dSii'de" 1592 die Martis21 mensis Julij. Visitatio facta parochialis 
EcclesiaB Sfi Andreas loci de Montano plebis Fini. 

Haec Ecclesia sita est in pago praedicto de Montano, qui 
pagus facit focaria tredecim et animas centum viginti et de 
com.« 80. 

Hsec Ecclesia habet unicam navim partim cum coelo seu 
laqueari instaurato, et partim veto cum cubiculo supra ad usum 
domus rectoris. 

In eius fronte altare, quod etsi consecratum non appareat 
sigillum, adest tamen lapis marmoreus immuratus satis con- 
veniens et est tutum solitis tobaleis ac pallio sericeo ex da- 
masco rubri coloris, super eo sanctuarium ligneum extrinsecus 
pictum et inauratum cum imagine Redemptoris, intrinsecus 
vero pictum cseruleo colore, et est clausum sera et davi, 
SS.mumEucharistiaB Sacramentum non adest Post tabernaculum 
icon ex panno lineo cum pluribus imaginibus ac ornamento 
ligneo antiquo, ante bardella et cancellum con veniens. In angulo 
sinistro intrando per portam maiorem vas lapideum ex mar- 
more eleganter elaboratum cum cohopertorio ligneo ad formam 
piramidis, clausum sera et davi. Intus est bipartitum, et in 
una parte aqua baptismalis, in alia vero pissina cum sacri s 
oleis in vasibus stanneis convenienter asservatis, in scrinio 
propinquo immurato et clauso sera et davi vas stanneum cum 
sacro oleo infirmorum in pixide lignea. E regione huius aliud 
vas marmoreum cum aqua benedicta. Circa medium Ecclesise 
altare non consqcratum cum lapide portatili sub titulo Beatse 



(1) Oratorio posto nella frazione detta parimenti di S. Vittore ; era di ra- 
gione deirantica abbazia soppressa di s. Giuliano. I beni che possedeva, col 
tempo pervennero in proprietà -del dott. Lucio Talaccbini, il quale si credette 
in diritto di appropriarsi eziandio Toratorio. Nella causa xàossagli dalla Pab> 
briceria sotto il cessato governo austriaco, ei venne condannato alla restitu- 
zione di detto oratorio ed alle spese di procedura. Succeduto il governo ita- 
liano, si usurpò di nuovo Toratorio in argoìbento e lo converti ad uso di 
ripostiglio. 



— 45 — 

Marisa Virginis, et est vestitam solitis tobaleìs et loco palij 
tabula pietà, caret icone, sed eius loco adest imago Beatse 
Virginis et aliorum sanctorum. Prope hoc altare confessionale 
unum cum solitis bullis. Prope quod etiam adest in cornu 
Evangelij altaris maioris ianua lateralis per quam ingreditur 
coBmeterium. In cornu Epistolse eiusdem altaris e regione quasi 
altaris lateralis, adest ianua per quam ingreditur sacristiam 
eiusdem Ecclesia satis elegantem, in qua reperta fuerunt 
paramenta, prout in cedula. Coemeterium a duabus partibus, et 
penes Ecclesiam domus parochialis (^). (Segtie l'inventario^ 
firmato: < Io pret. Andrea Annone Curato de Montano »). 

1592 die 21 Julij. 

Prsefatus R.™^» DD. Episcopus visitationem generalem ^gj* 8tJ?Jij*dJ 
prossequendo, accessit ad Ecclesiam parochialem S. Georgij de 
Lucino, et ibi per capellanum prius celebrata missa defuncto- • 
rum, lustravit coemeterium, postea accessit ad altare maius . 
situm in fronte unicae navis Ecclesise sub fornice pioto, non 
consecratum, sed cum lapide portatili sacrato et est vestitum 
solitis tobaleis et pallio ex damasco sericeo rubri coloris. 
Super eo sanctuarium ligneum extrinsecus auro et pictura 
ornatum, intrinsecus ornatum panno serico violacei coloris, et 
est yacuum sino Sanctissimo Sacramento, nec solet asservari 
propter defectum serae, cum nondum sit afixa, super eo vestis 
ex velo varìj coloris. Ante bardella conveniens ht cancellum 
ligneum cum duobus scannis et lampas ante licet extincta. In 
angulo portse maioris in cornu Evangelij vas lapideum cum 



(1) La parrocchia di Montano, di libera coUazione, pare sia stata eretta 
neUa seconda metà del secolo XVI, ma non si può affermarlo di certo, poiché, 
mancano i relativi documenti di fondazione. Consta però che nel 1580 la sua 
chiesa, dedicata a S. Andrea apostolo, aveva già il titolo di chiesa parrocchiale 
e sembra anteriore di un secolo alla fondazione della parrocchia ; fu però in 
progresso di tempo ampliata coiraggiunta di una navata laterale. È in deplo- 
revole stato e non ha nulla che meriti menzione in queste carte, tranne una 
figura del Divin Redentore che riceve il battesimo, dipinta sulla porticina del 
tabernacolo, opera del XIV secolo ; vi è pure un quadro della Sacra Famiglia, 
assai antico. -- Vi è in paese un oratorio privato della famiglia Luzzani, dedi- 
cato ali* Immacolata; ma da alcuni anni fu chiuso e volto ad usi profani. La 
popolazione complessiva della parrocchia, comprese le frazioni Vitello, Ori- 
^oano, Orignola, Lucinasco-Cantalapo, Trivino, è di 582 abitanti; i registri 
parrocchiali cominciano dal 1650, e continuano fino ai giorni nostri, senz«^- 
apparenti lacune. 



- 46 - 

cohopertorio ligneo ad modumpiramidis cuna davi et sera,intus 
aqua baptismalis cum sacris oleis in vasibus stanneis, et est 
cohopertum panno lineo caarulei coloris circumcirca clausum. 
E regione huius vas antiquum super muro cum aqua bene- 
dieta. Circa medium dict» navis in cornu Evangelij sacellum 
sub fornice pictum clausum septo ligneo, intus altare vestitura 
solitis tobaleis ac pallio coriaceo inaurato, caret icone et 
eius loco imago Beatae Mariae Virginis, quod erat in alio loco 
minus convenienti et separato ab Ecclesia, quod fuit clausum. 
Post altare parva sacristia cum paramentis, ut in inventario. 
Extra Ecclesiam a duabus partibus orientem et meridiem 
versus coBmiterium sino cruce cum frontispicio picto varijs 
picturis. 

^Xii!* ^^ ^' *"'' A di 22 Luglio 1502. 

Visitata la chiesa, o, capella campestre di s. Michel fuori 
di Lucine, qual è mezzo destrutta senza porta, i tetti guasti, 
la niccia sòia è in esser, ma comincia far fessure, vi è un' 
aitar, ma profanato, non se gli dice mai messa, ne ha alcuna 
entrata, ne paramenti (4). {Segue V inventario della chiesa di 
S. Giorgio di Lucino), 

Ill.mo et R."»o Mons.r 
^uiTdf LuoiJo!' Nella terra di Lucine, sotto la plebe di Fino, si trova una 
chiesa sotto il titolo di S>^ Maria, collegiata de quatro cano- 
nicati, et con la distributione quotidiana, d*intrata in tutto 



(l) Incerta è Tepoca deir erezione della parrocchia di Lucino, i libera 
collazione; certo opperò che essa è anteriore al XVI secolo. L'attuale chiesa 
parrocchiale fa edificata sulle rovine dell* antica nell* anno 1674, dal parroco 
D. Pietro Arnaboldi, abbellita nel 1689, ampliata nel 1842, consacrata dal vescovo 
Carlo Romano ai 22 di settembre del 1844, e di nuovo ampliato il coro nel 1868. 
Ha tre altari, tutti muniti di pietra sacra. Non ha dipiati nò statue di pregio. 
Possiede un ostensorio bellissimo, d'argento massiccio, pregevole per lavoro, 
opera di Felice Arnaboldi di Como, eseguito nel 1861. — Sonvi in parrocchia 
i seguenti oratori : oratorio pubblico, sotto il titolo della B. V. delle Grazie, 
in istato deplorevole -^ Oratorio di patronato Avogadro, ' sotto il titolo della 
B. V. Assunta, ossia V antica chiesa collegiata, di cui si parlerà più avanti — 
L'oratorio privato Olginati, rifabbricato quasi a nuovo e ribenedetto dal par- 
roco Giovanni Lima ai 5 dicembre del 1887, e dedicato alla B. V. Assunta — 
L'oratorio privato Rhò. -^ La popolazione della parrocchia, che comprende le 
frazioni di La Cà, Scimèe, Arciscià, Lucino al Monte, è di 750 abitahti, ed i 
registri parrocchiali datano dal 1505 (battesimi), 1610 (morti), 1628 (matrimoni). 



~ 47 - 

de mogia cento venti di frumentata oltra li apenditij et vino 
che tutto si eseguisce nel territorio d'essa terra; et ancorché 
mons. R.™o Volpe di f. m. et suo vicario; et anco III.™^ Visi- 
tatore Apostolico, habbino ordinato che si celebri in detta 
chiesa almeno una messa quotidiana, con tutto ciò, non se 
gli è celebrato mai ne anco la festa, se non inquanto che il 
curato de Lucine, quando è maltempo per sua comodità 
alcuna volta, quella messa che è obligato alla chiesa della 
sua cura, Tha celebrata a questa chiesa, et se ben si usa molta 
diligenza in riscottere l'intrate, si negligisce però di dare 
quello che deveno che è detta messa quotidiana, in gran carico 
della lor coscienza, et danno spirituale delli huomini d'esso 
comune, che son necessitati a perdere molte messe per ta 
causa et ricorrere da V. S. IH ™a 

SuppJo n consule et huomini di d.» Comune de Lucine 
a comandare che almeno si celebri detta messa quotidiana in * 
detta chiesa di SM Maria di Lucine, il che ecc. 

Die 21 luglio 1592. 

Visitata la capella di san Martino di Luisago campestre chie.« ai s. Mar. 

Uno di Loisago. 

consacrata, sogetta immediate alla prepositura di Fino. Ha un 
solo altare consacrato sotto volta assai decentemente pinta. 
Non ha icona, ma solo un traverso di legno pinto con TAs- 
sontione della B. Vergine in fronte all'altare di dietrc^.HaJun 
pallio di panno morello con le croci di raso nero. Era ornato 
con le solite tovaglie. Ha un paio di candellieri di noce tor- 
niti et un paio di ferro. Ha tavoletta per secreti ecc. (Segue 
l'inventario), — Non à titolo ne reddito, se non un campello 
di circa mezza pertica, vi si celebra una volta la settimana 
dal curato di Givello. È lontano da Fino un ben miglio, fa 
fuochi 6, aninrer 49 et 28 di com.® Ha frontispicio bello alla 
forma. H& una campana sopra al tetto vicino all'altare, ma 
non campanile. L'altare ha bradella et cancelli decenti. Non 
ha soffitta, ne pavimento. Ha un missale con l'aggionta. 

Die supradicto. 

Visitata la chiesa parrochiale di santi Cosmo et Damiano chiesa parrocohiaie 

dei tanti Coema 

di Civello, lontana puoco da Luisago, pieve di Fino. Ha una Jeu;."**"** ^^^' 



— 48 — 

sola nave, in fronte della quale vi è sotto una volta ben pinta 
un'altare non consacrato, cinto pero di bradella et cancelli 
decenti. Ha una icona pinta di legno mediocramente bona. 

L'altare con un pallio di corame adorato, con le solite 
tovaglie et tila per coprire Taltare, un santuario pinto et 
adorato decentemente foderato di seta. Entro si è trovata una 
pisside con la coppa d'argento indorata, il resto di stagno 
parimente indorato con dentro due particole consacrate, sotto 
la pisside vi era corporale. 

Il fonte battesimale è di pietra di saltria, posta a suo 
luogo, tramezzato. 

Ha ciborio cancelli et tila. I vasi delli olij santi tutti alla 
forma, et tazetta per battezare. La chiesa è soiBttata bene. Il 
vaso dell'aqua santa è bello et a suo luogo. 

Il curato ha i libri de battezzati, morti, et matrimonij, 
et stato d'anime; fa fuochi 30, anime 190, et de com.« 110. 

Titulare è ms. pre. Pietro Turconi, se bene le bulle non 
sono esequite. Al medesimo altare vi ò uuo titolo di capel- 
lania dei santi Cosmo et Damiano, il cui titulare è ms. pre. 
Gio. Antonio Rusco curato di S. Benedetto, con obligo di una 
messa feriale la settimana, al qual si sodisfa. Non ha para- 
menti separati (0- 



(1) A quattro miglia da Como, sulla strada che conduce a Varese, sorge 
il casolare detto la Guardia, e a mano manca, poco di là discosto, un avanzo di 
torre e un campanile accennano il piccolo paese di Givello, abbreviazione, o 
corruzione di CUva-tellìis, terra declive, e che, convertito nel medioevo in Cli- 
vadeUus, trovasi usato ad indicare questo comune nei rogiti degli stromentl, e 
nelle visite pastorali del vescovi fin oltre il 1600. La storia di Civello va unita 
nel medio evo con quella dei Rusca o Rusconi, ricchi e potenti signori della 
vicina Como. Il primo a conseguire cotal signoria fu Lutero, o meglio Lotterie 
Rusca, il quale, come narra Roberto Rusca, che scrisse la storia della propria 
famiglia, possedeva in Civello un* amenissima villa, e poichò t\i principe di 
Como (a. 1260), fece, nella più alta parte della collina, edificare un assai forte 
ed ampio castello, e perchè, continua lo storico, sopra tutte le altre cose vi 
vuole Taiuto divino e la sua custodia, eresse una chiesa dentro, in onore dei 
santi Cosma e Damiano, perchè in tal giorno s' insignorì di Como. Del castello 
ora non esistono più che le mine di una torre e qualche muro laterale. La 
chiesa ha tuttora per tutelari i santi Cosma e Damiano, ma venne poscia rifatta 
per intero, come si dirà più innanzi. Per opera adunque dei Rusconi, anche 
il colle di Civello, a somiglianza delle circostanti prominenze di Vertemate, di 
Casnate, di Grandate e di Lucino, ebbe il suo castello, d'onde il signore del 
luogo provvedeva alla difesa della terra, e il guerriero intendimento del Rusca, 
neirerigere quel baluardo, d fatto altresì aperto da un piccolo edificio che 



Laoino. 



— 49 — 

Die supradicto. 

Visitata la chiesa dell'Assontione della B. Vergine del ^dSidJnaoT' 
luogo di Lucine, dove sono eretti quattro beneflcij nuncupati 
Canonicati. È chiesa vecchia. Ha un solo altare sotto una vòlta 
assai decente, pinta, non consacrato, cinto di bradella et can- 
celli decenti. Ha icona con pinta TAssontione, l'altare si è 
trovato ornato con le solite tovaglie, con pallio di raso bianco 



sorgeva fra i boschi a mezzo chilometro da Divello, da quel Iato in cui la vista 
cessa di dominare la sottostante pianura, per collocarvi le scolte, le quali 
avrertissero Tappressarsi del nemico, detta perciò il Chiesuolo della Guardia, 
6 del quale si conservò il nome nel casolare che lungo la strada postale di 
Varese cominciò a sorgere sulle sue rovine. La rocca di Civello, dopo varie 
vicende guerresche, or prospere ed ora tristi, narrate dai nostri storici, fu, 
nel 1587, da Antonio Da Leiva, il quale reggeva per conto degli spagnuoli questi 
stattf parte per ragioni politiche, parte per sicurezza pubblica, smantellata. 
La chiesa, che sola rimase in piedi, oltre T indicato avanzo di torre, fu conver- 
tita in parrocchiale, dipendente dalla pieve di Fino. In quale epoca ciò sia 
avvenuto non ci fu dato di rinvenire, giacché le carte più antiche deirarchivio 
di quella parrocchia non vanno più indietro del 1597, e le ricerche neirarchivio 
di Como non fornirono alcun nuovo lume, per esservi periti (acausa dMncendiof) 
i più antichi documenti. Negli atti del visitatore apostolico Bonomo, arcive- 
scovo di Vercelli (85 settembre 1578), la chiesa di Civello è intitolata chiesa par- 
rocchiale della pieve di Pino. Negli Atti di Visita del vescovo Giovanni Antonio 
Volpi (1581) si nomina il sacerdote Pietro Turconi, che reggeva quella parroc- 
chia in qualità di vice-parroco mercenario. In questi Atti del Ninguarda (21 lu- 
glio 1502) io stesso Turconi vi è nominato come parroco titolare, quantunque 
non siano ancor state eseguite le bolle, e vi si fa menzione della vòlta del 
presbiterio ben dipinta, e di una ancona dipinta sul legno, mediocremente 
baona. Colla data deiranno 1507 esiste r inventario dei beni parrocchiali, de' 
quali fu investito 11 suddetto parroco Pietro Turconi .dal vice-console e dagli 
uomini rappresentanti il comune. Nel 1049 la parrocchia di Civello si accrebbe del 
piccolo comune di Luisago, discosto non più di un chilometro, il quale dap- 
prima era- annesso alla parrocchia di Fino. LMstromento di unione, rogato 
dal notaio apostolico Pietro Casati, dice che gli uomini di Luisago, in numero 
di sei, terza parte degli aventi voti, radunati dal console Tomaso Viani nella 
piazza avanti la porta della lor chiesa di S. Martino, vista la distanza di due 
miglia dalla parrocchia di Fino, cui sono ascritti, dal che ne viene loro grave 
detrimento spirituale, chiedono di essere smembrati da quella parrocchia, ed 
aggiunti a quella assai più vicina di Clivadello. Il vescovo Lazaro Carafino 
assente alla domanda a condizione che siano conservati al prevosto di Fino i 
diritti di decima, che anche al di d'oggi percepisce sulle terre di Luisago, ed 
altri diritti di preminenza nelle (Unzioni mortuarie, e che ogni anno sia dato 
al suddetto prevosto prò tempore, nel di di S. Stefano, titolare di quella par- 
rocchia, un cereo di tre libbre. Neiranno 1774, essendo cresciuta la popolazione 
di Civello, sicché non bastava più Tantica chiesa fabbricata da Letterio Rusca 
a contenerla, si pose mano ad ampliarla, ricostruendone il coro, e nel 1768 vi 
si aggiunse la sacristia e parte dell'attuai casa parrocchiale. Nel 1823 si rifece 
in più ampie dimensioni anche la parte anteriore della chiesa, cui manca 
tuttora la facciata, ponendola in armonia colla posteriore. Il che tutto si compi 
colle private offerte dei compatroni e dei coloni, le quali in questi ultimi anni 
valsero a provvedere la chiesa di banchi, di un organo discreto, e di un buon 
concerio di campane, che costò milanesi lire 11345. La torre del campanile fu 
munita di parafulmine, provvidenza indispensabile in queir altura, essendovi 

Bace. Star. — Voi. lU. 4 



— 50 — 

ricamato à cordoncini bianchi con le croci di tila d'oro. Ha 
bella tavoletta per i secreti ecc. {Segue V inventario)* Il vase 
deiraqua santa è bello et a suo luogo; si puotria levare la 
porta laterale della parte dell'evangelio. Non si celebra se 
non alle volte i giorni feriali. I titolari sono il SJ Alessandro 
Salici, ms. Pre. Nicolao Vidoletto curato di Lucine (*). 



memoria che il dì 13 giugno 1029 il fùlmine fracassò il campanile, gettò abbasso 
la campana inaggiore, inceneri il ragazzo che, secondo lo stolido costume 
durato fino ai nostri giorni, suonava la campana a stornare la bufferà, e offese 
gravemente una persona che trovavasi in chiesa. È questa provveduta di assai 
decenti sacri arredi, e lateralmente all'aitar maggiore sono due buoni quadri 
rappresentanti Tuno S. Lorenzo, S. Satiro, S. Agostino e S. Cecilia, T altro 
S. Agostino, S. Caterina e S. Agata, creduti lavori del Morazzone. Nel batti- 
stero è un pregevole affresco rappresentante il battesimo di Gesù Cristo, ese- 
guito nel 1841 dal pittore Andina. Venne consacrata il 27 maggio 1827 da Gio. 
Battista Gastelnuovo. - Nella frazione di Luisago, abbandonata Tantica chie- 
suola di S. Martino, come che troppo discosta dall'abitato, ne fu eretta una 
nuova (dedicata all'Addolorata) nel centro di esso, sullo scorcio del secolo 
passato. Fu restaurata e dipinta nel 1857, e non è fuor di luogo il notare che 
il corretto disegno degli ornati è del valente disegnatore Paolo Ortelli, la buona 
esecuzione di Qiosuò Bianchi, ambedue nativi di Civello. In quella chiesuola è 
in venerazione T effigie di una B. V. Addolorata, sculta in legno e mirabile, 
vuoi per la correzione delle forme, vuoi per Tatteggiamento del volto, a digni- 
toso e ineffabile dolore. È lavoro del cinquecento e apparteneva ai soppressi 
frati di S. Girolamo in Como. Ivi è pure una assai bella statua in legno rap- 
presentante S. Antonio da Padova col Bambino in braccio. La parrocchia è di 
libera collazione e conta complessivamente 1175 abitanti. I registri dei nati e 
dei morti cominciano col 1639. Si trova una nota che dice essere gli anteriori 
deperiti per incendio. 

(1) « Governando la Chiesa di Como il vescovo Andrea (degli Avvocati) av- 
venne la fondazione della collegiata di Lucino. Fu Lucino, nei tempi andati, 
luogo di qualche stima, e molto frequentato da famiglie nobili, alcune delle 
quali ancora continuano a soggiornarvi. Tali sono 1 Gaggi, i Raimon.di, i Vac- 
cani^i Ruschi, i Corani (mancati ai nostri d\) e gli Advocati. Stabili Andrea di 
rendere via più chiara la terra di Lucino col piantarvi una chiesa alla Gran 
Madre di Dio, fece parola di questo suo pio disegno col Delegato Apostolico 
che manteneva la Santa Sede in Lombardia, ed avuto da lui il suo consenso 
(B. Giovio, libro III. - Fr. Ball., par. II. - Q. Lucino Passalacqua nella terza 
lettera istoriale), felicemente incominciò e perfezionò la gloriosa impresa 
ranno 1363. Ma non restò pago Andrea della fabbrica materiale di questo 
tempio, vi applicò molte rendite, acciocché da' canonici, eh' egli nominò alla 
cura e servizio di detta chiesa, si salmeggiasse ad onore di Maria. Lasciò poi 
di tutti questi benefizi il giuspatronato alla sua famiglia Advocata. Tiene ora 
il primo posto di questa collegiata Francesco Advocato col titolo di priore. Più 
chiara notizia daremmo di questa collegiata, se la fortuna avesse secondato la 
nostra brama di trovar Toriginale dell'erezione, che da alcuni anni in qua si 
è smarrito con nostro grave rammarico ». Cosi si esprime il Tatti alla III Deca 
degli Annali Sacri di Como, pag. 110, n. 83. - Roberto Rusca poi scrive: « Lucino, 
Villa et Castello, a cui la famiglia Lucina ha dato il nome, auendo due uolte soste- 
nuto gli assalti gagliardi de' milanesi, fu da loro destrutto e dalle fattioni, come 
già si è detto nel secondo libro. Siede questa terra in amenissimo sito, et Andrea 
Auogadro Lucino, uescovo di Como, ui fece edificare una chiesa, che all'Assun- 
tione della Beata Vergine consacrò, co *l pomi un Collegio de Canonici Tanno 1359^ 



— 51 — 

A Mosino in casa del S.*" Aluisio Mugiasca vi è una bella o«-«wf*o di woiino. 
capella assai grande, con una Qorta che responde nella strada 
publica, et un'altra che risponde dentro la sua corte. Nella ~^ 
quale capella vi ò un bello altare, dedicato a S> Francesco 
con una icona d'un bello cruciflsso et dalle bande S. Giovanni 
et S. Francesco, serrato co' suoi cancelli, et paramenti per 
celebrare, co' calici, ma non ha pietra consacrata, ma si piglia 
quella di Matio, et fa celebrare quando a lui pare, et ne ha 
havuta la licenza del signor Visitatore Apostolico Mons.^ di 
Vercelli, et ò lontana dalla parochiale di Matio uno quarto di 
miglio. Item ha suoi vasi d'aqua. santa et è bene depinta et 
tenuta, se bene non è dotata. Item ha sopra li muri della chiesa 
una campanella. Item ha sue belle fenestre co' ornamenti da 
serrare. 

Da Mosino lontano una archibusata, et da Mazo un quarto di s. oeroumo di sor- 
miglio vi è una Cassina chiamata Sordello, dove è una capella 
di S. Gironimo, della grandezza di quella di Mosino, ma non è 
depinta ne fornicata ne si tiene con paramenti, ne mai si dice 
messa se bene altre volte si dice che si diceva messa, di più 
ha uno campanile sul muro con una campanella, alquanto più 
grande di quella di Mosino. Non ha se non un'occhio, senza 
sue ante da serrare, questa capella è edificata per quanto si 
dice dalla familia de' Coqui di Como (*). {Segue V € inven- 
tario detti paramenti della giesa di SSM Cosma e Damiano 
paroch,^ di Civetto ». Manca l'elenco dei clero della pieve). 



JdllO. 



instituendola iuspatronato della sua famiglia, et cauai questa iscrittione 
ranno 16S4, essendo in compagnia dell'Abbate Siluio Peregrino, cbe mi con- 
duceua alla sua villa di Masio(Maccio). Et è questa. OUm me extrusoU Andreas 
Adtu>e(Uus primus Comensis Episeopus DiuoBque Marida eub AssumptUme nomine 
dùwUUprouentiìfUs dedicauit. Vetustate vero l<a>efactam BartholomcBus Alìtiatus 
Saoerdos, et mihi Oanonicus suis impensis restcnirauit. Domuque mihicontiguam 
mstaurauit, vineam S, Rochinunoupatam plamtcvri, et exooliiussit iSi8, — Bt 
è da notare, che dicendo V iscrittione Andreas Aduocatus, che ui sono da due 
sorte di Lacini: Lucini Auocati o Aduogadri, et Lucini schietti: quelli hanno 
tre lucci pesci in campo azurro, et questi li hanno in campo rosso, et sono 
questi, con quali io ho parentado ». (Roberto Rusca : /{ Rusco ouuero Ifreue 
desorittione del Contendo et uescouado Comasco per linea dritta, et trauersale. 
Libro IV. - In Piacenza, per Giacomo Ardizzoni, 1629, pag. 52). 

(1) Mosino, frazione di Maccio, è detto cosi dalla sua posizione (Montis 
stnus)^ perchè il colle forma appunto un seno colà dove sorge il magnifico 
palazzo, già ìlagiasoa, poi Raimondi, Mosca, ed ora dei Delia-Torre Lombar- 
dìni, architettato dal celebre Cantoni, vi è un oratorio pubbUco intitolato a 



— rì2 — 



Descriptio Ecclesiarum 

Tam simplicium quam curatarum PLEBis Ugiati 

Et in primis CollegiaTìE S.«*» Petri 

(1592) 



Krxi. coiiogiaia DÌO socunda Julij 1592. 

S. Petri de ** 

Uglato. 



Visitatio Collegiatae Ecclesiae SM Petri de Ugiato sitse in 
medio pago eiusdem loci, quae habet tres naves, mediam sci- 
licet et duas laterales, quarum una amplior altera. 

In fronte maioris est altare elevatum ad quattuor gradus, 
consecratum, vestitum etc, ornatum icone picturis et auro satis 
antiqua, super ea fornice pietà. Ante altare chorus canonico- 
rum cum octo stallis septus cancello ligneo etc. In fine dictae 
navis ìanua Ecclesiae maior, e cuius latere dextero capelia for- 
nicata, septa lìgneis cancellis et pietà diversis figuris antiquis, 
in eius medium vas marmoreum eleganter elaboratum cum 
cohopertorio condecenti in modum piramidis .... in eo asser- 
vatur aqua baptismalis etc. In fronte tertise navis lateralis 
altare parvum dedicatum 6. M. Yirginis Assumptionì, consacra- 
tum, vestitum etc, cum icone et elegantibus picturis subtus 
fornice et extra septum ligneum etc. Ad hoc altare sunt erectse 
confraternitates SS."»» Oorporis Christi et SS.«ai Rosarij. 



s. Francesco d'Assisi, consacrato il 87 ottobre 1805 dal vescovo Carlo RoveUì. 
Il casolare che sta sopra Mosino, e dove sono case di campagna con amenis- 
sima vista, conservò il nome di Bordello, abbreviazione evidente di Supru^ 
tctlus, terra di sopra. L'oratorio di S. Gerolamo, di patronato Cocquio e poi 
dei marcliesi Gaggi, attualmente abbandonato, è fuori d'uso. 



— 53 — 

In ft'onte secundaB navis lateralis est altare sub titulo 
S.c^ Stephani, parvum, consecratum, vestitum etc. Hoc altare 
est dotatum vinea ubi dici tur la Lotata, et cohaeret horto pre- 
positursa, cum onere sub ea celebrandi mìssam singulis diebus 
veneris, et cantandi missam die festo S.*» Stephani, et dandi 
refectionem ministris inservientibus, ut dicìtur .... Extra 
ianuam maiorem est campanile quadratum separatum ab 
Ecclesia, cum tribus campanis et una earum rupia . . . Cir- 
.cumcirca Ecclesiam coemeterium etc. {Segue V inventario), 

A di 3 luglio 1592. 

Visitata per Paravicino la Chiesa di S. Michel di Trevano ^'^il\l\^ 
filial della Colleg.^ d* Uggia, posta fuori della terra in alto, 

Ha due navi, et nella raag.r vi è una capella a niccia. 
depìnta la volta, sotto la qual vi è un' altare alla forma con- 
sacrato con sue tovaglie ecc. Al detto altare celebra, tutte le 
feste et alle volte ai feriali ms. pre. Pompeo de Clerici Can.co 
d* Uggia, a qual supliscono li huomini della terra non havendo 
la chiesa alcuna entrata {}). 

La terra fa circa 25 fuochi, anime 100 et di com.« circa 80. 



i S. Mi- 
Tr*>vano. 



(1) La chiesa parrocchiale prepositarale di Uggiate, di libera collazione, 
è sotto il titolo dei santi apostoli Pietro e Paolo. Fu consacrata dal vescovo 
Carlo Romano il giorno 8 di agosto deiranno 1841, e r anniversario di essa 
dedicazione venne fissato nella domenica seconda di novembre. La parte occu- 
pata dal popolo fu costruita sull'area deirantica chiesa neiranno 1733, e deco- 
rata ranno 1737. I buoni dipinti che adornano la vòlta si credono del Carloni. 
Nella gran tazza si vede Tapoteosi di S. Pietro, con quattro fatti principali 
della sua vita, che sono: S. Pietro neiratrio di Caifasso, S. Pietro liberato dalla 
prigione, rincontro di S. Pietro con G. C. sulla via Appia e il martirio del 
Papostolo, rappresentati con quattro medaglie ovali in chiaro-oscuro a basso 
rilievo. Nella vòlta del braccio inferiore è ritratta la gloria di S. Paolo, nelle 
mezze lunette della parete, in fondo alla chiesa istessa, la conversione e il mar- 
tirio di questo apostolo, parimenti in chiaro-oscuro, in basso rilievo. TI presbi- 
terio col coro, che era ancora quello delTantica chiesa, trpppo discordava per 
angustia e diversità di stile dalla nuova fabbrica ; inoltre sentivasi il bisogno 
di cambiare la posizione della sagrestia sita a ponente, angusta, umida e fred- 
dissima.. NelPanno 1858, sopra disegno del T architetto Giacomo Moraglia di 
Milano, demolito il vecchio fabbricato, e occupatosi per Tampliamento lo spazio 
necessario di proprietà del beneficio prepositurale, venne eretto il nuovo 
presbiterio e coro colla nuova sagrestia a mezzogiorno, mediante i soli pro- 
venti della chiesa, ammontando la spesa a lire 18000, che furono coperte in 
dodici anni favorevoli pei raccolti. Terminata la fabbrica e coperta la spesa, 
neiranno 1874, sorse il progetto delle decorazioni e pitture allo stesso coro e 
presbiterio. Dopo varie consultazioni si adottò il pensiero di ristorare prima i 
dipinti già esistenti nella chiesa, in parte logorati dairacqua, e in parte defor- 



— 54 — 



"'d^onVo:^"*'" A di detto. 



Visitata la chiesa di S. Vittore de Ronago, remota dalla 
terra un* tiro d*archibuggio, filial della collegiata, dalla qual 
è lontan* un* buon mìglio, cui dice messa tutte le feste pre. 



mali da macchie; e Topera fa eseguita dair ornatista Francesco Nicora di 
Castiglione, cbe assunse il lavoro per il prezzo accordato di lire 1200, e che vi 
impiegò circa 128 giornate dal 24 agosto al 24 dicembre 1874. Al pittore figurista 
Giuseppe Carsana da Bergamo veniva intanto affidata Tesecuzione di due me- 
daglie, una nella mezza calotta deir abside, che rappresenta T adorazione del 
Sacro Cuore di G. C, e Taltra nella vòlta del presbiterio, col soggetto r Assun- 
zione di Maria santissima, e i quattro Evangelisti nei pennacchi. Questo lavoro 
ricorda ai posteri Tanno del giubileo (1875) e il secondo centenario della rive- 
lazione fatta alla B. M. Margherita Alacoque della. divozione del Cuore santìs- 
simo di Gesù. La chiesa è fornita di cinque altari: Taltar maggiore, con ancona 
di legno intagliata e indorata, con pregevoli lavori e statuette rappresentanti 
il Redentore divino flagellato, la B. V. assunta in cielo, i santi apostoli titolari 
ed altri santi venerati nella parrocchia ; l'altare dedicato alla B. V. del Rosario, 
con rispettivo simulacro, opera deir intagliatore Villa Filippo di Milano, eseguito 
Tanno 1864, arricchito di privilegio perpetuo pei defunti con breve di Pio IX 
10 luglio 1867; Taltare dedicato a S. Francesco Saverio, con un buon quadro 
ad olio, che rappresenta la morte di detto santo e Tancona di legno dorato, dono, 
si crede, della nobile casa Turconi, che vi ha istituito un legato di una novena, 
con messa cantata nel giorno 3 dicembre; Taltare della Deposizione, ove tro- 
vasi un dipinto che rappresenta la Deposizione di G. C. dalla croce, il quale 
si crede della scuola del Luino, ma che fu guasto dai ristauri; Taltare dedi- 
cato a S. Antonio abate, con simulacro in legno, logoro dal tempo. Tutti ì 
prefati altari sono forniti di pietra sacra. Di fianco aUa chiesa verso ponente 
è un oratorio per uso della confraternita del SS. Sacramento. Oltre la parroc- 
chiale, esistono nel territorio della parrocchia le seguenti chiese figliali : la 
chiesa di S. Giuseppe, posta nella località di Somazzo, ricostruita, si crede, nel 
secolo passato, a spese della nobile casa Turconi. Essa è conosciuta sotto il 
nome di Chiesa dei Morti di SomasMO, in causa di tre crani! che si trovano in 
tre distinte cellette nella parete di contro alT aitar maggiore, dalla parte 
esterna. La divozione a questi morti è fondata sulla tradizione, che in questa 
località tre giovanetti di distinta famiglia, tentati a mal fare, perdessero la vita 
nel resistere ai loro insidiatori. Perciò la chiesa ò visitata da gran numero di 
devoti a dieci e dodici miglia intorno, specialmente nelle due solennità o 
sagre che vi si celebrano, Tuna ai 19 di marzo in onore del titolare S. Giuseppe, 
Taltra nella domenica terza di settembre, onorandosi la santissima Vergiue 
Addolorata. Vi affluivano anche varie processioni, massime dalla vicina Sviz- 
zera, se non che, incagliate da' nuovi ordinamenti politico-finanziari, andarono 
in disuso. NelTanno 1862, in parte coi fondi della chiesa parrocchiale, in parte 
mediante lavori gratuiti, furono erette le due seconde cappelle laterali, dedi- 
candone una a S. ftocco, in riconoscenza del paese preservato dal cholertjt- 
morbus che infierì nelle terre circonvicine T anno 1856. -^ La chiesa vicariale 
di Trevano, dedicata a S. Michele Arcangelo, ricostruita nel secolo passato, non 
consacrata. Ha un solo altare. NelTancona di esso si vede un dipinto sul muro* 
delTanno 1541, che rappresenta la Beata Vergine col Bambino, TArcangelo 
Michele a destra e S. Gio. Battista a sinistra. Sotto i piedi della Vergine si 
leggono queste parole: 

Salve Dei Virgo PopuH 
Miserere Praecantu 
Seandere Gelsa Queat 
Te Virgo TotU9 Adest 



— 55 — 

Batta Baldi CaD.<^o d* Uggia» et relemosìna di ofBciar si cava 
da tanti beni, di qual chiesa o capella è titolare il sig.^ Vin- 
cenzo Orchi, et ne ricava .... 0). 

La terra fa fuochi 20, et anime circa 90, de quali saran' 
di com.«*« 50. 

A di 4 luglio 1592. 

Visitata la chiesa ò capella di santo Martino di Albiolo chiesa di s. Martin© 

* (1 Albiolo. 

sottoposta immediate alla prepositura di Ugiate; vi si man- 
tiene però dalli huomini di esso luogo congiontamente con 

quelli di Caversazio vicini un' vicecurato il quale è prete 

Horatio Raimondo di -Como. Fa fuochi 34, anime 170 circa ... . 
È lontano da Ugiate puoco più d*un miglio C^). 



e più sotto: 

Questa Opera A Patto Far li Omei del Chomune 
' Di Trevano A Laude De Dio Et La Madona 
Et S, Michele Et S, "ì^ Battuta Et E Fato 
De Elemoxia i64i A di 9 De Luio, 

Sul fianco di levante, fuori deUa chiesa attuale, esiste un vecchio fabbricato in 
forma di abside, che accenna dir essere stato l'abside deirantica chiesa, con 
pitture antiche di misure colossali rappresentanti il Divin Redentore con ai 
fianchi gli emblemi dei quattro Evangelisti, figure rozze e di niun valore 
artistico, ma pregevolissime per Tantichità. Soppresso il capitolo, non riman- 
gono ad Uggiate che il solo prevosto, ed a Trevano, comune autonomo di 
circa 380 abitanti, un coadiutore titolare. La popolazione totale della parrocchia, 
compreso il comune di Trevano, è di circa SlOO abitanti. I registri dei nati, 
matrimoni e morti cominciano col ISSI. 

(1) L'attuale chiesa parrocchiale di Ronago, già vice-parrocchiale dipen- 
dente da Uggiate, di collazione comunale, ossia dei capi di famiglia, è sotto il 
titolo dei santi Vittore e Defendente ; fu eretta dalla popolazione nel decen- 
nio 1701-71, dichiarata parrocchiale, a quanto e redesi, in mancanza di positivi 
documenti, nel maggio delPanno 1805, dipinta nel 1872 dal bravo Rinaldi di 
Tremona, e fatto il pavimento nel 1893. Essa non è consacrata; ha tre altari 
con pietra sacra, e non possiede dipinti, scolture od altri oggetti d'arte di 
prègio o valore. La popolazione della parrocchia è di 475 abitanti, ed i registri 
parrocchiali datano dal 1876 (battesimi) e 1677 (matrimqnt e morti). Oltre la 
chiesa parrocchiale, esiste una piccola chiesa nel camposanto, di proprietà 
Tamantì, ma ceduta al comune ; è aperta al pubblico, e fu benedetta dal pre- 
vosto d'Uggiate, Luigi Mojana, nel 1881. 

(8) La chiesa parrocchiale di Albiolo, di collazione del comune, attualmente 
è sotto il titolo delta SS. Annunciata, e fu eretta verso il 1625- nel 1854 fu in- 
grandita del doppio dal parroco D. Luigi Negri, e da lui benedetta. Essa ha 
tre altari, l'aitar maggiore consacrato, e gli altri laterali con sola pietra sacra. 
Il quadro della SS. Annunciata, pregevole, è opera di Pietro Gnocchi di Milano, 
porta la data del 1579. Esso apparteneva alla chiesa della SS. Annunciata di 
Como, e quando venne fatto il trasporto del SS. Crocifisso all'aitar maggiore, 
essendo questo stato levato, il parroco d'Albiolo, colla fabbriceria, lo dimanda- 



— 56 — 



Chidu di S. Donato 
di CaTenaeclo. 



Die supradicto. 

Visitata la capella di santo Donato di Caverzasio unito 
con Albiolo ut supra, et sotto la prepositura di Ugiate .... 
È titolare il S.»" Paolo Malacrida prevosto del Duomo, qual 
secondo el solito fa celebrare una volta la settimana .... Fa 
fuochi 16, anime 100 circa (*)• 



Chi«ia parroeohUle 
di S. Giorgio di 
Caglio. 



OrAtorlo di S. Mi' 
chale di Cagno. 



Die supradicto. 

Visitata la parochiale chiesa di santo Giorgio di Cagno et 
Concagno tutti uniti et d*uno commune istesso. È lontana dalle 
terre quasi un mezzo miglio; et perciò il SS.^^o Sacramento si 
mantiene nella capella di santo Michele- nella terra di Cagno 
per commodità e sicurezza. Ha un solo altare consacrato ecc. 
Il titolare è ms. prete Tomaso Sala da Carena di vai Lugano . . . 
Fa tutto -il commune 60 fuoclii in circa, anime 320 in circa. 
È lontana dalla prepositura di Ugiàte due miglia et mezzo . . . 

Visitata la capella di santo Michele di Cagpo .... Ha 
un'altare solo consacrato . . . Attacata a questa capella vi è 
la casa del curato assai commoda con giardino ... È lontana 
la terra di Cagno dalla par.^® un mezzo miglio (*). 



roDo e rotteDoero, e se ne servirono per la loro chiesa, che ne abbisoguava. 
Oltre la chiesa parrocchiale, vid T antico oratorio di S. Martino e della B. V. 
del Rosario, menzionato in questi Atti di Visita, che ha un altare consacrato 
ed è in molta divozione di quei terrieri. La popolazione della parrocchia è di 
circa 1000 abitanti. I registri di nascita, morte e matrimont datano intorno 
al 1625, epoca delPerezione della parrocchia. 

(1) La chiesa parrocchiale di Caversaccio, di patronato comunale, è sotto 
il titolo di S. Donato. Non trovasi documento comprovante Tepoca di sua fon- 
dazione, poiché, se si eccettuano questi Atti di Visita, la più antica memoria 
non'risale oltre il 1505 ; fu restaurata ed abbellita negli anni 1844^. Non è 
consacrata ed ha cinque altari, tutti muniti di pietra sacra. Il quadro di S. Donato 
è di pregio, e credesi opera di Daniele Crespi. Non esistono altre chiese. — 
Ha una popolazione di 607 abitanti. I registri parrocchiali incominciano, quelli 
di battesimo col 1595, queUi dei morti col 1610, e quelli dei matrimoni col 1620. 

(2) La parrocchia di S. Michele in Cagno è una delle prime erette nella 
pieve di Uggiate. La memoria più antica scritta che si abbia è del 1530. Certo 
Lucini, curato di tutte due le chiese di Olgiate Lombardo ne, inscrive nel cosi 
detto consorzio da lui fondato un Lucini Antonio suo nipote curato di Cagno. 
Dal libro di questo stesso consorzio rilevasi pure che mentre nelle parrocchie 
vicine di Albiolo, Caversaccio, Roderò e Solbiate non trovavasi ancora prete 
stabile, a Cagno era già istituita una cappellania. È poi tradizione che la chiesa 
di s. Giorgio di Cagno, circondata un tempo da piante di noci e di castagne, ora 
in mezzo ad una estesa e ben coltivata pianura, lontana dalle varie frazioni 
della parrocchia circa un mezzo miglio, fosse la cappella ove si radunavano i 
primi cristiani dei dintorni, e quindi la prima chiesa parrocchiale. Questa 



— 57 - 

Die luD« sexto Julij 1592. 

Visitata la cap.^» di santo Paolo dil luogho di Gagino, so- s. paoio « oaggmo. 
getta immediate alla cura del signor prevosto, se bene alle volte 
vi risiede un capellano. Ha un solo altare airoriente sotto una 



chiesa ò stata rimodernata oliranno 1851 : vi si è fabbricato un bello ed ampio 
camposanto con stanza mortuaria, ma la sua forma primitiva mostrava carat- 
teri aicari di antichità. Essa non era altro che una stanza oblunga rettangolare, 
avente da un lato due finestre, il tetto a tavelle, piccolo presbiterio terminante 
in abside semicircolare, internamente ornata di pitture consimili a quelle del 
S. Abondio fuori di Como. La facciata guarda il ponente, e vicino alia porta 
d" ingresso, dalla parte di mezzodì, s' innalza una torre antica, quadrata, come 
alla chiesa di S. Paolo in Cantù, torre che da taluni vien creduta una di quelle 
vedette delle quali i castellani si servivano per comunicarsi le notizie da un 
castello airaltro. A settentrione di questa chiesa eravi un portico, sotto cui 
erano scavate due altre sepolture ; a mezzodì la casa àeWEremUa o custode 
della chiesa. Deir architettura di questa chiesa sono tuttora quella di S. Mar- 
tino di Albiolo, e in parte quella dell'Assunta di Bizzarone. Nel tempo in cui 
questa chiesa di S. Oiorgio era parrocchia, v'era pure una piccola cappella de- 
dicata a S. Michele, nel centro del castello di Cagno, e precisamente nel luogo 
ove attualmente sono i rustici della casa parrocchiale. Di questa cappella si fa 
menzione in ^n istromento, ove sono descritti i vari locali della casa parroc- 
chiale, e vi sono ancora un pilone ed; un residuo di pavimento. Cresciuta la 
popolazione e introdotto Tuso di avere le chiese parrocchiali nel centro dei 
paesi, fu innalzata una nuova chiesa dedicata a 8. Michele, probabilmente verso 
il mille seicento, e questa è poi Tattual chiesa parrocchiale. Nel 1002 fu innal- 
zata la bella torre quadrilatera che serve di campanile, i cui angoli ed il cap- 
pello sono tutti di serizzo ben lavorati, tolti dal castello che fu distrutto. Questa 
chiesa presenta nulla di rimarchevole. Essa ha un beiratrio davanti alla porta 
principale; i piloni interni sono a lucido marmorizzati; sono ben pitturati il 
vólto del coro e gli archi. È poi fornita di ricchi ed antichi arredi, non che di 
marmi. Sopra l'altare maggiore vedesi un grandioso quadro rappresentante 
rapparizione di S. Michele, di pregevole pennello; da un lato della chiesa un 
altro quadro, in cui vien rappresentata 8. Agata in prigione legata con catene, 
vicina al suo transito, quadro che dovrebbe essere meditato da tutti i pittori 
che vogliono dipingere S. Agata. La confraternita di questa chiesa ha poi un 
antico stendardo, portante da una parte S. Michele e dall'altra Timagine di 
Maria SS. del Rosario, ciraondata dai quindici Misteri, che credesi pittura di 
un certo Ferrata; come pure credesi che siano dello stesso i Misteri dipinti in 
tavole di rame che un tempo erano posti ad ornamento dell'ancona della Ver- 
gine del Rosario ; peccato che per incuria alcune di queste tavolette siano state 
guastate. Non posso poi omettere dair avvertire che il contado di Cagno e Con- 
cagno, con altri paesi vicini, apparteneva, non son molti anni, air illustre casa 
Odescalchi, e ohe la vendita di esso fU fatta dair eminentissimo cardinal vicario, 
prima che rinunciasse alla porpora e si ritira,sse fra i Gesuiti di Verona. È fama 
che Innocenzo XI negli anni di sua adolescenza si recasse a villeggiare a Cagno. 
Una cartina di proprietà della parrocchia, rappresentante Innocenzo XI, porta 
sottoscritta la leggenda: Qui dum in mitwribtu ertU Cagni nuticiibeUur. Su di 
alcune rustiche case, e airesterno della cappella di S. Rocco trovansi ancor 
dipinti gli stemmi pontifici odescalchi. La confraternita pot, eretta sotto il ve- 
scovo Lazzaro Caraflno, aveva scelto per patroni temporali gli illustrissimi 
duchi Odescalchi, dipendenti dal principe Livio, nipote di Innocenzo XI, la qual 
cosa conferma la tradizione della dimora di Innocenzo XI in questo paese. — 
La popolasioneMella parrocchia è di lOOl abitanti. I registri parrocchiali comin- 
ciano^dairanno 1074, gli anteriori perirono in un incendio. 



— 58 — 



Oratorio di S. Maria 
e dei santi Naxaro 
e C^lso di Camnago. 



Oratorio della Ma- 
donna di Bernasca. 



volta decente senza icona, ma con pittura decente in faccia, ecc 
Ha alcuni beni, quali si affittano dal commane per L. 35 et 
altri beni, detti li Zerbi, per quali si paga dalla sig.*^* Ginevra 
cinque moggia et si 2 di segale et 3 di vena, di quali si paga il 
prete .... Fa fuochi 16, anime circa 100. È lontano un miglio. 

Si celebra tutte le feste et vi è legato di 12 L. fatto dal 
sig.i* Cesare, quale si disputa. È lontana da Ugiate un miglio (9. 

La capella di S. Maria, Nazaró et Gelso di Camnago, 
membro di Ugiate, è antichissima con un solo altare non con- 
sacrato, piccolo ecc. Fu consacrata nel 1312, fa fochi 11, 
anime 60. 

L'oratorio della Mad.* di Bernasca, attaccato alle case dei 
SS." Albrici, non è più longo di 62 piedi in circa con un'altare 
picciolo non consacrato. È serrato attorno di muro, non ha 
dote, ne legato, vi si celebra alle volte («). 



(1) La chiesa di OaursiQO fu eretta in parrocchia ìndipeDdente, distaccan- 
dola da Ugf^iate» di cui era vicariale. Vanno 1892, dalla Autorità Bcclesiastica, 
e ai 5 di settembre dell'anno 1894 uscì il decreto con cui quella cura fu raffer- 
mata, pur civilmente, in vera e propria parrocchia. La notizia, comunicata a 
quel popolo dairon. deputato Ambrosoli, rapida si diffuse, al suono dei sacri 
bronzi, e destò il più vivo entusiasmo, poiché fa coronata un'aspirazione, che 
rimonta al 1818, quando Qaggino contava 300 anime, mentre ora ne ha 800. Il 
giorno 24 del mese d'ottobre 1894, ebbe luogo, nel palazzo vescovile di Como, il 
primo concorso per quella parrocchia di nomina vescovile, e il sac. Giovanni 
Maspero, già vicario in luogo, ebbe V istituzione canonica quale primo parroco. 
La chiesa ha per titolo La Conversione di S. Paolo. Non ò consacrata. Si ha 
memoria esistesse fin dal 1300, e ancora prima del 1882 era volta a levante verso 
la valle ; ma il presbiterio, minacciando staccarsi dal rimanente della chiesa, 
per abbassamento del sottoposto terreno, Tanno suddetto, a spese del comune, 
fu in parte ricostruita col nuovo presbiterio a ponente, coirallungamento 
della chiesa sull'area del presbiterio vecchio, e coll'aggiunta del piazzale a 
levante. Avendosi voluto conservare la parte di mezzo, si adattò la nuova costru- 
zione alla forma e alle proporzioni del fabbricato conservato. Indi a poco la 
vòlta di questo minacciò e fu dovuta ricostruire, anche questa coirordine obbli- 
gato, e cosi la nuova chiesa riuscì all'attuai forma oblunga. Ha cinque altari, 
due dei quali eretti nel 18T3, senza pietra sacra e però non ufficiati. Non ha 
nulla di prezioso per lavorò od arte. Air ingresso del paese, dalla parte di Ug- 
giate, esiste una cappella, eretta per divozione dai terrieri Tanno I88S, sacra a 
Maria Vergine ed a S. Rocco, nonchò a S. Abondio e a S. Sebastiano. Per 
desiderio del popolo, dopo i vesperi d'ogni prima domenica, il parroco visita 
processionalmente questa cappella, senza pietra sacra, vi è anco un oratorio 
festivo, con annesso locale di ricreazione, di ritrovo e scuole serali. 

(Zi L'attuale (fhiesa parrocchiale di Camnago d' Uggiate, di libera colla* 
zione vescovile, è sotto il titolo di S. Margherita vergine e martire, della quale 
si celebra la festa ai 20 di luglio. Prima del 1771 Camnago non era che una 
semplice cappellania. Non vi aveva residenza alcun sacerdote, ma veniva stac- 
cato, nei bisogni spirituali, dai;capitolo di Uggiate or l'uno or Taltro dei cano- 
nici per venirvi a celebrare messa nei giorni festivi, ed assistere agli infermi 



— 50 — 

A di 4 Luglio 1592. 

' La capella di S. Fermo di Concagno sotto la parochiale s. jermo ai con- 
di Cagno è fatta meza in volta, cioè la parte sopra Faltare, qual 



nelle loro malattie. La chiesa ia allora eBistente, la cui soffitta a mattoni, e le 
pittare fatte sul lìscio rappresentanti S. Cristoforo, S. Bernardo ed altri santi, 
ne dimostravano r antichità, confermata anche da questi Atti di Visita, era 
dedicata a S. Maria e ai santi Nazaro e Celso. Dessa era così piccola che, non 
bastando a capire tutta la popolazione ascendente a sole 127 anime, si dovette 
costruire un portico di legno davanti la porta della piccolissima sagrestia, 
per essere riparati dalle acque ed intemperie delle stagioni. Sopra la porta della 
sagrestia si leggeva, in.caratterì gotici, una iscrizione, interpretata come segue: 

MCCCXII . die • Mercurii | mensis . julii . Dominus . Episeopus , Davit j De- 
Crea . eonseerckvit . istam \ Ecclesiam . ad . honorem • Dei . et \ Beatos . Mance 
. et . Beatorum . Nazarii | et . Celai . et . omnium Sanotorum . quorum i reli- 
quice . in . ista . oontinentur \ Eoolesia . et . hàbent . de . perdono | quilibet . 
homo , et . foemtna . qui \ veniunt . ad . istam . Eoolesiam . XXXXX \ dies . 
ornni . die . usqMe . octo . dies \ omni . anno . in . perpetuum. 

I terrieri di Camnago erano mal serviti dai canonici di Uggiate nei loro 
bisogni spirituali, per cui, nel 1709, inoltrarono istanza a mons. Mugiasca vescovo 
di Como per ottenere la separazione, ed affinchè la cappellania di Camnago 
venisse eretta in parrocchia. Il vescovo, che passava ogni anno in Camnago 
una settimana plesso il marchese Raimondi, ben ne conosceva il bisogno, e 
perciò di buon grado ne accolse r istanza, e si adoperò a tutt' uomo per il 
suo effetto. Disposto il modo ed i mezzi per la fabbrica della chiesa e casa 
parrocchiale, necessitava pensare al mezzi di sussistenza del parroco, e il vescovo 
Mugiasca inoltrò istanza alla Santa Sede, facendole conoscere il bisogno della 
residenza di un parroco in Camnago, e perciò venisse distaccato dalla catte- 
drale di Como il beneficio semplice sotto il titolo ed invocazione dei santi To- 
maso e Giacomo, da aggregarsi alla parrocchia da erigersi in Camnago ; e il 
sommo pontefice Clemente XIV, con breve apostolico del giorno S9 luglio 1771, 
accordò facoltà al vescovo tanto per Terezione della parrocchia come pel distac- 
camento del suddetto beneficio della cattedrale, per essere unito alla parrocchia 
di Camnago e formarne il patrimonio. Sino dal 22 luglio dello stesso anno, 
il prevosto d* Uggiate D. Gabriele Torriani e il canonico D. Alfonso Ghiringhelli 
procuratore di quel capitolo, si erano presentati in curia veécovile, e davanti 
al vicario generale D. Giuseppe Zezi, con istromento rogato da Angelo Podazza 
notaio apostolico e cancelliere vescovile, eof cognita causa incomodi aceessus 
Parùehi ad Populum, et PopuU ad Paroohum, davano il loro consenso per la 
separaaione da Uggiate e per Terezione in parrocchia. Cosi disposte le cose, 
il vescovo Mugiasca, con lettera 24 novembre 1771, delega il suo vicario gene- 
rale D. Giuseppe Zezi, con tutte le facoltà opportune per la celebrazione del- 
r istromento della fondazione della parrocchia, che vten rogato dal prefato 
cancelliere D. Angelo Podazza, sotto il giorno 25 novembre 1771. Bretta la nuova 
chiesa, capace di contenere una popolazione di cinquecento persone, questa 
veniva benedetta nel 1781, ai 20 di dicembre, dal prevosto di Casanova D. Fran- 
cesco Prina, a ciò delegato dal vescovo, coir intervento di alcuni parroci della 
pieve. Il primo parroco di Camnago fu Andrea Sala, che resse la parrocchia 
dal 1771 al 1807, cioè per circa 36 anni. Il secondo parroco fu Antonio Bram- 
billa, che governò la parrocchia per anni 33, cioò dal 1807 al 1840. Resasi vacante 
la parrocchia di Camnago nel dicembre 1839, ed apertosi il concorso per la 
stessa ai 7 aprile 1840, fu conferita a Piergerolamo Bernasconi, già parroco di 
Cattaeggio in Valtellina, che la governò fino al 1870, cioò per lo spazio di 30 anni, 
e nel 1877 venne conferita airattuale parroco Graziano Porlezza. La chiesa ha 
tre altari, tutti con pietra sacra; non ò in possesso d* alcun oggetto artistico 



- «0 - 

non è consacrato^ ha una bradella conveniente ecc. È lontana 
da Ugiate tre miglia in circa {^). 

E«^^jS;^SIinonii de A di 4 dì LugllO 1592. 

Visitatio Ecclesiae S. Simonis loci de Roderò, plebis Ugiati 
Gomensis dioecesis, lustrato prius coemeterio; hic pagus facit 
focaria XX, animas 156, quarum 100 communicantes. 

Haec ecclesia est fllialis Collegiatae S. Petri, et in ea residet 
r. presbyter Antonius de Blanchis de Brieno, qui in subsidium 
r. praepositi exercet animarum curam, et substentatur ab 
hominibus loci prsedicti. 

Est sita in summitate Collis inter duas valles, et cohseret 
cum Ecclesia Ligurni Mediolanensis dioecesis, quaa distat uno 
ictu bombarde, a matrice vero distat tribus milliaribus. 

Habet duas parvas naves mediam et lateralem in cornu 



degno di coosiderazione. — Oltre alla chiesa parrocchiale, havri nella frazione 
di Bernasca un oratorio dedicato a S. Maria Maddalena, di proprietà una 
volta Albricci, poi Lambertenghi ed ora Bonanomi. Non consta della consa- 
crazione benedizione di questo oratorio. Nella sagrestia bavvi una piccola 
lapide colla seguente iscrizione: 

DivcB M€vrUB 

Christi Genttriei. 

Virgini PientissimcB 

Lodovioiis Albriciits 

MCCCCXCVII 

Questo oratorio, in appoggio alla suddetta lapide, conta non m«no di tre 
secoli più della parrocchiale. In esso havvi una nicchia con una cassa di 
^ legno, nel cui fondo spuntano tanti chiodi, uno vicino alPaltro, dei quali uno 
ottuso e Taltro acuminato, che Sorpassa alquanto V ottuso, e sopra la nicchia 
sta scritto: « Questo è il letto di penitenza del Beato Oeremia Lambertengho ». 
Di costui, che fu già frate francescano terziario, dimorante in S.- Donato, 
vedasi la vita scritta dal Meloni. — Le scritture deirarchivio parrocchiale da- 
tano dal 1771, e la popolazione è attualmente di 458 abitanti. 

(1) Concagno, frazione del comune di Solbiate, mandamento di Appiano, 
dipendeva, in quanto allo spirituale, dalla chiesa prepositurale di S. Michele 
di Cagno. Nel 1802; in questa frazione, fu eretta una coadiutoria titolare, per 
opera specialmente della casa Somigliana. La nomina del coadiutore era di 
diritto alternativo della casa Somigliana e dei capi di famiglia della terra. 
Nel 1880 però, da mons. vescovo Carsana, venne eretta in parrocchia indipen- 
dente di nomina vescovile, ed ha attualmente una popolazione di 280 abitanti. 
I titolari della chiesa sono i santi martiri Fermo e Lorenzo. Nel 1800 venne 
riedificata ad uso oratorio e dipendente dalla parrocchia di Cagno; tale oratorio 
essendo, col crescere della popolazione, insufficiente, ùi ampliato con una nuova 
fabbrica in posizione ad angolo retto colla preesistente nel 1802. È edificata 
contro ogni regola d*architettura, in sito assai umido. Non è consacrata ed ha 
un solo altare con pietra sacra. 



— 61 - 

EpistolaB ; contiguatio est deformis, sicut et stratum antiquitate 
deprayatum et aptandum. 

In fronte medise nayis est altare non consecratum sub 
fornice, etc. 

Frontispitium Ecclesise pictam cum ìmagine S. Simonis, 
et «enpra parvum campanile cum unica campana. 

In hac Ecclesia est erecta confraternitas Gorporis Ghristi, 
et est ad eam translatus titulus antiquse capallse sancti Mathasi 
sitsB in monte S. Mathsei, prope turrìm, cum onere fiendi sedifi- 
cari altare in honorem S. Mathasi, licet nondumsit exequutum, 
et haec translatio fuit facta attenta ruina dictss Ecclesise. Huius 
tituli beneflciatus est r. Stephanus Muraltus Gomensis cum 
onere miss» ferialis singula hebdomada, qus celebratur per 
supradictum presbyterum Antouium in hac Ecclesia S. Si- 
monis (*). {Segue V inventario). 

Eodem die. 

Visitata la chiesa parrochial di S.^^ Evasio de Bianson' s. Evasio di bu- 
{Bizzarone) lontan* dalla Gan.<:& due miglia, della qual è curato 
ms. pr. Gaspar de Ferrari d'Olgiato. 

Ha due navi, una mezzana, Taltra lateral dal corno del- 



(l) La chiesa di Roderò, dichiarata parrocchiale con decreto 8 luglio 1785 
dal vescovo Magiasca, ò sotto il titolo dei santi apostoli Simone e Giuda, ed 
ò di nomina comunitativa. Non si conosce Tepoca della sua edificazione. 
Dicesi consacrata, ma s* ignora Tanno e il vescovo che ha compiuto il sacro 
rito. I segni della consacrazione si conservarono sui pilastri sino al 1870, e 
sì distrussero poiché in queir anno venne restaurata e dipinta la chiesa. 
Nel 1843 venne ampliata delle due navate laterali, e per questo ingrandimento 
non si considera più consacrata. Al fianco di mezzodì della chiesa si aggiunse 
un piccolo oratorio ad uso dei confratelli, ne venne cominciata l'erezione 
nel 1881, sopra piccolo fondo comunale che godeva il parroco, ad uso orto, 
e da lui ceduto a questo scopo. Ha tre altari di marmo, tutti con pietra sacra. 
Oltre la chiesa parrocchiale, havvi Toratorio di S. Matteo, detto volgarmente di 
S. Maffeo, di cui non si conosce Tepoca deirerezione. In occasione della visita, 
il delegato apostolico mons. Bonomo, avendo trovato quest' oratorio in istato 
di deperimento, ordinò che fosse atterrato fino all'altezza di due hraccia circa, 
piantandovi nel mezzo una croce. In questi Atti di Visita lo si dice già caduto 
in rovina, e si ordina di edificare un altare nella chiesa di S. Simone, in onore 
di 8. Matteo, in cui venisse trasportato il titolo di una messa feriale per setti- 
mana, che doveva in queiroratorio celebrare o far celebrare rinvestito D. Stefano 
Maralto; Taltare fu in seguito edificato. L'oratorio di s. Matteo tu ricostrutto in 
progresso di tempo con un altare dedicato alla Madonna degli Angeli. È visitato 
processionai mente ogni anno nella prima domenica d' agosto, e vi si fa la com- 
memorazione dei morti così detti di S. Maffeo. Roderò ha presentemente una 
popolazioDe di 800 abitanti. I registri parrocchiali cominciano col 1580. 



— 62 — 



S. Rocco di Dizza- 
rone. 



Tepìstola, in cima la mag.^ vi è una capella a niccia bassa 
bianca, sotto quale è un aitar consacrato, piccolo, vestito ecc. 
Dal corno deirepistola vi ò Tuscio del campani! fatto a torre 

et una campana Vi è una sol porta in faccia e sopra 

un^occhio, dentro la quale a sinistra è un vaso di marmo ecc. 
Ha la facciata depinta et T effigie di S.^ Evasio. In questo 
altare vi son uniti doi titoli, che erano già à un altare levato 
da mons. visitatore Bonomie et trasferiti al aitar magiore. L*uno 
e Taltro di S> Maria Madalena, uno dei quali possiede il r. ms. 
pre. Francesco Ruscha già Gapellano di Mons. Volpi, et Taltro 
pr. Pietro Martir Goino curato di Taverne, ne l'uno ne l'altro 
de quali fanno celebrare, se ben'altre volte il r. curato mo- 
derno dice che i antecessori facean' dire una messa ferial ogni 
settimana per chiascuno. {Segue l'inventario). 

Visitata la capella di S.^o Rocco a mezzo la terra de Bianzon' 
qual ha in cima una niccia bianca con un'altar non consa- 
crato, senza icona ecc. 



S. Maria di Biua- 
ronet 



A di detto. 

Visitata la chiesa di S.^ Maria dell'Assontione sopra il 
monte, lontana dalla terra de Bianzon' duoi tiri dllarchibugio. 
Ha una sol nave, con una capella in cima quadra, a vòlta, 
depinta, et cosi tutta la capella attorno. Ha un'altar grande alla 
forma non consacrato ecc. Fuori del cancello vi è da la parte 
dell' Evang.^^o una capelletta dentro una niccia bassa depinta 
et dentro un'altar piccolo non consacrato, dedicato a S. Michel 
e S. Nicola, vestito ecc. Ha entrata in L. 12 imperiai di tanti 
beni .... 

Ha il campani 1 di 2 pilastri con sopra una campana. 



Oratorio di S. Am- 
brogio sopra il 
monte di Bìusl- 
roae prof. 



A di detto. 

Visitata la chiesa poJluta et rovinata di S.^o Ambrosio in 
in cim'al monte sopra S.** Maria sud.* un' 4*» di miglio, scoperta, 
senza paramenti, ne altro, della qual è titolare ms. pr. Marco 
de Cumi Gan.<^o di Balerna, della qual ricava un' moggio 
di grano. 



— 63 — 

A di 6 Luglio. 

Visitata la capella di S.^ Alò dei molini de Chiasso mag- s^t'Aiò da* MoUni 

*^ *=* di Chiaiso Mag- 

giore con un altarino picciolo al tutto nudo ecc. Ha per icona '***"• 

alcune figure depinte nel muro ; ha il pavimento lastrigato, 

et tetto pìanelato. Non se gli dice messa da due anni sono, ne 

Ti è campana. Non ha alcuna entrata (0* 

Visitata la capella di S. Rocche nella terra di S.^ Rocche oratorio di s. rocco 

* prof. 

al mezzo di Drezzo, con un'altarino nudo. Ha alcune figure 
depinte nel -muro per icona. — Non se gli dice messa ne ha 
alcuna entrata. 

A di detto. 

Visitata la chiesia di S. Maria deirAssomptione di Brezzo chiesa di s. Maria 

AHunta di Dreno. 

posta in cima la terra sul monte. 

Ha una sol nave et ìq cima una niccìa tutta depinta con 
dentro un'altare alla misura,^ consacrato, vestito di palio d'er- 
misino stampato bianco con Fefilgie della Mad.^ dell' as- 
somptione ricamato, frangia di seda bianca e gialla con l'armi 
de Rai j mondi ecc. 

La terra di Orezzo è lontan' da Uggia doi miglia, la qual 
fa fuochi 25, o, 30 et anime n.^ 150, de quali sarano di 
com.n« 100. 

.... Il titolare della chiesia è il r. Sig.' Francesco Pe- 
regrino Can.co di Como, qual ricava da Gio : Antonio de Bar- 
nasconi st 25 segai., cinque st. di fermento, st. 10 castagne 
secche, para un' capponi, et metà del vino, che sarà comu- 
nemente vij o otto brente di vino, et la metà delle noci che 
sarà un' moggio, et Togno di Lurà moUnaro in chiasso paga 
L. 26 imp.^^ d'un prato, et il figlio de Dionisio molinaro un' 
scudo d'oro l'anno. 



(I) La parrocchia di Bizzarone, di collazione vescovile, è sotto il titolo di 
8. Evasio vescovo e martire. Fu eretta Taano 15d8 dal vescovo Filippo Arcblati, 
quantunque già prima avesse titolo di parrocchiale, ma non era ancora cano- 
nicamente costituita. La chiesa non è consacrata. Ha quattro altari con pietra 
sacra, eccettuato quello di 8. Teresa, di recente costruzione, che fu consacrato 
dal vescovo Romano. Venne restaurata neiranno 1892. Oltre la parrocchiale 
vi sono attualmente due altre chiese, Tuna dedicata alla B. V. assunta in cielo, 
raltra, vicino al cimitero, a S. Rocco — Bizzarone fa 750 abitanti ; i registri parroc- 
chiaU cominciano coiranno 1650 circa, ma hanno molte lacune fin dopo il 1000. 



— 64 — 



Chiesa di S. Uio. 
Battuta di Pare. 



Chiesa di S. Maria 
di Olronioo al 
Piano. 



Ha il pavimento lastrigato, et soffitta nova fatta a gu- 
glia, ecc. (0- 

A di antedetto. 

Visitata la chiesa parochial di S.^ Giovanni Battista di 
Pare, lontana da Uggia doi miglia e mezzo, posta al mezzo 
della terra. 

Vi ha una sol nave et in cima una capella a niccia tutta 
depinta di novo, sotto un*altar non consacrato ecc. Il curato 
è ms. pr. Fulvio Muralto. La terra f& fuochi 25, et anime 150, 
de quali sarano di com.i^^ 100. 

Il medesimo curato fa la cura ancora a Brezzo («). 

A di detto. 

Visitata la Gapelletta di S.^^ Mai*ìa posta a mezzo la terra 
de Gironico al piano, dentro qual è un aitar piccolo non 
consacrato .... 

Visitata la capella de S.^ Maria de Gironico, dove di 
presente si fa la cura delle anime per il r. ms. pr. Giulio 
Capello, della qual è titolare il r. Sig. Giulio Ciceri Can.^^^ 
di Como. 



(1) La parrocchia di Drezzo, di nomina comunale, fu eretta neiranno 1752, 
ai 16 dicembre, dal yescovo Neuroni. L'anno 1764, mediante un convocato dei 
principali compatroni, si stabilirono le qualità delle rendi te Jid essa assegnate, 
e si aggiunse alla congrua parrocchiale il beneficio detto della B. V. Assunta sul 
monte di Drezzoi di comune consenso deirautorità goYernativa ed ecclesiastica, 
come si rileva da carte autentiche conservate in quell'archivio parrocchiale. La 
chiesa parrocchiale è sotto il titolo dei santi Sebastiano e Rocco, e fu fab- 
bricata all'epoca dell' erezione della parrocchia; ha due altari con pietra 
sacra, oltre la parrocchiale, v' è l'antica chiesa dell'Assunzione di Maria posta 
sul monte. Ha tre altari muniti di pietra sacra« Presentemente ha un aspetto 
abbastanza decente, essendo stata, almeno in parte, restaurata nel 1892. La po- 
polazione è di 556 abitanti, i registri più antichi datano dall'anno 1650. Anche 
oggigiorno due frazioni di Drezzo portano il nome di S. Alò dei Mulini di 
Chiasso maggiore e di S. Rocco, ma non vi sono più traccie delle antiche chie- 
sette esistenti al tempo del Ninguarda. 

(2) La chiesa parrocchiale di Pare è di libera collazione. Non si conosce 
precisamente l'epoca di sua erezione; si presume però che eia stata fabbricata 
intomo al 1500, poiché una nota, trovata fra le carte della parrocchia, dice che 
D. Giovanni Moroni fu nominato primo parroco di Pare il giorno 14 marzo del- 
l'anno 1534, e mori il 28 novembre 1565, vegisstmo et povero. La detta chiesa 
non è consacrata, ma solo benedetta. È sotto il titolo di S. Giovanni Battista 
ed ha tre altari muniti di pietra sacra. Non v' è altra chiesa od oratorio. La 
popolazione è di 700 abitanti. I registri parrocchiali datano dal 21 luglio 1619 
(battesimi), 13 marzo 1621 (morti), 28 novembre 1621 (matrimoat). 



- 8B — 

Ha una sol nave, in cima la qual ò Una capella a niccia 
tutta depinta, sotto quale iin*altar consacrato a U misura ecc. 
L'icona depinta con T effigie della Mad.^^^ S. Nazaro e Gelso 
con comici depinti ecc. 

Questa chiesa ò lontana da Uggii tre miglia, qual fa 
fuochi 35 et anime circa 300, de quali ne saranno di com.»« 
circa 150, in due terre o ville, cioè Gironico in piano et 
aironico al monte, et la chiesa sta in mezzo dette villette 
al piano. 

A di detto. 

Visitata la chiesa, o capella di S.^ Caterina de Qironico ^nM'ionli!'^"* 
al monte, qual ha una sol nave ed una niccia in testa infra- 
scata (sic), qual ha uno altare piccolo et non si sa se sia con- 
sacrato ecc. 

Il curato de Gironico dice non sapere che abbia alcuna 
entrata (0* 



(1) Roberto Rusca (nel Rusco overo dell* Historia della famiglia Busca, 
libro UI, pag. 179) scrive: « Presso il signor Oio. Paolo Stoppano Nodaro di 
€M>mo vi d memoria del 1455 della fondazione, e donatione fatta dalli Signori 
Conti RoBclii della Chiesa di s. Nazario di Oeronico, come della fondatione 
d*ana cappella in S. Francesco di Como, fatta per Menapace figliuolo di Ra- 
vizia ». Questa antica chiesa di Oeronico« di cui parla Roberto Rusca, si ergeva 
a levante a un trecento passi da Oeronico al Piano, in amena e salubre località, 
oggidì chiamata S. Lazzaro, che sembra essere una corruzione di S. Nazaro. 
Al presente non esiste traccia di sorta; nò in archivio parrocchiale leggest 
por un cenno del quando e perchò fosse demolita. L*attuale chiesa parrocchiale, 
di collazione comunitativa, ò parimenti sotto il titolo dei SS. Nazaro e Celso. 
Se ne incominéiò la fàbbrica Tanno 1706, e si compi Tanno 1718. Fu consacrata 
da monsignor Mugiasca il giorno £9 settembre 177S, come da lapide comme- 
morativa esistente nella chiesa stessa. Ha tre altari, il maggiore consacrato, gli 
altri due con pietra sacra. — Yi sono in parrocchia tre oratori nelle tre prin- 
cipali flrasioni della stessa, e si denominano ; a Gironico al Piano, Toratorio dei 
SS. Domenico e Francesco Saverio, più comunemente detto di S. Orato, perchò 
in esso, oltre i titolari, si onora anche S. Orato vescovo, al quale la popola- 
zione ha molta divozione ; Terezione dell* oratorio, per opera dei baroni Porta 
di Como, rimonta al 1672; ò aperto al pubblico, e al presente ò di proprietà 
dei compatroni De-Oìorgi, Pedretti e Prada, che sono obbligati alle riparazioni 
occorrenti, come alla manutenzione delle supellettili e degli arredi sacri neces- 
saii per la celebrazione dei divini misteri. Per altro anche la popolazione, me- 
diante elemosine, concorre al decoro dell'oratorio. ^ A Gironico al Monte, 
l*oratorio di S. Caterina vergine e martire. È di proprietà del marchese Rai- 
mondi, ed è aperto al pubblico. Ha un solo altare con pietra sacra. Nel mezzo 
deU* oratorio sta un sepolcro, ove furono trasportate le ossa dei Rusconi, che, 
colla lapide sovrappostavi, eran già nella sconsacrata chiesa di S. Francesco, 
tùoH di Porta Torre a Como. L'iscrizione che vi si legge ò la seguente: 

Saee, Stor, — Voi. ni. 5 



— 66- 

Visitata la capella di S.^ Maria di Baraggiola in mezzo 
la campagna, lontana da Olgiate un miglietto, qual ha una 
sol nave, et in cima una capella a niccia tutta depinta» et 
dentro uno aitar alla misura non consacrato ecc. 

"y.ViiSS?^ 1592 8 Julij. 

Visitatio capell» S. Gherardi sitaa in loco de Olgiato plebis 
Ugiati. 

HsBc Ecclesia est partim de novo SBdiflcata, et partim in- 
staurata ex eleemosinis piorum virorum, et fuit extructa ex 
voto communitatis Olgiati, qu» etiam communitas celebrare 
fàcit bis in hebdomada proprìjs sumptibus iam a multis annis 
citra in ea . . . . 

Altare unicum sub fornice picto cum historia B. Man- 
fredi etc. 



D . o . M 
QVOD . MORTALE . FVIT 

RVSCORVM 

HAC . CONDITVR . VRNA 

IMMORTALE . QVOD . EST 

VIVIDA . FAMA . TENET 

HOC . OBNVS . HEROVM 

GERMANIA . IBERIA . ROMA 

TOTA . EVROPA . CANIT 

PATRIA . ORATA . COLIT 

NEO . POTERIT . TVMVLI . MOR8 

VNQVAM . ABOLERB . SVB . VMBRIS 

TOT . CLAR08 . BELLI. 

ET . PACIS . VBIQVE 

VIROS. 

EXTERVS ET CIVIS LVQENS HIC SISTE VIATOR 

MANIBVS ET REQVIEM QVISQVE PRECARE PUS. 

La bella iscrizione non ò pabbltcata dal màrcbeBe Alberto Riuooni nelle 

Bue Memorie storiche del ocuctto Rueoa o Riuooni. Segue, infissa nel muro 

laterale, alla sinistra entrando, an*altra lapide bellissima, con stemma della 

famiglia e colla seguente isorisione : 

IO . lA. 
J^RV.INST. 
M.D 
XIUI. 

Fa già nel palaxso in contrada Rusconi, e ricordaTa i ristauri fattivi da 
quel Gian Giacomo cbe il Muralto, negli Annoti di Como, dice il più splendido 
dei Rusconi, e il Giovio, neir Historia Ptktria, cbiama il M£aoni/lco fra i comaschi 
del tua tempo. La lapide collo stemma è pubbUcata dal marchese Rusconi, 
vicino se ne vede un* altra, ed ò un'arma scolpita in un capitello, che sembra 
però appartenesse ai Balbiani, poiché Ti mancano 1 tre ruschi, distintivo deUa 
Itoiiglia Rusconi, e vi si vede invece un circolo doppio, ripetuto duo volte in 



— 67 — 

Adest campanile cum unica campana. 

Miss® prsBdictsB non celebrantur de prsesenti, nisi una a 
r. presbitero Philippe Lucine singula hebdomada. Alia non 
celebratur, quia rector qui solebat eam celebrare recusat a festo 
S. Martini prozime preteriti citra, tum propter indecentiam 
ipsius Ecclesise, tum propter subtractam mercedem. 

1502 die Mercurij mensis Julij. 

-Rmns DD. Eplscopus, visitationcm prossequendo, accessit ^s. J^uaf 
ad parochialem Ecclesiam SS^'»"» Hippoliti et Gassiani sitse «*•*•• 
in loco de Olgiato plebis Ugiati. 

Hffic Ecclesia habet tres naves, mediam et duas laterales, 
qudB omnes habent contiguationem deformem. 

In fronte medi» est sacellum fomicatum ac dealbatum, 
in cuius medio altare consecratum . . . , post quod icon satis 
elegans cum pluribus imaginibus et deaurata. In ingressu portae 
maìoris a parte versus epistolam sacellum cinctum septo ligneo 
et fomicatum, in cuius medio vas lapideum elegans cum 
cuspide ecc. 

Ab alia parte in fine altérius navis aliud sacellum cinctum 
sepe ferrea, in quo altare Beat» Mari» Virgini dicatum, non 



alto e due volte in basBO del capitello. TrascriYO poi un' altra iscrizione, che 
sta sopra la porta maggiore dentro roratorio, ieorizione che non eesendo 
acolpita nel marmo, ma semplicemente scrìtta sulla superficie liscia della parete, 
può essere stata varie volte ritoccata, come certamente lo fu in quest'anno 1895, 
in cai rebbi à rivedere, da un operaio affatto digiuno di latino, con qual van- 
taggio della grammatica e della retta interpretazione ciascuno se lo può im- 
maginare . In ogni modo la. mia lezione rimonta air anno 1875, e sembra dia 
un' idea abbastanza chiara deirantichità di questa chiesa : Hiijtu EceleUcB me- 
rnotiam e DD, Io. Antonio Berettno et ftatriXnu speetabUis quondam Luetherij 
Rusconi ftlijs anno dni i4Bi D. CatharincB eafdtCB et ifitlem petenttlnu a J2.mo 
Episcopo Prenestino S. luliani Comi AttìnUe conseoratCB senescentibus ad valvcwn 
^ prostrabant publiois lUteris pome eonsumptam, non uno seeulo integram vindi- 
" càbat Clemens Rusconus anno JuMlei M . D. I. — L'oratorio di 8. Carpoforo. 
Ha un solo altare, ma non vi si celebra Messa. È di proprietà dei fratelli Livio 
di Cavallasca. — La popolazione attuale di Oironico è di circa 900 abitanti. Oli 
atti di battesimo, matrimoni e decessi incominciano, con qualche regolarità, 
coiranno 1565, e solo nel libro pei battesimi sono registrati due atti per 
r anno 1564. Nei primitivi registri ed in alcuno anche dei posteriori si riscon- 
trano diverse lacune. Degno d'esser visitato in Gironico al Mopte è certamente 
il bellissimo palazzo Raimondi, in cui sonvi antiche lapidi, dipinti e scolture, 
una sala d'armi ed un archivio degni della massima considerazione. In una 
camera sono visibili ancora una veste e vari indumenti, ohe appartennero già a 
papa Innocenzo XI. 



— 68 — 

consecratum etc. . . • super quo loco iconis aliquot imagines 
pict» .... 

Ibi prope aliud sacellttm cinctum septo lig&eo sub fornica 
dealbato, sub quo altare non consecratum .... super eo parva 
crux ex aurioalco, sine icone, sed eius loco tabula pietà parva 
et iflinus conveniens .... Hoc altare fuit dotatum per D. Bal- 
thassarem Lucinum de libris mille imper. cum onere cele- 
brandi tres'missas feriales singula hebdomada. 

In fì*onte huius navis aliud sacellum cum fornice pietà, 
fbnestra parva, longa et stricta minus conveniente et non suf- 
ficiente prò lumino, et in eo altare antiqutim sub titulo S.<^^ Io. 
Baptistaa etc. 

In fronte alterius navia versus comu epistolsd aliud saeel- 
lum, in quo altare indecens non consecratum et absque debitis 
mappis et sic discohopertum, quod fuit iussu KM statim 
destructum etc. (i). 

"mI ^SSl""* ^^^ ^^ Mereurij 8 mens. lulij. 
sìmiS^ ^ R.°>uB DD. Episcopus accessit ad Ecclesiam Divis Quirieo 
et Alexandre dicatam, sitam in loco Sulbiati plebis Ugiati 
Oomen. Dioaeesis ... et visitavit altare . . • situm in fronte 
sub fornice piota varijs immaginibus sanctorum . . . Adsunt 
duae ianuso altera magna cum oculo supra absque impanata, 



(l) La parroeohia di Olgiate, di nomina yescoTUa, ha titolo di prepo- 
sitara noneapatiya. Comprende le fraiioni di Rongio, Somaino, Caasina, Can- 
talnpo, Bavagiola e Caaletto. Fu eretta aib immeniorcUfili, La chiesa parroc- 
chiale, dedicata al SS. Ippolito e Oassiano, fa consacrata ai 10 di maggio ; ò 
ignoto però Tanno e il yescovo che compi il sacro rito. Ha tre altari. La chiesa 
era insoffioiente al bisogno del popolo, e già da alcuni anni se ne sta erigendone 
nna nuoya assai più vasta. L* Ufficio regionale per la conservasione dei mono- 
menti in Lombardia, dietro invito della R. Prefettura, praticò la visita nella 
chiesa per dare voto circa il progettato ampliamento della medesima; trovò 
che i lavori erano già in massima parte avviati, senza riguardo alle traccio 
originarie interessanti deU*antiea costruzione lombarda. L' Ufficio fece sospen- 
dere i lavori, per poter compiere almeno i rilievi delle parti che ancora riman- 
gono del vecchio edificio. Oltre la chiesa parrocchiale, vi è la chiesa figliale di 
8. Oerardo, fabbricata in parte di nuovo ed in parte restaurata nel 1508, come 
si accenna in questi AtH di Visita. -* L'oratorio di 8. Maria in Baragiola, di 
cui sopra si fo mjenzione, e quelli di S. Oregorio nelle vicinanze di Olgiate, e 
deir Annunciazione della Vergine in Somaino, ricordati più avanti in questi 
AtUf sono profiuati, e non ne esiste più alcun vestigio. — La popolazione è 
di «no abitantt I registri o^minelano eoi 15tt; vi tono però, massime nei primi 
tempi, alcune lacune. 



et altera lateralis cum duabus feneetris absque impanata. 
Frontispieinm est pictam cum imagine S.^^ Alexandri supra. 

Hio pagus Solbiati £acit foearia 30, animas vero 250, de 
eommimlone 130. Adest campanile in forma turriB cum duabus 
oampanifi (0. 

Visita della chiesa de S.ti Biasio et Ohristoforo del luogo <*if-g. K^^^J*!! 

8. Cristoforo di Ca* 

di Casanora piere di Ug^te, fatta per il Mous. R.^^ Veseoto.... n»oT«. 

La chiesa è posta in mezo della terra che fa 25 foghi, 
anime • , • de com. ... Ha una sola nave con il tetto nudo 
difforme, in cima della quale una nichia fatta a volta dipinta 
de pitture vechie, in mezo di quale un'altare consecrato ve- 
stito ecc. Vicino al detto altare vi è una corda attaccata alla 

campana di d.^ chiesa La fachiata è dipinta con un 

S.to Biasio. Fuori della chiesa vi è il cimiterio da duci lati 
circondato di muro, .... Il curato di detta chiesa è il R.<^<> 
m. p. Bernardo Gat&neo di Rovellasca (>). 

(1) La chiesa parrocchiale di Solbiaie, di libera ooUasioae, è sotto la pro- 
tezione di S. Alessandro Martire ; non esistono documenti precisi che compro- 
vino la sua fondazione ed erezione ; qaesta puossi rilevare dai registri par- 
rocchiali, che hanno principio coiranno 1075. Non è consacrata. Oltre r aitar 
maggiore, che è formato di marmi diversi, di forma elegante ed in istato 
molto decoroso, vi è l'altare dedicato alla Vergine della Cintura, rappresen- 
tata da una magnifica statua di legno lavorata da buon scultore. Questa statua 
è dono fatto dalle nobili signore contesse Ruflni. Dessa è collocata in apposita 
ancona, fatta ali* uopo sopra r altare stesso, è difesa da grande vetriata, e 
coperta da una ricca tendina di seta rossa con lettere in oro, dono questo del 
parroco don Andrea Bruni, L* altro altare è dedicato a S. Clemente martire. 
La cappella, dove è posto questo altare, è riccamente ornata di lavori di stucco 
finamente condotti, e da belle pitture. Vi si venera il corpo di 8. Clemente, 
dono fatto dal vescovo di Porfirio al signor conte ed abate Giuseppe Oorini, 
padrone di buona parte del territorio di questo paese. Queste insigni reliquie 
sono raccolte e decentemente composte in una bella urna di legno di ebano, 
circondata e coperta da lastre di vetro. Esternamente e sopra la stessa urna, 
in buon ordine disposti, sonvi dodici angioletti di legno colorati in argento. 
Il quarto altare è dedicato a 8. Antonio abate. La chiesa fu restaurata nel 185t 
dal parroco Andrea Bruni. Vi è in parrocchia V oratorio di 8. Quirieo con un solo 
altare. La popolazione è di dOO abitanti. L* archivio parrocchiale data dal 1075. 

(2) La chiesa prepositurale di Casanova, sotto il titolo dei santi Biagio e 
Cristoforo, è di collazione della famiglia Somigliana da Como, a cui è devoluta 
la nomina del parroco. Circa Tepoca in cui fu eretta la suddetta parrocchia, non 
esiste documento neirarchlvio parrocchiale ; dai registri però si può argomen- 
tare che rimonti air anno 1900. La chiesa venne consacrata da monsignor Gio. 
Battista Mugiasca vescovo di Como neiranno 1776, come dalla lapide esistente 
neir intemo della stessa. Ha tre altari, il maggiore consacrato, gli altri due con 
aola pietra sacra. Oltre la chiesa parrocchiale, esiste un piccolo oratorio dedi- 
cato alle sante vergini Liberata e Faustina, soltanto benedetto, con un solo 
altare, avente pietra sacra. La popolazione della parrocchia è' di 510 abitanti. 

Saltrio, parrocchia di patronato comnnitaàvo, appartenente pure alla 
pieve di Uggiate, in questi Atti di Visita non è compresa fra le parrocchie di 



— 70 — 

^^óeo?5RSS! ^^® mercurij 8 lulij 1592. 

oigittum prof. Visitala Ecclesia càmpestris et capellania S. Georgij extra 
et prope Olgiatum. Antiquissima est. Habet altare unicum sub 
fornice pietà .... Oculum supra portam principalem et aliam 
fenestram .... Habet frontispicium iuxta ordines. Caret sacri- 
stia. Habet campanam, supra tectum fornicis. 

Titulare è il sig^ Alessandro Lucino, mercenario pre. Fi- 
lippo Albrici. Non vi è cemiterio, fu consacrata Tanno 1125. 

^ìS;i/b.T.JiÌ" Die lovis 9 lulij 1592 

V. do SomAlno « 

prof* Visitata Ecclesia càmpestris Annuntiationis B. Marise de 

Somaino, distans ab Olgiate per milliare unum; est tamen 
haec capsina constituens quatuor focolaria supposita immediate 
praepositurali Ugiati, licet curatus Olgiati curam gerat. Habet 
altare unicum sub fornice de recenti restaurata, non tamen 
pietà. ... Ha frontispizio alla forma. È antichissima. Il titu- 
lare è il sig.' Ottavio Lucino, à nome del quale è preso il 
possesso da quattro giorni in qua. 



questa pieve, perchè sino alla fine del secolo passato apparteneva alla pieve 
di Riva S. Vitale, n Governo imperiale trovò opportuna la segregazione» dopo 
che Riva 8. Vitale fu compresa a far parte del Canton Ticino (Franscini, pag. 22). 
La parrocchia fu eretta neiranno 1517, ed è di nomina popolare. Ha una popo- 
lazione di 1059 abitanti. Nel giorno di S. Anna (25 luglio) del 1759, cadeva sul cam- 
panile della vecchia chiesa il fùlmine, che, penetrando nella cappella della 
B. V. del Rosario, recò grandissimi danni e guasti. Il parroco, approfittando di 
tale disastro, si raccomandò allo zelo ed alla generosità dei parrocchiani per 
la erezione di una nuova chiesa più ampia e di migliore architettura, ed ottenne 
quanto desiderava. H primo di settembre di detto anno si diedero air opera, 
e fu condotta a termine nel seguente anno, e nel giorno di S. Tomaso del 1760, il 
parroco la benedisse ; ciò risulta da una relazione che si conserva neirarchivio 
parrocchiale. Nel 1882 fh ancora ampliata, aggiungendovi il vasto coro e le due 
navate laterali, e ai 2 di settembre di detto anno fu consacrata dal vescovo 
dietro Carsana. La chiesa ha tre altari, il maggiore consacrato, gli altri due 
con sola pietra sacra. Trovasi in detta chiesa un quadro ad olio, di forma 
ovale, rappresentante la B. V. col Bambino, di qualche pregio, il quale venne 
concesso ad ornamento e decoro della chiesa, ma non in proprietà, dalla Acca- 
demia di Belle Arti di Milano; ciò risulta da lettera del signor conte Nava 
presidente, in data 5 gennaio 1852, n. 422. — In parrocchia, oltre la chiesa 
parrocchiale, vie anche un oratorio sotto il titolo di S. Giorgio, fabbricato sulla 
cima di una collinetta poco fuori deirabitato. Nel 1848 venne ampliato e ridotto 
in ottimo stato. Vi sono tre altari di marmo. Neir ancóna deirai tare di 8. Rocco 
vi è un bassorilievo in marmo di Carrara rappresentante la Pietà peposizione), 
dono ed opera dello scultore cav. Pompeo Marchesi di Saltrio, giudicato og- 
getto pregevole per arte. Detto oratorio venne consacrato dal vescovo Carlo 
Romano il 7 settembre 1851, giorno di domenica. — Saltrio è un centro dì 
cave di marmo, sorrette da pilastri intagliati nella stessa roccia, di colore 
cenere e bruno; è patria di scultori egregi, fra cui Pompeo e Luigi Marchesi. 
Le petrificazioni di Saltrio si veggono bene spesso nei gabinetti mineralogici. 



— 71 -- 

Ha una campana picciola senza campanile, ma acconcia 
sopra il tetto. Ha due porte, una in mezzo laterale, et l'altra 
principale (*). 

SUPPLICiLTlO RECTORIS DB PaRBDE 

PULVIJ MURALTI 

PRO TBNUITATB REDDITUOM SUiE ECCLBSIJS. 

Molto IH." Monsig.* 

Oià sono passati cinque anni, che il fldel ser. di Y. S. 
-Rmh Fulvio Muralto, ha servito per curato alla Chiesa di 
S.^ Giovanni Battista de Parede, per la qual cura solo com- 
putando un anno con l'altro, ne cava circa scudi 35, de quali 
qualche parte ne bisogna spendere si in lìtte, come in altro, 
per havere li suoi fitti, et essendo tanto tenue esso reddito, 
che non basta alla lui sustentatione. Perciò è sforzato far 
ricorso da S. R ma Sig."» 

Pregandola humilemente che atteso le predette cose et 
anco per li ordini di Monsig.' Bonomie visitator' Apostol.^» 
nella Diocesi di Como, li quali sono di tener. Quod si nulla 
ecclesice bona, vel non tot esse contisterit, etc si degni 
comandar*, et astringere li huomini di cotesta cura di Parede, 
ad accrescere per la mercede condegna di esso supplicante, 
per la somma che a S. S. Rever ma parerà conveniente. Il che 
spera ottener'. 



Spese fatte da sua sig/** Rev."** con sua famiglia 
nella visita della pieve d'Ugiate. 

Admodum 111.*" et Rev ™o D.^o Peliciano Ninguarda epi- 
scopo Comensi, et Comite, et visitante Ecclesiam S.ti Petri 
loci Ugiati illiusque plebem fact» fieri, ac taxatsB expens» 
tenoris sequentis, videlicet 



(1) m qoMté due ultime ohieia vadati la neta sotto oigiato, ▼•no li fino. 



— 72 — 

A di 6 Luglio 1592: Io. Settimio Ciceri, a ciò delegato da 
mons. Rev.ino Vescovo di Como, tasso le spese fatte da soa 
sig.na Rev ma con sua famiglia, nella visita della pieve d'Ugiate 
per il vitto quotidiano fatto in giorni cinque, in lire cento- 
settantaquattro, et soldi doi imperiali, dico L. 174 sol. 2 im- 
periali, de* quali ne adesso a ciascheduno interessato, come 
nell'infrascritte partite: 

Al Rev.do sig.«* Prevosto L. 13. 10. — 

Alli Rev.i Canonici residenti per eia8ch.<> . . » 13. — . — 

Alli Rev.* Canonici non residenti per ciasch.© . » g. — . — 

Alla parocbiale di Caglio » 13. — . — 

Alla chiesa d'Albiolo » 3. — . — 

Alla chiesa di Caverzasio » 2. — . — 

Parochiale di Bianzon' . . • » 6. — . — 

AlRev.RuscacapelL^diS.MariadiBianzon'sud.o » 1. 10. — 

Al Rev. Ooino CapelL^o come sopra .... » 2. — . — 

Al Rev. Capell.o di S.to Ambrosio » — . IO. — 

La chiesa di Roderò » 5. }5. — 

Papellano di S.^ Matheo » 5. 15. — 

La parochiar di Gironico » 5. 10. — 

La parochiar di Brezzo e Pare » 5. 10, 

Capellano di Brezzo » 3. —, 

Chiesa di Ronago » 3. — 

Chiesa di Gagino » 3. — 

Chiesa di Trovano » 3. — . 

Capellano di Caverzasio » 3. —, 



Sommano L. 163. — . 
11 restante al Capitolo di Ugiate (0- 



(!) n totale della somma esposta non sarebbe di L. 163, ma solamente di 
L. 101; poiché nel prospetto sopra allegato non vi è che r aliquota spettante 
al prevosto d* Uggiate e quella di due canonici, V uno residente e V altro no. 
Ora, aggiungendo Taliquota d'altri due canonici residenti in L. 13 per ciascuno, 
e quella di altri quattro non residenti in L. 0, abbiamo pei primi altre L. 10, 
e pel secondi L. 30, cioè un totale di L. 82, che, aggiunte alle L. 101 sopra men- 
zionate, fanno complessiTe L. 103. Per la qual cosa è chiaro che il capitolo 
d^Uggiate era composto di note canonici, compreso il prevosto, dei quali quattro 
residenti e cinque non residenti. In una carta del 1* marzo U90, trM^ritta per 



- TO- 



Descriptio Plebis Nessi; 
(1593) 



Ecclesia Archipresbyteralis S.^^^ Petrì cum canonica an- 
nega cum qningue canonicatibus in villa de Burgo. 

Item in eodem pago, non procal a matrice, est Ecclesia 
S.<:ti Michaelig. 

Item nno quartali milliaria a matrice, versus Comum non 
procul a ripa lacus, adest Ecclesia S> Laurentio dicata. 

Item supra oppidum Nessij, uno ictu bombardsB, est alius 
pagus, Yicum nuncupatus, in quo est Ecclesia S.^ Mariae 
Assumptionis. 

Item tribus milUaribus in monte, supra matricem, est 
Scelesia S.^ Paolo dicata, in villa de Zelbio, ubi alitur pro- 
prips qapellanuSy prope quam Ecclesiam fuit, ad demos dictae 
EcclesisB S.<^ti Primi, coepta aedificari capella fornicata cum 
altari. 

Item quatuor milUaribus supra Zelbium, in cacumine 
mentis, est Ecclesia epdem S,^ Primo dicata, interdicta* 

Item uno milliari ab ipsa Ecclesia SM Pauli de Zelbio 
adest alia Ecclesia S.^ Antonio dicata in villa Velesi. 



intero daireiudito canonico laganese BeUasio, nel primo ▼olame dei docomenti 
da lui raceolU (manoscritto che si conserva neU*arcbiyio della curia yescovile 
di Como) primi a sottoscriversi fra il clero facente parte del consonio delle tre 
pievi di Balema, Riva S. vitale ed Uggiate, furono i canonici di Uggiate, che 
erano al numero di sette, cioè: Pietro, Marchesio, Lanfranco, Alberto, Alber- 
ione. Martino e Musso; oltre a Montenario e Ughezzone, ohe accettarono \\ con- 
tratto s^nsa sottoscriversi. Il che mi fa argomentare che fin da quella remo- 
tissima epoca a nove ascendesse il numero dei canonici della collegiata di 
Uggiate. 



- 74 - 

Item ad ripam lacus, spatio medij milliaris a parochiali 
Trinitatis, est capella S.<^^ Fidelis, antequam ascendatur ad pa- 
rochialem et distai a matrice per duo milliaria cum dimidio. 

Item alio milliari, descendendo per aliam viam, est Ecclesia 
S.to Andre» apostolo dicata in villa Homi. 

Item daobus milliaribus a matrice, et a dicto pago Herni 
quatuor descendendo versus Oomum ad ripam lacus, est 
Ecclesia S.^^ Martino dicata in villa Gai*eni. 

Item tribus milliaribus a Nessio, descendendo versus 
Oomum prope quasi ripam lacus, est Ecclesia parochialis 
S.cub Trinitati dicata in villa de Pognana, item non procul est 
Ecclesia S.^ Nazarij, in medio villarum de Quarciano, et Roasco. 

Tribus alijs milliaribus a dieta villa, descendendo, est 
Ecclesia parochialis S.<^^ Ambrosio dicata in villa de Palantio. 

Uno milliari a villa prsBdicta de Palantio, descendendo 
versus Oomum in eodem monte, est Ecclesia parochialis 
S.cto Geòrgie de Lemna dicata, et in medio vili» est alia 
Ecclesia S «to Alexandre dicata. 

Non procul a dieta villa de Lemna est alia parochialis 
S.<:to Antonio Abbati de Molina, penes quam ressidet parocus, 
qui etiam deservit EcclesiaB S.c^^ Georgij de Lemna; sed vera 
parochialis est Ecclesia S.^^ Margaiit» de Molina. 

Extra prsedictum pagum prope viam est capella SS^ Rechi. 

Item medio magno milliari a praedicto pago, ad ripam fere 
lacus descendendo versus Oomum, est Ecclesia S.^^ Victoria. 

Ultra lacum duabus milliaribus est Ecclesia parochialis 
SS.ctorom Nazarij et Oelsi in villa de Brieno. 

Tribus milliaribus a villa Brieni, descendendo ad ripam 
lacus est Ecclesia parochialis S.<^^ Georgij in loco de AUio, 
distans a Matrice quatuor milliaribus. 

Item uno milliari infra AUium est villa, de Oarato nun- 
cupata, in qua est Ecclesia S.^^ Mari». 

Item medio milliari supra Garatum est alia Ecclesia an- 
tiqua SSfi^ Nazario et Gelso dedicata. 

Item paulo supra villam de Carato, versus supradictam 
parochialem Ecclesiam S.^^^ Nazazij et Oelsi, est capella 
S.cti Rechi. 



- 75 - 



Cathalogus Cleri Plebis Nessij. 

R.8 ArchJpresbyter d. Nicolaus Cicero S. T. D. 

Jo: Antoniufl Oldratus can«^8 s.cu petri, in urbe Rom». 

Vincentiiis Orchius Comen. 

Ludovicus Turris Oomen. 

Alexander Salicns Comen. 

Jo: Baptista Beanius Gomen. 

Franciscus Gallus comen. diaconus capellanus S.^^^ Laurentij 



Sacerdotes et Clerici. 

Prbr Petrus de Nolfls viceparocus SS.*»» Trinitatis de Pognana. 
Prbr Andreas Strazzius parocus de Palantio. 
Prbr Bernardinus Gapranus viceparocus de Molina. 
Prbr Bernardinus Sormanus parocus loci de Brieno* 
Prbr Baptista de Galigarijs parocus de AUio et Carato. 
Prbr Marinus Ritius vicecuratus in subsidium archipresbyteri 
prò Zelbio. 



1583, die Veneris, decimo mensis Decembris. Reveren- chim.roipreuie di 

' ' S. Pietro di NeMO. 

disslmusy prossequendo visitationem, accessit ad Ecclesiam 
archipresbyteralem S.^^ Petri de Nessio lacus comen. quam 
reperuit prout infra etc. 

La chiesa fabricata in una sola nave di larghezza quin- 
deci brazza in circa et altrettanto longa. In fronte di qual 
nave vicino alla capella ò sia nichia del choro v' è un altare 
consacrato sotto ristesse titolo .... Sopra il medesimo altare 
una ancona in tavola pinta con le imagini di santo Pietro, della 
Mad.ft et de altri santi . . . Doppo qual altare sotto l'istessa nichia 
vi è il luogo per il choro, et la nichia era dipinta, ma per l'umi- 
dità le pitture si sono guastate in modo che non compaiono, 



- 76 — 

non ha legati alcuni. Dal canto deir epistola di d.o altare vi 
è una capeletta in volta dipinta con li quattro Dottori et molte 
altre pitture, in mezzo di quale vi è un'altare consacrato di 
tit.o di S> Pietro Martire, quale non ha ancona ma solo il 
muro, al quale è poggiato l'altare e una croce di legno inserta 
nel muro et sopra un Ghristo et molte figure fra quali Tima- 
gine della Madalena et di S.^ Pietro Martire .... A questa 
capella et altare vi è eretta la scola di S.^o Pietro Martire 
d'esso luogo, et a detta compagnia vi è anco unita la comp.* del 
S.mo Sacramento et della conceptione della B. V. . . . Nella 
parte dell'epistola vi è una finestra grande et bella con suoi 
vetri . • . . A mano sinistra nell'entrare dalla porta magiore 
et vicino a essa vi è un'altro altare sotto il tit® di S.^ Rocco 
non consacrato piccolo et stretto senza ancona, ma in luogo 
d'essa le imagini della Mad.& et di S> Rocco et S.^o Sebastiano, 
al quale vi ò un legato di alcune messe ad tempus fato da ms. 
P. Martire Gampazzo rog. dal Nodaro Gasato. Questo altare 
occupa la chiesa et è in luogo non conveniente, però si deverà 
fare levare. Nel corno dell'epistola d'esso altare vi è la porta 
che responde nel campanile, qual è alto fabricato in forma di 
torre, et sopra di esso tre campane. Nella parte dell'evangelo 
dell'altare maggiore vi è un arco laterale verso oriente che 
comprende quasi mòzzo la nave di mezzo di longhezza, in 
fronte della quale al pari dell'altare maggiore vi è un vaso 
di marmore bello et grande con dentro l'aqua baptismale . . . 
A rimpetto i.^ nicchia vi è dalla parte di sotto la porta della 
sacristia fatta in volta .... In mezzo d'essa porta di d.» sa- 
cristia et la nichia di d.o battistero vi sono due porte, una 
qual risponde nella strada et serve per uso mondano per ciò 
che da essa vengono a passare per la chiesa con legno et 
altre cose servili, perciò si deverà ordinare che sia serrata 
per impedire tal transito, l'altra risponde nelle case dell' habita- 
zione dil R. Arciprete, qual è vicina et atacata alla detta chiesa- 
La porta maggiore suddetta è dalla parte dell'epistola dell'altare 
maggiore tra l'altare di S.to Pietro Martire et quello di 
S.*o Rocco et è in mezzo d'essa chiesa a rimpetto delle altre 
due, per qual porta s'entra nel cemiterio .... Sopar la 



— T7 — 

porta maggioi'e tì è Timagine della B. V. di S.*o Pietro et 
Stopavulo (*). 

Die nono metisia Deoembrìs 1503. 

Visitata la chiesa parochiale di S.^ Nazaro e Celso nel ^iJi^gf^'S^^^J 
loco e terra di Brieno, plebe di Nesso, distante dalla chiesa ^^ •" " """"• 
collegiata per trarerso del laco miglia duo. 

Il frontispitio della chiesa è rosso con Timagine della 
natività di N. Signore sopra la porta, et dalli lati S.^ Nazaro 
et Gelso. La detta chiesa ha uno pilastro in me2zo sopra di 
qual 86 gli appogia quattro volte, che involtano tutta la chiesa 



(1> Da Como, navigando verso settentrioae, passata la penisola di Torno, . 
perriensi ad nn lago solitario e di selvaggie sponde. Fiancheggiato a levante 
dagli alti monti della valle Assina e da quelli di vai d* Intelvi a ponente, non 
olfre al riguardante ehe ripide balze e annosi boschi sparsi per le loro falde e 
per le loro sommità; ivi le acque nereggiano riflettendo il bruno aspetto delle 
vaste rupi da eui sono circondata, e più d'un torrente in esse si versa precipi- 
tando biancheggiante dalle nude rocoie. Sorge su quelle, sponde la terra di 
Nesso (abitanti 1460|, disposta come a ordini o piani sopra il declivio del monte, 
presso r ingresso di ampia valle, dalla quale sbocca pure un torrente che forma 
oolà una grandiosa cascata di bellissimo effetto guardata di fianco, di mezzo, 
dal baseo^ dairalto, e ohe ha esercitato il pennello di centinaia di paesisti. Nei 
passati tempi la maggior parte delle abitazioni, di che constava quel borgo, 
stavano racoalte in un sol corpo, ed erano protette e tenute in soggezione ad 
an tempo da un forte castello, il quale ha lasciato il nome ad una parte del 
paese, e oonaisteva in una larga torre di pietra circondata da tre lati da un 
bastione, ed appoggiata di schiena al monte, da cui s* aveva l'entrata. Il Bai- 
Urini {Oamp^ Oron. di Como, pag. 806) lo vuole edificato dai romani, restau- 
rato dai lon^bardi e distrutto da Francesco Sforza duca di Milano. Al tempo 
della guerra decenne (1117-S0), combattuta con tanto accanimento fra comaschi 
fl milanesi. Nesso parteggiava per questi ultimi, e nel 1124 la flotta comasca, 
svendo inutilmente tentata la presa dell'Isola Comacina, ributtata dagli assediati. 
Del ritorno alla città saccheggiò la terra di Nesso, e sorpresa air impensata la 
torre di Cavagnola, la tolse agli isolani, uccidendone gli abitanti e mettendo 
a sacco e a fuoco la terriooiuola di Pinlno, lontana circa mezzo miglio da 
Nesso. L'amministrasione del borgo e sue pertinenze era affidata ad un podestà, 
che durò in ufficio fin quasi ai nostri tempi, estendendo la propria giurisdi- 
lioDe anche ai comuni di vai d' Intelvi, sul versante del Lario. Nel borgo 
▼'era anche nn palazzo pretorio, ove s'amministrava la giustizia, e di cui si 
MorgODO gli avanzi presso la collegiata. La chiesa è una delle più antiche della 
diocesi di Como. Non prestando fede alla tradizione popolare, suffragata anche 
dagU scritti d'alcuno fra i nostri storici maggiori, che sin dal primo secolo 
dell'era cristiana quivi abbia predicato S. Ermagora, nel trasferirsi che fece 
da Aqoilea nella Gallia Cisalpina, discendendo dalla Rezia, poiché tale asserto 
non è comprovato da alcun documento, e fra le tenebre di que' remotissimi 
secoli non ei è lecito argomentare che per induzione e per probabili ragiona- 
menti, è indubitato però ^e già dal quinto o tutt'al più dal sesto secolo esi- 
stesse in questo borgo una chiesa plebana e matrice di molte' altre tanto sulla 
riva orientale quanto su quella occidentale del lago di Como. L'esistenza di un 
capitolo, oaaift di an'aecoita di canonici conviventi insieme, nei quali, in ori- 



— 78 — 

eccetto che una espella dedicata a S.*o Giovanne et S.to Seba- 
stiano. In detta chiesa vi sono tre altari .... La capella mag- 
giore voltata verso l'oriente con l'altare .... sopra del quale 
vi è un'ancona di legno depinta et adorata con Timagini della 
mad.a in mezo et de lati S.to Gio. Batt*, S.^ Pietro et S *<> Na- 
zaro et Gelso con il cruciflsso in cima, a torno a tomo a detta 
capella vi son Timagini delli dodeci apostoli et sotto la volta 
vi è rimagine de Dio padre et li quattro evangelisti, dai lati 
della capella vi sono due finestre .... Fuori di detta capella 
a parte dell'epistola vi è una porticella che descende verso la 
casa del prete, sopra la quale porticella si ritrova uno occhio 



ffine, rìsiedeTa la comparroccliialità, è antichissima, e certamente anteriore al 
mille ; ne è prova preziosa la dimora in Nesso di alcuni de* nostri vescovi, fra 
i quali Rainaldo, ivi morto e sepolto nel 1064, e Onido Grimoldo, al tempo che 
la sedia vescovile di Oomo era usurpata da Landolfo da Carcano. Anzi è cosa 
certa che alla chiesa di Nesso si trasferisse personalmente papa Urbano II, 
ranno 1095, e la consacrasse addi 28 del mese di maggio. L*arciprete Pietro 
Antonio Tacchi, in un foglio di un messale patriarchino vecchio, che a* suoi 
tempi (1654-1706) si conservava nella sacristia di quella chiesa parrocchiale, potè 
leggere quanto segue: A di SS mctggio la dedioaMione di questa eìOesa di 
S. Pietro di Nesso, ohe fu oonsaorcita da Urbano II Som, Pontef. adi 28 mag- 
gio i096, qttal vi concesse la Indulgentia Pleruvria in perpetuo per il giorno ontU- 
versoflrio della dedicazione, et della tertia parte li giorni in fra VoUava. Poco 
prima che seguisse la venuta d'Urbano, la chiesa di Nesso doveva esser stata 
restaurata ed ampliata probabilmente da Rainaldo e terminata di quei giorni per 
opera di Guido, che pare ne procurasse la consacrazione dal suddetto pontefice. 
Dal privilegio di Lucio m (1184), col quale quella collegiata è ricevuta sotto la 
protezione apostolica, si ha notizia di un arciprete di nome Stefiino, e si rileva 
che la chiesa possedeva in proprio molti beni, ad essa donati in tempi anteriori 
e che il capitolo aveva il diritto di decimare alcune terre del lago. Da una 
pergamena del 1S13, veduta dair erudito canonico Bellasio, si ricava che in 
quell'anno era arciprete di Nesso un Oiovanni della Torre: Venditumem fecit 
OttuGius de Arlino in manu Domini presbiteri johanms de Turri AroMpre- 
sbiteri Ecclesie Saneti Petri de Nessio. Nella uota prima, sotto la carta 1283, 
17 giugno, de* settanta documenti relativi alla collegiata di 8. Fedele in Como, 
si dice pure che da una pergamena del 1233, veduta dal Bellasio : Presbyter 
Albertìis da Novezcmo canonious Sancii Fidelis, fosse Archipresbyter Ecclesie 
Sanoti Petri de Nessio. Ma ciò è errato, poiehè da quella carta si ricava che 
TAlberto da Novazzano era Archipresbyter de Locamo e non di Nesso. Il 
nome di un Agostino da Camerino, arciprete di Nesso, si leggeva, scrive il 
Tacchi, neir ancona deir altare maggiore dell* antica chiesa. Nel 1831, fra 
Benedetto degli Asinaghi vescovo di Como conferiva in Cremona, ove tro- 
vavasi, r arcipretura di Nesso a Nicola da Boemia cappellano dell* impera- 
tore Giovanni, il quale pure trovavasi allora in Cremona, come daU* istro- 
mento di collazione 22 febbraio 1331, nei rogiti del notaio Abondiolo degli 
Asinaghi, gi& esistente in curia ed ora neU*archivio notarile di Como. Di un 
arciprete Antonio Stoppani, nativo di Veleso, abbiamo notizia nel 1460, poiché 
di lui si fa menzione nella separazione dalla matrice delle terre di Pognana 
e Quarzano, allora erette in parrocchia indipendente. Erano già passati quasi 
cinquecento anni dopo che fu consacrata da Urbano, quando toccò in sorte 
a questa chiesa, già, altra volta cadente e minacciante rovina, d^essere gover- 



- 79 — 

grande et la sua vedriata sopra, nel mezo della quale vi è 
depinto la figura della mad.& a canto vi è depinto S> Ber- 
nardo et Pavulo et uno poco più avanti dall' istesso lato vi sta 
la portina del campanillo, il quale è fatto a modo di torre con 
due campane. Passato detto campanino vi si ritrova la capella 
di S> Giovanne et Sebastiano, a principio della quale verso 
le mura del campanillo vi si trova il sacro fonte di marmo 
assai pulito .... la quale capella è involtata et pinta. Sopra 
l'altare di detta capella non vi è ancona, ma è depinto il muro 
in mezo dil quale, cioè l'altare vi si ritrova l'imagine della 
vergine Maria et dal'una parte e l'altra S.^ Michele et S.^o Se- 



nata da Oiacomo Simonetta, nobile milanese, fìttto dippoi cardinale, il quale, 
quantunque «non vi rìsiedesBe mai, eon magnificenza da par buo reetaurò di 
nuoTO la chiesa, r arricchì di paramenti, e fece fabbricare il campanile tutto 
di nuovo a sue spese, come ne attesta la lapide, che ora è suirultima lesena 
della fìusciata, alla sinistra della porta maggiore, verso il campanile, con la 
seguente iscrizione da me collazionata sul marmo originale: 

U . CARD . 8IMÒNETA 

PHANVM . HOC . JAMJAM . VBTVSTATB 

COLAPSVRVM 

SVA . IMPBN8A . RESTITVIT 

AC . SACRIS . VBSTIBVS . DONAVIT 

AN . SAL . HVM . Il . D . XXX . VHI. 

Oli altri arcipreti, che seguirono poi, sono abbastanza noti. In quanto 
alla chiesa, essendosene, nel secolo XVII, fabbricate, nel distretto di Como e 
nella pieve di Nesso, diverse nuove, di struttura molto differente dall* antica, 
quantunque la collegiata di Nesso fira Tantiche portasse vanto delle più belle, 
ad ogni modo, mentre di questa n'era arciprete Gio. Batt. Ciceri, si gettò abbasso 
la vecchia chiesa, e si diede mano a riedificarne una nuova su disegno e archi- 
tettura moderna. La fabbrica ebbe principio nel 1888, come si ha dai calcoli 
dei registri delle spcBe, e (h terminata nel 1660, essendo arciprete Pietro An- 
tonio Tacchi, e in queiroccasione fu anche ritrovato il sepolcro del vescovo 
Rainaldo. La chiesa è di una sola nave con cinque altari, tutti con pietra sacra. 
Nel presbiterio si vedono due tele grandiose fermate nelle pareti mediante 
comici di stucco ; dal lato dell* evangelo è rappresentato Oesti ohe consegna 
le chiavi a 8. Pietro, simbolo della concessagli facoltà di sciogliere e di legare ; 
dallato deirepistola, S. Paolo che predica neir areopago d* Atene il Dio ionato; 
sotto di questo ultimo quadro si legge : Andina i8S4. Anche le pitture del 
volto, assai più accurate e pregevoli delle tele, sono del medesimo artista. Su 
una muraglia di un andito, che mette alla torre delle campane, 8*ammirano 
ancora alcuni dipinti a fresco del XIV secolo, alquanto guasti, unico avanzo 
della antica chiesa; la tela dell'aitar maggiore e due dipinti sul legno nella 
sacristia sono pur degni di considerazione. 

Oltre alla parrocchiale, esistono nella terra di Nesso la chiesa di S. Lorenzo 
al Castello, riedificata quasi per intero in istile moderno, e la cappella di 
S. ICaria di Vico, della quale terrò parola in appresso. Nei tempi andati v*era 
pur anco nel borgo, poco discosto dalla canonica, o collegiata che vogliamo 
dire, di 8. Pietro, un antico oratorio dedicato a S. Michele ; fh profanato al 
tempo di monsignor Filippo Archinto. Cosi pure nel luogo detto la Co/vagnola, 



-a» - 

bastiaho .... poco distante dalla eaneellata a parte dell'epi- 
stola vi si ritrova una porta • . • • che esce nel cemiterio. Alla 
capella maggriore a parte deireyaQgelio vi ò fabricata una 
capella dedicata alla compagnia della mad.^^^ et alla compagnia 
del santi8s.o Sacramento, sopra l'altare della quale capella vi 
ò una mad.i^ di marmo indorata ed una vedriata avanti • . . • 
La volta ò tutta deplnta con le figure delli quattro dottori 
della chiesa et altre. Del lato del epistola vi è uno armario 
nel muro con una forata serata con chiave et ante di legno, 
nel quale se gli tiene uno tabernaculo di legno con dentro 
licenze, reliquie, ut infra cioò, di S.^ Fidelé, di S.^ Provino 
vescovo, S.*o Federico imper.® barbarossa, S.^ Anastasio, sette 



óve di presente vi è un'osteria, fo già un oratorio dedicato a 8. Nicolò ad un 
eremitaggio. È la CaTagnola un promontorio con poche case, n campanile della 
soppressa chiesa di S. Nicolò serriTà un tempo di fitfo nottumo^ai barcaiuoli 
e corrispondeva a quello della punta di L»f^ao. Vi si ricoverano dietro volon- 
tieri i naviganti che vengono dalla acqua di Lezseno, spesso tempestose. In 
tempo delle guerre dei comaschi contro ai guelfi, tenevansi alla Cavagnola 
parecchie vedette, le quali s* intendevano con quelle della Colma delle Quardie, 
monte sopra Pognana, e ne trasmettevano, con segnali di reciproca intelligenza, 
gli ordini ed avvisi ai colleghi di valle Intelvi e di Bellagio. Anticamente gli 
UmUUUi vi avevano alcuni possessi e forse anche convento, e ciò mi risulta da 
un istromento di locazione fatto nel 1409 da quei frati ad un massaro, una copia 
del quale si conserva neirarchivio deirarcipretura di Nesso. In questi Atti di 
vana ne 6 fsttta menzione lit ove si parla della pieve d* Isola, cosi : « Lontano 
da Cavargnana un quarto di miglio, vi è una capeletta vicino al lago di santo Ni- 
colao con alcune case annesse chiamate alla Cavagnola, e la pieve d' Isola con- 
fina con Nesso a una valle distante dalla detta capella di 8. Nicolao un tiro 
d*arcobuggio verso sera ». Non era parò ufficiata, perchè nella descrizione 
delle chiese di questa pieve di Nesso, a cui apparteneva, non se ne tiene cal- 
colo di sorta. Il monaco Roberto Rusca, nel Biuco (Uh. IV, pag. 88), scrive 
quanto segue : « Alla Cavagnola, detta così perchò à barcaruoU conviene qui 
andare molto cauti per il pericolo grande del vento Agignino, non vi si 
trova altro, che un porto fatto per questo effetto, et una chiesetta a S. Nicolao 
dedicata, avvocato e protettore de* barcaruoli, al quale s'involano ne* pericoli, 
con alcune selve. Comprò questo luogo Nicolao Lucine Canonico della catte- 
drale di oomo, et mio parente, che dishabitato era, e vi pose un* Heremita, 
acciò che la notte mètesse un lume, per guida delli naviganti, et ancora nella 
fortune del lago gli accettasse in casa per ristorare li bisognevoli ». In seguilo 
quel luogo passò ad altri proprietari, e oggigiorno, sulle rovine dalla torre di 
cavagnola si legge la seguente iscrizione, scolpita su di una pietra di sariccio : 

Joannes Delia-Porta 

Comes RoveUi 

i6S6, 

chi desidera aver più difltiBe notizie sul borgo di Nesso e sfie adiacenze, 
òonsulti Toperetta : Nesso e la sua Pieve — NoUzié stontihe raeoolte da Pietro 
Antonio Tacchi arciprete di Nesso (1664-1600), pu^&lf cote è amwtate dal suo. Santo 
jifoMff. - corno, tip. Vescovile deir oratorio, 1886. 



— 81 — 

dormienti, S.to Benedetto, S.*o Tomaso, S> Felice vescovo, 
S> Bartholomeo, S.*o Protho, S.to Vincenzo et Secondo, Tonica 
di Sto Gaudenzio dell'ordine de' minori, S.^ Sebastiano, 
S> Afra vergine, S> Julia vergine, SM Sabina, ecc. et altre 
diverse reliquie, ecc. 

Lontano di detta chiesa di S.to Nazaro circa passa cin- ^S•TdiBri«S;: 
quanta, vicino però alla strada dove si va a Como, vi si ritrova 
una capelletta intitulata S.^ Roche et Sebastiano quindeci 
braza di longhezza; ivi l'altare non è consacrato, ne ha ancona 
ne meno canzelli avanti l'altare, ma solamente è depinta Tima- 
gine della gloriosa vergine Maria nel muro sopra l'altare et 
a canto le figure di S.to Sebastiano e S.^ Roche, S.^ Fermo 
et S.to Giovanne, et a parte dell'evangelio vi sono le imagini 
di S .to Defendente et S.^ Gatharina et il Grucifisso grande 
in mezo, vicino alla facciata della medesima parte vi è una 
fenestra grande, ecc. 

Visitata la chiesa di S.to Vitore, alias ut dicitur chiesa s-vitiorediBrieoDo 
parochiale di detto comune, hora unita con la chiesa paro- 
Ghiaie di S.^ Nazaro et Gelso, distante da detta terra di Brieno 
circa mezo miglio sopra la strada però che va a Gemo. Ha 
detta chiesa una sol nave et uno portico avanti la porta in fron- 
tispitio, vi è depinto S .^ Vitore, 1' altare è consacrato, serate 
con li suoi cancelli torniti. Il volto di detto altare è in niccia 
e depinto di figure vecchie et e verso oriente. Ancona non 
vi è, ma è depinto con figure antiche delli dodici apostoli ... 
Dalla parte dell'epistola se vi vede la portina del campanillo 
il qual è fato a modo di torre et vi sono due campane .... 
A circo circo la chiesa vi ò depinto la passione del nostro 
Signore ecc. (0- 



(1) La terra di Brienno (Brieno trovasi scritto in^tutte le carte del paese 
e della caria vescoYile, in ambedue le lingae italiana e latina» fin oltre il 
principio di questo secolo) è sulla riva sinistra del lago, a poche ore da Como, 
quasi ad egual distanza fra Torriggia ed Argegno. La magnifica strada pro- 
vinciale, larga sei metri, deliberata alcuni anni or sono e condotta già a buon 
termine, Tattraversa da un^estremità airaltra ; belle e spaziose case nuovamente 
costrutte le danno un aspetto pittoresco, e il paese non tarderà a raggiungere 
la floridezza degli altri che sorgono su queir amena riva del Lario. Non trovasi 
in Brienno, eh* io sappia, verun documento del cristianesimo, che risalga ad 
una notabile antichità, se tale non voglia chiamarsi un atto notarile rogato 

Saec, stcr. — Voi. m. 6 



s. Loreaio di K«so. 15^3 alll X Decembro. Visitata la chiosa di S.t^ Lorenzo 
del castello di Nesso, de quale n* è tit» m. Francesco aallo 
chierico de Como, si ò trovata nel modo che segue. La chiesa 



nel 1311, da uà Francesco dal Castel di Argegno per imperiale ed apostolica 
autoritjik pubblico notaio della caria vescovile di Como, in forza del quale Rli 
uomini del borgo di Brienno dal vescovo Leone Lambertenghi sono dichiarati 
esenti dair obbligo di pagare c^rte deòime che protendevano i canonici della 
collegiata di Nesso. È dunque mestieri prendere le mosse dalla chiesa parroc- 
chiale; la quale, stando alle scarse notizie fornite dalle visite pastorali, innanzi 
che venisse ingrandita, e giudicando dalle poche parti rimaste intatte e visibili, 
rimonta almeno al 1200. Deir antica chiesa descritta in questi Atti di Visita, 
ora non resta che parte del campanile, esternamente ancora visibile» ohe si 
innalza fino al tetto della nuova chiesa, essendo stato demolito tutto il resto. 
Dal campanile, per mezzo di una porticina che mette ad un cavalcavia, si 
discende nelle stanze del piano superiore della casa parrocchiale. Un' altra 
porticina ivi presso, per una scala di pietra, mette ad un viottolo che discende 
al lago. L'antico aitar maggiore, volto ad oriente, colla maggior parte del 
corpo della primitiva chiesa e r ingresso, formano oggidì Tala laterale, ossia 
il braccio minore della croce latina del nuovo edificio, con due cappelle e due 
altari, Tuno di rimpetto airtiltro, dedicato quello ad oriente alla Madonna del 
Rosario, e quello a tramontana ai santi Sebastiano e Pietro Martire. L'antico 
altare di S. Giovanni, con parte del cimitero a mezzodì, formano il presbiterio, 
il coro e Tabside deir attuale cappella maggiore, con un altare dedicato ai 
santi patroni Nazaro e Gelso. Il resto deir attuale chiesa, che forma il braccio 
maggiore della croce latina, si distende a setientrione, ove havvi V ingresso 
principale. Subito dentro la porta Piaggiore, alla parete sinistra in una nicchia 
fatta ad emiciclo, vi è il battistero ; poi il nuovo campanile, quindi la sagrestia, 
e da quella V ingresso airoratorio ad uso dei confratelli del ss. Nome di Gesù. 
Si gettarono le fondamenta della nuova chiesa nel 1615, ed i lavori si 
terminarono nel 1625; il campanile non fu compiuto se non mei 1689, come 
appare dalia data che vi si legge scolpita. Nel suo complesso il nuovo 
edificio è bello e ben proporzionato, e se non fosse il prosbiterio alquanto 
ristretto, e dietro a questo il coro e Tabside di forma circolare, che uopo 
avrebbero di maggior sfondo, nulla lascerebbe a desiderare la chiesa, e la giu- 
diziosa disposisione e la giusta proporzione delle singole parti conferiscono 
al tutto insieme un aspetto gradevole. Meritano una parola alcune opere d'arte 
contenute nella chiesa. L'ancóna dell'antico altare maggiore, sopra descritta in 
questi Attidi Visita del Ninguarda, è opera del Passeri di Torno. È un bellisùmo 
dipinto sul legno, trasportato ora nell' oratorio dei confratelli del ss. Nome di 
Gesti e collocato sopra di un piccolo altare. Come la pala del Luigi Donati 
che si conserva in Moltrasio, e che già fu descritta nel I volume di questi 
Atti (V. nota soKo Moltrasio), è costituito in due ordini di quadri, il primo 
in tre campi ed il secondo in due, più la rispettiva predella « la cimasa. 
La predella va divisa parimenti in tredici piccoli scomparti arcuati, conte- 
nenti le imagini degli Apostoli, tutti a mezza figura; nel mezzo doveva 
esservi r imagine del Redentore, ma una mano vandalica vi staccò intorno al 
piccolo arco il legno, e non vi rimane cha un foro. Sopra di questa, nella parte 
di mezBO del primo ordine, che si estende ad occupare tutto lo scomparto di 
mezzo del secondo, vi ha la Madonna col Bambino in grembo ; più in alto 
quattro bellissimi angioletti librati nell'aria ne forman la gloria ; |n basso due 
altri angioli ai fianchi, l'uno, pieir&to il ginocchio a terra, tiene eolia sinistra mano 
l'arpa appoggiata alla persona e colla destra pare ne toochi maestrovolmente 
le corde, l'altro è in atto di adorazione. In un canto di questo soompartimento 
leggesi: Andreas de Passeris p. i608. Nello scompartimento a destra di 
chi osserva ò raffigurato S. Giovanni Battista, in quello a sinistra 8. Pietro. 
Nell'ordine superiore a destra 8. Gelso, a sinistra S. Nazaro. Nella cimasa ò 



— 83 — l. . 

i&brioata di novo in una sola nave con le mura rustiche, ciò 
ò non ancora imbiancate, in fronte de quale un altare non 
consacrato parimente novamente eretto sotto una capei la in- 



dìpinto il CrociflBSO colle tre Marie ed ai laU dae angioli ia atteggiamento di 
dolore e di adorazione. È questo quadro certo una delle migliori opere che 
uscissero dalle mani del Passeri. É concepito in forma superiore a quel tempo ; 
neiraria celestiale dei volti si scorge il fare luinesco; qualche rigidezza 
nelle figure d ammansata da un penneUo di dolce colorito. Sembra che pas- 
sassero quasi a lui pel capo le medesime idee che in argomenti simili tanti 
anni dopo espresse il celebre Guido Reni, quando foggiava le sue Madonne. 
Passeri fece anche una tela, che era già in S. Tecla di Tomo e serviva per 
pala d'altare nella cappella deirAssunzione, già di patronato Tridi. Ma nei 
restauri, con cui nel XVII secolo venne sformata la chiesa di S. Tecla, la pala 
d'altare dei Passeri fu tolta di là, forse dai medesimi patroni, e trasportata 
altrove. È un fatto che ai tempi di Gio. Battista Giovio (v. Appendice al Dizio- 
nario degli Uomini Jlltulri^ il quadro era posseduto da don Fulvio Tridi, passò 
in seguito per eredità ai Giovio-Tridi, ed ora è proprietà della contessa Datti li- 
Lambertengtii, e si conserva in Como nella casa che già faceva parte del palazzo 
Giovio. Vi si vede ia Vergine Assunta in mezzo ad una schiera di angioli, che le 
stanno intorno con arpe, cetere, organi e trombe. Ella è cinta di rosseggianti 
cherubini a foggia di fiorame. I dodici apostoli giacentisi al fondo hanno belle 
arie di testa. Uno si protegge gli occhi abbagliati dal fulgore di Nostra Donna, 
un altro abbassa la fronte pensosa, chi s' inginocchia ed ammira ; questa tavola 
porta la scritta: i488 die 27 Marta Andreas de Pasteru de Turno pinxit. 
Fece puife nel nostro duomo la Vergine delle Grazie nel 1508, e vi sono anche 
pinti gli apostoli Tomaso e Pietro ; a Brunate poi, nel 1496,* lasciò un affresco, 
deturpato in seguito da un sacrilego pennello, che rappresenta alcuni tratti della 
vita di S. Guglielma. — Le pitture della cappella maggiore della chiesa di Brienno 
sono di Giampaolo Recchi. Non posso addurre alcun documento scritto pe - 
comprovare questa mia asserzione, poiché i registri delle entrate e delle spese 
della chiesa non incominciano che coli* anno 1687, ed il Recchi deve aver lavo- 
rato in Brienno circa quarantanni prima, air epoca, cioè, che dipinse anche 
nella chiesa parrocchiale di Moltrasio. Ma i' migliori documenti sono le mede- 
sime pitture. Quello stile sodo e robusto, la perfezione del disegno, la pro- 
prietà nel colorito, Tarla angelica dei volti, la diligenza e l'eleganza nei 
finimenti, r intonazione e certi lumeggiamenti e contrasti veramente mera- 
vigliosi, le figure che ti pare si muovano e tu ne oda le voci e gli accenti, 
tutto manifesta una mano maestra, e chi appena ha veduti altri affreschi del 
Recchi non può rimaner dubbio dinanzi a questi, a cui Leonardo da Vinci 
non avrebbe sdegnato di apporre il suo nome. Del resto la tradizione non 
interrotta rafferma, ed i quindici Misteri dipinti. sul rame intorno airancOna 
deiraltare del Rosario, in tutto simili a quelU che si ammirano nella chiesa 
parrocchiale di Garzeno, dei quali ultimi, quattro si debbono al Garpani ed 
i rimanenti al Recchi, ne fanno non dubbia testimonianza che Giampaolo 
faticò nella chiesa di Brienno. 

La grande medaglia sulla parete al Iato dell'epistola rappresenta il bat- 
tesimo di S. Nazaro. Il santo martire è dipinto con un ginocchio piegato a terra 
e col volto chino in atto di solenne raccoglimento. Il sommo pontefice con pa- 
ludamenti episcopali e la tiara in capo, circondato da molti prelati in cotta, 
fra i quaU si distingue un giovane cardinale vestito della sacra porpora, versa 
racqua battesimale sul capo del novello campione della fede. Quella al lato 
deirevangelo rappresenta il martirio * dei santi Nazaro e Celso. Nazaro è 
in ginocchio, col capo piegato, in attesa del colpo fatale. Su quel volto cele- 
stiale si legge trasfusa la gioia per la palma del martirio che lo aspetta, 
menire pare che le sue labbra mormorino la parola sublime del perdono 
p^* m^oi persecutori. Un aoji^o jierboruto, seminudo, che colla destra tesa 



— 84 - 

voltata non ancora imbiancata Sopra dello altare una 

anconetta bella, parte adorata con le figure di rilevo di legno 



tiene alto la spada in atto di ferire, gli sta ytciao; le sue spalle sono rìYoUe 
al pubblico, in modo che presenta, solo in parte, quel volto d^aspetto sinistro 
e brutale; undici altri, fra sgherri e curiosi in vart atteggiamenti, presenziano 
questa scena raccapricciante in una e divina. Più innanzi il giovanetto Celso, 
il volto e la capigliatura del quale arieggiano assai da vicino Taspetto del gio- 
vane che rompe la verga nelle nozze di Maria del Raffaello, cinto la vita da 
una grossa fune, colle mani legate a tergo, è strascinato da uno sgherro al 
luogo del supplicio. Il suo sguardo s* incontra in quello di Nazaro, e sulle sue 
labbra si scorge un tacito saluto pel forte campione che lo precede nel glorioso 
martirio e la gioia di presto raggiungerlo in cielo. Neiralto veggonsi con palme 
e corone angioletti come li sapeva dipingere solamente il Rocchi. Pregevole 
è pure il quadro d*ancona deiraltare dei santi Sebastiano e Pietro Martire. Vi 
si legge la seguente inscrizione: In honorem SS, Sebastiani ae Petri Marttris 
— tabulam hano depiotam Rev, Z>. Stephanus Blanetu S. Provini Comi Reotor 
dono - dedit MDCLXV die 20 Aprtlis. Non vi ha traccia del nome del pittore. 
Nel mezzo vi è dipinta la VerginH col Bambino in braccio ; tre angioli si veg- 
gono ai lati, sporgenti a mezza figura dalle nubi che tutC intorno li circondano ; 
in alto quattro menti beate, e sotto, alla destra della Vergine, 8. Sebastiano, e 
alla sinistra S. Pietro Martire. Sulle lesene del vOlto della medesima cappella 
sono notevoli quattro bellissimi angioli, certamente della scuola di Gaudenzio 
Ferrari. Una buona tela è anche un Eeoe Homo appeso alla parete vicino alla 
porta d' ingresso nella sagrestia. Possiede la chiesa di Brienno una statuetta 
rappresentante Gesù Bambino {el Santo Piseen), che si porta processionalmente 
per tutto il paese il primo giorno deiranno; ed è tanto bella, tanto artistica, 
che ritrae a so estatici gli occhi di tutti i visitatori, di modo che non se ne 
sa distaccare lo sguardo, e si starebbe le ore intere a contemplare quelle 
celestiali sembianze. Non sarà dunque discaro al lettore eh* io aggiunga qui 
alcuni dettagli che la riguardano, raccolti dai registri della chiesa : « Anno 1687. 
Memorie delle cose che furono donate alla compagnia del santissimo nome di 
Giesù: Primo fu donato dal signor Pietro Antonio Somalvico il Santo Bambino 
Gesù, -figura venuta da Lucca che costa L. 80. - Fu fatta e donata airistessa 
compagnia un* arca intagliata et adorata per portare la figura del Santo Bam- 
bino nel primo giorno deir anno processionalmente, e questa costa L. 220. 
{Seguono i nomi dei donatori). - Per una oercha fatta nella nostra terra di 
Brieno si son fatti quattro angiuli che tengono in mano varU detti del Nome 
di Giesù e servono per ornamento al Santo Bambino Giesù e costano L. 45. - 
Si è fatto il deposito posto suiroratorio del Rosario per mettere il 8. Bambino, 
e fu pagato da varij benefattori, costa L. 29. - Si è fatto ancora il deposito 
deir arca che sta in secrestia costa L. SO. 10. - Neir anno 1689 si ò fatta una 
cercha nella nostra Terra di Brieno per fare la vedriata al S. Bambino Giesù e 
costa L. 40. 10. - Parimente fu donato airistessa Compagnia del Giesù dal 
signor Pietro Antonio Somalvico un palio di brocato d*oro con nobil pizzo d^oro 
e d^argento a traverso su 1* istesso palio, e questo deve servire per la fontione 
del primo giorno deiranno avanti al Bambino Giesù, costa Lire* 196. - Fu donata 
dalla signora Margharita Nolfa del Nicola la croce d*oro con bottoncini pari- 
mente d*oro fatta a filigrana, L. 30. - Fu donata dalla signora Anna Biancha 
del Bastianone un gioiellino fatto a smalto, et è posto sul fronte del Bambino, 
costa L. 16. - Neiranno 1778 si ò fatto r altarino con la nicchia di stucco per 
riporre decentemente neir Oratorio la statuina del S. Bambino, costa L. 35 ». 
Meritano pur anco di essere menzionate alcune opere che si fecero nel 
detto anno 1778 all' altare della Madonna del Rosario. « Neir anno 1778, degna 
di perpetua memoria è stata la nuova alzata deiranoona della Santissima Ver- 
gine Maria del Rosario. - Spesa deir alzata dei marmi nuovi. - Spesa del 
pittore per far rornamenti d'intorno air ancona. - Spesa per altro pittore per 
accomodare li quindici misteri ch'erano in sterminio. - Spesa a fare la nuova 



dentro della B. V. di S.^ Gio: Batt * et S.to Lorenzo, et sopra 
le portene, 6 sia ante che coprono d.* ancona, vi sono le figure 



▼edriata tutta di cristallo con il tei aro di ferro. - E più per spesa di giornate 
di muratori, e materiali. Fanno la summa di tutte queste spese L. 838. 13 ». 

Belli sono gli intagli degli armadi della sagrestia, che rimontano al 
Xvn secolo; non che quelli del pulpito, ove nella parte di sotto si ammirano 
gli emblemi dei quattro evangelisti, intagli pregevolissimi e che indicano una 
perizia non comune nell' arte. 11 pulpito porta la scritta a caratteri d' oro : 
Beati qui audiurU verbum Dei et eustodiunt iUìid. Sèmen est verbum Dei, — 
Lvc., o. 8. — È tradizione che tanto il pulpito, quanto gli armadi siano fat- 
tura d*un artista di Brienno. 

Qui dovrei aver finita Penumerazione degli oggetti d'arti belle che pos- 
siede la chiesa di Brienno, ma mi avveggo di non aver ancor detta parola 
degli antichissimi vetri dipinti, che sono nella chiesa, i quali appartenevano 
già air antico edificio, come il lettore avrà potuto convincersene leggendo 
questi Atti di Visita, Le pitture in vetro, che anche si dicon musaici, perciocché 
constano di vetri variamente colorati e fra loro connessi co' piombi che fan gli 
scuri, pare fossero introdotte in Italia dalla Francia nei primi anni del 1300. 
Scrive infatti il Lanzi che si raccoglie dalla prefazione al trattato : De omni 
seientia artis pingendi, di Teofilo monaco, che a' di lui tempi la Francia in 
tal magistero distinguevasi oltre qualunque nazione. In quella prefazione 
Teofilo scrive : Hie invenies quidquid diversorum colorum generibus et mixturis 
haibet arancia], . . . gmdqmd in fenestrarum varietate pretiosa óiligit Francia, 
£ sembra che i francesi r abbiano coltivata sempre quest'arte, e condottala a 
poco a poco a perfezione, propagandola anche in paesi esteri. Gli italiani, 
scrive il Lanzi, fino dai primi secoli della pittura risorta, fecero finestre con 
vetri istoriati a vari colori, e il P. Angeli, nella descrizione della basilica 
assisiate, osserva che ne ha tuttavia di antichissime. Nella chiesa pure dei 
francescani in Venezia troviamo che un Frater Tentonious (tedesco) fece 
arazzi e finestre di vetro, imitato poi da un Marco pittore, che viveva nel 1335. 
È anche da notare che tai finestre collocate in alto dietro gli altari, prima che 
si facessero tavole o pitture a fresco, tenevan luogo dei quadri sacri ; e il popolo 
cristiano, levando gli occhi verso esse, vi cercava le sembianze di coloro « che 
ancor lassù nel ciel vedere spera »; e orava volto a quelle imagini. Piacque 
inoltre che a' colori velati con gomme ed altre tempere si sostituissero colori 
coiti al fuoco nel modo che il Vasari ha descritto ; cosi crebbe a tali pitture 
viyicità e forza da resistere alle intemperie. La invenzione fu dei fiamminghi, 
o piuttosto dei Francesi, e noi certamente di Francia la ricevemmo. I vetri 
dipinti di Brienno sono di quest'ultima maniera, poiché vivono ancora di fre- 
schissimo colorito, dopo più di cinque secoli, dovendoli ascrivere, a mio giu- 
dizio, ai primi anni del secolo XIV. Misurano circa 75 -centimetri di altezza 
per 55 di larghezza, e sono incastonati nel mezzo delle due grandi finestre 
nuove dello sfondo del coro, ai lati dell'altare maggiore. In quella della parte 
del vangelo vi è dipinta la Vergine col Bambino in braccio; in quella dal lato 
dell'epistola, S. Oio. Battista che attorno al collo porta una fascia quasi a forma 
di collare, colla' scritta a vari colori: Ecce Agnus Dei, e dirimpetto a lui un 
santo che impugna colla sinistra mano un bianco vessillo con una striscia 
rossa nel mezzo, e colla destra la palma, emblema del martirio. Le figure 
sono alquanto rozze, le movenze piuttosto impacciate, il che denota i pri- 
mordi dell'arte ed una notevole antichità. Una non ispregevol somma di 
denaro fu offerta ai terrieri di Brienno per questi vetri istoriati e per la pala 
d'altare del Passeri, qualora avessero voluto privarsene. Ma non di solo oro 
vive l'uomo, e quella brava gente rifiutò, e fece benissimo. 

Prima di lasciar Brienno, debbo ancora ai benigni lettori una spiegazione. 

Certo che nello scorrere questi Atti di Visita ognuno di voi sarà restato con 
tanto di maraviglia, leggendo della reliquia di « santo Federico imperator barba- 



— 86 *- 

di mezo rilevo di S.*o Antonio, S.^ Pietro et S.*® Georgi© et 
S.*o Fermo tutte adorate. La sacristia è dalla parte dell' evan- 



rossa », cbe con altre si conserva nella chiesa di Brienno. Eppure la reliquia c*è ; 
anzi ve ne sono due, quantunque ora non più esposte alla venerazione del popolo ; 
ed io potei averle fra le mani per permissione di quel cortese parroco D. Filippo 
Orsenigo. .Sono due involti, cbe con altri molti si conservano in una custodia 
esagona d^ottone a vetri, foggiata a mo' di piramide. L'uno porta air esterno 
semplicemente la scritta : Rei, Federici Imperatoris, in caratteri comuni ; Taltro : 
Reliq, Federici Imperatoris Barberosse, in caratteri gotici. Ora io penso cbe, 
in quei remotissimi tempi, in cui i popoli di proprio arbitrio, senza dipendere 
d'autorità alcuna, innalzavano dopo morte air onor degli altari coloro cbe in 
vita, o colle loro virtù eminenti avevano destata Tammirazione dei contempo- 
ranei, o in qualsiasi modo avevano beneficata Tumanità oppressa (come avvenne 
ancbe di alcuno del nostri primi vescovi), i comascbi abbiano fatto altrettanto 
con questo imperatore alemanno, flagello certamente d'Italia, ma in Como 
benedetto quale liberatore dall'odioso giogo de' milanesi; poiché oltre Paver 
riedificata la distrutta città, ci colmò di grandi benefici e privilegi. Ma allora 
il culto di lui doveva esser sparso non solamente nelle terre del lago, ma 
eziandio nella città. E fu così appunto, come ne fa testimonianza il Tatti alla 
dee. II, pag. sor, n. 124 de' suoi Annali Sacri ; quantunque ei tenti spiegare in 
un modo diverso dal mio questo culto attribuito al Barbarossa, scrivendo : 
« Havendo dunque havuta Federico la tomba di Tiro, è una favola spropositata 
d'alcuni, che stimano trovarsi fuori di Como le di lui ossa nella Badia di S. Giu- 
liano, anzi non solo sognano, che quest'imperadore sia qui dipositato, ma gli 
attribuiscono ancora falsamente il titolo di Beato. Che Federico doppo d' es- 
sersi riconciliato col vivente Pontefice Clemente, e presa la Croce da Enrico 
Cardinale Albanese Legato della Sedia Apostolica, per passarsene alla conquista 
di Palestina, lasciasse la contumacia mostrata verso Alessandro Terzo, Lucio 
Terzo, et Urbano Terzo, è cosa indubitata; ma come in si brieve tempo s'avan- 
zasse nella Santità, cbe meritasse poi appresso la posterità concetto sì eminente 
di sue virtù, difficilmente si può credere. 

« Questa è stata un'equivocatione di persona volgare, cbe sparse il suo 
errore nelle nostre vicinanze, et hebbe qualche credito da principio ne gì' idioti, 
i quali s'appagano d'ogni racconto, e molte fiate il tengono per Evangelio. — 
Che nella chiesa di S. Giuliano possa essere stato anticamente seppellito qualche 
buon servo di Dio del medesimo nome non è gran fatto. È opinione assai pro- 
babile d'uno dei nostri Historici (Ben. lovius, lib. 2, Hist, Patr, cap. de Tempi. 
Urbis), che questo Federico, di cui parliamo, forse un pellegrino oltramontano, 
il quale andando con altri suoi compagni, o nella Galitia a riverire le sacre 
spoglie di S. Giacomo, o a Roma ad adorare 1 corpi dei Santi Apostoli, qui 
soprapreso da fatale infermità, volasse alla Patria Celeste, e lasciasse il rima- 
nente della sua mortalità ; appariva di ciò nel secolo passato qualche riscontro 
da una pittura, che si vedeva in questa chiesa ; perchè cosi Federico, come i 
suoi compagni erano condotti dagli Apostoli a mano in habito di pellegrini, e 
presentati avanti il Salvatore. Nella restauratione della chiesa o é stata rovi- 
nata tal pittura, o ò stata coperta dalla calcina per innavertenza degli artefici ; 
si che boggidi è mancata affatto la rimembranza di Federico tra noi, come se 
tra noi non havesse havuta la tomba ». 

Se il Tatti adunque spende tante parole per ributtare 1' opinione della 
santità di Federico Barbarossa, bisogna dire che ben radicata fosse tal con- 
vinzione nella mente del nostro popolo, ingeneratavi forse anche dall' aver 
Federico preso parte alla crociata, ma in gran parte però per aver riedificata 
dalle fondamenta la nostra città, e toltoci di dosso l'esoso giogo de' milanesi. 
Del resto i lodigiani, i quali a que' tempi versavano nelle identiche condizioni 
dei comaschi, se non parteciparono alla venerazione di questo imperatore, ne 
divisero l'ammirazione, collocandone la sUtua sulla facciata della loro cattedrale. 

I libri battesimali di Brienno cominciano dal 1635. La chiesa fa consacrata 



gelio . . . Dalla parte med.^ d*6sso evangelio a meao la chiesa 
dietro il maro Ti è una canipana sopra dei pilastri . . . (0< 

Visitata la chiesa o sia capelli di S.*o Michele, s' è trovata » Michele di Nesso, 
di longhezza circa sei brazza con un altarello picelo scoperto 
sotto una mezza nic(5hia dipinta, il resto è sotto il tetto che 
mlnachia rovina. 

A di X Decembre 1593. 

Visitata la chiesa di S.to Paolo di Zelbio hospitale, di cui "^iVsJ^^^^^'iìt 

bio. 

si dice esser ministrator Simone Bilieno di d.* luogo, non 
però si serve T hospitalità, et rinovata per la maggior parte in 
tre arconi, oltra alla capella maggiore et il muro dove dovrebbe 
essere il frontispicio ; la capella maggiore è antica, e spropor- 
zionata per il resto della chiesa fatta di nuovo, onde è neces- 
sario fare rinovare d.» capella alla proportione, et farla più 
grande, massime havendovi il sito di fuori; et per essersi 
allargata la chiesa vi rimangono i pezzi delli muri dalli lati 
della cappella; è non di meno fatta in meza volta con alcune 
imagini de SM depinte, se bene alcune guaste per l'huraidità. 
L'altare è consacrato ... et sopra d.^ altare vi è un'icona pinta 
in tavole con gli ornamenti pinti et dorati, con in mezo 1* ima- 
gi ne della B. V. con il figliolo deposto dalla croce in braccio 
dal lato destro S.^o Paolo, et dal sinistro S.^ Pietro, con le 
antine da serrare pinte In tila, con le imagini di S.^o Nicolao 
et S.to Gotardo, SM Apollonia con S.^» Maria Madalena. 

DI fuori delli cancelli si va nella sacrlstia, qual è a canto 
la capella maggiore dalla parte deir evangelio. Tra il muro 



ai 25 d^affOBto deU'anno 1611, e se ne celebra la festa la IV domenica d*a^08to. 
Notabile è un volume cartaceo del 1624, che contiene il censimento dei beni 
posseduti dalle singole famiglie di quella terra col loro estimo e relative impo- 
sizioni. — La popolazione complessiva della parrocchia è di 507 abitanti, e nel 
suo territorio sonvl le seguenti chiese figliali : la B. V. Immacolata, neUa località, 
detta in Roneo, con due altari con sola pietra sacra. — S. Vittore, a mezzo 
chilometro dalla parrocchiale, alla riva del lago, verso Como; si crede del 
mille, fìi ampliata però nel 1615 ; ritiensi consacrata, ha quattro altari con pietra 
sacra. — L'antico oratorio del santi Rocco e Sebastiano, in cui erano pregevoli 
affreschi del 1500, attribuiU al Passeri, Ai distrutto nella costruzione della nuova 
strada provinciale. 

(1) Di S. Lorenzo e S. Michele vedasi la nota sotto S. Pietro di Kesso, 
verso la fine. 



— 88 — 

della chiesa et" uno muro vecchio, dove altre volte era una 
capella, vicino alla sacristia vi è un' andito parte coperto, et 
parte nò, onde la parte scoperta cagiona che piova in chiesa 
con molto danno. 

A mezo la chiesa, vicino al pilastro dell'arco di mezzo, vi 
è una capeletta in forma di capitello in volta fatta per pian- 
tarvi il battistero Il campanile in torre con due cam- 

pane è fuori della chiesa di dietro della capella maggiore . . • 
Li frutti di questa chiesa si essigono da d.o Simone Bilieno 
et alcuni altri sindici mutabili, et alcuni degli huomini si 
lamentono, che non se ne rende conto, ma che li convertiscono 
in propij usi. In questa chiesa medesima et al d.o altare è 
trasferta la capella di S.*o Primo, Felicita, Bernardo et Orsola 
construtta in cima del monte nelli culmini, confinanti alli 
monti di Belaggio, nuncupato hospitale, senza però che si sia 
servata, ne che si servi hospitalità, del quale n'è provisto 
apostolica auctoritate il Sig.' Ludovico della Torre, et è bene- 
ficio litigioso per il patronato che pretende il Comune. Si 
distribuisce certa somma di grano, o sia pane, dandone una 
libra di pane per fuogo, et certa minestra di ceci, riso et orzo 
il giorno delli morti, et il giorno di S.^ Primo oltre la solen- 
nità delli ofiìcij si fa uno pasto al quale concorrono uno per 
fuogo, et massime li poveri, et si dice essere obligo di due 
messe la settimana, il che si è supplito per un tempo, se bene 
dalli ministri vecchi non ò mai stato fatto, ne dalla fondatione 
vi si scopre tal obligo, ma solo d'un oflaitio l'anno, et per fare 
elemosina ai poveri (9* 



(l) Zelbio fu eretta ia parrocchia iadipendeate di coilazione comanitativa 
ai 80 di marzo del 1617, sotto il titolo della Coaversione di S. Paolo. Intorno 
airanno 1503 si cominciò a fabbricare la nuova chiesa, nella località ove sorgeva 
rantlca,come si scorge da questi Atti, e venne consacrata ai 80 di giugno del 1764. 
È ad una sol nave con cinque altari : quello della B. V. del Rosario consacrato, gli 
altri muniti di sola pietra sacra. La tela dell'altare maggiore è opera pregevole 
del pittore Carlo Garloni. Oltre la chiesa parrocchiale, vi è in paese un oratorio 
sotto il titolo dei santi Primo e Feliciano, in cui si venera una devota imagine 
della B. V. Addolorata, dipinto sul legno del XIV secolo, che attrae l'ammi- 
razione del riguardante. Questa chiesa, con la casa adiacente, era anticamente 
un ospitale, i cui beni, siti in Nesso, Bellagio e Zelbio, ed anco nel territorio 
di Sormano, erano stati lasciati da un Primo Tacchi notaio, nativo di Zelbio. 
Furono poi assegnati in parte come dote, o, vogliamo dire, entrata del curato 
di Zelbio nella di lui prima elezione, e in parte cosUtuivano, sino a pochi anni 



Grw 
» ad BrDO. 



Detto luogo di Zelbio fa fuoghi 40, anime 230, di comu- 
nione 150. 

A dì X Deoembre 1503. 

Visitata la chiesa di S.^ Antonio parochiale di Veleso et ^^'JfJSo^huuSl^vi! 
Herno, separata modernamente dalla matrice plebana di Nesso» 
lontana da detta matrice più di due miglia in montagna, ma 
ardua et diflacile, et pericolosissima, è fabricata in una sola 
nave involtata, et per una terza parte presso l'altare maggiore 
depinta; sull'altare maggiore consacrato una niccia tutta de- 
pinta di nuovo ... Ha icona in tavole con Timagine della Beata 
Vergine, di S.*o Antonio et di S.*o Hieronimo con coperta debita, 



or sono, un beneficio in cura d*anime, sotto U titolo di cappellania di S. Primo, 
di nomina vescovile ; la rendita ammontava a lire trecento annue nette. Soppresso 
il beneficio (vicario capitolare Merizzi) col consenso governativo, i beni furono 
assegnati in libera proprietà, parte al comune e parte alla parroccbia. Vi erano 
anche in questa chiesa alcuni legati di messe, costituenti una cappellania titolare 
di patronato Tacchi; ancor questo beneficio, col consenso di detta famiglia, 
<a aggregato per dote di esso curato, prestandovi il dovuto consenso il prete 
Donato Zerboni, che n*era il titolare. Costui fu dippoi il primo curato di Zelbio 
ad istanza d*un Antonio e Maffeo Tacchi fratelli, di lui sii. Nel territorio di 
Zelbio, suUa cima del monte denominato S. Primo, oravi un oratorio dedicato 
al medesimo santo. Ora non se ne scorge che il perimetro e pochi avanzi di 
muro, essendo il resto coperto dalla vegetazione, che il lento e continuo lavoro 
del tempo vi fece germogliare. Alla metà del monte sopraccennato (dico alla 
metà cominciando al principio dei prati) si ritrovano le vestigia di un altro 
oratorio dedicato a S. Leonardo e a 8. Felicita. A canto del suddetto oratorio 
vi era un piccolo monastero abitato da monache. È opinione deir arciprete 
Pietro Antonio Tacchi che quella chiesa e monastero fossero opera della regina 
Auffreda (Andefleda) moglie di Teodorico re dei Goti, nel tempo che la mede- 
sima fece anche fabbricare, sempre al dire del detto arciprete, un superbissimo 
palagio nel mezzo del Piano del Tivano, del quale edificio ci assicura averne 
egli da giovinetto visto parte delle fondamenta in mezzo di un prato ben grande, 
appellato aUora 11 Giardino della Regina, ora il Proto del Diavolo. « Parve, 
continua, al padre D. Primo Tatti favoloso, com*egli asserisce ne* suoi Annau 
Sacri, ciò che dal Ballarino e da altri autori fu scritto del Piano del Teano, 
parendoli -che non fosse credibile che la regina Auffreda si volesse portare per 
Btrade sl^disastrose al detto Piano.^Ma detto padre non sapeva che la detta 
regina si portasse a detto luogho per la strada di Vallassina ducato di Milano, 
al di cui territorio si ascrive la maggior parte di detto Piano, che di presente 
si spetta alla comunità di Sormano e Dioenisio, ove la strada è commoda et il 
detto luogtìo del Teano si rende vicino a Monza, ove la detta regina soleva 
habitare% etlda essa Monza si portava ben spesso al Piano del Teano per cagione 
delle caccia ». Sul Piano del Tivano furono infatti scoperte monete, gemme, 
medaglield*oro e anticaglie, ma non sono del tempo dei Goti, ed è probabile 
che siano aTanzroIdi accampamenti militari, o di popolazioni rifugiatesi in 
alto, spintevi da qualche flagello. Non son molti anni venne scavato vicino al 
Buco dellallfioolina un pilastro di granito quadrangolare deir altezza d* un 
Domo, con base e capitello, ma fu senz'altro fatto a pezzi, sicché non potei 
esaminarne che la base quadrata, adattata quale sedile neirosteria ivi vicino. 
Comunque sia,' non.è^da rigettarsi così di leggeri e ad occhilchlQsi V opinione 



— 90 - 

et uno paro d'angioli dorati di legno per ceroferari dalli lati ... . 
Nel mezo della chiesa dalla parte dell'evangelio vi è un'altare 
nel muro sfornito d*ogni cosa, che va ad ogni modo distrutto. 
Li a canto vicino al pilastro che sustiene la volta vi è il vase 

del battisterio di pietra Dalla parte dell'epistola dentro 

a cancelli si va nella sacristia in volta ... Ha tre porte una 
grande in faccia, et due laterali picciolo che vanno nel cemi- 
terio. Il cemiterio va a tomo alla chiesa .... Ha campanile 
in torre con due campane (*). (Segue V inventario). 

Detto luogo fa fuoghi 55, anime 320, di communione 
circa 200. In questa Comunità vi sono diversi obligati per 
legato perpetuo a destribuire tanto pane Tanno, uno tanto per 
bocca, i quali non adempiscono per il più il legato del testa- 



dei Tacchi, che nuove ricerche, coronate da un più felice etito, potrebbero dimo- 
strar Tera. Non si sa quando abbiano cessato le monache di abitare nel pic- 
colo monastero di 8. Leonardo detto di Foppa, Può essere che, mal sicure in 
quella località tanto lontana dali*abitato, venissero trasferite ad altro monastero 
più comodo e più conveniente, come si ò praticato di tanU altri, fra i quali quello 
di Mompiatto sopra Torno, che fu trasferito a S. Maria del Sacro Monte sopra 
Varese, e quello di Brunate, a S. Giuliano nei sobborKhi di Como. Nel luogo 
sopradetto di Foppa, località ora appartenente al comune di Veleso ed Emo, 
rarciprete Tacchi vide in piedi ancora la chiesa, il monastero, ma senza tetto 
e diroccato già a quel tempo; vi era anche una cisterna con dentro deiracqua, 
ed esaminò pur anco una scrittura autentica stipulata nel 1406, che faceva 
menzione di queste monache, appartenenti air ordine delle Agostiniane. Essen- 
domi io recato nel corrente anno (1895) su per Torta di quel monte, sulle 
prime mi parve incredibile che in quel luogo ripido, e ohe air occhio del 
ricruardante non offre che un piccolissimo piano inclinato, dovesse un tempo 
esservi stato chiesa e convento, ma r esame minuto ed accurato del luogo mi 
fece ben tosto avveduto della verità deirasserto. Vidi io stesso le pietre air in- 
giro della cisterna, or tutta piena di rottami e di sassi, sui quali cresce rigoglioso 
il cardo, e diverse grosse muraglie che dovevano servir di fondamenta alla 
chiesa ed alle abitasioni, e fin anco un avanzo d* iscrizione ohe giaceva là fra 
quelle rovine mi resero testimonianza che un giorno quivi spirava un alito di 
vita. Ora tutto è silenzio e quiete, interrotto qualche rara volta ogni anno dal 
contadino che si reca lassù per raccogliervi il fieno, o dair investigatore delle 
remote età, che, seduto su quei ruderi, non può a meno di pensare al nulla 
delle umane cose. — I registri parrocchiali di Zelbio (battesimi, matrimoni e 
morti) cominciano dal 1012 e seguono, senza lacune, fino al 1630; da quest* epoca 
mancano sino al 1644; altre lacune si verificano sulla fine del xvni secolo. 
La popolazione attuale ò di circa 460 abitanti. 

(l) Veleso ed Emo costituiscono un sol comune e due parrocchie. Veleso, 
eretta in parrocchia dal Ninguarda Tanno 1590, è di collazione comunitativa. 
La chiesa, dedicata a 8. Antonio abate, fu quasi di nuovo riedificata nel 
XVII secolo, e in seguito più volte restaurata ; non 6 consacrata, ed ha quattro 
altari tutti con pietra sacra. Nella terra vi è un solo oratorio dedicato alT Ad- 
dolorata. ^ I registri dei nati cominciano col 1618, ma si verificano grandi 
lacune fino al 1673; quelli dei morti datano dal 1673, quelli dei matrimoni 
dal 1674. La popolazione complessiva non supera i 4S0 abitanti. 



-9Ì - 

tore, facendolo parte di minor quantità, et parte di minore 
bontà et per ciò il comune se ne lamenta, et dimanda ch'ai 
tempo della distributione di d> elemosina si ordini ohe inter- 
vengano doi dell! sindici della comunità, acciò non si faccia 
fraudi, et si essequisca la volontà del testatore .... 

A di X decembre 1593. 

Visitata la chiesa di S.^ Andi'ea del luogo di Herno sopra s. Andrea di Bmo. 
la montagna di Nesso, distante dalla matrice di S.^ Pietro di 
detto luogo di Nesso due miglia di via montuosa, et difficile, 
membro della cura di Veleso, è fabricata in una sola nave, 
sotto il nudo tetto però con assi, l'altare è consacrato posto 
in una niccia depinta di pitture vecchie, et parte guasta per 
rhumidità .... Questa chiesa è unita con Thospitale di Como, 
il quale gode i redditi, che sono otto mogia di fr.^, libr. 7 
vino, stara a castagne peste et uno vitello .... I fuoghi nu- 
mero 20, anime 90 0). 

1593 alli 10 Xbre. 

Visitata la capella di S. Fedele membx'o della parochlale 8.Ped«icdiPogn«na. 
della Trinità, qual è longa quindici braccia et è tutta a volta 
ma rozza, et vi è un altarino piccolo, qual credo fosse consa- 
crato . . . Questa capella è lontana dalla chiesa parochlale della 
Trinità, a qual è sottoposta, mezzo miglio per ascendere, et è 
vicina alla ripa del lago, lontana dalla Collegiata di S.^o Pietro 
di Nesso doi miglia. 



(1) La chiesa parròccbiale di Erno, di collazione comunitativa, é sotto il 
titolo di S. Andrea apostolo. Bra prima figliale di S. Antonio di velefto; fU 
separata ed eretta in parrocchia indipendente T anno 1748. Vicino alla chiesa 
eravi anticamente un piccolo ospitale, unito poi a quello di S. Anna in Como, 
che servìTa pei due paesi di Veleso ed Emo, come risulta da questi AX\i di 
Visita, ed anche dal libro : Delle Istruzioni et Ordinazioni per lo regolamento 
dello Spedale Maggiore di Como, ecc., stampato neir anno 1644 da Nicolò Ca- 
prano, colle aggiunte del 1753, per Giambattista Peri, stampatore vescoYìlej ove 
nel capitolo: Degli oblighi a quali è tenuto V Hospitale Maggiore, ecc., si legge: 
È obbligato VHospitale ad una elemosina annuale, di dare un pasto ad una 
persona per eiasohuna casa del comune di Veleso, et Emo, et di più una lira 
di pane per eiasohuna casa una volta l'anno, e questo, per conventione fatta 
nell'unione delCHospitale di s. Andrea di detto Comune, et a la eseoutione della 
sudetta elemosina, se incarica il fittauolo de* beni di detto HoSpitaHe di S, Andrea, 
che li tiene in affitto, con obligo di àodUfixre a detto carico. *- I registri par- 
rocchiali datano dall'epoca dell* erezione della parrocchia. La popolazione è 
di circa 300 abitanti. 



- 82 — 

^deTà 'ssT'TriiSiJ Visitata la chiesa parochiale della S «a Trinità nel luogho 
di pogi»D«. ^^ Pognana lontana dalla Collegiata di S.*o Pietro di Nesso 
sua pieve tre miglia ... il frontespitio è rosso et bianco con la 
flg.^ della S.°^A Trinità sopra la porta. La dett^ chiesa è d'una 
nave e mezza, et la capella maggior è volta verso l'oriente : 
la qual capella è fatta a volta con sopra li 4 dottori della 
chiesa depinti et li quattro evangelisti. Il detto altare mag- 
giore è grande alla forma ecc. Sopra detto altare vi è un'an- 
cona depinta sopra l'asso con figura della S.°>& Trinità assai 
bella, et le cornice depinte et adorate, et l'ante di tila, con 
sopra la figura dell'Annunciatione della Mad.^ . . . Fuori delli 
cancelli dal lato dell'epistola vi è una porticella che entra nel 
campanile, qual è fatto a modo di torre con sopra doi cam- 
pano. Dall' istesso lato vi è una porticella che entra nella 
sacristia nella quale non vi è oratorio ecc. In fondo di detta 
chiesa dall' istesso lato vi è una porta grande che esce in strada 
da verso Torno. Dalla parte dell' evangelio di rimpetto alla 
porta della sacrestia vi ò un altare dedicato alla S.°^& Trinità 
non consacrato, et invece d'ancona vi è dipinto sopra il muro 
la S.°>A Trinità. Dalla detta parte dell'evangelio, fuori però 
delli baleustri a paro all'altare, vi è una volta per la quale 
s' intra nella mezza nave, dove è una capella fatta a volta 
bianca con sotto il vaso del sacro fonte baptismale quale è 
di marmo bianco .... et scendendo per l' istessa mezza nave 
in fondo vi è una porta grande la quale esce sotto un portico 
sopra la strada che viene verso Nesso. In detta chiesa vi sono 
diverse pitture solo dalla parte dell'evangelio, vi è l'adora- 
tione de Màgi, et una tlgJ^ della gloriosa madre di Dio col 
figlio in braccio .... In tutto sono anime circa a 200 tra 
Pognana et Quarzano, quali parimenti hanno la sua chiesa 
unita con la parochiale della S.™& Trinità, e si chiama di 
S.^ Nazaro, et di communione circa 100. 



8. Niufo • ceiM di 1593. Alli 10 Xbre. 
otawoe aanano Visitata la chìosa di S.to Nazar e Celso nel luogho di 

Roascho unita alla cura della Trinità .... La d.^ Chiesa è 
d'una sol nave, et ha un sol altare qual ò nella capella mag- 



giore voltata versò V oriente. Il detto altare non è consacrato, 
è però grande alla forma con suoi baleustri di lariso intagliati 
et bradella. Sopra detto altare vi è un* ancona con in mezzo 
rimag.® della mafl.» col figlio in braccio, et dalli lati S.^^ Nazar 
e Celso sopra Tassi con li cornicioni depinti et adorati, ha 
le ante che chiudono detta ancona, sopra le quali vi è dipinto 
in tila S.to Sebastiano et Si^ Roche . • • . La detta capella 
mag^ore è tutta in volta bianca senza pitture, et tutto il resto 
della chiesa è sotto tetto, la qual capella hadoi finestre, Tuna 
corrisponde airaltra. Dalla detta parte in fondo della chiesa 
vi ò una porta che intra nel cemiterio. Dalla parte dell* epi- 
stola fuori della capella vi è la porta del campanile con sopra 
una sol campana, fatto a modo di torre, et dietro al detto cam- 
panile vi è la porta che intra in sacristia .... (^). 

1503 alK X Xbre. 

Visitata la Chiesa di S. Martino nel luogo di Careno, s.Marunodicweno. 
sottoposta alla cura di S.^ Pietro di Nesso lontano da d.^ 
cura dei miglia .... La detta chiesa è tutta involtata d*una 
sol nave et detta volta ò tutta depinta. La capella è in 
mezza niccia tutta depinta con diverse imagini. L* altare 
non è consacrato .... Sopra detto altare non vi è ancona 



(1) Pv»gnana eoa Canzaga e Quarzano (ab. 660) ò un villaggio dirapato e 
poco fertile, sai fianchi del monte Battaglia o Preaola. Venne staccato da Nesso 
ed eretto in parrocchia indipendente dal vescovo Branda de* Castiglioni, ai 
7 dicembre del 1467. Nei primordi i capi-famiglia nominavano il parroco ; in 
aegnito cedettero il loro diritto al romano pontefice, cbe, verso il 1700, lo passò 
ali^ordinario diocesano. I vescovi Bonesana nel 1709, e olgiati nel 1715, in occa- 
sione delle loro visite pastorali, osservato lo stato deplorevole a cui era ridotta 
la chiesa parrocchiale di Canzaga, nonché la comparrocchiale dei santi Na- 
xaro e Celso di Rovasco, e come per la sconveniente posizione di qaeste due 
chiese contro il terrapieno non fossero suscettibili di conveniente restauro, 
eccitarono i pognanesi ad edificarne una nuova in località più comoda per 
le singole frazioni che compongono la parrocchia. Nel 1738 i pognanesi si 
accinsero air impresa di edificare la nuova chiesa, la cui fabbrica, per soprav- 
venute difficoltà, venne compiuta solo neri744, e dedicata, come Tantioa, alla 
SS. Trinità. Neiranno seguente venne visitata dal vescovo Cernuschi, dichia- 
rata parrocchiale ai 16 settembre 1747, e consacrata dal vescovo Peregrini 
ai 4 di luglio del 1764. ^ Esistono nel territorio della parrocchia le seguenti 
chiese : la già parrocchiale, posta nella frazione di Canzaga ; quella dei santi Nar 
laro e Gelso di Rovasco, comparrocchiale ; alla riva di Pognana T oratorio 
di S. Fedele. — I registri parrocchiali cominciano col 1662, gli anteriori sono 
peritL 



- 94 ^ : 

ma sopra il muro vi ò dipinto il Grocefis90 in mezzo et de 
lati la Madonna et S.^ Gio. Evangelista et S.^ Martino et 
S.to Pietro, et da parte dell'Evangelio vi è depinto S.^ An- 
tonio .... Fuori delli baleustri dall* istesso lato vi è la porta 
che esce sopra il cemiterio che esco in strada et dalli lati di 
detta porta vi è V imagine della Mad.a et della S.^^ Trinità 
et il lavello dell'aqua^ s.** antico .... In fondo di detta chiesa 
vi è il campanile fatto in forma di torre, sopra il quale vi 
sono doi campane. Questo Comune fa undeci fuochi, anime 
circa 85, di communione circa 50 (0* 



(1) Careno (800 ab.) è un viUaggio posto sul fianco del monte Cucco, spe- 
rone del Preaola. Non molto air insù vi è la grotta della Masòra, che s'addentra 
d'assai nella montagna, ma nessuno ha osato spingersi sino in fondo, tanto 
più elle ordinariamente vi si precipitano le acque d*un laghetto. È interessan- 
tissima e contiene ammoniti. — La parrocchia di Careno, di nomina alternativa, 
prima del comune, poscia del vescovo di Como, fu eretta Tanno 1640 ai Zi d'ot- 
tobre, come risulta dair istromento di separazione dalla matrice di Nesso, 
rogato dal notaio Melchiorre Raimondo da Como in detto anno « giorno. In 
origine la parrocchia era nella chiesa di S. Martino, come all'atto della sepa- 
razione; ma in seguito ta trasferita alla chiesa della B. V. Assunta, auovamente 
edificata nella prima metà del «ecolo XVII, colle elemosine raccolte dal bene- 
merito sacerdote Alessio Zambra. Non è consacrata, ha tre altari, tutti con 
pietra sacra. Bulla vOlta del coro è dipinta la B. V. Incoronata dalla Triade 
Augustissima; inoltre sonvitre angioletti neirarco del coro, che si credono 
generalmente lavoro del Morazzone, ma ciò non è. Il Morazzone mori nel 1896 
in Piacenza, ove era stato invitato per dipingere la gran cupola della catte- 
tedrale ; lavoro che, sorpreso dalla morte, lasciò quasi intatto al Quercino, non 
avendo fatto che due Profeti, i quali, in ogni altro luogo sarebbero considera- 
tissimi, ma quivi restan oscurati dalie vicine figure del suo successore, cioè 
di quel mago della piftura, che ivi pose il più grande incantesimo che mai 
facesse. Ora, nei Decreti della Visita della chiesa collegiata di Nesso e sua pieve» 
fatta dal Caraflno ai 7 di luglio del I6S7, ed emanati in Como ai SO di novem- 
bre del 1688, che, manoscritti, si conservano neir archivio deir arcipretura di 
Nesso, trattandosi di Careno, non si fa vienzione ohe deli' unica chiesa allora 
ivi esistente, cioè di quella di S. Martino. Dunque, se non eravi ancora la chiesa 
nel 16%, non possono essere gli affreschi del Morazzone, morto nel 1686. Io 
stimo che la Vergine e gli Angioli, veramente bellissimi, siano lavori del nostro 
Giampaolo Recchi, che nel 1647 dipingeva nella chiesa di Moltrasio, e intorno 
a quel tempo in quella di Brienno, la cui fama, non inferiore a quella del 
cavalier Pierfrancesco Mazzucohelli, avrà influito a che la popolazione di Careno 
lo invitasse a dipingere nella loro chiesa, che di quei tempi nuovamente si 
stava edificando. I quadri dei singoli altari non hanno nulla di rimarchevole. 
Meritano tuttavia particolare menzione 1 bei lavori in istucco, che servono di 
decorazione al coro ed al cornicione, nei quali trovasi una purezza di disegno 
e di linee non tanto facile a rinvenirsi in tal genere di lavori. Sono opera di 
Agostino e Francesco Silva di Morbio, come rilevasi da una scrittura di con- 
tratto che si conserva nell'archivio parrocchiale di Careno, del tenore seguente : 
22 Novembre i683. In Careno. — Con la presente sia noto come il moUo 
rev. sig, p. Bernardino Zambra al presente Curato di detto lu^go, et messer 
(Ho: Primckveso, et messer Gio: Biancho sindici di detta chiesa al presente, 
qu€ai unitamente danno da fare li ornamenH di stucchi da farsi nel coro 
della loro chiesa conforma li dUsegni essiMti dal sig, Agostiuo Silva et il sig, Qio: 



-- 96 — 

A di XI Decembre 1593. 

Visitata la chiesa di S,^^ Maria Hospitaie nei luogo di Vico s. Maru di vico. 
comune di Nesso, lontano dalla canonica di Nesso mezo miglio 
di cattiva strada; unito all'Hospital maggiore di Como, ha una 
capella antica fatta in volta senza pittura, se non un puoco 
di nicchia vecchissima dalli lati da basso della volta. Sotto 
detta capella vi è un' altare grande consacrato cinto di can- 
celli et bradella^i legno alla forma ; ha un'icona assai grande et 
bella con l'imagine della Beata Vergine in atto dell'Assontione, 
et nelli quadri dell' icona da mano destra SJ^ Pietro e Paulo 
in uno, et nell'altro S.^ Francesco et S.^ Dominico, et da mano 
sinistra in uno S.^ Hieronimo et S.^<' Antonio, et nell'altro 
S.^ Rocco et S> Sebastiano, et con altre figure tutte pinte in 
tavola con gl'ornamenti, et termini messi a oro, et con le ante 
pinte in tila. Il resto della chiesa è fatta in due arconi, con 
legni et travi conci a modo di soffitta^ Vi è uno campanile in 
torre vicino alla porta maggiore che è laterale et a canto 
all'arco di mezzo, con due campane le quali non si ponno sonare 
perchè non vi è corda .... I muri doppo 1* altare maggiore 
hanno le pitture guaste per l'umido ecc. (0- 



Francesco suo figlio di Morbio, qìMUi cUssegni sono stati aeoeUati daui stiddeUi 
signori sottoserUti, 

Io Agostino Silva si a mio nome oome anco di mio figlio afTermo lU supra 
manu propria- 

Io p. Bernardino Zoinbra, ecc. 

lo aio: Sianoho Sindieo, ecc. 

Io. Antonio Riva per (Ho : Primaveso, qual non sa scrivere, ecc. 

Franeetoo Silva divenne poi itataario di vaglia, e spiegò la sua non ordi- 
naria abilità in dieci cappelle del santuario di S. Maria del Monte sopra Varese. 

Oltre la chiesa dell* Assunta evvi Tantichissima chiesetta, già parrocchiale, 
dedicata a 8. Martino, di cui m fa menzione in questi Atti di Visita. Credesi 
anteriore al mille. Attualmente non vi ò nulla di rimarclievole, poiché nei tempi 
passati una mano vandalica copri le bellissime pitture che r adornavano con 
un intonaco bianco. La porta, a tutto sesto, vicino alla balaustrata, che met- 
teva al cimitero ed in istrada, ora ò chiusa, e non vi fu lasciata che una flne- 
•trella quadrilatera che guarda in chiesa ; scomparvero quindi le imagini della 
Madonna e deUa SS. Trinità ch^erano ai lati, e in quella vece vi fu dipinto un 
8. Bartolomeo, in cui si volle imitare l'antico stile, ma senza punto riuscirvi. 
In fondo alla chiesa, dallo stesso lato, fu aperta una porticina inartistica, che 
mette ad un piccolo atrio di costruzione molto posteriore. Sull'altare maggiore, 
al posto degU antichi affreschi, ora ò un quadro ad olio rappresentante la 
morte del santo titolare, che da alcuno vien stimato di qualche valore, ma eh* io 
credo di nessun merito artistico. 

(1) S. Maria di Vico, Comune di Nesso, situata a circa mezzo miglia dalla 
aroipretale sulla moptagna, ò un'antica chiesupla a cui andava unito un pie- 



— 96 - 

1593. Aia XI Xbre. 
"iìS^Annui^ata.'' Uno tìPO dì mano dalla ripa del lago et dalla matrice 
due miglia, e mezzo verso Palanzo vi è un capitello piccolo 
senza altare et senza porta ne seraglio. 

Ha di dentro un*imagine della Nunciata* 
orMoriodi8.Roooo j^^^ pj^ g^pj^ 3^44^ capltoUo un' altro tiro di mano vi 

è una capelletta di S.^ Roche tutta pinta, con la volta dove 
sono pinti li quattro dottori della Chiesa nelli cantoni, et vi 
è dentro un'altarino nudo non consacrato . • . . , et invece di 
ancona vi è Timagine della B. Vergine col figlio in braccio et 
dalli canti S.^ Roche, et S.^ Sebastiano, et dalli muri laterali 
vi sono altre diverse figure, dairuna la Mad.& col figlio in 
braccio, et da lati S.*o Hieronimo et S> Catharina, dall'altra doi 
S.^ Rechi et S.^ Sebastiano con la pietà di sopra. In logho 
di facciata vi è un arco aperto con doi muretti che fanno 
baleustri senza seraglio. 



colo spedale ; il fabbricato esiste tattora, convertito però in abitazione privata. 
Fu incorporato allo spedale maggiore di S. Anna in Como, come si ricava da 
questi Atti di Visita e dal libro : Delle Istruzioni ed OmincuiorU per lo rego- 
lamento dello SpedcUe Maggiore di Como, ecc., stampato nel 1644 da Nicolò 
Caprano, colle aggiunte del 1758, per Oiambatlista Peri, stampatore vescovile, 
ove al capitolo degli Oblighi à quali è tenuto VHospitale Maggiore, ecc., si legge : 
Ha lo HospiUkle oìfligo di fatr elenu>situi, ogni €mno, mog. sei, et st. due migUo, 
alle persone del Comune di Nesso, à qual Commune anoha l* Hospitale fa pa- 
gare dal suo fittavolo ogni anno, una moggia di tormento, et maggia sei, et 
st. sei segala, et tutto per obligo, ohe haveva VHospitale de S. Maria di Nesso, 
unito alVHospitale 'Maggior di Como, In uno poi degli ultimi capitoli di tal 
libro, dal titolo : Memoria de staffili, ecc., che non si possono alienare senxa 
speciale licenza de Sua Santità, si annoverano, fra i primi, li beni di Nesso, et 
sua montagna, et parti circostanti, che erano di pertinenza deir ospedale di 
S. Maria di Vico. La chiesuola esiste tuttora, aperta al culto, tale quale è de- 
scritta in questi Atti, solo che scomparvero sotto una barbara imbiancatura 
le pitture delle pareti ai lati del presbiterio, e la porta laterale di stile gotico- 
lombardo a sesto acuto, vicina alla torre delle campane, fu murala, ma sono 
ancora visibili le pietre tagliate, levigate e ben connesse che ne formavano le 
spalle e Tarco, e in sua vece fu aperta un* altra porticina nella fÌEtcciata, sotto 
di un androne inartistico gettatovi in tempi posteriori, e che mette In comuni- 
cazione la chiesa colla vicina abitazione. La cappella del coro è sotto vòlta, il 
resto della chiesa è fatto in due archi, coperti da un'armatura di tetto comple- 
tamente aperta a modo di capriata; su di una parete interna si vedono gli 
avanzi di antichi affreschi, altri pure se ne scorgono airesterno sopra la porta 
laterale, ora chiusa, e vicino al campanile; su di questi affreschi sonvi molte 
iscrizioni gotiche, mezzo cancellate dal tempo ; su di uno si legge chiaramente 
la data del 1504, col cinque scritto airantica. S) gli uni che gli altri sono del 
medesimo artista e meritano considerazione, non foss* altro, perchè apparten- 
gono alla beirepoca del cinquecento, e poi perchè nei volti e nelle fattezze vi 
ha tale una grazia che ci rammenta il tiare luinesoo. Ma r ancóna dell* altare, 



- 97 — 

1593. AUi XI Xbre, 

Visitata la chiesa parochiale di 8.^ Ambrosio nel luogho chieM iMirroooiiuu 
di Palanzo pieve di Nesso, quale è lontano dalla collegiata *"•*"«»• 
circa quattro miglia et dalla sud.^ ripa del lago un miglio e 
mezzo, ascfpdendo sempre sopra montagna .... Il ft*ontespitio 
dì d.^ chi^^ è tutto depinto di diverse figure, ma in parti- 
colare di S.to Ambrosio, S.^o Bernardo et della Mad.\ - La detta 
chiesa è d'una sol nave tutta in volta la mittà della quale è 
depinta tutta con sopra le figure de 4 dottori» et 4 Evange- 
listi. In detta chiesa vi sono doi altari .... La capella mag- 
giore è in mezza niccia, la quale volta verso Toriente, et è 
pinta con la figura di dio padre et 4 evangelisti con Tinco- 
ronatione della Mad.\ - Sopra l^altare maggiore vi è un* anco- 
netta depinta sopra Tasso con Timagine della Mad.^ in mezzo, 
et de lati S.^^ Ambrosio, Oervasio e Protasio Abondio e Gio- 
vanne. Dal lato dell'Epistola vi è una finestra a par all'altare 
con ferrata et invetriata. Dalla detta paiie, dove ò il 2^ altare 
a paro al maggiore, vi ò una capelletta di mezza niccia dedi- 
cata a S.^ Marta, sopra del qual non vi ò ancona ma pinta 
sopra il muro vi è la figura della Mad.^ et de lati S.^ Marta, 
S.*o Pietro Martire, S.^ Zeno, S.to Ambrosio ^con altre ima- 
gini de disciplini per esservi la schola, et a paro al detto 
altare dentro poi de baleustri vi è una porticella che intra 
nella sacrestia .... vi è il campanile fatto a modo di torre 



opera deUo stesBO artista, pel disegno corretto e la potenza della tavolozza 
supera ancora gli affreschi delle pareti. E ciò toma di onore alla nostra cittA, 
e specialmente al paesello di Tomo, poiebò Tautore ò Barlolomeo Benzi tor- 
nasco, contemporaneo e competitore del Passeri. Oià ho accennato, in questi 
Atti di Visita, parlando di S. Tecla di Tomo, come sn di nna parete interna 
di quella chiesa s* ammiri fortunatamente ancora un affresco del Benzi colla 
data del 150S, del quale affresco esiste un* incisione accurata, fatta eseguire, se 
non erro, dal conte Cavagna SangiuUani; ora sarebbe assai desiderabile che 
una simil cosa si facesse riguardo airancOna di 8. Maria di vico in Nesso, che 
si può considerare come il capolavoro del suUodato artista. L'ancOna è cestii 
tutta in due ordini di quadri, ciascuno in tre campi, più la cimasa Jche ne forma 
il compimento in alto ; manca la rispettiva predella al basso, che di solito si 
rinviene in simili lavori di una taP epoca. Nella parte di mezzo del primo 
ordine, che si innalza cosi da invadere gran parte dello scomparto di mezzo 
del secondo, è dipinta la Vergine Assunta, e al basso una turba di persone 
devote in ginocchio in atto di contemplazione, tra le quali si distingue un prete 
con un camauro in mano, probabilmente D. Galeazzo Lavizzarl, ministro dello 
spedale di Vico, che a sue spese fece eseguire il dipinto; su di una fascia 

Baec. Star. — voi. m. 7 



con 3 campane sopra . 
munione circa 200. 



Sono fuochi 53, anime 307, di co- 



Oratorio di;8. Giro- 
lamo prof. 



Oratorio della Ma- 
donna di Loreto. 



1593. Alli XI Xbre. 

La capella di S.to Hieronimo lontano de Palanzo sopra il 
monte un buon tiro d'archibusio, la qual ha un' sol altare 
grande alla forma non consacrato.... sotto mezza niccia 
depinta con diverse figure cioè Dio padre, la Mad^ in mezzo, 
et de lati li 4 dottori della chiesa con S.^o Roche. Sopra la 
porta della facciata vi è un arco con una campanella sopra ecc. 

Visitata la capelletta dedicata alla Mad> di Loreto, lontana 
da Palanzo un*archabusata nella strada piana verso Nesso, la 
quar ha un sol altare non consacrato .... et invece d'ancona 
vi è pinta la Mad.& con il figlio in braccio in mezzo, e de lati 
quattro angeli, S. Hieronimo, doi S.^ì Sebastiani, S.^ Roche 
et sopra detta Mad.& vi è un Dio padre con la nunciata. Dalla 
parte dell' evangelio a par dell* altare vi ò una finestrella 
senza ferrata ne impannata. Dair istesso lato sopra il muro 
laterale vi è la figura della Mad.^col figlio in braccio, et de 
lati S.*o Bernardo et S.to loseffo et al paro de dette imagini 
vi ò la Mad> con S.^^ loseffo che adorano Ghristo nel presepe. 
Per facciata ha un'arco con doi muretti, sopra quali sono li 



bianca, a mo' di benda svolazzante lungo le vesti della Vergine, si legge : 
Virgo miserere mei miserere meorum . '. . . Nello scompartimento a sinistra 
di chi osserva sono raffigurati i santi Francesco e Domenico, e sotto si legge : 
Tu es sotius meus simul stemus et nullus prevalebit cuiversariiis. Nello scom- 
partimento di destra i santi Rocco e Sebastiano, sotto ai quali si legge : Opus per- 
feetum per Bartholomeum Benxum Tomensem} piotorem i600 secundo Kal. 
Decembr. Neir ordine superiore, a sinistra del riguardante, i santi apostoli Pietro 
e Paolo; a destra S. Gerolamo dottore, in vesti cardinalizie, e S. Antonio abate; 
nel mezzo, cioè nello spazio lasciato libero dal dipinto del primo ordine, è rap- 
presentata TAnnunciazione, a sinistra TAngelo, a destra la Vergine. Infine, 
nella cimasa è dipinto r Eterno Padre con due Angeli ai lati, e sotto varie per- 
sone in atto di adorazione; anche qui, sudi una fascia bianca, èwi la seguente 
iscrizione in caratteri gotici, come tutte le altre sopra menzionate : Veni Virgo 
regia etemo digna decere conscetide hoo preclarum etemum regis solium. lì 
tutto insieme è uno degli esempi tuttora in essere, che ci mostra come il gusto 
e la maniera dei migliori lombardi si fossero sparsi, non solo nelle città, ma 
anche nei luoghi più remoti della campagna. La chiesa possiede poi una croce 
preziosa in metallo argentato con bassorilievi e varie piastre cesellate. In giro 
al globo, che serve di sostegno air asta inferiore verticale, si legge la seguente 
iscrizione: i- . M. D , Vili . dedicata Hospitali s. Mcw^iae De Neseio per aaleaz 
Lavisarium ministrum. 



- 99 — 

suoi cancelli et ha porta col cadenaccio e seratura senza 
chiave .... (*). 

1593. AUi XI Xbre. 

Visitata la parochiale di Lemna intitolata S.^ Geòrgie. cw«ia parrooohiaLe 

^ ' di Sa Olorfio di 

pieve di Nesso, lontana miglia cinque dalla detta collegiata et 
da Palanzo circa doi miglia e mezzo .... Il frontespitio è 
depinto con sopra l'imagine di S.^ Geòrgie, et S.^o Alessandro 
dai lati, et in mezzo la S.^^ Trinità. La detta chiesa è d'una 
sol nave mezza volta e mezza sotto tetto. La capella maggiore 



(1) Palanco è parrocchia di libera ooUasione, sotto il titolo di 8. Ambrogio 
TescoTO. Non ho potato aver notizia dellajsaa Beparasione dalla matrice di 
Nesso. La chiesa attaale però fti fabbricata dopo il 10S8, poiché nei Decreti 
Oeìia visita deUa oMesa coUefficUa Ot S, Pietro di Nesso e sua pieve, fatta da 
monsignor Lassare Carafino ai 7 di luglio del detto anno, emanati in Como 
ai 80 novembre del 1618, manoscritto che si conserva nella parrocchiale di Nesso, 
leggo quanto segue : « Nella visita attuale fti discorso molto sopra il rinnovar 
la chiesa, che ne ha molto bisogno, or Huomini promisero di farla conforme 
al disegno* che fu veduto, et approvato, però non essendosi dato principio, si 
facci quanto prima ». Nel 1035 era gi& compiuta, poiché lù consacrata in tale 
anno dal Carafino, come appare dalla lapide posta sulla porta laterale della 
chiesa, che qui fedelmente trascrivo; 

D. 0. Af. 

Lazanu. Caraflnus, &s. 

Comens. Hano, Ecciesiam. Altariq^ 

MaSus, Conseoravit, In. Honofei 

S. AnUfTOsU 

Diemql Conseorationis 

Anniversarium, In, Ultimam 

Dominieam, Augusti. Transtulit 

Concessa, Induìgentia, XXXX. Dierum 

M. DO. XXXV. XXX. Augusti. 

Nella chiesa vi sono tre altari, il maggiore consacrato, gli altri due con 
sola pietra sacra. Non possiede verun oggetto artistico di pregio, eccettuato 
un quadro ad olio dedicato a 8. Ambrogio, sito neir oratorio dei confratelli, 
di qualche merito, ma d* ignoto autore. — In parrocchia attualmente vi sono 
altre due chiese: runa, detta Del Soldo, dedicata alla B. V. Addolorata ed a 
8. Giuseppe, tUori del paese non più di duecento metri ; r altra, alla riva del 
lago, dedicata a 8. Francesco Saverio. La prima, quella Del Soldo, vuoisi cosi 
chiamata perchè credesi fabbricata da una famiglia di cognome Dei-Soldo, La 
prima parie di questa chiesa, che ora forma il coro e presbiterio, fu edificata 
nella seconda metà del secolo XVI, ed è la medesima che in questi Atti di 
Visita vien denominata la cappella della Madonna di Loreto. In epoche poi a 
noi più vicine, venne per ben due volte ampliata* e neiranno 1874 fa dipinta e 
pavimentata in cemento ; ha un solo altare con pietra sacra. La seconda, alla 
frazione di Riva di Palanco, ò di patronato del beneficio Galli di Lemna. Ha 
nn solo altare. — I registri parrocchiali datano: pei nati, dairanno 150B ; pei ma- 
trimoni, dal 160D; pei morti, dal 1677. La popolazione complessiva è di 400 abitanti. 



— 100 — 

è voltata sopra T oriente, et vi è l'altare non consacrato .... 
et sopra un'anconetta depinta in asso con cornìcette d*oro, in 
mezzo di dM vi è Timagine della Mad.» et de lati S.'o Qeorgio 
et S.^ Alessandro. La volta di detta capella è tutta depinta con 
quattro dottori della Chiesa et 4 Evangelisti et de lati di essa 
capella vi sono doi finestre .... In tutto sono fuochi 34, 
anime 200, di communione circa 70. 

Chiosa di s. Aiw 1593 alli XI Xbre. 

Sandro prof. 

Visitata la chiesa di S. Alessandro figliale della parochial 
di Lemna, lontana dalla detta chiesa per descendere verso il 
lago mezzo miglio, et altretanto lontana dal detto lago, la 
quale ha un* sol altare ecc. {*). 

^'nfo"d?*M?iin.r 1693 alli XI Xbre. 

Visitata la chiesa di S.^ Antonio nel luogho de Molina 
fabricata in sussidio della parochiale, pieve di Nesso, qual è 
lontana dal d.^ luogho sei miglia, la qual chiesa è d* una sol 
nave et è molto scura, ha una sol capella qual è fatta a volta 
pinta con figure vecchie et è voltata verso Toriente. L'altare 
è consacrato et è grande alla misura .... sopra detto altare 
in luogho di ancona vi è un telare vecchio con la figura del 
gìuditio in mezzo e dalli lati la Mad.»^», SM Antonio, Giovanne 
et Catharina, et sopra vi è una statua di S.^^ Antonio di legno . . . 
Di rimpétto all'altare vi è una porta che esce in strada senza 
frontespitio, et fuori di d.» porta vi è il campanile fatto a modo 



(l) Lemna sorge sopra una costa, separata da Molina mediante un grande 
affossamento, entro cui scorre un torrentaccio, ed egualmente da Palanzo, sul 
fianco opposto. Ha una popolazione di 360 abitanti. — La chiesa parrocchiale, 
di patronato comunitativo, è sotto il titolo di S. Giorgio; dalla data dei registri 
parrocchiali, e dalla piazzetta, che a ricordo d' uomo venne ultimata, credesi 
eretta neir intervallo dal 1990 al 1057. In questo lasso di tempo, vedova la chiesa 
del suo pastore, nati, matrimoni e morti registravansi a Molina, ed è in 
quest'epoca, in cui, da congetture non dubbie e dair orale tradizione, vuoisi 
avvenuto un disastro simile a quello del 1863, del quale fui testimonio, allorché, 
precisamente nel medesimo luogo, nomato Compresina, un' immane frana, in 
una notte deir ottobre, abbattè alcune case ivi edificate, recando la morte a 
ben quarantacinque persone ; con la differenza che in allora esisteva ivi la chiesa 
di S. Alessandro, e nel 1863 non vi rimaneva altro che il campanile, tuttora in 
essere, pregevole per la sua vetustà, benché guasto da un fulmine caduto nel 1866. 
La chiesa parrocchiale non ò consacrata, ed ha tre altari muniti di pietra sacra. 
I quadri che meritano qualche considerazione sono : la Flagellazione di Cristo, 
lo Sposalizio della B.v., di cui si ignorano gli autori. Esiste in parrocchia un 
solo oratorio attiguo alla chiesa, dove i confratelli compiono le loro funzioni. 



— 101 -- 

di torre con sopra due campane .... Li morti si sepeliscono 
a S> Margarita, qual è lontana da d.^o luogho un arcabusata 
qual è la chiesa parochiale .... In questo Comune sono fochi 16, 
anime 200, de com.^® circa cinquanta. 

1593 alli XI Xbre. 

Visitata la chiesa di S.*» Margarita parochial de Molina, ^df's.'tSJJherita 
lontana di d.^ luogho un tiro d' archebuso verso il lago per 
descensu, la qual ò fatta d* una sol nave, et ha un aitar solo 
consacrato sotto mezza niccia depinta, et volto verso Toriente, 
con la bradella, et in luogho de cancelli ha doi muri, et si 
ascende alla d.*» capella sei scalini. Sopra l'altare vi è un'an- 
conetta di tela con cornice pinta, et sopra la vita de S.** Mar- 
garita, et sopra vi è un crocefisso con la nunciata de lati. 
Dalla parte dell'evangelio di dentro de muretti vi è la porta 
del campanile, fatto a modo di torre con sopra doi campane. 
Li muri laterali fuori de muretti sono pinti de pitture diverse 
antiche, d'un lato vi sono doi finestrelle antiche e dall' altro 
una sola. Dirimpetto all'altare vi è la porta della chiesa all'an- 
tica, et il frontespitio è pinto con figure del Cenacolo .... (*). 

1593 alli 13 Decembre. 

Visitata la chiesa di S.^ Bdrtholomeo nel luogo di Torigia ® Twrjgi?"*^ ^^ 
filiale della chiesa parochiale di S.^^ Geòrgie de Lai, lontana 
dalla d.^ cura un miglio verso Brieno. Il frontespitio di dM 
chiesa è pinto con la figura di S.^o Bartholomeo sopra la porta. 
La detta chiesa è d'una sol nave, et ha doi altari, l' altare 
maggiore non è consacrato qual è volto verso nuli' bora, et è 
in una mezza niccia tutta pinta con la figura di Dio padre, 
sopra la detta niccia, et in luogo d'ancona vi ò pinta in mezzo 
la mad.»a et de lati S.*o Roche et Sebastiano, S.^o Geòrgie et 
Bartholomeo ... un poco più a basso in fondo della chiesa vi 
è una capella di S.^o Bartholomeo, con l'altare consacrato, qual 



(I) La chiesa parrocchiale di Molina, di collazione comunale, è attaalmente 
quella di 8. Antonio abate, eretta nella seconda metà del secolo XVI. Non 
consta della sua consacrazione ; ha tre altari con pietra sacra. Oltre la chiesa 
di S. Antonio, esiste in comune quella di 8. Margherita, già antica parrocchiale, 
con un solo altare. La popolazione attuale è di circa 350 abitanti. 



— 102 — 

altre volte era l'aitar maggiore et ò volto verso V oriente, 
quale capella fatta a mezza niccia, et de lati dell'altare vi sono 
dol finestrelle all'antica. . . . Fuori di detta capella nel can- 
tone sopra il tetto della fìtcciata della chiesa vi è un campa- 
nile a modo d'arco con una sol campana .... In detta terra 
sono fuochi 6, anime 60, de Comunione 40. 

^if"o^.;r!2S^i? 1593 die lun» xiij mens. xbris R.«nw .... accessit ad 

ot 8. Olorgto di ^ 

^«^'•- parochialem Ecclesiam 8M Georgij de Lalio et ibidem etc. 

L'altare magiore .... è consacrato et posto sotto una nichia 
imbiancata tutta fuor che dai lati di d.o altare, che vi è l' ima- 
gine di S.*o Geòrgie, et dall'altro la B. V., S.*o Pietro Martire, 
S.^ Gio. Bati^ et S> Marta. Sopra detto altare è una bella 
ancona nova con l'imagini di S.^ Geòrgie in mezzo ed dalle 
parti due altre et in cima un Dio padre et l'Anuntiata con 
l'angelo di rilievo. Questa ancona ha tutti li ordini con sue 
colonne tutti adorati et belli et si cuopre con una coperta di 
tila sangallo verde. In cima di d.» ancona nel muro in ìnezzo 
vi ò un echio, et dal canto dell'evangelio di detto altare una 
fenestra moderna, tutti due con suoi vetri .... Et in luogo de 
cancelli avanti la capella vi sono due pietre grandi, una di 
qua et ralti*a di là con una porticella in mezzo .... dentro 
d'essi dal canto dell'epistola vi è l'uscio della sacristia .... 
Dal canto dell' evangelo vicino alle d.« pietre vi ò una scala di 
legno per quale s'ascende il pulpito che è sopra dette pietre. ... 
Fuori de quali sotto d.o pulpito vi ò l'uscio del campanile con 
due campane sopra et è fabricato a forma di torre, et parte 
depinto. Il vaso del battistero di marmo bello • . . . ò posto 
nella seconda nave in fronte sotto una mezza nichia pinta 
de varie figure antiche .... Questa chiesa ha tre navi tutte 
involtate, et nella nave della parte dell'epistola vi è sotto una 
capella involtata et depinta nel primo arco uno altare .... 
dedicato a S.^ Nicolao con sopra un' ancona vechia depinta 
et un quadro adorato con alcune figure intagliate • • • • Nella 
nave laterale verso il corno dell'evangelio vi è nel primo anco 
un'altare .... dedicato alla Natività della B. V. qual è porto 
sotto una nichia depinta con varie figure antiche et con un 



- 103 — 

quadretto con rimagine della B. V. parte adorato sopra che 
servo per ancona, et sopra nel mezzo del muro in fronte 
l'altare un Ohristo messo in croce di rilievo . . . Questa chiesa 
ha due porte et tutte due laterali nelle navi de lati ... A torno 
la chiesa vi è il cemitero .... (0* 

1593 a di 13 Xbre. 

Visitata la parochiale de santi Nazaro et Celso di Carato ^iLro*e^à"<? w?*. 

Carato. 

unita con la parochiale di S.^ Geòrgie di Lallio, lontana da 
Lallio più di uno miglio, et mezo miglio dalla lerra de Carato 
sul monte; è antichissima fatta in tre navi con una capelletta 
in volta antichissima pinta con li quatro evangelisti, li dodeci 
apostoli, et alcuni profeti, con un'altare consacrato . . . sopra 
d.o altare vi è un'icona pinta in tavole con Timagine della 
Beata vergine in mezo, con molti homini et donne pinti in 
ginocchioni ; dalli lati alcuni santi con gì' ornamenti parte 
pinti, et parte dorati. Dentro i cancelli dalla parte dell' epi- 
stola vi è l'uscio che va nella sacristia, in volta 

Di fuori delli cancelli a canto la sacristia vi è il campanile in 
torre con due campane. Dall' istesso lato in fronte della nave 
vi è. un'altare di S.^ Agata consacrato, sotto uno puoco di 
una scatta vecchia .... senza icona, ma solo con pitture 
vecchie nel muro .... Nell'altra nave, dalla parte dell'evan- 
gelio in fronte, vi è un'altro altare fatto di nuovo dalli scolari 
di S.^ Marta ; . . . Vicino, et di dietro di d.o altare vi è un 
luogo, dove si congregano i scolari di SM Marta ... Ha due 
porte nelle due navi laterali, una in fronte et l'altra da una 
parte, con uno bello cemiterio a torno cinto di muro . . . Non 
vi è fpontispitio .... 



(1) La parrocchia di Laglio, eretta ab immemorOMHy gode titolo di pre- 
ìpOBitura noncnpativa ed ò di libera collazione. Il titolare è S. Giorgio martire» 
a la cHiesa fu ricostruita sair area dell* antica neir anno 1619, consacrata 
addì 28 ottobre del 1630 dal vescovo Lazzaro Caraflno. Ha cinque altari, muniti 
di pietra sacra. Non possiede cosa degna di speciale menzione in queste carte, 
se si eccettuano gli stucchi, non privi di merito, ma barocchi, opera di Stefano 
Salterio di Laglio. Oltre la parrocchiale, vi sono le seguenti chiese figliali : 
S.Bartolomeo di Torriggia, ricostruita nel 1700, con due altari non consacrati; 
S. Girolamo Miani a Germanello, con un solo altare con pietra sacra. — La popo- 
lazione della parrocchia è attualmente di 041 abitanti. I registri dei matrimoni 
cominciano nel febbraio del 1500, quelli dei battesimi in aprile del 1010, e quelli 
dì morte ai 5 d* agosto del 1666. 



104 — 



Chiesa di MarU A.- I593 a di 13 XbrG. 

snnU, attuala par- * wv «• «» *vf .^^mv. 



roeohiale di Carake. 



Oratorio di S.Rucco. 



Visitata la chiesa di S> Maria sotto il tiio deirAssontione 
di Carato posta nel principio di essa terra venendo da Lallio 
della plebe di Nesso; è fatta in una sola nave con due arconi, 
oltre al muro del frontispicio, et il muro dove è l'aitar mag- 
giore, è consacrata, et tutta sotto il tetto concia con travi et 
assi a foggia di soffila. L*altar magg.^® ò posto affisso al muro 
dalla parte verso il monte, con embolia sopra non vi essendo 
volta alcuna, oltre al tito della Vergine, vi è anco il tit.^ di 
S.^o lacomo et Filippo, è consacrato, et cinto di cancelli di 
pietra piccata molegna fatti a baleustri, non ha icona, ma 
tutta la parete di quella parte ha pinta la passione di N. SJ^ 
et molte altre pitture, et in faccia la B. V. et S.^ lacomo et 
Filippo .... Fra un^arco et Taltro dalla parte dell'evangelio 
vi è in mezo a ponto della chiesa, un'altare consacrato dedicato 
alla Beata Vergine • . . cinto di cancelli di ferro ... ha un'icona 
pinta in tavole con un Christo deposto di croce in braccio 
alla Beata Vergine, et le due Marie dalli lati, con gì' orna- 
menti a torno, et altri messi a oro con qualche pittura, et le due 
ante da chiuderla, pinte in tila con la passione et risurettione, 
di N. S.*^ . . . . Ha due porte, una nel frontispicio dirimpetto 
all' aitar maggiore, et r altra laterale vicino all' altare della 
Mad.^ . • • . Fuoco discosto dalli cancelli dell'aitar maggiore 
dal canto dell'evangelio, vi è la sacristia in volta. Ha il fron- 
tispicio alla forma. Uno campanile in arco sopra al tetto della 
porta maggiore con due campane. 

Sopra la terra sud.^ di Carato uno tiro d'arohobugio sul 
monte, vi è un'oratorio di Santo Rocco in volta, quadrato, di 
larghezza de tre braccia, aperto da tre parte dal mezo in su, 
serrato però con orati di legno, che si può guardare dentro ; 
vi è un'altare non consacrato • • . senza icona, ma la pittura 
che è nel muro serve per icona . . . (9. 



(1) La chiesa parrooohiale di Carato Lario, di patronato oomunitattvo, 
attaalmento è sotto il titolo dei santi apostoli Giacomo e Filippo. La cbiesa fti 
fabbricata nel 1537, e aUi 20 d'aprile dello stesso anno fa consacrata da mon- 
signor Francesco Vicomercato, a ciò delegato dal yescovo di Como Cesare 
TrìTulzio. È la stossa che in questi AUi di ViHta yien denominata S. liaria 
deir Assunzione, quantunque però sia mensionato anco il titolo dei eanU Già- 



— 105 - 



Descriptio Ecclesiarum Plebis Belasij 



Ecclesia Archìpresbyteralis S. Io: Baptistae dicata ad 
ripam lacus, cum «dibus archipresbyteratus. 

Ad coemeterium sacellum S.<^^ Michael! dicatum dirutum 
cnm altari parvo, profanato. 

Medio quartali milliaris supra matricem, prope sedes 
D. .^milij de Garage, est sacellum S.^^ AndreflB. 

Medio alio quartali milliaris ultra, prope ripam lacus, est 
Ecclesia S.^'^ Maiiae dicata in villa de Loppio, penes quam 
Ecclesiam alias aderat monasterium monialium Benedictini 
ordinis. 

Medio milliari supra dictam Ecclesiam est Ecclesia S.^^^^Ger- 
vasio et Prothasio dicata in villa de Suira. 

Item uno ictu lapidis ultra est sacellum S.^^^o Antonio 
Abbati dicatum in villa de Gasate {Casaa). 



corno e Filippo, col quale oggifiriorno è denominata. Ha quattro altari, il mag- 
giore, dedicato ai santi apostoli, consacrato nei 1777, gli altri tre muniti di 
pietra sacra. Non lia, che sappiasi, oggetti notevolmente rimarcbevoli. — Oltre 
la chiesa parrocchiale. Ti sono nel territorio della parrocchia : la chiesa al 
titolo deir santi Nazaro e Celso, nota però più comunemente col nome di chiesa 
di s. Marta, sotto il quale nome appunto yiene volgarmente chiamata. Essa è, 
comesi dice in quesU Atti, antichissima, e pare risalga air XI secolo, e fu 
ehiesa figliale della preposlturale di S. Giorgio in LagUo fino ai 19S2, epoca 
io coi la comune di Caraie Lario si disgiunse dalla parrocchia di Laglio, eri- 
gendosi in parrocchia propria ed indipendente e dichiarando parrocchiale la 
sopradetta chiesa dei santi Giacomo e Filippo. Aveva già tre altari, uno però, 
nel 1870, fìi rimosso, lasciandovi un piccolo vestigio con opportuna predella, 
fterf ihile unicamente alFultima stasione della Via Ontois, V oratorio sotto il 
titolo di S. Giuseppe, avente un unico altare con pietra sacra. L* oratorio in 
cima ai monti, sotto il titolo di S. Bernardo. L* oratorio in Olsavino, dedicato 
a 8. Rocco, lontanò cinque minuti dalia parrocchiale. — Carato ha attualmente 
vna popolazione di 870 abitanti. I registri parrocchiali datano dal 1660, epoca 
della separazione da Laglio. 



— 106 — 

Item supra dictum sacellum uno ictu bombardsB est Ec- 
clesia S.<^ Mariae de Breno dicata, magnae devotionis. 

Item alio ictu supra, sive ultra, est Ecclesia S.<'^ Martini 
Episcopi cum domo fjratrum ordinis S.^ Dominici, pertinente 
ad monasterium SM Ioannis Comi ; tamen Ecclesia spectat ad 
R.°^ Archipresbyterum cum omnibus ruribus, qusB et olim fuit 
hospitale, et est in villa appellata de Visignola et ibi ressidet 
monacus. 

Item ultra, descendendo versus lacum et Limontam, est 
Ecclesia Sanctorum Viti et Modesti in villa eius nominis. 

Item descendendo versus suburbium vel arcem, medio 
quartali milliaris, est Ecclesia SS.<»^m Blasij et Silvestri in 
villa de Pescallo, penes quam Ecclesiam fuit alias monasterium 
Benedectini ordinis. 

In arce fuit ante paucos annos Ecclesia S. Petro Apostolo 
dicata, qu» nunc est, ut dictum est, ad usum profanum, et loco 
istius erectum fuit aliud sacellum in superiori parte arcis, 
in quo celebratur. 

Descendendo ab arce, medio quartali milliaris, est Ecclesia 
S.<^^> Georgìj Martiris, penes quam alias aderat hospitale, quod ab 
aliquibus annis citra fuit concessum RR.i" fratribus S.^^^ Augii- 
stini Comi, ubi ressidet videlicet monacus ordinis, sed Ecclesia 
est sub cura RA^ Archipresbyterl. 

Item uno ictu bombardai versus arcem est Ecclesia SM^ Ja- 
cobi, in qua asservatur prò devotione et commoditate incola- 
rum SS.°>» Eucharistise Sacramentum. 

Dalla parte verso Lecco la pieve a man destra confina 
con il confino di Vassena pieve di Mandello, ma è vero che 
doppo la parochia di Vassena vi è una terra chiamata Limonta, 
de fuochi 10, con una parochia dedicata a S> Bernardo, la qual 
terra è lontana un'arcabugiata dalla rippa dal lago, la qual 
anco ha una chiesa chiamata S.^^ Dioniso alla rippa del lago, 
et sopra Limonta due miglia ci è un'altra terra chiamata 
Ghivena de fuochi 60, con la chiesa parochiale di S> Ma- 
terno, quali sono possedute indebite dall'Abbate di S.^ Am- 
brosio di Milano, perchè sempre sono state della diocese di 



laglo. 



— 107 - 

Como, come consta per diverse scritture, quali^il R. Arciprete 
produrà a Como {*). 

Dalla banda del lago, che camina verso Como, confina 
detta pieve con la parochia di Lezeno dalla pieve d'Isola, la 
qual parochia è lontana cinque miglia da Belaso, ma il con- 
fino è lontano tre miglia. 

1583, die Mercurij primo mensis xbris. Rev ^«s dd. Epi- ^Joic^SSrtìB^^^^^ 
scopus Comensis, prossequendo visitationem, accessit ad Eccle- 
siam archipresbyteralem S. Joannis Baptistse etc. 

L' altare magiore di essa chiesa è posto in fronte della 
nave di mezzo sotto nichia depinta assai decentemente .... 
sopra ristesso altare una ancona con varie figure con molte 
comici adorate grandi et assai belle. Dentro delli cancelli 
dal corno deirepistola vi è la porta per quale s'entra nella 
sacristia fatta in volta .... Questa chiesa ha tre navi, quella 
in mezzo è tutta fatta in volta di novo edificata et le altre 
due laterali sono sotto sofltta mezza guasta. In fondo della 
nave laterale della parte deirevangelio vi è il vaso del sacro 
fonte di marmerò bello ... In corno dell'epistola, ciò è nella 
nave laterale, in fronte d'essa a presso li cancelli dell'altare 
magiore, vi è un'altro altare . • • sotto nicchia imbiancata con 
una ancona di stucco posta in ft'onte di rilevo con l' imagine 
in mezzo della Mad.& con il figlio in brachio, a la quale è dedi- 
cato d.^ altare, e dalla parte d'essa ancona ciò è dai lati del- 
l'altare vi sono r imagini di S.^o Abondio et' S.*o Nicolao, vescovi. 
Dal canto dell'epistola di d.o altare vi è una fenestra con suoi 
vetri. In fronte della nave di mezzo la porta magiore con 
sopra un echio con sua impanata di tela • . . vicino li cancelli 
dell'altare magiore vi è un buso nel muro qual responde nel 
campanile, sopra quale vi sono due campane, et a tomo la 
chiesa vi è cemiterio, salvo che in fronte et dalla parte di 
sinistra che vi è la casa de l' habitatione di d.o R. Arciprete. 
«... Il frontispicio ha sopra l' imagine di S.^ Gio: Battista, 



(1) Delle contese fra r abate di S. Ambrogio e la comaDit& dirBellagio 
▼édaDsi il Tatti, U Deca, pag. 487 iì.85, pag. 405 n. ds, pag. 608 n. 113; elRoberto 
KVLèch iDescritome d*Elimùnte, da pag. SO a pag. 30. 



Clii«M di S. ÀBdrta 
k>lo di (la(. 



— 108 — 

et il resto tutto depinto. Questa chiesa è posta alla rippa del 
lago, distante dal borgo di Belasio circa un miglio. 

1593 alli p.°^o Xbre. Visitata la capella di santo Andrea 
Apostolo della villa di Gugiato di Belasio membro deirArci- 
pretato. È longa circa braccia dodeci. Non ha altro che un 
puoco d'una nichietta pinta, ma tutta guasta con uno altare.... 
vi è sotto il tetto tanta sofitta quanta cape T altare. Il resto 
tetto nudo... Ha una campana senza campanile, ma con uno 
arco sopra il tetto. 
®ai?«% t^rrSilS Visitato l'oratorio de S.^» Gervasio et Protasio de Suira, 
villa di Belasio, lontano dalla matrice circa mezzo miglio. È 
longo circa octo braccia. È basso se bene soflttato. È senza 
porta, l'altare picciolo, una finesta bassa laterale, et perciò 
non si celebra. Ha una campanella ecc. (0* 



dt Sai». 



(1) BeUagio giace dolcemente ai piedi del promontorio Colunga, che divide 
il lago nei due rami di Lecco e di Como, e trae il suo nome appunto da qneeta 
posizione, essendo esso una corruzione del vocabolo latino Bilaous, doppio 
lago, n voler cantar le lodi di questo luogo fatato, sogno di migliaia e migliaia 
di touristes del vecchio e del nuovo mondo, sarebbe come un voler portare 
acqua al mare, vasi a Samo, per la qual cosa rimando il lettore alle descri- 
zioni, più o meno esatte, ma tutte entusiastiche delie innumerevoli guide che 
parlano di questo eden terrestre. Rese celebre questo promontorio la villa di 
Caio Plinio Cecilie Secondo, detto il Giovane, che egli chiama Trctgedia nel- 
Tepistola a Romano, scritta nel IX libro, in ordine la settima. 

Sul giogo del promontorio i re longobardi fabbricarono una fortezza, della 
quale nel secolo XYII vedevasi ancora la torre quadrata, con una scala di più di 
ottocento scaglioni, che dal lago vi conduceva; per questa scala Oio: Oiacomo 
Medici fuggì dai ducali con i suoi. Questo castello, con il borgo, fu già della 
famiglia dei Castelli Tanno 1895, scrive il Corio nella seconda parte della sua 
storia ; e (U preso dai milanesi Tanno 1282, e dai comaschi smantellato Tanno 1366 ; 
ma prima era stato preso da fra Benedetto vescovo di Como, quando voleva per 
forza, e contro il volere di Franchino Rusca signore di Como, entrare al pos- 
sesso del vescovado. La fabbrica del castello fu poi fatta distruggere da Gio: 
Galeazzo duca di Milano nel 1875, rimanendo in piedi solo la torre quadrata, 
restaurata poi da Brcole Bfondrato duca di Monte Marciano. Lodovico, detto 
il Moro, duca di Milano, ne fece dono a Marchesino Stanga suo segretario, 
T anno 1495, e questi, non nella sommità del promontorio, ma a mezzo, fab- 
bricò un magnifico palazzo con la fronte verso il mezzodì. Morto Marchesino 
Stanga Tanno 1500, lasciò tre figliuoli alla tutela della ìnadre Borromeo, ed i 
francesi fatti padroni del paese, e poi il marchese del Vasto governatore di 
Milano per Carlo V, per denaro T infeudò a Francesco Sfondrato senatore di 
Milano (v. lettere XX, LXXYI di Benedetto Giovio) con la riviera del lago da 
Corenno sopra Bellano fin presso a Lecco, nel luogo detto la Cima, dove si 
cavano le pietre per calce, con il borgo di BeUagio, che poi Ferrante Gonzaga, 
governatore di Milano, levò agli Sfondrati sotto certi pretesti. Ma Filippo IV re 
di spagna e duca di Milano rimpossessò del borgo senza le ville ai 89 di no- 
vembre delTanno 1084 il duca di Monte Marciano, Brcole Sfondrato. nipote del 



^'109 — 

Visitato Toratorio di santo Antonio di Casate, puoco più alto ^'iS'cf^ai c^.fc^.^''" 
di Suira. Ha una nicchia depinta assai decentemente,, con un 
altare stretto non consacrato con cancelli ... e con una, cam- 
panella di fuori della porta. . . Vi è il frontispicio alla. forma. 

Visitata la chiesa di S.** Maria di Breno membro del- ^•^^i.®' ***'** 
Tarcipretato et lontana circa un miglio. È mezza involtata et 



pontefice Oregorio XIY (Nicolò Sfondrato), il qaale già fin dal 1606 ?i aveva 
rialzato il palazzo, su per giù al medesimo posto dove V aveva edificato lo 
Stanga. Alle radici di questo promontorio verso mezzogiorno, nella più amena 
parte, il duca e suo fratello il cardinale di S. Cecilia eressero nn convento di 
PP. cappuccini (1000, 10 gennaio, v. Roberto Rusca, Il Rusoo, libro IV, pag. 37). 
La villa Sfondrati passò poscia alla contessa Serbelloni vedova del conte Ori- 
velli, erede de* beni di casa Sfondrati, della quale ancor le rimane il nome, 
sebbene la fiEimiglia Serbelloni sia estinta. Antonio Mella pensò di prenderla 
a pigione e cambiarla in albergo, ed ora è una dipendenza dell'albergo Grande 
Bretttgne. 

La pieve di Bellagio consta di tre sole parrocchie: cioè deirarcipretura, 
della prevostura di S. Giacomo e della parrocchia di 6. Maria visitata dall* An- 
gelo in Breno. 

Negli antichi tempi Bellagio civilmente era costituito da tre comuni, de- 
nominati comune di Borgo, delle Ville e di Mezzo, mentre ecclesiasticamente 
questi tre comuni costituivano una sola parrocchia, denominata Parcipretura di 
S. Giovanni ; ora ò precisamente il contrario. Neil* anno leSf, essendo vescovo 
di Como monsignor Lazzaro Garaflno, il comune di Borgo venne smembrato 
dall*arcipretura, ed eretto in prevostura, restando il diritto di nomina del pre- 
vosto nella casa del conte della Riviera. 

Nel 1857 altre frazioni vennero smembrate dair arcipretura, e si venne a 
costituire una seconda parrocchia sotto il titolo di S. Maria visitata dair Angelo, 
in Breno. 

La chiesa arcipretale plebana di S. Giovanni Battista, di libera collazione, 
fu edificata <ib immemorabili ; però, da una lapide che si trovava nella chiesa 
consta che venne riedificata in parte nel 1584, il che ci è anche confermato da 
questi Atti di Visita, dicendosi in essi che la nave di mezzo « è fatta in vòlta 
di novo edificata -», ed in parte fu ricostrutta nel 1685, come dalla lapide che 
ancora si vede nella parte esterna del coro, così concepita : 

D. 0. M. 
i686. 
Pare sia stata ampliata anche nello scorso secolo ; e ta consacrata Tanno 1785, 
come ne (à, fede la lapide in marmo nero, che vedesi inserita nella parete in- 
terna deir atrio della chiesa stessa : 

D. 0. M. 

Templum hoc 

Aramque maiorem 

D. Prcffcursori 

D, 

lo : Battista Mugiasoa Epus Comen. 

Ili, Kal, Jul. MDCCLXXXV 

Consecravit 

III. die dominica octobris 

Anniversarioe coele1>ntati 

Indiota. 



- no - 

fatta puoco fa, massime la fronte dove è Taltare, il quale altare 
non consacrato è grande, ma un puocò basso, cinto de cancelli 
et bradella cattiva. Nel muro a mezzo l'altare vi è Timagine 
della B. Vergine con quelle di santo Rocco et santo Sebastiano 
dai latiy la prima vòlta è tutta dipinta et Taltra solo intonicata. 
^* vwgfiu*'"*'* Visitata la chiesa di santo Martino di Visgnola altre volte 
Hospitale della communit&, concesso ai padri di S. Dominico, 



La chiesa ba quattro altari: il primo, T aitar maggiore, è conaacrato. 
Ad eccezione deirara, cbe è in sasso, tutto il resto è in legno dorato ed inta- 
gliato, fatto a piramide con yarl bassorilieYi e statuette pure di legno ; nel 
presbiterio, in una nicchia, vi è una statua della Madonna Assunta in marmo, 
donata dalla contessa Melzi d^Erii e trasportatavi da Genova, ovverà collocata 
nel palazzo Brignole-Sale. — Il secondo, posto alla destra entrando nella chiesa, 
dedicato alla Madonna delle Grazie, è in marmo. Ha per ancOna una tela rap- 
presentante la Madonna col Bambino in braccio e S. Giovanni Battista in piedi 
che appoggia le mani giunte sui ginocchi della Vergine, mentre la mano sinistra 
di lei si posa sulla spalla del fanciulletto ; sotto al lato di destra, un angelo 
seduto che tocca la cetra, e sopra due angeli tengono sospesa sul capo della 
Vergine una corona. Il pensiero piace, ma pur troppo dal complesso amma- 
nierato si comprende che siamo già nel secolo della decadenza. — Il terzo 
altare, appena a destra entrando dalla porticina laterale, è sacro alla B. v. 
Assunta, ed ha per ancOna una statua della Madonna, di legno dorato, con due 
angeli ai lati. ~ Il quarto, posto a sinistra entrando nella chiesa, era intitolato 
a 8. Antonio da Padova, del quale esiste ancora riscrizione e la statua a lato 
dello stesso altare,» con tal nome ancora dal popolo comunemente si chiama, 
ma ora è dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Nella parete di fondo di detto altare 
trovasi una pregevolissima pittura, che rappresenta il Trionfo di Cristo risorto, 
eseguita da Gaudenzio Ferrari, dono della nobile casa protestante Frizzoai. 
Ecco come la descrive Gustavo Frizzoni, nella RMsta AnOteologiea, Case. ££, 
pag. 3 e 4: « Dairautore, a dir vero, essa era stata fatta in origine per altro 
luogo, che ora sarebbe difficile di rintracciare, ma essendo in seguito passata 
per mani private, e da ultimo pervenuta in dono alla suddetta chiesa, ci sembra 
vi abbia trovato sotto doppio aspetto la sua nicchia opportuna, sia perchè eoa- 
tiene fra Taltre r imagine ben palese del santo titolare, ch*ò S. Giovanni Battista, 
sia perchè Topera dell* insigne artista non ò senza relazione con altre pittare del 
vicinato, ed a lui stesso non dovettero essere rimaste sconosciute le amene rive 
del Lario. Le dimensioni sue sono di metri 1. 50 circa in larghezza per metri 3 
di massima altezza, essendo centinato in alto. Rappresenta il Redentore sedato 
sulle nubi in mezzo a sei animati angeli in sembianze di biondi adolescenti 
recanti tutti i noti strumenti della passione. Al basso veggonsi ritti in piedi 

' quattro santi, cioè S. Paolo e S. Stefano a destra, 8. Giovanni Battista e S. Pietro 
a sinistra; sotto la loro protezione infine, genuflesse dai due canti, se ne stanno 
le turbe dei devoti, quella degli uomini a destra e quella delle donne a riscontro 
dal lato opposto; vi si distinguono compitamente cinque persone per ciascun 
sesso. La pittura appartiene airetà fiorente dell*autore, e se non andiamo errati, 
si potrebbe porre approssimativamente intomo alFanno 1590. Esente tuttora 
di quel manierismo, di quelle espressioni caricate e leziose che si osservano in 
molte delle sue opere, non escluse quelle pur bellissime del duomo di Corno, 
questa pittura non è fra le ultime che ci rivelano il suo straordinario ingegno come 
dipintore o, per parlare più esplicitamente, come coloritore per eccellenza nella 

schiera dei più eletti artisti lombardi. Nella parte alta in ispecie egli dispieg^a 
la sua grande maestria per ottenere i più gradevoli effètti di colorito, dando 
luogo a certe gradazioni di tinte delicatissime, sia nella morbida lucentezza 

delle carnagioni, sia nelle svolazzanti auree chiome degli angioli, sia infine 



-- 111 - 

ove vi sta un vicario sacerdote et un converso. Ha una capeletta 
in niccia con un'altare consacrato un puoco picciolo, la niccia 
è pinta, et parte anco della chiesa. Tutta detta chiesa è soflt- 
tata. È longa circa 40 braccia, l^rga, 8. Vi sono due campane 
sopra un'arco. Il frontispicio è alla forma. Vi è la compagnia 
del Rosario. 



neir accordo gradevole dei colori delle Testi oon gusto flniBBimo intonati fra 
loro. Meno felice nasci nelle figaro dei santi, il cui colorito del resto, non che 
quello dei devoti, yedesi an poco intorbidato e dairazlone del tempo e da quella 
di antichi ristauri ; ma Tamabile e signorile figura di colei che vedesi sul piano 
anteriore, in veste bianca con corpetto e ouffletta gialla arabescata, ha qualche 
cosa di ben individuale ; ò una figura concepita con candore e semplicità mi- 
rabiU». Nella galleria dell* Accademia Albertina in Torino, fra altri cartoni suoi 
e del suo allievo Bernardino Lnino, vedesi pur esposto il cartone originale che 
dovette servire airartista per eseguire in pittura la composizione da lui ima- 
ginata. — Osserverò da ultimo, rispetto alla pittura di S. Giovanni, che essa 
venne recentemente trasportata, con opportuno provvedimento, dal legno su cui 
era stata condotta originariamente, sulla tela, per arrestare il processo delle 
scrostature dei colori, che si andava verificando, con pericolo crescente per 
r intera pittura. L*operasione fu compiuta a perfezione dair esperto ed intelli- 
gente signor Antonio Zancbi di Bergamo, gi& noto per altre delicate esecuzioni 
di simil genere e per quella praticata sulla grande e mirabile pala di Bernar- 
dino Lui no col devoto di casa Raimondi, nel duomo di Como, la cui esistenza 
preziosa vedesi ora assicurata ai posteri non meno di quella del quadro, cer- 
tamente assai più nkodesto, della chiesa di 8. Giovanni di Bellagio. Di quest* ul- 
timo esiste una incisione eseguita da S. Pianazzi, destinata a far parte della di 
lui opera illustrativa delle pitture di Gaudenzio Ferrari, che rimase impei*fetta 
per la prematura morte deir autore. 

Oltre la plebana, vi sono in parrocchia le seguenti chiese figliali : la chiesa 
dedicata alla Madonna del Carmine e ai santf Andrea e Fermo in auggiate, di 
patronato già Ciceri, poi Ala-Ponzoni e Melzi, ed ora della fabbriceria. La 
<^hiesa dei santi Gervaso e Protaso a Suira, di patronato già Riva, ora Aureggi, 
ridotta in cattivissimo stato, per cui oramai più non vi si celebra messa. La 
chiesa dei santi Nasaro e Celso, nella frazione di RegtUola, di patronato già 
Bonanomi, poi Rezia ed ora Redaelli. L* oratorio di Villa Giulia, di proprietà 
attualmente del conte di Blome; la villa è una delle più celebri dèi lago; vi 
si accede da PeseaUo, gruppo di case appartenente ancora a Bellagio Borgo, 
ma posto SII quel versante della collina che guarda il ramo di Lecco, oppure 
da S. Giovanni, per scalinata a larghissimo viale d^un chilometro, fatto prepa- 
rare dal re del Belgio ; essa è un pò* fuori di Regatola, in posizione alquanto 
elevata, a cavaliere dei due rami del lago, e vi si giunge per un ampio, ardito 
viale praticato nella roccia; il panorama stupendo che si gode da questa villa, 
i dossi fioriti, le grotte, le fontane, i ruscelli, i boschetti, i pratelli, le piante 
peregrine, le scalee, ne fanno un luogo incantato ; il fondo era dei signori Ca^ 
mazzi, da cui passò alia famiglia venini sullo scorcio del secolo andato, e 
don Pietro vi edificò Fattuale villa intitolandola dal nome della propria moglie. 
Venne poscia in possesso di Leopoldo I re del Belgio, il quale vi condusse con 
grande dispendio ottime acque e la rese un vero palazzo regale ; pure, dopo un 
certo tempo se ne saziò e la cedette all' albergatore Molla ; ora tornata villa, 
n*è padrone il conte Blome, austriaco, cattolico ardente. L*oratoriodi Loppia, 
disegno di Giocondo Albertolli, proprietà del duca Melzi d* Brìi, che in detto 
oratorio ha anche il sepolcreto di famiglia. Nella frazione di Lùfipia è ancora 
in piedi la chiesa di 8. Maria, con parte deirantico convento delle monache 
Benedettine, trasferìte poi nel 1560 (v. Tatti, Martirologio, pag. 137) al convento 



- 112- 



I 



^3*vi£gaoi?: """^ Visitato l'oratorio di santo Vito di Visgnola membro del- 

l' Hospitale di santo Siìfartino et ivi vicino. Ha una càpelettà in 
mezza volta pinta con un' altare non consacrato cinto di can- 
celli et bradeilay con una tila pinta vecchia con alcune ima- 
gini vecchie!. Il resto nudo sotto il tetto. Vi è il frontispicio. 
Ha una campana senza campanile (i). 



di s. Colombano in Como; ora è di proprietà Blome; la chiesa è scoperta e il 
campanile quasi tatto coperto d*edera; si vedono ancora gU archetU e le finestre 
trifore deirandecimo seoolo. La chiesa dei santi Sisto e Carlo Borromeo nella 
fraslone di Aureogio, L'oratorio al PonoetUme^ di proprietà privata del nobile 
cav. Eugenio Besana, nuovamente edificato sairarea di un antico oratorio; non 
vi si funziona, perobè non è ancora ultimato e benedetto. L'oratorio di 8. Rocco, 
della confraternita, vicino alla chiesa arcipreiale. — La popolasione totale del- 
rarcipretura è attualmente di 1800 abitanti. I registri parrocchiali cominciano 
dal 1600. 

(1) La chiesa della B. V. Annunciata di Breno Ch eretta in parrocchia indi- 
pendente dal vescovo Carlo Romano, ai S8 di luglio dell'anno Iflsn^, ed è di no- 
mina vescovile. Non è consacrata ; ha sei altari, e si trova in istato decente. 
Non indegna d*essere ricordata è un* ancona a molti scompartì che trovasi 
conservata dietro Taltar maggiore. È costituita in tre ordini di quadri ciascuno, 
più la rispettiva predella al basso e la cimasa ohe ne forma il compimento in 
alto. Le pittare che contiene ci si presentano come opera di un artefice locale, 
non da noverare fra i distinti certamente, ma ciò nuUameno degno che se ne 
prenda nota, come tale che apparisce aver sentita r influensa del Luini* e di 
Gaudenzio Ferrari, donde egli, in onta alle molte imperfezioni tecniche, seppe 
attingere una certa grazia, un sentimento del bello, che si £& strada, vorremmo 
dire, a traverso le manifestazioni di un'esecuzione alquanto rozza e inabile. 
iDcominciando dunque dalla predella, essa va divisa in quindici piccoli scom- 
partimenti contenenti le imagini del Redentore, dei 12 Apostoli e di due santi 
vescovi, tatti a mezza figara. Sopra di questa, nella parte di mezzo del primo 
ordine, formano grappo, con figure alte circa due spanne, la B. V. col divin 
Bambino ignudo, ritto sulle di lei ginocchia, un nastro serpeggiante nelle mani 
coir iscrizione : Scoe Agnus Dei, destinatogli dal S. Giovannino, che gli si accosta 
munito deiremblematica croce e di altro scritto riferentisi a lui stesso, colle 
parole: Tu puer prùpìieta Attutimi «ocoberif. Tre graziosi angioletti, due dei 
quali, con violini fra le mani, stanno ai lati di detto gruppo. Di piti èwi a 
destra, seduto, il vecchio 8. Zaccaria, designato col tenere lo scritto : Joiwinnes 
est nomen eius, A sinistra S. Elisabetta, figara spiccatamente luinesca, e S. Si- 
meone, entrambi ritti in piedi; quesrultimo accompagnato della scritta: Magnus 
est me puer ooram Deo. lì fondo è formato da paesaggio e da architettura, 
consistente in un'ariosa loggia, sotto la quale è rafllgurata. In piccolissime 
figure, la Natività di Maria Vergine. Nello scomparto a destra è dipinto il Bat- 
tista in atto di battezzare G. G. nelle acque del Giordano; in presenza di due 
angeli ; pittura,' a vero dire, poco godibile e di maniera trascurata. In quello a 
sinistra è rappresentata la Decollazione di 8. Giovanni con la Brodiade che ne 
riceve senz'altro la testa nel bacile. Qui la parte meglio riuscita sta nel fondo 
del quadro, dove vedesi espresso, quasi in miniatura, il banchetto d' Brode 
all'aria aperta, trattato a guisa di slmili episodi, spesso osservabili nei quadri 
di Gaudenzio. Nell'ordine superiore eccoti di nuovo la Madonna col Bambino, 
n quale se ne sta seduto sul di lei ginocchio destro, tenendo colla destra an 
uccellino, mentre benedice colla sinistra. Due angioletti, dai visi oandidi e grwL" 
ziosi, reggono la corona sul capo della Madonna. Onesta mostra un tipo pret- 
tamente lombardo, di dolce espressione, larga piuttosto la forma del volto, ^lì 
ppchi alquanto distanti fra loro^ i capelli bruni, ondulati, cascanti dai due lati 



- 113 - 

Visitato Toratorio di s.^o Nazaro et Celso di Rogatola, villa ^'Jgi^^rJ^i cSiw 
di Belasio, lontano un miglio dalla Canonica. Ha una Capeletta *** ^"«^^^^^ 
in niccia pinta con un'altare non consacrato con cancelli et 



iu masse copiose. H fondo, formato da un paesagg^io, non è privo di qualche 
effetto pittoresco. Nel partimento di destra ì santi Rocco e Liberale, figure 
snelle e non senza grazia; in quello di sinistra due santi vescovi. Nel terzo 
ordine vedesi rappresentata la Crocifissione nei mezzo» colla Madonna, S. Maria 
Maddalena in ginocchio sotto la croce, e S. Giovanni. Di questa parte non dirò 
altro se non eli' è la più rozza e la più trascurata di tutte. Nelle due tavole 
laterali distinguonsi coi loro attributi i santi Andrea ed un pellegrino, quest'ul- 
timo felicemente riescito, se non altro, nella movenza. Infine, nella cimasa, ò 
dipinto il Padre Eterno e la Vergine Annunziata dair Angelo, che ci si presen- 
tano pure eseguiti in modo assai rozzo e dozzinale. L'opera è tutta condotta con 
colori a tempra; molti danni ha sofferto, sia per 1* incuria in cui è lasciata, sia 
per Tumidità che trapela dal muro al quale è appoggiata. Merita ad ogni modo 
qaalche considerazione, come si disse, non foss' altro perchè appartiene alla 
bella epoca del cinquecento ; cioè certamente ai primi decenni di quel secolo, 
ed è uno degli esempi tuttora in essere, che ci mostrano come il gusto e la ma- 
niera dei migliori artisti lombardi, come che ridotti a stregua un po' contadi- 
nesca, si fossero sparsi anche nei luoghi più remoti della campagna. 

oltre la parrocchiale, nel territorio della parrocchia sonvi le seguenti 
chiese figliali : la chiesa di S. Vito e Modesto, lontana settecento metri dalla 
parrocchiale, nella frazione omonima; la chiesa di S. Antonio a Casate, lontana 
un quarto di chilometro; l'Addolorata, lontana quattro chilometri, nella frazione 
di Quello nei monti ; la chiesa di S. Martino, a trecento metri dalla parrocchiale. 
Spettano a questa chiesa alcune tempre in tela appese alle* pareti, appartenenti 
del pari all'antica scuola lombarda. Curiosa, se non altro pel soggetto, è quella 
che si osserva prima dal lato destro, vi è dipinto nel mezzo S. Alberto Magno 
ritto sopra una cattedra, in atto di discutere sulle divine scritture, delle quali 
alcuni volumi stanno esposti sopra un leggio davanti a lui. A' suoi lati si 
vedono pare in piedi quali suoi ascoltatori a destra due prelati, l'uno in 
veste e berretta rossa, Taltro in tunica nera; a sinistra un frate certosino 
e un giovane signore secolare, che apparisce ritratto dal naturale. Il viso di 
questo è tuttora discretamente conservato, mentre il resto è quasi tutto sciu- 
pato. Davanti alla cattedra poi stanno seduti al basso quattro santi uomini che 
non mostrano prender parte diretta alla disputa. Questi sono S. Tomaso di 
Aquino e S. Bonaventura insieme a due altri frati che non appartengono alla 
gerarchia de* santi. Una tavoletta appesa con realistica nitidezza sotto il leggio 
del santo ce ne fa in certo modo la presentazione col seguente citato : Hic est 
Albertus Magnus ordinis predieatorum ratisponensis episcopus qui omne scibile 
seivit. É opera verosimilmente della fine del XV^secolo, e corrisponde circa a 
quello stadio dell'arte che è rappresentata altrove da Vincenzo Foppa, capo- 
scuola della pittura lombarda del tempo, o per meglio dire de' suoi diretti 
seguaci. Codesta pittura del resto è alquanto rozza ; di più ha degli strappi in 
molte parti ed è grandemente danneggiata, ma non è del tutto priva^di carat- 
tere. Meglio conservata, ma mediocre pel resto, è quivi altra tela dello stesso 
tempo circa, notevole, se non altro, essa pure pel 80ggetto,'il quale rappresenta 
la B. Vergifte in trono, col divino Putto che si volge con alcuni fiori a S. Do- 
menico, al quale fa riscontro dall'altro lato S. Pietro Martire. Di dietro 
sei angeli per parte in vesti rituali. Al basso sono rafiigurati in un sovrano 
temporale e in un papa inginocchiati (ciascuno seguito dalla propria corte) i 
rappresentanti dei due poteri, civile e religioso. Vieppiù debole ed insignifi- 
cante in fine è la tela dirimpetto col Cristo morto, messo in mezzo da tre 
angeU ; opera verosimilmente dello stesso ignoto autore. — La parrocchia ha 
attualmente una popolazione di 800 abitanti ; i registri cominciano dall'epoca 
della sua erezione. 

Race, Stor. — Voi. IH. 8 



— 114 — 

bradella. Il resto tutto è imbiancato. Hafrontispicio alla forma.... 
una campana picciola. È longo in tutto braccia 14, in circa (*). 

^dVpel^iiio;^**^'^ Visitato l'oratorio di santo Biagio di Pescallo, altre volte 
delle monache trasportate a Como, et lontano dall'arcipretato 
più d'un miglio e mezzo vicino al ramo di Lecco et sotto il 
castello di Belasio. Ha una niccia vecchia pinta con un'altare 
consacrato et con una ancona pinta in tavola assai decente.... 
Il resto, di circa diece braccia è con muri rozzi .... Ha un 
campanile con una campana. Una porta sola et nell'entrare 
in chiesa si descende otto gradi. Vi è frontispicio, et annesse 
vi sono le case alias delle monache puoco buone ... Si lamen- 
tano i vicini delle monache di santo Colombano che hanno fatto 
levare ogni cosa; et sono condannate a restituirli nelle visite, 
ma non exequiscono. Messer Gio: Antonio Auregio, qual ha 
comprato la casa, ha usurpato il cemiterio 

°Q"e?1S?io^'S^B?° Visitato l'oratorio o capella di santo Geòrgie, altre volte 

^'*^^°' Hospitale, sito nel borgo di belasio, dato ai padri Heremitani 

di santo Agostino. Non ha altro che un' altare non consacrato 
con una ancona pinta in tila a Dio, con Cristo in croce et dei 
ladroni parim.*© in croce. Tutto è sotto al tetto, senza cancelli, 
sobza frontispicio. Vi si celebra ogni giorno et stanno dei 
frati et hanno obligo di predicar la quaresima. Ha una cam- 
pana sopra un'arco (*). 

%V^i!ÌJpb.^' ^*"'' Visitato l'oratorio di santa Maria di Loppio, lontano un 

quarto di miglio dall'arcipretato, dove altre volte stavano mo- 
nache dell'ordine di santo Benedetto transferte in Como nel 
monastero di santo Colombano. Ha una capella antica in mezza 
volta con un'altare alla forma, consacrato, cinto di cancelli et 
bradella. 11 resto è sofittato per i doi terzi, ma nel mezzo non. 
Vi è una ancona vecchia pintd in tavola con l' imagine della 
B. Vergine et di molti altri santi. Ha un campanile con una 
campana sola, et una porta sola nel mezzo (3). 

^df*s.SuMm?'Sit Visitata la chiesa di santo lacomo nel borgo di belasio 

borgo dlDellagio. 

(1) DeUa chiesa dei SS. Nazaro e Celso di ReQ;atola vedasi nota sotto 
S. Oiovanni. 

(2) Di S. Biagio di Pescallo e deiroratorio di S. Giorgio vedasi nota sotto 
la parrocchia di S. Giacomo in Borgo. 

(3) Di S. Maria di Loppia vedasi nota sotto 8. Giovanni. 



- 115 — 

membro deirarcipretato, et lontana più d'un miglio. È fatta in 
tre navi, ma non ci è vòlta alcuna^ se non alle capello mag- 
giore et laterali in fronte, l'aitar magiore è in quella di mezzo 
tutta pinta, consacrato .... Il laterale altare dalla parte del- 
l'evangelio è dedicato a santa Orsola, per esservi trasferte il 
titolo della chiesa dì santa Orsola, il cui titulare è prete Abondio 
Vaccano da Lenno ... Ha reddito di circa X ducati. L'altro è 
dedicato a santo Antonio. Vi sì ascende per andare alla capeila 
magiore et altri doi altari otto gradi. Vicino alla porta laterale 
verso borgo vi è un'altare della Madonna con embolia sopra . . . 
senza ancona, ma solo con pitture nel muro. L'altare di santo An- 
tonio ha un' ancona pinta et adorata con statua di legno di ri- 
levo della B. Vergine, santo Pietro, santo Paolo, santo Jacomo et 
santo Gio: Battista... Ha due porte, una nella nave di mezzo nel 
frontispicio,et l'altra nella nave laterale dalla parte dell'epistola. 
Hacomiterio... Ha campanile con due campane et orologio (*). 

(1) La chiesa di S. Giacomo, nel borgo di BeUagio, fa eretta in parroc- 
chiale-preposi tarale di collazione del conte della Riviera, e cessata questa 
famiglia, del vescovo di Como, Tanno 1657 ai 23 di febbraio (venerdì), come 
dair istromento rogato da Pietro Antonio Bellio notaio e cancelliere della curia 
vescovile di Como, rogato in tal giorno ed anno. — L*antictiità di questa chiesa, 
che può risalire al principio del xn secolo, od alla fine del precedente, e la 
sua forma originaria, si rilevano studiandone le parti intatte nella fronte, nel 
lato destro, nelle due absidi minori e sopra la recente vòlta della navata media, 
a cui sovrasta rarco di trionfo. Ma nei posteriori restauri si cercò a bello studio 
di sopprimere possibilmente ogni traccia del primitivo architettonico concetto, 
e di tutto rimodernare con pessimo gusto. Nell'attiguo campanile, rifatto dal 
mezzo in su verso il principio del XVI secolo, vennero inseriti gli emblemi 
dei quattro Evangelisti in marmo bianco, che forse erano compimento delTan- 
tico ambone. La chiesa è attualmente a tre navate in vòlta, e ciascuna nave è 
divisa dairaltra e sostenuta da tre colonne. Ha cinque altari, tre nello sfondo 
di ciascuna navata, gli altri due in cappelle aperte ai lati delle navi minori. 
Dopo Paltar laterale delia nave, a sinistra entrando, su di una lapide inca- 
strata nel muro si legge la seguente iscrizione : 

FrancUccB . Cutieres . Hispance 

Femminee . integerrirrws 

Moribus . ac . voluntate . marito . coniunctisslmcB 

In . ipso . oetatis . flore . repentina . morte 

SubUUoB 

Bartolomosus . Rosales . Hispanus 

(linea abrasa) 

Singularis . in . uxorem . amoris . argumentum 

Posuit 

M . D . X C . Ili . idus . aug. 

Respice . quisquis . amas . florenti . credere . vitoB 

Resptce . et . 1%oc . breviter . disce . repente . obii 

E nella parete a destra entrando nel presbiterio, dopo r altare della nave 



— 116 — 



DesCRIPTIO EcCLESIARUM PlEBIS NLWDELLI 



Ecclesia archipresbyteralis diTo Laurentìo dicata. 

Item in fino oppidi versas Leacam est Ecclesìa filiali^ 
Sc^i Victoris, penes quam alias erat monasteriam monialium 
S.cti Augtistini Oj. 

Item extra oppidam uno quartali milliaris versus montem 
est Ecclesìa filialis S.c^ì Zenonis (*). 



minore dedicalo a 8. Antonio, si vede incastrata nel maro una grande lastra 
di marmo di Varenna colla seguente iscrizione : 

D, O. Af. 

Francitcus . Carolus . Salomon . frcUre* , de . Aureg\js , capellanJkam . eum Jure 

PcUronatui . in . perpetuum . ad . altare , D. Antoni . Patatfini 

Fundant . erigunt . et , per . stirpes . reservant . eum . onere 

Communitatis . Burgl . BelasfJ . ad . mercedem . annuam . librarum 

Tercentum . imperialium . Capellano . solvendarum . ut . per . instrumentum 

Traditum . per . dominos . Maroum . et , Ciprianum . de Ceutellis . anno . i680 

Cum . onere . Ecclesie . S. JacoH . ad . manutenlionem . prò . cera 

AHjsque . omniìfus . ad . Mistam . quotidianam . eeleàrandam . Tieeessarijs 

Ut . per . instrumentum . trctditum . per . dominum Joseph . Porrum 

Corrandinum . ComeTisem 

Die . JovU Marta . anno . MDCLXXXI 

Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono le seguenti chiese figliali : La chiesa 
dei SS. Biagio ed Andrea Avellino nella frazione di Pescallo, con due altari 
alla quale era già unito un monastero di monache benedettine, che furono 
nel 1579 aggregate alle monache di S. Colombano in Como (v. Tatti, Martiro- 
logio, pag. 137). La Beata Vergine della Consolazione ed ivi attiguo Tantico 
oratorio di S. Giorgio. La soppressa chiesa della Concezione di Maria dei padri 
cappuccini, che fu aperta fino al 18IS, nel qual anno, avendo essa per qualche 
tempo servito di caserma alle truppe austriache, si giudicò dissacrata. Vi si 
tennero prima le scuole comunali, ora ò deposito di ferravecchie. Il convento 
fu soppresso nel 1810. - La parrocchia di S. Giacomo ha attualmente una po- 
polazione di 1000 abitanti, i registri parrocchiali datano dall'erezione della 
parrocchia. 

(1) Il monastero fu soppresso ed é ora proprietà privata; la chiesa sussiste 
tuttora, ma è dissacrata e serve per^ripostiglio. 

(^ La chiesa di S. Zenone è ora chiusa nel recinto del cimitero, che serve 
pei comuni di Mandello e di Tonzanico. 



— 117 — 

Item medio milliari, pariter versus montem in villa Molinse, 
est alia Ecclesia filialis S.cto Rocho dicata (4). 

Item uno milliari desuper est alia Ecclesia S.c'» Abundlj 
prope villulas duas videlicet Bornici et Sonvici («). 

Item uno milliari cum dimidio et superius, in cacumine 
Collis, est alia Ecclesia beatissimae Virgini dicata, penes quam 
alias erat hospitale, sed nunc dirutum, cuius tamen proventus 
nunc colligit r.<*«8 pbr Gabriel Salandus, canonicus Ecclesise 
collegiatae (3). 

Item uno milliari versus montem, a dextris supradictarum 
Ecclesiarum in fine cuiusdam villae, Mazan» nuncupatsB, est 
alia Ecclesia filialis B. Rocho dicata (^). 

Item descendendo versus lacum, uno quartali milliaris, est 
alia Ecclesia filialis S.to Geòrgie Martiri dicata (s). 

Item duobus milliaribus a matrice, versus montem a sini- 

stris In colle, est Ecclesia S.^ì lacobi apostoli in villa Roncij (6). 

Uno milliari parvo procul a matrice, descendendo versus 

Leucum ad ripam lacus, est Ecclesia parochialis S.^to Laurentio 

Martiri dicata, qua? vulgo de Abdua nuncupatur, sub cuius cura 



(1) S. Rocco di Molina è l'attaale coadiutoria di Mandello. 

(2) S. Àbondio è Inattuale chiesa parrocchiale di Somana; fu eretta in 
parrocchia con istromento 3 agosto 1858, segregandola dalla matrice di S. Lo- 
renzo* di Mandello. 

(3) Chiesa che sorge a circa tre chilometri di salita verso i monti d'^ra 
in comune di Somana ; è figliale della parrocchiale di S. Eufemia d'Olcio. vi 
sono uniti alcuni locali, che si vogliono siano stati prima del 1300 abitati da 
Cavalieri Templari^ i quali esercitavano l'ospitalità ai passanti diretti ai monti 
d'£'ra, per la via che per Prada valica la catena dei monti, che divide quella 
valle dal mandellasco. La chiesa è sicuramente antica, ma non si conosce 
l'epoca di sua fondazione. Neirarchivio parrocchiale di Olcio si conservano 
documenti in pergamena (n. 33) ed in caratteri paleografici che risalgono al 
XIV secolo, e sono atti di donazione, di compera, d'enfiteusi o di permuta di 
beni di spettanza deirospizio, e che in massima parte poi passarono a far parte 
della prebenda parrocchiale di Olcio. In chiesa v'ha un bel quadro in tela ad 
olio d' ignoto autore, rappresentante la B. V. Maria col Bambino fra le braccia, 
in mezzo ai due santi Lorenzo e Giuliano. 

(4) S. Rocco sopra Maggiana è figliale deUa parrocchia di S. Antonio di 
Crebbio. 

(5) 3. Giorgio è pure altra delle figliali di S. Antonio di Crebbio. Ivi presso 
da una immane rupe di bel granito persiehino furon tagliate le otto enormi 
colonne che in Como adornano il tempio della Santissima Annunciata, le quali 
sembrano atte a sostenere una gran cupola, non la tazza bassa e leggera quale 
ora si vede, che poco s'attaglia a quei massicci sostegni. Quivi presso abbon- 
dano miniere di piombo. 

(6) S. Giacomo di Rongio è anche oggidì figliale di Mandello. 



— 118 — 

sunt diversse ae infrascriptse villae videlicet : Abbatta, Borbinum, 
Castrum Abbatis et Novegulum, Linzanicum et Crebium (*). 

Sub ista parochiali Ecclesia continentur sequentes EcclesiaB 
videlicet : 

Uno milliari ab ìpsa parochiali versus Leucum est Ecclesia 
S.cti Martini, non procul, a villa Borbini. 

Item in eadem villa Borbini est sacellum B. Virginia. 

Item in castro Abbatis est Ecclesia S.^^» Bartholomaei, medio 
milliari distans a parochiali. 

Itera in villa Linzanici est Ecclesia B. Virginis, distans a 
parochia medio milliari. 

Item in villa Crebij est Ecclesia S.c^ Marise, S.c^ì Antonij 
Abbatis; distans a parochia parvo milliari (*). 

Item uno millìaris quartali a prsedicta parochia, versus 
Leucum ad ripam lacus, est Ecclesia S.^^ Vincentij Martiris 
cum monasteriolo fratrum ordinis S.ct» Mariae Servorum, ubi 
habitant duo fratres sacerdotes, cum famulo, quorum unus 
ipsorum sacerdotum agit capellam in Ecclesia S.^^ì Zenonis (3). 

Duobus milliaribus versus Varenam ad ripam lacus, est 
Ecclesia parochialis S.c^» Eufemiae in villa de Oltio. 

Item in eadem villa est sacellum divo luliano dicatum. 

Duobus alijs milliaribus ultra villam praedictam Oltij, non 
procul a ripa lacus, est Ecclesia parochialis S.^to Ambrosio 
dicata in villa de Lierna. 

Item uno milliari a prsedicta parochia, versus montem, est 
oratorium S.^*» Catharinae Martiri dicatum. 

Item medio milliari, ultra prsedictam parochiam, ad ripam 
lacus, est Ecclesia S.c*o Mauritio Martiri dicata, penes quam 
sunt circiter decem domus ad instar arcis accomodatae. 



(1) Questa antica parrocchiale dell'Abbadia non esiste più ; ne resta solo 
la memoria e qualche vestigio in un luogo isolato, in cui sono alcune case di 
coloni , detta chiesa soppressa {gesa routta). 

(2) La chiesa della B. Vergine e di S. Antonio abate di Crebbio ai SS set- 
tembre del 1743, essendo vescovo di Como Paolo Gernuschi, e vicario generale 
Gio. Battista Stampa, con istromento rogato da Paolo Orazio Schenardo da 
Domaso, notaio della curia vescovile di Como, fu dichiarata parrocchiale indi- 
pendente, separandola dalPAbbadia. La parrocchia è costituita per due terzi 
da frazioni già appartenenti alia parrocchia dell'Abbadia, cioè Crebbio e Lom- 
brino, e per un terzo di Mandello, cioè Maggiana, Crebbio poi fa parte del 
comune di Linzanico. 

(3) È rattuale parrocchiale dell'Abbadia. 



— 119 — 



Ultra lacum ex adverso villae Olcij est Ecclesia parochialis 
SS.c'is Nazario et Celso dicata in villa de Vassenna, distans a 
Mandello duobus milliaribus. 



Catalogus Cleri Plebis Mandelli. 

R.dtts D. pbr Io: Petrus Moltenus, Archipresbyter. 

R.du8 pbr Io: Petrus Jjreorgius, Can.cus residens. 

R. pbr Gabriel Salandus, Can.cus residens. 

R. pbr Baptista de Zuchis, Can.c^» residens. 

R, pbr Cosmus Bagnegatus, Can.c"» residens. 

Clericus Turconus Comensis, absens studìorum gratia. 



Sacerdotes Mandelli habitantes. 

Item pbr Stephanus Salandus. 

Item pbr Horatius Georgius. 

Item pbr Stephanus della Pianta, Gallus, organista. 

Curati et eorum sacellani. 

Item pbr Ioannes Applanus parocus S.<J^i Laurentij Abduae, 
de prsBsenti detentus in carceribus S.^ti Offlcij Comi, cuius 
loco est administrator r. pbr Cosmus Can.^^s 

Item' pbr Franciscus a Lipo capellanus, habitans in villa de 
Crebio. 

Item pbr Nicolaus de Georgijs, curatus Ecclesise S.ct» Eufemiae 
de Olcio. 

Item pbr Io: Petrus Gorius parocus Ecclesiae S.^t» Ambrosij 
de Lierna. 

In Ecclesia parochiali S.ctorum Nazarij et Celsi de Vassenna 
nuUus est parocus, ob eorum paupertatem. 



— 120 — 

La sud.a chiesa parochiale di santo Nazario e Celso confina 
mezzo miglio lontano con la parochiale di santo Georgio di 
Onno diocese di Milano, dalla sinistra et dalla destra la paro- 
chiale di santo Materno di Civenna, discosta uno miglio dal 
confine di limonta, eh' è vicina al lago per un quarto di miglio, 
discosta parimente per uno miglio, le quali terre si credono 
essere diocese di Como, per essere in mezzo di essa diocese, 
se bene li frati di santo Ambrosio di Milano pretendono che 
non siano sogette ad alcuno (*). Li confini della pieve di Man- 
delio sono in una valle chiamata della Carina, o sui coste, di- 
scosta duoi miglia e mezzo da Mandello, et altretanto da Lecco. 

Da Lierno a Fiumelatte sono tre miglia et mezo, ove è 
una villa di X fochi de molinari et massari, senza chiesa, et 
descende da una bocca de monti un quarto di miglia sopra 
detta una fontana grossa a modo d'un fiume, cessa per il sutto 
della està per mesi tre in circa et tre altri mesi cessa per 



(1) Intorno alla contesa nata fra V arciprete di Bellagio e Tabate di 
S. Ambrogio in Milano, sai dominio delle terre di Civenna e Limonta, se ne è 
parlato in questi Atti di Visita nella descrizione della pieve di Bellagio, ed io, 
in una nota, ho rimandato il lettore che volesse approfondire questa questione 
al Tatti e al monaco Roberto Rusca, che negli Annali Sacri di Como'_e nel 
Rusco ne trattano ampiamente. — Limonta « è una terriciuola (450 abitanti) 
presso che ascosa fra i castagni al guardo di chi, spiccatosi dalla punta di 
Bellagio per navigar verso Lecco, la cerca a mezza costa in faccia a Lierna ». 
Non occorre ricordare che con queste parole comincia il Marco ViscoTtti di To- 
maso Grossi, il quale ha cosi reso immortale ed universale il nome di questo 
piccolo villaggio. Dal medesimo Grossi sappiamo che Limonta « cominciando 
dall'ottavo secolo Uno agli ultimi tempi che fur tolti i feudi in Lombardia, 
fu sempre soggetto al monastero di sant'Ambrogio di Milano (al quale, aggiun- 
gerò io, l'avea lasciato l'imperatore Lotario) e l'Abate, fra gli altri titoli, aveva 
quello di conte di Limonta. Sul confine tra il dominio dei monaci e il territorio 
di Bellagio, segnato ancora al di d'oggi con una pietra, sorgeva nel 1329 un 
vecchio castello, che fu poi rovinato verso il terminar di quel secolo, e del 
quale non 8i conserva più nessun avanzo ». È noto che il Grossi affermò pos- 
seduto quel castello, al tempo da lui indicato, da un conte Oldrado del Balzo, 
i cui antenati doveano, a quel che pare, essere stati anticamente signori di 
Bellagio, che allora si reggeva a comune. Limonta del resto ha le sue celebrità, 
anche indipendentemente dalla fama che le ha creato il Grossi ; al lido ha cave 
di gesso, scoperte solamente in questo secolo ; i fianchi del monte danno bel 
marmo nero; le selve - come quelle di Civenna - forniscono marroni prelibati. 
Di più, sovrasta al villaggio un masso erratico enorme, del volume di circa 
cinquanta metri cubi, chiamato Pietra Luna, che sembra U 11 per rovinare, ma 
che invece è sempre rimasto saldissimo, sorretto da tre pietre della medesima 
natura. Su questo trovante sono scolpite le iniziali : P. L. D. B. L' archeologo 
Biondelli le ha interpretate : Pietra Luna di Bellagio. Assai più che per questo 
masso, Limonta è in pericolo a causa del suo terreno franoso : neir inverno 
del 1845 si temette che tutte le case precipitassero nel lago. Limonta e Civenna 
appartengono alla diocesi milanese. 



- 121 - 

il gelo del inverno, et quando comincia a uscire da quella 
fauce rompo et esce con subita furia di aqua, come se fosse 
aperto uno serraglio. Et da questa villa di Fiumelatte v' è un' 
mezo miglio et da la sudetta terra di Lierno ultima terra de 
Mandello per venire in su vi sono quatro miglia sino a Va- 
rena, et. questa terra di Yarena farà circa 90 fochi, et la pa- 
rochiale è S.*o Geòrgie, cura immediata sotto l'Arcivescovo 
di Milano, contro Varena vi è Menaso (*)• 



(I) Fiumelatte è una frazione della parrocchia di Varenna, quantunque 
faccia comune a sé à riva di lago, e prende il suo nome da un fenomeno stra- 
nissimo cb'iYi ayYìene. Ivi presso sgorga da una caverna, a 300 o poco più 
metri dal pelo del lago, un fiume, o piuttosto un torrente, risalendo dal basso 
per una specie di salto di gatto ; indi, precipitando quasi perpendicolarmente^ 
diventa tatto bianchissima spuma, dal che il titolo di Fiumelatte. (Vedasi di questo 
torrente la lettera LXXIV di Benedetto Oiovio, nota 3). Vari poeti cantarono 
del Fiume Latte, fra i quali Sigismondi Boldoni,. Giovanni Berchet, O. Corbel- 
lini e Pietro Turati. Nel villaggio C era una fabbrica di vetri, impiantata dai 
signori Venini; da parecchi anni fu lasciata andare; ora vi sono una grandiosa 
filanda e un filatoio. 

Da Fiumelatte, in pochi minuti, si giunge a Varenna. Questo villaggio 
ha una storia importantissima. Nel medio evo passò attraverso a crisi e 
vicissitudini molte e gravi. Essa fu sotto il dominio degli arcivescovi di 
Milano dal secolo XII al XIV (1310). Nella guerra del 1184 aiutò 1* arcivescovo 
Pusterla contro i comaschi. Quando i comaschi e i loro alleati distrussero la 
fiorente Isola Com<¥sina, la maggior parte degli abitanti di essa riparò a Va- 
renna, e vi portarono il rito patriarchino o aquilejese, che vigeva in tutta la 
diocesi di Como, e vi perdurò per molti secoli, non ostante tutti gli sforzi di 
S. Carlo e di altri per indurre i terrieri ad accettare il rito ambrosiano, o almeno 
il romano. Abolita da Benedetto XIV, nel 1751, la sede patriarcale di Aquileja, 
a poco a poco i varennesi andarono adottando il rito antico, e finalmente accet- 
tarono il romano, che ancora tengono, bencliò soggetti alla diocesi di Milano, 
il che del resto avviene anche di Monza e d*altri luoghi. Rimane però loro il 
soprannome di patrìarchini. La chiesa patronale di S. Giorgio, almeno fin 
dal 1288., era collegiata e plebana di sette chiese, e ancora sulla porta princi- 
pale d' ingresso si legge la seguente iscrizione : 

D. 0. M. 

IHvoq. . Qeorgio . PtUrono 

Ecclesia . Paroc, . Vicarialis . quce . est . niUlius . pleMs 

Si . Deus . prò . nobis . quis . centra . nos ? 

MDCCCXXXVIIL 

Dalla data deir iscrizione appare che la chiesa fu in parte restaurata nel 1838, 
come in gran parte era stata anche prima rimodernata nel 1728, coiraggiunta 
delle tre cappelle maggiori, come si rileva da altra iscrizione eh* è nella chiesa ; 
consenra tuttavia intatta la sua ossatura primitiva e qualche reliquia di aniico, 
come le vòlte cordonate a crociera delle navi minori, che la palesano una ben 
proporzionata basilica a tre navi del Xltl secolo. Contiene un bel pulpito intar- 
siato a figure, e chi si diletta del barocco ne avrebbe un elegante tipo neiral- 
tare maggiore. Fuori, e propinquo al lato dì mezzodì, vedesi r avanzo di un 
monumento a marmi bicolori con la epigrafe di un Giorgio De-Pino, medico, 
che fu rettore della università di Bologna, morto nel 1330. È cosi concepita: 
Hic Jacet dominus magister Qeorgius de Pino floHctu jam rector Bononice qui 



— 122 — 

Da Varena sopra la montagna uno miglia alla sinistra c'è 
una villa chiamata Periodo, dove è la chiesa prepositurale 
dedicata a S.to Martino, de fochi circa 20 (*). 

Item tre miglia sopra Periodo, in una vallata a man destra, 
vi sono due ville, una di sopra et l'altra di sotto de 100 fochi 
incirca, chiamate Isen overo Eseno e una chiesa parochiale 
di S.^ Vittore sottoposta alla sud.» prepositura, situata in uno 
comune eh' è in mezo di dette ville. 

Item mezo miglia lontano da Periodo, verso Bollano, v' è 
una villa de fochi 5 chiamata Tondello, con una chiesa dedi- 
cata a S.^o Pietro. 

Item mezo miglio lontano da Periodo, descendendo verso 
il lago, v'ò un'altra villa de fochi 15 chiamata Regolo, con una 
chiesiola di S.^^ Gio. Battista. 

Item da Periodo, lontano un' miglio di là dal fiume di 
Varena et lontano dal lago un'altro miglio, v'è una villa di 
fochi 6, chiamata Vocia ( Vezio) con la chiesa di santo 



ol>Ut XX moda MCCCXXX. Sopra vi è scolpita una pianta, che nella intenzione 
dello scultore flgfura un pino. Di fronte alla chiesa sorge Toratorio di S. Gio- 
vanni Battista, contenente un gran dipinto, ben conservato, del 1400, che occupa 
tutta Tabside, spaziosa quanto la nave, ma ora segregata da questa e convertita 
in sagristia. Quivi e dietro il campanile si veggono due iscrizioni gotiche. 

(1) Perledo ha molte frazioni, quali : Bologna (miniere di ferro e di piombo) ; 
Oisazio {Izasi, raccomandato ai cacciatori) ; Regoledo (stabilimento idrotera- 
pico); Oittana (buone argille, stupenda posizione sopra lo scoglio detto Punta 
di Morcate) ; Cestaglia, Tondello, Regolo e Vezio colla sua torre a piombo sopra 
Varenna, dove e' è una piccola frazione con una chiesuola antica e adorna di 
pregiati dipinti. I terrieri dicono che la regina Teodolinda vi passasse i suoi 
vecchi giorni. Ma questa benedetta regina ce la fanno abitare in tanti luoghi, 
che bisogna supporre avesse il dono dell'ubiquità. Roberto Rusca {Il Rusco 
vero descrizione del contado e Vescovado di Como, libro IV, in Piacenza, per 
Giacomo Ardizzoni, 1689), scrive: «La prepositurale di Piena Luna (Primaluna) 
è dedicata ai SS. Pietro et Paolo Apostoli; ha sotto di so 24 Chiese Parrocchiali 
con quella di Perledo sopra Varena nelli monti, già fatta da una Reina de 
Longobardi, in questi giorni gettata a terra, per rifarne un'altra di nuova ar- 
chitettura et bellezza ». Da queste parole s' argomentano due cose : primo, 
che la chiesa antica doveva risalire a molti secoli indietro; secondo, che la 
nuova chiesa fu edificata nei primi anni del XVII secolo. Ciò si raccoglie 
anche dalla seguente iscrizione, posta sopra Tarco della porta maggiore nel- 
r interno del tempio ottagono alla recocò : Templum hoc — Divo Martino — 
Sacrum — Quod Olim — Faustinus Faceus Perledi proepositns — Anno i6i3 
primus a fundamentis erexit — nyacintus Faceus sucessor et nepos — Altis- 
sima testudine fornicatum anno i628 egregie auxit — Petrus Antoniu^ Puteus 
an, i642 vtrique suffectus cosmentitio pavimento stravit — Balthassar Cer- 
menatus an. i7i2 ecclesioe huius praeses — Gypsato opere omatum sacri adyt 
nova accessione decoravit — Io: Frano: Maronus nunc regens facie et pKUea 



- 123 ^ 

Item sopra Perledo vi è un'altra villa de 20 fochi chia- 
mata Bologna, con una chiesa dedicata a S}^ Bernardo. 

Item mezo miglio lontano da Bologna, dalla banda verso 
Bollano un* poco più basso, vi è un'altra villa de 20 fochi 
chiamata Izasì, con una chiesa dedicata a S.^ Maria Maddalena. 

Item mezo miglio sotto Izasi (Qisazio), verso il lago, v* è 
un* altra villa de 16 fochi detta Regoledo, con la chiesa dedi- 
cata a S.^ lacomo Apostolo. 

Item lontano un tiro di sasso da Regoledo, venendo al 
basso, vi è una villetta de fochi 3, senza chiesa, chiamata Sercia. 

Un* mezzo miglia in circa da basso verso il lago da la banda 
verso Varena vi è un'altra villa de 12 fochi chiamata Gitana, 
ove sono di sopra due chiese, ambedue dedicate a S.^ Maria, 
et sono di grande devotione. 

Dalla sud.& terra di Varena, dreto alla ripa del lago an- 
dando verso i Grisoni lontano 4 miglia, vi è la terra di Bel- 
lano de fochi 70, ove è la prepositura di S.*o Geòrgie; a dirim- 
petto Bollano vi è SM Maria di Rezonico (0. 



exteriori per/teieàat — Anno MDCCLV, — E più sotto, in una fascia svolazzante : 
Anniversaria Oedioatio eelebrcUur prima Dominioa Novenibris. 

Così, in poche parole, abbiamo descritta rorìgine ed i progressi della nuova 
chiesa. Di pregevole vi sono i vetri colorati sulla mezzaluna della porta d'in- 
gresso, con un S. Martino a cavallo, i confessionali ad intagli e statuette, il 
battistero bellissimo. Il quadro rappresentante la Madonna col Bambino, cbe 
dà r anello alla regina S. Caterina, piace. La chiesa ha tre altari. Il campanile 
è ancora Tantico ; si dice sia una costruzione dovuta alla munificenza della 
solita regina Teodolinda, ma a torto, mentre non può essere più antica del 
xn secolo. Perledo diede i natali ai tre dotti fratelli Giambattista, Sebastiano 
e Faustino Faggi, al pittore Fumeo ed al poeta Paolo Fumeo, autore del Bardo 
liei Lario, ^éiVEcclisse dell* 8 luglio i842, del Carme a Bergamo, ecc., opere 
oggidì quasi dimenticate, ma che ebbero il loro tempo di celebrità. 

Da Perledo una strada mulattiera, abbastanza comoda su per Terta della 
montagna, fiancheggiata da una profonda vallea, conduce a Esine, che si 
comincia a vedere allorché si è a circa metà, o piuttosto si vede la chiesa col 
suo acuto campanile, situata sopra un poggio isolato in forma di cono, detto 
il Castello. È come un'apparizione fantastica, d'una piacevolezza impagabile. 
£d a crescere la magìa si aggiunge Talternato scomparire e ricomparire, 
secondo che la strada si curva negli ampi seni del monte e sporge sulla sot- 
tostante fragorosa valle. Il paese forma due comuni : Esino Inferiore ed Esino 
Superiore. La chiesa parrocchiale di S. Vittore è pulita e ben tenuta; vi si giunge 
attraversando discrete cappellette della Via Crucis, ed ivi vicino sono due case 
del parroco ed il cimitero. 

(I) Bollano (3500 abitanti) è capo di mandamento, in magnifica posizione, 
allo sbocco della Valsassina. Ha pretura, telegrafo, agenzia della società di 
navigazione lacuale, cassa di risparmio, e molte altre istituzioni e comodi 
degni d* una città. Assai notevole ò la chiesa parrocchiale. Nel volume Vili, 
pagg. 306, 807, ecc. del Periodico di questa Società Storica Comense, sotto il 



— 124 — 

Item un' miglio sopra Ballano vi e una villetta de fochi 4, 
senza chiesa, detta Bioggio {Biasio). 

Item mezo altro miglio sopra Bellano dalla destra vi è 
una villa de fochi 5 chiamata Bonzeno, con una chiesa dì 
S.to Andrea. 

Item mezo un'altro miglio sopra Bellano vi è un'altra 
villa de fochi 10, detta Imbriaco (Ombriago), con la chiesa 
di S.to Bernardino. 

Item da canto della sud.» terra d' Imbriaco vi è una vil- 
letta de fochi 2, detta Lescien {Lezzeno). 

Item duoi miglia sopra Bellano, per andar in Valsassina, 
vi è una villeta chiamata Pradel (Pradello) de fochi 3. 

Dentro, verso la valle fino a Premana, si tira di lunghezza 
circa miglia 10, et da Premana venendo verso Lecco dura 
miglia 14, et in questa valle Sassina vi sono da 70 terre et 
ville con parochie, et altre chiese, tutte della diocese di Milano. 

Item andando verso Dervio, lontano da Bellano mezo miglio, 
vi è una villetta de fuochi 2, detta la Costa, 



titolo spigolature, bo già pubblicato due documenti, che qui stimo superfluo 
riprodurre, dai quali si rileva come quella chiesa, crollata per vetustà e per 
straripamento della Pioverna, che colà precipita dai monti della valsassina, 
venisse poi riedificata per opera del celebre architetto Giovanni da Campione 
nel 1348, reduce da Bergamo, ove aveva costruito il battistero che sorgeva 
entro la chiesa di S. Maria Maggiore, e che fu nel secolo XVII trasportato alla 
vicina matrice di S. Vincenzo, che ò unita al duomo, ossia al S. Alessandro. 
(V. su questo proposito anche i Maestri Comacini, voi. I, pagg. 136, 137 e segg.). 
La chiesa di Bellano è di puro stile lombardo, colla fronte tutta di marmo, alter- 
nata di fascie a colori bianco e nero, con un vaghissimo rosone nel mezzo 
del frontespizio, sebbene guasto da cattivi restauri e dal logoro di più di cin- 
quecento anni. Da quo* documenti si rileva che la fabbrica va attribuita alla 
generosità di Azzone Visconti e dell' arcivescovo Giovanni suo successore e 
zio; sulla facciata però havvi una lastra di marmo colle iniziali T. N., una di 
qua ed una di là d*una torre a cui sono sovrapposte una corona d'alloro ed 
una mezzaluna, armi della potente famiglia Torriani, d'origine valsassinese, 
che per più anni contese ai Visconti il ducato di Milano. Pare che apparte- 
nesse air antica chiesa e fosse stata scolpita in onore di Napo Della Torre 
o Torriani, quello che fu poi chiuso nel castello Baradello, e che vi si spaccò 
il cranio. Vi campeggia però anche la vipera viscontea. Bellano vanta molti 
uomini illustri, fra i quali primeggiano: Sigismondo Boldoni, Nicolò Boi- 
doni, Ottavio fratello di Sigismondo. Ma la maggior gloria venne a Bellano 
dal simpatico e notissimo Tomaso Grossi, a cui fu eretta una statua sulla 
strada lungo il lago, in faccia aAV Alì?ergo Roma, opera dello scultore val- 
sassinese Antonio Tantardini. Celebre è pure nel territorio della parrocchia di 
Bellano il santuario della Madonna di Lezzeno. 

Sono frazioni di Bellano : Lezgeno, Omìfriago, Oora, Orio, Verginale, Peti- 
doglio, Bonzeno, Biosio, Pradello, ecc. 



- 125 - j 

Item dalla Costa verao Dervio, mezo miglio lontano, vi è 
lin' altra villa de fochi 6, detta Gor (Gora), con una capelleta. 

Item snpra Gor, alia montagna un miglio et mezo, vi è 
un'altra villa de fochi 5, chiamata Pendai {Pendaglio). 

Drieto air istessa ripa del lago verso Grisoni, lontano da 
Sellano 4 miglia, vi è la terra di Dervio de fochi 30, ove è la 
prepositura di S> Pietro, a dirimpetto a Dervio vi è la chiesa 
vecchia parochiale di Cromia dedicata a S.^o Vito (*). 

Item un* miglio et mezo da Dervio, dreto alla ripa del 
lago, vi è una terra de fochi 20, detta Corrono, con una paro- 
chiale dedicata a S.^ Tomaso Vesc^ (*). 

Item un' miglio sopra Oorreno, alla ripa del lago, vi 
è un'altra villa sparsa de fochi 40, detta Doro, dove ò una 



(1) Dervio (1000 abitanti) fu già una grossa borgata posseduta dagli 
arcivescoYi di Milano, almeno fino al secolo XIV. Ebbe molta parte nelle vi- 
cende della guerra decennale (1118-27) fra milanesi e comaschi. Aveva un forte 
castello, che nel 1125 dal governatore Corrado fu ceduto ai comaschi, i quali 
poi lo restituirono ai milanesi, che a loro volta restituirono un brigantino detto 
il Lupo e gli uomini che lo montavano, stati da loro catturati. Rimane ancor 
oggi uno smozzicato torrione in un'altura al disopra del paese ; ivi certamente 
doveva chiudersi il passo, bisognando, ad un' incursione nella cosi detta Valle 
di Montagna o Valle di Varrone {S, Martino, Sueglio, Vestreno, IntrozMo, Tre- 
menieo, Aveno, Pagnona). Verso il mille quel castello era ritenuto inespugna- 
bile per forza d*armi. Dervio è diviso in due, una parte, detta Villa, sorge 
intorno al magnifico stradale; Taltra, detta Riva o Borgo, a cui si accede col 
piroscafo, è sulla punta del vasto delta formato dal fiume Varrone colle sue 
materie alluvionali. La chiesa parrocchiale prepositurale serba ancora traccie 
della sua antichità, quantunque sia stata di recente restaurata; sulla piazza 
della chiesa e' è un torso di colonna di marmo cipollino, che pare dell'epoca 
romana. Anche la chiesa di S. Quirico, in Villa presso il varrone, è antichissima. 
Villa venne funestata da tremenda catastrofe, la notte del 24 giugno 1882, poiché 
essendosi incendiato un locale, ove il burattinaio ambulante Sartirana dava 
spettacolo co* suoi fantocci, tra il fumo e le vampe in poco d*ora vi perirono 
ben 48 persone. Ora nel camposanto sorge un bel monumento a rammentare 
il ferale disastro, che proporzionalmente è il più grave di quanti ne siano av- 
venuti ne' teatri. 

{^ Coreano (250 abitanti) è un villaggio piccolo, ma grazioso e quasi 
maestoso, specie per la torre rimasta a testimoniare una fortezza del secolo XVI. 
È dei conti Sormani-Andreani, famiglia antica. Sulla fronte della chiesa vi sono 
due monumenti sepolcrali, di stile gotico, assai stimati ; un altro è nell'interno 
della chiesa, e un quarto fu levato per mettervi la scala d'accesso all'organo. Una 
iscrizione dice che uno degli Andreani li fece restaurare nel 1700 dai danni di 
quattro secoli di antichità. Nella chiesa v'è un buon quadro della Vergine ed 
una copia deW Annunziata di Oiotto. Nel 1516 ir villaggio fu saccheggiato dal- 
r esercito ducale, che combatteva contro i francesi. Il nome di Corenno si fa 
derivare da Corinthos, datovi da una colonia greca. Si chiama anche Corenno 
Plinio, volendosi che quivi esistesse una magnifica villeggiatura di cui fa men- 
zione Calo Plinio in una sua lettera. 



- 126 - • 

parochia dedicata a , a dirimpetto a Doro vi è 

Mussio (4). 

Item nella valle, o vero, montagna d' Introzzo, sono tre pa- 
rochie et molti villaggi che faranno sottosopra fochi 200 et più. 

Item dalla detta terra di Dervio sin al confine della giu- 
risditione di Piena, pieve di Gravedona, vi sono miglia. . . a un 
loco chiamato cu de piena, ove è uno massaricio pertinente 
alla terra di Doro o vero Dervio, et il sud.® confine è lontano 
da Doro uno miglia. 

Dal Castello della villa di Lierno, da essa lontano un 
quarto di miglio, sino a Varena vi sono circa quattro miglia 
et in questa terra vi sono due chiese, una parochiale dedicata 
a S.to Geòrgie, et l'altra a S.^o Gio. Battista. 

Item fuori d'essa terra un' archobugiata, alla ripa del lago 
verso la sud.» villa di Lierno, vi è una chiesa di divotione, 
dedicata a S> Maria, ove altre volte vi era un monastero di 
monache dell'ordine di S.^ Benedetto, qual fu supresso dalla 
buona memoria del cardinale Borromeo («). 

(1) Dorio (230 abitanti) è pure creduto di origine greca. I monti che lo domi- 
nano da levante hanno marmi in quantità. Poco oltre questo villaggio s' incontra 
un promontorio sul quale sorge Olgioaca od Oleinsoa, frazione del Comune di Co- 
lico. Lo stradale, giunto a pie di quel promontorio, è costretto a portarsi molto a 
destra, poiché fra il promontorio ed esso s* insinua un ramo del lago, da Colico 
in giù chiamato Laghetto di Piona. Dalla parte del promontorio che si bagna 
nel lago grande sorge la memorabile Abbadia di Puma, e quivi vicino è il 
confine della diocesi milanese e della comasca, poichò tutti i paesi che abbiam 
memorati da Fiumelatte a Dorio compreso, sono tutti della arcidiocesi di Milano. 

(2) Roberto Rusca, nella Descritione del Contado e Vescovado di Como, 
libro IV del Rusco, pag. 58, scrive : « Poco lontano da Fiume Latte .... era 
un monasterio di monache cistcrciensi, che S. Carlo Cardinale Arcivescovo di 
Milano per la povertà loro levò di qui, aggregandole con quelle di Lecco (Ar- 
lenico presso Castello), dell' istesso Ordine, et Lelio Morgniga dopo alcuni anni 
comprò questo Monasterio con il sito da quelle Madri, et atterrollo tutto, fuori 
che la cantina, et la chiesa dedicata alla Reina del cielo, et Misericordia, che 
da elemosine è stata assai abbellita, per esservi una figura di rilevo della 
Vergine Madre di Dio, che fa gratie a chi divotamente se le raccomanda. Et 
qui dove era il monasterio si vede un magnifico, et nobile palazzo con giardini 
ameni guarniti di spalliere di cedri ... et è vicina a Varenna ecc. ». Quel 
luogo è ancora oggigiorno detto Monastero, fu comperato da Lelio Mornico 
nel 15ff7, ond'ebbe per lungo tempo il nome di villa Lelia ; oggigiorno è detta 
villa Seufferheld, Di Varenna e del suo antico monastero abbiamo alcuni cenni, 
per altro inesattissimi e romanzeschi, pubblicati néiV Almaruicco-Manuale della 
Provinola di Como del 1880 da Antonio Balbiani. In quest' anno (1805) essendo 
stata richiesta alla regia prefettura di Como la soppressione deir oratorio del 
monastero in Varenna, venne domandato in proposito il parere deir ufficio 
regionale per la conservazione dei monumenti in Lombardia, il quale, dopo 
visita sul luogo, potè riscontrare e dichiarare alla regia prefettura, che quella 
costruzione non presentava alcun interesse, né per Tarte né per la storia. 



— 127 - 

Item lontano da d.^ monastero, discendendo verso la ripa, 
vi è il fiume latte, appresso il quale vi sono circa dieci fuoghi. 

Item un quarto di miglio in giù, di sopra un tiro di mano 
dalla ripa del lago sopra una collina, vi è una villa chiamata 
Pino di fuoghi otto. 

Item tra questa villa di Pino et il fiume latte sono circa 
dieci fuoghi sparsi (*)• 

1593, die Veneris 26 raens. novembris. R mus^ prossequendo chie^ jjjipreuij 
visitationem, accessit ad Ecclesiam collegiatam et archipresby- 
teralem SM Laurentij de Mandello ... et reperuit prout infra, 
videlicet . . . L'altare magiore, posto in detta chiesa in fronte 
della porta et nave di mezzo ... è consacrato, con una ancona 
di legno con diverse figure adorate di rilevo, qual ancona 
comprende per la larghezza quasi tutta la larghezza di detta 
capella. Questo altare è sotto la volta per la magiore parte, di 
dietro qual volta resta occupata del tutto dal detto altare. 
Avanti di quale altare vi ò la sua bradella, et poi segue 
un'altra capella voltata, tutta imbiancata, con un Dio padre 
posto sopra. Dai lati d'essa capella avanti l'altare vi è il coro 
de cinque sedie per parte, quale serve dalle parti per can- 
cello, et avanti alla detta capella vi sono i cancelli di ferro 
ben lavorati et eleganti. Dai lati d'essa capella vi sono dalla 
parte dell'epistola la Mad.» posta sopra la piramide della volta 
et dall'altra parte l'Angelo Gabriello, fatti di stucco di tutto 
rilevo .... Vicino d.o altare vi sono due fenestre dai lati con 
suoi vetri pinti con l'imagine di S.^ Lorenzo, et doppo d.o altare 
dal canto dell'evangelio un'altra parimente con suoi vetri. Dal 
canto dell' epistola di d.o altare vi è la porta della sacristia. 
.... Questa chiesa ha tre navi, et questa sud.& capella ò posta 
in fronte de quella di mezzo. Nella nave verso il corno del- 
l'epistola laterale vi è una capella in volta con un altare sotto 

tit.o di S.^ Gio. Battista consecrato sopra d.o altare vi è 

una ancona con cinque imagini tutte indorate in buona forma. 
Ha una fenestra dal canto dell' epistola co' suol vetri. Dal 
canto dell'evangelio, nell'altra nave laterale in fronte, vi è un 



(I) Pino è una frazione di Fiumelatte. 



— 128 — 

altro altare consecrato sotto una capella involtata con tit.o della 
Mad.% ornato d'una ancona novamente fatta con tre imagini 
in tila cioè della Mad*, di S,^ Roche et S.^ Sebastiano, con 
le cornici indorate . . . con cancelli alla forma et fenestra dal 
canto dell'evangelio con suoi vetri. Nella med.» nave, poco 
discosto dal sud.o altare, ci è un altro non consecrato sotto 
tito di S> Margarita, sotto involto. A mezzo la sud.» nave si 
passa sotto un* involto in una capella assai spatiosa, nella quale 
sono duoi altari, uno a man dritta neir entrare, del titolo di 
S>o Nicolò confessore, et l'altro in fronte dedicato al S ™o Ro- 
sario et S> Marta; et a man sinistra nell'entrare, in fronte 
d'essa capella, c'è una porta, per la quale si va nelle stanze della 
scola di S> Marta, eretta al d.o altare, et per un grò (nartece) 
sopra detta porta stanno gli scolari à odire messa et à recitare 
i loro offltij .... Detto altare di SM> Nicolò è posto in una 
capeletta involtata et novamente fabricata, ha due fenestre in 
fronte moderne con sue ferrate et vetri . . . L'altare di SM Marta 
et del S.>»o Rosario è fabricato in nichia tutta dipinta, è ornato 
d*ancona di larghezza quanto capisce l'altare, con l'imagine 
prima della Beat"^* Vergine, et poi più a basso di S.*^ Fermo, 
Marta et S.^ Dominico con le mezze colonne indorate, tutta 
fatta di novo .... Ha detta nichia due fenestre laterali con 
ferrate ecc. Questa capella, della quale sopra si fa mentione 
et nella quale sono li sudetti altari, ò distinta et separata dal 
corpo della sud.» chiesa di S.to Lorenzo con una ferrata alta, 
che capisce tutto l'andito per quale si passa dalla chiesa in 
d.* capella. — ... in fronte (della nave maggiore) è la porta 
magiore, sopra la porta l'organo. La nave della parte del- 
l'epistola ha due porte, una in fronte et l' altra laterale, con 
due fenestre nell'istessa quadre con ferrate, et una in fronte 
senza ferrata. Nella nave laterale verso la parte dell'evangelio 
in fronte il battistero con ciborio, padiglione, cancelli alla 
forma. A man sinistra ndU' entrare dalla porta maggiore in 
fronte della nave è la porta del campanile . . . con sopra ti*e 
campane. La nave di mezzo è tutta soffittata, le laterali invol- 
tate. Il frontispicio è tutto dipinto con l' imagine del S.^ sopra 
la porta alla forma. Il cemiterio, che cinge la chiesa da due 



— 129 — 

bande, è tutto murato et alle due porte per quali si entra sono 
poste le crate .... (*)- 



(1) Mandello ba tutto Taspetto di una borgata, e sorge sopra un promon- 
torio allQTionale, formato dal torrente Neria o Valneria. Al tempo dnlle fatali 
lotte medioeTali era cinto di mura e di fosso, il cui tracciato è ancora visibile, 
e Ti si combattè ripetutamente. Nel 1538 vi avvenne un micidiale conflitto fra 
una squadra navale del duca Francesco II Sforza e quella di Oiangiacomo de 
Medici; questi rimase vincitore, ma suo fratello Gabrio vi lasciò la vita. Nel 1635 
Mandello fu saccheggiato ed arso dalle truppe raunaticcie e brigantesche del 
duca di Roano. SulPaltra sponda del Neria vi è Tonzanico. La posta ed il tele- 
grafo sono in questo paese, che fa parte del comune di Rongio. La sua chiesa, 
dedicata a S. Lorenzo, è plebana e matrice attualmente di sei altre chiese par- 
rocchiali, e fino agli ultimi anni del secolo trascorso era anche collegiata di 
quattro canonici oltre Tarciprete. Roberto Rusca {Il Rusco, libro IV, pag. 57, 
per Giacomo Ardizzone, Piacenza, 1629), scrive : « La chiesa principale (di Man- 
dello) nuovamente da fondamenti alzata con bella architettura, et ornata de 
stucchi, et organo è ofiltiata da un Arciprete et Canonici ». Da queste parole 
si rileva essere stata l'attuale chiesa edificala dalle fondamenta nei primi anni 
del XVII secolo. Fu consacrata nel 1613, come si rileva dalla seguente iscrizione, 
che si legge dietro l'altare maggiore : 

D. 0. M. 

Anno Domini i6i3 die Xlll Junij 

III, et Rev. DD. Philippus Archinti Episcopus Novocomensis 

Templum hoc cum ara maxima consecravit 

Assignata dominica tertta elusdem mensis 

Pro anniversaria solemni commemoratione. 

Il tempio è maestoso, e coirannesso oratorio, così detto di S. Marta, oltre 
il maggiore, ha sei altri altari. Nella chiesa sonvi quattro grandiose tele. La 
prima, nel presbiterio dalla parte deirevangelo, rappresenta il pontefice S. Sisto 
mentre, condotto a morte, predice al suo diacono Lorenzo che presto l'avrebbe 
seguito al martirio ; la seconda, nel retro coro, la citazione di S. Lorenzo da- 
vanti al pretore ; la terza, nel presbiterio dalla parte dell' epistola, il martirio 
di S. Lorenzo; l'ultima, finalmente, sull'interno della facciata, l'apoteosi di 
8. Lorenzo. Sono del principio del XVIII secolo, e nel complesso piacciono, 
quantunque sentano troppo dell' ammanierato, e qua e là lascino desiderare 
qualcosa nel colorito e talvolta anche nelle proporzioni. Di vero pregio è il 
dipinto che serve d'ancóna all'altare di S. Giovanni Battista, alla sinistra en- 
trando dalla porta principale, quadro ad olio che rappresenta la decollazione 
deUo stesso santo; non se ne conosce l'autore. 

Oltre la chiesa pari'occhiale di S. Lorenzo, sonvi nel territorio dell* arci- 
pretura le seguenti chiese figliali : S. Zenone in Tonzanico. Nell'eseguire alcuni 
lavori di restauro nell' interno di questa chiesa, venne scoperta tutta la parete 
di mezzogiorno interamente decorata, con affreschi figurati e ornamentati del 
secolo XV. L'ufficio regionale per la conservazione dei monumenti in Lom- 
bardia, avvisato dal presidente della locale fabbriceria, signor Annibale Mor- 
ganti, diede le opportune disposizioni per la conservazione dei dipinti, rovi- 
nati qua e là per l'applicazione di un pulpito e di un altare, che vennero 
rimossi, e procurò la riapertura di due finestrelle ad arco scemo, ripristinando 
così un avanzo dell'antica chiesa, ora ampliata e modificata. — S. Rocco nella 
frazione di Molina. — S. Giacomo in Rongio. — La chiesa di Debbio, sotto il 
titolo della Natività di Maria Vergine. — Oratorio cosi detto del Fiume, sotto il 
titolo deirAssunzione, di forma ogivale con piccolo atrio in fronte. — S. Antonio 
da Padova nella frazione di Rongio. — Oratorio di S. Marta, annesso alla parroc- 
chiale. — La popolazione totale della parrocchia è di 8400 abitanti circa. I re- 
cristri cominciano dal 1576, ma vi sono alcune lacune. 

Race. Stor, - Voi. III. » 



— 130 — 



Memoriale della società del S.^^ Rosario 
di Mandello. 



Ill.w et R>o Mons.o»" 

Espongono i devoti oratori p. V. S. Ill.>f« et R."*» appresso 
nostro Signor li scolari della confraternita del santissimo Ro- 
sario et S.^ Martha di Mandello, qualmente alli giorni passati 
Gio: Battista Stella pittore in Como, per acordio di certo pretio 
ha fatto una ancona al altare di esso santiss.^ Rosario, qual 
credono che V, S. Ill.°>* et Rev ™* vista et considerata, qual 
ancona si conosce chiaramente non esser fatta ne pinta secondo 
la vera arte et "secondo l' acordio fatto tra le parti, come 
chiaramente appaile per un* scritto di mano sottoscritto et 
afflrmato per mano di esso Gio: Battista. 

Per il che essi esponenti fanno ricorso a V. S, 111.^® et R."* 
sia servita per amor de Dio et per honor del santiss.>°o Rosario 
commettere che esso Gio: Battista compari vanti a lei, acciò 
con ogni rimedio di ragione si faccia che questo pittore a sue 
spese rifaccia quelle quattro figure, cioè di nostra Donna, 
S.t» Martha, S.*o Dominico et S.^ Fermo, atteso che chiara- 
mente si vede che tal àgure presto presto sono per spingersi 
et disfarsi non essendo fatte secondo Tarte ne secondo Tacordio, 
il che si spera (t). 

{Segue un altro memoriale di. nessfu/n conto). 

p*^kw^« di 1593, alli 24 di Novembre. Visitata la Chiesa parochiale 
praAw^.5; ^j g to Loronzo sopra Adda della pieve di Mandello et lontana 



(1) Di qaesto pittore, che fiorì sullo scorcio del XVI secolo e ne* primi 
anni del XVII, mi piace qui esporre il giadizio che ne dà il Franscini {SiaUzera 
Italiana, voi. I, pag. 380): « Gio : Stella di Melano - ei scrive - si diede a vedere 
valente in più d'una delle belle arti ; in Polonia esercitò con egregio successo 
Tarcbitettura, incise varie cose molto lodevolmente, e come dipintore lasciò 
nella sua terra nativa un^opera del suo pennello neir oratorio della B. V. del 
Castelletto ». 



— 131 — 

dalla matrice circa un miglio, fatta iù una sola nave et in 
fronte airoriente una capella fatta in volta nova fatta doppo 
l'ultima visita del S. Yic.^ Luccino, Bicorne anco è refatta la 
maggiore parte della chiesa con tutti li altari. In detta capella 
vi è un altare ton consecrato come li altri per esser tutti 
rifatti di novo. Duoi altiì altari laterali, quello della parte 
dell'evangelio dell'altare magiore dedicato a S.^ Antonio, et 
l'altro alla B. V., tutti con cancelli. All'altare maggiore non 
vi ò ancona ne pittura alcuna ne anco alla capella, ma solo 
imbiancata. All'altare di S.^ Antonio vi è una anconetta 
vecchia pinta in tila, con l'imagine di S.^^ Antonio con un 
puoco di cornice adorata ma vecchia. 

All'altare della Mad.^ vi è un'altra ancona pinta in tavola 
vecchia et adorata con le imagini in mezzo della B. Y. et dal 
lato destro di S.^o Michele et S.^o Gio: Battista et dall'altro 
S.*o Bartholomeo et S> Lorenzo con altre imagini più alte et 

ornamenti adorati Il battistero è posto in una capella 

fatta in volta, da mano sinistra nell'entrare, vicino alla sacristia. 
Vicino, anzi dentro del principio della capella d'esso batti- 
stero, v'ò una sacristia fatta in volta .... Il resto della chiesa 
ò fEttto sopra duoi archi con sopra il tetto et soffitta di legno. 
Ha due porte, Tuna in fronte dell'altare maggiore et l'altra 
laterale et tutte due hanno all'intrare da mano dritta li na- 
velli dell'acqua santa. Ha un campanile di fuori doppo l'altare 
di S.^ Antonio con due campane, et a torno cenliterio murato. 
.... Il frontispicio è pinto sopra la porta laterale per risguardo 
de' viandanti. 

1593 die .... Novembris. 

Un tiro d'arcobuggio oltra la parochiale di S.^ Lorenzo chiew di s. vincevo 

^^ * ooQ piccolo mona- 

sopra Adda fu visitata da mons. R.mo la chiesa delli frati de SSi? Itlalio^MJ: 

roochlale dell'Ab^ 

servi, la quale per il luogo è assai bella, ma il choro, qual' è di J»**^- 
dietro dell'altare maggiore, ha bisogno di ristoro, non avendo 
sedie convenienti, oltra che in cappe del choro è tutt' humido. 
Questa chiesa, oltra l'aitar maggiore ha cinque altri altari, 
tre dalla parte dell'epistola et duoi dalla parte dell'evangelio, 
et vi sono tre porte, l'una in fronte et le altre nella parte 



— 132 — 

deir evangelio et la^terza dentro^dei cancelli del choro, che 
entra in sacristia et anco in convento, et tra il choro 
et detta sacristia e* è un andacino in mezzo, et dall'altra parte 
c'ò il campanile con due campane; et il convento ha bisogno 
di soccorso per non havere se non un' ala. 

s.^Maria di Liaza- 1593^ ^lU 24 di Novombre. Visitata la capella di S> Maria 
di Linzanico, membro della parochiale di S.*^ Lorenzo sopra 
Adda et discosta circa mezzo miglio da d.*^ parochiale, ascen- 
dendo verso il monte, longa in tutto circa 15 braccia. È più 

presto oratorio che altro, ha una capella fatta in volta 

con un altare non consecrato, grande alla forma, cinto do 
bradella et cancelli, et sopra un*ancona pinta in tavole[mediocro. 
Ha due porte laterali (*). 



(1) Abbadia sopra Adda (abitanti 1000, parroccbìa 1500) ereditò irsuo nome 
da un'antica abbazia ivi esistente. Intorno all'anno 833 s'era assai diffuso in 
Milano l'ordine di S. Benedetto, ed aveva vari monasteri in queU' ampia città. 
Due però erano i principali, quello cioè di S. Ambrogio e quello di S. Vincenzo in 
Prato. Anche nella diocesi e territorio di Como la stessa religione teneva diversi 
luoghi, ma, a quel che si può credere, assai scaduti e poco meno che del 
tutto abbandonati. Uno di questi era la badia di S. Pietro, discosta intorno a 
un miglio da Mandello sulla riva del Lario. Godeva nondimeno, benché mala- 
mente condotta, di abbondanti entrate e fruttuose raccolte di vino, grano ed 
altre vettovaglie. Osservò tutto questo l'arcivescovo di Milano, come in sito con-- 
fìnante colla sua diocesi, e desiderò unirla alla badia di S. Vincenzo in Prato, 
acciò da' monaci si ristorasse. Tentò l'impresa Angilberto col nostro Leone 
(primo di tal nome) che ancor viveva di questi di vescovo di Como, e gii 
sortì felicemente il disegno Tanno 833. Nel quale dai detti monaci di S. Vin- 
cenzo di Milano fu preso il possesso della chiesa e della badia di S. Pietro, con 
tutto ciò ch'era di 'sue ragioni. Dura ancora ai nostri giorni il titolo di Badia 
alle case che son contigue al tempio de' santi martiri Vincenzo ed Anastasio, 
governato in seguito dalla religione dei servi della Vergine, e per'quanto pos- 
siamo argomentare, sostituito in luogo dell'antico S. Pietro, gettato a terra da 
un' estrema decrepitezza. 

Il convento rimane ancora, ma trasformato e ridotto a casa privata ; ed è 
proprietà dei signori Lanfranconi, che vi hanno eziandio un bel giardino, ove 
crescono limoni stupendi, straordinariamente grossi. La chiesa dei Serviti, 
riedificata da questi di nuovo sul principio del secolo decimosettimo sull'area 
della primitiva, già dei Benedettini, come sopra si è detto, è attualmente la 
chiesa parrocchiale, essendovi stato trasferito anche il titolo di S. Lorenzo, 
proprio dell'antica, che ora non esiste più, restandone solo la memoria in un 
luogo isolato detto Chiesa soppressa. Fu rifatta quasi a nuovo e ridotta a tre 
navate dal 1885 al 1890 su disegno dell' ingegner G. M. Stoppani, e non ha nulla 
di pregevole, degno di speciale menzione in queste carte. Non è consacrata. 

La parrocchia, di collazione comunitativa, con Éorìrtno, Castello, Molini, 
Oermuzano, Abl>adia, Novegolo, Linzanico e CrebMo, tu separata dalla matrice 
di Mandello dal vescovo Antonio Trivulzio nel 1495 ai 87 di giugno, come si 
rileva dalla copia di un istromento esistente in queir archivio parrocchiale, 
rogato da Luigi Sala, scriba della curia vescovile, richiesto da Paolo Orchi per 
apostolica ed imperiale autorità pubblico notaio di Como. Il primo parroco fu 



— 133 



A di sopradetto. Visitata la chiesa di SM Maria et S.^o An- 
tonio di Crebio, membro della parochiale sud.» di S.to Lorenzo, 
di longhezza quanto al corpo della chiesa de circa a brazza 22, 
per conto della capella br. 8, e di larghezza competente con 
un solo altare non conaecrato in detta capella, quale ha una 
soffitta nova tutta di pitture assai belle, a d.«> altare v'è una 

anconetta della Madonna picciola Nel corno dell'evangelio 

di d.o altare v'è una sacristia voltata, di novo fabricata Una 

porta in fronte con un'imagine di S> Antonio sopra il fron- 
tispicio di fuori. Un'altra porta laterale nella parte dell'epi- 
stola senza cemitero et campanile, ma sopra un arco vicino 
alla capella una campanella (0- 



Chiesa di Fi Maria 
e S. Antonio di 
Crebbio. 



Visitata la chiesa di S.*o Bartholomeo posta nel loco del 
Castello dell'Abbate, membro della chiesa parochiale di S.^o Lo- 
renzo sopra Adda, qual è discosta circa due archabugiate da 
detta chiesa parochiale et è di una sol nave di un solo altare 
dedicato a S.*o Bartholomeo, il quale altare non è consecrato 



Chiesa «h S. lìr.rin- 
lomeo del Caiteilo 
deirAbuiQ. 



un Vittore de Stropenis. Nel 1743, ai 28 di settembre, a^yenne la separazione 
dalla parrocchia.d' Abbadia, di Crebbio e di alcune altre J.f razioni, cbe furono 
costituite in parrocchia indipendente, sotto il titolo di S. Antonio abate. 

In parrocchia vi sono le seguenti chiese figliali : S. Martino nella frazione 
di Borbino, chiesa antichissima, come risulta dalla sua costruzione, dalla so£Qtta 
in legno e da alcuni dipinti. Dalle croci dipinte sulle pareti sembra consacrata, 
come pure runico altare. — La B. V. della Neve, già di patronato Lanfranconi ed 
ora Deir Oro, con un solo altare eoa pietra sacra. — La B. V. Immacolata, di 
patronato Penza, in Borbino, con un solo altare avente pietra sacra, abbastanza 
antico. — S. Maria de' Campelli, eretta nel 1700, sopra VAlpe Navegno, a un'ora 
e mezzo sopra Abbadia, in un pingue pascolo. Ha un solo altare con pietra 
sacra. — S. Bartolomeo, posto vicino al cimitero, avente un solo altare con 
pietra sacra. — LaB. V. Annunziata in Linzanico, con un solo altare. — S. Rocco, 
incominciata nel 1830 e condotta a termine nel 1855. — I registri parrocchiali 
cominciano col 1050. La parrocchia comprende anche una frazione posta sul- 
r altra sponda del lago verso Onno. 

(1) Ho già- detto altrove quando Crebbio fu costituita in parrocchia indi- 
pendente; staccandola per due terzi dal la' parrocchia d'Abbadia, e per un terzo 
da quella di Mandello; appartiene però in parte a quest'ultimo comune ed in 
parte al comune di Linzanico. La chiesa parrocchiale ò di collazione dei pos- 
sessori ed estimati e dei capi di famiglia del circondario parrocchiale. Fu 
consacrata nel 1756, e se ne celebra l'anniversaria commemorazione la seconda 
domenica di giugno. Ha quattro altari, tutti con pietra sacra, tranne il mag- 
giore consacrato. Possiede alcuni quadri ad olio di qualche valore ; sono pure 
di pregio la gloria di S. Antonio sulla vòlta del coro, e raffresco sulla porta 
maggiore. Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono nel territorio della parrocchia 
le figliali di S. Giorgio e di 8. Rocco in Maggiana. — La popolazione è di 
570 abitanti. I registri cominciano dal 162S, quando ancora S.Antonio di Crebbio 
era chiesa coadiutorale d'Abbadia. 



— 134 — 

et è picciolo non vi è anchona, ma sopra il muro al quale è 
atachato detto altare vi è depinto un crucifisso, S.^ Maria 
Elisabeth et S.^o Bartholomeo, ha li cangelli di legno ... ha una 

sola porta con doi ochij sopra Vi è una campana posta 

sopra un arche del tetto di essa chiesa, non ha cemiterio . . . 

'"'ioVJaldd.!'*'"'' 1593, a di 24 Novembre. Visitata la chiesa di S.to Martino 

membro di S.^o Lorenzo sopra Adda, qual è capella, et ne ha 
titolo pre. Giovanni Appiano hora detenuto in Como a S.*o Gio- 
vanni nel S.'o Ufficio; si è ritrovata nel modo infrascritto. Detta 
chiesa ha una sola capella et uno altare posto nel muro, in 
volta, et non ha alcuna icona, ma in mezo nel muro vi sono 
dopinte il crocifisso, et molte altre figure; esso altare. ... ha 
li cangelli di legno. Ha una soja nave ... doi porte, una per 

♦ contro all'altra; è longa poi braccia 26, larga 12. . .Non ha 

campanile, ma quando se gli dice messa si suona una cam- 
pana che ò nella terra di Borbino. Ha cemitero assai grande 
et circondato di muro. 

Detta chiesa di S.^o Martino è discosta da Borbino il tiro 
d'un archobugio, et da S.^o Lorenzo circa uno mìglio. 

^oeSóuefn^èSrb^;*. Nclla villa di Borbiuo vi è un oratorio della S.»» Con- 
cettione, et ha uno solo altare attaccato al muro, con una 
icona nella quale è depinta la concettione, cioè SM Anna 
et loachim con la Madonna in mezzo elevata dalli angeli. 
L'altare è fatto in volta il resto della chiesa con soffitto di 
larici. Ha una sola porta, sopra della quale vi è una finestra. 
Vi sono doi campane poste sopra un arco a mano sinistra della 
porta. Sopra la porta di fuori vi sono alcune figure (*)• 

^^dei"aDi"NjMro^J ^^®^» ^^^^ ^^ Novombro. Visitata la chiesa parochiale dei 

coi«>'di vlSew! g ti Nazaro et Celso del luogo di Vassena, distante dalla matrice 

due miglia per traverso del lago .... Questa chiesa è alla 

rippa del lago et ha ^n altare solo in mezza nichia et è con- 



ci) Le tre chiese di S. Bartolomeo, di S. Martino e della Concezione di 
Maria appartengono alla parrocchia d'Abbadia. 



— 135 — 

secrato, sopra del quale vi era una ancona vecchia con alcune 
pitture in tavola et neir istessa ancona un deposito dove si 
soleva tenere il S.^^o Sacramento .... Le pitture di detta 
capella sono antiche. . . . Dai lati dell'altare vi sono due fene- 

strine sopra la porta di fuori neirentrare vi sono tre 

imagini della Mad.& et de detti santi, ne e* è altro frontispicio . . . 

Questo luogo fa fuochi 20, anime circa 125 (*). 

* 

Die 25 novembre 1593. Visitata la chiesa di S.** Maria chie« ai s. Maru 

■opra 11 monta di 



Olcio. 



sopra il monte di Olcio, detta deir hospitale, la quale è di una 
sola nave .... ha una capella fatta a volta assai bella, et uno 
altare non consecrato longo alla forma .... et sopra detto 
altare vi è una anconetta depinta et adorata antica, con in 
mezo la imagine di S.^& Maria et da li lati deverse altre 
figure, et dali lati di detta capella intorno intorno vi sono le 
imagini delli dodeci apostoli fatti di fresco et nella volta di 
detta capella vi è depinta la imagine di Dio Padre et li 4 Evan- 
gelista parimente fatte di fresco et vi è una finestra et invi- 
triata dalla parte deirepistola ... et una porticella che intra 
nella sacristia fatta di novo ... il campanile è fatto a modo 
di torre et sopra una campanella sola, ecc. Dalla parte del- 
Tevangelio .... vi è la porta non molto grande et sopra fori 
di detta chiesa la imagine di N. S.^ 

A di 24 Novembre 1593. Visitata la chiesa parochiale di ^i'^s.Kftmu^'i! 
S.^ Eufemia di Olchio, pieve di Mandello, lontana dalla ma- 
trice due miglia .... ha più presto vista di capanna che di 
chiesa, non avendo altro che una capelletta in meza volta 
vecchia et poco decente con un altare consecrato. . . . non ha 
ancona ma solo vi è un quadro vecchio con l* imagine della 
vergine col figlio in bracchio con le cornici adorate . . . 



(1) La chiesa parrocchiale di Vassena, di collazione del comune e deirar- 
ciprete di Mandelld ò sotto il titolo dei santi Nazaro e Celso; fu riedificata 
BUirarea dell'antica nel 1087 e consacrata dal vescovo di Como Oio. Battista 
Pellegrini ai SS di giugno 1756. Ha tre altari, il maggiore consacrato, gli altri 
due con sola pietra sacra. Possiede una pianeta del XV o del principio del 
XVI secolo. Oltre la chiesa parrocchiale, vi è un oratorio dedicato alla Madonna 
del Carmine, eretto nel 17S5. — La popolazione complessiva della parrocchia 
è di circa 400 abitanti. I registri parrocchiali datano dal 1058. 



tum. 



— 136 — 

Il battistero è di marmo. ... et è stato trovato posto di 
fuori dei cancelli dell'altare nel corno dell' epistola, vicino a 
una delle porte laterali .... In fine della chiesa et vicino la 
2^ porta laterale v' è la sacristia fatta in volta .... il resto 
della chiesa è tutto sotto il tetto .... et in fine della chiesa 
sopra la sacristia vi è un luogo detto Grò, o sia coro, ove 
ascende parte del popolo per non essere la chiesa capace .... 
Il campanile è dentro dei cancelli vicino all'altare dalla parte 
dell'epistola, con sopra due campane. Ha tre porte tutte late- 
rali per non potersene fare nel frontispició. 

^"dica^^um ^^^^^^^ Eodem die visitatum fuit sacecellum, si ve oratori um divo 

luliano dicatum, non procul a praedicto pago, in quo est altare 
semidirutum, quamvis habeat adhuc cohopertorium si ve tectum, 
caetera tamen male acccomodata, in quo multis abbine annis 
non fuit celebratum (*). 



(1) Olcio è rinomato per le sue cave di marmo nero, da cui furono tolte le 
colonne della cattedrale di Como. Al Sasso d* Oloio la strada militare passa 
per tre gallerie aperte nel vivo masso, dette Tuffo, Grumo e ,Pescallno, della 
lunghezza totale di 157 metri. Dapprima quel sasso era inaccessibile. Nelle 
carte del medio-evo il nome latino è scritto ora Oloium ora Aucium. Si vuol 
derivare il primo dall'abbondanza degli olivi, o da una relazione coi Volsci 
della Gallia Narbonese ; si riferisce il secondo ad una reminiscenza degli Ausci, 
popoli Celti deirAquitania. Nell'una supposizione come neiraltra lavora molto 
la fantasia. 

La chiesa parrocchiale, di collazione dei capi di famiglia del paese, è sotto 
il titolo di S. Eufemia. Fu riedificata suir area deir antica, nei primi anni del 
XVII secolo (R. Rusca: Il Rusco, libro IV, pag. 57) e in varie riprese restaurata, 
ed ultimamente ridotta alla forma attuale nel 1871, come si rileva dalla seguente 
iscrizione, posta sulla parete al lato sinistro, fuori dalla balaustrata dell'altare 
maggiore : 

Il due dicemìfre d*ogni anno 

Riconoscenti i parrocchiani d' Olcio 

Celebrano un ufficio anniversario 

per 

Valpolini Ciam (sic) Battista 

[Nato ad Olcio e domiciliato a Monza 

Che con larga somma concorse 

Al ristauro ed ampliamento 
Di questa chiesa fatto nel i87i. 

La chiesa fu consacrata dal caraflno, come dalla seguente iscrizione posta 
sulla stessa parete dal lato di destra: 



• — 137 - 

A di 25 Novembre 1593. Visitatala capella di S.toAbondio ^^ifuoJiilo.^**'"^'"' 
nella terra di Bornigo, sottoposta a S.^o Lorenzo di Mandello ... 
et la detta capella è d'una sola nave et non è molto grande, 
con uno altare consecrato sotto ad una meza niza bianca, ecc. (0* 



D. 0. M. 

MDCXXVII . die X . men . maii 

III, et R. D. Lazarus . Carafinus 

Éps. , Comen. . consecravlt . hano 

Ecelesiam . in . hoTiorern . S. Eufemice 

et . sirigulis . XPI f.fidelibua . in . die 

anniversaiHo . consecrationis 

Huoi (sic) . QucB . erit . Dominica . V . post 

pascila . ipsam . visitantiìfus . XXXX 

dies . de . vera . indulgenza . in . forma 

Eccuòè . consueta . concessit. 

La chiesa è ad una sol nave con otto cappelle e tre altari. Nel presbi- 
terio, sulla parete dalla parte dell'epistola, vi ò a fresco Gesù in mezzo ai fan- 
ciulli ; sotto si legge : 

Lasciate che vengano a me i fanciulli — di questi è il regno di Dio. 

Makco, X, 14. 
e da un lato : Tagliaferri L, pinse 1873. 

Sulla parete dalla parte delVeyangelo è dipinta la Cena, col motto : 
Prendete e mcmgiate, questo è il mio corpo, 

Matt., XXVI, 28. 

opera ancor questa dello stesso autore, 1* una e r altra di belPeffetto. — Sono 
di qaalche -pregio per intagli e modellature in legno il pulpito, i confessionali, 
e particolarmente Tarmadio della sacristia. Ha poi una preziosa croce d*ottone, 
con bassorilievi e varie piastre cesellate ; in giro al globo, parimenti d' ottone, 
cbe serve di sostegno air asta inferiore, si legge la seguente iscrizione, colla 
data del 1511, col 5 scritto airantica: 

T Orux + « + marias + dd + Olzio + eapensu + D + pSri + Jaeobi + 

de f corionibus + Eeelle f rectori + «t + Hominum + iSii. 

Olcio fu staccata dalla pieve di Mandello ed eretta in parirocchia da mon- 
signor Antonio Trivulzio ai 4 di novembre del 1491, con atto notarile rogato, nel 
palazzo yescovile di Lugano, dal notaio D. Paolo De-Orchi di Como, riservata 
la prima nomina al vescovo, le altre ai parrocchiani (v. istrom. di separazione 
esistente in queir archivio parrocchiale). Circa la serie dei parroci, esiste neU 
l'archivio una memoria del 1789 del parroco Gerolamo Laudi di Olcio, dalla 
quale risulta che il primo parroco fu un Guglielmo Pini. 

Sonvi nel territorio della parrocchia : Toratorio di S. Giuliano. -* L' ora- 
Iorio di S. Rocco. — La chiesa di S. Maria sul Monte sopra Somana, della quale 
^0 già detto in una delle precedenti note. — La popolazione attuale è circa 
^ abitanti. I registri datano dal ie47 (nati e morti), 1651 (matrimoni). 

(1) Ai 16 di settembre 180S Ai posta la prima pietra deir attuale chiesa di 
8. Abondio, parrocchiale di Somana, e fti benedetta nel 1807. L'antica chiesetta 
fu convertita nella cucina del parroco. La segregazione della parrocchia, che 
comprende le frazioni di Somigo e Sonvico, dalla matrice di Mandello, avvenne 



— 138 — 

^^dnSoulia^' ^""""^ ^^® ^ novembre 1593. Visitata la capella S> Rocco nella 
terra di Molina membro di S.^^ Lorenzo, la quale è de una 
sola nave tutta in volta bianca, ed uno altare non consecrato 
et sopra una anconetta di legno dipinta con le imagini di 
S.to Rocco, Sebastiano et Christoforo con corniceti adorati et 
una finestra dalla parte deirepistola dalla parte del- 
l'evangelio vi è una porticella per dove si entra in una sacri- 
stiata nova sotto involto.... Detta capella ha due porte una 
dirimpetto allo altare assai grande con sopra un occhio . . . , 
et l'altra porta è dalla parte deirepistola fori delli cancelli .... 
Sopra la faciata, sopra la porta grande, vi è Timagine di 
S.^o Rocco .... e dalla detta capella a S.^o Lorenzo vi è uno 
quarto di mìglio (9* 

^aTl. AmKJlSi*di 15^^ ^^^' ^ novembre. Visitata la chiesa parochiale di 
^*""*' S.^ Ambrosio di Lierno, distante dalla matrice di Mandello 

quattro miglia per aqua .... La chiesa à fatta in una nave 
e mezza, in fronte della nave magiore vi è l'altare magiore 
in una capella in volta novamente imbiancata et senza pitture. 
Detto altare è consecrato, ha una ancona de sei quadri depinta 
et indorata mediocremente decente .... In detta capella, quale 
resta chiusa con cancelli, vi sono due fenestre laterali.. •• è 
traversata la capella in alto con un legno sopra del quale vi 
era un crucifisso. Il resto del corpo della chiesa si trova 
soffittato novamente et assai decentemente, fori da la meza 
nave, qual'ò anco sotto il tetto senza soffitta. AU'intrare di 
man sinistra ci è il fonte baptismale .... A mezzo la chiesa 
ci è uno altro cancello posto per dividere le done dalli 
huomini .... A canto alla capella dalla parte deirepistola vi 
è una sacristia novamente fabricata in volta .... Nel fron- 
tispicio vi ò solamente l'imagine di S.^ Ambrosio, novamente 
pinto, ne il resto d'esso è depinto. Fra la facchìata della chiesa 



come bo già detto altrove, ai 3 di agosto del 1858, come si ricava da un istro- 
mento notarile, elle si conserva neirarchivio di quella parrocchiale. La nomina 
è vescovile, e la chiesa, oltre Taltar maggiore, ha un altare laterale dedicato 
alla B. V. I registri cominciano col 1816, e la popolazione complessiva della 
parrocchia ò di 450 abitanti. 

(1) Vedasi nota sotto S. Lorenzo di Mandello. 



— 139 — 

et la parte del lago vi è un atrio coperto; dicono li huomini 
del luogo di voler agrandire la chiesa per tanto quanto tiene 
detto atrio, qual chiesa compreso d.o atrio verrà a essere di 
longhezza circa 28 braccia .... Ha due porte, una che serve 
alla nave, magiore et T altra più piccola che serve alla meza 
nave, tutte due in fronte. Dalla parte deirepistola d*essa chiesa 
vi è il cemiterio serrato da muri. Di sopra della sacristia 
verso Faltare magiore vi è la porta del campanile che responde 
in chiesa con sopra due campane. 

Die supradicto. Visitatum est sacellum, si ve oratorium ^"«niJi di^tSm 
divae Catharinse dicatum, uno miliari distans a praedicto pago, " **"*'■ 
in quo est altare non consecratum neque dotatum, sed aliquando 
devotionis gratia flt ibi sacrum a paroco Liernae, a quo defe- 
runtur paramenta prò celebratione, et Ecclesia est satis bene 
accomodata, cuius altare cum cancellis ad formam, est absque 
campanili ac campanis^ 

1593, alli 24 di novembre. Visitata la capella di S.to Mau- ^^iSo'Vuer?.?" 
rizio membro della parochiale di Lierno, lontana da Mandello 
quattro miglia; è longa circa 12 brazza con una capelletta in 
meza volta vechia con alcune pitture guaste per Tantichità, 
con un altare non consecrato con una bradella non molto 
buona et i cancelli di legno, il resto è sofSttato con un occhio 
sopra la porta; l'altare è senza ancona, ne vi è campanille, 
ma un arco sopra con una campanella. .... Di fuori vi ò il 
frontispìcio depinto alla forma (0* 



(1) Roberto Rosea {Il Rusco, libro IV, pag. 37) scrive : « La Villa di Lierno 
di alcune villette è composta .... nel mezzo di queste villette è la bella chiesa 
a s. Ambrogio dedicata di nuovo, come è ancora ad Olcio. Ha questa Villa 
vago territorio, perchè i monti si ritirano e danno spazio di poter far campi, et 
distendere le vigne, finché si perviene a Castelletto ultima villetta di Lierno, 
posta in peninsula con belle case, et ha una chiesetta a 8. Maurizio martire 
eretta, perchò vi era castello, et si crede, che fusse villa di Plinio il Giovane, 
per certe memorie, et inditij apparenti , che si sono ritrovati ». Anche Sigismondo 
Boldoni, nel suo Lario (pag. 38) opinò, ma senza citare ragione che valga, che 
forse la Commedia si potesse trovare tra Veterniano e il castello di Lierna. 
È certissimo che a Lierna di tanto in tanto si dissotterrarono monete romane 
ed altre cose antiche, ed ultimamente un bel pavimento a mosaico trovato nel 
lavorare un vigneto, e che in parte anche oggigiorno si può vedere in una 
cantina del cosidetto caffè o ristorante Lierna nella frazione di Villa, vicinis- 
simo air imbarcadero dei piroscafi ed alla stazione ferroviaria, le quali fanno 
conoscere la importanza di questa terra fino dai primi tempi storici. Lierna si 



renzo di Mandello. 



— 140.— 
Oratorio di s. GU- 1593 alH 26 Dovembre. Visitato Toratorio di S.to lacomo 

cunio di nongiu» ' 

di- Ronzo, distanta dalla matrice un miglio e mezzo di strada 
montuosa et sassosa, si è trovato bavere un solo altare non 

consecrato con sopra una anconeta con varie figure .... 

Il resto del corpo della chiesa è de circa brazza 12 di longhezza, 
et sotto il tetto senza involto, sopra un arco eminente sopra 
il tetto è una campana piccioia. Il frontispicio ha Timagine 
del santo. 

**oJir.fe !ì s:T<S 1^^^» *^^^ ^ novembre. Visitata la chiesa di S.*o Zeno 

membro della collegiata di Mandello; si è trovata aver due 
navi, una principale antica, l'altra nova, fabricata novamente 
dalli scolari della S.™» Concettione eretta in d.» chiesa. In 
fronte di d *nave vechia vi è una capella con l'altare magiore, et 
dalla parte dell'evangelo la sacristia, quali capella et sacristia 
sono involtate però senza pitture fori di due imagini dai lati di 
S> Nicolao et S.^^ Sebastiano, l'altare sud ^ ha una ancona in 
tavola dipinta vechia di puoco valore .... In fronte di d.* nave, 
fuori della capella sud.^ al corno dell'epistola, però nella nave 
laterale, vi è un altare consecrato sotto il titoto di S.*o Gio- 
vanni .... sopra di esso un tavolato depinto per ombella et 
sopra detto altare una ancona con una statua della Mad.^ di 



le(?ge ricordata nel 1045 in una carta pubblicata dal Giulini (tomo UT, libro XXI, 
427). A buon diritto, scrive il Boldoni : Nobilts loto Lario Liema. 

La chiesa parroccbiale di Lierna, sotto il titolo di S. Ambrogio vescovo 
e dottore, è di libera collazione, fu eretta nel 1626 (molto tempo prima però, o 
nello stesso luogo ove ora sorge, od in altro ivi vicino, oravi altra chiesa par- 
rocchiale, come si rileva da questi Atti di Visita, ed anche dalle sentenze pro- 
nunciate verso il 1500 dall'ordinario, in punto alle vertenze insorte fra r arci- 
prete di Mandello e il popolo e parroco di Liema). Che sia stata eretta in tale 
anno, ne fa certi la seguente iscrizione che leggesi sulla parete deir ultima 
cappella a destra, entrando dalla porticina laterale verso Lecco : 

D. 0. Af. 

Hoc . templu . edificctiu . fuit 

Bto . Ambrosio 

1?. D. Antonio Ansano 

R. Parochiali 

Af. Berdo . f. q. Joseph . De , Venis 

Syndioo . expensis 

Comunitatis . anno 

MDCXXVI. 

Fu consacrata coiraltare maggiore nel 10£7, come dalla seguente iscrizione 



- 141 — 

rilievo dì legno indorato, con le ante con imagini de* santi 
et parimente indorate .... le mura laterali di d.^ nave sono 
per il più depinti con pittare yechie assai buone. Il fron- 
tispicio dipinto con Fimagine dal S.^. Nell'altra nave fabri- 
cata novamente «... vi è un altare in fronte non consecrato 
dedicato alla concettione della Mad.& sotto la capeila in- 
voltata non ancora abellita, sopra d.^ altare e* è una ancona 
con le figure della Mad.^ di S.^^ Rocco et Sebastiano et altri, 
con le meze colonne indorate, ecc. Il resto di detta nave ò 
fatto in duoi archi, et dissegnano gli scolari di farla involtare 
tutta, et di far fabricare a canto d'essa nave T oratorio per 
uso d'essi scolari, ciò è per recitare gli ofllcij ... Ha duo porte 
in fronte d'ambedue le navi .... 



sulla parete interna della facciata, a destra entrando dalla porta maggiore: 

Lazarìu . Carafinus . Epus 

Comen . Ecolesiam . hanc . in 

honorem . Sanott . Ambrosij . simui 

Cum . altatH . oonsecravit . die 

Undecima . mensU . maiJ . anni 

MDCXXVII . diem , vero . Anni- 

'Versariam . consicratioìiis 

Quce . erti . dominiea . proxima 

Antecedens . festu . Ascen- 

sionis . quadraginta . dierum . de . indulgetUia 

Decoravit, 

Fa ampliata nel 1778, come dalla seguente iscrizione, sulla stessa parete 

a sinistra: 

£>. 0. M. 

Templum . hoc 

III. DD. Petra . Venini 

Delegato . R. 

Liemensium . expensis . laboriì>m 

Populi . piorumque . benefacto- 

-rum . ope . fuit . adauctum 

R, D. Bapta . Rosati . Parocho 

R. Dante . Brentani . syndico 

MDCCLXXVIJI, 

Ha cinque altari tutti con pietra sacra, tranne il maggiore consacrato. Non 
possiede nulla di pregio speciale. — Sonvi nel territorio della parrocchia : Torà- 



— 142 — 

^prof ^ ®' ^"**" ^^^^» *^^^ '^^ ^^ novembre. Visitata la chiesa di S.*o Vittore 

membro dell'arciprebenda di Mandello; si è trovata destituita 
d^og'ni cosa et a pena in forma di casa d'Iddio, ha un solo 
altare consecrato sotto una nichia in cappe della chiesa con 
un poco d' una ancona vecchia . . • . Detta chiesa altre volte 
semva a monache» le quali stanziavano nelle case anesse, quali 
monache alcuni anni sono d'ordine de superiori furono trasferte 
in Como in diversi monasteri • • . . (0* 



^*df crebbto. ®*'"**'' ^^^^' ^^*^ ^ ^^ novembre. Visitata la capella di S.^o Georgio 

di Grebio et Mezana membro parte dell* arciprebenda et in 
parte della parochiale di sy> Lorenzo sopra Adda. È in una sola 
nave con un altare posto airoriente in una capella novamente 
fabricata .... con due fenestre longhe laterali. A canto d'essa 

capella vi è la sacristia dalla parte dell* evangelio Detta 

capeva è serrata con cancelli alti di legno .... et è di lon- 
ghezza circa brazza nove, et il resto del corpo della chiesa di 
brazza circa 25, qual corpo di chiesa è quasi tutto pinto de diverse 
figure, senza involto ma sotto il tetto, con due porte, Tuna in 
fronte, sopra quale vi è depinta V imagine del S.^o, et un'altra 

pìccola laterale Fuori della porta grande vi è un cemi- 

terio .... entro di quale si sepeliscono i morti di detti luoghi 
di Grebio et Mezzana. L' altare è ornato d' una ancona nella 
quale è pinta T imagine della Mad.% di S.^ Georgio et altri 
diversi santi, con le colonette indorate, assai decente .... 



torio di s. Michele in Sornico. — L'oratorio di S. Maarizio al Castello diLierna. 
Ambedue qaesti oratori sono assai antichi. — L'oratorio di S. Bernardo nella 
frazione di di Villa, eretto nel 1830. — L'oratorio di S. Martino, eretto nel 1868 
nella località ov'era l'antico cimitero e vicinissimo al nuovo. — L'oratorio dei 
confratelli, attiguo alla parrocchiale, dedicato al Crocifisso, ed edificato di 
nuovo nel 1841. — L'antico oratorio di S. Caterina in Oiussana, menzionato 
in questi Atti, fu convertito in stalla. — I registri parrocchiali cominciano cogli 
11 di marzo del 1610. ^ La popolazione è di 1000 abitante — Lierna va superba 
d'aver dati i natali ad Antonio Bigna, il quale, nel 1368, fortificò la città di Chia- 
vari con mura merlate, ripari e una fortezza. L'opera riuscì veramente singo- 
lare, e tale che Flavio Biondo e fra Qiovanni da Viterbo la qualificarono Arjc 
munita et forte oppidum, e la posero al pari delle migliori costruzioni militari 
del tempo. 

(1) Di S. Giacomo di Rongio, di S. Zenone e di S. Vittore, chiesa quest'ul- 
tima ora profanata, vedasi nota sotto S. Lorenzo di Mandello. 



— 143 — 

Visitato roratorio di S.^o Rocho di Magiana, discosto dalla ^S^mÌmud;.^'*^'''* 
matrice circa un miglio sopra il monte, di longhezza, computata 
la gionta fattavi novamente, di circa brazza 20, ha un altare solo 
all'oriente con cancelli, ecc., senza icona, ma in luogo d*essa 
rimagine della Mad.% di S.^o Rocho et S.^ Sebastiano nel muro, 
con sopra un* embolia, il resto della chiesa è soffittato sotto 
il tetto .... Una campana sopra un arco del tetto, ecc. (0. 



(1) Di 8. Giorgio di Crebbio e di S. Rocco di Maggiana vedasi nota sotto 
la parroccliiale di S. Aatonio di Crebbio. 



— 144 — 



Descriptio Ecclesiarum Plebis Surici 



^sTuK Vsi 1^®^» ^^® sabbati 23 mens. octobria. R.«»«8 DD. Episcopus 

'*''°' Comensis, prossequendo visitationem, accessit ad Ecclesiam 

S.ctae Ursula© sitam in oppido Surici, quàe erat Praepositura 
sub titolo S.c^i Io : Baptistas ord. extincti humiliatorum, cuius 
est commendatari US seu titularis D. Vincentius Orchius I. U. D. 
et repertum fuit prsedictam Ecclesiam fere destructam, non 
esse iconem nisi quandam particulam ligneam et indecen- 
tem vetustam positam super altari, quod consecratum est et 
quamvis parvum sit, attamen ad mensuram fuit redactum 
tabulis ligneis, habet pavimentum in multis locis rude, ta- 
bulatum partim ruvinam minans, duas portas in fronte .... 
duas fenestras cum cratis ferreis, et ante dictas portas 
atrium seu porticum veterem cum ostie per quem itur mo- 
nasterium seu demos ipsius monasterij. Altare maius quod 
solum est, non est sub forma, et habet tantummodo desuper 
tabulatum et quandam picturam antiquam post altare, et est 
circumdatum septis ligneis.... ex* parte evangelij extra can- 
cellos adest locus sub fornice rusticus, factus prò usu sacristiae 
vel capellae, qui attamen omnino ìmperfectus est, melius essct 
quod ille locus perflceretur, ut prò capella altaris maioris 
asserviret, et portae per quas ingreditur in Ecclesiam obtura- 
rentur una cum fenestris, et alibi iuxta architecti formam 
aperirentur, in dicto loco adest quoque alia ianua, per quam 
ingreditur demos monasterij praedicti. Hsec Ecclesia non habet 
campanile nec campaQas prseterquam quandam campanulam 
parvam, dicitur tamen quod in ea erant duae campanae vel 
saltem una posteriori loco, quae divendita seu distracta a 
Praeposito siti Coldirani. 



— 145 — 



Die suprascripto R.»»^» DD. Episcopus accessit ad capellam ^•ijrm»i"dfsS?iM.'^ 
S.ti Bartholomsei de Surico sitam trans fiumen, quse reperta 
fuit quasi in totum dirupta cum altari in fronte antiquo, quse 
capella est in totum ex una parte aperta et discohoperta .... 
et R^mas ordinavit parietes destrui debere in totum et materiam 
tam lignorum quam aliarum converti debere ad usum archi- 
presbyteralis Ecclesise sive domus, in medioque eiusdem Eccle- 
siae crrigi mandavit crux, iuxta formam prseflxam a sacro 
Concilio Tridentino, et ita etc. 

Supra Suricum, uno quartali miliaris e regione archi- 
presbyteralis Ecclesia, reperti fuerunt super monte quidam 
parietes rustici et quasi dirupti, in quibus adest semicapella 
pariter dirupta et non fornicata, quae alias erat dicata 
S.c^o Geòrgie et est discohoperta (*). 



Saoellam S. Georgi! 
prof. 



{Manca la descrizione particolareggiata delle altre chiese di 
questa pieve). 



(1) È ormai noto che le Tre Pievi del lago di Como furono una terra pri- 
Tìlegiata deirarte. T^a pieve di Borico però, come quella che posta airestremità 
settentrionale del lago offre poche comunicazioni ed ha la triste nomea (non 
del tutto infondata) di aere malsano, conta pochi visitatori, sicché, per naturale 
conseguenza, è pochissimo conosciuta. Eppure ne sarebbe degna, e la presente 
nota basterà, io credo, a comprovarlo, 

Sorico acquistò importanza e crebbe la sua popolazione alla metà del 
secolo XV, dopo che Olonio, antica ed illustre borgata, quinci distante 
circa un miglio, al di là del canale che congiunge i due laghi di Como e di 
Mezzola, andò in rovine per le invasioni del lago e più per V aria insalubre 
(V. Ninguarda, AtH, parte I, da pag. 227 a pag. 256). Anche il titolo di parrocchia, 
cogli annessi d* arcipretura e collegiata plebana, fu tramutato da olonio in 
Serico; il che avvenne di fatto nel 1444, e di pieno diritto mediante bolla pon- 
tificia di Callisto III, del 30 ottobre 1456, a cui fu data esecuzione dal vescovo 
Antonio Pusterla, a ciò delegato dalla S. Sede, ai 13 di giugno del 1456. In questo 
documento, pubblicato per intero nelFAppendice alla III Deca degli Annali Sacri 
di Como del Tatti, a pag. 117 e seguenti, parlasi di 8. Stefano di Sorico come 
costrutto di nuovo col suo campanile e col cimitero ; neir istromento poi di 
traslazione, rogato dal notaio Giovanni de Ghezzi da Como, ai 13 di giugno del 1444, 
citato negli Atti di Visita Ninguarda (parte I,pagg. 254-255), si dice che quella chiesa 
si cominciò ad edificare nel 1443, e che il duca di Milano Filippo Maria Visconti 
donò alla fabbrica quattrocento coronati. Ma poscia la chiesa, minacciando 
rovina, fu riedificata Tanno 1703, nella presente forma, da un Giorgio della no- 
bile famiglia Giulini milanese, che aveva in Sorico casa e poderi, il quale prov- 
vide anche del suo la prebenda arcipretale, ond*èche ai conti Giulini spettava 
la nomina deirarciprete di Sorico, e solo nel 1811 rinunciarono questo diritto 
air ordinario di Como. La chiesa ha tre altari, il maggiore dedicato a S. Ste- 
fano protomartire, e gli altri laterali dedicati alla Immacolata e a S. Gregorio 
papa, aventi tutti solo pietra sacra. Dalle croci che si scorgono sulle pareti, la 
chiesa appare consacrata, ma non si sa né il tempo né il nome del vescovo 
consacratore ; Tanniversaria commemorazione si celebra la prima domenica di 



Race. Stor. - Voi. III. 



10 



- 146 - 



Nomina Cleri Plebis Surici. 

Rev.<*'i8 Dn.«« Hjeronimus Bufflus Archipreabyter. 
Rev.<iu8 Dn.us Io: Baptista Cassatus Ganonicus. 



novembre. DelPantico edificio, oltre qualche rimaBugUo di parete e il campanile 
resta ora soltanto la bella porta maggiore, sculta in marmo di Masso, delio 
stile di quelle sulla fronte della nostra cattedrale, opera forse degli stessi ar- 
tefici. Contiene la chiesa un'ancona con bellissimo dipinto sul legno, simile a 
quella esistente nel S. Vincenzo di Oera, ma in minore dimensione, e proba- 
bilmente dello stesso pittore. 

A un miglio sopra Serico giaceva in antico una chiesuola intitolata a 
S. Michele. Venne questa rifatta più grande, e quale ora si vede a tre navi, 
nel 1453, dopo che neiranno precedente ebbe luogo la invenzione del corpo del 
beato Miroquivi giacente, e prese d'allora in poi la denominazione di S. Miro. 
Subì qualche variazione sotto il vescovo Caraflno, che nel 16S7 fece demolire i 
campanile sulla facciata per tramutare nel mezzo d'essa la porta maggiore, e 
fece abbattere la cappella sporgente verso il lago e fuori di simmetria. Contiene 
belli affreschi, con la seguente iscrizione : i586. Sigismundìis de Magistrts de 
Como faciebat mense decemb. Costui dipingeva pur anco nella chiesa del con- 
vento di Oravedona, e, come abbiamo già visto nella prima parte di questi 
Atti di Visita, anche nell'oratorio dell' Assunta di Montagna e nella chiesa 
parrocchiale di Albosaggia. A^re pitture vi sono anteriori e dell' epoca in cui 
fu rinnovata la chiesa. La pala dell'aitar maggiore rappresenta la B. v. col 
Bambino, e sotto il beato Miro in atto di far limosina ai poveri, con S. Michele 
che calpesta il drago. Fu dipinta da Oio. Mauro della Rovere detto il Fiam- 
minghino verso V anno 1608. Possiede la chiesa un bel reliquiario di stile bisan- 
tino, un calice d'argento donato dalla città di Milano e che ci ricorda la siccità 
occorsa nel 1024. Questo calice ha nella base esagona tre specchietti, in uno dei 
quali sta in rilievo l'effigie del beato Miro pellegrino, nell'altro lo stemma della 
città di Milano, e nel terzo le seguenti parole : ob pluviam obtentam. E nel 
contorno della base : Civitcu Mediolani i624. Oltre il calice, Milano mandava 
pure un bel pallio di velluto in seta a ricami d'oro finissimo, ed una pianeta 
di eguale stoffa, portanti ciascuno lo stemma della città ricamato in oro con 
bellissimi fregi. Tanto il pallio che la pianeta si conservano ancora in buon 
stato. Né la città di Milano si contentava solo d' aver mandato a Borico i doni 
sovraccennati, ma, volendo attestare la sua gratitudine al beato, fece restaurare 
e condecorare la chiesa ove riposa il corpo. Di questo ne accerta una lapide 
di marmo collocata neir interno della chiesa a destra di chi entra, ove si legge 
la seguente iscrizione dell'arciprete Conti : 

Jnelytas Mediolani Civitati 

lifusdemqìM ni. DD. Vicario ao XII Provisoribus 

Quorum prastanti liberalitate 

AC profusa munificentia 

Hoo templum instauratur condeeoraturque 

Alexander Comes Arehipresbyter S, Siephani 

Caiterique Suricenses, bene/Usii memores 

Perpetuam felioitatem precantes 

PP. anno MDCLIX. 

La devozione verso il beato Miro non ò mai cessata ; fra i visitatori van 
distinti gli uomini di Ganzo, diocesi di Milano, e di lui patrioti, che tutti gli 



— 147 - 

Rev.das 

Rev.d»» Dn."» Vincentius Orchius coraendator Praepositurae 
S.ctfi8 ursulae. 



anni accorrono a visitare il loro patrono nel secondo yenerdl di maggio, ed 
altre Tolte ancora in caso di siccità. Molti scrissero dì questo santo; accenno 
qui solamente, come rarissima, la Vita del Beato Miro, stampata in Como 
neU*anno 1658 dal padre Andrea Ferrari, priore del convento di S. Donato, sopra 
Como, lo stesso cbe scrisse la vita di S. Oaglielma. 

V'era anticamente in Serico la chiesa di S. Orsola, menzionata in questi 
Atti, con annesso un convento o prepositura degli Umiliati, sotto il titolo di 
S. Giovanni Battista, la quale, distrutto queir ordine nel 1571 da Pio Y, fu data 
io commenda secolare; eccone quanto ne scrive il monaco Roberto Rusca: * 

« .. . . Anno U78. 

« . ... E perchè (Lottarlo I Rusca) amava sommamente i Padri Humiliati, 
li condusse a Serico, acciocché ivi edificassero un Monasterio, per esser air hora 
quel luogo di qualche consideratione, come dimostrano ancora i vestigij di 
fabriehe grandi. Fece adunque Lottarlo, che quelli Padri edificassero il Mona- 
sterio, che ancora si vede, ma in Commenda .... (Roberto Rusca : Il Rusco 
overo delVHIstoria della famiglia Rusca, In Venezia et Torino, 1680, per An- 
tonio Beltrandi, libro IT, pag. 56. Roberto Rusca ricorda anche un' edizione del 
Rusco di Venezia del 1610). Borico poi è borgo in assai bella parte edificato, e 
fu rovinato da Comaschi Tanno 1125, mentre gli era Capitano Lamberto Rusca, 
che però, forse per voler ricompensare quella rovina. Lottarlo I Rusca Sig. di 
Como, come neir Historia di questa famiglia habbiamo detto, fece edificare un 
Monasterio alli PP. Humiliati, che poi andò in Commenda con la estintione di 
quella Religione fatta da Papa Pio V, che havendola hora in Commenda Mon- 
Big. Orco da Como, ha concesso il Monasterio mezzo rovinato alli PP. di S. Fran- 
cesco di Paola ». (R. Rusca: Il Rusco, libro IV, pag. SO, per Giacomo Ardiz- 
zone in Piacenza, 1629). 

Borico ha attualmente una popolazione di 987 abitanti, compresa la fra- 
zione di AWonieo in alto. I rovinosi guasti però di due torrenti vicini, ai quali 
non forono posti ripari a tempo, e molto più 1 miasmi esalanti dai depositi 
dell'Adda, indussero molti ad emigrare, mentre il rimanente della popolazione 
si stanziò in sito più alto e sano sulle montagne. Il disertamento di Borico, 
come anche di Gera, provenne eziandio dalle terribili pestilenze che nel secolo XV 
colpirono le Tre Pievi. Nel 1515 i grìgioni ed i francesi sfogarono la loro rabbia, 
I primi col saccheggiare Borico, i secondi coir incendiarlo; anche nel 1686 fu 
messo a ferro e a fuoco dai francesi capitanati dal duca di Roano. Ora accenna 
a subire la sorte del vicino Olooio, del quale non rimane più traccia, e però 
il vicariato foraneo della pieve di Serico fu trasferito a Domaso, in pieve di 
Gravedona; sono soggetti attualmente a questo vicariato le parrocchie di Bu- 
giano, di Colico, di 8. Fedele al Laghetto in comune di Colico, Gera, Monte- 
mezzo e Trezzone, di ciascuna delle quali è d'uopo intrattenerci alquanto. 

La chiesa parrocchiale di Bugiallo, di collazione comunitativa, è sotto il 
titolo di S. Olo. Battista ; fu eretta verso il 1700, e per tradizione, poiché docu- 
menti non se ne trovano, dieesi sia stata consacrata; se ne celebra l'anniver- 
saria commemorazione al 89 di giugno. La chiesa fu quasi totalmente restau- 
rata nel 1838; ha quattro altari, tutti con pietra sacra; possiede un quadro 
recente di B. Gio. Battista, fihe serve d'ancóna all'aitar maggiore, opera assai 
stimata del pittore Luigi Fontana di Gera e premiata, mi pare, con medaglia 
d'oro in una esposizione di Roma. — Oltre alla chiesa parrocchiale, vi sono nel 
territorio della parrocchia due oratori : l'uno, nel bel mezzo del paese, dedicato 
a S. Gaetano Tiene, e r altro, sulla vetta del monte detto Porsite, a S. Barto- 
lomeo apostolo. In quest'animo oratorio si celebrano le funzioni parrocchiali 



— 148 — 

Rcv.<i"9 Dn.us Oliverius Saxius rector parochialis Ecclesiaa 
S.cti Vincentij. 



dalla terza domenica di luglio fino al giorno di S. Bartolomeo, epoca in cui, 
per la malaria del basso e per la raccolta de' fieni, i parrocchiani tutti si por- 
tano ai monti; il parroco stesso, per necessità, si reca lassù ed abita una 
mescbina casa unita alla chiesetta, totalmente isolata. In tale epoca la chiesa 
parrocchiale di S. Gio. Battista resta abbandonata. — I registri parrocchiali 
datano dal 1752 (matrimoni); 1756 (nati), e 1757 (morti). La popolazione complessiva 
della parrocchia è di 460 abitanti. 

Colico (abitanti 3900, con Olciasca e Piona parrocchia nella pieve di Ora- 
Tedona, con S. Fedele al Laghetto, altra parrocchia in pieve di Serico e col 
Forte di Fuentes) è ai piedi boreali del gigantesco Legnone, circondata da una 
X^sta pianura paludosa e malsana, detta il Pian di Colico o Pian di Spagna. 
Il nome di Colico dev'essere greco {Colcos, Colchis)^ ed è una pura fantasia de- 
durle dalle febbri e dalle coliche prodotte in estate dalla malaria, perchè prima 
non c'erano. Secondo lo storico Tadino, in altri tempi questo paese era una 
delizia del Lario. « Ma, dice il Dizionario Corografico della Lombardia, dopo 
gli estremi danni patiti fra il secolo XYI e il XVII, per le guerre, passaggi, scor- 
rerie, devastazioni, saccheggi di tedeschi, svìzzeri, grigioni ed altri si fatti, che 
facevano le guerre più da masnadieri che da truppe regolari e disciplinate, e 
che oltre gr incendi e le stragi lasciavano quasi sempre dietro di loro pesti- 
lenze e contagi. Colico fu ridotto ad un totale sterminio, e, scrive il Boldoni 
che appena restavano 40 o 50 uomini ; non bastando i qnali a coltivare i ter- 
reni, questi rimasero per la maggior parte incolti ed abbandonati. D'allora in 
poi la bassezza del terreno in riva al lago, le acque che scolano dai monti, e 
gli scoli dell'Adda, che a poca distanza mette foce nel Lario, convertirono quasi 
tutta quella pianura in paludi insalubri, coperte da canneti, da giuncaie e da 
alghe, ed infeste da rannocchi, da rospi, da tafani e da serpi, a talché gli abi- 
tanti, coltivando quella terra che ancora ne era suscettibile, nella stagione 
estiva, dopo fatta la messe, se ne allontanavano (e lo fanno ancora oggi, quelli 
che possono, riparando a Villatico o Colico al Monte, eh' è proprio alle falde 
del Legnone, ad una discreta distanza dal lago). Nell'inverno poi scendevano 
dal Legnone branchi di lupi (ora distrutti), né infrequenti vi erano gli orsi, 
che andavano in traccia di preda. Vi arrogi i malviventi che latitavano in quei 
solitari contorni ». Nei primi anni di questo secolo Colico era ancora un meschino 
villaggio, ove le febbri terzane e perniciose avevano stabilita la loro residenza, 
e Tuorao era quasi decrepito a 50 anni. Ma l'apertura delle maravigliose vie 
dello Spinga (a sinistra) e dello Stelvio (a destra), per le quali Colico diventava 
un centro importantissimo di traffico per la Svizzera, la Qermania, l'Aiutria e 
la Baviera, indusse i signor Sacchi e Rosellini a migliorare, asciugare ed albe- 
rare gran parte delle paludi, con lavori immani e dispendiosissimi, ma ancbe 
con profitto. Il loro esempio fu imitato da altri, e Colico andò rapidamente 
ripigliando importanza e vita, la quale adesso cresce sempre più per 1^ due 
ferrovie Chiavenna-Sondrio, pel grande transito di forastieri diretti a* vari sta- 
bilimenti balneari ed idroterapici valtellinesi, agli alberghi di montagna, alle 
splendide gite alpinistiche, e cosi via. Ultimamente poi, allacciato Colico a 
Lecco, e cosi a tutta la rete delle ferrovie lombarde, è aumentata, e incompa' 
rabilmente di più si aumenterà l' importanza di Colico se verrà, secondo se 
n'ha ridea, traforato l'arduo Spinga (monte di confine coi grigioni), per nna 
ferrovia che immetterebbe rapidamente al lago di Costanza, passando per Coirà: 

La parte più paludosa resta ora a tramontai\a, tra le foci dell'Adda e ^ 
ruderi del forte di Fuentes, eretto nel 1003 da Sebastiano Fana, di Casargo, a 
servizio del conte di Fuentes, governatore di Milano, che voleva tener indietro 
i grigioni dominatori della Valtellina. Il forte venne demolito dai giacobini al 
tempo della rivoluzione. Esisteva nel forte una cappella dedicata a S. Barbara, 
che in quell'occasione venne parimenti atterrata; il beneficio cosi detto di 



— 149 — 

Rev.<i»i8 frater Milasius della Furia ordinis humiliatorum ca- 
pellanus Glerse. 



S. Barbara, venoe trasportato dal forte di Fuentes nella chiesa di S. Giorgio 
in Colico al Piano. La parrocchiale, dedicata a S. Bernardino, d' ignota erezione, 
non è consacrata; ha quattro altari, tutti con pietra sacra; non possiede di- 
pinti, né oggetti di scoltura degni di speciale menzione in queste carte. Vi sono 
quattro chiese figliali: S. Giorgio, già sopra menzionata, con tre altari. — 
Santa Croce a Fontanedo, con un solo altare. — S. Rocco sul monte. — Oratorio 
in Curdo, di jus-patronato Taroni. — La parrocchia è di collazione comunale 
e conta circa 2250 anime. 

L^Adda, che ingenera tanta malaria in molti paesi della Valtellina colle 
sue straripazioni, correVa dapprima rasente Torribile monte Coderà (Val Ghia- 
venna, a 13 o 14 chilometri da Colico), deponendo la sua piena nel lago supe- 
riore o di Mezzola, eh' ò un*appendice di quello di Como ; ma nel 1500 disalveò, 
ostruendo la comunicazione fra i due laghi, né dopo d'allora fu più possibile 
la nayigazione del lago superiore, tranne che con barche poco cariche. Ma 
nel 1858 fu aperto all'Adda un letto nuovo attraverso il Pian di Spagna, cosicché 
adesso comunicano abbastanza bene anche i grossi barconi. Si tentò anche di 
approfondire il letto del lago superiore fino d^Riva di Chiavenna (dove finisce), 
con macchine spazza-fanghi, impresa dell' ing. Giovanni Carissimo di Parlasco 
e d'altri soci, sperando cosi di far passare i piroscafi, ma il tentativo andò 
fallito per le continue materie strascinate dall' Adda. 

Altra parrocchia del comune di Colico é S. Fedele al Laghetto, detto cosi 
poiché fra lo stradale militare ed il promontorio su cui sorge Olciasca (altra 
frazione di Colico, che forma però una terza parrocchia indipendente e della 
quale si farà parola trattandosi della Pieve di Gravedona, essendo a quella 
soggetta) s' insinua un ramo del lago, da Colico in giù, chiamato Laghetto di 
Piana, assai pescoso e ricco d'uocelli acquatici, piuttosto vasto, però molto 
malinconico. La chiesa parrocchiale al Laghetto, pieve di Sorico, di libera 
collazione, fu eretta dalle fondamenta nell'anno 1850. Anteriormente eravi una 
chiesa dedicata pure a S. Fedele martire, ma affatto indecente e minacciante 
rovina, ed era chiesa figliale soggetta alla parrocchiale di S. Bernardino in 
Colico. 11 popolo, quasi con sole private elargizioni, edificò la nuova chiesa, e 
nel giorno 9 settembre 1857 venne eretta in parrocchia con istromento rogato 
Dott. Loigi De-Orchi, notaio residente in Como. Ai 24 di settembre di quello 
stesso anno fu eletto per primo parroco del Laghetto il sac. Giovanni Venini, 
tuttora vivente, che già si trovava colà fino dal 15 giugno 1853 in qualità di 
coadiutore. Oltre l'aitar maggiore dedicato al titolare S. Fedele, évvi ancora- 
raltare della B. V. sotto il titolo del Sacro Cuore di Maria, con dipinto di p o 
chissimo pregio del prof. Francesco Capiaghi nostro concittadino, e l'altare 
del Crocifisso ; essi hanno solo pietra sacra. Sonvi ancora due cappelle vaste. 
I dipinti a fresco dell' aitar maggiore e dei due laterali sono opera lodata 
del pittore Luigi Tagliaferri di Pagnona. Non vi é in parrocchia altra chiesa. 
I registri parrocchiali datano dall' epoca dell' erezione della parrocchia, e la 
popolazione attuale é di circa 1020 abitanti. 

Qera (abitanti circa 500) all'estremità del lago propriamente detto, fu già 
luogo ridente e sparso di amene villeggiature ; ora, per le invasioni dell'Adda 
nel Piano di Colico, é afflitto d' aria insalubre. Diede 1 natali alla famiglia del 
conte Giorgio Giulini, che scrisse le storie di Milano e di Monza, pel palazzo, ^ 
rovinato dalle frane, non restano che avanzi. La chiesa parrocchiale prepo- ' 
siturale ò sotto il titolo di S. Vincenzo martire. La parrocchia é di nomina 
popolare e fu eretta l'anno 1587 dal vescovo Volpi, mentre prima era annessa 
alla parrocchia di Sorico. La chiesa sembra anteriore di circa un secolo a quella 
del convento in Gravedona, fabbricata nel 1467; bella in origine con finestre e 
cornici in terra cotta, ma guastata dalle posteriori aggiunte. Vanto principa- 
lissimo di questa erano gli affreschi della scuola lombarda, che ne adornavano 



150 — 



Rev.^tt^ bn.us Antonius de Greppis rector Ecclesiae S.^^i Martini 
Mentis Medij. 



tutte quante le pareti, giudicati dello stésso pennello che dipinse U prefata 
chiesa del convento. Nel 1889 tutte Turono barbaramente mahomesse da una 
compagnia di sbiancliini, e in modo di non lasciarvi più alcuna traccia di antico* 
onde non apparisse dal confronto la imperizia del nuovi gruastaméstieri. Bsiste 
tuttavia la grande ancona dell' altare maggiore, con dipinti assai pregevoli 
sul legno, della scuola luinesca, distribuiti in vari campi, con la Vergine e il 
Bambino nel mezzo; ma danneggiata dairuso invalso di appiccicare i voti su 
la parte dipinta, quasi non siavi altro spazio a ciò ; e stupendi sono i vetri 
dipinti nelle due finestre della facciata, massime in quella à sinistra, dov* è 
raffigurato il transito di S. Marta. Vi si legge, in bei caratteri, pur 68»i dipinti 
sul vetro, questa cattiva iscrizione : Como S. Marta era in franse de morte et 
xpto il aparse ihsema con la Virgina Maria. Ne esisteva una terza sul Iato 
sinistro, che venne abbattuta e ridótta in minutissimi pezzi da una bufera nel- 
l'anno 1874. Nella spalla sinistra della porta maggiore è inserita una lapide 
romana in marmo di Mus3o, che fu pubblicata già da Benedetto Oiovio, dal- 
l' Orelli, Mommsenn, Monti, Barelli ed altri. 

Oltre la chiesa parrocchiale sonvi le seguenti figliali: in paese la chiesa 
dell'Immacolata. — L'oratorio di S. Anna, non lungi dalla parrocchiale verso 
il lago, detta volgarmente la chiesa del morti, trovandosi ivi sepolti 1 morti 
del contagio. — Sei chilometri circa da dera vicino a Piantedo, Vaitellinai 
èvvi un villaggio con pubblico oratorio sacrò a 8. Àgata, già menzionato a 
pag. 255 della prima parte di questi Alli di Visita. — Unito alta parrocchiale 
èvvi poi l'oratorio dei confratelli del SS. Sacraménto. I registri parrocchiali 
datano dal lA^, e hon vi sono àpparehti lacune. 

ÀI villaggio di Montemezzo (o BUrano) fti arriva: da aera dòpo mezz'ora 
di ripida, selciata via mulattiera; conta un cinque centinaia d'abitanti, tutti 
agricoltori, che vivono miseramente, mehtre in altri tempi V agiatezza iaon vi 
era sconosciuta. Su d'uno spianato che si protende a ino' Ài promontòrio, si 
mostra la casa parrocchiale e la chiesa col coro volto a mezzodì, fiancheggiata 
a ponente da elegante campanile fiorilnontato da cupola a cono, étsa è dedicata 
a S. Martino dì Tours, fu erettala parrocchiale fin dal 1400, e ne fti primo par- 
roco fra Giorgio della Feria prepositò del monastero di S. Orsola a Sortco. Oli 
atti parrocchiali cominciano nel 1642. Torno torno alla chiesa gira un terra- 
pieno, da cui si gode un vasto oriz/.onte, un 1ncantevt>le panorama. tTn pT\>nao, 
sostenuto da due colonne, sta davanti la porta; presso il timpano una finestra 
ogivale. Per entrare nell' Internò della chiesa si discendono due gradini, sconcio 
che si dovrebbe e potrebbe facilmente eliminare, livellando il piazzale col 
paviniìento ineguale del tempio. Egli è a una sola navata e stile lombardo, 
con sofidtta a due spioventi uguali ; a metà della nave una cfappella riquadrata 
si sfonda per alcuni metri; più in su due porte che si fronteggiano, di cui 
runa dà accesso al campanile, e la seconda (a levante) oflTre un ingresso secon- 
dario ; poi due meschini altari addossati al muro, chiusi da ferrea cancellata, 
riguardanti la porta maggiore; finalmente il presbiterio coli' altare staccato 
dal muro, nel quale, alle estremità, son praticate due porticélle clie mettono 
alla sagrestia, l'ale soàimarlamente h Io Btato attuale della chtesa. incanti 
al 1594 doveva presentare un assieme ben più armontco, per le tèmpre tare 
finestre a sesto acuto aperte luògo le pareti ; ma poi in quell'anno sì eresse il 
campanile (ha segnato al piede l'anno 1595), In seguito le due cappelle 
laterali (dagli atti dell'archìvio si rileva essere state innalzate dal Wll in 
avanti, a spese dei capi di due colonie eh' erano a que' tempi Btabiiitè à {Pa- 
lermo e ad Ancona, e che èl chiamavano la scuola di Palermo e di Ancona), 
onde sparvero tré fineètrè primitive, rimanendone un egual num^ero, e cioè una 
sopra la porta minore e due che versano luce nel coro. Sostituito l'antico bel- 
lissimo altare maggiore di legno dorato con altro marmoreo di nessun prègio, 



151 - 



Rev.<J"s pn."s prbr lo^nnes de Ongia rector S.^*® Mariae de 
Terzone. 



ap&rite le antiopa argenterìe, hqu rimangono al presente di rimarcbevole che 
i dipinti, e tali di cui i terrieri poeeono bene inorgoglirsi. Maurizio Monti, 
nella sua Storia di Como, ricorda che il Fiammingbino lavorò nella parroc- 
chiale di Montemeszo. Dei diversi dipinti in essa esistenti si debbono indub- 
biamente attribuire a lui quelli della cappella della B. v., a sinistra di chi 
entra in chiesa, eretta per cnra della scuola di Palermo. Oli è ben vero che 
nel dipinto non bavvi una parola, uaa sigla anquociante il suo nome; ma il 
concetto, il mo4o di pingere, il colprito, il disegno, rivelano subito Gian Mauro 
della Rovere. Egli pennelleggiava in S. Miro di Serico nel 1606, a Peglio sopra 
Oravedona nel 1615, e poi nel 1625; è probabile che in tal tempo appunto si 
recasse a Montemeszo, dove fielia detta cappella pinse r istituzione del Rosario 
(con poco rigore storico), la battaglia di Muret (nella quale effigiò la Fede che, 
possente donna celeste e di purissima bellezza, mette ìd Alga la sozza inde- 
moniata figura (feir Eresia), i quindici Misteri in altrettante medaglie (delle 
quali alcune rieacitissime), diversi simboli della Vergine, sorretti da putti nelle 
lesene. A desjtra di chi entra v' ò la cappella di S. Carlo, costrutta nel 1628 per 
opera della scuola d'Ancona. La tela dell'altare, raffigurante il Borromeo, seb* 
bene d' ignoto autore, si deve però annoverare fra le opere classiche : più si 
ammira e più si apprezza lo squisito lavoro. Di valore minore sono gli affreschi 
della cappella, ricordanti i fasti più salienti della vita di S. Carlo» che diresti 
ricopiati, sebbene in modo più felice, da quelli esistenti nella cappella omonima 
della chiesa di Peglio; vi Jia del bello certamente, nondimeno alcune figure 
difettano assai per disegno. Nella parte inferiore della destra lesena, pochi 
lustri addietro si ritoccò una scritta, che, sbiadita, minacciava eclissarsi. 
È tale: d. a. CHR. PAR. PINSIT i628; alcuni T interpretano denario (o meglio 
devotiofu) anconitarum Christophonis Caraciulus pinsit, e vogliono che gli 
affreschi si debbano attribuire a quel Caracciolo di Vercana che pinse la cap- 
pella di S. Rosalia nella parrocchiale di Peglio. Sulla grande parete, che divide 
il coro dalla navata, attrae lo sguardo un 8. Antonio abate, una Madonna della 
Seggiola con 8. Sebastiano martire e 8. Rocco confessore. Più in alto si volle raffi- 
gurare la Risurrezione, la chiamata degli eletti al cielo e la condanna dei reprobi ; 
la decenza è trascurata, ma questa scena consolante e terribile insieme parla 
ai sensi ed alla mente. Eccoci nel coro, nelle lesene presso la l^alaustra sono 
rafflgarati i santi Martino e Stefano, nelParco a tutto sesto del presbiterio sono 
collocali entro medaglie i busti di otto Profeti, nei pennacchi i quattro Padri 
della Cliiesa latina. Nella tazza otto angeli dai ricchissimi panneggiamenti, 
fanno una danza, ciascuno in diverso atteggiamento* I dipioti maggiori raffi- 
gurano la Passione del Salvatore e ricoprono le tre pareti, di cui le due late- 
rali divise in quattro scompartimenti, nei quali lavorarono forse più gli allievi 
che il jBiaeatro. J^ parete di levante reca aesù ueir Orto, il tradimento di Qiuda, 
r incoronazione di spine, Y Ecce Homo; quella a ponente presenta la flagella- 
zione^ Gesù davanti a Caifa, Gesù caduto sotto il peso della croce, Gesù che va 
al Calyario. Ma il capolavoro è la Crocifissione nella parete principale. Presso 
a quaranta sono le figure in grandezza naturale che popolano la parete, e il 
complesso deira^reeco presenta una scena stupenda per freschezza di disegno, 
varietà d*eapresaione, evidenza di movimenti ; peccato che il pittore Luigi Ta- 
glìjVQarrì nel gennaio del 1872, allora appena Aeir inizio della sua carriera, che 
prosegui poi con tanta lode, si lasciasse vincere dalla brutta tentazione di ritoc- 
care con ordinarie tinte le pure linee deiraffresco, si da far apparire un ma- 
nifesto sgradevole contrasto. Questo è certamente uno dei più rimarcabili 
dipiati classici del nostro lago, al tutto aconosciuto fino all'anno 1895, in cui 
lo studioso sac. Pietro Buzzetti, parroco-prevosto di Cavallasca, autore delle note 
storiche circa il 8. Guglielmo d' Grange nella valle del Liro (Chiavenna, 1893), 
pose per la prima volta in evidenza nei n. 15 e 16 del periodico settimanale 



- 152 — 

Rev.dus frater Andreas do Ponto Tremolo ord. S.^^^ Augustini 
viceparocus Ecclesise S.^^ì Ioannis de Bugiallo. 



n Bajardo, con un mag^istrale suo scritto dal titolo: I dipinti della Chiesa 
parrocchiale di Montemezzo, da cui per sommi capi, non potendolo fare inte- 
ramente, poiché la lunga via ne sospigne, ho tolta questa relazione. E ch'egli 
sia stato il primo a richiamar Tattenzione degli intelligenti su quel dipinto e 
suir autore, basti qui il dire che Maurizio Monti, nella sua Storia di Como, 
dimenticando affatto altri artisti, si limita appena ad accennare che a Monte- 
mezzo (voi. II, parte I, pag. 44^) ha pur faticato il velocissimo immaginoso 
Fiamminghino, mentre il Buzzetti prova che quesC ultimo affresco (non osa 
dire altrettanto della Risurrezione precitata degli eletti e della dannazione dei 
reprobi, né del S. Martino della lunetta sopra la porta principale) è opera di 
Aurelio Luino figlio al Rafaello lombardo, che .il Ticozzi, il Lomazzo e il 
Lanzi stesso, nullosiante la critica forse troppo severa che gli muove, ricono- 
scono di tal valenUa da emulare talvolta il padre. Infatti, sotto le due finestre 
del presbiterio, sono due cartelli scritti, ormai indecifrabili, meno, fortunata- 
mente, alcune parole, che il Buzzetti legge : i598 Aurelio Luvino F,; ma tutto 
il guaio sta in quella data segnata a cifre sbiadite nel nostro affresco: i598! 
Il Lanzi insegna che Aurelio mori in età d*anni 63 nel 1503, ed il Buzzetti, per 
non credere errata o apocrifa la data di Montemezzo, quasi quasi inclina a 
tacciare d' inesattezza il Lanzi, mettendo innanzi il dubbio che, non nel 1593, 
ma nel 1598 sia morto il Luino. Ma pur troppo la cosa non è cosi, ed il Lanzi 
ha perfettamente ragione. Il Morigi, nella sua Nobiltà di Milano (libro V, 
pag. 278) dice di Aurelio : « Questo morse Vanno i593 a di 6 d* Agosto, e l'anno 
della sua età 63 ». Coleste date concordano con quelle incise neir epitaffio sul 
sepolcro d'Aurelio nella soppressa chiesa di S. Gerolamo in Milano, trascritto 
e pubblicato dall'Argelati (Bibl. Script. Med., tomo IT, pag. 815, Mediolani, 1745): 

Aurelii Luini Mediolanensis 

Pictoris eximii Mausuleum 
Vioeit annos LXIII, obiit 

Anno MDXCIII, VI Augusti 

e concordano {Perfettamente coir atto di morte compreso nel necrologio della 
parrocchia di S. Pietro Sul Dosso, a porta Vercellina, di questo tenore : i69S. 
6 mens. Aug. Aurelius Lovinus, annorum 63 vel circa, ex febre longa obiit post 
menses qucUuor sine suspitione pestis juditio Oregorii Origoni phisici collegiata 
Dunque, non volendo dichiarare apocrifa o errata la data di Montemezzo, non 
rimane altra via che leggerla 1578, com' io r ho letta, poiché le cifre sbiadite non 
lascian ben comprendere se sta un 9 oppure un 7 il terzo numero. 

Oltre la chiesa parrocchiale vi è un oratorio sui monti, ove si celebrano 
le sacre funzioni durante un mese e mezzo nella state ; vi si recano tutti gli 
abitanti di Montemezzo a cagione dei miasmi esalanti dal sottoposto Pian di 
Spagna, che ammorbano Taere e la rendono malsana. 

Trezzone é altra delle parrocchie di nomina popolare della pieve di Sorico; 
stende il suo territorio sulla falda meridionale del monte Mezzo, propaggine 
prolungata del Pizzo Campanile. La chiesa é sotto il titolo della Madonna delle 
Grazie, e fu dichiarata parrocchiale intorno al 1580. Ha sei alUrì, tutti con pietra 
sacra; è consacrata. Possiede due quadri ad olio del pittore Caracciolo di Ver- 
cana, cioè TAnnunciazione e la Natività di M. V. — V era In paese un oratorio 
dedicato a S. Antonio abate; ma già da alcuni anni venne abbandonato, perchè 
cadente. — La popolazione complessiva è di anime 380; i libri parrocchiali 
datano dal 1680. 

Da ultimo si dovrebbe parlare di Domaso, attualmente capo del vicariato, 
ma facendosene menzione in questi Atti di Visita là ove si tien parola della 
pieve di Gravedona, mi riserbo parlarne partitamente quando di quella verrò 
trattando. 



- 153 — 

Rev.<i«i8 pbr Simon de Abbadinis parocus Ecclesiae S.c^» .... 

de Colico. 
Rev.dos pbr Baptista de Gesino parocus Ecclesiae S.ct» Mariae 

de Plantedo (0- 



Clerici eiusdem Plebis. 

Io: Stephanus Prebonus filius d."^ Anchisis de Surico. 

Io: Antonius Rangerius filius qd m d.^^ Io: BaptistaB de Olerà, 

Rochus Caratius filius i.^^ Ioannis de Monte Medio. 



Sacerdotes oppidi Domasi). 

R. pbr Donatus Agius parocus. 
IL pbr Nicolaus Gezius capellanus. 



(1) Di S. Maria di Piantedo si è già detto nella prìma parte di questi Atti 
di Visita, a pag. 230, là ove si parla della pieve di Olonio. 



— 154 - 



Descriptio Ecclesiarum Plebis GrABEDONìC 



^Vd"cip^ufi'd! 1593 die p.^ mens. nov^mb. R.^ì»» DD. Episcopus, prosse- 
oraJ'edo^J" quBndo visitationem, accessit ad Ecclesiam CoUegiatam et Ar- 

chipresbyteralera S.®^» Vincentij de Grabedona, etc La 

capella dell'altare magiore è mezza depinta et voltata, et il 
resto sotto sofltto però tutto rovinato. Nel corno del vangelo 
fuori di d.^ capella vi è un altai*d dedicato a tutti li S.^ non 
consecrato et senza icona .... ma alcune figure nelii muri, 
tutte guaste. Nella parte dell'epistola in l'altra nave laterale 
al pari dell'altro altare, vi è un altare picciolo non consecrato 
vecchio, con una icona vecchissima sotto titolo di S.*o Pietro 
.... Questa chiesa ha tre navi et è assai sotto terra Ipevò la 
meta della nave di mezzo verso l'altare magiore è alta più 
dell'altra parte di d.& nave, in modo che releva assai verso 
l'altare magiore. Ha tre porte, l'una in fronte della capella 
magiore et due altre una laterale verso il corno del vangelo 
et l'altra vicino alla capella magiore. Sotto la nave di mezo 
dalla porta laterale sud.» avanti verso l' altare magiore vi è 
sotto uno scurolo con un altare in titolo S.to Antonio, consa- 
crato, però senza dote, nello quale vi era l'aqua del lago. Al 
di sopra della porta magiore vi è un grò, nel quale un altare 
piccolo dedicato a santo Michele et la scola del S.°^o Sacramento 
... la detta chiesa ha molte finestre senza vetri e senza im- 
pannate .... la sacristia è vicina alla capella magiore nel corno 



- 155 — 

dell'epistola. ... Un pulpito vecchio dalla parte del vangelo a 
muzo la chiesa . . . («). 



U) Graredona, terra principale delle Tre Pievi, è sekiza dubbio il più bello 
ed importante paese nella parte superiore del lago di Como : bello per sé stesso* 
per la sua posizione; importante per la sua antichità e per i notevoli monu- 
menti d*arte che offra at visitatore. Sorge a settentrione della vasta alluvione 
formata dallo sbocco del Liro nel lago, a ridosso di belle montagne, fra le quali 
primeggia il Sasso Acato, bellissitno masso ricco di quarzo lamellare, la cui 
nuda vuelta splend») talvolta al sole pel riflesso d' influiti cristalli. Il paese si 
distende in lunga fila di case, con porticati o senza, davanti al lago, del quale 
godesi la vista grandiosa della costa orientale dominata dal poderoso Legnone, 
ed ha, airestremità ed a tergo sul fianco verdeggiante della montagna, qualche 
bella villa, e ft'a tutte va distinta quella Del I^ero, o palazzo delle Quattro 
Torri, che sórge imponente su un promontorio. Fu eretta nella seconda metà 
del secolo XVI 0590) a spese delcardiùale Tolomeo Gallio, su disegno, dicesi, del 
Pellej^rino, in quél vigoroso stile del cinquecento, che ancora non aveva 
ìDcominciato a trascendere al barocco. Il borgo divldesi, ma solo nominalmente, 
in due parti: Riva e Castelto. La prima giace lungo il Lario e lungo la bella 
strada che viene da Dongo, Taltra è su una specie di promontorio, dominato 
dai monti, in dilazione per Domaso, cioò a Nord. Una scala lunga e larga 
conduce dalla Riva al castellò, se non si vuol prendere la via carrozzabile. 

un Anton Maria Stampa, il quale, riputato più matto che savio, e 
più gramo che baono, fu tenuto per molti anni nel forte di Fuentes, e vi 
scrisse sciocche satire contro vari paesi del Lario, vi schiccherò anche una 
cronaca sul Regno di Angera e una storia deU'' insigne borgo di Grctvedona. 
In questa egli pretende che il borgo anticamente fosse detto Laricola» perchò 
era la località più popolata e più importante del lago chiamato Larius o 
LarieuXxu, e poi Oravedona da un Garbato, figlio dt un Garibaldo, anteriore a 
Brenno, che al proprio volle associare anche il nome della sua sposa detta 
Tona, principessa dei Bojarii, e che vi sedesse per lungo tempo una serie di 
re e di eroi. Ma sono fantasie de buontempone, a cui attinsero largamente 
un Giuseppe Stampa, di lui discendentot nelle sue notizie storiche intorno al 
comune di Gravedona, pubblicate in Milano da Domenico Salvi e Comp. nel IMO \ 
e più recentemente 1* arciprete Luigi Fecchio-, nelle Notixie storico-religiose di 
Gravedona, pubblicate nel 1803 in Como dai fratelli Romano ed Enrico Vittani 
coi tipi di Cavalieri e Bazzi. Ciò non toglie che Gravedona abbia avuto la pri- 
maria parte nei fasti storici dèlia regione ; i monumenti che ancora ci restano, 
ne attestano l*antichità insigne^ risalente al periodo romano. La storia poi del 
medio-evo meriterebbe molte pagine, e vi troveremmo da commuoverci, da 
ammirare; in ogni modo, più che allo Stampa, consiglio il lettore ad attingere 
le notizie a più pure fonti, vo' dire a Gaspare Rebuschini, nativo di Gravedona, 
autore di un'accurata Storia del lago di Como e delle Tre Pievi. 

Senza prestar fede àlV arciprete Fecchio (opera citata), che fin dal primo 
secolo deirera cristiana in Gravedona abbia predicato S. Ermagora, nel trasfe- 
rirsi che fece da Aquiletja nella Gallia Cisalpina, discendendo dalla Rezia, e 
che quel borgo sia stato il primo od uno dei primi dei paesi del lago ai quali 
sia stata predicata la fede di Cristo, è certo però che il cristianesimo vi fu 
introdotto in tempi antichissimi, come ne fan fede l monumenti, dei quali 
alcuni si debbono ascrivere al VI «ecolo. Non è da tacere infatti di una chiesa 
antichissima, detta il S. Salvatore, della quale fecero menzione gli storici, come 
fatta erigere da S. Prospero degli Albrici, T undecimo dei vescovi di Como, e 
consacrata dal medesimo vescovo, che mori nel 505, e che era stata costrutta 
nel luogo stesso, dove, nel 1467, fii poi dato principio ad edificare Fattuale chiesa 
della B.V. delle Grazie, giusta gli Atti originati, ch'io possiedo, suir erezione 
dell'annesso convento già degli Agostiniani e di quella chiesa. Ma altresì è da 
notare che i compilatori della PatriorGeogra/la deWItalia, edita. dair Unione 



— 156 — 

^^dJi'Viiiio!' ^^^'^ Vicino alla sud.» chiesa ve n' è un'altra dedicata a S> Maria 
del telio, nella quale in mezo vi è il vaso di marmore per il 



Tipografica di Torino, via C. Alberto 33 (SO* voi. Il, Lombardia, dispensa 155% 
pag. 144) segnano il S. Salvatore come tuttora esistente, e altra delle chiese 
degna d* essere visitata dair artista e dallo studioso che s' interessa di cose 
storiche. Se, come ho fatto io, si fossero realmente recati sui luoghi di cui 
parlano, e vi avessero attinte informazioni, non avrebbero preso questo e 
ben altri granchi, come quello di dire, a pag. 141 dello stesso fascicolo, il 
cardinale Gallio figlio di un umile pescatore di Cernobbio. Ma di ciò basti, ed 
eccoci al nostro argomento. Oltre siffatta antichissima chiesa, da più di 
quattro secoli scomparsa, un' altra ne esisteva nel secolo VI, sul posto ove 
ora sorge Tarcipretale di S. Vincenzo marUre. Ciò è confermato dalla doppia 
iscrizione fatta sopra una sola tavola di marmo di Masso, per ricordare le due 
cristiane Agnela e Onoria, nella quale iscrizione è menzione della data del loro 
transito, verificatosi per la prima sotto il consolato di Avieno, che ebbe com- 
pimento neiranno 508, e per Faltra sotto il consolato di Venanzio nel 508. Sif- 
fatta tavola fU disseppellita in occasione che fu costruito Tattuale presbiterio 
del rarcipre tale, neir anno leoo, ed è runico indizio e prezioso ricordo che sia 
rimasto della citata primitiva chiesa. Detta lapide fu collocata e trovasi tuttora 
nella chiesa arcipretale e posta nel muro prospiciente la balaustra deir altare 
maggiore e presso la porta che mette alla scala del pulpito, in vicinanza i Ora- 
vjedonesi collocarono, in marmo nero di varenna, l'epigrafe che qui trascrivo : 

D. O. M. 

PROXIMVM SANCTITATIS 

MORTIS ET VITiG ìETERN^ 

MONVMENTVM CHRISTI 

FAMVLARVM AONELifi 

ET HONORIiE IN PACE 

QVIESCENTIVM UIC DEPOSITARVM 

QVARVM PRIMA III CALEND. APRILIS 

A. D. DII AVIENO CONSVLE 

ALTERA Vili CALEND. JVLIAS 

A. D. DVIII VENANTIO CONSVLE 

EX HOC ANTIQVISSIMO 

D. VINCENTII TEMPLO 

SVB EIVSDEM REFECTIONIS 

AN. MDC ERVTVM FVIT 

POPVLV8 ORABEDONEN. 

PIAM ERGA CONCIVES 

FIDELIVM VBNBRATIONEM 

EXCITAVIT 

AN. D. MDCCX. 

L'esistenza dì un capitolo, ossia di una congregazione di canonici in Gra- 
vedona, rimonta ad epoca antichissima, e ne ò prova la preziosa pergamena 
che in queirarchivio parrocchiale si conserva, rogaU sotto Ugo re d'Italia nel 



— 157 — 

fonte baptismale con dentro Taqua, però a basso in modo tale 
che per la vicinanza del lago vi entra alcuna volta et circonda 
d.a chiesa di dentro .... In questa chiesa vi sono tre altari, 
uno, che è l'altare magiore, dedicato a S.^ Giovanni et è in 
una capella involtata con alcune pitture vecchie et non è 



quinto anno del suo re^no, e firmata da certo Giovanni notaio, riguardante 
una donazione di certo Riprando de Basilica Duce, fatta alia congregazione 
della pieve di Oravedona, di alcuni beni nel luogo di Ponte. Notisi che Ugo fu 
fatto re d' Italia nel OSO, onde questa pergamena è del Tanno 930, ed è riportata per 
intero dal Tatti ne* suoi Annali S<l^ori di Como (parte II, pag. 46, n.795). Il primo 
arciprete di cui si trovi menzione è Uniberto, il quale viveva nel 1164, e ciò ri- 
sulta da una copia di sentenza, che pur si conserva in queir archivio, proouo- 
data in tal anno a favore delTarciprete e canonici della chiesa di S. Vincenzo 
di Oravedona, per il diritto di decima del monte Serexio. Ambedue le menzio- 
nate carte furono note al Quadrio (Storia di VcUtellina, parte II, diss. V, § 13, 
pag. 566 e seguenti), ma l'ultima sfuggì certamente al canonico Barelli, mentre 
in altro de* suoi scritti (Rivista Aroheol., fase. 5, pag. 3) affermò che la prima 
menzione di S. Vincenzo appare da un istromento del 1215 presso lo stesso 
archivio, in cui T arciprete Lanfranco con altri otto sacerdoti suoi eontratelli, 
investono di una 'decima un Operto da carnevale. — La lapide di Agaela ed 
Onoria, come ho detto, è runico prezioso indizio della antichissima chiesa, e, 
com* ò da congetturarne, richiedendo questa una radicale riforma é rinnova, 
zione, verso la seconda metà del secolo decimo o sul principiare delPundecimo, 
nello stesso luogo fu costruito, con istile affatto lombardo, il S. Vincenzo, ossia 
quella chiesa mentovata nel documento sopra citato, e doveva essere una vera 
basilica romana, se si deve giudicare da questi Atti di Visita del 1593, nella 
quarepoca esisteva tuttavia nella sua forma originaria. Da questi Atti si rac- 
coglie che era a tre navi con soli tre altari ; il maggiore sormontato da un 
prezioso ciborio di legno dorato, e due altri in fondo alle navi minori. Aveva 
due porte sulla facciata ed un'altra sul fianco destro, la quale è anche oggidì 
visibile in parte, e metteva presso il presbiterio. Entrando da quest'ultima porta 
e volgendo a destra scendevasi nella cripta, di cui VAtto di Visita non dice 
altro, eccetto che in quella occasione era invasa dalle acque del lago. Il pavi- 
mento intorno della chiesa era assai sotto terra, notabilmente più rilevato però 
• nella metà della nave di mezzo verso l'altare ; aveva il soffitto cadente, tranne 
la cappella deir aitar maggiore ch'era sotto vòlta, e le finestre senza vetri e 
senza impannate. Sopra la porta maggiore esisteva un nartex (grò) interno' 
con altare dedicato a S. Michele, come nel S. Abondio di Oomo, che occupava 
rampiexza delle tre navi sino alle prime due colonne, e che riceveva luce dalle 
due finestre più prossime alla fronte, le quali perciò sono più in alto rispetto 
alle altre sui due fianchi. Della chiesa qui sopra descritta ora rimane soltanto 
quel che si vede esternamente delle pareti ai due lati sino agli archetti già 
sostenenti la cornice e la cripta, mutilata però in parte e rimpicciolita. La 
prima innovazione cui andò soggetto l'edificio ebbe luogo l'anno 1600. Tratta- 
vasi di preservarlo dalle continue invasioni del lago, alzatosi già notabilmente 
di pelo dopo l'originaria costruzione, il che si fece col sollevare il suolo intc- 
riore e le pareti delle navi, dando alla chiesa un aspetto diverso e tutto mo- 
derno. Le tre navi si ridussero ad una sola, lasciando ai fianchi uno sfondo 
per le cappelle di bel nuovo introdotte. Al corpo della chiesa, così rimpiccio- 
lito, dovevasi aggiungere un nuovo presbiterio, che si costrusse di forma 
parallelipeda e più stretto, onde ne seguì che la cripta, già tramezzata da sei 
file di colonne, rimanesse scemata delle due navi estreme e delle tre absidi. 
Con ciò fu tolta ogni comunicazione tra l' interno della chiesa e la parte con- 
servata del sotterraneo, a cui ora si discende per una scala scoperta che occupa 



- 158 — 

consecrato nò dotato, senza icona m«a con un quadretto 
depinto vecchio, ha la sua bradella et cancelli di legno. In 
corno del vangelo, vicino alla capella sud> vi è un altro altaro 
consecrato, con titolo di S> Maria, dotato de scudi sei o 
circa, con una bradella et cancelli di legno depinti .... In corno 



restremo lato delPanttca nave sinistra, e per un*altra a destra che muove dalla 
sagristia. È indabitato essere la cripta contemporanea alla chiesa descritta in 
questi Atti dal Ninguarda, e fanno ridere coloro che la vogliono un avanzo 
d*antico tempio pagano (Giuseppe Stampa, opera citata, pag. 293). Il suolo poi 
di quesfultima è ancora il primitivo, di maniera che le basì delle sue colonne 
interne emergono intiere. Cosi la vOlta a crociera e gli archi che la sorreg- 
gono in tutte le direzioni, non furono mai tocchi, onde abbiamo vdlta, capitelli, 
colonne, basi, finestre, cornici e mura, altrettanti elementi per giudicare della 
perfetta concatenazione del muro esterno che vedesi nel lato destro a ridosso 
del sovrastante edificio ; quindi la confessione è perfettamente sincrona colla 
sovrapposta basilica. Da una nota redatta in Gravedona sotto la data S5 no- 
vembre 1503, che deve esser stata consegnata al Ninguarda in occasione di 
questa visita ed allegata poi negli Atti della prima yisita pastorale fatta in 
Gravedona da Lazzaro Caraflno nel maggio 1027, rilevasi che nella parrocchiale 
di S. Vincenzo esistevano salterii manoscritti, r uno del 1250 ed altri di data 
anteriore e antichissimi, nei quali era cenno della consacrazione della chiesa, 
eh* ebbe luogo nella domenica prima di settembre dell'anno 1072. Riporto 
le testuali parole: « In un antichissimo salterio fatto a mano della nostra 
Canonica, prima vi si legge in lettera majuscola : Dedicatio EoolesUB Sanoti Viri- 
centii MLXXIJ, prima Dominica Septembris, Nel 1017 pure si costruì Toratorio 
dei confratelli del SS. Sacramento, detto comunemente di S. Michele ; indi, come 
risulta dagli Atti di Visita di Lazzaro Caraflno, fti ultimata la sagristia della 
chiesa arcipretale, e poscia eretto Taltro oratorio già della confìraternita detta 
di S. Marta, e si ebbero quindi i due oratorii ed il porticato come sono presen- 
temente. Rinnovata cosi la chieita, abbisognava d*altra consacrazione, e questa 
venne fatta dallo stesso Caraflno, probabilmente in occasione della sua prima 
visita a quella plebana ai 17 di maggio del ld27, come si rileva dal seguente 
estratto che trascrivo dai decreti fatti in queir occasione : Questa Chiesa 
veramente qualificata e per la qiuUità del luogo e della ftibbrica et ornamento 

di essa, e per essere provista d* Arciprete e sette Canonici — Oiachè la 

FObrica della Chiesa e delle capelle è hormai ridotta aperfetione si /inischt 

anco quanto prima la sagrestia e si provedi d* armadj di noce proportionati 
'... ^ Alla capella maggiore si proveda d*un baiausti'X} .... e già che la medesima 
Chiesa insieme con Valtare fu da Noi consecrata, si ponghi la lapide con la 

memoria della eonsecratione per fame ogni anno V anniversario Tanto 

rilevasi dal citati decreti trasmessi dal prelodato vescovo airarciprete d'allora 
colla data di « Como, X Novembre 16S8 ». L* anniversario della consacrazione 
si celebra anche oggigiorno la prima domenica di settembre. È da notarsi che 
la sagristia venne altresì fregiata di ben architettati e diligentemente intagliati 
armadi!, e sormontata da statue e puttini, lavoro di A. R. F. (Antonio Raffaele 
Falilela). 

Altri mutamenti subì il S. Vincenzo nel 1729. In testa al quadrilatero del 
presbiterio si costrusse la metà di un esagono formante r abside attuale, e si 
diede alla facciata la presente configurazione. Neirarcbivio arcipretale si trova 
una nota in data 16 dicembre del detto anno, dalla quale si cava che dette opere 
vennero eseguite dal capomastro Antonio Oometto, cui si pagarono per rabside 
lire 500, e per la fabbrica del cornicione, stabilitura e flnestrone della facciata 
lire 150. Nel 1735 si fecero eseguire i due grandi quadri rafSguranU il martirio 
di S. Vincenzo, posti alle pareti laterali del presbiterio ; suU* uno del quali. 



dell'epistola, per scontro a d.o altare, ve n' e un altro non con- 
secrato né dotato, sotto titolo di S.^o Andrea, sotto una mezza 
volta, senza icona ma con un quadretto vecchio .... ha un 
campanile bello a forma di torre, nel quale vi sono due cam- 
pane grosse et grandi, quale servono per la chiesa di S.^ Vin- 
cenzo. Vi sono tre porte, una per contro l'altare magiore et 
l'altre due nel corno dell' epistola .... (*). 



quello dal lato dell* evangelo, si legge: Mich€tel Angelus Blotus pinxit 1135, 
Più recentemente Carlo Scotti di Laino esegui gli affreschi barocebi, ma 
di buon effetto, deirabside; ai nostri giorni (1899) la chiesa, fatta eccezione 
del coro, fu dipinta ed abbellita con ornati dal pittore Luigi Tagliaferri, che 
fece anche il dipinto a fresco sotto la vòlta del quadrilatero del coro. Nella 
chiesa si conservano vail oggetti pregevolissimi, e sono: una croce grande, di 
stile bisantino a guisa di ricamo e con figure e medaglie di merito, lavoro 
f^tto da un orefice che, come è fama» teneva il suo negozio nella borgata ; porla 
la leggenda: Hceo crua; fcktnHoata fuitper Franciscum de ser Gregorio de Gra- 
btuUma. Un calice di finissima cesellatura con f^egi e smalti, esso pure di stile 
bisantino. Una pace, colla immagine del Redentore in rilievo, che vuoisi un 
lavoro del 1300. Un dipinto, sopra una tavola di rame, rappresentante la Depo- 
sizione del Redentore, che dagli intelligenti ò ritenuto un lavoro di Guido Reni. 
Una pianeta che richiama, colla sua forma, la oastUa usata nei primi nove 
secoli. Un paliotto d^altare ed un baldacchino, ambedue di velluto rosso, lavori 
pfegevoli per ricami ed antichità. 

Nel territorio della parrocchia esistono, oltre alla parrocchiale di S. Vin- 
cenzo ed ai sopra detti oratori di S. Michele e di 8. Marta, le seguenti altre 
chiese figliali: S. Maria del Tiglio. ^ La chiesa della B. V. delle Grazie, detta 
del Convento. - Quella dei santi martiri Gusmeo e Matteo. ^ s. Maria Mad- 
dalena delle monache canossiane ; delle quali dirò partitamente in seguito, 
essendo monumenti non tutti della stessa epoca e dello stesso merito, ma che 
pure hanno uno speciale interesse o per r arte o per la storia . — La chiesa 
dei santi Naborre e Felice di Negrana — La Madonna del Soldato. — s. Abondio 
al Ponte. ^ S. Carlo. — S. Lorenzo a Segna. — L* Invenzione di S. Croce a 
Naro. — La popolazione complessiva della parrocchia è di 1900 abitanti ed i 
registri datano dal lSd9, con alcune lacune intorno al 1050. 

(1) Assai più pregevole per merito artistico del S. Vincenzo di Gravedona, 
sorge in riva al lago, a pochi passi dalla plebana, la chiesa anticamente inti- 
tolata a S. Giovanni Battista, poscia alla Vergine, nota per ciò, già fin dal 1593, 
sotto U nome di S. Maria del Tiglio, lì tempio è tutto di marmo nero di Olcio, 
listato internamente, a intervalli uniformi, di marmo bianco di Musso. Nel 
mezzo della Cacciata si spicca il campanUe rettangolare fin verso il sommo del 
sempio, si restringe poi in ottagono alquanto schiacciato. La parte quadran- 
golare è divisa In tre piani o stanze, non compreso il pian terreno, che forma 
una specie di pronao, da ciascuno dei quali si può guardare in chiesa, salvo 
che dal primo, dove l'apertura venne posteriormente murata. Il secondo comu- 
nica colla galleria che gira intorno alla chiesa sopra le absidi. È poi del mas- 
timo interesse, per rapporto aUa statica, V organismo deir intera costruzione 
del campanile, al punto di transizione della forma quadrata air ettagona. Ivi 
quattro archi normali spiccati parallelamente due a due dai rispettivi muri 
opposti, e quindi conseguentemente crociantisi fra loro in isquadro sul mezzo, 
formano base unica e solida a tutto T intricatissimo intreccio degli archetti e 
pilastrelli superiormente sovrimposti ai tre piani, poiché tanti ne conta il cam - 
panile, da dove sorge in ottagono sino al colmo. Sono questi divisi fra loro da 
cornici e traforati da loggette archeggiate e da finestre di forma svariata. Alla 



- 160 — 

^df"8."BSSi"*ii ^ ^^ P^-^ ^* Novembre 1503. Visita della parochiale di Pelio 
'***"''• plebe di Gravedona, lontana dalla matrice doi miglia et mezzo 

di via montuosa et aspra. 

Visitata la chiesa parochiale di S.^o Eusebio vescovo e 
martire di Pelio pieve di Gravedona, cui titolare è messer 
pre. Marcantonio S. Pietro da Bianzone. La chiesa è fatta di 
una sola nave con la capella maggior in meza volta polita. 
Ha campanile vicino alla porta maggiore di dentro nell* en- 
trare con due campane grosse. L* aitar maggior grande alla 
forma è consecrato, cinto di cancelli di ferro belli .... Non 
ha ancona .... e la capella tutta è pinta con molte imagini 
de molti santi intorno Taltare, et in essa capella vi sono due 
fenestre dai lati con suoi vetri. 11 resto del corpo della chiesa 
è fatto in quattro archi distinti^ con le sofitte di larice .... 
Vi sono quatro altari, doi da mano destra nell* entrar della 
chiesa. 11 primo, vicino al campanile sotto il primo arco, attacato 
al muro dedicato a S.^ Antonio Abbate, non dotato né con- 
secrato .... non ha ancona, ma in cambio vi è una statua 
grande di S.^ Antonio di legno indorato in parte, et pintb 
vestito da monaco, con il bastone pastorale in mano adorato. 
Il resto della capella, tutto dipinto con la vita del santo, è 
cinto di cancelli di ferro .... Da quella medesima parte nel 
terzo arco in ordine passata la porta laterale vi è uno altro 
altare dedicato airAssomptione della beata vergine non con- 



base deiruUimo piano e sulla cornice di coronamento brillano piramidi e agu- 
gliette estranee allo stile, e colla cupoletta stessa di fantastica forma li appa- 
lesano per incontestabili infarci ture del barocchismo, che ne* suoi regali non 
dimenticò verun monumento. Si ha r accesso nella chiesa per due porte : la 
maggiore, di elegante semplicità coirarco a tutto sesto, apresi nel mezzo della 
torre; Taltra, sul fianco destro, ò di egual forma, salvo eh' è più ristretta; ed 
una terza angusta e semplicissima, allo stremo dello stesso fianco, è ora murata. 
Neir interno, a un pronao circoscritto dal pian terreno del campanile, succede 
un rettangolo formante il corpo della chiesa, con di fronte il presbiterio ter- 
minato da un'abside, che si divide in tre minori sostenute da due colonne e 
illuminate da tre finestre ; poi due emicicli nello spessore del muro ai lati del 
presbiterio, avente ciascuno un secondo vano semicircolare più basso, sormon- 
tato da finestra eccentrica, ma in perfetta simmetria coiraltra dell'opposto emi- 
ciclo, tutto questo suir istessa linea dirimpetto alla porta maggiore. Nelle pareti 
laterali si sfondano due altre absidi, una per parte, fiancheggiate da due colonne 
isolate e con un occhio nel loro centro. Al sommo delle quattro pareti corre la 
loggia archeggiata sui fianchi con colonne e capitelli di varie forme, due scale 
a chiocciola, costrutte nello spessore del muro della facciata, runa aperta, Taltra 



— 161 — 

J 

secrato, non dotato, et situato a ponto secondo la forma de 
l'altro, cinto di cancelli di ferro .... non ha ancona, ma in 
cambio è depinta tutta la parete per contro al altare, et dai 



chiusa da tempo, mettono in comunicazione la chiesa colla galleria, nella 
quale si aprono due finestre per ciascun lato, ed una quinta più ampia sopra 
il presbiterio. 

Stimo pregio dell'opera riprodur qui la pianta di S. Maria del Tiglio, 
poicliò servirà in primo luogo a darci un' idea esatta dell' interna ed esterna 
disposizione delle singole parti descritte, e nello stesso tempo, confrontata con 
quella in gran parte simile della chiesa e campanile di S. Satiro a Milano, che 
darò in seguita, ci sarà di guida nel rintracciare approssimativamente Tepoca 
di questa mirabile costruzione, essendo certo che il S. Satiro di Milano risale 
air anno 879. 




Pianta della Chiesa di S. Maria del Tiglio in Gravedona. 



Un tempo la chiesa era tutta coperta di figure e leggende, che ora a ma- 
la pena si distinguono ; vari Santi, cioè, ed altre pitture simboliche nella parete 
sinistra e nel rovescio della facciata; un Giudizio universale neir interno della 
stessa ; alcuni fatti della vita del Precursore neir abside del presbiterio, e la 
B. V. col Bambino in grembo ed i Magi coi loro presenti (affresco difeso da 
vetriata) eopra il destro emiciclo ftancheggiante Taltare maggiore. Quest'ul- 
timo dipinto, detto comunemente la Madonna del miracolo, da alcuni vuoisi 
lo stesso accennato dair annalista francese V Aimoino [Qest. Frane, libro 9, 
cap. III). In qualche luogo, da ultimo, dove se ne fecero i relativi assaggi, si 
ponno riconoscere tre strati di pitture, runa sovrapposta air altra. 

Descritta cosi per sommi capi la chiesa, che produce neiranimo di ciascuno 
un effetto singolare e sorprendente con le sue eleganti, ben proporzionate. 



Raec. Stor. — Voi. III. 



11 



— 162 — 

lati con rassomptione, apostoli et diversi altri santi di bella 
pittura. Sotto il medesimo arco da Taltra parte vi è parimente 
un altro altare dedicato a SM> Biasio, fatto costruere da uno 
Dominico Monzino .... non è consecrato ma ben cinto di 



Bvariatissime forme, mi resta ora di rispondere a due domande, che spuntano 
naturalmente sulle labbra del visitatore, e cioè: S. Maria del Tiglio è des^ 
un battistero nello stretto senso della parolai A quale epoca approssima- 
tivamente appartiene questa maravigliosa costruzione f Alla prima è facile 
il rispondere; non cosi alla seconda. Dai;momento però che Tho posta, 
quest* ultima domanda, mi proverò a manifestare candidamente in proposito 
il mio pensiero. Ma procediamo con ordine. Dal fatto che la chiesa era in ori- 
gine dedicata a S. Oiovanni Battista, fu ritenuta per un battistero, come nei 
primi tempi del cristianesimo erigevansi a fine di accogliere i credenti che vi 
si recavano a ricevervi - per immersione - il lavacro deir acqua lustrale. Ma 
dalle forme sopradescritte appare che r edificio fu eretto ad uso essenziale di 
chiesa, come lo mostra la sua configurazione di vera basilica a croce latina, 
mentre i battisteri propriamente detti, dei quali si hanno ancora esempi nel 
vicino Lenno, a Cbiavenna, a Riva S. Vitale, in Arsago, Castiglione Olona, 
Almenno, Agliate ed altrove, avevano forma circolare od ottagonale. E chiesa 
di S. Giovanni Battista è chiamata dalPAimoino (opera citata) nell*8S3, e chiesa di 
S. Maria del Telio, e non battistero, vien appellata in questi Atti di Visita nel- 
ranno 1593, sebbene fin d*aUora già sorgesse nel suo mezzo il fonte battesimale, 
diverso però dal presente. 

Prima chMo risponda alla seconda domanda, sull'epoca cui approssima- 
tivamente appartiene S. Maria del Tiglio, la quale, dalla maggior parte dei 
nostri storici ed archeologi vien attribuita airepoca longobardica, è necessario 
eh* io manifesti il mio sentimento, che i longobardi cioè, barbari ancora quando 
scesero in Italia, non poterono avere né architettine architettura propria; che 
se antichi cronisti ci dicono la tal chiesa eretta durante la dominazione loro, 
non c'è ragione di crederla ciecamente quella stessa che vediamo oggidì, che 
dalla metà del sesto secolo sino alla metà dell'ottavo niun'altra architettura si 
usò in Italia se non quella latina, dei precedenti secoli IV e V, e solo guasta 
dalla imperizia degli edificatori. Ciò premesso, siccome molti s' affaticano a 
dimostrare che questa chiesa deve essere opera dei longobardi, il mio pensiero 
corre difilato airunico ragguardevole centro di popolazione e di industria che 
vi fosse al tempo del longobardi, a Pavia, che da questi barbari fu costituita 
capitale del proprio regno. Ma quella città cadde tante volte sotto i picconi 
dei conquistatori, e fu si spesso preda delle fiamme, che invano si cerca più in 
essa una sola pietra, nonché un edificio del parecchi che vi hanno innalzati i 
re longobardi al cadere del VI secolo e nel seguente. Del reale palazzo non 
restò pietra sopra pietra^ e Io stesso si dica delle basiliche erette nel 600, non 
esclusa quella notissima di S. Michele. Ma il peggio si è che una tale assoluta 
mancanza di monumenti di quel tempo è da deplorarsi in tutta la Lombardia, 
checché ne dicano certi scrittori, pei quali son tuttavia in piedi alcune fab- 
briche erette dalla regina Teodolinda. E poiché questi grossolani errori, anziché 
dissiparsi, ricompariscono vestiti a nuovo su recenti pubblicazioni, vale la 
pena che ci fermiamo un istante a considerare almeno il più famoso degli 
edifici, la chiesa, cioè, che Teodolinda eresse in Monza ad onore di S. Oiovanni 
Battista dappresso il suo palazzo (v. Paolo Diacono), chiesa che, diventata poi 
celebre santuario, eternò il nome della pia regina. Chi dovesse ricostruire con 
la propria immaginazione questo antico e non più esistente edificio, si rifa- 
rebbe giustamente col pensiero ad una basilica latina, divisa in navate spartite 
da antiche colonne di marmo, terminata colla consueta abside, ecc. Ma se 
si dovesse prestar fede a quanto ci narra il Mabillon (Diarium Ittmoum)^ la 
chiesa di Teodolinda avrebbe avute ben altre forme e sarebbe tuttavia per la 



- 163 — 



cancelli di ferro .... ha una ancona mediocre pinta sopra le 
tavole con Timmagini della vergine, di S.to Biaggio, S.^o Vittore, 
g.to Gregorio et S.to Bernardo. Subsequentemente a questo 
altare nel altro arco per contro la porta laterale vi è uno 



maifl^ior parte visibile entro r attuale duomo di Monza. Egli ci sa dire che 
fantica chiesa presentava la perfetta figura di una croce equilatera, termi- 
nando al primo colonnato ottagono delle odierne navate, sul quale posano 
ancora, egli aggiunge, gli avanzi dall'anUca facciata. Dice che r altare occu- 
pava il centro della crociera e che un atrio o quadriportico precedeva la chiesa. 
Le stesse cose ripetono il Ricci, il Mothes ed altri. È inutile perder flato d'av- 
vantaggio: tutti questi signori hanno creduto riferirsi al tempo di Teodolinda 
quelle parti del duomo che si riferiscono invece alla sua totale riedificazione, 
avvenuta, come palesa lo stile de' suoi capitelli, nel secolo XII. È uno di quei 
tanti errori che s'incontrano nella storia dell'arto di questo periodo. Molti 
infatti sono gli edifici sacri di Lombardia e d'altri paesi, che, secondo la po- 
polare tradizione o le notìzie storiche, ripeterebbero la loro origine dalla leg- 
gendaria regina; ma l'ala dei secoli non ce ne risparmiò uno solo; prova non 
dubbia o della malferma loro costruzione, o della loro estrema imperfezione 
artistica; le quali brutto doti forzarono i posteri ad atterrarli per surrogarvi 
alcunché di migliore. 

Lo stesso dicasi di S. Maria del Tiglio in Oravedona. Che in questa terra 
esistesse già nell'anno 823 una chiesa denominata dal Precursore, è indubitato. 
Similmente che Todierna S. Maria fosse in origine dedicata a quel santo, pare 
lo provino i dipinti del presbiterio, tutti allusivi alla vita di lui, e l'altare mag- 
giore, che gli ò sacro. Ma che il presente edificio sia tuttavia il primitivo S. Gio- 
vanni di cui discorre l'Aimoino, e che rimonti perciò al secolo VI, gli studi sin 
qui fatti suU'architettura lombarda vietano di crederlo, se pur non si vuole 
negare un progressivo sviluppo nell'arte architettonica. Non infirmerebbe poi 
nulla il dipinto detto del mirc^colo, che vedesi tuttora; anzi par naturale che 
volendosi rifare la chiesa, forse già cadente o troppo angusta, in forma più 
elegante, siasi voluto perpetuare in essa la memoria di quel prodigio, ripeten- 
dosi il soggetto dell'antico dipinto con tutto le sue particolarità^ ciò che par- 
rebbe provato anche dalle parole stesse di quell'annalista, poiché quel dipinto 
ora sta, non nell'abside del presbiterio, come narra l'Aimoino, ma sopra il destro 
emiciclo fiancheggi ante Taltare maggiore. 

Da quanto sopra si è detto, appare a chiare note eh' io non sono certa- 
mente di quelli i quali hanno la smania d* invecchiare 1 monumenti e di por- 
tare rarehitettura lombarda ad una remota origine; ma nel tempo stesso i\on 
mi sento di schierarmi con coloro i quali gridano inconsideratamente che dessa 
è assolutamente posteriore al mille. Che gli edifici nei quali domina esclusi- 
vamente lo stile lombardo in ogni riposto particolare, siano posteriori al mille, 
lo credo anch' io ; ma non mai eh' esso stile sia nato quasi per incanto in 
quell'epoca; simili prodigi non possono avverarsi che in certe fantasie. Infatti, 
se dopo il mille famoso noi vediamo tosto in campo e in quasi tutta la sua 
pompa quel nuovo opportunissimo stile, ò ben ragionevole credere che esso 
fosse già passato nei secoli precedenti per la lunga trafila degli esperimenti e 
deUe applicazioni; poiché un'architettura come la lombarda non può essersi 
formata lì per 11 come un capriccio decorativo. Epperò, quando suonava l'ul- 
tima mezzanotte del mille, gli architetti lombardi dovevano già avere in serbo, 
se non tutti, almeno gli essenziali elementi della nuova arte, frutto di lenti ma 
continui studi svoltisi nello stesso loro paese per il corso di due secoli, e del 
quale ci fanno testimonianza gli edifici sparsi per la Lombardia. 

Milano ci oifre allo studio ta chiesuola di S. Satiro, costrutta nell'anno 879 
dall^aroivescovo Ansperto. La sua pianta somiglia assai a quella di S. Maria 



— 164 — 

altro altare dedicato a S.^o Nicolao, parimente non dotato, ne 
consecrato, ma ben cinto di cancelli di ferro .... ha una an- 
cona di legno depinta sopra le tavole con T immagini tutte guaste 
per Tumido o altro accidente, e nel resto situato come gli 



del Tiglio di Gravedona, e qui la riproduco, perchè ciascuno possa con quella 
confrontarla. 




Pianta della Chiesa di S. Satiro in Milako. 



È un quadrilatero tagliato da una crociera, il centro della quale è deter- 
minato da quattro colonne isolate, e le sue estremità, meno quella ove s'apre 
r ingresso, da piccole absidi. Qìi spazi risultanti fra le colonne e le muraglie 
angolari sono coperti da archi semicircolari e da volterelle a crociera ; le corte 
braccia della croce da volte a botte, e le absidi da semicatini, il cui vertice è 
airaltezza delle imposte di quelle. Il centro è oggidì coperto da una cupoletta 
moderna, che non lascia più indovinare l'antico finimento, il quale, probabil- 
mente, non fu che una semplice vòlta a crociera. Oggidì il muro esterno di 
quella chiesetta gira circolarmente scavato da alcune nicchie, ma non è Tori- 
ginarig, bensì un rivestimento di rinforzo aggiunto nel secolo XV, quando 
Tedificio fu dentro e fuori ornato di terre cotte. Neir interno, oltre le quattro 
colonne isolate, ve ne hanno altre quattro minori incastonate per un terzo nei 
muri di fianco all'altare per far più ricca la cappellina di fondo. I capitelli 
sono parte romani, parte moderni, surrogati ai vecchi nei restauri, e parte 
contemporanei alla costruzione dell' edificio. Di questi se ne contano tre, che 
nella loro ruvida ricchezza, nello stile e nell'insieme delle forme, accusano 
schietta fratellanza con uno di quelli che si trovano nella cripta della chiesa 
di Agliate, costruzione contemporanea. Arieggiano goffamente il corintio ; hanno 
foglie quasi rannicchiate entro una specie di gusci, caulicoli rozzi, croci a 
doppie volute, ed abachi come il solito meschini. Che sia opera di Ansperto, lo 



— 165 — 

altri .... Fra li cancoUi deir aitar- raagiore, et l'altare di 
SM> Biagio vi è una sacristia fatta in volta .... Il battisterio 
è posto dentro alia porta a mano sinistra in uno canto cinto 
di cancelli .... Ha detta chiesa il frontispicio pinto di rosso 



prova r epitaffio che di lui si legge scolpito su di uu'arca in S. Ambrogio di 
Milano, ove, fra Taltre cose, è detto che 

Tum Sanato Satiro templumque domumque dicavit. 
E non regge il sospetto del Dartein, che la chiesa possa essere stata costrutta 
innanzi al secolo IX e solo restaurata da Ansperto, perchè essa, oltre al non 
presentare il minimo indizio deirarte dei secoli anteriori al IX, nella sua pianta 
e nel suo organismo accusa invece chiaramente il neo-bisantino, tanto che non 
si stupirebbe se la si vedesse in Atene, a Tessalonica od a Costantinopoli. Non 
esito punto a dichiarare opera eziandio di Ansperto anche il vetusto campanile 
che sorge presso la chiesa di S. Satiro. 1/ uso dei campanili risale molto più 
in su di quello che comunemente si crede. Il Fleury ha dimostrato, con docu- 
menti alla mano, come nel secolo VI molte chiese fossero già provvedute di 
torri e di campane di considerevole misura; e ciò è confermato da parecchi 
campanili di Ravenna per la maggior parte cilindrici, che nella loro struttura, 
nella natura del materiale che li compone, e neir indole delle loro scolture, 
palesano senza dubbio il secolo VI. La storia dunque non oppone ostacoli 
alla presunta antichità del campanile di S. Satiro, e molto meno ne oppone 
Tesarne artistico dello stesso, le cui rozze bifore ed ì cui fregi ed archetti pensili 
della massima semplicità trovano perfetto riscontro in cose analoghe degli edifici 
del secolo IX. A ciò si aggiunge che Tasse di pianta del campanile è perfet- 
tamente parallelo alTasse della chiesa attigua eretta da Ansperto, il che pare 
confermi che i due edifici siano coevi. Il campanile di S. Satiro dunque è, assai 
probabilmente, il più antico campanile di espressione artistica che ci resti 
dopo quelli di Ravenna, ed è il prototipo dei caratteristici campanili lombardi; 
sempre quadrati e suddivisi in più zone costantemente ornate da lesene e dagli 
archetti pensili. 

Ciò posto, ne viene che se in massima è vero che sino al secolo IX e X 
Tu so delle campane era scarsissimo, limitato a una o due al più per ogni 
chiesa e di esigua mole, e si ponevano su due pilastri ergentisi sulla fronte o 
sui lati della chiesa stessa, ovvero su campanili di ben piccole dimensioni; ciò 
però non toglie che anche in quei secoli (e S. Satiro lo prova) vi fossero già 
campanili massicci, suddivisi in più zone con bifore e fregi ed archetti pensili ; 
e quindi il Barelli avrebbe potuto risparmiarsi questa difficoltà, qualora egli, 
nelT assegnare la probabile epoca della costruzione di S. Maria del Tiglio, 
avesse avuto presente la chiesa di S. Satiro e il suo campanile. 

Non voglio però si creda con ciò eh' io stimi coevi ambedue gli edifici di 
Milano e di Oravedona. No, poichò se lo studio accurato delTuno e delT altro 
monumento m' ha fatto toccare con mano la grande somiglianza che regna fra 
loro, tuttavia, fatti i debiti confronti archeologici e considerata la maggior 
finitezza di lavoro che domina in ogni più riposto particolare di S. Maria del 
Tiglio, me la fanno giudicare di molto posteriore al S. Satiro. 

Ne è prova in primo luogo la sezione ottagona del campanile. E per 
verità, una volta ammesso che sia contemporanea alla sottoposta sezione 
quadrangolare (il che nel caso speciale di S. Maria del Tiglio parrebbe natu- 
rale, poiché quel campanile nel mezzo della facciata, collegato colT interno ed 
esterno della chiesa, in modo che deve essere stato necessariamente concepito 
con quella, e che colla forma rettangolare s* innalza solo fin verso il sommo del- 
Tedificio, privo della sua parte ottagona, sarebbe riuscito più d* ingombro che 
d*omamento), ne viene di conseguenza che, non potendosi addurre in quei 
secoli IX e X altri esempi di cosi fatte costruzioni, dovremo riportarci senz'altro 



— 166 — 

con r immagine del santo,* ma alquanto vechio. Oltre la porta 
laterale vi è un'altra porta magi or grande in mezo alla faciata 
del frontispicio. Di fori della porta laterale vi è il cimiterio 



ai seguenti secoli andecimo e dodicesimo. In secondo luogo, le pietre de11*edi- 
flcio diligentemente connesse a fasce bicolori, che ci richiamano i due edifici 
anch' essi policromi, cioè il monastero di Piona e il palazzo di città in Como, 
eretti ambedue nel secolo XIII, le finestre, le lesene ed 1 cordoni yerticali 
distribuiti con geometrica esattezza, il concateoamento delle varie parti orna- 
mentali sulla esterna superficie, le finestre oblunghe e strette a guisa di feri- 
toie, gli archetti delle cornici a doppio spigolo, l* euritmico accoppiamento di 
tutte quelle absidi e quegli sfondi neir interno, le sei colonne delle stesse 
absidi, i capitelli che già s'avvicinano al perfetto corintio, ed altri moltissimi 
pregi rivelano un' arte già progredita, e giunta, non solo neir insieme, ma 
eziandio ne' particolari, al suo massimo splendore. Ciò vieta di riportare 
questo monumento a quell'epoca cosi remota ; qualora però non si volesse am- 
mettere un generale successivo restauro, il che, dall'esame del monumento, è 
afl'atto escluso. Da ultimo, il fatto stesso che il pavimento del propinquo S. Vin- 
cenzo anticamente doveva essere di un metro pUi basso in confronto del pavi- 
mento originario di S. Maria del Tiglio (il che si argomenta dalla porta sul 
lato destro del primo, il cui archivolto è un metro appunto più basso in con- 
fronto di quello della seconda, mentre queste porte essendo press* a poco della 
stessa larghezza, dovevano perciò avere anche la stessa altezza, qualora il livello 
del pavimento non fosse stato diverso), messo a confronto coli' altro non meno 
noto, come il sollevamento del livello del lago siasi operato gradatamente, e 
quindi che i monumenti vicini a questo, che sono più depressi, debbansi rite- 
nere di più antica data, se non si hanno prove in contrario, ci deve indurre 
nella persuasione che la presente S. Maria è più moderna del S. Vincenzo. Ma 
essendo il S. Vincenzo di Gravedona (parlo non dell' attuale, ma di quello di 
cui ci rimangono gli avanzi) del principio dell' undecime secolo, come abbiamo 
veduto nella nota precedente, cosi ne viene che a S. Maria del Tiglio debba 
assegnarsi, come epoca probabile di sua erezione, la seconda metà dell'unde- 
cimo, o la prima del dodicesimo secolo. Non vai la pena poi di avvertire che 
i marmi figurati ohe si vedono inseriti sopra la porta maggiore, rappresen- 
tanti un sagittario, un cervo ferito, un serpente con le spire intrecciate, una 
greca, un rabesco, due mammelle ed una mensola con testa umana, ed altre 
rozze scolture, dovevano necessariamente appartenere alla prima chiesa e forse 
all' ambone. 

Nella chiesa esiste un grande crocefisso di legno, notabilissimo per lo 
stile bisantino, e per l' ampio paludamento onde ò coperto dalla cintola al 
ginocchio, che attestano l' alta sua antichità. Peccato che in questi ultimi anni 
abbia subito da mano inesperta un' imbiancatura, che ne alterò le forme. 

Subito dopo la descrizione di quel gioiello artistico eh' è S. Maria del 
Tiglio, trovo doverono far seguire un cenno sulla chiesa di S. Maria delle 
Grazie in Gravedona, della quale non è fatta menzione in questi Atti di Visita, 
o perchè, essendo di ragione dei PP. Agostiniani, non cadeva sotto la diretta 
giurisdizione dell'ordinario di Como, o perchè, ciò che è più probabile, se ne 
sia smarrita la particolar relazione, come s' è constatato anche d'altre chiese. 
Bella e grande basilica, che potrà servire di modello, con vantaggio della buona 
architettura, se avverrà che cessi l'antipatia della generazione presente per le 
chiese senza vòlta, è certamente quella di S. Maria delle Grazie, detta anche 
di s. Nicola. Essa è d'una sol nave, ma con presbiterio configurato in tre absidi, 
delle quali è magnifica la mediana. Di ottimo gusto sono le porte marmoree, 
runa sulla fronte, l'altra sul fianco destro, contemporanee alla chiesa. Ma quei 
che rende in singoiar modo pregiato questo tempio sono i freschi della scuola 
lombarda, ond'è riccamente decorato; visi leggono le date del 1509 e del 1519, 



— 167 — 

coperto, fatto in volta depìnto con diverse pitture, et in mezo 
di d.o Cimiterio vi è un altare intitulato a S.^o Rocco, con tre 



ma indarno vi ai cerca il nome del pittore. Ma la somiglianza dei dipinti e 
degli ornati che incorniciano le medaglie con quelli del 6. Miro sopra Serico 
e deiraotico oratorio dell'Assunta annesso alla chiesa parrocchiale di Montagna 
e del quadro nella parrocchiale d'Albosaggia, ne li fanno attribuire a Sigismondo 
de Magistris di Como, valente artista, di cui meritamente può gloriarsi la nostra 
città. L*abside a destra e il primo altare a sinistra furono dipinti da Giulio 
Quaglio di Laino, e sono da computarsi fra i suoi lavori più scadenti. La pala 
deiraltare di S. Agostino, buon quadro del seicento inoltrato, porta: Alexander 
Maganti pingebat. Bellissima V ancóna deir aitar maggiore colla data del 1619. 
Ha questa chiesa inoltre vetri dipinti dell* epoca della sua costruzione; e sono : 
la B. V., sul finestrone della facciata ; S. Lucia, nella piccola finestra circolare 
dell'abside a sinistra del coro, ossia nella cappella su cui s* innalza la torre. 
La chiesa tu consacrata nel 1532. Anche neir attiguo soppresso convento, di 
stile bramantesco, si vedono molti affreschi, che si giudicano la più parte dello 
stesso artefice che pinse in chiesa. Anteriore, sebbene di poco, e d*altra mano 
è la Cena del refettorio de' Padri, che rappresenta S. Agostino con tutti i santi 
del suo ordine vissuti in tempi e luoghi diversi, lì Recchi però in Como, nella 
casa parrocchiale di Colon iola, superò di lunga mano il suo precursore. Intorno 
airepoca della costruzione della chiesa e del convento, ecco quanto scrive Giu- 
seppe Stampa (opera citata, pag. 296): « Edificato anteriormente ai tempi del 
duca Francesco I Sforza, sorge in amena situazione sopra Gravedona l'antico 
convento degli Eremitani di S. Agostino. Qualche autore vorrebbe che fosse 
stato fabbricato circa il 1450 dalla duchessa Bianca, moglie del suddetto duca, 
e dalla principessa Beatrice moglie del principe Tristano figlio dei predetti, 
che la cronaca di Antonio M. Stampa chiama devotissimi di quell'ordine, alle- 
gando in prova che molti principi del loro sangue ne vestissero l'abito. È però 
certo che la chiesa della Sovrana delle Grazie, che sta unita al convento, è 
assai più antica ed è sorta sulle rovine di altre collegiate rovinate dalle inon- 
dazioni. Fra queste si hanno memorie di una dedicata a S. Stefano, della quale 
non restava che un antico catasto autentico de' suoi beni, che il più volte citato 
cronista diceva di aver posseduto. La chiesa del convento, cosi detta al giorno 
^^ose'^f ^ più ▼olte restaurata fino dal 1400 ». Non occorre far osservare che 
tutto quanto qui sopra è detto di Francesco Sforza, della duchessa Bianca, di 
Beatrice moglie di Tristano, della collegiata di S. Stefano e delle altre (quasi 
Gravedona ne avesse una dozzina) rovinate dalle inondazioni, di un antico 
catasto, del convento fabbricato nel 1450, della chiesa restaurata fino dal 1400, 
tutto è inventato di sana pianta da quel burlone di Antonio M. Stampa, e a 
convincersene bastava che quella buon'anima di Giuseppe si fosse data la briga 
di leggere V iscrizione eh' ò sulla facciata della chiesa, e che trovasi pure sotto 
un disegno conservato ancora e rappresentante il tipo originario della stessa, 
e di farsela tradurre nel caso che troppo ostico gli sapesse il latino : 

Insigne ^c templum 

Deiparas Oratia/rum Assumptce B, V, 

AC Divo Nicolao Tolentinati QrabedoncB Con/iptUrono 

Dioatum 

A PP. Augustinensibus anno i461 ereotum 

A singulari BenefcbOftorum pietcUe 

Capellis omatum 

A Sixto IV Indulgentiis S. M. de Populo UrDU i472 

JHtatum 

Et Templum et altana i6S2 conseorata sunt 

Tandem ah eisdem anno i742 reparatum 

PP. E. M. PP. 

Contemporaneo poi alla chiesa è il convento eretto dalla comunità di 

Gravedona e dai Padri Agostiniani nello stesso anno 1467, senza l' intervento 



- 108 — 

pitture sopra, in mezo la Madona et dalli lati santo Rocco et 

S.to losepo, et altre pitture ... et sotto la volta di detto cimiterio 

vi sono depinte diverse pitture della creazione di Adamo (<). 

Fa fochi nJ^ 165 et anime 720 incirca et 400 di comunione. 



degli Sforza, ecc., come si rileva dalle Notizie storiche intomo aUVereiione, 
possessi^ privilegi e ioppressione del convento e della chiesa di santa Maria 
delle Grazie in Gravedona, eh* io ebbi la pazienza di trascrivere de verbo ad 
verìtum^ nil addito vel diminuto, da uà codice paleografico manoscritto, co- 
minciato proprio neir anno 14G7 dal primo priore Simpliciano Pagano, e chiuso 
nel 1772 alli 5 del mese d^agosto (epoca della soppressione del convento) dal- 
l'ultimo priore Giuseppe Manzi di Musso, lago di Como; il qual codice (per le 
debite verifiche) si custodisce nella biblioteca comunale di Como e porta la 
segnatura — » scaffale 11, fila 1, n. 44, e col tempo non ò improbabile venga 
pubblicato in altro dei fascicoli del Periodico di questa Società Storica, affinchè 
certe frottole non sgabbiano a radicare fra noi, come quella della chiesa o col- 
legiata di S. Stefano, ripetuta anche da altri, che pure si danno a divedere di 
non tanto facile accontentatura. 

(1) Peglio è un grazioso paesello, con belle costruzioni, che sorge in posi- 
zione alta (m. 600), sul fianco d'un monte, allo sbocco della vallata di Gravedona, 
per modo da offrire un'estesissima vista sul lago e sul Legnone, torreggiante 
dalla opposta sponda. La sua chiesa parrocchiale, dedicata ai martiri Eusebio 
e Vittore, a una sol nave con sette altari tutti con pietra sacra, non è di molto 
antica, poiché fu rifatta a nuovo nel 1607, come risulta dai registri parrocchiali ; 
è consacrata, ma se ne ignora l'epoca precisa e il vescovo che esegui la sacra 
funzione; se ne celebra però l'anniversaria ricordanza nell'ultima domenica 
d'agosto. È notevole specialmente per le buone pitture che T adornano, delle 
quali è bene qui tenerne discorso, perchè alcuni erroneamente le qualificano, 
come appunto il Cantù e i compilatori della Patria Geografia deWItalia (Voi. IT, 
Lombardia, 155* dispensa, pag. 149), attribuendole al pennello del cav. Isidoro 
Bianchi, ed all'autore principale lasciando solo il merito d'aver dipinte le imposte 
dell'organo. Nell'abside dell'altare maggiore sono da ammirarsi S.Eusebio il 
vercellese nel concilio di Milano innanzi all'imperator Costanzo, e al disotto 
lo stesso Santo lapidato; alla destra, in un'area di otto braccia, il Giudizio 
finale; dirimpetto l'Inferno, della stessa dimensione; sulla vòlta nove meda- 
glie, in cui primeggiano l'Eterno Padre, la B. V. incoronata dalla santa 
Triade e la discesa dello Spirito Santo. Sui pilastri poi vedonsi rappresen- 
tati i due santi diaconi e martiri Stefano e Lorenzo, sotto ai quali v* è Oza 
colpito da subita morte e il Languido della Piscina; il tutto è opera di Gio: 
Mauro della Rovere, detto il Fiamminghino, che vi lavorava dal 1615 al 1685, 
ciò che risulta da iscrizioni apposte alle opere e dai registri conservati nel- 
l'archivio parrocchiale. Peccato che il primo affresco poco bene si presenta 
all'occhio del visitatore, si per difetto di luce diretta, sì per l' ingombro del 
torreggiante altare di legno dorato, ricco d'intagli e di statuette, opera di 
maestro Simone dal Berti e di maestro Antonio Scherino, eseguita nel 1635. La 
cappella del crocefisso è pur essa effigiata co' principali tratti della Passione 
di G. C. Ma a detta degr intelligenti i pilastri, l'arcata e l'esterno sono certa- 
mente della franca e maestra mano del Fiamminghino, laddove r interno, se 
ne eccettui un Signor morto, che ti par di rilievo, è eseguito da' suoi allievi. 
Viene appresso il battistero, ed ò peccato che V umidore che vi tramanda il 
colossale campanile che vi sta di dietro vada guastando del continuo l'affresco 
di mezzo rappresentante il Battesimo di Cristo, e i laterali ancora, ove è dipinto 
l'infermo della Piscina e la Predicazione di Giovanni, fra icui uditori il Fiam. 
minghino dipinse sé stesso in abito spagnuolo. Nell'alto vedi la Prevaricazione 
de' nostri progenitori. I dipinti della cappella di fronte, dedicata a S. Antonio, 
•ebben belli anch'essi, lasciano molto dubbio sull'autore; laddove in quella 



— 169 — 
A di 2 Novembre 1593. Visita della chiesa parochiale di Livo, ^^f^ ^ora^mo'^d" 



lontana dalhi terra un miglio quasi, et la terra è lontana da 
Palio un altro mìglio, dal qual loco si passa per andare a 
Livo. Visitata la chiesa parochiale di S. Jacobo di Livo della 
pieve di Gravedona, il cui titulare è m. prete Gio: Pietro 
S.to Pietro de Bianzone di Valtellina; detta chiesa è posta a 
roriente, ha la capella magiore tutta in volta capace et decente, 
et Taltar magior in essa sotto una meza volta depinta con 
uno Christo, li dodici Apostoli, et li quatro Evangelista di 
bella pittura et decente. L*altar magior è consecrato, grande 
alla forma, cinto di cancelli .... vi è una ancona con la statua 
dì santo Jacobo di legno, bella, tutta, sopradorata, messa in 
una niccia di legno, detta ancona et le parti da serarla sono 
depinte di S.^ Michele, di S.^^ Angelo di pittura, il resto messo 
a oro. Il battisterio è posto da mano sinistra neir entrare 



Livo. 



che éegae di S. Carlo tornasi ad ammirare con sicurezza r opera del Della 
Rovere in molti episodi della vita del santo arcivescovo, dipinti parte a fresco 
e parte ad olio. Credonsi del Fiammingbino anche le due imposte che chiu- 
dono rorgano e che ad olio rappresentano il Trasporto deirarca, con Davide 
che danza, e sol rovescio S. Eusebio in abito pontificale e S. Vittore in costume 
da guerriero. Giovanni Valerio dipinse la capella del Rosario ; sono però del 
Fiamminghino le lesene e r arcata, dove ammirasi T Immacolata e fatti ana- 
loghi della santa scrittura alla Vergine allusivi. Rodriguez poi dipinse r in- 
terno della cappella di S. Giuseppe, dove vedi copiato lo Sposalizio dell* Urbi- 
nata, la Presentazione di Gesù al tempio, ed il Santo trasportato al cielo; ma 
il quadro d'ancóna che ne rappresenta il Transito vuoisi venuto da Palermo, e 
da taluni ritiensi opera di certo Petrini, pittore insigne. Anche quivi il Fiam- 
minghino vi effigiò al di fuori Giona vomitato dal pesce e Davide con Giacobbe. 
11 Caracciolo di Vercana dipinse r interno della cappella di S. Rosalia; il quadro 
d'ancóna rappresentante questa santa è un lavoro di Guerein da Cento, o certo 
della scuola di lui; al di fuori torni a vedere il Fiamminghino colla regina Saba 
alla corte di Salomone e il Sacrificio d* Ab ramo, come esteriormente a quella 
di S. Carlo è a vedersi di lui il Roveto di Mosè ed i profeti Abacucco e Da- 
niele. Gli Apostoli, la Via Ontcis in chiesa e il Trionfo della Morte neir ossario 
in faccia alla porta del tempio sono opera del 1765 deir intelviese cav. Alessandro 
Valdani. Nella sagrestia è una figura di Nostra Donna col Bambino in collo, 
che non si teme di attribuire a Bernardino Luini, e forse è deir Aurelio, che 
lavorò, come si è visto, aMontemezzo, e un!* Immetcolata di Giammaria Legnanl 
milanese. Altri dipinti, belli, ma di minor conto, sono sotto i portici che for- 
mano il sacrato. Da questo tenue cenno vedesi come r Isidoro Bianchi ha da 
fare colla chiesa di Peglio come i cavoli a merenda ; ciò però non toglie che 
si continuerò a scrivere ed a stampare che Tha dipinta lui : così si fa la storia ! 
oltre la chiesa parrocchiale, vi sono due oratori: Puno dedicato alla Na- 
tività, Taltro all' Immacolata. — La parrocchia ò di patronato comuni tativo, e 
fu eretta o^ immemorabili; il titolo di prepositnra noncupativa Tebbe nel 1781 
dal vescovo Giambattista Mugiasca. La popolazione complessiva è di 380 abi- 
tanti. I registri battesimali cominciano dall'anno 1564, dei morti dal 1506, dei 
matrimoni dal 1564, né vi si ravvisano apparenti lacune. 



— 170 — 

dalla porta magior in una capella nova in volta .... Fra. li 
cancelli, et Taltar magior dalla parte dell* epistola vi è una 
sacristia tutta in volta .... In detta chiesa vi sono tre altari 
tutti consecrati, doi nei bracci della volta della capella magior, 
però fori della capella magiore, dedicati quello dalla parte del- 
repistola air Assomptione della beata vergine, cinto di cancelli 
di ferro belli et bradella polita et sopra 1* ombella, ha una 
anconetta picela alla tedesca, adorata et pinta in niccia con 
una statua della beata vergine con lo figliuolo in braccio . • . 
L*altro dalla parte dell* Evangelio dedicato a S.^o Gio: Battista 
parimente non dotato cinto però di cancelli di ferro, .... ha 
una anconetta picciola di legno con una statuetta di S.^<> Jacobo 
.... Nel mezo quasi della chiesa da mano destra neirentrare 
vi è una altra capella di S.^ Rocco, in niccia, in volta cinta de 
cancelli di noce torniti, belli et politi. Ha una anconetta bella 
di legno con rimagine di S.^ Rocco, pinta, et altri santi; sopra 
detto altare vi è riposta una statua di S.^ Antonio bella adorata. 
Il resto della chiesa è fatto sopra quattro archi, et tra un 
arco et l'altro vi è soflatta di larice. Ha il campanile tra l'al- 
tare della Madona et di S.to Rocco con due campane, una grossa 
et l'altra mezana. Vi è il frontespicio di fori della chiesa fatto 
in una capella in volta sostenuto da due coione di marmo, pioto 
bene, che serve per portico o atrio. A torno vi è cimiterio 
anche con sepolture di particolari, circondato di muro. Vi sono i 

due porte laterali, una de quali serve per andare in casa del i 

curato, et l'altra nel cimiterio. ' 

Questa terra di Live fa ducentocinquanta fochi e più, anime 
n.ro 2000, et di comunione mille e piùO). 



(I) Livo è la più cospicua borgata neir interno della vallata di Domaso, e 
Bi trova su un verdeggiante altipiano a «55 metri sul livello del mare, sul fianco 
orientale del monte Livo, già conosciuto e designato dagU amichi col noma di 
Mons Ltvii. È in posizione assai pittoresca, dominando tutta la vallata contor- 
nata da cime alte e per la maggior parte deiranno nevose. Egli fti un tempo 
veramente in cui cotesti montanari facevano delle buone incette nella SiciUa, 
e allora la popolazione ascendeva, come rilevasi da questi Atti, a più di 
2000 abitanti, mentre oggigiorno a stento raggiunge ì 900, e fu allora che ven- 
nero eseguite le preziose piUure che fanno maravigliar lo straniero capitato 
lassù dentro di quelle boscaglie. La parrocchia, di patronato comuniUtivo, fu 
eretta certamente prima del secolo sedicesimo; Fattuale chiesa parrocchiale 
però, dedicata come Tantica a 8. Giacomo, fti dalle fondamenta eretta] nella 
seconda metà del secolo XVII e consacrata ai 3 di giugno del 1000 dal vescovo 



— 171 — 



1593 alli 2 di Novembre. Visitata la chiesa de' Santi Nabor ^iJf*8s%';s;tJ;^J 
et Felice di Negrana del commune di Gravedona, ma discosta ^•"''*' diNegrana. 
da esso più di mezo miglio di cattiva strada. Più presto è 
oratorio o capella. È una nave picciola con una capelletta di 
meza volta imbiancata con un altare in essa consecrato, ma 
un puoco picciolo; cinto però di cancelli di legno, et bradella 
conveniente. Non ha ancona, ma solo attorno al muro della 
capella le imagini delli Apostoli. — . . . Ha due porte una in 
faccia della capella, l'altra laterale dalla parte destra. È soffl- 
tata.... attorno ad essa vi ècemiterio circondato di muri.... 
Ha una sola campana senza campanile. Fa fuochi 31 incirca, 
anime 1800). 



MarUno 
Trarena. 



Eodem die. Visitata la chiesa e capella di santo Martino ^f"s.**M«'ruSo**di 
del commune della traversa sotto la matrice di Gravedona per 
conto della cura, et discosta da essa, quasi un miglio et mezo 
di montuosa strada. Ha una capella detta magiore in nicchia, 
sotto mezza volta, posta all'oriente et in essa uno altare con- 



Franeesco Bonesana. Ha sei altari, tutti con pietra sacra; non possiede og^^etto 
che per pregio artistico o per anticbità meriti speciale menzione. Ma se spingi 
il passo Ano alla chiesuola romita di S. Giacomo tra boschi, la stessa eh* ò 
descritta io questi Atti, tu scopri daranti a questa antica chiesa parrocchiale 
di Lìyo, già da due secoli e mezzo abbandonata, un piccolo atrio sostenuto da 
due colonne e coperto di affreschi, lavorati nella prima metà deir aureo cin- 
quecento. Quivi nelle medaglie della Formazione della donna, della Confusione 
dei vegliardi acoiisatori della Cananea, e deir Ingegnoso tentativo di re Salo- 
mone, ammiri una vivezza di teste che quasi dal muro ti si staccano per il 
chiaroscuro, una guardatura proprio magica e tutta leonardesca, una finezza 
di tocchi, una morbidezza d* impasti degna di quel Luino che qui ti senti pre- 
dicar autore. Peccato che lavori si beUi dimostrino, a traccio troppo chiare^ 
la imperdonabile trascuraggine di que* terrieri. La diversità delle date e degli 
autori deriva da ciò, che emigrando, come ho detto, gli abitanti in Sicilia, chi 
tornava alla patria lieto del favore della fortuna, faceva allora ornare la chiesa 
con qualche dipinto. Ciascuno vi fpuò leggere la data del i4f2 e il nome di 
un Bernardo Somazso, un Set}asttami8 de Pluriopinsit iSil, AnUynJio de Adamo 
de Livo a fato depinger la vergine Maria con el Salvator en brazo e oon el 
resto de questa opera addi 8 de Decembre i544. Degne poi di menzione spe- 
ciale e di lode sono la Vergine e S. Caterina, che si vedono maestrevolmente 
frescate sulla vòlta di una cappella, e il S. Rocco che sta con loro ; strani sono 
gli strumenti musicali e strane sono le guise a cui sono atteggiati gli angioli 
nel suonarli; degna d^ammirazione una cappella coi vetri dipinti e rappresen- 
tanti la Vergine in atto di allattare il Bambino. — È molto rinomato nei din- 
tomi anche il santuario della Madonna di Livo, detto di Mezza-Creata, sotto 
BcHfgio. — I registri di battesimo incominciano dal 1589, di matrimonio dal ldS6, 
quelli dei morti dal 1080, e quanto a me consta che non vi sono lacune. 

(1) Chiesa figliale di s. Vincenzo in Gravedona. Vedasi nota sotto S. Vin- 
cenzo, verso la fine. 



. — 172 — 

secrato cinto di cancelli di legno . . . Non ha icona; ma solo vi 
sono iraagini attorno all'altare della B. Vergine, di santo Mar- 
tino, angeli et altri santi. Nel corpo della chiesa vi è, quasi 
in mezo alla chiesa, un'altra capella in nicchia dalla mano 
destra neiruscire tutta imbiancata senza pittura, dedicata ai 
S.ta Maria, non dotata, non consacrata, con cancelli però et 
bradella assai bona di legno. La chiesa è soffittata. Ha due 
porte una in faccia all'altare magiore e V altra per contro 
a quell'altra capella. Di fuori dei cancelli • dell* aitar ma- 
giore dalla parte dell'evangelio vi è una sacristia all'oriente 
fatta in volta. Non vi è campanile, ma vicino alla porta grande 
un pilastro sopra il tetto con una bona campana. Attorno alla 
chiesa vi è cemiterio circondato di muri et serrato bene. 
Fa fuochi circa 60, anime circa 300 (*)• 
La villa di Vercana è lontana da Gravedona milia due 
incirca, et da Domaso circa un milio. 

Eccietu parochioiis 1593 dio 2° meus. novembris in vespsris R.™^» prosse- 

S. SoWatoris de 

quendo visitationem, accessit ad parochialem Ecclesiara S.^^» Sal- 
vatoris de Vercana plebis Grabedon» . . . Altare maius non est 
consecratum sed consecrabitur in die sequenti per Episcopum 
R.mum^ et iacet sub medio fornice picto ad formara antiquara 
et nondum est dotatum. In cornu evangelij, prope dictam 
capellam, adest aliud altare prope ianuam sacristiae conse- 
cratum et dedicatura Beatse Virgini. In cornu epistolae, e re- 
gione prsedicti altaris, adest aliud altare dedicatum et conse- 
cratum sub tit.<> S. Bernardi et Sigismondo Circa quae altaria 
adsunt bradellae et septum ferreum satis elegans. Extra quod 
septum ferreum adest pulpitum a latore epistolae, prope quod 
adest aliud altare consecratum sub tit<> S.^ti Andreas dotatum. 
... Hoc altare non habet iconem, sed in pariete picturae satis 



Vercana. 



(l) Traversa è un piccolissimo comune che si trova sul versante meridio- 
nale della valle del Liro, a poco più di tre chilometri da Oravedona e non 
molto lundfi da Peglio. La sua chiesa parrocchiale, di collazione comunale, 
et sotto il titolo di S. Martino, e fu nuovamente riedificata circa Tanno 1632, 
È consacrata, e se ne celebra V anniversaria commemorazione la prima dome- 
nica di luglio, ma si ignora Tepoca e il vescovo consacratore. Non ha nulla 
degno di speciale menzione. In parrocchia non vi sono altre chiese figliali. La 
popolazione è di circa 150 abitanti, i libri parrocchiali datano dairanno 1638. 



— 173 — 

elegantes. Haec Ecclesia est satis elegans. . . : . In hac Ecclesia 
adsunt portse du», una maior, in fronte eiusdem cum oculo 
supra, et altera lateralis prope capellam maiorem.... Adest 
campanile unum cum duabus campanis supra, quod campa- 
nile est ad formam turris sedificatum. Circa hanc Ecclesiam 
ccemeterium muris circumdatum. 

Questa chiesa è in forma d'oratorio grande tutto voltato, chiesa «lis. Silvestro 

^ figlialo della par- 

in fronte un altare non consocrato, non ha campanile ne cam- ^n^}^^^ ^^ " 

pane, ma vi è una porta quale deverà servire per la sacristia 

che si deverà fare, di fuori della porta vi è un vaso di marmerò 

murato nel muro, quale serve per l'aqua benedetta. Fuori 

d*esso oratorio vi è un cemiterio murato con sua porta (i). 

Millesimo quingentesimo nonagesimo tertio, die martis, Ecclesia parochiaiis 

, . -, ... -^ -. ^ . 8. Sebastiani de 

secundo mensis novembns, — Esistente R.^^^ D.^^o Episcopo caino. 
Ninguarda in actu visitationis Ecclesi» sancti Salvatoris de 
Vercana, non valens ob eius ingravoscentem aetatem et ardui - 
tatem vi» accedere ad Ecclesiam sancti Sebastiani de Caino, 
uno milliari a parochiali supra montem altiorem distante, 
deputavit RA^°^ presbiterum D. Baptistam Cazolam canonicùm 
Ecclesiae CoUegiatsB sancti Vincentij de Grabedona, qui dictam 
Ecclesiam adeat, visitet, bonaque et iura eiusdem Ecclesia^ 
describat, postea R.^^ D.^o Episcopo referat. 

Die vero mercurij tertio eiusdem mensis. — Existente 
praefato canonico in praedicta Ecclesia sancti Sebastiani, et 
primo visitata fuit dieta Ecclesia S.<^^i Sebastiani de Caino, quae 
posita est cum altare unico versus orientem, et quod clausum 



(1) Vercana si trova al di là di Domaso, presso r estremità settentrionale 
del lago di Como, ed è posto sair alto di un bel poggio a più di 500 metri sul 
livello del mare; domina la parte superiore del lago, l'insenatura di Qera, il 
Pian di Spagna, Colico e sopratutto la superba fiancata che da questo lato 
presenta il Legnone. Il comune di Vercana conta 1060 abitanti, mentre la par- 
rocchia ne conta solamente 860, poicbò Caino, altra delle frazioni di quel co- 
mune, fa parrocchia da sé. La chiesa parrocchiale, di nomina comunitativa, 
dedicata a S. Salvatore, per intero riedificata nel secolo XVII, fu consacrata, 
unitamente all'aitar maggiore, dal vescovo Carlo Romano ai 31 di maggio 1825, 
ha altri, quattro altari con sola pietra sacra; non possiede quadri dipinti od 
altri oggetti pregiati per lavoro o per antichità. — Oltre la parrocchiale, vi 
sono: la chiesa figliale della B. V. — L'oratorio di S. Silvestro. — L'oratorio 
dedicato a S. Filippo Neri, di patronato della famiglia Torchio. 



- 174 - 

est suis cancellis, habens trabonam super ipsum altare tantum, 
super qua trabona adsunt depicti quatuor evangeUstaB, et in 
medio eorum adest imago Dei Patris. 

Deinde visitatum altare, est repertum non consecratum .... 
et ab oriente ipsius altaris, et supra ipsum altare est depicta 
passio D.^^ nostri Jesu Ghristi cum sanctis Maria Yirglne et 
Sebastiano a dextra parte, et a sinistra Johanne Evangelista 
et Antonio, a meridie parte adsunt Magi adorautes Dominum 
et Beatam Yirginem una cum sanctis Roche, Oatharìna et 
Martire uno et a nulla hora parte adest coena Domini et Aposto- 
lorum, Nativitate Domini nostri supra et cum quatuor docto- 
ribus Ecclesise depictis per angulos praefatas trabonse. Bona 
vero mobilia ipsius Ecclesise et capellse sunt ut infra .... 
{Segue l'inventario dei mobili). 

Campanili duoi, uno grande, T altro picelo; una campana 
meza rotta. Nella fronte di essa chiesia gli sono depinti le 
imagine della Beata Yirgine et S.^ Sebastiano et Roche, con 
la faciata depinta di rosso con un puocho di piazza avanti (i). 

Millesimo quingentesin^o nonagesimo tertio, die Jovis, 
quarto mens. novembris. 

R mas DD, Episcopus, non valens accedere ob arduitatem 
loci, et eius ingravescentem aetatem, ad locum Segnise Bt 
Nari, et ibi visitare Ecclesias, deputavit R. pbr D. Jo: Baptistam 
Cazolam Can.c^mS.cti Vincenti j, qui dictas Ecclesias adeat, visitet 
et referat et hoc cum interventu 'Rfi^ patris lectoris S.ct» Mariae 
gratiarum de Grabedona. 

chi^Biadiscrocedi È stata visitata dalli detti Can.co et lettore la chiesa di 
S.** Croce del comune dì Naro, plebe di Gravedona, membro 
delia Can.<'& di S.^ Vincenzo, lontana due miglia incirca dalla 
sudetta Canonica, posta con Taltar magiore verso l'oriente, et 



Maro. 



(l) La parrocchia di Caino ti eretta in vice-cura, staccandola nel XVll se- 
colo da vercana, e poi decorata del titolo di parrocchiale con decreto 17 no- 
novembre 1886, dal ycscoto Carsana. Dista da Vercana un buon miglio sul monte; 
è sotto il titolo di S. Sebastiano e di patronato dei capi-famiglia. La chiesa 
coi tre altari non Ò consacrata, non possiede nulla degno di speciale menzione 
per antichità o per arte, e nel circuito della parrocchia non v* ò altra flgHale. 
La popolasione attuale è di circa 800 abitanti. 



— 175 - 

è di longhezza vinti otto braza et larghezza dieci, astrigata 
et con lo soffitto sopra di assi assai condecente, con un portico 
inanti ad essa chiesa' aperto con duoi pilastri et una colonna 
di serizo in mezo, ò consecrata con il cimitero a torno cinto 
di mura, con due porte che si chiudono. Ha le mura resarcite 
con diverse pitture dell'una et l'altra parte, come della B. V., 
S> Roche, S.to Antonio, S.to Bastiano, S> Lucia dalla destra; 
dalla sinistra diverse altre. Ha una fenestra verso il mezo 
giorno con una ferrata senza impanata. Vi sono due porte, 
runa all'incontro dell'aitar magiore et l'altra verso mezo 
giorno, che amidue si serrano .... L'aitar magior è conse- . 
orato .... Sopra l' altare vi è un volto dipinto con un Dio 
Padre nel mezo con li quatro Evangelisti et sotto esso li dodici 
Apostoli assai belli. Ha li suoi cangelli di legno assai belli. 
Vi è un altro altare . . . non consecrato, fatto in modo di capella 
con i cangelli di ferro belli verso tremontana, cioè dal canto 
sinistro, non vi sono figure, ma solo le mura nuove et ruvide 
con un echio nel muro verso il ponente, con una ferrata. Vi 
è un'altra finesti*a al Iato della porta grande al basso alla 
sinistra, che guarda nel portico .... Vi è anco una sacrestia 
fatta in volta con il campanile sopra con due campane me- 
diocri. Li fochi di detto comune sono n. 53, bocche in tutto 
n. 202, anime di comunione n. 100. 

Die supradicta, da i sudetti Ganc.<^o et lettore 

È stata visitata àncora la capella di S.^o Lorenzo di Segnia, 5f'«g«j J^J- Lorenzo 
cioè di Gravedona sopra la montagna, lontana un miglio incirca 
da Gravedona, quale è posta a mezo giorno, con un solo altare, 
quale non è consecrato et è serrato con il suo canzello, quale 
chiesa è di longheza braza 26 et largheza dieci. Ha quatro 
fenestre, cioè due da oriente et due da ponente. Ha due porte, 
una de rimpetto all'altare.... et un'altra porta piccola a 
mezo la chiesa da oriente et è astregata con la volta di detta 
gesia imbianchata. Ha un echio nel muro sopra la porta et 
due archetti da un canto a l'altro sopra l'altare. Ha tre figure 
della Mad.a da un canto a l' altro del muro, et detto altare 
sopra è depinto con Dio Padre, con la Mad.» et la columba in 



— 176 — 

mezo con quatro altre figure di S.^o JiOrenzo et Antonio et 
Vin.o (Vincenzo?), et Nicolao do Tolentino con un'anconetta de 
legno nel mezo di detto altare di legno depinta della Mad.^ 
La detta villa è distante dalla chiesa collegiata di S.to Vin- 
cenzo un milio incirca, et ha fochi n. 18, ha persone incirca 
a 100, di comunione sarano circa 50 (*). 

^*d?s!puirodi'DMM ^^^^' ^^^^ '^ novembre, visitata la chiesa parj® di S.^o Pietro 

^'"'' del Dosso di liro pieve di Gravedona, alla quale è deputato 

per vicecurato il P. Martino Suardo con licenza de superiori. 
È situata la detta chiesa in colle, lontano da Gravedona 
due miglia o circa di strada montuosa et erta. Ha l'altare 
magiore in una capella fatta di meza volta, tutta depinta con 
r imagini del salvatore nostro, con li quatro evangelista, i 
quatro dottori della chiesa, et i dodeci apostoli a torno alla 
capella, quali sono di pittura assai decente, detto altare è 
consecrato et grande alla forma, cinto de cancelli di noce 
torniti polliti, et di bradella alla forma .... In detta capella 
vi sono due fenestrole picciolo, una per banda .... il battistero 
è posto neir intrare della chiesa a man sinistra, cinto di 
cancelli di larice decenti .... et nel muro di contro del detto 
vaso vi è depinto Timagine di S. Giovanni Battista che batezza 
Nostro Signore. Nel mezo della chiesa, a man destra neiren- 
trare dalla porta magiore per contro a una porta laterale, vi 
è un altare dedicato alla B. V. et SM Lorenzo et Antonio, con- 
secrato et grande alla forma .... non ha icona, ma in cambio 
servono le figure della Vergine et delli quatro S.^ì Lorenzo 
et Antonio, Sebastiano et Roche ; sopra detto altare vi è um- 
bella di tila et è cinto di cancelli di larice et di bradella 
conveniente. Di fuori delli cancelli dell'altare magiore, dalla 
parte deirepistola, vi à una sacristia in volta. . . Il resto della 
chiesa fuori della capella magiore è fatto in tre archi, per 
uno de quali serve la parete del frontispicio, et tra un arco 
et Taltro vi è soffitta di larice sotto il tetto decente, se bene 



(1) Le chiese di S. Croce di Naro e di S. Lorenzo di Segna sono figliali 
deU'arcipretale di Gravedona. Vedasi la nota sotto S. Vincenzo, verso la fine. 



— 177 — 

]e pareti della chiesa di dentro per il più sono rozzi .... 
Sopra la porta grande vi è un echio .... come nella parte 
sinistra nell'entrare vi sono nella parete due altre fenestre 
alte, et in quella medesima parete vi è la porta laterale contro 
Taltare sud.^ .... Non vi è campanile, ma sopra il tetto un 
arco con sopra una campana. 

Questa chiesa è distante dal luogo del Dosso, ove habitano 
li parochiani, circa due milia di strada montuosa. La d.& terra 
farà fuochi 110, et è divisa in quatro contradelle o squadro 
tutte distante dalla chiesa circa un milio et fanno anime 620, 
di comunione 450. — Fuori di detta chiesa ò il cimiterio (0* 

1593, a di 5 Novembre. Si è visitata la chiesa di S.^ Se- ^"?So\%m^ 
bastiano posta nella terra di Gravedona, filiale della chiesa ***"" 
archipresbìterale di S.^^ Vincenzo, quale ha un solo altare 
consecrato, sopra il quale non vi è ancona, ma solo un cru- 
cifisso. Ha la detta capella il volto vecchio e guasto. La sacrestia 
è al canto dell'evangelio, piccola e tutta guasta. Ha la d.* 
chiesa doe porte una a presso la sacrestia et l'altra in fronte 
dell'altare sud.o Ha uno campanile, la cui porta è fuori della 
chiesa, et se gli va per una scala. Ha doe campane, de quale 
una serve per Thorologio («). 

1593, die sabbati sexto mensis novembris. Praefatus IH.ìb 
et R ™«« DD. Episcopus, prossequendo visitationem, visitatum 



(1) Il capoluogo della parrocchia di Dosso del Uro si trova sa di un alto 
poggio (618 metri), nel mezzo della vallata di Gravedona, air estremità d' un 
contrafforte meridionale del Como di Duria. Alte montagne chiudono da ogni 
parte Torizzonte intorno a Dosso, mentre in fondo alla valle il Liro, riceve ndo 
a destra ed a sinistra copiosi affluenti, scorre rumoreggiante ed impetuoso, 
oltre il capoluogo, concorrono alla formazione della parrocchia alcune piccole 
frazioni, cascinali e capanne per Palpeggio, che è fra T industrie agricole la 
più proficua del luogo. La chiesa parrocchiale, di collazione popolare, fu rie- 
dificata sotto lo stesso titolo deir Annunciazione della vergine neU*anno 1680, 
e in seguito consacrata dal Bonesana nel giorno 14 giugno 1699, di che si celebra 
la rimembranza nella seconda domenica di giugno d'ogni anno. Ha sei altari, 
tutti con pietra sacra. È annesso alla chiesa un altro oratorio, eretto in seguito 
e dedicato a S. Domenico, il quale serv^ pei confratelli del SS. Sacramento. 
Oltre la parrocchiale, havvi, a due miglia circa di distanza, un'altra chiesuola 
antica (già parrocchiale un tempo), eretta, da quanto sembra, circa Tanno 1460, 
sotto il titolo di S. Pietro apostolo. — La popolazione Ò di circa 800 anime; i 
registri parrocchiali datano dal 1580 e non vi sono lacune. 

(S) Vedasi nota sotto S. Vincenzo di Gravedona, verso la fine. 

-Race. Stor. — Voi. m. 12 



— 178 — 

monasterium monialium Ecclesi» S.^» Mari» MagdalenaB de 
Grabedona ord. alias humiliatorum, Eccessit ad Ecclesiam prse- 
dictam.... et reperuit esse prout infra. 
^Mtdd.^en;*'dM Vi è una capelleta antica in meza volta con le pitture 

monaitero di Ora- 

vedona. niezo guasto et sotto essa un altare consecrato, dedicato a 

S> Maria Magdalena con un quadro grande che serve per 
icona, però assai decente in tila pinta ad oglio con Tima- 
gine del salvatore morto deposto di croce, con le Marie a tomo 
con le cornice pinte et adorate; d.o altare è cinto de cancelli 
di legno torniti .... Il resto della chieseta è antico et parte 
rozzo, se bene vi è soffitta sotto il tetto con pavimento non 
guasto. Vi sono due finestre nella capella, et quatro altre 
nella chiesa. .. A mezzo la chiesa vi è un fenestrino dove si 
ascoltano le confessioni et si receve la communione; vicino al 
muro dentro della porta di man destra vi è un vase di pietra 
viva sopra una colonna grossa per l'aqua benedetta. 

Deinde ingressus est praedictus R.^^^ ad clausuram mo- 
nasterij quam reperuit, etc. (*)• 

{Segue la descrizione del monastero, che qui si tralascia, 
poiché non ha nulla d'importante). 

^.ÌSSi'*e*iEi?SflPdI 1593» die sabbati sexto mensis novembris. — Visitata la 
chiesa de' S.^» Gusmeo e Matheo, che da alcuni si dice Cosmo 
et Damiano. È fatta la metà in volta et il resto è per farsi, 
nondimeno sono finite le mura et le coperture con il tetto buono. 



(1) Meritevole di speciale menzione è r ampio monastero che tuttora si 
conserva, già istituito e dotato, nel 1456, per le monache Umiliate della regola 
di S. Benedetto, dair illustrissima donna Maddalena Ser-Gregorio vedova Canova, 
fondatrice, che volle essa pure vestire il sacro velo ; a questa si associarono nel 
monastero altre tre dame della più alta aristocrazia lombarda, ossia Giovanna 
Francesca Sforza del duca Francesco, e Reina Isabella ed Avogadro Giovanna, 
damigelle della duchessa Bianca. In detto monastero si rese celebre per santità 
certa Seraflna Gasserà di Vercana, morta il 9 marzo 1633, come risulta dagli 
Atti di Visita di monsignor Lazzaro Caraflno del 1637, e nel passato secolo 
altra religiosa del detto ordine, ossia suor Luigia Serafìna Pelizzario da Mor- 
begno, morta il 13 febbraio 1765, e di cui ne fu stampata la vita da un sacer- 
dote, che la dedicò air illustrissimo P. Sozzi ; il libro è edito in Lugano nel 1770. 
Dette monache Umiliate abbandonarono il monastero nel 1772, ma nel 1855 fu 
acquistato dalle RR. Canossiane, che qui si stabilirono e vi restano tuttora 
esercitando la grande e caritatevole loro missione : V istruzione gratuita, vo* 
dire, delle fanciulle del popolo. Vi tengono anche un educandato d* istruzione 
per le fanciulle di civile condizione. 



- 179 - 

è sottoposta alla can.ca di Gravedona, fuori ma vicina alla terra, 
è loDga più di 30 brazza et larga circa quatordeci, non è do- 
tata ne consecrata, ma solo si edifica et mantiene di elemosine 
et devotione, che il popolo ha alli detti S.^^ dei quali si trova 
memoria sopra il calendario di certi salterij vecchi di carta 
pecora della can.ca che siano S> Martiri, et che i loro corpi 
santi fussero trovati alli undeci di 7bre, ha detta chiesa il sitto 
suo dell'altare magiore verso oriente, posto in una meza volta 
non ancora intonegata né imbianchita, ma solo di contro al- 
l'altare vi è un poco di pittura della Beata Vergine et dai 
iati dei doi santi; non è consecrato d.o altare, ne ha ancona, 
è però cinto di cancelli di larice decenti, et sotto la volta 
compita di fuori de detti cancelli, che ariva ài mezo di detta 
chiesa, vi sono due mezze nichie dai lati et in esse vi sono 
construtti duoi altari, quello della parte dell 'evangelio di 
S> Catharina et l'altro dalla parte dell'epistola di S.*» Rocho, 
et le nichie di tutti duoi non hanno altro che tre o quatro 
pitture avanti l'altare, essendo del resto tutte rozze com'è 
anco la volta. Da mano destra nell'entrare poco lontano dalla 
porta vi è, fatta di novo, una bella capella in nichia almeno 
di quatro o cinque brazza tutte in volta stuccata con fiori, et 
imbiancata, con l'altare però anco non consecrato .... et questa 
capella ha due fenestre quadre dai lati di essa con ferrate, si 
come anco quella di S.^o Rocho ha nella nichia dai lati due 
finestre longhe et strette con le sue ferrate . . . parimente la 
capella dell'altare magiore ha due finestre longhe et strette, 
et nel resto del corpo della chiesa, dove resta da fare la volta, 
vi sono duoi fehestroni grandi et chiari che restano di sotto 
della volta. Ha una sola porta grande a proportione fatta di 
pietre in fachia dell'altare magiore, ma non ha frontispicio 
dipinto. In mezzo quasi della chiesa vi è, alto di terra un 
brazzo o poco più, un muro con sopra pietra di sarichio, sotto 
la quale si dice esser reliquie o corpi di d.^^ santi Gusmeo et 
Matheo, se bene non ve ne sono scritture ma solo traditioni 
de magiori, a torno al qual muro overo sepulcro v' è un can- 
cello vechio et alto et in mezo de detto cancello v'è un cruci- 
fisso sopra la croce .... Non vi è campanile, ma bone sopra 



- 180 — 

un pilastro sopra il tetto del frontispio è posta una campana, 
di sopra della porta t* è un ochio grande et bello con sua 
ferrata (*). 

^^jIS Ata^*^^ 1593, a di 7 di Novembre, Visitata la chiesa par.^e priorato 
o abbasia nuncupata di S.^ Nicolao di Piona, pieve di Gra- 
vedona, il cui titolare è pre. Gio: Maria Carcano di Tirano. 
La chiesa è edificata in una sola nave antichissima con una 
capella magiore in volta pinta, ma con le figure quasi del 



PiMU. 



(1) Narra il Ballarmi, nella sua Croruiea di Como, che essendosi rinyennti 
i corpi dei martiri Gusmeo e Matteo in Oravedona, nel luogo detto Poizano, 
alli 11 settembre del 1848, fa eretta qui^i stesso una chiesa dedicata in prima 
a S. Fedele martire, che prese poscia il titolo dei sopra detti dae santi Oasmeo 
e Matteo. Aggiungre il Ballarini che due anni appresso la chiesa venne consa- 
crata dal vescovo Leone II degli Avogadrì. Della consacrazione pare non se ne 
possa dubitare, poiché da uno degli antichissimi salterii del 1250, scritto da 
eerto sacerdote Pietro de Augusta, allora beneficiale della chiesa di 8. Vincenso 
in Oravedona, leggevasi pure: Dedieatio Ecclesie BecUi Fidelis de Poxzano: 
Jndulgentia dierum centum; del vescovo couBacratore pare di si: infatti Leone 
succedeva neirepiscopato ad Uberto solamente nel Ì2S9. In questi Atti di Visita 
si dice che la chiesa non è consaorckta; ma questo non monta, poiché nella 
informazione dal vescovo Ninguarda mandata al Cardinale di Como sopra 
r invenzione delle reliquie dei santi Ousmeo e Matteo nel 1503, dicendosi la chiesa 
antichissima ma da sessanta anni in qua rinnovata, e da questi Atti di Visita 
apparendo essa non anche finita, così poteasi considerare come non avvenuta 
la consacrazione, pei generali restauri ch'aveva subito la chiesa. Dessa rassomi- 
gliava assai a S. Maria del Tiglio, sebbene fosse assai più piccola e meno ele- 
gante, presentando l'aspetto di un quadrilatero colle tre absidi, cioè quella del 
coro, che allora stava nella parte opposta deir attuale, e le due laterali. Parte 
della facciata antica si vede ancora oggidì ergersi esteriormente nel posto dove 
si divide il vano della chiesa dal coro attuale. Essendo però troppo angusta 
Tantica chiesa, si pensò di ampliarla, e ciò si effettuò verso Tanno 1533, come 
dalla sopra citata relazione del Ninguarda al cardinale Gallio. La riforma si 
fece col togliere Tabside del coro vecchio, facendovi in quel posto la porta 
d* ingresso, ed atterrata la parete della facciata nella parte inferiore al tetto, 
si costrusse il nuovo presbiterio, sulla cui vòlta, non il cremonese Panfilo, detto 
il Nuvolone, come scrisse Maurizio Monti nella sua Storia di Como (voi. n, 
pag. 445), ed altri (Como e il suo Lago, pel Oiorgetti, Como, 1838, a pag. 493) suUa 
di lui fede, ma il celebre Gio: della Rovere, detto il Fiamminghino, vi dipinse 
la pregevolissima Gloria, che vedesi tuttora assai ben conservata. Sotto la detta 
Gloria, dal lato destro, vi si legge Infatti la seguente iscrizione: Ioannes 
Maurus — Ruberius mediolanensis — nuncupalus il Fiaminghino — PinaHt 
anno 1608 — die 28 Mensis Junii, Lavori pregevolissimi del medesimo della 
Rovere (non del Guercino) sono pure le tre grandi tele che stanno nel coro e 
che rappresentano il Martirio e T invenzione dei due santi martiri Gusmeo e 
Matteo. La sagrestia si terminò nel 1609 e il campanile fu fatto negli anni 1616 
e 1617, come da note che si conservano neirarchivio parrocchiale di Gravedona. 
Nel 1893 si celebrò il III centenario della II invenzione dei sacri corpi. NelFap- 
pendlce alla 3* deca degli Annali Sacri di Como del Tatti, a pag. 196, è stam- 
pato un brano di questi Atti di Visita, riferentisi alla chiesa dei santi Gusmeo 
e Matteo e la Informatione mandata da Monsig. R,mo Feticiano Ninguarda 
Vescovo di COìno sopra V inventione delle reliquie dei Santi Gusmeo e Matteo 
nella visita fatta in Gravedona Vamio iS93 di Novembre, 



— 181 — • 

tutto guaste. Sotto d.a volta vi è nel mèggio l'altare magiore 
dedicato a S.to Nicolao, consecrato, senza cangelli. Non v' è 
icona ma solo annesso al santuario un puoco di giensa pinta 
et dorata, non vi è sacristia. Detta chiesa ò tramezata quasi 
nel meggiio di muro, et in alto circa 4 brazze vi è un luogo 
in forma di choro, o un andito, al quale si va con una scala 
et è come a punto in qualche chiesa antica si legeva Tevan- 
gellio, et vi è sopra una croce di legno grande et è fatto di 
legno sostenuto da doe colonne di marmo belle, con li capitelli 
fatti a figure, et in cambio della base, o pedestallo, sostenuti 
da dttoi leoni belli. In d.o muro tramezante vi è una porta 
per contro alla porta magiore, et di qua e di là de d.& porta 
vi sono duoi altari, uno consecrato et V altro no, et quello che 
ò a man sinistra et sotto il luogo sud.o g dedicato a S> Biagio 
et l'altro a S> Antonio. — ... In fine della volta vi è un uschio 
dal canto dell'epistola qual va nel campanile, il quale è in 
forma di moggia torre, largo, et vi sono doe campane, una 
senza corda, e l'altra puoco meno. Vi è un battistero rotto 
et guasto . . • . 

Dentro da una parte del monastero, doppo li muri della 
capella magiore, si va in una capella di S.^ Maria antichis- 
sima, ecc 

Sotto la cura di Piena vi è il luogo Olsiasca, lontano da 
d.a chiesa più d'un grosso miglio, parte per una via piana et 
parte montuosa, et fa circa vinti fuoghi, et circa 100 anime (0- 



(1) la faccia a Qravedoaa, sulla sponda orientale del Lario, vedesi un 
promontorio, oltre il quale sMnsinua un ramo del lago, da Colico in ffiù, chia- 
mato Laghetto di Piona Ora, dalla parte del promontorio che si bagna nel 
lago grande, sorge la mamorabile abazia di Pioìia con alcune case. Da essa, 
proseguendo per una viottola, parte piana e parte montuosa, dopo mezz^ora 
di cammino si giunge ad Olciasca, frazione del comune di Colico, ov' Ò una 
chiesetta dedicata a S. Carlo. Questi due casali, di 230 abitanti, formano la 
parrocchia di S. Nicolò di Piona, di libera collazione, soggetta essa pure alla 
pieve di Oravedona, ed eretta, pare, subito ^opo che, soppressa V abazia, fu 
data in commenda secolare. La chiesa di S. Nicolò fu eretta intorno al HOC sulle 
rovine della preesistente S. Giustina, fatta costruire dal vescovo S. Agrippino 
nella seconda metà del secolo VI, come dalla iscrizione riportata negli Annali 
del Tatti, che esisteva iorfissa nel campanile ottangolare, ora distrutto. Essa dice: 
Agripinus | famulus Xpi \ com. civUatis \ eps. hoc orato \ rium sete Itis j Une 
martf/ris i anno X. ordina | tionis s^ue a fon \ damentis fabri \ oavit et 
sepoltu I rcu ibi ordena | ìnt et in omni \ expleMt ad glor. \ f dioaMt, 

Il fianco sinistro fino a un terzo è un avanzo della chiesa primitiva. 
Il presbiterio, costrutto con sassi meglio levigati e riquadrati, è opera poste- 



— 182 — 

1593, die Veneris 29 mensis octobris. R.™^^ prossequendo 
visitationem, accessit ad parochialem Ecclesiam S.cti Bartho- 

lomaei de Domasio, quae est in ipso oppido etc 

Becietia pr»po«iia. Altare maìus est satis amplum et ornatum, nullum habens 

ralit de Donatlo. '^ ' 

iconeii), sed cum sanctuario satis ampio et eleganti et iacet 



riore e contemporanea al chiostro, addossato al fianco destro della basilica. 
Le due pile dell'acqua santa, portate da due leoni, serrivano di piedestallo a 
due colonne che sostenevano l'ambone accennato in questi Atti; sul dorso di uno 
di essi si vede ancora il segno della colonna spezzata. Il campanile attuale, 
dalla parte deirevangelo, è opera al tutto moderna e non va più in là della 
seconda metà del secolo passato. A pochi passi dal coro vedesi un abside di 
grande antichità, che è l'avanzo della chiesetta di S. Maria, menzionata in 
questi Atti di Visita. 

Il chiostro è una graziosa creazione medioevale, che può competere, per 
venustà, euritmia e per certo buon gusto e finitezza di lavoro, con quanto di 
meglio venne prodotto in architettura e scultura. Si compone di un cortile 
quadrato di 12 a 13 metri per lato, chiuso da portici di 11 arcate per ciascuna 
facciata. Gli archi sono a tutto sesto, di marmi a diversi colori, e sostenuti 
da colonne con basi .e capitelli d'egual proporzione, ma vari fra loro per 
la forma e per gli ornamenti. Ammirabile è l'edificio per la precisione e 
nettezza del taglio delle pietre impiegate negli archi e nella soprastante mu- 
ratura, nella quale sono poi state commesse due lapidi colle iscrizioni che fanno 
conoscere l'epoca dell'erezione del medesimo e il nome del suo fondatore. L'una 
è posta nel mezzo e sopra le arcate del lato addossato alla chiesa, e dice: 

+ . HOC . OPVS . FECIT . FIERI . PRIOR . IN . PI- 
ONA . DOMINVS . BONACVRSVS . DE . CANO- 
VA . DE . GRABADONA . DE . SVIS . PROPIIS 
ANNO . CVR REN TI 
M . ce . Lll 
L'altra, dal lato opposto, ma più in alto, è cosi concepita : 

i . IN . NOMINE . ALTISSIMI . PATRIS . YESV 

CHRISTI . FACTVM . EST . HOC . OPVS . CLA- 

RISSIMVM . ISTIVS . INCLAVSTRI . IN 

TEMPORE . PRIORIS . BONACVRSII 

DE . CANOVA . FILII . DOMINI 

GREGORII . DE . GRABADONA 

ANNO . CVR REN TI 

M . ce . LVII 

Ora, lette queste iscrizioni, da me collazionate sui marmi originali, e d'altronde 
già pubblicate con esattezza dal Quadrio (parte III, ecc.), non so comprendere 
come il Merzario, a pag. 128, voi. I, de' suoi Mctestri Comctcini, esca con queste 
precise parole : « Due iscrizioni, tuttora esistenti, incassate nel muro, direbbero, 
secondo un'accurata interpretazione, che quel chiostro, qualificato come opera 
chiarissima, opus clarissimum, venne edificato nel 1257 per ordine di un Priore 
Bonacorso da Gravedona, e per opera di un architetto De Canova o Casanova ». 
E più sotto : « Anche a Piona pertanto abbiamo una data certa della costru- 



— 183 — 

sub fornice pioto picturis antiquis cum brade Ha eleganti circa, 
necnon et cancellis ligneis. In cuius fronte dictae capellse maioris 
adest imago sati8 ampia S.«»i Crucifixi. — ... In cornu epistolse 
extra capellam adest altare, quod non yidetur consecratum, sub 
titulo S.^^^ Nicolai, et habet iconem magnam cum tribus imagi- 
nibus, ss. Nicolai et Bartholomaei, ac B. Virginis Mariae deau- 
ratis .... habet bradellam et cancellos ligneos .... In cornu 
eiusdem epistolas, penes ianuam lateralem et dictum altare adest 
aliud altare sub tito conceptionis S.®^ Marise et S.cti Antonij 
consecratum et habet iconem magnam pictam et deauratam, 
cui adest confraternitas S.™^ Rosarij, circa quod altare adest 
septum ligneum elegans... super cancellis in cornu epistolae 
adest pulpitum. In cornu evangelij, extra capellam maiorem 
e regione alterius altaris S.^^ì Nicolai, adest aliud altare con- 
secratum sub tit.^ S.^^ Bernardini, nuUam habens iconem, sed 
quandam tabulam cum imagine D."** nostri lesu Ohristi loco 
iconis, habet cancellos ligneos cum bradella .... Prope hoc 
altare est aliud altare .... sub titulo B. Virginis Marise ac 
sanctis Petri et Pauli Apostolorum .... est elegans et sub 
fornice eleganti, stucco ornato et cancellis lapideis diversi 
coloris, caret icone et debet fieri .... Prope dictum altare, 
eundo versus portam maiorem, adest alia capella cum altari 
dedicato S.^^ Marthae, cui est erecta societas scolae S.^^ Mar- 
thse • . . positum sub fornice pioto et eleganti, caret icone, sed 
eius loco prope parietem adest imago S.<5t» Marthse deaurata 
et piota reposita in quodam vase seu capsa. Prope ianuam 
maiorem a latore sinistro, in quadam capella fornicata et 
piota, adest sacrus fons baptìsmalis. Supra portam maiorem 



lione, che è il 1257 ; e il nome dell^architetto, che è un Casanova ». Che abbiamo 
una data certa, anzi due, cioè il 12S2 e il 1237, nei quali anni fu eretto quel- 
Tedificio di purissimo stile lombardo, è chiaro come il sole; ma che ilBonacorso 
de Canova fl^rlio di un Qrefforio, me lo si divida a metà, e se ne faccia un 
priore Bonacorso e un architetto de Casanova o de Canova, eh via, non e* è inter- 
pretazione accurata che ten^^a, poiché quel nome appare indivisibile, e solo la 
smania di trovare un architetto da a^^Riungere ai tanti, di cui fa V enumera- 
zione nell'opera sua, può aver indotto Tegregio autore a questa non già accu- 
rata ma inamissibile interpretazione. Aggiungo da ultimo che il monastero di 
Pinna, almeno nella parte superiore composta di materiali a più colori, bianchi, 
rossi e neri, ha moltissima somiglianza coir antico palazzo di città in Como, 
anch^esM policromo, costruito del 1215 e restaurato nel 1435. 



— 184 — 

adest quidam locus Orò nuncupatus in quo scplares, ecc. 
Hsec Ecclesia habet duas portas, unam in fronte altaris maioris, 
alteram lateralem in medio altaris S.^^ Nicolai et S.c*» Mar- 
riae ac S.^^^^ Antonij, campanile unum ad formam turris pul- 
crum cum duabus campanis. Extra quam Ecclesiam yersos 
ianuam lateralem adest porticus longa prout capit Ecclesia 
cum columnis lapideis sariceis, in cuius fronte est turris cam- 
panaria pi*ffidicta. Adest coemeterium satis amplum e latore 
sinistro eiusdem Ecclesia^ muris circumdatum. 

^ui2fri?i^i«c?;S: 1593. Die 30 mensis octobris. 
ciaorum de Duma- R mu8 cousccravit altare maius Ecclesiae Rev. fratrum Ca- 
pucinorum sub patrocinio S.cti jo : Baptist», et in hac Ecclesia 
prsBdicta est aliud altare S.^^ Catharina3 Martiri dicatum, qu» 
est satis pulcra, et alias fuit Praepositura ordinis humiliatorum, 
cuius monasterium est satis pulcrum cum tribus ortis et vinea, 
in quo sunt comuniter novem aut octo fratres, quinque aut 
sex sacerdotes et reliqui sunt conversi. E latere sinistro, in* 
grediendo portam maiorem dictae Ecclesia, adest campanile 
ad formam turris cum duabus campanis supra (*). 



(1) Domaso trovasi a nord di Gravedona, neUa vasta aUavione formata dal 
torrente o fiume di Domaso, di fronte all' insenatura di Colico, neirestremità 
settentrionale del lag^o di Como. Era gìk altre volte subordinato alla pieve di 
Gravedona; ma eretto in collegiata con prepositura nelPanno 1634, fu dichiarato 
esente da ogni altra chiesa, e sottoposto immediatiimente al vescovo di Como. 
Attualmente è capo di un vicariato cbe da esso si appella, ed ha a sé sottoposte 
tutte le chiese della pieve di Sorico. La sua chiesa parrocchiale, di collazione 
comunitativa, è sotto il titolo dei santi Bartolomeo apostolo e Nicolò vescovo. 
Ignorasi quando e da chi sia stata consacrata; ma è però certo che lo fu, 
giacché ogni anno se ne fa la commemorazione nella domenica antecedente 
alla festa di 8. Bartolomeo. L'edificio è grandioso e rimodernato; ha sette altari 
tutti con pietra sacra ed un bel campanile a cuspide conica slanciatissimo. 
Possiede un quadro rappresentante i santi apostoli Pietro e Paolo, che si ritiene 
del Morazzone ; un Ecce Homo della scuola del Luini. Ha inoltre una croce 
d*argento massiccio di stile bisantino, di lavoro pregevolissimo, più grande 
di quella della parrocchiale di Cernobbio, deirarcipretale di S. Vincenzo di 
Gravedona e di S. Maria di Dongo e più ricca di ornamenti, colla leggenda : Opus 
Jean. Petri Liemi Comensis iS33 - Ecclesiae Domasti, ed un calice pure d'ar- 
gento, rimarchevole per la cesellatura. Oltre alla chiesa parrocchiale, v* ha in 
Domaso un'altra chiesa, che, coll'annesso convento, formava già una preposi- 
tura degli Umiliati, soppressa nel 1571 da Pio V, e concessa ai Cappuccini da 
Gregorio XIII con il Breve del febbraio 1574, che comincia Piia fidelium votu. 
I cappuccini per mezzo secolo circa ufflziarono l'antica chiesa di S. Giovanni 
Battista; nel 1623 decisero di abbandonarla, e rinunciarono di fatti alla chiesa; 
8*era anzi ottenuta facoltà di demolirla, per giovarsi del materiale nella fabbrica 
della nuova. Questo permesso fu causa che parecchi manoscritti dicono cbe 



- 185 - 



Descrittione delle Chiese et Oratori] 
DELLA Pieve di Dongo 



Alla ripa del lago, lontano dalla canonicha di Gravedona 
doi miglia picboli, vi è la. chiesa di S.^ Stefano, canonicha di 
Dongo, et ivi vicino vi erano le habitationi deirArciprete et 
canonici ma hora sono destrutte. 

Alla sinistra della canonicha. una archabugiata vi è la 
chiesa di S> Maria del fiumo, per esser vicina a un flumo, 
che scende dalla montagna. 

Da detta chiesa più in là due archabugiate vi ò la terra 
di Dongo, nella quale vi ò una bella chiesa dedicata a S.^ Maria. 

Dalla terra di Dongo per andar verso Musso vi è una 
chiesa quasi tutta dirotta sopra il piede del monte, ove era il 
castello chiamato di Musso, qual fu destrutto al tempo del 
Medighino, la qual chiesa è in mezo tra Dongo et Musso, 
lontano dall'una et Taltra terra mezo miglio per rispetto del- 
Tascesa, dedicata a S.^ Eufemia. 

In detta terra di Musso alla ripa del lago, qual ò lontano 
da Dongo per la strada ordinaria o per il lago un miglio 
curto, vi è la chiesa parochiale dedicata a S.^ Biase. 



venisse atterrata ; io Tbo vedata in piedi, dissacrata però e ridotta ad usi profani. 
Se ne innaliò un^altra, la quale lU dedicata a S. Antonio da Padova, consacrata 
ai cinque di novembre del 1046 dal vescovo Lazzaro Caraflno. Davanti vi si apri 
un bel largo, cbe cbiamasi tuttora la Piazza dei Cappuccini^ tutta ombreggiata 
d*alberi. Il convento ta soppresso nel 1802. Il fabbricato, dopo varie vicende e 
trasformazioni, servi fino al 1802 di collegio maschile Valenti, poi fu comperato 
dairamministrazione dei seminari diocesani, e praticativi alfi adattamenti ed 
aggiunte, vi si apri un ginnasio inferiore per uso dei chierici diocesani. La 
chiesa è ancora aperta al pubblico. La popolazione di Doma so Ò di circa 1351 
abitanti. I registri parrocchiali cominciano col r marzo 1502 (nati), col 1502 
matrimoni) e col 1657 (morti). Si verificano alcune lacune ne* libri dei nati e 
dei matrimoni. 



— 186 — 

Item tre miglia lontano da essa terra di Musso sopra il 
monte vi è una chiesa o oratorio di S> Bernardo. 

Un buon miglio lontano da Musso per terra o per aqua 
vi è la chiesa parochiale di S.^^ Martino di pìanello alla ripa 
del lago, dalla qual però sono distanti li parochiani sparsi in 
diverse vilette sopra il monte (0- 



(1) Delle chiese di Pìanello e Cremia non sono comprese in questi Atti di 
visita le relazioni particolareggiate ; forse andaron smarrite, in ogni modo faccio 
qai precedere alcuni cenni, che non saranno, io credo, del tutto inutili. 

Pìanello si trova lungo il percorso della strada Regina che da Menaggio 
mette a Dongo. È costituito di varie frazioni : BeUera, RovezzanOt CosUat Sear- 
pagianOt Calozzo, Mianico, Mctgiana, Saliana, Belmonte^ S. Anna, Camlago e 
erotti di PianeUo, Il territorio è formato dai contrafforti del monte Bregagna 
(2107 m.), che in dolce pendio scendono al lago. La Val Grande, che divide in 
due parti quasi eguali la parrocchia, dà forza motrice a stabilimenti per la 
lavorazione della seta. La chiesa parrocchiale, di libera collazione, è sotto il titolo 
di S. Martino vescovo; fu probabilmente eretta nel I53i, poiché questa data è 
scolpita suirarcbi trave della porta maggiore; non si conoscono altri documenti. 
È consacrata, e se ne celebra Tanniversaria commemorazione la prima dome- 
nica di luglio. Possiede nulla di particolar pregio, tranne un calice d*argento 
flnamenie lavorato, ed una croce pure d^argeoto antica. Due Profeti dipinti 
sull'arco del presbiterio piacciono. Oltre la chiesa parrocchiale, nel territorio 
del comune vi son tre oratori, Tuno di S. Anna, il secondo della B. V. della 
Neve, ed il terzo di S. Bernardino sui monti. Vi è in parrocchia un orfano- 
trofio femminile, ch*ebbe principio il 5 giugno 187S, per opera del parroco Carlo 
Coppini, e continuato poi da D. Luigi Guanella. I registri parrocchiali co- 
minciano dal 1640 e proseguono, senza lacune apparenti, fino ai giorni nostri. 
La popolazione è di circa 1100 anime. 

Faccio seguire gli statuti della società cosidetta de* Genovesi di Pìanello, 
largamente diffusa anche in altri paesi del nostro lago. Mi furono favoriti 
dall'egregio scrittore ed amico Cencio Poggi, e meritano certamente d'essere 
conosciuti dal benigno lettore, poiché mostrano chiaro come questi bravi operai, 
anche lontani dalla patria, ed arricchiti ne' commerci, non mai dimenticavano 
il natio paesello, ai più poveri del quale erano larghi di soccorsi pecuniari, 
ed alla chiesa di cospicui doni. 

1096 a p.* Gennaro. 
« Capitoli della veneranda et anticba compagnia de S.* Martino de PianeUo abi- 
tanti nella citta di Genova principiata chome da un libro antlcho avant: 
lanno 1517 e conservata sino al sud.* giorno. 
Capitolo primo. 
« Esendo la compagnia sopra detta di 8.' Martino ab antlcho stata insti- 
tuita in Genova, da fratelli nativi della Comunità di Pìanello et sempre conser- 
vata per la idio gratia e di S.* Martino et sempre stato uso che deti fratelli 
pagano soldi 12 Tano quali servano per il mantenimento di n.* 12 facbole 
che servano per aconpagnare il SS.* Sacramento nella chiesa parochiale de 
S.* Martino et il rimanente se deve fare celebrare messe cinque per ciasceduno 
fratello che venga a morte mentre ahi pagato chome si dichiarerà in a presso 
et il restante si distribuera secondo parerà melio alla compagnia prò tempore 
et e sempre stato uso il mandare ogni sabato una bisola di S.* Martino a torno 
e detta limosina si metta in cassa della d.' compagnia come anche di un altra 
bisola d.* della Madona che si manda a torno ogni domenicha la ricavata si 
deve mettere tutta in cassia per disponere chome melio parerà alla compagnia 
et gratia de dio di S.* Martino conservata da pii fratelU detta compagnia sema 



— 187 — 

Dalla detta parochia di pianello alla ripa del lago vi è 
la chiesa parochiale ànticha di Cremia dedicata a* S.^^ Vito 
et Modesto. 

Item un quarto di mìglio da detta parochia sopra il 
monte vi sono da quatro ville chiamate sotto questo nome di 
Cremia, in mezo delle quale vi è un'altra bella chiesa dedi- 
cata a S>o Michele, quale per commodità è usata per parochia. 
quale altre volta era d'un monasterio delle monache dell'or- 
dine de' humigliati. 



niun capitolo, o sia regola per governare et mantenere la d/ Ilora li fratelli 
che 8i trovano al presente desiderosi della conservatione et augumento di d/ 
compagnia anno ordinato che si formi il presente capitolo a ciò in havenire 
si debba osservare come in a presso si dira. 

« Modo di fare li ufitiali. 

« Gap. 2. 

« Si doveranno congregare tatti li fratelli della compagnia il giorno della 
S.ma Coocetione alli 8 settembre in ciascedun anno per rinnovare li ufitiali dove 
sarà ordinato dal superiore prò tempore et doppo congregato tutti li fratelli ho 
almeno due terzi delli presenti nella citta si darà prencipio nella seguente forma. 

« Si dovera fare un superiore, uno casiere, et un cancellerò et il superiore 
vecbio resterà in Consilio et tuti quatro li ufitiali nominerano quatro fratelli 
delli più abili et affetionati alla detta compagnia et questi quatro anderano 
sotto palle et quello che riporterà due terzi de voti resterà aprovato per superiore 
e non restando in questa prima volta aprovato ninno anderano per tre volte 
sotto palle li 4 nominati et non restando aprovato ninno li 4 ufitiali doverano 
cambiare nomina sino la terza nomina sinché resti aprovato uno superiore et 
doppo 8i dovera nominare altri quatro per fare il casiere et aprovarlo chome 
sopra, ecc. 

« Gap. 3. — Obligo del superiore. \ 

« Gap. 4. - » » consigliere. / ^^ contenuto di questi oapUoli 

€ Gap. 5. - » » cassiere. > ^ tralascia, non essendoi^i 

« Gap. 6. - » » canceliere. \ »*«*«» ^* importante a sa- 

• Gap. 7. — Pei fratelli morosi. / persi). 

« Gap. 8. - Ohi volerà farsi scrivere in detta compagnia pagera soldi venti 
de introito. 

« Gap. 0. — 1701 in Qiugno si aumentano il numero delle messe. - Con- 
gregati in N. di 13 ». 

Altre notizie riguardanti la stessa compagnia dei genovesi, desunte dal 
libro in cui si contengono i suddetti capitoli : 

« 17S3 a 8 X.bre. 

«... Quando alcuno non abitante in Oenova desiderasse esser ascritto 
nella compagnia di suddetta Comunità - per suo introito dovei*a pagare soldi 80 
e per sua annata soldi 24, moneta di Genova. 

« De denari che si ricavano di detta compagnia composta a quesC effetto 
si doveranno mantenere dodeci fiaccole nella Parocchiale di S.' Martino di 
Pianeilo per accompagnare il Santiasimo, ecc., ecc. 

« 1736 a 8 X.bre. 

« Vedendo la nostra compagnia congregata nel Oratorio di S.* Carlo in 
n. 19 che per venir al eletioni de novi uflQciali, che molti mancano o rifiatano 
le cariche si propone come multa di soldi venti a chi rifiuta. 

« 1783, 14 dicembre — Aumento di messe. Gerolamo Bernucca, Cancelliere ». 



— 188 — 

Item tre miglia di sopra vicino alle alpi vi è una chiesa 
oratorio dedicato a S.^ Dominico, et questa parochia è l'ul- 
tima di questa pieve verso Menaso, la qual confina alla penta 
di Rezonicho (*). 



(1) La chiesa parrocchiale attuale del comune di Cremia è sotto il titolo 
di S. Michele arcangelo. Stimasi questo tempio eretto in parrocchiale il 5 a- 
prile 1557, stando questa data scolpita suirarchitrave della porta magfnore, e 
cosi successa airantica chiesa, detta di S. Vito alla riva del lago. Celebrasi 
ranniversario della consacrazione nella domenica prossima alla festa di S. Mar- 
tino vescovo (11 novembre), ma ignorasi Tepoca e il vescovo che la consacrò. 
Il diritto di nomina del parroco spetta agli abitanti del comune di Cremia. 
Con decreto del vescovo di Como fr. Agostino Maria Neuroni, in data 29 no- 
vembre 1749, venne la parrocchia di Cremia elevata a prepositura. La chiesa 
ha nove altari, computando quello che è neiÌ*attiguo oratorio, cioè: 

L'altare maggiore, dedicato a S. Michele arcangelo. Il quadro d^ancona, 
rappresentante il trionfo dell'Arcangelo su Lucifero, è lavoro di Paolo Veronese. 
Sorge r Arcangelo e tra suoi piedi sta atterrato Lucifero. Colla sinistra Tangelo 
buono, alquanto curvandosi, calca la testa del rubello, che si sforma di rilevarsi : 
colla tesa destra tiene alta la bilancia, suo distintivo. Guardalo con occhio il 
cui sereno non è alterato dall' ira, ovunque spira bellezza e forza. Ali di aquila 
ha al fianco tese, indosso corazza con gonna che pel moto svolazza e vela 
parte delle cesoie; manto sugli omeri, gambiere, e nel resto è ignudo ; le chiome 
ondeggiano sciolte pel collo e sugli omeri, ornano la fronte e sono di una 
estrema finezza. Lucifero ha membra umane, volto mezzo tra la bestia e Tuomo, 
feroce e orrido, corna caprine in testa, mani e piedi uaghiuti. Ha Tali di pipi- 
strello. Il contorno del quadro è sparso di nugoli, e il mezzo di un pallido 
chiarore, che pare prodotto da vulcani ohe sotto gettano grandi fiamme. Luigi 
Rados ha egregiamente inciso in rame questa tavola. Un Pizzetti oriondo di 
Cremia, che viveva a Vicenza, fu colui che lo donò alla chiesa; Pier Tarra e 
Giorgio Fontana v'aggiunsero la nobile cornice dorata nel 1580, due anni ap- 
punto prima che il gran pittore morisse. Il monaco olivetano Francesco Oal- 
larati ne fece una copia pel conte di Firmian, che invano si era adoperato 
presso i Cremiesi per averne Toriginale. Abondio Lena-Perpenti ne fece una 
bella e minutissima descrizione pubblicata neir A Imanocca-Afanual^ della Pro- 
vincia di Como deiranno 1851, riportata poi anche da altri. Dopo trecento anni 
di esistenza in suiraltare, il quadro reclamava riparazioni. Perciò Carlo Mar- 
chetti, già rettore del seminario di S. Abondio, morto nel 1839, legava alla 
fabbriceria di Pianelle mil. L. 800 da capitalizzarsi finché si venisse in grado 
di sostenere la spesa pella restaurazione. Il signor Gaetano Marchetti, fratello 
del prelodato don Carlo, venuto a morte nel 1860, lasciò pure per Topera me- 
desima austr. L. 1000. Finalmente il dott. Luigi Marchetti, altro fratello degli 
accennati, nel 1863 si incaricò della rimanente spesa* Fatto quindi venire presso 
di sé il rinomato restauratore di quadri Alessandro Brisson, gli affidò Topera. 
Fu pulita la tela, riparate le ingiurie del tempo e quelle benanche arrecatevi 
dair incuria dell'uomo, non che preveduti i futuri facili danni. Venne nuova- 
mente indorata la bella ancona, e rimessi nuovi alcuni pezzi andati perduti 
dal tarlo consunti. In toule la spesa sommò ad it. L. )B000. 

Dal muro posteriore all'altare dal lato dell'evangelo sporge, ami quasi 
a raso muro, un lavoro in marmo bianco dell'altezza di metri 1. 83, e larghezza 
metri 0. 79, di buon scalpello con qualche ben vecchia indoratura, avente nel- 
l'uovolo una Pietà col soave giogo in bassorilievo, e tra l'architrave scolpito: 
Hic est Filius meiis; e più sotto una Colomba in rilievo, che tiene tra '1 becco 
un pezzo di mistico pane in atto di discesa sopra una porticina praticata in 
esso marmo (ove si conservano le sacre reliquie), ai cui lati stanno due angeli 
in atto di adorazione. Descrivendo poi due simmetriche colonne pure in basto- 
rilievo, osservansi gli emblemi della Passione, Tun alPaltro sovrastante. Di 



- 180 — 

Dairaltra parte, cioè dalla destra della canonicha di Dongo 
una bona archabugiata lontano, Ti è una chiesa di S.^o Am- 
brosio dirotta, oye sono anche le mura et il campanile. 

Lontano un miglio e mezo picholo dalla detta chiesa per 



sotto leffffMt ìdcìbo M . D . L . Ili . ed aderente aUMaferior parte, in altro pezzo 
di marmo, sta la seguente : AnibrositM . Dict^ . ToracMn* . De . Marohetis . De . 
CadrdUo . Eoo . Opus . PeoU . Fieri . Die . XXYII . Auytwti . M . D , LIIII . 
Expetis . Suis. 

Viene discendendo a sinistra mano Taltare del Crocifisso, poi Taltare di 
S. ainaappe, terso Taltar di 8. Pietro, la cai tela è preziosa opera dei fratelli 
Campi. Rappresenta quasi al naturale il Redentore che consegna colla destra 
a S. Pietro in riverente atto le simboliche cbiaTÌ, e addita coir indice della 
sinistra le pecore e le agnelle, che ai piedi van pascolando e allattando i teneri 
nati, e stan presenti altri apostoli e discepoli. Alla base vi ò un medaglione 
su cui 8i Tedono quasi a prospettarsi S. Sebastiano e S. Rocco in piccole llgare, 
ma pur queste pregevoli. Venne restaurato il dipinto dal prelodato signor 
BriMon nel 1873. Per quest'opera i nobili signori fratelli Manzi di Dongo, traenti 
origine da Cremia, elargirono italiane lire 1000. vien ultimo dal lato istesso 
ralUre della B. V. Addolorata. 

Alla destra delPaltare maggiore discendendo sta Taltare di S. Antonio 
abate. La tela d'ancona ò classica, ma di non accertato autore ; fu pure pulito 
e ripristinato, ove erari il bisogno, dal medesimo Brìsson nel 1872. Segue la 
cappella coiraltare di santa Barbara, da dove per due porte laterali si ha 
accesso all'oratorio dei confratelli del SS. Sacramento con un ottavo altare ; 
nono poi è raltare della B. V. del Rosario; quest'ultima cappella va fregiata 
di ornati in stucchi ben condotti. 

Non puossi lasciare inavvertito un altro quadro, appeso sopra la porta 
secondaria di entrata alla chiesa, di metri 2. 35 nella maggior sua altezza, con 
iargfaesza di metri 1. es. Egli è in sei spartiti, rappresentanti nel mezzo supe- 
riore una Pietà con ai lati due Angeli in adorazione, alla cui destra evvi S. Ge- 
rolamo, ed alla sinistra S. Domenico ; nel mezzo dell' inferior sezione la B. V. 
col Bambino con pure un Angelo ad ambe le parti, ed a diritta S. Sebastiano 
e S. Rocco all'altra banda II dipinto è su tavola, e se ne vuole autore l'antico 
classico maestro Ambrogio Possano detto il Bergognone. Ma quantunque di 
pregevolissimo pennello, nessuna caratteristica prerogativa ci autorizza ad 
assegnare al Bergognone questa pala. Era già nella chiesa alla riva del lago, 
ed andava ognor più deperendo, obliato. Veduto dal Brìsson e conosciu- 
tine la rarità e i pregi e giudicatolo capace di restauro, lo trasportò a Milano 
nel 1804 e lo riparò si bene da giudicarlo del primiero pennello, e tocco in 
ninna parte. L' importo del restauro fu di lire 1000, delle quali 500 furono asse- 
gnate da S. M. Vittorio Emanuele della sua privata cassetta. Ora la pala si 
trova nuovamente in stato di deperimento, essendo collocata sulla parete di 
tramontana della chiesa di S. Michele, alquanto umida. L' organo, costrutto 
nei 1823 dai Seraszi di Bergamo, fu poi riparato nel 1874 dai fratelli Prina. Fra 
quanto merita menzione in questa chiesa vi è anche il piedestallo o colonna che 
sostiene la vasca del battistero. Essa è di pietra cinericia, ossia di marmo ordi- 
nario, e sebben per finezza di lavoro non inviti la curiosità del visitatore della 
chiesa, è riguardevole perla data che vi è scolpita: Mathetts Moriaehius F. F. 
i, 5. 7._7. La vasca poi è anteriore di 44 anni, leggendosi su di essa : V<u istud 
fàbnealu est mercede sociorum Janue anno MDXXXIII. Se questa data è ante- 
riore di S4 anni a quella che trovasi sulla porta maggiore della chiesa, e che si 
ritiene della di lei erezione, si deve dire, o la vasca è quella che serviva all'antica 
parrocchiale vicina al lago, oche l'architrave e gli stipiti della porta siano po- 
steriori alla fabbrica. Anche la pila dell* acqua santa si attribuisce all' epoca 
stessa del 500. 

La ebiesa possiede anche oggetti d' argento. Una croce alta per prooes- 



/ 



- 190 — 

piano vi è la chiesa parochiale di S.^ Gregorio, mezo miglio 
vicino a Gravedona, ove dieci o vinti passi da là passa un 
fiume, che divide questa pieve di Dongo da quella di Gravedona. 

Per contro a questa canonicha di Dongo vi sono tre chiese, 
capello et filiali d^essa canonicha verso al monte, et tutte tre 
del Gommune di Dongo, cioè: la chiesa di S.^ Lorenzo nella 
villa de* Mosenzonicho mezo miglio lontana dalla canonicha. 

Item la chiesa di S.^ Benedetto vicina alla villa di Bar- 
bugnano, a presso il ponte chiamato della Regina, al piò del 
monte, lontano dalla canonicha mezo miglia parimente in piano, 
et altro mezo miglio dalla detta chiesa di S. Lorenzo alla 
sinistra. 

Item dentro la valle sopra S.^o Benedetto, lontano un 
miglio e mezo, vi è la chiesa di S.^o Gotardo. 



sioni, coir iscrizione : Eoe optu fecit fieri Joannes de Vanotìis De Vecedo conda 
Martini MDLXXV. Uà calice d'argrento indorato colla leggenda: Sodetatis 
Oenovensi* ieos. Altro calice d'argento col nome : V. M. C. Marchetti D. Altra 
croce ornata in argento, su cai sta impresso: Joan. Ant. Tara D, D, i662; 
tre tavolette per la mensa, con r iscrizione : Gio. Antonio Tarra Legato 
anno MDCLXXXIL Un grazioso lavoro in bassorilievo di marmo bianco vedesi 
sopra la porta d'ingresso alla casa parrocchiale. É la vergine che sul sinistro 
braccio tien raccolto il Bambino, mentre coir indice medio della mano destra 
preme il seno, quasi invitandolo a nuovamente suggere. Sotto di esso lavoro 
leggesi: Hoc opus fecit fieri Jaeobtu de Manzis iò6i. 

Alla riva del lago trovasi la chiesa di S. Vito. Essa era l'antica parroc- 
chiale, prima deirerezione dell'attuale suddescritta. Stimasi fra le più antiche 
di questa riviera. Ad un lato estemo di essa furono trovati, in iscavi praticati, 
frammenti di vasi fittili, o figulini, cinerari, embrici romani, due pezzi di un 
vaso molto grande di pietra oliare lavorato al torno, e manifestamente delle 
care sopra Chiavenna; un pezzo di coccio di fino impasto, e di notabile spes- 
sore, che sembra un frammento di una grande anfora reggentesi sopra piedi 
oblunghi, due dei quali stavano yicino al coccio. Su quest'ultimo sta impressa 
in bei caratteri, dell'altezza di quasi due centimetri, la seguente leggenda : 
Q NUMK RI, che è probabilmente il nome del padrone della fabbrica, o dello 
schiavo che la dirigeva. Il parroco d'allora, Giacomo Pogliaghi, fece dono dei 
menzionati oggetti al museo archeologico della provincia di Como, e una re- 
lazione ne fu stesa nel fase. V della Rivista Archeologica della provincia di 
Como, pag. 28. Nella chiesa son tre altari. Il maggiore ha un gran quadro 
di non spregevole pennello, con sottostante antico tabernacolo in legno dorato 
di grazioso disegno. È difeso il presbiterio da vecchia cancellata in ferro. 

A mano destra discendendo sta r altare del Crocifisso. A tergo, quant'è 
alta e larga la croce nelle sue braccia, c'ò una dipintura su tavola, che rap- 
presenta le pie donne presenti alla crocifissione e morte del Cristo, e yi si 
legge: Hoc opus fecit fieri Societas Janue iS40, e poco discosto: Petrus Martir 
Delatur.* Rezonico, È pur questo altare rinchiuso da antica cancellata in ferro. 

Dall'altro lato del maggiore altare, vi è l'altare della B. V. con balaustrata 
di marmo. Ammirasi quivi una tela rappresentante la B. V. col Bambino sulle 
ginocchia, con due Angeli al lati in atto di preghiera. Dipinto anche questo 
del classico Ambrogio Possano detto il Bergognone, La tavola ha le seguenti 



— 191 — 

Sopra la montagna di Dongo vi sono qùatro parochie, lon- 
tane dalla pianura più d*un miglio, di sopra poi tutte quatro 
vano quasi al piano, discoste l'una dall'altro un miglio picholo. 

La prima, che conBna con la pieve di Gravedona di dove 
la si vede essendo sopra il monte, et non più de due miglia 
lontana, si chiama Brencio ove è la chiesa parochiale dedicata 
a S> Gio: Battista, unita ancora alla canonicha et è lontana 
dalla canonicha di Dongo due miglia e mezo. 

La seconda è il commune di Stazona, ove è la chiesa pa- 
rochiale dedicata a S.^ Giuliano, incorporata parimente alla 
canonicha di Dongo, distante da essa canonicha due miglia, 
et da Brencio un miglio. 



dimensioDi:. altezza metri 1.30, largbezzsi 0.68. Il contorno superiore venne 
adattato alla forma barocca della cornice. Tutt'altro cbe classico però appariva 
il quadro innanzi al 1873; poicbè sebbene il Bambino fosse formosissimo, la 
Vergine Madre era ben brutta, dagli occhi loscbi, di alterate fattezze, con ne- 
rastre e sproporzionate ombreggiature. Non potendo capacitarsi del come sulla 
medesima tavola risultasse tanto contrasto di pennello, dal prelodato signor 
Brisson si osservò, accuratamente si esaminò e si constatò cbe Timagine della 
Vergine venne sconciata da qualche imb ratta-pitture e guasta-arte, e forse 
anche a bella posta per salvare il dipinto da qualche bellico bottino, o per 
altri motivi a quest'epoca e a noi ignoti. 

L*amore al bello, alVarte e al paese, sentito dal cav. Luigi Marchetti, e 
dairegregio di costui* nipote signor Carlo, loro inspirò e valse a tanto, che a 
proprie loro spese e coiropera del Brisson fosse raschiata quella figura dagli 
alterati e superficiali colori, da cui era lordata, e ridonata alle primiere forme, 
a quelle forme che T invidiato pennello del Bergognone le aveva date. Neiranno 
1873 il signor Brisson condusse Topera colla solita e propria sua maestria, ed 
ora dagli intelligenti nella pittorica arte si ammira quale pregevolissimo di- 
pinto. I prefati signori benefattori a difesa di tale tesoro posero alla nicchia, 
entro cut sta il quadro, una porta di un sol pezzo di nitido cristallo. Ai piedi 
dell'altare si legge la seguente iscrizione : Sooietas Florentia 1668, 

Un altro quadro, pur questo in tavola di legno, e pregevole per antichità, 
nonché pel modo con cui fu condotto, trovasi appeso al muro laterale entro 
il presbiterio. Il dipinto andò guasto in più parti, per essere stato ritoccato da 
un guasta-mestieri, e per tant'altre ingiurie causate dal tempo. Il muro dal 
detto quadro coperto è a pitture, ma già da tempo fu imbiancato a calce. Si 
scoprirono alcune teste, il che però non basta per giudicare del loro pregio. 
Questa chiesa ha due campanili (vulgo du cioechèe), Tuno piccolo ed antichis- 
simo, fuor d'uso, e Taltro di ragguardevole altezza e ben costrutto, e argo- 
mentando dalla base, lascerebbe opinare aver esso servito ad un tempio di 
maggiore mole dell'attuale. 

Vi è un oratorio in Samaino, di patronato Tarra, dedicato alla Natività 
di S. Giovanni Battista, il qual fatto è rappresentato su un gran quadro di legno 
in vari spartiti. Tale dipinto è in vero deperimento, e suo pregio ò solo quello 
deU'apparente antichità. Sui monti vi è una chiesuola dedicata a S. Domenico. 
Nulla in essa merita rimarco, se non l'umiltà dell'edificio. 

I registri parrocchiali esistenti cominciano dal 1565. La popolazione com- 
plessiva della parrocchia è di anime 1300. Oltre questo numero, vivono in par- 
rocchia circa 200 persone continuamente, e sono ad essa estranee, lavorando 
nei serici stabilimenti ivi eretti. 



— 192 - 

Item sopra questa chiesa di S.^<> Giuliano, un miglio in un 
monte più alto nella villa di Yergasso, yi è un* altra chiesa 
di S,^ Gotardo. 

Un miglio di là per piano sopra l'istessa montagna vi è 
la parochia di Germaseno, dove è la chiesa parochiale di 
S> Donato, incorporata parimente alla canonicha, et se bene da 
questa parochia per venir alla canonicha et a Bongo si fano se 
non doi miglia; ma per esser tanto aspera et ardua, che a 
pena si può far a piedi, quasi tutti fano quella di Stazona, se 
ben la si slonga più di mezo miglio. 

Item sopra la parochia di S.^ Donato, mezo miglio in un 
altro monte più alto, vi è nella villa di Sorsetto un'altra chiesa 
ver oratorio di S.to Sebastiano. 

Un altro miglio sopra V istessa montagna più indentro vi 
è la chiesa parochiale di Garzeno, dedicata a S.^ Pietro, se- 
parata dalla canonicha et è lontano da Germaseno un miglio 
nel fine della montagna. 

Item un miglio di sotto, a presso la ripa del fiume nella 
villa di Catascho, vi è un'altra chiesa o ver oratorio dedicato 
a S.^o Bernardino. 

Sopra questa montagna, che è alla sinistra del lago ove 
sono situate le dette quatro parochie, vi è un'altra montagna 
più alta, la quale confina il stato di Milano con il paese dei 
sig.r^ Grisoni et- Sguizzeri, perchè da li si passa per andar a 
Regoredo nella valle di Mesolcina paese de sig.^ Grisoni, et 
a Belinzona contado di tre cantoni più vicini a' sig.i^ Sguiz- 
zeri. In cima della quale vi è un oratorio dedicato a S.^ Jorio, 
lontano dalla pianura otto miglia, ove vano per devotione tre 
volte Tanno tutte le communità di questa montagna in pro- 
cessione per visitar questo S.^ oratorio di S.^ Jorio, il quale 
è in gran devotione, per il che molti altri di questo contorno 
del lago, et de là dai monti vengono a far ristesse per loro 
devotione, et li giorni che vano in processione sono, il giorno 
di S.to Barnaba alli 11 di Giugno, l'altro giorno è il calende 
d'agosto, et l'ultimo la prima dominica di settembre. Et 
per andarvi a questa devotione vi sono due strade, le quale 
su a presso se congiungono l'una per la via di Brencio, et 



— 193 - 

Taltra per la via de Garzeno, ambedue difficili, ma quella 
di Brencio è riputata men mala, et quelli che passano per 
la su per andar in detti paesi de sig.^^^ Grisoni, et Sguiz- 
zeri, lo fano per abbreviar assai il viaggio; perchè da qui a 
Regoredo si fano se non sedici miglia, otto da qifi a S.^ Jorio, 
et altr'otto da S.^o Jorio in là andando per la valle Morobia 
sotto il contado de Belinzona diocese di Como. È però d*ad- 
vertire che questa strada se ben è breve è però difficile, et 
pericolosa per molti assasinamenti, che si fano nella summità 
del monte avanti la calata vicino a S.^ Jorio, come a giorni 
passati è occorso di certi mercanti monferrini, de quali doi ne 
fumo amazati, et spogliati, et un altro per fugir la morte si 
gittò nelle valle vicine, se ben li fumo levati circa ducati 800 
tra denari et robbe, et perciò sarebbe ben proveder a questo 
disordine et forse levar detta chiesa. 

Dicesi che il corpo di detto S.*^ sia sopulto in detto ora- 
torio, o 11 vicino, ma non se sa precisamente il lego, ma e 
ben se sa che in detto lego faceva vita eremiticha et santa. 



Elenco del Clero della Pieve di Dongo 



Il R, Pietro Manzi arciprete de la collegiata di Dongo. 

> R. Stefano Rumi Gan. 

» R. Gio: Antonio Gossonìo Can. 
» R. Francesco Cossonio Gan. 
» R. Agostino Bosatta Gan. 

Cosi questi cinque fano residenza nella canonica, et questi 

altri cinque che seguitano si stano absentl. 
Il R. sig. Arciprete di santo Giorgio di Como. 
» R. sig. Paravicino de Paravicino. 

> R. sig. Gregorio Perlascha cittadino di Como. 

Raeo, Stor, — Voi. m. 18 



-194- 

Il P. Vespasiano Rumi di Domaso, che officia in Val Maggia. 

» P. Gio: Battista de Pulti di Dongo, il quale n* è a Roma. 

R. P. Mathe Tornano curato di Musso. 

R. P. Pietro Petenonio vicecurato di Pianello. 

R. P. Gio: ÀAtonio Stampa paroco di Cromia. 

R. P. Gio: Battista Gazzola curato di Conselii-Rumi. 

Il R. P. Matthe de Mattis vicecurato di Brenzio. 

Il R. P. Gio: Antonio. . . vicecurato di Stazona. 

11 R. P. Gio: Bosatta vicecurato di Germasino. 

Il R. P. Gio: Bercio curato di Qarzeno^ 



Memoriale dell'Arciprete di Dongo 

Memoriale a Voi IH.^^® Monsig. R.ino Patrone e Sig.^* mio 
Golend.n^o di molti abusi nelle cose pertinenti al Culto divino» 
e degnamente d*esse)r proveduto in questa sua S.^ visita che 
ne riceverà abondantissimo premio da N. S. largo rimunerator 
de chi si affatica per lui. 

Primo — Li sacerdoti di questa terra di Dongo, e, molto 
più quei della Pieve sono molto contumaci a nostre ammoni- 
tioni spirituali anzi tali il più delle volte al tutto con visi e 
cachinationi le dispregiano, che quando si troviamo nelli divini 
offlcij, molti di loro se ne stano di fuora, o per casa loro, altri 
chi ride, chi schiamaza, chi non canta^ ma attende a ragionar 
in chiesa con secolari, altri nelle processioni o vero mortori 
se ben non piove, portano li capelli contro, i Decreti di Su- 
periori a loro più volte letti, e più volte che vogliano reti- 
nersi di tali scandoli e abusi ripresi, il più di loro dispregiata 
ogni nosti'a ammonitione, riputano ogni cosa in contempto, 
e del continuo persistano in tali abusi; il simile accade il più 
delle volte, quando occorre a far pubblicar alcuno editto di 
Superiori, o far qualche raccolta per schiavi o vero persone 
miserabili sia lochi pij, mai da questi sacerdoti plebani posso 



mi -195- 

havere ne relation!, ne copia di racolta, come se comandassi 
al vento, e molti di loro ardiscano intravenire nelli divini 
offlcij senza cotta o vero beretta contro i Decreti di Superiori, 
e con enorme scandolo di tutti. 

Il curato di Musso plebano rende enormisslmo Scandolo 
essendo già anni' che a me non mi parla ne saluta, per haver 
deponuto io al S.^ oflScio quanto rechiedeva la coscienza mia, 
mandandomi a minaciare che per tal causa, mi voleva cavare 
11 cuore, di poi si accontentava di esser appicato, il che disse 
al sig.i* Scanegata e al sig.' dottore. Se gli vado a stationi nelli 
giorni principali de quella chiesa secondo il consueto, mai 
mi parla con grande scandolo di quello populo, mi intratene 
Toffertorio, e cinque soldi per statione secondo la consuetudine 
antiquissìma di questa chiesa, ne m* invita a desinare in tali 
giorni secondo il consueto, dimando che mi sia reintegrato 
il mio di quanto mi ha usurpato iniustamente, e sia mante- 
nuto in posesso secundum il solito. Il suddetto parimente rende 
grande scandolo, che mai voglia intravenire à mortori, o vero 
settimi di questa Pieve, quando ò dimandato e quando viene 
alle stationi di questa nostra collegiata di Dongo mai volo 
intravenire alle refectioni solite con li altri, se bene pregato 
con amorevolezza che resti, e, peggio con pochi pretti di questa 
Pieve ne parla ne saluta. 

II suddetto curato rende anco molto scandolo che a nome 
suo publicamente fa fare una botegha di vetovaglia in Musso, e 
ad ognuno che centrata seco di cosa che non gli gusta, gli 
minacia con arme di offenderli. Oltra la massara sive serva 
che tiene in casa, del continuo gli praticano dono che tiene 
al suo servìtio, maridate e non, giovane, il che rende 
scandolo a molte persone, per esser la lui casa vicina alla 
strada che del continuo è frequentata di viandanti. 

Il suddetto adopera per stalla la casa vicina alla chiesa, 
quale era dedicata al culto divino, dove facevano li suoi oflltij 
li disciplini di S. Marta e, secondo il parere d'alcuni, se gli 
celebrava anco la S. Messa. In segno di ciò, sono dipinti essi 
scolari sopra il frontespicio d*essacasa, il stercore d'esse bestie 
si uè trova molte volte sopra la porta della chiesa, il che 



— 196 — 

rende grande scandolo, per esser sopra la strada comune come 
quella vedrà, e di tutte queste cose trovarà esser la giusta 
verità, s*informarà da persone degne di verità, e più assai 
che di molte altre cose per degni respetti taccio^ et per il 
presente lascio nella penna per obviare a molti mali e scandoli, 
che per il passato sono stati iminenti. 

Se gli piacerà poi a V. S. IH.'® et R.™» pigliare informa- 
tioni da me, nelle cose di questa cura e tutta Pieve, giudico 
esser molto necessario, quale meritano debita provisione, credo 
che da pochi meglio di me sarà informata. 

In questa terra di Dongo sono fondate due scole una del 
Santissimo Sacramento, Taltra del Rosario, pochi divoti, più 
volte esortati a confessarsi conforme a loro capituU, e mai a 
questo santo ritto si ponno indurre, a fatica una sola volta si 
confessano ciò gli è a la Pascha, li Notari fanno del continuo 
contratti illeciti e feneraticij, se ben esortati a conformarsi alla 
Bolla di Papa quinto Pio a far li Censi» mai si è trovato re- 
medio alcuno d* estirpar tali abusi, e quindi nascono molti 
peccati, con danno notabile di poveri. 

Si dimanda conto deiradministratione di chiese di questa 
Pieve, se ben in alchuni lochi hanno renduto conto a me alla 
presentia di loro curati e sindici conforme al Decreto, Garzone, 
più grande cura di questa Pieve e di qualche rilevo, se ben 
rechiesti mai hanno voluto rendere conto di loro administra- 
tione; et in ciò si è dimostrato più renitente il loro curato 
di tutti loro, che dà grande sospetto e pocha ubedieuza, il 
medesimo ha fato Musso. 

Se dimanda conto alli Sindici di Pianelle, di beni di chiesa, 
che hanno alienati. Il medesimo si faccia con Cromia, quali 
nelli conti che mi hanno datto della chiesa, hanno speso 
circa L. 200 di quello della chiesa per comprare utensili per 
uso di loro curato. 

Si dimanda conto alli Sìndici del conseglio di Rumo, quali 
per cosa certa hanno speso circa ducati 60 per haver la loro 
sepai*atione di elemosine della chiesa. 

La terra di Bronzo era solita a distribuire mezo staro di 
castagne a poveri una volta Fanno, il simile faceva la comu- 



- 197 — 

niià conseguo di Rumo, e tutte due hanno messo il tutto 
in oblivione, e cessato di questo solito, e tanto più ordinato 
a loro per espresso ordine che perseverino al solito, e da me 
nel tempo che gli vado a stazione all'altare e fuori con grande 
instantia, niente mandano in esecutione. 

A presso dimando con^grande istantia che mi sia fatta giù* 
stizia de li insulti e minacie fatemi da Gio: Lorenzo e Pietro 
con Andrea fratelli e figlioli Goronini di Vanzonico comune 
di Stazona, quali publicamente mi minaciano per loro et altri, 
che mai ho da morire per mani d*altri se non di loro, e che 
mi veleno cavare il cuore, che quelle enorme ingiurie che si 
possano dare al più grande infame che sia al mondo, di quali 
tutte cose m*offerro a provarle tutte, ove con le presenti sup- 
plico a V. S. R."a che essendo in questo della visita atto, si 
degni pigliare degna informatione di tali loro insulti, con 
grandissimo scandolo, e contempto della chiesa, e pigliando 
informationi della vita lor trovarà, esser persone infamissime, 
publici ladri, condemnati e sententiati almeno due volte alla 
forcha, e banditi. Di questo ne posso rendere vera testimo- 
nianza, che essendo per ladri banditi e condemnati alla forcha, 
mosso a compassione a loro preghiere, fui Tauthore io di haver 
la liberatione dal Duca di Milano di Terra Nuova, et stando 
giorni 65 a Milano con tanti stenti che non si può del tutto 
raccontare, cosa che mai puote muovere ninna pei*sona di 
queste parti, ma egli è proverbio vecchio, chi disimpicda il 
tristo dalla forcha, la sua se gli vicina. E perchè o deponuto 
la verità in giudicio delli insulti usatimi farme in casa mia 
alla presentia di sei testimonj, sina in voltarmi Tarchebugio 
con la corda accesa centra me, e publicamente insultarmi di 
quelle ingiurie enormi, che siano al mondo, di poi levarmi per 
forcha uno in giudicio, e al presente hanno ardire con tanta 
sfrontatezza avanti a V. S. IlL^ et R.°>& che nel mio esamine 
li ho gravati iniustamente, che dimandano restauratìone. Se 
piglia informatione di loro in tutta questa Pieve, non gli sarà 
persona, che dirà bene di loro, biastematori, ladri publici, lingue 
venenose di profondare una città. 

Io Arciprete di Dongo. 



--- 198 — 

Itejn dimando ohe mi siano datti miei funerali, ohe sono 
per li mortori di grani N. 80» por li pioholi N. 15, se bene - 
per il pasato erano molto di p|ù, o varo ohe mi sia datto por 
li detti funerali quello tanto ha ordinato Mona. R.^^ di Ver*^ 
celli, come appare nelli suoi Decreti di L, 25 imperiali per 
Tanno, et Sindici siano obligati all^. cosj necessaria della sa- 
cristia] Io ohe spero» et dimaado ohe mi siano datti il restauro 
delU passati. Se piglia poi informatiooe delle masare di pretti 
et massime di questa Terra di Dongo, troverà che p. Stefano 
ne tene una sospetta et sensa lioentia^ 

Item dimando che mi sia restituito il mio giardino vicino 
alla oasa deirAroiprete, usurpato per il Oan.«<^ p. Stefano Piszo. 

Memoriale de mi 
Arciprete de Dongo. 

Item la Comunità di Dongo ha datto uno cambio di loro 
decime a Ti*omezo» del quale non si ne ricava ninna, e 
loro godono le decime ^e tutto il loro territorio, come appare 
neirinstromento, parimente detti huomini di Dongo mettono 
nuovi pedagij sopra la misura del vino, facendo pagare per 
ogni brenta di daoio soldi doi per brenta, cosi fluino sopra 
il pane. 



Die Lunee octavo mensia Novembris. 

Praediotus R.™^^ prossequendo visitationem, in mane 

accessit. •• ad Eoclesiam plebanam et coU^giatam S.<^^ Stephani 

de Dongo, qu8e Eoclesia est prope ripam lacus» et distat a loca 

Dongi per quartam partem miliaris vel circa .. •• 

Chiesa eoiiegiau La chlosa ooUogiata di S.^o Stefano di Dongo è construtta 

ed aroiprelale 

DÌ,n%. ° *** in tre navi, de quali le due laterali sono fatte in volta, et 
quella di mezo non è in volta, ma ò bdn alta assai et soffit-* 
tata sotto il tetto, se bene aono scoperti i travi di larice oon 
le capiate. In cima della nave di mezo vi ò una capella alta, 



- 199 — 

bella, fatta in volta/Che è la capella magiore dove vi è il ehoro, 
tutta depinta et Botto la volta, et a torno la volta et pareti, et in 
essa vi ò l'altare magiore attacatò al mui*ò .... con una bella 
ancona grande et belle pitture vechie però, ma per la magior 
parte adorate» ... ^ DI fuori del choro di d.» capella vi sono 
cancelli di ferro, continuanti da un lato air altro di tutte le 
tre navi, belli ••. . a detta captila vi lono due finestre da i 
lati deiraltare, longhe ma strétte, però rendono chiaro a suf^ 
ficenza. ^ « . . Il battistero ... è collocato in una capella in 
volta di dentro della porta della chiesa a man sinistra quasi 
subito entrati • • . detta capella dov' è (il) battistero ò grande 
ma non anco depinta, et tutta cinta de belli cancelli di ferro* 
— . . . Nella nave del corno dell' evangelio in cima nel sitto 
dell'altare magiore vi è un'altare dedicato a S.^ Giovanne, et 
le feste si fano per S.^o Gio. Battista et Evangelista, è oon- 
secrato, et il cancello di ferro detto di sopra serve anco per 
cancello a quésto . . » detto altare non ha icona ne pittura 
a torno, ma solo vi è postò una tila con il cenacolo de Apostoli 
indecente et una statuetta mèdia di legno d'an santo, adorata. . . 
Nella medesima nave nella seconda Volta vi è una capella in 
nichia con un altare dedicato a S.^ Piotilo Martire et a 
S.^ Marta.»» con una icona di legno pinta con l'imagine 
di &to Pietro Martire, della B. Vergine, di 9J^ Marta et di 
S.to Steffano et in mezo dell'icona vi ò una croce con un 
crucifisso; d.o altare è cinto de cancelli di ferro belli • . . detta 
nichia et volta non ò depinta ma solo intonegata. Neil' altra 
nave, in cima della nave oonform' al sitto dell'altare magiore, 
nella parte dell'epistola, vi ò un altare dedicato a S.^ Geòrgie 
martire . . • ha una icona di legno pinta con l' imagini de tre 
Magi in cima, et a basso di S.^ Ambrosio et Geòrgie, ò cinto 
de cancelli di ferro con bradella mediocre. Di fuori d'essi 
cancelli nella medema nave a man destra vi è un' altra capella 
in nichia con un'altare in essa • . » dedicato a S.^ Sebastiano . . . 
detto altare è cinto élé cancelli di ferro . é • et ha una ancona 
pinta in tila, guasta parte dall' humido, con le imagini della 
Beata Vergine con il figlio In brachio» di S«^<> Sebastiano et 
Rocha alla destra, et de S^ Steffano et Antonio a nìan sinistra, 



- 200 - 

nel resto detta capella è semplicemente imbiancata. — . . . Vicino 
alla porta magiore, che è in mezo a ponto della nave di mezzo, 
et a pena dentro di essa, in una meza volta da man destra, 
alto di terra circa un brazzQ, è messo il sepulcro dell' arci- 
prete e canonici d' essa chiesa, et ivi vicino di fuori vi è il 
campanile di pietre piccate, grande a forma di torre con 
sopra tre campane. Di fuori della porta magiore vi è un 
portico vechio in forma di atrio, et sopra di esso vi è un loco 
soffittato con una fenestra grande con orate di legno per 
la quale si guarda in chiesa, et due altre fenestre con ferrate, 
che guardano nel cemiterio con un luogo attacato che serve 
per le congregationi delli scolari, dove anco 8*è inteso che 
mangiano tutti insieme due volte Tanno. 

Dalla parte dell' evangelio, nella nave dov' è V altare di 
S.^o Giovanne tra 1 cancelli e d.o altare vi è una sacristia in 
volta, .... di sopra detta sacristia vi è un altro luogo pure 
in volta, ove si repongono li paramenti per schivarli dall' inon- 
dationl delle aque, che alcune volte entrano nella sacristia. 
Di fuori della chiesa vi è sitto di cimiterio grande ma guasto, 
et ripieno per le inondationi delle aque, et vi sono parimente 
annesse quasi alla chiesa molte mura et base di case destrutte, 
che erano per ressidenza del arciprete et canonici, ma furono 
destrutte ^da Grisoni heretici l'anno del 31. — Detta chiesa 
compreso il portico, è longa passi 61 o circa, et larga 25. 

^llSjfolJrSf.^"' Vicino alla detta collegiata un'arcabugiata, andando verso 
S.^o7Gregorio, vi è un sitto con i muri alti sei o sette brazza, 
et con segno della cima d'un campanule et un poco de vestigij 
d'una 'capella vechia, ove si dice che era una chiesa dedicata 
a S.to Ambrosio . . • et alcuni particolari hanno apogiato muri 
di cassine alle pareti di detto sitto. 

chieM di 8. Maria Poco loutauo dalla detta collegiata, venendo verso Dongo, 

dal Riama. ^ " 

vi è una chiesa fatta in volta con il sitto novo di tre capello 
in volta, che non sono però anco intonicate, né in esse vi sono 
fatti altari, ò dedicata alla B. Vergine in memoria dei mira- 
culi fatti in quel luògo da essa con l' imagine soprani! muro. 



— 201 — 

ove doppo i miraculi fu edificato un altare et un oratorio, et 
bora di elemosine si è edificata nel modo suddetto, con disegno 
di transferire poi quella pittura et parte deirimagine della 
B. Vergine alla capella dell* altare magiore et intorno alla 
parete dove è tal imagine vi è un cancello di ferro. Dalla 
parte dell'evangelio, vicino alla capella magiore, vi è la sacristia 
in volta, bella con paramenti et diversi voti d'argento, et dalla 
parte dell'epistola vi è un mezo campanille con due campane. 
Questa chiesa ha due porte, una in fachia et avanti essa 
un atrio, et l'altra laterale verso la canonicha et si governa 
dalli sìndici della comunità. 

1593, die martis nona mensis Novembris. IH. R.^^b DD. Epi- ^i'TS.'ì'tinici!" ' 
scopus comensìs, prossequendo visitationem, accessit ad Eccle- 
Siam S.^» Mari» loci Dongi ... et reperuit ut infra. — La chiesa 
di S> Maria ha una sola nave, con doe porte, una grande in 
contro all' altare magiore, et l' altra laterale dal canto del- 
l'evangelio, et è in volta con molte finestre co' suoi vetri. 
L'altare magiore ò bello, et secondo la forma, et ò conse- 
crato, et è attaccato al muro, sopra dei quale vi è una bella 
ancona con la B. Vergine di rilevo, S.*o Stefano, S.*o Giovanni 
Battista, tutte dorate, et graildi et di sopra di esse figure vi ' 
ò Iddio Padre, col Annontiata di rilevo, ma picioli, ha moggia 
capella in volta, et depinta di vaiie figure, ha i cangelli di 
ferro . . . Dal canto della capella dell'aitar magiore vi è una 
sacrestia da basso et un'altra di sopra... Dal canto dell'evan- 
gelio appresso la porta laterale è una capella con volto, et 
cangelli di legno, il quale volto è depinto di varie figure, et 
non ha ancona, ma vi è nel muro depinto uno crucifisso et la 
B. Vergine et S.^ Giovanni evangelista, et è dedicato a SM Maria 
Madalena, SM Orsola et S.^ Catarina, et è consecrato, ha doe 
finestre . • . Dal canto dell'epistola vi è uno altare non con- 
secrato dedicato a S.^ Tomaso apostolo, nel quale non vi è 
ancona ma solamente un crucifisso dentro una ancona di legno, 
ha li suoi cangelli di ferro et è con il volto nel quale non vi 
è depinto cosa alcuna ... Di sopra la porta magiore vi è una 
elvella in volta con uno cangello di legno, nel quale vi è uno 



à 



— 202 — 

altare dedicato a S.^® Pietro Vi è uno campanile con dee 

campane, ecc. (*). 



<1) DoDgo, già capolaogo del mandamento ora soppresso per effetto della 
legge 30 marzo 1800 ed aggregato al mandamento di oravedòna, si trova sulla 
sponda occidentale del lago di Como, allo sboooo del copioso torrente Albano. 
Intorno airorìgine del suo nome altri il vuole da Onga compagno di Reto, 
capo della colonia etnisca, cbe, cacciata dal suo paese dai OalJi, riparossi 
air Alpi ; ma altri, con minore str&neua, dal latino Unea o Adunca, per la 
forma del seno, in cui appunto siede Dongo. Questa borgata, con Oravedòna e 
Borico, componeva insieme le Tre Pievi. Vestigi importanti per memoria antica 
in Dongo nessuno. Neppure una reliquia delle varie sue torri, tra le quali 
distinguevasl quella di Metta, fìibbrlcata, vuoisi, dai Galli per difendersi dai 
Reti (Rebuscbini, Storia del Lago di Como e prinoipalmeiUe della parte eupe- 
riore di esso denominato delle Tre Pievi)^ e quella dove venne guardata r im- 
peratrice Adelaide dal maggio al settembre deiranno 951, lorcbò ne fo liberata 
dal cbierico Martino (lo stesso, ivi). Sopra Dongo, nel monte di Tegano, evvi la 
miniera del ferro, scoperta, dicesi, da Giacomo da Desio nel 1480, e presso il 
villaggio di Barbigoano evvene un*altra di ferro e rame. Fino dal 1465 trovasi 
menzione della fucina stabile nella pieve di Dongo per la fusione del ferino. 
La presente fucina dei signori Rubini, cresciuta a cosi bel flore negli ultimi 
anni, viene, a quando a quando, fornendo le nostre città dei preziosi e diligenti 
suoi lavori; ma le miniere sono oggigiorno abbandonate e il ferro gregio da 
fondere fassi venire d*altrove. 

La parrocchia, di libera collazione, conta attualmente cinque chiese, la 
prìnoipale delle quali è la plebana arcipretalo« già collegiata, con nove cano- 
nici, soppressi poi nel 1798. Poche ed incerte sono le notizie che si hanno 
deirorigine e progressi del cristianesimo in questa pieve ; documenti antichi 
non ne ho potuto trovare. Da aleuni istromenti si rileva solo che Alchario, 
figliuolo di Rosso Casali di Dongo, governava la detta chiesa nel 1240, nella 
quale epoca era già collegiata. Elia Canova era pure arciprete nel 1970; pòi 
• buio pesto fino al 1533, del qual anno è il seguente istromento, che conservo in 
Originale presso di me, oontenente gli statati di quel capitolo : 

« Ordihatlònes Bcdesie Dongi rogate per me Aluisium Lambertengura 
notarium supepinde laudatum. 

« In nomine Domini Amen. Anno a Nativitaté eiusdem millesimo quin- 
gentesimo trigesimo tertio, Indictione sezta, die sabbati nono mensis Augusti. 
Quoniam nil utilius nilque in Ecclesia Dei laudabilius est quod et Ecclesie a 
ministris suis soUicite venerentur divina ordinate debitis hoHs celebrentar in 
ipsisque 'Dei et Ecclesie ministris norma et ordo taliter serventur ut ncque 
divinus cultus ibidem uUo tempore cesset aut relinquatur neqtie Inter Deo ai 
Ecclesie railitaotes lites aut jurgia aliquo modo oriantur sed leges et ordiaes 
serventur, ex quibus omnia recto et composite in Ecclesia Dei procedant. Ideo 
. R.dus et sapiens J. u. doctor dominus Jo : Oeorgius de paravicino ti.mi DD. Ce- 
saris Trìvultij Dei gratia Epi. Comen. vicarius generalis, qui prò debito officy 
sui visitavlt Ecclesiam plebanam et collegiatam s.ctl Stephani de Bongo lacos 
et dico. Comi et nullos inibi adesle ordlnes reperuit sub quorum norma dai 
Archipresbyter et Canonici diete Ecclesie vivere queant et quod ob carentiaoa 
ordinum et statatorum sepe Inter eos lites et Jurgia oriuntur veleni quantum 
cum Deo poteet indemnitati diete Ecclesie providere, habitaque per eum super 
lice matura et diligenti examinatione et deliberatione infrascriptos ordines in 
presedtia et cum consensu infrasoriptomm dominomm Arohipresbyteri et 
Canonicorum predicte Ecclesie fecit et per me notarium infrascriptum legi et 
•is domlnis Afchlpresbytefo et Cailonicis publicari jusslt in hune qui sequitar 
^modum videlizet 

« tmprimis suprascriptus R.dus D. Jo: Òéorgius vicarius utsupra statuii 
et orilioavit ac ttatult et ordinat qaod qutiibét catiMiioiis qui vactpiatar ad 



- 303 - 
1593 alli 9 di Novorabro. Visitata la cUiQsa parocbiale di cwf"* ^Veg^J^i! 



S.^ Gregorio del cousiglio di Rumo, separata dalla collegiata 
di Dongo et lontana in piano però un miglio e mezzo, il cui 
Ticeceraio ò m. pre. Battista Cazzola di Gravedona, ò edificata 
in una gola nare tutta soffitata, ha una capella di mezza volta 
airo riente pinta con il Salvatore et li quatro evangelista au. 



Jorio 
CviMtf'lo Ramo* 



alìqaam prAbendam dioto VcoUsie teneatar et obligaUis ait j arare per se \el 
per prooaratoreQ speoialem Ip manibas diotoram D. arcbipresbyteri et Canp-' 
nieoram vel aliouiui ex eie de observandìB etatutlt et ordinibus ac laudabili- 
bus ooQsaetudiaibaa prediote Ecclesie necnoo dare predicto Capitalo nomine 
Pabriee saorastie diete Ecclesie medietatem fractuam primi anni prebende sae 
et teoeatur facere pastum unum condecentem Dominis Arobipresbytero et Ca- 
nonicis residentibqs Ecclesie ipsius, et quod dictom Capitulam teneatar aliqaen 
OaDonionm residentem diete Ecclesie deputare qui babeat dictos denarios re- 
cipere nomine diete fabHoe, et qui singulo anno teneatur red4ere rationem 
dieto Oapitulo de receptis et ipsi denarij exponantur ad uUUtatem saorastie 
prout ordinatum fuerit per dictum Capitulum. 

• Itev atatuit et ordinavit ao statuii ac ordinat quod quilibet qui reci- 
piatnr In Canonioum predicte Ecclesie teneatur et obligatus eit dare cuatodi 
ejaadem Boclesle florenam un«ai auri antequam «tdmittatur ad poeaessionem 
pMbende sue, 

« Item ordinavit et ordinat quod quilibet Canonieus Ecclesie predicte 
infra annos duos proxime (Uturos postquam adeptus fUerit possessionem pa- 
cifleam prebende sue teneatar et obligatus ait facere inventarium per inatru- 
montom de bonis et ju^ibus prebende sue, et dare copiam dicto Oapitulo que 
teneatar in archìvio diete Ecclesie. 

« Item, quia fructus et redditus capitalares ipsius Ecclesie debent distribuì 
secondam merita dominorum Archtpresbyteri et Canonicorum diete Ecclesie 
qui deseirierìnt ipsi Ecclesie, ordinavit et ordinat quod annue interessentinm 
divinis in ipsa Ecclesia Incipiat in festo 8.cti Petri apostoli cuiuslibet anni, et 
qaod quilibet Canonieus Ecclesie c^usdem antequam promereatur et percipiat 
de qaotidianis diatributionibus et fructlbus capitularibus Ecclesie ejusdem 
primo teneatur et obligatus sit deeervire ipsi Ecclesie per menses quattuor et 
quod QUllus Canonieus diete Ecclesie recipiatur ad residentiam nisi (berit in 
ordine Sacerdotali constitutus, et nisi examinatus laudatus approbatus prò suf- 
ficiente in officio et cantu per dubs examinatores elligendoa unum videUzet 
prò parie dicti Capitali et alterum prò parte canonici petentis se admitti ad 
residentiam, et quod omnea et ainguU fructus redditus decime primiUe et gau-> 
dimenta spectantes et pertinentea ao spectantia, eto. supraacripto Capitulo 
dividantur Inter dominos Arcbipresbyterum et Canonicos residentea qui inter- 
ftierint deserviendo in divinis predicte Ecclesie ut infra declarabitur. 

« Item ordinavit et ordinat ad boc ut maior diiigentia babeatur circa 
caltam divinum, et ne aliquls residens exquisitoa colores ae ezonerandi a 
diYinis boria quod domini Arcbipresbyter et Canonici prò tempore residentes 
d.lcte Ecclesie teneantur et debeant celebrare vesperos et completorium in 
supradicta Ecclesia omnibus vigilijs de precepto omnibus diebus sabbati et 
omuiboa diebus dominicia et alija festivia, et ipsis diebus dominicia et aiys 
fasti vis cantare missam et per octavas sacratissimi Corporia Dni uri Jesa 
Cbristi et Sante Marie ad Qelisabetb dicere omnes boraa canonicas in eadem 
licclesia. Et qui interfuerit vesperis oompletorijs festorum duplicum videlixet 
Virginia Marie» apostolorum et aliorum dlerum a jure vel de consuetudine diete 
Ecclesie prò qualibet duamm borarum promereatur et babeat aoldoa octo 
tercioi., et In diebas dominicls ^ t alijs fesUvis non aolemnlbus qui intef (l^^rti 



- 204 — 

alto et altre pittare diverse, nella quale vi è un* altare con- 
sacrato sotto titulo de S.to Gregorio et S.^ Apollinaro, cinto 
de cancelli di noce torniti,... sopra l'altare non vi è alcuna 
Icona, ma sdrveno Timagini pinte a torno .... Di fuori dei 
cancelli di d.& capella magiore dalia parte deirevangelio vi ò 
un altare posto nel muro dedicato alla 6. Vergine ... ha sua 



misse promereatar soldoa sex tereioloram et qai interftierit Teaperis soldos 
qaattaor terc. et qai interfaerit completorio soldoa trea toro, qai interfoerit 
miaaia veaperia et completorija diebaa infraacriptaram aolemnitatam Tidelizet 
Nativitatia, C|rcamci8ioai8, Epifanie, Paacbatia Reaarectionia, Pentecoatea, et 
A Bcen aionia Dai Nri leaa Chriati, Annanciationia et Aacenaionia glorioae virginia 
Marie, palmarum, diebaa Jovia, Veneria et Sabbati Sanctia, die feativitatia 
omniam Sanctoroin videliaet miaae promereatar aoldoa aedeoim terc. veaperia 
vero aoldoa octo terc. et completorio totidem terc., qai aatem interAierit boria 
canonicia in predicta Ecoleaia in octavia corporia Cbriati et Sancte Marie ad 
Heliaabetb promereatar et babeat prò qaalibet daaram boraram aoldoa daoa 
tereioloram. 

« item ordinavit et ordinat qaod qailibet reaaidena intereaae debeat in 
divinia in aapradicta Bcdeaia cam cotta alba et bireto condecenti acilicet in 
miaaa in principio bimni angelici videliset Oloria in ezoelaia Deo, in veaperia 
in principio aecandi aalmi, et qai eo qaoqae modo non interfaerit nibil per- 
cipiat periude ac si abaena atetiaaet et qaod Capitalam diete Bccleaie teneatnr 
deputare aliqaem ex Canonicia aea Capellania aat Caatodem sapradicte Bccleaie 
qai iuste per eiaa tarnam faciat notam intereasentiam in divinia in ipaa Ecclesia 
et quod prò interesaentibaa babeantur et repatentar etiam illi qai prò negocUs 
dicti Capitali faerint absentea, cam confeaaa dicti Oapitali ac infirmi ezistentes 
in Comaaitate Dongi. 

« Item ordinavit et ordinat qaod omnes primitie decime spectantea diete 
Eccleaie 8.cti Stepbani aint Capitularea et dictam Capitalam teneatar ad ceie- 
brationem quotidiane miaae in dieta Eccleaia. 

« Item ordinavit et ordinat quod nuUua Canonicua Capellanoa nec costos 
nec aliqula aliua ezportet aliqaem libram calicea paramenta nec alia jocaUa 
eziatentia in a acraatia diete Bccleaie extra eam aacraatiam preterquam in dieta 
Eccleaia ad officia aub pena aoldoram quinque tertioloram prò qaalibet vice» 
qui denarij convertantur in incenao et candelia, aalvo in oaaa inflrmitatia et 
cum licentia maioria partia dicti Capitali. 

« Item ordinavit et ordinat quod custodi diete Bccleaie qui prò tempore 
fuerit conaignentur omnia paramenta libri calicea crocea et omnia ornamenta 
altarium et aacraatie predicte Eccleaie et ipae caatoa teneatar jarare corpora- 
liter ad S.cta Evangelia manibua tactia Seri pturia quod ipaa paramenta et alia 
auperiua nominata predicte Bccleaie conaervabit et conaignabit predicto Capi- 
tulo quando aibi placaerit, et quod teneatur ipae caatoa idonee fldejubere 
qaod predicta fldeliter conaervabit et reatituet predicto capitalo ad ani libitum. 

« Item ordinavit et ordinat quod qui ex dictia Canonicia non interfoerit 
rogationibua que per totum anni circulum flunt ad dictam Eccleaiam et in 
Comunitatem et in territorium Dongi juxta bactenua aolitum amittat prò ala- 
gulo die quo non interfaerit ipsia rogationibua aoldoa octo Imperialiam et 
Increntur per eoa Canonicoa qui interfuerint. 

« Reaervana ac reaervavit et reaervat idem dominaa Vicarios aibi arbi- 
trinm et facultatem alioa ordines et atatuta faciendi et preaentea moderandi 
reformandi et renovandi prout aibi viaum fberit expedire, et boc preaentibas 
dominia preabyteria Baptiata de Rippa arcbipreabytero, Tbadeo de Mazacbia et 
Geòrgie de ramo ambobas Canonicis prebendatis et reaidentibaa diete eoclesie 



— 205 — 

bradella et cancelli di legno torniti convenienti, non ha icona, 
ma in cambio in fachia delFaltare sopra il muro una pittura 
della Beata Vergine col figliuolo in brachio, di man destra 
S,to Ferdinando, et dall'altra S.to Pietro Martire ... Nel corno 
dell'epistola. • . fuori delli cancelli ... vi è la sacristia tutta in 
volta ... Il vaso del battistero è posto a mano sinistra nel- 
l'entrare della porta magiore d' essa chiesa nel cantone . . . 

predictos ordines acceptantibus et eis oonsentientibas mandans ac mandavit 
et mandat jdem dominas Vicarias mihi notarlo infrascripto, ut de commissis 
pablicum conflciar Jnstrumeatam. Acta fueruat hec omnia sub anno indictione 
die et mense ut saprà, in domo dictL R.di D. Vicarij site in parochia 8.cte Marie 
Comi, presentibns ibi prò testibus ven. D. p.bro Bernardino Beccaria absentis 
prefati R.mi D. Episcopi Sìndico Comi commorante, ven. d. Jo: lacobo Vitndono 
Canonico Ecclesie Majoris Comi, et D. presbytero Jeanne de Urlo Canonico 
Ecclesie s.cti Vìncentg de Grabadona Gomensis lacns et diocesis, notis omnibus 
et idoneis ad premissaqae yocatis et rogatis ». 

Dopo Tarciprete Battista Riva, menzionato neiristromento sopra esposto, 
non 8* ba cognizione d*altri se non deirarciprete Pietro Manzi; autore della lettera 
al Ninguarda contenuta in questi Atti di Visita. Al Manzi, intorno air anno 1618, 
succedette Oiilhnantonio Scanagatta (▼. Ballarini, Cron. di Como, parte III, 
pag. S74 ; Quadrio, tomo II, diss. V, s XIV, pag. 509), che indefesso nell'assistenza 
degli appestati, mori vittima del suo zelo, a 66 anni, il 7 novembre 1637. Oli altri 
sono noti. — La chiesa parrocchiale, che meglio si potrebbe chiamare un pic- 
colo duomo, prima del 1716 non era altro che una chiesuola a tre navate posta 
a livello del lago. Ma causa le frequenti inondazioni, il clero fu obbligato a 
chiuderla. L'arciprete Giovanni Stampa volle rifabbricare, sulle fondamenta 
della vecchia, Fattuale chiesa, ma non vide il suo compimento che verso il 1740. 
Il nuovo presbiterio occupa tutta V abside mediana e metà delle due absidi 
minori semicircolari deir antica chiesa; Taltra metà vedesi tuttavia d^ambo i 
lati, con la vòlta ottangolare cordonata di bella forma, che porta affreschi pre- 
ziosi, ancora ben conservati, del 1500. Dal naufragio deir antica basilica cam- 
parono, oltre i resti delle absidi sopradette, la vasca del fonte battesimale, 
elegante lavoro del 1400, ed una lapide incastrata nella parete a sinistra, con 
una lunghissima iscrizione del 1315, che qui mi astengo dal riportare, perchè di 
poca o nessuna importanza, ^ perchè fu già pubblicata da altri. Venne la chiesa 
consacrata il 14 giugno 1804 dal vescovo Rovelli ; ha cinque altari, tutti con pietra 
sacra, ed un sesto neirannesso oratorio della confraternita. Sono degni d'am- 
mirazione le dieci statue dei santi titolari della pieve, lavoro eseguito nel 1771 
da Stefano Salterio di Laglio. Il pulpito e la bussola della porta di mezzo sono 
lavori di frate Giuseppe Nicola, eremita, fatti verso il 1780. Giulio Quaglio, i 
Torricelli di Lugano, Carlo Scotti di Laino e Filippo Bellati vi hanno fatto 
buone pitture. Dietro Taltar maggiore, che un tempo era di legno, ed ora di 
marmo, si leggeva la seguente iscrizione : Michttel Angelus CardinaUs Riooi 
mortuus Romcte, vivit in patria. In un pilastro fU incastrato un bassorilievo 
del Marchesi, che rappresenta, sotto le forme di vari angioletti che volano 
all'Eterno, i figli defunti del notaio Sormanni Francesco, che villeggiava in 
Bongo. Possiede un calice d'argento dorato, lavoro a bulino con una medaglia 
di smalto al piede, rappresentante S. Benedetto. Porta in giro la seguente 
leggenda: i420 die iS septembris, Caliaf iste factum fuU ad honorem santi Be- 
nedicti perlhomines de Barlrtgniano et sindicos ecclexie saneti Benedicti, 

Dopo la parrocchiale viene, per importanza, la chiesa di S. Maria in Mar- 
tinico, che è una delle più vetuste di tutta la pieve. È costrutta di sassi, ben 
lavorati e ben connessi, con bella cornice sostenuta da piccoli archi a tutto 
centro. Ha tre altari con annesso un oratorio per la confraternita, avente un 



• 206 — 

Dai lati della capella magiore vi sono due finestre che sono 
longhe et strette . . . Passata la sacristia vi è il campanile 
con la porta che responde nella chiesa, qnal campanile è alto 
et bello con due campane sopra. ... In questa chiesa vi sono 
due porte» la magiore che ha un atrio avanti, et doppo il muro 
del campanile vi ò un cemiterio coperto, con dentro due se- 
pulture. L* altra porta è laterale a man sinistra a presso al 



I altro altare, tatti con pietra sacra. La chiesa ò consacrata, come appare 
daUe croci che scorfironsi salle pareti. Sono osserrabili : relegante cornicione 
del fianco sinistro, che raTvicina il monumento alla S. Maria del Tiglio ; un 
oùuio e la finestra sullo stesso fianco, la facciata e la porta maggiore ; dai 
quali ultimi elementi si sospetterebbe che r edificio possa essere anche più 
antico. Neirangolo di detto fianco venne immurato un leone di un^epoca assai 
più remota. Il presbiterio» tutto dipinto da Oio. Mauro della Rovere, è di più 
recente costruzione. Contiene due belle pile deiracqua santa, del XVI secolo. 
Possiede una bellissima croce d* argento smaltata e niellata con ornamenti 
e statuette col nome del Fautore, FraneUcus de ter Gregorio, e colla data 15is, 
preziosissima indicazione, perchè serve a precisare anche r epoca in cui fli 
fatta quella di Oravedona, assai più bella, opera dello stesso autore. Possiede 
nolt re due secchielli d*ottone con bei graffiti del cinquecento. ntJn*altra chie- 
suola, sotto il titolo di S. Ambrogio, con annesso monastero di monache (cosi 
vogliono alcuni, sebbene del monastero in questi Atti non si faccia menzione di 
sorta), che venne poi onninamente distrutta, sorgeva anticamente in Martinico. 
Sulle rovine di questa ex-chiesa sorge ora maestoso l' asilo infantile. 

Vicino al Lesio lo sguardo del visitatore si spinge entro la vallata a 
mirarvi r accavallarsi delle ardue vette, per cui si sublima alla regione delle 
nubi il PiMxo di Gino, alto metri 2294 dal livello del mare, e scorge, air im- 
boccatura di quella stessa vallata un balzo, su cui vagamente poggia una chie- 
suola. Quel tempietto è intitolato a 8. Gottardo ; ivi, in una cappella, conservasi 
rimmagine del santo vescovo d* Hildesheim, rozzamente dipinta sul muro al 
principio del 1600, e che giaceva nella antica chiesetta più abbasso, donde, 
essendo caduta in rovina, fu levata e colassù trasferita; il tempietto è di figura 
ettagona, e la prima pietra vi fu posta nel 1633 dall* arciprete Oiovan Antonio 
Scanagatta. La tela, dipinta ad olio nel 1688 da Giacomo Barbelli, cremasco, 
meriterebbe d^essere osservata. Ogni anno, ai 4 Ai maggio, vi si celebra, con 
gran pompa, la festa, abbellita dal recente uso dell* offerta de* canestri, e le 
damigelle e le giovani spose di Dongo, con pietosa gara, fanno a chi porge il 
più ricco, il più bello. Eseguita la vendita di questi doni, la folla in un lampo 
si dirada ne* erotti, ove s* imbandisce il contenuto negli ambiti canestri. 

A Mossenzonico ancor vedonsi le vestigia del palazzo erettovi da Gian- 
giacomo Medici, ov* egli d*ordlnario abitava ; alcuni bassi fondi, che sono a sua 
vicinanza, ancora conservano il nome di peschiera de* Medici. — Nella chiesuola 
di S. Lorenzo, esistente in questa frazione, si ammirano le statue di Maria 
Vergine e del Redentore morto, lavoro del celebre Moragliano, scultore geno- 
vese, largite dalla famiglia Moro di questa terricciuola ed arricchita in Genova. 

A Barbignano esisteva un oratorio dedicato a S. Benedetto, che serviva 
nn tempo ali* ospizio dei monaci Benedettini, forse dipendenti dal priorato dei 
Cluniacensi di Piena; ma fin dal 1800 fii soppressa e convertita in magauino 
con forno fusorio del ferro che un tempo si estraeva dalle vicine miniere, ed 
ultimamente in abitazione d*operai della ditta Rubini. 

Di tutte queste chiese però merita speciale attenzione quella della Madonna 
del Fiume, non come opera d*arte, ma per la leggenda che ad essa si annoda, 
e pel convento dei francescani annessovi, che tuttora vi dura. 'Passato r Al- 
bano sul ponte costruttovi r anno 1792, si contempla la cappella dipinta dal 



— 207 — 

palpito quasi in mezzo la chiesa. — Questo comune fa fuochi 108 
in circa, anime 540, di comunione 300 in circa, 

(Segue l'atto ài separazione dalla matrice di Bongo ed 
erezione della chiesa di S. Gregorio di Consiglio Fumo in 
parrochia indipendente, fatta dotto stesso Monstg. Felidano 
Ninguarda nel iS90) (t). 



bravo frescante Fontana di Oera, e che rappresenta S, Maria del Fiume; r im- 
magine da cui scatarirono, come vuole una pia credenza, le prodigiose lagrime, 
si venera nella prossima chiesa de* francescani riformati. Il frate Eufrasio 
di Dervio (D. Giuseppe Buzzi) stampò a Lugano, nel 1808, le memorie storico- 
critiche di tale miracolo. In questo libro leggesi la seguente notizia intorno al- 
Totigine del convento dei riformati in Bongo. Cinzie Calvo nobile comasco si 
offerse di oostmrre a proprie spese un convento pei francescani riformati, nel 
. borgo di Menaggio, patria un tempo de* suoi maggiori. B già monsignor Filippo 
Archinti vescovo di Como, per la sua parte ne aveva emanato il decreto favore- 
vole in data dei 17 ottobre 1604. Alcune difficoltà insorte ne impedirono r ere-> 
zione. La comune di Dongo, inteso deirawenuto in Menaggio, aspirò airacquisto 
di questi nuovi ospiti, offrendo loro la chiesa della Madonna del Fiume* assistita 
già da un cappellano. L'offerta venne accettata, e vi fecero r ingresso e vi si 
stabilirono nel 1614. L* impegno da* quei religiosi assunto di assistere alla guar- 
nigione spagnuola, stazionata nel forte di Fuentes, facilitò la placitasione della 
Corte di Madrid, ed i religiosi vi dimorarono per circa due secoli. Ma per la rivo- 
luzione francese, che soppresse tutti gli ordini religiosi, anche i frati di Dongo 
dovettero snidare nei 1810, lasciando solo alla custodia del convento certo 
frate Clemente. La nobile famiglia Polti-Petazzi aveva potuto ottenere per 
prezzo non indifferente la proprietà del convento coli* annessa chiesa, e tutto 
quanto in essi contenevasi, e dopo molte pratiche presso il governo, ottenne 
nel 1838 il ritorno dei francescani nel convento stesso. Nel 1868, causa gli ultimi 
rivolgimenti politici, i poveri figli di S. Francesco furono scacciati dal chiostro, 
ed ospitati però a Musso dall* infinita filantropia dei fratelli Manzi, i quali sep- 
pero tanto far valere il loro buon diritto sul convento, che nel 1871 di nuovo 
vi tornarono i fhtti. Oltre ad una magnifica ed estesa ortaglia, tanto bene 
coltivata che sembra un eden, questo chiostro possiede una biblioteca che conta 
più di 6000 volumi. 

Ora che abbiamo dato qualche cenno sul convento, parliamo della chiesa 
annessavi. Bntrandovi dalla porta maggiore di destra, troviamo una cappella de* 
dicata a S. Francesco. Quivi si vede una tavola rappresentante il santo neiratto 
di ricevere le sacre stimmate. Il lavoro è di fra Gerolamo Cotica da Promana 
(Valsassina); dirimpetto a questa trovasi una seconda cappella dedicata a 
S. Antonio di Padova, che ha dei bellissimi dipinti. Procedendo verso il coro 
scorgonsene due altre degne d*es8er ammirate. Quella a destra rappresenta 
Gesù Cristo in mezzo ai ladroni. Neil* altra cappella è raffigurata la Sacra Cena. 
Bellissimo pure l'aitar maggiore riccamente fregiato di antiche pitture. Il cam- 
panile venne innalzato nell'anno 1506. 

In fine è in Dongo Toratorio privato della nobile famiglia Manzi, sotto il 
titolo dell* Immacolata, con un solo altare con pietra sacra. 

La popolazione della parrocchia è di circa 1^00 abitanti, e i registri par- 
rocchiali incominciano in modo regolare solo dopo il 1600. 

<l) Il territorio della parrocchia di Consiglio Rumo, appartenente alla pieve 
di Dongo, si trova allo sbocco della vallata del Liro, in un terreno completa- 
mente alluvionale. Il capoluogo (S. Gregorio) è attraversato dalia strada pro- 
vinciale detta Regina, dalla tradizione incarnata nel volgo che il primo trac- 
ciato di tale strada fosse aperto per volontà della regina Teodolinda, mentre 
è bene assodato che una via litoranea al lago esisteva sin dal periodo romano, 
battuta di frequente dalle legioni che salivano le Alpi per recati nelle Galiie e 



— 208 — 

'^drs.'G^'X?o•ii 1593 alli 9 Novembre. Visitata la chiesa et capella di 
Stazzona della pieve di Dongo, discosta un millio e mezzo e 
più dalla collegiata et matrice di via faticosissima, il cui capel- 



in Oermania, o le Bcendevano per rientrare in Italia, n paesello di Consiglio 
Rumo nulla offre d* interessante al visitatore, oostitnito com* è di numerose e 
pinole frazioni sparpagliate nella valle e sul fianco dei monti. Più che altro 
lo si potrebbe dire una frazione o un sobborgo di Oravedona. Da Consiglio per 
il passo di S. Jorio, si discende nella valle Mesolcina, dipendente dai Origìoni, 
ed a Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino. Anticamente Consiglio Rumo 
doveva esser soggetto alla pieve di Oravedona, o per lo meno il capitolo di 
quella chiesa plebana di S. Vincenzo aveva il diritto di decima, come appare 
chiaramente dal contenuto di una pergamena dell* anno 1842, che conservo 
presso di me, e che qui sotto pubblico, parendomi possa presentare qualche 
interesse pel lettore : 

Anno mtllegtmo duoentesimo XLII die dominico XJI intrante Januario. 
Jndictione quinUidecima imperante domino nostro friderioo dei gratia romtk- 
norum imperatore et semper augusto Jerusalem el Sicilie rege. Anno imperij 
eius vigesimo secundo. - (Jontentus et confessus est et fuit omni exemptume et 
oeckxione remota /loto et decima dominus Zerbus fUius q. ottoni de serberò 
clericus et o/ftidcUis ecclesie sancii vincenti} plebis grabadone et modo minister 
et in cmtea eiusdem ecclesie et capituli eiusdem ecclesie se recepisse et ìuibuisse 
nomine eiusdem ecclesie et capituli eiusdem ecclesie a johanne Alio dominici 
pell^gate de tcusimola (frazione di Consiglio Rumo) mentis dugm ei et adpartésm 
ipsius dominici libras tres et mediam denariorum novorumpro fleto Ulius de- 
cime qtiam ipse dominus Johannes tenetur a^ ipsa ecclesia sive Ob ipsis cano- 
nicis nomine ipsitu ecclesie in territorio montis serexij plebis graibadone et 
solidos tres novorum prò fleto Ulcvrum terrarum qtuu ipse tenetur ad fietum 
ab ipsis ccmonicis nomine ipsius ecclesie in territorio montis dugni et in con- 
cerno rumi de isto anno proximo preterito et curret usque ad santum marti- 
num in qvxt confessione et solutUme et receptione infrascriptus dominva serbus 
prò se et prò contratribus suis eiusdem ecclesie promisit et convenit obligando 
omnia sua bona pignore presentia et futura etibona ipsius ecclesie infrcucrtpto 
Johanni ei et ad pttrtem infrascripti dominici sttxre et permanere ttMMum et 
eontentum et tacere esse tacUos et contenJtos confraitres et capiiulum eiusdem 
ecclesie versus infrascripto Johanne ei et ad partem infrascripti dominiei et 
eorumheredum suis pignore et dapnAs sine dapno et pignore infrascriptorum 
dominici et Johannis et eorum heredum in pena et obligo omnis dapni et 
dispendii et interesse, quia sic inter eos conventum. datum gràbaOone in ripa 
gtiarimondorum unde plures carte unius tenoru rogate sunt fieri, adfuerunt 
testes ro0(Ui albertinus et Johannes fratres fUiJ quondam (Uberti ser gregorij et 
Johanninus fllius quondam JohannU ser gregorii omnes de graibaOona, 

(L. T.) ego guido notariva fUius quondam raymondi gasere de grab€Uiona 
interfui rogatus hano confessionem tradidi et scripsi cum glossula una. 

La parrocchia, di patronato comunale, fu eretta Tanno 1500, ai 90 di giugno, 
dal vescovo Ninguarda; Tistromento d'erezione, rogato dal cancelliere vesco- 
vile, ò annesso agli Atti di Visita del 1593. La chiesa, dedicata a 8. Oregorio, 
fy, consacrata, poiché se ne celebra ogni anno la commemorazione, ma non si 
sa precisamente da qual velbovo ed in quale epoca. Ha tre altari con pietra 
sacra. Possiede una tela rappresentante Cristo crocifisso, di buon pennello, e 
due tele appese alle pareti laterali del presbiterio, rappresentanti runa TAdo- 
razione dei Magi, Taltra la Beata Vergine col Bambino in braccio, sono dello 
stesso autore, e la prima porta scritto : Carlo Posso di Valsolda iBS9 dipinse. 
Annesso alla parrocchiale vi è Toratorio dei confratelli del SS. Sacramento. 

II registro dei nati comincia dall'anno 15P8, quello <!^i morti dal 1M4 e 
quello dei matrimoni dal 1636, e tutti continuano sino al presente, senza appa- 
renti lacune. La popolazione della parrocchia ò di circa 900 abitanti. 



— 209 — 

lano yicecurato è m. prete Antonio Zaradello della diocesi 
di Biella. — Detta chiesa è dedicata a S.^^ Giuliano Martire, 
è d'una sola nave larga, fatta in tre arconi olti*a le pareti del 
frontespicio et della capella magiore, et tra un arco et l'altro 
vi è la soffitta di legno di larice. Ha la capella magiore in 
mezza volta, bella et pinta tutta molto bene con le imagini del 
Salvatore e delli quatro evangelisti in alto, et a torno all'al- 
tare i dodeci apostoli, et in essa vi è l' altare magiore dedi- 
cato a detto S.to, grande alla forma, consecrato, cinto di cancelli 
di noce torniti . . . non vi è ancona, dai lati dell'altare vi sono 
due finestrelle belle et chiare con i suoi vetri afflgurati. — 
Il battistero .... di marmo è posto a man senestra nel- 
l'entrare della chiesa vicino al muro .... nò altro vi manca 
Qhe r imagine del santo, la quale si ò differta perchè dissegna 
la comunità fare una capella in nichia vicino al luogo dov' è, 
et ivi reponerlo più decentemente. — ... Di fuori della capella 
magiore nei bracchi di detta capella, da tutti duci i lati, vi 
sono duci altari consecrati, quello della parte dell' evangelio 
dedicato a S.^ Antonio Abbate, et l'altro alla B. Vergine, tutti 
duoi .... cinti di cancelli, con le bradelle, et con le embolie 
sopra per non esservi volta, quello di S.^ Antonio non ha 
ancona ma solo alcune imagini della B. V. di S.^ Antonio et 
S.to Sebastiano; quello della B. V., oltra l' imagine parimente 
della B. V. di S.^ Giuliano et S.^ Jorio, ha un quadro di 
bella pittura tutto adorato con le imagini della B. V., di 
S> Sebastiano et S.^o Paolo ... Da mano sinistra nell'entrare 
tra il primo arco et il secondo vi è una capella involtata, alta, 
fatta dalla compagnia di quelli di Stazzona che stano a Bologna, 
con un altare non consecrato dedicato parimente alla B. Ver- 
gine... cinto de cancelli di ferro, et con una bella ancona 
pinta in tila a oglio con li ornamenti tutti adorati, con l' ima- 
gini belle della B. V. con il figliuolo in brazzo, di S.^ Giuliano 
et S.to Sebastiano a man destra, et alla sinistra S.^ Marta et 
S.to Roche con altre pitture delli huomini che l'hano fatta 
&re senza però il nome ... — Di fuori dalli cancelli dell'al- 
tare di S.to Antonio vi è la sacristia fatta in volta. — . . . Subito 
dentro della porta magiore, che è in fachia alla capella ma- 

Baae. Stor. - Voi. HI. 14 



— 210 — 

giore, vi è una scala a man destra di pietra nella qnale si va 
in un luogo sopra, alto, in forma di coro de disciplini, che 
serve per commodità del populo non essendo alle volto la 
chiesa capace et è con una orate di legno di larice. — Ha 
Tochio grande sopra la porta magiore et quatro altre finestre 
da man destra nell'entrare, et dalla detta mano destra in 
mezzo la chiesa vi è la porta laterale, tra la sacristia e la 
capella della compagnia di Bologna, vi è il campanule con due 
campane sopra, et Tuschio di esso con una scaletta de tre 
gradi che responde in chiesa. 

Detto comune sparso in otto contradelle, alcune de quali 
sono discoste circa un millio di cattiva strada, fa fuochi 150 
in circa, anime circa 800 et di comunione 350 (0* 

^^AToJ^todioiSl 1593 die 9o mensis novembris. — Visitata la chiesa di 
S.*o Donato viceparochiale et membro della collegiata di 
S.^ Steffano di Dongo, lontana da essa matrice tre miglia o 
poco meno di via montuosa et faticosa. È edificata in una 
sola nave di bella altezza et larghezza. Ha una capella, che è 



(1) staziona stende il suo territorio sai fianco dei monti cbe si levano a 
tergo di Dongo, dominando per una vasta estensione il lago e il massiccio 
imponente Legnone, cbe proprio dalla sponda opposta si erge a dominare 
superbamente la parte inferiore del lago. La parrocchia, di collazione comu- 
nale, ò sotto il titolo di 8. Oiuliano martire ; fu eretta in vice-cura in epoca 
ignota, e decorata del titolo di parroccbiale con decreto 17 novembre 1886 dal 
vescovo Carsana. La cbiesa fu consacrata da Ladino vescovo di Laodicea il 
giorno 24 aprile del 1533, e se ne celebra l'annuale ricordanza la domenica in 
Albis; ha quattro altari nella chiesa propriamente detta ed un quinto neiran- 
nesso oratorio dei confratelli, tutti cinque con pietra sacra. Neir abside del 
coro Giampaolo Recchi rappresentò il paradiso. Comprende un cento figure 
distinte in vari gruppi, e insieme compone un affresco, cui V occhio non si 
sazia di riguardare. Non è si facile veder cosa fatta con più grazia e disegno. 
Giampaolo scorciò quelle figure dal sotto in su tanto bene, che alcune non sono 
forse lunghe un mezzo braccio, e nella vista da terra si mostrano di un due 
braccia nell'altezza. Un angioletto si avanza verso il mezzo, dove siede I* au- 
gusta Triade, e sul libro che reca in mano sta scritto : Jo : PofUlus Reehtus 
eomensis pinxu an. i67B. \a due medaglie del coro sono di Giulio Quaglio dì 
Laino, che vi dipinse nel 17S6 ; ò lodata specialmente quella che rappresenta la 
Strage degli Innocenti. Gio. Mauro della Rovere, nel 1019, dipinse tntta la cap- 
pella della B. V. del Rosario. NelPoratorio di S. Gottardo vi sono alcune buone 
pitture colle date 1531, 1557, 1^8. Oltre la chiesa parrocchiale, v* è nel territorio 
di Stazzona Toratorio deUa B. V. Immacolata, con un solo altare avente pietra 
sacra. Sulla cima de* monti, alla distanza di circa cinque ore di cammino, 
ewi Toratorio di S. Jorio, il quale è di promiscua proprietà dei comuni di 
Stazzona, Germasino, Garzeno e Consiglio Rumo. — I registri parrocchiali 
cominciano dal 1000 e proseguono fino ai nostri giorni senza apparenti lacune. 
La popolazione è di circa 808 abitanti. 



- 211 - 

la magiore in grande meza volta tutta dipinta con 1* imagini 
del Salvatore, quatro evangelisti in alto, et del dodeci apostoli 
a torno all'altare, quale ò posto in essa vicino al muro di lon- 
ghezza et larghezza alla forma, consecrato sotto titulo del 
S.^, cinto di cancelli di noce torniti... sopra detto altare vi è 
un'icona pinta in tavole et adorata con un Dio Padre in alto, 
con la rappresentatione delli tre Magi et S.^ Donato da una 
parte et dall'altra S> Clemente con i finimenti dell'icona 
di legno adorati, et con una scancta con li dodeci Apostoli. 
Il battistero è in una capella in nichia da mano sinistra nel- 
l'entrare dalla porta magiore ... Di fuori dei cancelli del- 
l'altare magiore dalla parte dell'evangelio vi è una sacristia 
fotta In volta . . . Passata la sacristia vi è dalla medesima 
parte una capella in volta con un altare dedicato a S.^ An- 
tonio Abbate . . . non ha ancona ma oltra le pitture pinte nel 
muro vi è in mezzo dell' altare una statua di S.^ Antonio 
Abbate vestito di monaco et il resto messo tutto a oro . . . 
In mezzo della chiesa vi sono duoi altari, uno per contro 
all'altro, dedicati cioè quello di man destra nell'entrare a 
S.to Jacomo apostolo, et l'altro alla B. V., tutti doi consecrati 
cinti di cancelli di legno torniti con embolie sopra li altari . . . , 
quello di S.^ Jacomo ha una ancona di legno pinta et adorata 
con r imagini di S.to Jacomo, della B. V., di S.^o Clemente, 
et in cima un cruciflsso et altri imagini, et quello della B. V. di 
legno messa a oro con il figliuolo in brachio ... Detta chiesa ha 
tre porte, la magiore in fachia, un'altra laterale presso l'altare 
di S.to Antonio, appresso la quale vi ò anco il campanule con 
sopra tre campane . . . Avanti la porta magiore vi è un atrio 
in nichia con due colonne belle avanti, et a torno alla chiesa 
vi è cemiterio circondato dalli muri. 



Poco lontano da Oermaseno, cioè dalla detta parochiale, ^""HS^u^^iTtiìi^ 
nella centrata di Sassetto vi è un oratorio dedicato a S.^ Se- ^"**^^ 
bastiano et S.^o Roche consecrato, nel quale vi è una capel- 
leta in meza volta dipinta con il Salvatore li evangelisti et 
apostoli come di sopra, con un altare in essa, dedicato alli Santi, 
consecrato con suoi cancelli di noce et bradella alla forma.... 



— 212 - 

ha due porte, una in fachia dell'altare et l'altra laterale . . . 

ha un arco sopra il frontispicio con una campana picela . . . (<)• 

Detto comune è didso in due centrate vicine, quali fano in 

tutto fuochi 100, et fano anime 600 et di communione circa 300. 

°".^Vnu'?;"to5 1593 die Martis nono mens. novembris. — Visitata la 

Pietro e Paolo di 

Ganeno. chicsa parochialo de S.^» Pietro et Favolo Apostoli di Oarzeno 

della pieve et monte di Dongo, separata et distante dalla ma- 
trice per quatro millia in monte... Detta chiesa è edificata 
in una sola nave con quatro arconi et tra un arco et Taltro 
vi ò soffitta di larice, oltra la capella magiore, la quale è posta 
airoriente, in volta tutta ben pinta con il Salvatore et quatro 
Evangelisti in alto della volta, et a torno li dodeci Apostoli, 
in essa vi è Taltare magiore grande alla forma, conéecrato . . . 
d.o altare non ha icona ma solo certi ornamenti in forma 
dei duci brachi agionti al santuario, pure di legno pinto et 
adorato, ò cinta di cancelli di ferro. .. et di dentro d*essi can- 
celli della parte dell* evangelio vi è una sacristia in volta. 
Di fuori de detti cancelli nei brachi della volta della capella 
dai lati vi sono duoi altari, uno dedicato a S.^o Antonio Ab- 
bate et è dalla parte deirevangelio, l'altro a S> Agatha, tutti 
duoi... cinti de cancelli di ferro...; quello di SM> Antonio 
non ha icona ma solo in fachia sopra il muro diverse ima- 
gini de S.^i, et quello di S> Agatha ha una anconetta di legno, 
pinta con i'imagine di S> Agatha et altri S.**, però vechia, se 
bene nel muro parimente vi sono alcune altre pitture di santi, 
et tutti doi li detti altari hanno sopra le sue ombelle di tela 
in alto per non essere sotto volta. Nel terzo arco poco lon- 
tano dall'altare di S.*o Antonio tra un arco et Taltro vi è 
edificato un altare dedicato alla Beata Vergine ... ha una 



(1) GermMino si trova sai Tenante meridionale della valle di Dongo e salle 
falde del monte Cortafo. La sna chiesa parrocchiale è consacrata, ma non si 
sa da qaal vescovo e quando ; l' anniversaria commemoratione si celebra ai 
7 di gennaio. Ha tre altari nella chiesa ed nn altro neU* annesso oratorio 
dei confratelli con sola pietra sacra, vi son due altri oratori sul dorso del 
monte, l*uno sacro a S. Anna e Taltfo a S. Rocco. — I registri datano dal 1647 
(morti), 1649 (matrimoni), 1668 (nati). Fu eretta in vice-cura dal Carafino, e deco- 
rata del titolo di parrocchiale con decreto 17 novembre 1886 dal vescovo Gar- 
sana. La popolazione attuale è di 600 abitanU. 



- 213 — 

fenostrella in nichia nel muro con una] statua della B. Ver- 
gine vestita con drappi di seta con una corona in testa di ^ 
argento .... sopra la parete del muro in quella parte è tutta 
pinta di belle figure diverse, se bene da una paiiie in giù verso 
terra le pitture sono guaste per Tumidità del terreno di fuori 
nel cimiterio, che è alto . . « Il battistero è posto neir ultimo 
arco a canto del campanille de mano sinistra nelFentrare . . . 
II campanille è fatto pure in chiesa nell'ultimo arco appogiato 
alla parete del frontespicio con due buone campane. La chiesa 
ha due porte una in fachia dell* altare magiore, grande, et 
Taltra laterale mezana per contro V altare della Mad.& ... di 
man destra parimente nell'entrare dalla porta vi è una scala 
per la quale si va in un choro alto per commodità del populo . • . 

Nel detto comune lontano dalla parochiale mezo miglio in ^SUsSo?* *• ^"■ 
discesa, andando verso il fiume et vicino al fiume detto di 
Dongo, vi ò una chiesa o oratorio consecrato et dedicato a 
S>o Bernardino . . . con una capella in una meza volta, pinta 
tutta con il Salvatore, Apostoli et Evangelisti, et in essa un 
altare del detto S.^... Il resto della chiesa è in una sola nave 
mezana, sotto il tetto con le sue capiate, ha due porte, la ma- 
giore In fachia all' altare et l'altra laterale a man destra, et 
le pareti tutte bianche ... vi è un choro come nell'altra chiesa 
per il medesimo effetto, ha frontispicio sopra il quale vi è un 
pilastro con ^ una campanella, ha cimitene a torno. 

Otto miglia e più lontano dalla parochiale, nella summità oratorio di s. jono. 
del monte et delle alpi, vi è un oratorio o chiesa assai capace 
tutta in volta con una capella di fuori dove si diceva Messa, 
altare di dentro non v'è, ma solo per esser di volta quadrata 
vi sono alcune pitture di S.^ Jorio et della Vergine, non vi si 
celebra per non esserci altare et altri ornamenti conforme 
alli ordini,' detta chiesa è de tutti li comuni della montagna (t). 



(1) Oarzeno si estende esso pure sai versante meridionale della vaUe don- 
l^asca, in territorio assai montaoso, sul fianco del monte Cortafo, Frazioni di 
OhTztno nono: BranzeUó, Alpe di Cortafo, Catasco, Qiuiggi e una quantità 
d'altri piccoli gruppi di capanne, poste per lo più nella regione dei pascoli. 
t.a cbiesa parrocchiale, di collazione comunale, è sotto il titolo dei santi apo- 
stoli Pietro e Paolo ; fu eretta in parrocchia sino dal r aprile 1478, separandola 



-214 - 



Oratorio di S. Lo* 
renzo di Motien- 
zouico. 



Detto comune ò sparso in tre contrate, due vicine et Taltra 
dove è l'oratorio di S.^ Bernardino, et fa fuochi 190 in circa, 
anime circa 1200, et di comunione sarano circa 600. 

1503 die merchurij z.™o mensis Novembris. — Visitata la 
capella di S.^ Laurencio del luogho di Mosenzonicho del 
comune di Dongo, discosta mezo miglio dalla Canonica ... è 
edificata in una sola nave et in capo d' essa ali* oriente una 
capella di meza volta con un altare grande alla forma non 
consecrato, dedicato a S.^ Laurencio con una anchona assai 
bella, pinta in tavola con le figure di Dio Padre in alto, et 
nel mezo della 6. V. con il figliuolo in brazo, et da man destra 
S.to Laurencio et Steffano, et da Taltra S> Nicolao et Antonio. 
... Il resto della capella è tutto soffltato, ma un poche guasta 
sopra la porta magiore... A torno alli muri della chiesa di 
dentro gli sono diverse picture, alcune guaste al tempo de 
luterani, et le altre sono vechie, di fori li è uno frontispicio 
bello alla forma. • . . 



Oratori* di S. Bado* 
dHto in Barbigna- 
no, prof. 



1593 die merchur\j xj^o mensis novembris. — Visitato 
l'oratorio o chiesa di S> Benedetto a presso la villa di 
Barbignano del fiume de Dongo, lontano dalla terra uno quarto 
di miglio poche più. È consecrata, vechia et anticha, ha 



dalla plebana di Dongo. Sembra cbe sia consacrata, poiché s^fa ranniversaria 
commemorazione la terza domenica di marzo. Ha cinque altari, tutti con pietra 
sacra. Il Recebi yì dipinse r intiera cappella di S. Antonio, in due grandi 
medaglie raffiguranti, alla destra S. Rocco tra gli appestati, S.Carlo a sinistra* 
cbe, accompagnato processionalmente dal popolo, porta in trionfo per le con- 
trade di Milano la croce. Oli stessi santi ricompaiono in alto entro piccole 
medaglie. Nel vòlto è S. Antonio cbe coireremita 8. Paolo divide il pane reca- 
togli dal corvo, e poco lontano una gloria di angioli vagamente intrecciati, poi 
di nuovo S. Antonio cinto da diavoli in varie forme. La cappella della Madonna* 
di fronte a quella di S. Antonio, ò per metà dipinta dal Recchi. Oli appartiene 
r imagine della Vergine Immacolata, lo Sposalizio e la Nascita. Dei quindici 
misteri dipinti a olio sul rame intorno air ancona, quattro sono del Carpani, 
i rimanenti devonsi ai Recebi. I due confessi del Recebi, riguardanti le dette 
pitture, sono pubblicati nella Gazzetta della Provincia di Como del 1* dicem- 
bre 1838, e a pag. 98 del voL I del Periodico di questa SOcietli Storica. Altri 
dipinti nella cbiesa sono del Fiammingbino. Un pittor goffo osò ritoccare la 
caduta di Simon Mago, ma non è a dirsi quanto T abbia guastata. Vi è pure 
un calice d^argento con coppa d'oro, pregiato per lavoro e per Tanticbità. — 
Vi sono altresì in parrocchia: Toratorio di S. Bernardino, nella frazione di 
Calasco, — L'oratorio di S. Luigi, sul monte denominato Bratizelio, e final- 
mente r oratorio di S. Jorio, gi& menzionato. — I registri parrocchiali datano 
dal 1600, e non hanno alcuna lacuna. La popolazione è di 1750 anime. 



— 215 — 

una capeletta de piciola volta pur vechissima, et in essa uno 
altare dedicato a S,^ Benedetto . . . sopra detto altare vi è 
una anchonetta pinta in tavola con 1* imagini della beata ver- 
gine et de man destra S.^o Benedetto, et da l'altro S.*® Stef- 
fano. . . Di fori de cancelli de la capella magior, nel muro vicino 
alla porta laterale, vi è una capella fatta con uno brazo di niza 
con uno altare alquanto picelo . . . non ha anchona ma solo 
in quella nicchia vi è pinto un Grucifisso con li S.^ Sebastiano 
et Roche. Ha il frontispicio alla forma ... Ha uno campanile 
con uno uscio a presso all'altare di S.^ Roche con una cam- 
pana piccola. 

Die supradicto. — Visitata la chiesa e oratorio di S.^ Qo- ^'t**?l!? ^* ^' ^°'' 
tardo nella valle di Barbignano, lontano dàlia matrice quasi 
doi miglia, et da S.^ Benedetto un miglio et un quarto, in luogo 
salvatici Ha i muri quasi tutti rifatti di novo et allongati 
due anni fa circa diece braccia, la parte nova et vecchia tutta 
è coperta di tetto; ma non vi è porta al frontispicio da ser- 
rare . . . Non ha capella ma solo in fronte annesso al muro 
un altare . . . Nel muro in faccia all'altare vi sono alcune 
imagini pinte, cioè della Beata Vergine, del S.^o titulare, 
santo Rocco et santo Antonio. • • . (t). 

1593, die Jovis xj« mensis Novembrìs. — Visitata fuit "^n Staimi]: 

di Br6azlo« 

Ecclesia S.<^^ Io: Baptistse loci Brencij membri archipresbyte- 
ralis, et colìegiatae Ecclesise S.c^> Stefani, Dongi etc. . . . L'altare 
magiore è alla forma, et ò discosto dal muro circa uno brazzo 
. . . non ha icona, ma nel muro vi ò depinto nostro Signore 
risuscitato, et li apostoli et in moggio v' ò una croce di legno 
col crucifisso^ et è detto altare in niccia, ha dee finestre . . . 
Ha detto altare li cangelli di legno, dentro a quali vi è un 
altare dal canto dell'evangelio, dedicato alla madonna, fatto 
in niccia, non ha icona ma vi ò depinta la madonna con il 
figliuolo in braccio, con S.to Hieronimo, et S.^^ Roche, non è 
consecrato. Dal canto dell'epistola dentro alli sudetti cangelli vi 



(T) Degli oratoit di S. Lorenzo, di s. Gottardo e di S. Benedetto yedaai 
la nota sotto la plebana di s. Stefano di Dongo. 



— 216 - 

è un altro altare dedicato a S.^o Hieronimo non consecrato, 
fatto in niccia, non ha icona ma vi ò depinto il cnicifisso, 
S.to Gio: Battista et S.*o Antonio et S.^ Hieronimo. Oltre le 
finestre dell'altare magiore vi sono altre quattro finestre longhe 
. • • Detta chiesa ha tre arconi con soffitto bello de larici. 
A presso Taltare della madonna vi è la sacristia in volta .... 
A presso la sacristia vi è un altro uschio, qual risponde in 
chiesa, ov* è il campanile hello coperto la mità di tolla et ha 
doe campane. Ha una sola porta et. . . il battistero ... di marmo 
è a muro sinistro intrando in chiesa. È longa detta chiesa 
piedi 34; et larga 18. Il cemitero ò assai grande, et attacato 
alla chiesa, di fuori dal canto dell' epistola vi è uno portico, 
ove sono tre sepolture. — La terra di bronzo farà fuoghi 95, 
anime 450, de quali gli ne saranno di comunione circa 200 {^). 



(l) La chidBa parrocchiale di Brenxio, di collasione comunitativa, sotto il 
titolo di S. aio. Battista, fii consacrata da moasigaor Bernardino Vacca li 
82 dicembre 1490 ; ba tre altari, lì coro della chiesa di Brenzio è tutto istoriato 
dal cav. Isidoro Bianchi. Nella parte a sinistra dipinse il miracolo della mol- 
tiplicazione dei pani. Voleva Cristo, allorché satollò le cinquemila persone con 
cinque pani d*orzo e due pesci, che tutti i circostanti, onde si risvegliasse la 
fede loro, conoscessero, prima che si operasse, la necessità del miracolo. 
L*artista, che penetrò la divina mente, bene Tespresse nel suo quadro : Filippo 
Tapostolo dubita tuttavia del miracolo ; un garzoncello depone ai piedi di 
Cristo i pochi pani e i due pesci e lo scuote pel lembo della veste perchè miri 
quanto scarso è il pane e il companatico che tenevano; altri apostoli s* in- 
trattengono tra loro ragionando, e di loro qual mostra diffidenza, quale fiducia, 
e accennano Cristo che sta per benedirei pani; i cinquemila sedenti suirerba, 
guardano se alla fine si viene a ministrare loro il cibo. Nò questo, benché 
principalissimo» é il solo merito dell'artista. In tanto numero di figure non vi 
ha confusione, e si potrebbero contare una per una, e lasciano largo campo 
sparso di rupi, di selve e di paesi, sui quali si spazia la vista. I colori più 
vivi in sul davanti vanno di mano in mano degradando, e si forma un* illusione 
di prospettiva bellissima; e non vi è gruppo che non serva air unità di azione. 
In sulla parete che sta di fronte é figurato il popolo d* Israele che nel deserto 
raccoglie la manna. Per ancona deir altare é la pittura di David fuggiasco che 
riceve i pani della proporzione da Achimelecco; ai lati sono in due medaglie» 
il sacrifizio .d' Isacco ed Elia che dorme sotto il ginepro, cui si accosta Tangelo 
e dice: « sorgi e mangia, che ti resta molto cammino >. Né si trovano parole 
convenienti a descrivere il paradiso, che é effigiato neir abside dello stesso 
coro. Che numero infinito, e senza contusione, di angioli e di santi I Che varietà 
ne' vestiti, nelle positure, ma molto più nelle espressioni deir animo 1 II cav. Isi- 
doro ha senza dubbio in Brenzio mostrato di che fosse capace il suo franco e 
fecondissimo pennello. Lo stesso cav. Isidoro volle, in Brenzio, provarsi nelle 
dipinture a olio, e sul tabernacolo colorì, con molta grazia, due quadretti: 
Tuno sul rame, ed é Tultima Gena degli apostoli ; Taltro sul legno, ed è Gesù 
Cristo che dall'altare comunica coir ostia consacrata un sacerdote, vestito dei 
sacri arredi; immagine contraria alla verità storica, il che non deve recar 
maraviglia, verificandosi, come narra il Vasari, in altri sommi pittori, tal fatto. 

Nella stessa chiesa è una cappella dedicata a S. Giovamni Battista, tutta 
dipinta dal Fiamminghino, che vi scrisse questa memoria: Io . Maurùs . de . 



- 217 - 

1593 die duodocimo mensis novembris. — Pr«fatus R.»»», ^Sj^aftlu^:. 
prossequendo visitationem, accessit ad Ecclesiam parochialem 
S.<^^^ Blasij de Mussio plebia DoDgi» etc. Altare maius positum 
est sub capella fornicata decenter pietà, quod quidem conse- 
cratum est et longum et latum ad formam cum cancellis ligneis 
cxpolitiset bradella decenti, et dedicatum sub titulo S.^ Blasij, 
et apud murum in parte posteriori habet iconam pictam et 
deauratam decentem. — Reliquum Ecclesiae consistit in tribus 
navibus, quamm laterales fornicatse sunt et decenter dealbatae, 
intermedia est tantummodo accomodata trabibus ligneis et 
tabulis sub tecto, et quse laterales sunt colamnis marmoreis 
substinentur. In lateribus capellae maioris et fronte navium 
lateralium adsunt duo altaria consecrata sub fornica, canceliis 
ligneis et bradella decenti circumdata, alterum apud cornu 
evangelij sub titulìs S.ctomm Antonij, Gothardi, Bartholomsei, 
et Nicolai de tolentino, alterum apud cornu epistolse sub titulis 
Annunciationis B. M. et sanctorum Petri Martiris et Bernar- 
dini.... neutrum ipsorum habet iconem, sed tantummodo 
quandam tabulam veterem pictam. Altare nuper consecratura 
(quod est a manu sinistra ingrediendo Ecclesiam sub secunda 
fornice in secunda navi apud baptisterium sub titulo S.ctoram Se- 
bastiani, Francisci et Catharinse) habet in muro fornicem e 
regione altaris cum diversis imaginibus seu statuis ligneis pictis 
et deauratis reprsesentantibus sepulcrum D. N. I. Ghristi, ad 



Robore . dictus . Piamenghlnus , pinxit . anno . i688 . metìM , septemltris. 
Aveva Ticino le pitture di un valentissimo emulo (le quali, quantunque non 
porUno data, si credono anteriori di qualcbe anno), pure non abbandonò la 
sua maniera di pennelleggiare con soverchia velocitli. Eccellenti, perchè più 
studiate, si devono ritenere le tre medaglie che figurano i discepoli di S. Gio- 
vanni che yanno ad interrogare Cristo se egli è il Messia ; poi S. Giovanni che 
è nelle carceri di Erode, ed è si finamente lavorato, che lo diresti lontano dalla 
grata di ferro cui si affaccia ; finalmente lo stesso S. Giovanni che discende al 
limbo dei santi Padri per annunciar loro la venuta del Messia. Nella parte 
esterna vi è dipinta la Predicazione della penitenza nel deserto. Nella cappellai 
della Madonna sonvi T Adorazione dei Magi, la Fuga in Egitto di Maria Ver- 
gine e S Giuseppe col Bambino Gesù. Nella parte estema vi è TAssunzione di 
Maria in cielo. Finalmente, nellQ lesene d* ambi gli altari vedousi istoriati i 
Misteri della Passione di N. S., quelli di Maria e le gesta di S. Giovanni Bat- 
tista, con alcuni bellissimi angioletti in posizioni graziosissime. 

Oltre la chiesa parrocchiale esiste un oratorio, intitolato a S. Giuseppe, 
con un solo altare ; venne eretto nel 1709 e benedetto dal parroco Domenico Bossi. 

I registri parrocchiali datano dal 1710 (morti); 1783 (nati), 1798 (matrimont). 
La popolazione è di circa 280 abitanti. 



— 218 — 

formam aedificatum est et ante sepulcri repraeseatationem spe- 
cnlum vitreìs septnm prout et septum est cancellis nuceis 
expolitis et bradella decenti . • • In navi laterali a manu dextera, 
ingrediendo sub nltima fornice, situm est altare consecratum 
sub titulo sanctamm Margarita et Marthae septum cancellis 
ligneis et bradella decenti non dotatum, non habet iconem sed 
super eo retinetur statua S.°>^ crucifixi ampli ~ Apud altare An«- 
nunciationis B. M. aedificata est sacristia fornicata... Ab eodem 
latore in parte eminenti ultra Ecclesiam situm est campanile 
cum duabus campanis . . . Porta maior in medio torti» seu 
verius intermedia navis posita est . . . altera porta est lateralis, 
prope campanile, per quam itur in atrium, quod alias prò 
coemeterij usu erat. 

BcciMia 8. Bora. jn loco ubl orat castrum vetus Mussij aedificata est Ecclesia 
•tram MoMij. ^^^ titulo S.^ Eufemiae Martiris, quse ob bella et castri gua- 
stationem partim sino tecto est, i*emanet tamen capella forni- 
cata pietà cum imaginibus B. V., S.c*» Eufemiae et S.«*» Rechi 
cum altare, quod an sit consecratum dubium est, tamén signa 
consecrati altaris et Ecclesi» apparent Populi vicini et maxime 
mediolanensis dioecesis confluunt ad eam devotionis gratia. 
Dieta capella bone tecto sarta et tecta est et in die festo cele- 
bratur, cum periculo tamen ob ventum, et quia non est clausa 
ante capellam, et distat a parochiali circa medium miliare et 
ultra in monte. 

saMiittm 8. B«r. Jn mouto trfa miliaria adest sacellum divo Bernardo 

nardi la moDl«. 

dicatum cum altari non consecrato, cancellis septo, non tamen 
porta clauso, sed crate lignea loco parietis frontispicij (^). 
(Delle chiese di Pianella e Cremia nulla). 



(1) Il paese di Musso si trova sulla sponda occidentale del lago, parte sulla 
strada litoranea Regina, e parte inerpicantesi sui fianchi del monte, contraf- 
forte orientale det Marnotto» cbe erto si eleva sulla sponda. La chiesa parroc- 
chiale, di libera collazione, è sotto il titolo di S. Biagio e fu eretta nel 1507; 
almeno questa data si legge sopra r architrave della porta maggiore a tutto 
sesto, simile a quella che si vede ancora nella località detta S. MaKino alla 
Selvetta presso Como; le altre due porticine laterali della facciata, di disegno 
identico alla maggiore, furono aperte in tempi più moderni. La chiesa è di 
stile lombardo, a tre navate, cogli altari nello sfondo di ciascuna nave; 
quattro grandi archi, sostenuti da tre colonne per parte, dividono la nave di 
mezzo dalle laterali ; un quarto altare è a metà della nasata a sinistra di chi 



- 219 — 



Descrittione 

DELLE CHIESE DELLA PlEVE DI MeNASIO 



In detta terra vi è la canonica con titolo dell* Arcipretato, 
intitnlata della Inventione di S> Steffano protomartire, la 
quarè in mezzo la terra di Menasio suddetto, la qnal terra 
è alla rìppa del lago. 

Mezzo tiro di mano lontano dalla d.* chiesa, vi ò la chiesa 
di S.^ Marta, con un hospitaletto aggionto, dimandato Thospi- 
tale de tre Maggi et di S.^o steflTano. 

Item un altro mezzo tratto di mano più a basso alla rippa 
del lago vi è un'altra chiesa intitolata a S.to Giovanni Battista, 
nella quale vi è il vaso dove si fano li offlcij per il sacro 



entra, nello sfondo di una cappella, praticata nella parete. L*abBtde, il coro, 
il presbiterio e le due navi minori sono sotto yOlta, la nave di mezzo ò coperta 
di un^armarara di tetto completamente aperta a mo' di capriata. Sul campa- 
nile, separato dalla chiesa, si legge la data del 1780. Restauri generali yì furono 
praticati quattro anni or sono, e in queir occasione la chiesa venne tutta dipinta 
dal bravo pittore Luigi Tagliaferri di Pagnona. Le croci dipinte sulle interne 
pareti accennano cbe sia consacrata, anzi ogni istromento di possesso ne fa 
menzione, e se ne celebra la ricordanza il 29 agosto d* ogni anno, ma non si 
sa da chi e quando sia stata consacrata. Buono ò un quadretto della Deposizione, 
dipinto sul rame, che si conserva nella sagrestia. 

La schiena del monte, che si chiamava nei passati tempi la montagna 
del Castello, ed ora, ch'esso più non esiste,, è detta il Sasso di Musso, formata 
tutta di una pietra bianca-marmorea, ò tagliata e conterminata da due vallette, 
runa trerso Dongo, che nomasi la Valorba, in fondo alla quale posano acque 
nereggianti ; Taltra la valle del Merlo, più della prima angusta, ma col seno 
tutto selvoso d'ulivi e che potrebbe esser ridotta a un bel giardino del Lario. Al di 
sopra di tali vallette, è ignoto se dagli Etruschi o dai Celti o dai Romani, si edificò 
una rócca, che successivamente i Goti avevano appellata di S. Childerico, perchò 
contigua ad un tempietto sacrato a quel santo re del settentrione. Ignorasi 
perchè il patrocinio di tal chiesuola si tramutasse da S. Childerico a S. Eufemia, 
cui venne dedicata assai prima che il Trivulzio ed il Medici la possedessero. Sotto 
la possanza di Galeazzo Visconti fu elevata tra la rdcca di 8. Eufemia ed il lago 
un'altra rócca quadrata, all'oggetto di tener in soggezione i confinanti ed i vas- 
salli, cosi due forti, uno sottoposto all'altro, diedero al promontorio di Musso, 
fiancheggiato da inaccessibili balze, un formidabile aspetto. Venuto in potere del 
Trivulzio, al disotto di quelle rócche ed in luogo poco discosto dal lago, egli 
costrusse un baluardo di grosse mura óve piantar le bombarde, e questo ser- 
viva di scarpa alle sovrastanti fortificazioni. Nel 1523 poi, caduto in mano di 
Gian Giacomo Medici, questi compi i lavori lasciati imperfetti dal Trivulzio, 
esegui un terzo forte nella sua parte più elevata, e con arditissima impresa. 



— 220 — 

fonte nel sabbato S>, et in essa vi è anco il campanule con 
due campane, che servono per la canonica et un orologio 
sopra (*). 



staccò tutto il procinto delle fortificazioni del castello dal sovraatante monte, 
mediante una larga e lunga fossa, scarpellata nel vivo sasso, il cui fondo 
coperse di triboli, di lame e di agaui stecconi, opera qnesta qnasi romana, e 
il castello di Masso, cosi ridotto, diventò il piti forte di Lombardia. Il castello, 
uscito il Medici, fa per rabbia e dispetto abbattuto dai Origioni nel 153%. Ora 
la pendice donde movevano il terrore e le stragi è ammantata, con artistico 
e sapiente capriccio, di piante ed arbusti d* ogni paese e clima, in forma di 
alpestre parco, per opera dei nobili signori Mansi di Milano. Giovanni Manzi 
voleva compiere il giardino del suo Merlo innalzandolo fino alla chiesa di 
8. Eufemia, ma, sorpreso dalla morte, per un colpo apopletico, a pie del monte 
fln dal 1881, il pensiero, a quel che pare, ne fu abbandonato. Una lapide 
apposta allo scoglio sopra la strada, suirangolo verso il seno di Dongo, ricorda 
la dolorosa perdita dell'ottimo gentiluomo. Al di sopra del giardino biancheggia 
la chiesetta di s. Eufemia. Ai tempi del Ninguarda giaceva anch'essa scoperta 
e pressoché rovinata, come risulta da questi AUi, In seguito fu riedificata nella 
forma attuale e riaperta alle sacre funzioni. Più in alto sono le famose cave 
di marmo bianco, che servi alla costruzione della cattedrale di Como, non 
prima però del 1458, come da irrefragabili documenti mi vien attestato, checché 
altri in contrario ne scriva. Anni sono a* piedi del monte era in attività una 
grandiosissima fornace dei signori Rocca e Valentini, per cuocere le scheggio 
del marmo; ora ò chiusa. 

In paese vi è un altro oratorio, dedicato a S. Rocco, e sulla cima della 
montagna che sovrasta da ponente il paese di Musso, un altro piccolo oratorio 
dedicato a S. Bernardo, ove si funziona il SO agosto d'ogni anno. I registri 
parrocchiali vanno poco in là del 1700. La popolazione è di circa 800 abitanti. 

(1) Menaggio (abitanti 1510) é uno dei più importanti ed animati luoghi 
lariani. Vuoisi che sia stato fondato dai Menapii della Oallia Belgica ; altri ne 
deducono il nome da un Minicio della tribù Ovfentina, flamine del divo Vespa- 
siano, tribuno dei militi, prefetto dei fabbri, pontefice, ecc. Ma la lapide, ora 
immurata all'esterno della chiesa di S. Marta, che ricorda questo Minicio, fu 
estratta dal lago in Rezzonico, e quivi conficcata in terra dietro una vecchia 
chiesuola. Francesco Calvo, tipografo e letterato chiarissimo, nativo di Me- 
naggio e vissuto nella prima metà del secolo XVI, la fece trasportare in 
patria, perchè fu di avviso che Menaggio fosse stato fondato e denominato da 
Minicio. La lapida ò la seguente : 

[Ì.]1IIIN1CIVSLF0VP EXORATVS 
[FZatw]NDIVmTIAVGVESPASIANICONSENSVDECVRIONTRMILIlIIVmAPIIVmiDPRAEFPAB 
[C7a««ir]lSETG0SP0NTIF SIBIETGEMINIAEQFPRISCIAEVXORI ET MINICIAELFBISIAEVF 

Supplito il marmo sul lato destro, ove manca, mediante l' interpunzione 
e raddoppiando le linee, si legge : 

LVaVS . MINICIVS . LVCn . FILIVS . OVFENTINA . EXORATUS 

FLAMEN . DIVI . TITl . AVGVSTI . VESPASIANI 

CONSENSV . DECVRIONVM . TRIBVNVS . MILITVM . IIII . VIR . AEDILIA . POTESTATE 

n . VIR . IVRE . DICVNDO . PRAEEECTVS . FABRVM . CAE5ARIS . ET . GONSVLIS 

PONTIFEX . SIBl . ET . GEMINIAE . QVINTI . FILIAE . PRISCAE . VXORI 

ET . MINICIAE . LVCU . FILIAE . BISIAE 

VIVENS . FBCIT 

Le prime lettere della terza riga, che negli apografi Oiovio e Cigalini 

sono A. PR. BIS. e di cui non restano ora che le due ultime lettere IS 



— 221 - 

Item verso il monte nella ruvina del castello vi è una 
chiesa dedicata a S.^ Jacomo Apostolo magiore. 



Bai marmo, fornirono causa di disputa diuturna fra gli eruditi. Il dottor Labus 
crede che Oiovio e Cigalini s'ingannassero, e fosse inciso Ctiesaris, non A. PR. BIS, 
da taluno interpretato per Aerarti Praef, bis et ConnUis. Adottai la lezione 
labusiana. La prima notizia però che si ha di Menaggio ò dell'anno 962, se si 
deve prestar fede al diploma di Ottone di Germania, da alcuni creduto falso, ma 
dal Rovelli dato come genuino. Ottone, vinto Berengario ed acclamato re d'Italia, 
indirizzò un diploma agli abitanti dell'Isola Comacina e di Menaggio, i quali ad 
istigazione di Martino chierico, avevano costretto Berengario col figlio Guidone, 
che sperano fortificati nell' Isola, ad arrendersi. Il diploma lo darò per disteso 
nella nota sotto 8. Eufemia d' Isola, con quelle osservazioni che son del caso, e si 
vedrà come in quello ai menaggini ed agli isolani erano confermati i privilegi 
che ebbero dagli antecessori di Ottone, cioè di non far oste, non aver albergarlo, 
non dar la curatura, il terratico, il ripatico e la decima del regno, né d''andare 
al placito generale in Milano, se non tre volte l' anno. Nel 1095 poi, quando 
papa Urbano II, per rinfrancare più saldamente nel partito guelfo le popola- 
zioni lombarde, giovandosi dell'occasione di sua andata in Francia per assi- 
etere al concilio di Clermont, di persona visitò Como e le sue campagne col 
pomposo corteggio di sette cardinali e quattro vescovi, avendo egli in tale occa- 
sione trovata vedova di pastore la chiesa collegiata di Menaggio, ne fece arci- 
prete Brmenegaldo, o, come scrive il Bertarelli in Borgo di Menaggio con le 
propri» viekne dellrftf.Menegaldo Castello, chierico, per dottrina ed austerità di 
costumi al popolo accetto (Ben. lov., Hlst, Novocom,, libro II. - Calchus, mst. Me 
diolan., libro VII. - Ballarini, Comp. Oronol. di Como, parte IH, cap. 4. - Por- 
cacchi, ecc.). Nella guerra decenne Menaggio abbandonò i comaschi per unirsi 
ai milanesi, ma gliene incolse male ; i comaschi ne sfondarono i ripari coi tra- 
bocchi (arieti) e poi lo incendiarono. Però non tardò a risorgere, passando quindi 
per diverse vicende. Ora godette di assoluta indipendenza, ora si resse a repub- 
blicat ma tributaria a Como ; in generale partecipò, come alle guerre, cosi alle 
conseguenze di esse, in un cogli altri paesi del lago. 

Nel 1141 Ardizzone dei Castelli fu infeudato da Corrado II del castello di 
Menaggio, in ricognizione della fedeltà e servitù, che mostrata gli aveva in 
varie congiunture. Il diploma fu pubblicato dal Tatti nella II Deca de' suoi 
AnruUi Sacri {Reg. Seritt., pag. 868). 

Nel 1205 i comaschi, dominati dai Rusconi, assediarono il castello di Me- 
naggio con otto arieti, buttandovi anche materie incendiarie, onde i terraz- 
zani, tornando impossibile la difesa, si diedero a Matteo Visconti, signore di 
Milano. 

Invece nel 1447, morto il duca Filippo Maria Visconti, menaggini e comaschi 
si accordarono nel combattere i Rusconi. Nel secolo seguente, durante ranarchia« 
che travagliò le deboli signorìe degli ultimi Sforza, il borgo ebbe a soffìrire 
molti disastri. 

Nel 1516 fu saccheggiato da Antonio del Matto. Due anni dopo un capitano 
Gerra, francese, si accampò sotto Menaggio con quattordici grossissime galere, 
ben provvedute di soldati e di viveri, e lottò fieramente per sottomettere i ter- 
rieri, ma ne ebbe la peggio, e dovette ritirarsi stremato di forze e d' ardire. 
Poscia sopravvennero i grigioni, e, inetti anch' essi ad espugnare il castello, 
sfogarono la loro rabbia coU'abbrueiare circa 800 case. Il castello (ù poi par- 
zialmente demolito nel 15)e3, o, secondo altri, nel 1533. 

La chiesa di Menaggio, anticamente collegiata ufficiata da un arciprete 
e sei canonici, è anche oggigiorno plebana e matrice di altre tredici chiese 
parrocchiali. Separato da essa vi era un battistero antichissimo (chiesa di 
S. Giovanni Battista, menzionata in questi Atti) quadrato ; ma fu abbandonato 
perchò troppo in riva al lago, e da parecchi anni venne fatto scomparire del 
tutto. La parrocchiale, di libera collazione, sotto l' invocazione del protomar- 
tire S. Stefano, è di antichissima origine, benchò non se ne conosca l'epoca 



— 222 — 

Item poco lontano dal castello sópra una colinetta, eh* è 
immediate sopra la terra di Menasio, anzi in essa terra, vi è 
un* altra chiesa dedicata a S.^ Brizio. 



precisa della erezione; ma la fabbrica che attualmente si vede fu eretta 
sulla fine del secolo XVI. - Neil* operetta sopra citata deir arciprete Paolo 
Bertarellì, scritta, come dalla lettera di dedica si ricava, ai 12 d'agosto del 1615 
e stampata a Como in queir anno da Nicolò Caprani, tipografo vescovile, si 
legge che dal lago « si viene per una larga strada dirittamente alla Canonica 
e Chiesa Collegiata, che per tutelare ha santo Stefano il Protomartire, ed alla 
grandezza del santo corrisponde anco una nitova pablnHca degna veramente di 
una città; poiché è disi vaga architettura, e si ben adornata, che non cedendo 
a qualunque altra di tutto il lago, non tanto argomenta la pietà, ; quanto la 
ricchezza dei Menaggini ». È consacrata e ofr antiquo se ne celebra Tanniver- 
saria commemorazione nel giorno 19 maggio. L'edificio ò a tre navate con sette 
altari. Sulla parete laterale, a destra entrando, si legge la seguente epigrafe : 

Oatfriel Mctlacrida 

E SocietcUe Jesu 

Domo Menasio ctd Larium 

Ab immerito rogi supplido olarior 

Annos XXX in Maranionis incoUs 

A fero aa dvilem ctUtum 

A tenebri» ad evangelii luoem traduoendis 

Inter vUae discrimina exegit 

Annos X Olisiponem eondonibtu ad pietatem exooluit 

Improborum odUs qtuB ad intemioionem exarserant 

PUisus in eMUum oaroeris squalore triennium mtUotattts 

Flammis populo inspectante dbsumptus est 

Cineribtu sparsis in mare 

XI KaL octobres a. MDCCLXI a. n. LXXII 

Clemens XIJI immane facinus gravi ora/tione improbans 

Pcenas e pio et integerrimo viro sumptas indoltUt 

Eumque qyi martyrum ordUrAbus ckdsoribatur dignum censuit 

Saoer saoerdotum Menasiensium oostus 

Ne virtuti a cdlumnU vindioatof honar 

In patria deesset 

Monumentum posuit 

An, MDCCCLXXXriIL 

A. Angelinius S. T, 

È questi il celebre padre Gabriele Malacrida, gesuita, che fu per molti 
anni missionario nel Paraguay, e che si vuole calunniato e spinto a morte 
ingiustamente dal marchese Popibal, in Lisbona. Alcuni anni or sono, sui gior- 



— 223 — 

Item uno quarto di miglio lontano verso Nobiallo alla 
rippa del lago, vi sono le vestiggìe d*una chiesa rovinata di 
8.^0 Michele, che era consecrata già 400 anni et dotata. 



nali cittadini V Araldo e V Ordine s^aecese una Tivisùma polemica salla Terità 
o meno delle accuse che a lui si addebitano. 

Dentro la cappella dell'altare laterale dedicato a S. Andrea Apostolo, a 
destra entrando dalla porta maggiore, evri la seguente epigrafe : 

D. 0. M. 

Andreas Calvo imigni ptetate viro 

DorotKeoB Scotta optimcB et integerrima^ feminoB 

MfUìimiUano (abrasione) 

(Altra linea abrasa) 

Ountius parenttìms fra^rique 

BenemerentUnu 

SiM et Cattarince Camutia 

Carissima ao pia coniugi 

Aetema resureetionis memor 

CoUocavit 

Ann. AT. D. L. X7CXXU Kal. Junii, 

Subito fuori dalla detta cappella: 

D. 0. M. 

Templum hoc temporum iniuria Hanreticorumque 

Pravitate defomMtum cum Andreas Calvus religione 

DìMtiu instaurari curasset ao saceUum hoc D. Andrea dicat. 

Et patemis boms in septAlturam assignata dote delegisset 

Eittsqtie ossa huc oomportari Dorothea uxor piissima 

Jussisset qìMìd McMimilianus fWus (abrasione) 

vtrumqrie augere ouplens (sic) morte prasventus non absolvit 

Cynthius patema voluntati et fratris desiderio annuens 

Pietate duetus perenni sacrificio faoiendo aucta dote 

Omamentisque adhOHtis ipse perfeeit 

Ann, M. D, L, XXXXIX. Kal, Junii. 

Subito dopo, sulla medesima parete : 

Virginea C(Uva eximii sensus 

Virtutiìms ornata in pauperes 

Summa pietatis qucs viant ann. 

LXXV Odftt MDCV 

Qcorgius. CastelUus maritìts 

OtUtu ope et obsequio 
Vsus est ann, LV. B, U, P. 

NeUa prima cappella, a sinistra entrando, vi ò la seguente epigrafe, che 
riporta integralmente, quantunque sembrami di senso alquanto oscuro, forse 



- 224 — 

Item lontano un miglio e mezzo, dietro la rippa del lago. 



per gli errori di cui è infarclU, da attribuirsi all'impenna del Upicida che 

la scolpi : 

D. 0. M. 

Pia qyn JosephU CoiteUi Jussio 

Jn construeto hoc OBOlfieio 

Et ariilMì et artu deou$ Mdee 

ArtiflciJ fecisse eum eructu 

QuotidUMOf MUsce instUutas 

ArtU vero off CcUtarinoB eius fUice 

Et L. C. O, Mini Rainerij Cotta iugaUm 

Executionis obsequium 

* Anno 

M. D. CXCJX, 

Dopo rultima cappella, sempre a sinistra: 

David MagnoeàbtMus juri patron, per 

Atavum 8uum Jam s.a 200 an, in hoo 

B. M. V, Saeel. (iuxta qd sUfiposterUq, 

Suii idem atcwue eepul. poevOX) con- 

'Stituto odplis m. 600 fleti an. m. 

7. sol, iO, prò eompet. tuno proemio 

Mitse Hebdom. perpet.o oelelfran., et lib. 

n, sol. iO, sino,o an, in perpet. inmmen. 

In panem dietriJbìien, per eiue euoeee. 

Paup. Menaeij, atMoU anno i66S. étiud 

Copia m. 722. Red. li». 82. sol. iO. ut 

Sit congni, nunc stipen. prò D.a helfdom. 

Ibidem die Jovis eeleltran. per capeUm ab 

Eodem MagnocaXf. et succes. eUgen. 

Adeet etiam in familia D.i M<Hfnocfib. 

Aliud antiquis. iuspatron. perpet. 

Diversor. bonor. Capellof S. Michaelis 

Jn hoc tempio erectof. 

La chiesa attualmente non possiede né dipinti, nò quadri, né statue od 
altri oggetti artistici pregiati per lavoro o per antichità; ma (e qui cominciali 
le dolenti note) pel passato aveva un quadretto di Bernardino Luino (una Sacra 
famiglia) che esisteva ai piedi della pala dell'altare della Madonna del Rosario, 
n quadro è stato lasciato alla chiesa dal padre di Cinzio Calvi, queir Andrea 
che, come abbiamo visto nelle iscrizioni sopra riportate, aveva restaurata e 
quasi rinnovata la chiesa cadente per r ingiuria del tempo e pei guasti causati 



— Z40 — 



vi è una chiesa dedicata a S.*<^ Nabor et Felice nella villa di 
Grianto. 



dagli eretici. Ciò risalta dalla disposizione testamentaria di Cinzio Calvi, ripro- 
dotta letteralmente dal cav. doit. Alfonso Garovaglio in un suo scritto, dal titolo: 
Brutta storia di un bellissimo qìiadro di Bernardino Luino una volta in Me- 
naggio (in Rivista Archeologica della Provincia di C onw, fase. 37*). I menaggini, 
desiderosi d'avere una pretura in paese durante il governo napoleonico, inte- 
ressarono il marchese Arconati, cbe passava parte della stagione estiva nella 
prossima sua villa in Balbianello, onde ottenesse loro un tanto favore, e perchè 
prendesse a cuore la cosa, gli offrirono, quale attestato di riconoscenza, la 
splendida, impagabile anconetta. Il quadro fu ammirato, fra le poche scelte 
opere d'arte che si trovavano nelle sale superiori ai cosi detto salone dei 
giardini pubblici durante Tepoca deiresposizione di Milano nel 1881, espostovi 
dalla famiglia Arconati. Poi non si sa come, nuUostante tanti regolamenti, tante 
leggi, tanti divieti, tante belle esplicite promesse della marchesa Maria Arco- 
nati, che il quadro non avrebbe mai valicato le Alpi, fu, non è molto, trafugato 
a Parigi, ove prese domicilio nel palazzo Arconati; anzi, per un momento si 
credette che fosse stato distratto da un incendio ivi scoppiato, insieme a gran 
parte della scelta collezione di quadri già appartenente al marchese Giam- 
martino Arconati, ma poi si venne a sapere che il dipinto esiste tuttora, quan- 
tunque assai danneggiato, credesi da un servo che per vendicarsi d' essere 
stato licenziato, a colpo di martello o d'altro oggetto contundente, fé* screpo- 
lare la tavola pel lungo, offendendo la bella figura della Vergine da cima a 
fondo, per un buon terzo della tavola, e più spezzandola in sulla larghezza, 
tagliando colla tavola la fronte divina poco al disopra delle ciglia. Ora a Me- 
naggio non rimane che un facsimile, qualchecosa che arieggia, ritrae il 
soggetto, ma quanto al disegno, alla fattura, una vera .meschinità. Chi volesse 
aver su di ciò più dettagliate notizie, legga la relazione del suUodato cav. Oa- 
rovaglio, fascicoli 37' e 38* delia. Rivista Archeologica della proviìicia di Como. 
Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono nel territorio di Menaggio le seguenti 
chiese figliali: quella di S. Carlo Borromeo, a Castello sopra Menaggio, antica 
residenza dei canonici lateranensi. Di questa chiesa fa menzione il monaco Ro- 
berto Rusca: « Li Canonici Regulari Lateranensi venuti di nuovo ad habitarvi, 
per douatìone fatta per testamento da Cinio {Cinzio) Calvi Comasco, nel quale 
lasciava herede Christo de suoi beni. Onde poi detti Canonici Regulari vi hanno 
fatto fabricare una magnitlca Chiesa dedicata a s. Carlo ». (Rusco, lib. IV, pag. 28). 
L'arciprete Bertarelli scrive : « L' antica macchina anch' ella del castello alla 
terra superiore, essendosi mutata in un magnifico tempio dedicato al gran 
santo della famiglia Borromea, al cui governo oggi (1645) risiede con altri Padri 
Canonici Lateranensi il Padre D. Prosperò Ferandi milanese », ecc. (Opera 
citata). — L'oratorio di S. Brizio, detto anche S. Giusto, dedicato oggigiorno 
all'Assunzione di Maria Vergine, menzionato in questi Atti di Visita ed anche 
dal Bertarelli. — L'oratorio di S. Marta in mezzo all'abitato, a cui era antica- 
mente unito un ospedale detto dei Magi e di S. Stefano, che, provvisto di com- 
mode entrate, come scrive il Bertarelli, serviva per ricettacolo di poveri infermi 
e pellegrini. — L'oratorio di S. Rocco, ove si va processionalmente a celebrare 
la santa Messa addi 16 d'agosto, per voto fatto dalla comunità. Non esistono 
più il battistero, S. Michele e S. Giacomo menzionati in questi Atti di Visita. 
Vicino a S. Giacomo v'era un monastero di monache benedettine, che, al dir 
del Tatti (Il Dee, pag. 675, n. 78), furono trasferite a Como e fondarono il mo- 
nastero di S. Colombano, l'anno 1317. Conservarono però anche in seguito le 
monache di S. Colombano la proprietà della chiesa di S. Giacomo e delle 
annesse case, e ne è prova una petizione fatta dai sindici della magnifica 
comunità di Menaggio nel 1552 ai 2i del mese di giugno a Gio. Antonio Volpi, 
allora vicario generale del vescovo Bernardino della Croce, scrittura che con- 
servo in originale presso di me ; nella quale, fra 1' altre cose, è detto : 

Race. Stor. — Voi. IH. 15 



— 226 — ] 

Item sopra d.* chiesa, nel monte un miglio, vi è un'altra 
chiesa dedicata a S.to Martino (*). 



« Haute al molto R.' s. Vicario Episcopale^ di Como. 

« Gompareno il 8._Aadr/ di CasteUo et ms. Paulo da Castello Sindici et 
a uome_della Maf?/ Comunità de Menasio, supplicando si degna conceder et 
proceder alla indennità di quella Comunità. 

« Et prima astrenger el vener.* Monasterio di santo Colombano di Como 
in ciò patrone et obligato et qualunch* altra persona alla reparatione della 
giesia di santo Jacobo de Menasio, qual oltra che e quasi in extrema ruina, 
anchora in hor sta per rovinar al tutto, et quello se dice della reparatione, 
anchora di proveder alli paramenti, a ciò cbe li paramenti della canonie a 
non siano a questo consumati, comò contro il debito sino adesso sono con- 
sumati. 

« 2.* Cbe detta chiesia sia officiata et ivi le debite messe celebrate, cioè 
oltra li giorni delle feste sono quattro altre messe la septimana condenando 
ms. prette Antonio et altri capelani dessa giesia alla restauratione delli danDt 
passati », ecc. 

I registri parroccbiali cominciano dal 1630 e continuano regolari senza 
lacune. Vi sono altri registri anteriori a quest'epoca, ma imperfetti. 

Fra gli uomini illustri di Menaggio va annoverato Leone Leoni, pittore, 
scultore, architetto, autore del sarcofago di Gian Giacomo Medici nel duomo 
di Milano. Alcuni lo credettero d'Arezzo, percbè vien chiamato il cavalier Are- 
tino; ma il Morigi, Rovelli, Cantù, G. B. Giovìo nelle sue Lettere Lariane, Carlo 
Dell'Acqua nello scritto Del luogo di nascita di Leone Leoni, pubblicato in 
Roma (Archivio storico delVarte, anno II, fase. Il), e da ultimo il Merzario, 
provarono con argomenti irrefutabili ch'egli ebbe veramente i natali in Me- 
naggio; basterà qui riprodurre quanto scrive il padre Paolo Morigi, contem- 
poraneo e amico del Leoni, nello scritto La nobiltà di Milano, ecc., diviso in 
sei libri; Milano, 1575, libro VI, pag. S79: « Adesso dirò qualcosa di Leone 
Leoni, detto il Cavaliere Aretino. Questo fu dello Stato di Milano, e nacque 
nella Terra di Menaso sui lago di Como, e il cavaliere Pompeo suo figliuolo 
nacque in Milano. Fu adunque Leone Leoni eccellentissimo e raro scultore, e 
statuario: onde fra le molte 'sue eccellenti statue già alquanti anni rappresentò 
in statova il re Carlo e tutti i principi d'Austria, facendo risplendere al mondo 
il nome di Leone Leoni Cavaliero Aretino, con gloria immortale di lui e di 
sua casa ». 

Degni di menzione sono pur anche : Francesco Calvi, uomo eruditissimo 
e stampatore prima in Roma e poi in Pavia (v. nota I, lettera XVI ; nota II, 
lettera LXII ; e nota ultima, lettera LXXIV, di Benedetto Giovìo, edite da questa 
Società Storica, per cura del sac. D. Santo Monti) ; Franchino CasteUo, capitano 
al servizio dei Vitani contro i Rusconi ; architetto Giovanni da Menaggio (se- 
colo XIV); sacerdote Castellino da Castello, di gran zelo e carità, specialmente 
coi fanciulli, ricordato con una lapide in via Alessandro Manzoni (presso via 
S. Giacomo) a Milano. 

(l) Griante è un ameno paesello di circa 750 abitanti. Bayle vi collocò le 
più interessanti scene del suo romanzo La Chartreuse de Parme. Fra le mol- 
teplici frazioni cbe fanno parte del comune, degne sono di speciale menzione 
La Cadenabbia, altra volta piccolo rifugio di pescatori, ora piccolo eden con 
stupende ville e sontuosissimi alberghi, e La Maéolica, che è come una continua- 
zione naturale della Cadenabbia. La parrocchia è di coUazicme comunale e fu 
eretta dal vescovo Caraflno nell'anno 1832. La chiesa parrocchiale, dedicata ai 
santi Naborre e Felice, ha tre altari, è consacrata, ma se ne ignora l'epoca ed il 
vescovo che compi il sacro rito; l'anniversaria commemorazione si celebra la 
seconda domenica di ottobre. Non vi sono oggetti di gran pregio artistico ; non 
manca però di considerazione il quadro dell'altare degli apostoli, opera della 
scuola di Gaudenzio Ferrari. L'organo fu costruito nell'anno 1890. Oltre la par- 
rocchiale, vi sono le seguenti chiese flgliaU: l'oratorio dei confratelli, dedicato 



— 227 — 

Item verso la montagna a man destra vi è una chiesa di 
S.to Pietro nella villa di Croce (*). 

Item a mano sinistra verso il monte una chiesa di S.^o Lo- 
renzo et S.^& Agnete martiri nella villa di Loveno, distante dalla 
matrice poco meno d'un miglio (»). 

Quali chiese sono sottoposte alla cura del R. Arciprete. 

Oltra la chiesa arcipretale et le altre a lei sottoposte, vi 
sono in questa pieve sei altre parochie con altre figliali de 



air Immacolata, attiguo alla chiesa parrocchiale. — L*oratorio di S. Rocco, nel 
mezzo dei paese. — L'oratorio del Sasso di S. Martino, dedicato alla Madonna 
delle. Grazie, santuarietto a circa un'ora da Orlante, a metà d'altezza d'una 
roccia a picco sul lago. Guardandolo da basso sembra quasi, vedendolo sul 
dirupo, che non abbia nemmeno abbastanza posto per starvi ; invece evvi anche 
un morbido praticello, da dove la vista del macigno sottostante, dei tre rami 
del lago, di Bellagio, delle rive, dei monti, è magica. Poco lontano dal santuario 
evvi una fresca fontana, di accesso alquanto difficile. Le buone donnette vi rac- 
conteranno che vi passò la Madonna e vi die' da bere al Bambino. — I registri 
parrocchiali cominciano col 1086 e non vi sono lacune. 

(1) La parrocchia di Croce, di collazione comunitativa, sotto il titolo dei 
santi apostoli Pietro e Paolo, fu eretta nell'anno 1725, come dall' istromento 
rogato da Orazio Schenardi, in data 21 febbraio di detto anno. La chiesa par- 
rocchiale, a tre piccole navate, con tre altari tutti con sola pietra sacra, fu 
ampliata nel 1849; possiede un quadro, in istile bizantino, che rappresenta 
Cristo in croce, vestito di tunicella, con lettere greche e con un piede posato 
sovra un calice. — Oltre la parrocchiale, evvi l'oratorio dedicato a S. Rocco, 
stato fabbricato dai terrieri di Croce nell'anno 1855, mentre infieriva il colera, 
ed ora serve per le offlciature delia confraternita del Santissima Sacramento. 
— Croce ha attualmente una popolazione di 210 abitanti. I registri parrocchiali 
datano dalla fondazione della parrocchia e continuano fino al giorno d'oggi 
senza interruzione di sorta. 

(2) Da Menaggio, con buona strada carrozzabile, si sale alla piccola ma 
graziosa Loveno, terrieciuola di circa 350 abitanti, che fruisce di tutta la 
mitezza del clima di Tremezzina e delle fresche aure montane, insieme ad una 
vista stupenda ed a leggiadrissime ville. Primeggiano senz'altro la Villa Vigoni, 
già Mylius, costruita dal cav. Enrico l&ylius, cui devesi anche la strada carroz- 
zabile, e la villa Cattaneo, già Azeglio, che apparteneva al celebre scrittore e 
pittore Massimo d'Azeglio, di cui si conservano bei lavori. Egli vi scrisse parte 
delle sue opere. Pregevole pur anco è il Miiseo del cav. Alfonso Garovaglio. 
Molti sono gli oggetti d'arte, quadri e sculture che in quelle ville si ammirano, 
e di cui si fa menzione in tutte le Guide del lago. 

La chiesa è dedicata ai gloriosi martiri Lorenzo ed Agnese ; fu eretta in 
parrocchiale, separandola dalla collegiata di Menaggio, l'anno 1641 dal Carafino, 
e venne rifabbricata tutta dalle fondamenta l'anno 1725. L'anno 1738, il primo 
di maggio, fu solennemente consacrata da fra Casimiro Rossi vescovo di Capua, 
come dair iscrizione che si legge in detta chiesa. La nomina del parroco 
spetta ai capi di famiglia della terra. Nella chiesa, oltre l'altare maggiore, vi 
sono eretti altri quattro altari, tutti pregevoli per architettura, ricchezza e 
disposizione di finissimi e rari marmi. Oggetti artistici pregevoli per lavoro o 
per antichità non ne possiede, tranne il quadro della Vergine de' sette dolori 
all'altare a lei dedicato, di tale bellezza da essere attribuito a Bernardino 
Luino. In parrocchia non v'ha altra chiesa né oratorio, vi sono però due cap- 
pellette. — I registri datano dall'epoca della istituzione della parrocchia e 
non vi si verificano lacune di sorta. 



— 228 — 

quali una intitolata di S.^o Bartholomeo et S>o Nicolao di No- 
biallo, distante dalla matrice un miglio (*)• 



(1) È Nobiallo un paesello amenissimo in comune di Loveno, abitato da 
un duecentolrenta persone. SuUa antichissima via Regina, poco più di due 
chilometri Tuori ed al nord di Menaji^gio, per istrada piana ed incantevole 
si arriva in venti minuti a questa terra, cbe giace in un ampio golfo a guisa 
di piccolo anfiteatro. Merita speciale menzione per le sue cave di scagliola 
speculare, gesso ed alabastro venato. 

La parrocchiale è dedicata all'apostolo S. Bartolomeo ; doveva essere anti- 
chissima, e ne è prova il campanile, opera del dodicesimo secolo, e non del nono, 
come scrissero altri, di purissimo stile lombardo, che ancora sussiste intatto 
con uno strapiombo di oltre un metro, avendone solamente dodici di altezza; 
i terrieri rassomigliano alla famosa torre pendente di Pisa, e lo decantano 
una loro maraviglia. Nella tazza del coro vi è una gloria, buon affresco del- 
l' infaticabile Tagliaferri di Pagnona. La chiesa anticamente doveva essere più 
ampia, perchè più vasto e popolato era in antico il paese ; della maggior am- 
piezza della chiesa si hanno avanzi in archi e pitture, che ancora si scorgono 
nell'attigua casa parrocchiale. I restauri ebbero luogo, parte nel 1724, poiché 
una tal data si legge su di una piccola lastra di marmo bianco di Musso, in- 
castonata nel muro di un andito della chiesa, prima d'entrare in sagrestia, e 
parte nel 1797, come da un'iscrizione sopra l'arco che divide la chiesa dal 
presbiterio, cosi concepita: 

D. 0. M. 

Hoc Tem2ylum 

D. Bari. Dicati 

Re f ecium An. 

MDCCIIIC. 

Agli 8 d'agosto di un tal'anno la chiesa fu benedetta dal sac. Antonio Cari- 
boni curato di Loveno, delegato dall'arciprete di Menagglo Nicola Tedeschi, 
come da un atto che si conserva nell'archivio di quella parrocchia. 

Da Nobiallo innanzi il monte sporge sopra il lago quasi a picco, ed è 
tutto a dirupi. Laddove comincia la salita vi sono molte grotte, state scavate 
per toglierne la copiosa ocra di ferro, con cui si agevolava la fusione del ferro 
spatico, e la quale, col suo colore rosso-giallo, ha dato il nome di Sasso Arancio^ 
ora più spicciatamente Rancio^ al tremendo balzo ch'ivi presso si erge. Sul 
fianco verso Nobiallo sorge il santuario della Madonna della Pace, e da quel- 
l'altura l'occhio spazia meravigliato su grande estensione di lago e di monti. 
D'innanzi s'allarga un bel piazzale, nel quale sorgono giganteschi quattro 
cipressi, ormai tre volte secolari. Il santuario consiste in un tempietto ottan- 
golare di metri 7. 50 x 7.50, con cupola maestosa e cupolino a vetri. Verso set- 
tentrione ha il suo coro con abside, ed ai fianchi del coro due sagrestie. Danno 
accesso al tempio due porte, una s'apre verso il monte, la maggiore invece 
prospetta mezzodì ed è protetta da un atrio sorretto da pilastri e colonnine 
svelte ed eleganti. Questa porta è ricca di bei lavori di sarizzo, e vi si legge, 
scolpita in marmo nero, l'iscrizione: 

Templum B. v. M. De Pace Dicatum 

Salve Divini Pulcherrima Foederis Arca 

Custodi Pacem yocte Dieque Datam. 

L'altare, colla sua ancona, è ricchissimo di marmi di Varenna e di Musso, 
assai ben lavorati, e nell'alto vi campeggia, come in trono di gloria, il basso- 
rilievo in marmo di Musso della B. V. della Pace, coperto da ampio cristallo 
in ricca cornice dorata, e difeso da serica cortina.' 

Parlano di questo santuario: V arciprete di Menaggio Paolo Bertarelli, 
nella Descrizione della nuova Chiesa della Madonna del Ponte ossia della Pace 



— 229 — 

Cinque miglia più oltra Nobiallo vi è la pàrochiale di 
S.^ Maria della terra di Rizonico, con diverse altre chiese 
figliali sottoposte a quella pàrochiale (*). 



di NobicUlo, lavoro stampato prima in Como nei 1665 da Gio. Battista Arzione, 
e ristampato in Milano, nel 1667, da Lodovico Monza< il padre Luigi Tatti, nei 
MartU'Ologio della Chiesa Comense» sotto il giorno 86 luglio; il padre PongelU 
Girolamo, nel suo Lario; Poliante Lariano; Cesare Cantù; Tavv. Giacomo 
Venirli; il sac. D. Luigi Vitali, ecc. Nel luglio 1894 fu stampato in Milano un 
numero unico, dal titolo: Santa Maria della Pace a Nobiallo (Menaggio, lago 
di Como) compilato dalla direzione del Pellegrinante, monitore illustralo dei 
Pellegrinaggi; tip. G. B. Lertora, via Rosmini, n. 1. Finalmente nel 1895, coi 
tipi di Romeo Longatti di Como, venne dato alla luce, dai sac. Callisto Grandi, 
un libretto, dal titolo La Madonna della Pace di Nobiallo lago di Como^ me- 
ìnorie storico-descrittive e preghiere; lavoro un po' poetico, per vero dire, ma 
non del tutto privo d'interesse.' 

La parrocchia di Nobiallo è di libera collazione, ed i registri datano 
dal 1618 e continuano sino a' nostri giorni, senza interruzione di sorta. 

(1) Gli scogli del Sasso Rancio finiscono dove spumeggia il ruscello del- 
l' Acquaseria, che giù scende, incognito, per valle solitaria. Dietro, quasi mezzo 
tra Nobiallo e TAcquaseria, in un bel seno sta la Gaeta» luogo leggiadro e 
romito, tutto a viti, che ancor oggigiorno vi producono ottima malvasia. Il 
dott. Solone Ambrosoli, numismatico di vaglia ed appassionato raccoglitore di 
patrie memorie, è il fortunato proprietario di quel romitaggio, che illustrò anche 
con un lodatissimo saggio bibliografico (Como, tip. C. Franchi di A. Vismara, 1894) 
dal titolo: La Gaeta sul lago di Como, In alto sta Broglia. Più avanti sul lido 
è situato Rezzonico, che si adagia ai pie del monte Bregagno (m. 2120}. È di 
qui la famiglia della Torre di Rezzonico, che diede alle lettere i conti Anton- 
(^losefTo e Carlo Gastone, e alla tiara Clemente XIII, il cui nome ci ricorda lo 
splendidissimo monumento funebre erettogli dal Canova in Vaticano, A questa 
famiglia apparteneva il vetusto castello,, di cui resta ancora un torrione che 
^mpera a gran parte di lago e di paese, in situazione di bellissimo effetto. 
Un altro pezzo di torre sorge alquanto più in alto. Vi furono recentemente 
praticate alcune opere di restauro, e la torre sopralzata e coperta da tetto, 
venne trasformata in abitazione civile. Un ricco giardino copre ora il pendio 
^ra il castello ed il lago, ed aggiunge nuove bellezze alle pittoresche rovine. 

Notevole è la chiesa parrocchiale, una volta funzionata dai padri dome- 
nicani ; ora il convento serve d'abitazione al parroco ed al coadiutore. Vicino 
si trovano antiche mura, che si credono avanzi d'un edificio romano. La cbiesa 
è sotto il titolo di Maria Assunta e fu eretta in parrocchia circa il 1400; è di 
collazione Rezia e non risulta che sia consacrata. Ha nove altari, tutti con 
pietra sacra, ad eccezione di quelli di S. Antonio abate e della B. V. del Ro- 
sario, aventi tavola intera di marmo. Vi sono molti dipinti a fresco, belli, se 
si vuole, ma non tali che meritino speciale menzione. Non possiede alcun oggetto 
artistico pregevole. Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono in parrocchia altri 
oratori, e cioè : oratorio della B. V. del Rosario, che serve pei confratelli del 
Santissimo Sacramento. — L'oratorio di S. Abondio nella frazione di Acquaseria 
a circa trentacinque minuti dalla parrocchiale. — L' oratorio dei santi Rocco 
e Sebastiano, posto nella frazione di Gaglio, a un'ora circa. — L'oratorio della 
B. V. Immacolata, nella frazione di Lucena, distante circa quaranta minuti.— 
L'oratorio dei santi Rocco e Sebastiano in Roncate, distante circa mezz'ora. 
L'oratorio della Beaia Vergine e S. Giovanni Battista in Mastena, a un quarto 
d'ora. — L'oratorio de' Magi, nella frazione di Rezzonico, di patronato degli 
eredi Della Torre Gaspero, distante circa venti minuti. 

La popolazione complessiva della parrocchia è poco meno di 2150 abitanti, 
divisi in quattordici frazioni, distanti fra loro ed appartenenti al tre comuni 
di Rezzonico, S. Abondio e S. Siro. I registri di nascita datano dal 1580 e quelli 
dei matrimoni e dei morti dal 1610, e non vi sono apparenti lacune. 



— 230 — 

Due miglia e mezzo lontano da Menasio, alla destra sopra 
il monte, v' e la chiesa parrochiale di S.^^ Fidele nel comune 
di Plesio. 

Item sotto alla d.^ parochiale vi è una chiesa filiale dedi- 
cata a S.^o Sebastiano nella villa di Logo, lontana dalla pa- 
rochia quasi un miglio. 

Item vi ò un'altra chiesa figliale di essa parochiale, dedi- 
cata a S> Bernardo, nella villa di Ligomna (Ligomena), lon- 
tana da d.a parochiale un tiro d'arcabuggiò (*). 

Item vi ò un'altra chiesa filiale dedicata a SM Maria 
Madalena nella villa di Barna, lontana dalla detta parochiale 
quasi due miglia (s). 

Uno miglio e mezzo di sopra di Plesio nella montagna vi 
ò la chiesa parochiale di S> Gregorio nella villa di Breglia (5). 

Tre miglia lontano dalla canonica, per via dritta alla co- 



(1) La chiesa parrocchiale priorale di Plesio è di patronato comuDitativo 
dei capi-famiglia del paese, ed è sotto il titolo di S. Fedele martire. Essa fu 
quasi eretta dalle fondamenta nel 1808, e consacrata dal vescovo Carsana 
nel 1875. Ha quattro altari, e non possiede quadri ed oggetti di alcun valore 
artistico. — vi sono in parrocchia altri cinque oratort, cioè: S. Giuseppe, 
S. Bernardo, S. Sebastiano, S. Rocco e S. Mamette, quest'ultimo sulla cima del 
monte. L'oratorio di S. Mamette, minacciando rovina, venne demolito, ed ora 
è in via di ricostruzione. — La popolazione è di circa d30 abitanti, ed i registri 
parrocchiali datano dal 1981. 

(8) Barna, in comune di Plesio, ha una chiesa parrocchiale dedicp^ta a 
S. Maria Maddalena, di collazione comunitativa. È stata eretta in parrocchia 
Tanno 1636 dal vescovo Lazzaro Caraflno, segregandola da Plesio, come consta 
da un istromento rogato da Onorio Guiita, che conservasi in queir archivio 
parrocchiale. Fu consacrata P ultima domenica di luglio dell'anno 1699 dal 
vescovo Francesco Bonesaua. Ha tre altari; non possiede oggetti pregevoli 
per lavoro od arte. Oltre la chiesa parrocchiale, in territorio della parrocchia 
dì Plesio, possiede, promiscuamente con quella cura, i due oratori di S. Rocco 
e di S. Mamette. La popolazione è attualmente di 248 abitanti. I registri de^ 
nati, matrimoni e morti datano dall'anno 1636, epoca dell' erezione della par- 
rocchia e non presentano lacune di sorta. 

(3) La parrocchia di Breglia, eretta ab immemorabili, sotto il titolo di 
S. Gregorio Magno, ò di nomina popolare. La chiesa fu ricostruita a nuovo, ed 
in altro luogo (perchè la vecchia era caduta), durante gli anni 1873-1874. Fu con- 
sacrata nel 1875 dal vescovo Pietro Carsana. Ha tre aitali, il maggiore consa- 
crato, gli altri due con sola pietra sacra. Oltre la chiesa parrocchiale, vi è 
un' altra chiesa od oratorio che si chiama la cappella o santuario della Madonna 
del monte Gordola di Breglia; fu eretta alcuni anni prima del 1781, essendovi 
nell'archivio parrocchiale la supplica e la facoltà della benedizione di esso 
oratorio, in data 14 maggio di tale anno; oltre l' istromento di dotazione fatta 
dal sacerdote Giovanni dell'Era, in data del 1792, giorno 19 di luglio. Ha un 
solo altare. — Breglia ha una popolazione complessiva di 284 abitanti, divisa 
nelle due frazioni di Magino e Villa. I registri dei battesimi cominciano coi- 
ranno 1669, quelli dei matrimoni col 1692, e quelli dei morti col 1693; non pre- 
sentano apparenti lacune. 



— 231 — 

stera per la valle di Menasio che va al lago di Prolezza, vi 
ò la chiesa parochiale di S.^^ Syro et S.** Margarita nel 
comune di Orandola (i). 

Item lontano dalla d.» chiesa nel monte un miglio vi è 
la chiesa di S.*^ Antonio nella villa di Naggio(2). 

Item. un altro miglio di sotto della parochiale verso Me- 
nasio vi è un' altra chiesa di SM Catharina nella villa di 
Cardano (3). 

Un miglio più in dentro di Cardano, per pianura verso 
il d.o lago di Prolezza, a man sinistra alle radici della mon- 



ti) La chiesa prepositurale di Orandola, di collazione comunitativa, è sotto 
il titolo dei santi Siro e Margherita; non si trova annotazione precisa dell'epoca 
di sua erezione; ma pare sia stata dichiarata parrocchia nel 1517. Fu consacrata 
ai 18 dicembre del 1637 dal vescovo Lazzaro Carafino, come risulta da una 
iscrizione posta in chiesa a tergo deiraltare maggiore. Ila sette altari, aventi 
tutti pietra sacra. Possiede un ostensorio contornato di brillanti, lavoro del 
seicento. — Oltre la parrocchiale, esistono due oratori, uno nella frazione di 
Cardano, sotto il titolo di S. Caterina, Taltro nella frazione di Oonte, dedi- 
cato a S. Giovanni Battista. Evvi pure un altro oratorio nella frazione di Codogna, 
dì j US-patronato della nobile famiglia Guaita, sotto il titolo della B.V. Imma- 
colata, con un solo altare. Vicino e Cardano vi ò la Villa Galbiati, nella quale 
si trovano i busti del Fellemberg e di Pellegrino Rossi, ministro di Pio IX, 
trucidato proditoriamente nel 1848. Più notevole è il gruppo marmoreo del 
Comolli: la clemenza di Tito, il cui solo masso costò 18,000 lire. Notevole anche 
un sepolcreto di famiglia, con un monumento eretto al barone Carlo dal figlio 
Baldassare, opera di Antonio Tantardini, assai lodata. A Gonte v'è una fab- 
brica di vasi di terra. A Codogna e' è un avanzo di torre, donde si comunicava, 
mediante segnali, colla Cavagnola e colla Colma delle Guardie sul lago di 
Como, e con altri castelli in riva al Ceresio o lago di Lugano. Il giorno di 
domenica 27 maggio 1894 un fulmine cadde sulla chiesa di Orandola, mentre il 
popolo vi stava adunato per la dottrina cristiana. Oorse tutta la gronda del 
tetto, spezzando canali e smovendo la tettoia. Una pietra caduta feri un uomo 
sulla spalla, ed un ragazzo fu offeso ad una gamba, mentre stavano al di fuori. 
In chiesa gran panico e nuiraltro. — La popolazione di Orandola è di circa 
800 abitanti; i registri parrocchiali cominciano dal 1629, con alcune lacune. 

(8) La chiesa di Nagglo, di collazione comunitativa, sotto il titolo di 
S. Antonio abate, fu eretta in parrocchia neir anno 1629, segregandola dalla 
prepositurale di Orandola, come da relativo istromento Rusca, conservato 
neirarchivio di quella parrocchiale. Fu consacrata nel giorno 8 novembre 1683, 
da frate Bernardino Vacca, vescovo ascalonense e nuncio apostolico della 
santa sede. Ha tre altari, il maggiore consacrato in un colia chiesa, gli altri 
due con sola pietra sacra. Non possiede dipinti od oggetti d*arte meritevoli di 
speciale menzione. Sonvi in parocchia due oratort, r uno dedicato alla B. v. 
Addolorata, poco discosto dalla parrocchiale ;raltro dedicato a S. Rocco, eretto 
al disopra del paese, ad un quarto d'ora circa di distanza. Ambedue gli oratori 
non sono consacrati, ed hanno un solo altare con pietra sacra. — La popola- 
zione è attualmente di 530 abitanti. I registri dei nati, matrimoni e morti datano 
dairepoca deirerezione della parrocchia ; presentano però qua e colà alcune 
lacune. 

(3) Della chiesa di S. Caterina di Cardano vedasi nota sotto la parroc- 
chiale di Orandola. 



- 232 — 

tag^na, vi è la chiesa parochiale de S.^» Vito et Modesto nella 
villa di Bene (*). 

Item mezo miglio di qua di d.^ chiesa ai piedi della mon- 
tagna vi è una chiesa filiale di S.^o Gothardo nella villa di 
Grona («). 

Item mezo miglio di là della parochiale, sopra la strada 
che va a Prolezza a man manca, vi è un'altra chiesa della 
S.ma Trinità posta nei territorio di Bene (3). 

Et il confino di detta pieve di Menaste con la pieve di 
Prolezza tende fin alTaqua di Burelle di là dalla Trinità un 
quarto di miglio in circa, e da li a Prolezza vi sono tre miglia, 
ma dalla sinistra verso la villa di Bene dreto alla radice del 
monte confinìa detta plebe di Menasio sino al Lagodoro che 
dura un miglio e mezo, dal fin del qual lago neir altro dì 
Prolezza vi è un miglio et mezo in circa. Et verso la pieve 



* (l) La chiesa parrocchiale di Bene-Lario, di collazione comunitativa, è sotto 
il titolo dei santi Vito e Modesto. Fu eretta nell'anno 1577 e consacrata ai 15 di 
novembre, come da un' antica tabella che si conserva nella chiesa; ma non si sa 
in qual anno e da qual vescovo fu compiuto il sacro rito. Ha tre altari muniti 
di sola pietra sacra, vi sono due altri oratori, Tuno attiguo alla parrocchiale, 
Taltro a un chilometro e mezzo dalla terra sulla via che discende a Porlezza. 
Quest'ultimo è r amica cappella della SS. Trinità, ricostrutta però, che viene 
menzionata più avanti in questi Atti di Visita, — La popolazione è attualmente 
di 450 abitanti. I registri parrocchiali cominciano dal 1572. 

[2) La chiesa parrocchiale di Grona, di collazione comunitativa, è sotto il 
titolo di S. Gottardo ; fu eretta in parrocchia dal vescovo Lazzaro Caraflno, con 
decreto 18 luglio 1640, staccandola dalla matrice di Bene-Lario, e due anni prima, 
ai 6 di maggio del 1638, unitamente all'altare maggiore, fu consacrata da mon- 
signor Casimiro de Rossi, vescovo di Gapua. Ha tre altari, e non vi sono in 
parrocchia altri oratori per la celebrazione della Messa. — Grona ha una po- 
polazione di 293 abitanti. I registri parrocchiali datano dal 1640, appunto quando 
Grona tu eretta in parrocchia, ed assegnata la cura a D. Pietro Patriarca, di 
Bellagio, primo parroco. 

(3) Deiroratorio della SS. Trinità v. nota sotto la parrocchia di Bene-Lario. 
A completare la relazione delle parrocchie della pieve di Menaggio, manca 
iu questi Atti di Visita la parrocchia di S. Martino e di S. Siro sopra Rezzonicoi 
la quale comprende in parte i due comuni di S. Siro e di S. Abondio, mentre 
per l'altra parte questi due comuni, uniti a quel di Rezzonico, formano la par- 
rocchia di S. Maria, detta di Rezzonico (v. nota sotto Rezzonico). La chiesa fu 
edificata certamente dopo il 1600, non essendo menzionala in questi Atti, e la 
parrocchia, di collazione comunitativa, fu eretta nel 1748, ai 23 di gennaio, dal 
vescovo Agostino Neuroni, come da atto che si conserva nell'archivio di quella 
parrocchiale. La chiesa ha tre altari, e non possiede oggetto pregevole o degno 
dimenzione per valore, per arte o per antichità. Vi sono due oratori: Tuno 
dedicato a S. Rocco in Carcente, frazione a venti minuti di distanza; l'altro, 
detto di S. Croce, a Treccione, distante mezz' ora circa dalla parrocchiale. — 
La popolazione della parrocchia è di 810 abitanti. I registri cominciano dall'epoca 
UelTerezione della parrocchia. 



— 233 - 

di Lenno confina questa pieve di Menasio con quella di Lenno 
ad una valleta eh* è di là della Gadenabia uno tiro d'archa- 
buso et da Menasio doi miglia grandi. 



Nota del clero della Pieve di Menasio. 

R.do prete Gieronimo Castelli arciprete. 

ras. prete Andrea Belli can.co et curato di Nobiallo resid.^e 

Prete Ant.o Fran.co can.co residente. 

Hercole Carimati can.^o chierico absente studiorum grati a. 

Gio: Paolo Castelli accolito can.co presente. 

Gio: Paolo Gionio chierico absente studiorum gratia. 

R.<*o Vincenzo Rezzano arciprete d'Isola can.co 

Prete Ant^ Franerò Castelli. 

Clerici 

Giovanni Battista De Paoli di Menasio. 
Christoforo De Grandi di Loveno. 
Carolo Belli chierico. 
Filiberto Malacrida di Cardano. 

Curati della Plebe et vicecurati 

11 R.do vic.0 di SM Maria di Rìzonico. 

Padre fra Tomaso di Parma vicecurato di Melia. 

Prete Christiano curato di Plesio. 

Prete Ant.<> Colti curato di Grandola. 

Prete Martino Meza-Beretta curato di Bene. 

Frate Rafaele di Orio Bergamasco vicecurato di Grianto. 

Prete Hermes Foppa capellano di S.^ Martino sopra Rizonico. 

{Manca la descrizione particolareggiata delle singole 
chiese di detta Pieve), 



— 234 — 



Descrittione 

DELLE CHIESE DELLA PlEVE DI LeNNO 



La chiesa archipreabiterale dedicata a S.^ Steffano pro- 
tomartire. 

Item vicino alla matrice dentro il cimiterio vi è un'altra 
chiesa dedicata S.^ Giovanne Battista, nella quale vi sono duoi 
battisterij, uno per il sabato S.^o, et l'altro per il batesimo. 

Item alla destra di esso oratorio di S.^» Gio: Battista vi 
è un'altra capella, o sia oratorio dedicato a S.^^ Zeno. 

Item dalla sinistra di S.^o Gio: Battista, vi è un'altra 
chiesa dedicata a S.^a Maria con con un altare ben dotato, 
avanti il quale vi è la sepoltura de preti. 

Le sud.^ chiese sono dentro le mure del cimiterio, della 
sud.* chiesa di S.^o Steffano. 

Item un tiro d'archibugio lontano dalla canonica, per andar 
verso Tramezo puoco discosto dal lago, vi è una chiesa dedi- 
cata a S.^0 Vincenzo martire, nella villa di Portecchio. 

Item discosto un quarto di miglio dalla sud.* chiesa di 
S.^ Vincenzo, verso la montagna, vi è una chiesa dedicata a 
S.^o Abondio, nella quale sta uno capellano, et è nel comune 
di Mezegheno {Mezzegra). 

Item andando in suso verso Tramezo, continuando verso 
la ripa del lago uno miglio lontano dalla canonica, vi è una 
chiesa filiale dedicata a S.^ Lorenzo, ove sta uno capellano. 

Item discosto da S.^o Lorenzo uno quarto di miglio, a presso 
la ripa del lago, vi ò un'altra chiesa filiale dedicata a S.^^ Bar- 
tolomeo, nel principio della terra di Tramezo. 

Item sopra la chiesa di S.^® Lorenzo un tiro d'archibugio, 
nella villa di Olesio, vi è una capella dedicata a S.^o Pietro, 



— 235 — 

nella quale si dice messa alle volte per necessità di comuni- 
care gl'infermi vicini a d.* chiesa. 

II confine di questo arcipretato di Lenno da questa parte 
ó tra Tramezo et la Cadenabia in una valletta, eh' è ivi, et si 
chiama la valle dì Rovedano. 

Item questo arcipretato confina con V arcipretato d' Isola 
fino alla strada, per la quale si va a Canova, ove è una 
chiesa dedicata a S.to Andrea, che pertiene a questa pieve, et 
è distante dalla canonica moggio miglio, et andando da Lenno 
a Isola per il lago, il confine è a una pietra che si chiama la 
càdrega, ove è una crocetta di pietra fissa nel sasso, andando 
sopra il monte di laveto, ove è uno fosso, quale è discosto 
moggio miglio dalla canonica, et discendendo dal detto monto 
di laveto sin' a prato, dove gli è una ficha grossa con una cro- 
cetta drente, et andando per il piano di Lenno sino alla strata 
Rigina insino al loco dove si dice al Carato, et seguitando per 
la strata Carata sino a Canova, e sopra a Canova sino alla 
capelletta di S.^ Rocco, andando poi verso il monte sino al 
primo sito dove si va nella valle della luna sotto a SM Maria 
del socorso. Et a pai*te di nulla hora confinia nella sumità 
delli monti con Prolezza, Bene et Grona et in parte il comune 
di Croce, et per la più parte del comune di Grianto, quale 
vene a fornire alla detta valle di Rovedano. 

I canonici della chiesa collegiata et archipresbiterale di 
Lenno sono sei oltre all'arciprete, et sono gl'infrascritti : 

Il R. Vincenzo Rezzano Arciprete d'Insula et Can.co di Lenno 

ms. Pre Battista Agatapano Can.co di Lenno 

ms. Pre Gio: Greppo da Isola 

ms. Pre Bernardino Magno da Como 

ms. Giorgio Gallo de frati minori da Como 

ms. Agostino Ghezzo de frati minori da Como. 

1593 alli 2 xbre. Visitata la chiesa collegiata et archi- ^C?di*unnò.^''' 
presbiterale di S.^^ Steffano di Lenno, si è trovata nel modo 
che segue: 

Ha tre navi, tutte tre senza involto, in fronte di quella 
di mezzo v'è l'altare magiore fabricato in una nichia tutta 



- 236 — 

depinta di pitture vechie; sopra l'altare ci è il santuario fodrato 
di drappo di seta... — L'altare è coperto di una bella tavola 
di marmo, la qiial tavola vien sostentata d'un' altra tavola di 
marmo bianco sopra cinque coione pur di marmo ... La nave 
di mezzo è coperta, per quanto tiene lacapella magiore, d*una 
soffitta fattagli nuoamente, il resto è sotto il tetto; tutta d.^ ca- 
polla magiore è serrata con cancelli di legno, dai lati di detta 
capella vi è il coro dì legno di asso di quattro sedie per 
parte con li suoi ingenochiatorij . . . A d.& capella magiore si 
ascende dal restante del corpo della chiesa circa sei gradi. Dalla 
parte dell'evangelio ci è la porta, per quale si va alla sacristia, 
la quale è in volta ma coperta di tavolato. In fronte della 
nave della parte dell'evangelio ci è l'altare di titolo di S.^ An- 
tonio • . . Sotto la capella magiore ci è un scurolo in volta, che 
con otto colonne di marmo sostiene la d> capella, in detto 
scurolo ci è un altare di titolo di S.to Gervasio et Protasio senza 
alcun ornamento ... si descende in d.» scurolo per due scale 
dal mezzo della chiesa. A mezzo la nave dell'epistola ci è un 
altare di titolo della Mad.» . . . d.o altare è sotto un involto tutto 
pinto, sostenuto da due colonne, non ha ancona ma solo pitture 
nelle pareti ... Ha la chiesa due porte una picela, per la quale 
si va nella casa dell'arciprete, vicina all'altare magiore et l'altra 
laterale verso la parte dell' evangelio con cemitero murato . . . 
Il campanule vicino d.» porta con due campane. Le mura della 
chiesa sono tutte rozze. Nella sacristia non vi- è credenzone 
alcuno et li paramenti si tengono in una cassa. 

Oratorio di s. Zeno Dontro lo mura del cemitero doppo la capella magiore 

prof. 

della sud.a chiesa vi è un oratorio di titolo di S.^ Zeno, di lon- 
ghezza di brazza 15 in circa, involtato et in fronte in una 
nicchia pinta c'è un altare con cancelli, nel resto è senz'alcun 
ornamento et mancante d'ogni cosa, la tavola nell'altare ò di 
marmo con l' inscrittione che segue (*). A canto l'altare c'è 
una porticella che riesce nel cemitero. 



(1) Viceversa non segue alcuna iscrizione. 



- 237 — 

A di sopradetto. Visitata la chiesa di S. Maria, situata a ^';,';'-;« '^^ «• ^•'"« 
canto le sud.®; si è trovata esser tutta involtata, con un altare 
in fronte, in una nichia pinta, sopra l'altare vi è una ancona 
vechia, di altezza di due brachia et di larghezza per quanto 
capisce l'altare .... due porte una in fronte, l altra laterale. 

Dentro lo stesso cemitero ci è la capella di S.^^ Giovanne, '^pl^niTs!*S'il"Ba'r 
in mezzo della quale ci è un vaso tondo di pietra grande, 
coperto d'un tavolato per il s.^^ batesmo et qui si fano li oflBtij 
del sacro fonte il sabbato s.^^ ... La chiesa è circolare, invol- 
tata et di rimpetto alla porta vi è un altare picelo con can- 
zelli di legno et un'anconetta picela vecchia con una bra- 
della simile ... le mura d*essa tutte rozze. Attorno alla detta 
chiesa collegiata et capelle quasi annesso vi è un cemiterio 
circondato di muro, quale le cinge tutte (*). 



(1) Leano (abitanti 1300) è uao dei molti paesi lariani dal nome greco. La 
cbiesa, sotto il titolo di S. Stefano protomartire, di nomina vescovile, era anti- 
camenie condecorata di sei canonicati oltre Tarci pretura. In origine era cinta 
da portici di fronte, da tergo e dai lati, a doppio ordine, Tuno all'altro sovrap- 
posto. Di questi, coi loro arobi e pilastri, appariscono tuttora evidenti le traccio 
nella parete verso il lago, cbe fu conservata nei recenti restauri fatti eseguire 
da quella fabbriceria. Da questo fatto il Boldoni, cbe scriveva nel 1616 (a pag. 80 
del suo Larius) ed altri ne deducono cbe quivi fosse un tempio dedicato a 
Diana, di quella forma cbe Vitruvio dice periptéra. Ma la posterità, rozza ed 
ignara, aperte le pareti ai lati del tempio e cbiusi gli intervalli fra i pilastri, 
fece si cbe il porticato esterno divenisse interno e formasse le due navate late- 
rali ad una nave maggiore di una cbiesa cristiana. Che la cbiesa di Lenno sìa 
stata ampliata in tre navi, comprendendovi le parli laterali di un portico pree- 
sistente, ond'era circondata, è indubitato, ma errano coloro che fanno rimon- 
tare la nave primitiva, il portico e la sottoposta cripta ai tempi romani. Cbe 
quivi esistesse un edificio di romana costruzione, probabilmente una terma, lo 
prova un muro fuor di dubbio romano, cbe fu tagliato ad angoli retti per inse- 
rirvi Tattuale cripta, e di cui ne rimangono gli estremi sporgenti ai due lati, 
che serbano ancora a pian terreno i condotti quadrilateri di mattone per tra- 
mandare il calore od il vapore nelle stanze superiori ; molto più quando si 
ammetta la sentenza di Paolo Giovio (Descriptio Larii Lacus)^ seguita da molti 
altri (eccettuato il Boldoni), che nel seno di Lenno, dove sorge il palazzo già 
Càroe ed ora Delmati, esistesse la villa di Plinio il Giovane, da lui detta la 
Commeata (libro IX, epist. VII); sentenza corroborata dagli enormi tronchi di 
colonne e dal capitello jonico quivi estratti dal lago pochi anni or sono. In 
questa ipotesi Tediflcio romano di cui sopra, tramutato poi in cbiesa cristiana, 
distando solo un mezzo ettometro da quel seno, poteva essere un* appendice 
della Commedia, tanto più che in posteriori scavi eseguiti nelle fondamenta 
del palazzo Guaita, assai più vicino alla chiesa, apparvero altre traccio in- 
dubbie deir epoca romana. Il Barelli, mentre riporta ad epoca posteriore alla 
romana la nave di mezzo, le tre absidi e la sottoposta cripta, ammette però 
che dei tempi romani sia il doppio porticato di cui è cenno di sopra, per 
la ragione, ei dice, che non si hanno altri esentili, almeno fra noi, di chiese di 



Chiesa di S. Barto- 
lomeo diTremezM. 



- 238 - 

Visitata la capella di S.^ Bartolomeo di Tremezzo, membro 
et sotto Tarcipretato di Lenno. È antichissima, fatta in una 



stile lombardo, cinte di portici air ingiro. Che la navata di mezzo della chiesa, 
colla sottoposta cripta inserita nel muro romano, ci porgano un tipo evidente 
dell'architettura lombarda, con caratteri anzi assai sviluppati, non e' è alcuno 
che appena appena s* intenda d'architettura che lo possa negare. Le otto colonne 
poi della cripta, che coi loro capitelli e colle basi presentano molta varietà di 
materia, di forma e di dimensioni fanno credere che siano state tolte da altri 
edifici preesistenti, e adattate senz'altro alla nuova costruzione ; quei capitelli, 
che portano la croce scolpita in rilievo» sono fatti espressamente pel nuovo 
edificio cristiano, e quindi di molto posteriori air introduzione del cristiane- 
simo ; le tre absidi da ultimo ci portano ad un' epoca a noi molto più vicina, 
poiché in tutte le basiliche italiane e greche del sesto secolo la sola navata 
centrale terminava con un'abside, nelle bisantine e ravennati internamente 
era curvilinea ed al di fuori poligona, e non venne in uso in Italia prima del 
principio del IX secolo il terminare con due absidi le navate minori; questo 
tatto, che, al dire dei migliori scrittori d'archeologia cristiana, si può accettare 
come un assioma d'architettura lombarda, ci porterebbe a credere che il por- 
ticato esterno non divenisse interno, formando le due navate laterali terminanti 
nelle due absidi minori, prima del IX secolo, quindi darebbe pienamente ragione 
al Barelli, nel senso che la fabbrica sia stata costrutta sulle rovine di un preesi- 
stente edificio romano; anzi, soggiungo lo, in ogni sua parte, in ogni suo minimo 
particolare è essenzialmente cristiana non solo, ma di un'epoca assai a noi piCi 
vicina di quello che il sullodato archeologo ed altri generalmente si credano. 
Ma il porticato, che forma oggigiorno le navate minori della chiesa attuale, è 
desso veramente una costruzione romana? Con buona pace del Boldoni e del 
Barelli, non esito a rispondere di no. Esso è bensì una costruzione preesistente 
all'ossatura della chiesa attuale (e dico ossatura, perchè la chiesa subì, come 
dimostrerò in seguito, in diverse epoche, varie modificazioni che l'hanno tutta 
trasfoi^mata, di modo che, eccettuata la cripta, nulla ha oggi d'antico che lo 
scheletro), ma non è una costruzione romana. Anzitutto è presrio dell' opera 
osservare che anteriormente al VI secolo esisteva in Lenno, precisamente nel- 
l'area dell'attuale, «ma chiesa cristiana, come ne fanno fede i frammenti di 
lapidi cristiane portanti la data dei consolati di Paolino Juniore (535), di Ba- 
silio (554) e Giustino (572), che l'egregio mio amico sacerdote D. Giuseppe 
Bernasconi, ora parroco di Civiglio, trovò, rovistando il suolo dell' ipogeo, 
e pubblicò, l'anno 1861, insieme ad altre quivi rinvenute in tempi anteriori e già 
conosciute, nella sua pregevole raccolta Velie Antiche Lapidi Cristiane di Como, 
della quale primitiva chiesa più nulla resta. Ora, assodato per bene questo 
fatto, e messo a confronto coU'altro non men provato, e ritenuto come certo 
dai migliori cultori d' archeologia, che dalla metà del VI secolo sino alla 
metà dell' Vili niun' altra architettura si usò in Italia se non quella latina 
dei precedenti secoli IV e V, e solo guasta dalla imperizia degli edificatori, cade 
da sé la difficoltà posta dal Barelli, che si debba cioè ritenere dei tempi romani 
il portico, per non avere, almeno fra noi, altri esempi di chiese di stile lom- 
bardo cinte di portici all' ingiro. Che più tardi, sul finire del secolo XI (e non 
nell'ottavo o nel nono secolo, come vuole il Barelli) si costruisse la cripta e la 
nave sovrastante di stile lombardo, è indubitato; ma che la chiesa primitiva 
edificata In Lenno in quell'epoca, in cui quei barbari erano affatto sconosciuti 
fra noi, fosse di stile lombardo, è tale una cosa non solo inverosimile, ma 
evidentemente erronea; è questo uno di quei grossolani errori che, anziché 
dissiparsi, ricompariscono tratto tratto vestiti a nuovo su recenti pubblicazioni. 
Doveva essere la primitiva chiesa cristiana di Lenno di quello stile latino, che 
vigeva già in Italia nei secoli IV e V, e che nei secoli seguenti, guasto dal- 
l' imperizia degli edificatori e dall'influenza che fra noi ebbero grandissima gli 
artefici greci, ci portò allo stile neo-bisantino, antesignano quest'ultimo del lom- 



- 239 — 

sola nave con una espella in mezza nave ristorata et parte 
pinta, con un altare non consecrato, cinto di cancelli et bra« 



bardo; nulla adunque hanno a che fare le chiese lombarde eoi porticato di Lenno. 
Ciò escluso, è duopo, innanzi di procedere oltre, fermarci a considerare se ripugni 
il pensare un edificio cristiano dei primi secoli di puro stile latino cinto di portici 
air ingiro. E qui mi si affaccia una questione tuttavia insoluta, se cioè Tuso delle 
gallerie esterne dette atrii o ambulatori, a semplice o a doppio ordine, limitate 
alla sola facciata od anche alle parti laterali e posteriori deirediflcio sacro, fosse 
comune alle basiliche cristiane cos\ d'oriente come d'occidente, e quale delle due 
chiese Fadottasse prima. Il fatto che le primitive grandi basiliche costantiniane 
di Roma non ebbero ambulatorii, come non li ebbe né li ha il maggior numero 
delle più antiche chiese d' Italia, parrebbe appoggiare Topinione di coloro che 
credono fosse questa un'introduzione tutta orientale. Difatti in oriente gli 
ambulatori cominciano Ad apparire nel IV secolo, e ne sia esempio la basilica 
del Calvario eretta da Costantino, della quale si ha in Eusebio ampia e minu- 
tissima descrizione; li hanno poi molte basiliche del secolo V in Siria e in 
Grecia e la maggior parte delle chiese orientali dei secoli appresso ; per cui 
apparendo che mentre in occidente le chiese con ambulatori formano un'ec- 
cezione, toltone solo V atrio air esterno della fronte, che generalmente si 
trova anche da noi, in oriente per contrario la formano quelle che ne sono 
sprovviste, ne consegue logicamente doversi credere che essi ambulatori non 
siano altro che costumanza introdotta dalla chiesa orientale, e se in qualche 
chiesa latina hanno fatto capolino, lo si debba solo all'efficace influenza bisan- 
tina ripetutamente esercitatasi sull'occidente. Ciò posto, nulla ripugna che nel 
secolo quarto o quinto s' edificasse in Lenno, sulle rovine di un edificio romano, 
una chiesa cristiana di stile latino, circondata in tutto o in parte da portici, 
subendo l'influenza più o meno spiccata del blsantinismo, importatoci dal- 
l' oriente, per mezzo dell'esarcato di Ravenna. Ci attesta infatti il chiarissimo 
diplomatico Lupi {Cod. diplomai. Berg., tomo I, pag. 204), che in età remotis- 
sima fu eretto presso il fiume Brembo in Lemine il magnifico tempio di S. To- 
maso, che sussiste tuttora, di figura rotonda, con superiore ed inferiore por- 
ticato interno, accostantesi allo stile dell'antichissima chiesa di S. Vitale di 
Ravenna e della milanese di S. Lorenzo, avanti che fosse rialzata su moderno 
disegno; anzi ei colle stampe ne ha pubblicata la pianta e l'alzata. Quello che 
si fece in Lemine sul Brembo, molto più poteva farsi in Lenno, cosi vicino 
air Isola Comacina, ove s'erano raccolti i ravennati, come in sicuro rifugio, 
contro le invadenti orde dei barbari. Pare inoltre cosa inverosimile che, se 
quel portico all' ingiro avesse servito ad un edificio romano, potesse poi 
adattarsi perfettamente ad un edificio tanto diverso dal primo, quale una 
chiesa cristiana. Il portico adunque e la chiesa primitiva di Lenno erano 
contemporanee, quando, sulla fine del secolo XI, o sui primi anni del se- 
guente, atterrata la primitiva chiesa, o perchè cadente o perchè troppo angusta 
per la cresciuta popolazione, se ne conservò però in parte od in tutto il por- 
tico aperto, da cui runa e l'altra ricevevano luce. Non si sa quando, ma 
probabilmente sul principio del XVI secolo, volendosi ampliare la chiesa, si 
traforarono le pareti dell'unica nave, aprendole a punta di scalpello, e si 
chiusero gr intervalli fra i pilastri di detto portico circostante, formando 
cosi neir insieme un solo corpo a tre navi, terminanti in tre absidi. In questi 
Atti di Visita (1593) infatti questa innovazione appare già compiuta. Da essi 
si raccoglie che la nave di mezzo era coperta da soffitto nuovo, te le altre 
due dal solo tetto; che le pareti del presbiterio e di due cappelle allora esi- 
stenti a capo delle navi minori erano adorne di antichi dipinti ; che due soli 
accessi aveva la chiesa, Tuno sol lato sinistro, verso il battistero, per il popolo, 
Taltro sul destro ad uso dell'arciprete ; che dal mezzo della chiesa scendevasi 
per due scale nello scurolo (cripta) sottoposto, dove era posto un altare de di- 
cato ai santi Oervaso e Protaso ; che dietro il presbiterio, verso il lago (dove 



— 240 «- 

della mediocri, con una ancona di pietra stuccata con lo ima- 
gini di un crucifisso con le Marie et santo Bartolomeo. Il resto 



ora è la casa comunale) sorgeva un «oratorio di S. Zenone, ed un altro di 
S. Maria sul lato opposto ; che chiesa, battistero, oratori erano cinti da un muro 
formante il cimitero. Posteriormente scomparvero i due oratori, de' quali il 
primo era molto antico, si voltarono le navi, si aperse la porta maggiore nel 
mezzo della facciata, si cancellarono le antiche pitture, si chiusero le due 
scale onde scendevasi dalla chiesa nella cripta, tal che si dovette aprire a questa 
un accesso verso il Iago, distruggendo l'abside mediana (sconcio questo che 
in seguito, per iniziativa dei due benemeriti archeologi Balestra e Barelli, fu 
tolto, riducendo la cripta nello stato primitivo, col chiudere l'accesso verso il 
lago e col ricostrurre l'abside e riaprire le due scale che riescono ai flanchi 
della nave mediana). Altre innovazioni furono fatte nella chiesa in diverse 
epoche, di modo che, escluso il grazioso e interessantissimo ipogeo, non si 
vede più traccia di antico. SulP architrave della porta maggiore leggesi la 
seguente epigrafe: 

D. 0. M, 
Lapides torrentls 

Illi dulces 
Fuerunt 

Anno Dni 
i698. 

Questa iscrizione ci dice adunque che quell'opera barocca oh" è la parte infe- 
riore della facciata venne eseguita sul finire del XVII secolo. — Sulla torre, 
sotto l'orologio, si legge : C. G. i790. 

A compimento do qui di seguilo la lapide pagana e le cristiane di Lenno : 

D . M 

VIBIOR . COMINIAN 

VALERI . PII . ET . SEVERAE 

CLAVDIANAE 

ET . SEVERI . ET . VALBRIAE 

GOMINIANAE 

DOMITIA . DOMITIANA . C . F . VIVA . S . L . 

MON . MARITO . PRIVIG . COGNAT . ET . SOCRV . 

Quest' è l'apografo di Benedetto Giovio. Dopo che fu letta da lui, si scarpel- 
larono via le ultime due righe, e appena ne rimangono le informi traccie. Il 
nome di Domiziana, inteso male, fu scambiato col nome dell'imperatore Do- 
miziano, altro dei persecutori della Chiesa. (Giovio Benedetto, n.60. — Porcacclii, 
Nobiltà, ecc., pag. 1(». — Muratori, 1420-8. — Orelli, 4669. — Labus, Yiag0o, ecc., 
pag. 281-2. — Aldini, 198-171, incolpa Boldoni e Porcacchi, e i loro simili dì 
aver mal letta la parola Claudiance, e di avervi fabbricato sopra racconti ma- 
gni/lei di un tempio a Diana. Chi sbagliò fu Amoretti nel suo Viaggio ai tre 
Laghi, non Porcacchi, né Boldoni, i quali credettero tempio a Diana la chiesa 
di Lenno, non influenzati per nulla da questa lapide. — Biondelli, Importanza 
degli studii archeologici» pag. 14, scorretto.— Monti, Storia antica» ecc., pag. 249. 
n. 187. — Barelli, Rivista Archeologica» ecc., fase. 10, pag. 9). 

[Pau]LINI IVNIOR[i]S 

Pubblicata a pag. 24 in Antiche Lapidi Cristiane di Como» per la prima volta. 



- 241 - 

è tutto nudo, senza sofltta sotto il tetto. Con doi occhi nel 
frontispicio. Ha due porte, una nel frontispicio, Taltra laterale 
in mezzo al muro dalla parte deirevangelio ... Ha una cam- 
pana senza campanile. 



dal sac. D. Giuseppe Bernasconi, che la rinyenne nella cripta della chiesa di 
Lenno. — Barelli, Rivista Aroheologioa, ecc., fase. 10, pag. 9 e segg. 



.... ^ D ... . 




HOC M 




SEPVLCR .... 




AS . . . . 




ARBIT 




PRBB .... 




Bernasconi, Antiche lapidi, pag. 31. — Barelli, R. A. 


fase. 10, pag. 12 


vs 




. . s . XV . 




o 
Barelli, ivi, pag. U. 





(b) M 

(Hie requìescit in p)AGB PAMVLA XPÌ 

(qU8B vi)XIT IN HOC SAB .... 

INDI(ttone) .... 

Bernasconi, opera citata, pag. 80 ; Barelli, ivi, pag. 12. 



D . I 

COM . BCCL . QVI 

[▼ixit inj HOC . 8ABCVL0 

XXXVI . DBP . SVB ..... 

. . . [ajVO . Xin .P.C. BASI .... 

. . [InJD .11 

RoTcUi, Storia di Corno; Bernasconi, op. cit., pag. »; Barelli, ivi, pag. 10. 



KAL» OCTOBR» 
Bernasconi, op. cit., pag. 80; Barelli, ivi, pag. 12. 



. . . OC . . 
... S ... . 
D 



Race» Stor. — Voi. III. 1® 



— 242 — 

^'f* 8. "u'iSS^di Visitata la chiesa di santo Lorenzo del comune di Tremezzo, 
soccorso della collegiata di Lenno, et alla qual concorrono i 
luoghi vicini per la messa. È fatta in una sola nave antica 
con una capella in volta vecchia, pinta et parte imbiancata 



HIC RBQVIBSCIT IN PA[ce] 
ffajMVL. XPÌ FRANGI .... 
. . . QVI VtXIT ANN .... 
. . . [de]P SVB D[ie] . . . ® 
(hijC REQ[aie]SC. IN PAC[e] 
[fa]MVLA XPÌ . LAVRBNTIA 
{quajB VIXIT . ANN . LXX 

. . . TA PVET ANNV 

[dejPOSITA SVB . D . V . ID[U8] 

SEPTBMB 

Barelli, R. A., fase. 10, pag. 11. 



HIC REQVIESCIT IN PACE B. M. 

CYPRIANVS QVI VIXIT IN HOC 

SAEGVLO ANNOS PM XXXIIII 

DEP SVB D. VII KAL. OCTOB. INO. V 

POST CON. D. N. IVSTINI P.P. AVO 

ANN. VI 

HIG REQVIESCIT IN PAGE B. M. 

VIGILIA FILIA SSi. CYPRI[ani3 

rqusej VIXIT ANNOS 

L*Allegranza la copiò dalle schede di Gian Antonio de Beretta canonico della 
basilica di 8. Ambrogio in Milano. — Bernasconi, op. cU., pagg. 39-40 ; Barelli, 
R. A., fase. 10, pag. 10. 

HIG REQVIESCIT IN PAGE PAM. XPÌ 
LAVRBNTIVS V. S. QVI VIXIT IN HOC 
SAEC. ANN. LV DEP. S. D. Ili NONAS 
{luUi p. c. dn. lustini pp. Aug, Ann. VI, Ind, ini), 

Bernasconi, op. cit., pag. 36, lezione tolta di peso dal Rovelli, Storia; Barelli, 

R. A., pag. 11, come sopra. 

[hic re]QVIESGIT IN PA[ceJ 

[famula] XPI AONBS QV[aeJ 

VIXIT IN HOC SAEGVLO 

XVII DEPO{sita] 

NONAS 

Barelli, R. A., fase. 10, pag. 11. 



— 243 — 



con un altare consecrato .... con una ancona sopra pinta in 

tavola et adorata, ma vecchia et in detta capella vi è una 

finestra dal corno dell'epistola con suoi vetri. Nel corpo della 
chiesa annesso al muro vi è uno altare di santo Rocco et Se- 



I registri parrocchiali di Lenao cominciano dal 1590 e continuano fino ai 
nostri giorni, però con alcune lacune. 

Nel territorio della parrocchia attualmente vi -sono le seguenti chiese 
figliali ed oratori : S. Lncia, oratorio dei confratelli del SS. Sacramento, unito 
alla parrocchiale. — s. Giovanni Battista, ossia battistero. Presenta questo un 
ottagono, coronato da una lanterna quadra con quattro bifore, con due porte 
e sette finestre. La forma delle une e delle altre, le lesene degli angoli ripie- 
gate sui lati ed i cordoni che legano la bella cornice adorna di archetti a tutto 
centro con la base, ed i sassi del nostro calcare giurese disposti a corsi rego- 
lari, tutto che imperfettamente riquadrati, lo rivelano del tempo in cui Tar- 
chitettura lombarda era già fiorente, cioè del XII secolo. Nei recenti restauri 
si riapersero le bifore della lanterna e si fecero altri molti lavori, per cui fu 
donato airedificio la sua pristina figura, ed ora si presenta leggero, ben pro- 
porzionato e gradevole airocchio. — La SS. Trinità, a mezzo chilometro dalla 
parrocchiale. — S. Andrea, a un chilometro. Chiesuola antica, ma non tanto 
quanto la dicono quei paesani. La sua forma e quella del campanile collegato 
e contemporaneo alla chiesa, la rivelano della seconda metà del XIII secolo. 
— S. Vincenzo di Fortezza a un chilometro e mezzo. — La chiesa attualmente 
detta di S. Agrippino, anticamente di S. Pietro e di S. Maria d*Oliveto airAcqua 
Fredda. Della antica chiesa non rimane oggi in piedi che il presbiterio d' ac- 
canto alla moderna, e la cui maniera di costruzione apparisce all'esterno delle 
pareti. Non poca confusione riscontrasi ne' nostri scrittori, molti dei quali 
confondono il monastero di S. Benedetto dei cluniacensi con quello dell'Acqua 
Fredda dei cisterciensi. « Il monastero deir Acqua Fredda fu fabbricato dai 
cisterciensi nel 1142 da Enrico monaco di Morimondo, messo deir abate Pietro 
di Morimondo, monastero posto nel milanese vicino ad Abbiate Grasso. (L'or- 
dine cisterciense fu incominciato in Borgogna dall'abate S. Roberto l'anno 1098, 
riformatore dei cluniacensi, poiché egli era monaco ed abate di Molismo del- 
l'ordine cluniacense, e per essere quei monaci discoli, li abbandonò, seguito 
da S2 monaci, co' quali diede principio al nuovo ordì De dei cisterciensi). Per 
ritornare al monastero dell'Acqua Fredda, cosi detto per l'acque di quelle fon- 
tane tanto fredde, che non vi può dimorare pesce di sorta alcuna, era in ori- 
gine il suo nome di S. Maria d'Oliveto, per la gran copia di piante d'olive, 
che quivi allignano, e vi solevano stare di famiglia 10 monaci. Il sito di 
fabbricar questo monastero lo diede Atto, chiamato Peregrino, figlio del 
q.m Comperto, del luogo d' Isola, nel 1142, accrescendo li luoghi l'anno seguente 
Ugone di Balbiano parimenti d'Isola ed il vescovo Arduino (?) da Como >. 
(RU8C&, Il Rusco, lib. IV, pag. 31 e segg.). Nel 1449 vi furono aggiunti il luogo 
ed i possedimenti del monastero di S. Benedetto dei cluniacensi, soppresso per 
mancanza del numero di monaci prescritto dalle leggi canoniche. In seguito 
fu dato in commenda (v. Atti di Visita Ninguarda, parte 1*, nota sotto Delebio). 
Furono richiamati i monaci cisterciensi dal commendatario Aldello dei Picco- 
lomini vescovo di Siena (v. Atti di Visita, ecc., nota sotto Delebio), nel 1502-1504. 
La fabbrica vecchia di questo monastero fu abbruciata dai comaschi l'anno 1527, 
per scacciarne i cavargnoni, che molto male facevano sopra il lago, e quivi 
si erano fortificati, avendone scacciati i frati, che vi stavano. Però il padre 
Roberto Grassi milanese, allora priore di questo monastero, fece rifare la fab- 
brica nuova, con tanta sontuosità, che riuscì una delle più belle ville del lago. 
(R. Rusca, Il Rusco, luogo citato). Nella chiesa dell'Acqua Fredda riposava il 
corpo di S. Agrippino, XIII vescovo di Como, morto, come credesi, nel 586. 
Venne dapprima, giusta l'opinione di alcuni, sepolto nell'IsolaComacina, poscia 



— 244 — 

bastìano .... Ha due porte, una nel frontìspicio et V altra 
laterale vicina airaltare di santo Rocco. Avanti la porta mag- 
giore vi è un atrio o portico, quale serve per cemiterio, ma 
minaccia ruina, et ivi annesso vi è un cemiterio cinto di muro, 



pòchi anni dopo che i moaaci cistercieDsi si erano stabiliti all'Acqua Fredda, 
venuti a cognizione che dai comaschi si tramava la devastazione deir Isola, 
allo scopo di sottrarre alla profanazione quelle sacre spoglie, pensarono di 
trarle al sicuro e trasferirono il corpo del santo vescovo nella cappella di 
S. Pietro, che già esisteva a Roncate, sul pendK) di quel monte che tra Lenno 
e r Isola Comacina si estende, finchò ultimata; la nuova chiesa (cioè l'attuale) 
dedicata a S. Pietro, a S. Maria e a S. Agrippino, unita alla loro abazia, quivi 
Io depositarono. Infatti, nel 1717, scopertosi Taltare, si trovò in un* urna una 
cassetta antica, su cui era scritto in piombo : B. Agripini Confessoris et Episcopi 
Comensis ossa; un vaso di terra cotta contenente una coppa di legno e due 
olle di terra cotta coir iscrizione : B. Agripini cineres. Queste ftirono in seguito 
collocate in più decente urna, e l'avello primo fu destinato dai frati a raccorre 
il freschissimo zampillo, dove ora è riscrizione: i72i questo è VaveUo ove era 
riposto il corpo di S. Agrippino. Essendosi poi i frati dell'Acqua Fredda deter- 
minati di trasferirsi nel monastero stato abbandonato dai certosini presso 
Pavia, quei di Delebio domandarono il corpo, l' ottennero, e nel 25 di gen- 
naio 1785 lo portarono via e lo deposero con gran festa nella chiesa di 8. Do- 
menica sorella del santo, finchò ricostrutta^ su disegno ottagono e maestoso, la 
chiesa dedicata al santo vescovo, ve lo deposero sotto l'altare maggiore (Acqui- 
stapace, Vita di S, Agrippino vescovo di Como, manoscritto presso la Società 
Storica Comense. - Visita Ninguarda, parte r, nota sotto Delebio). « Nel mo- 
nastero deir Acqua Fredda dimorava ancora nel 1705 il dotto padre don Pompeo 
Casati, i cui occhi non lasciarono intatta pergamena alcuna di chiostro, o d'ar- 
chivio, e d'esse n'era ricco quel monastero. Usciti i frati, le case e i fondi si 
comprarono dal signor Ignazio Mainoni, il cui fratello barnabita don Fran- 
cesco, detto più volte dal cardinal Durini il puro sacerdote delle Muse, è noto 
per la facile sua vena, e merita ancor d'esser più noto pel colto ingegno e le 
sociali maniere ». (Pollante Lariano, pag. 875-76, Como, per 1' Ostinelli, 1795). 
Dal Mainoni il fabbricato fu venduto ai fratelli Stampa, uno dei quali, Saverio, 
cedette la sua parte al ricco signor Paolo Peroni di Oravedona, e questi, mo- 
rendo, ne lasciò eredi altri Stampa di Gravedona, che non hanno però nulla a 
che fare cogli Stampa, di cui sopra si è parlato. — A cinque chilometri dalla 
parrocchiale di Lenno, internandosi nella vallata della Perlana, che sbocca 
a Campo, trovasi, annessa alle rovine dell* antico convento dei benedettini 
cluniacensi, un'ampia basilica a tre navi, benissimo conservata, che presenta 
lo stesso tipo del S. Abondio di Como, e sembra disegnata dallo stesso archi- 
tetto. Le differenze tra l'una e l' altra furono imposte dalla natura del luogo, 
e dalle minori dimensioni di quella di cui parliamo, che richiedeva la sop- 
pressione di molti particolari. Alle colonne, cui il sasso di quel monte non 
si prestava, e il recarvele dalla riva per quei dirupi riesciva impossibile, si 
sostituirono pilastri. Le navi finiscono in tre absidi, di cui la destra sta sotto 
il campanile di forma quadrata. Ha soffitto, tranne la sezione dell'ultimo pila- 
stro alle absidi, che è sormontata da vòlta. Contiene una pila marmorea con 
ornati del tempo. Alla chiesa era unito un monastero antichissimo di clunia- 
censi (ossia di benedettini neri), dove solevano stare sei monaci con un abate 
e due conversi, possedeva molti beni, che furono poi uniti al monastero dai 
cisterciensi dell'Acqua Fredda l'anno 1449, prima che andasse in commenda. 
Questo monastero aveva sotto di so il monastero, fabbricato alla riva dèi lago, 
di monache cluniacensi (chiesa dei santi Giovanni, Paolo, Giovita e Faustino 
delle 'monache di Campo nella pieve d'Isola). R. Rusca, Il Rusco, libro IV. 
pag. 33. 



— 245 — 

et air entrare con crate di legno .... Ha un campanile con 
due campane dentro alla porta maggiore della chiesa {*). 



(l) Tremeuo (o Trameno) è stato chiamato così, assai probabilmente, 
perchè sta tra mezzo ai più splendidi punti del litorale del bacino centrale 
del lago di Como, o perchè è a metà delLarìo. Difficilmente si potrà ritrovare 
luogo che per Tamenìtà della sua posiziona e per la dolcezza del suo clima 
possa paragonarsi a questo sito fatato, illustrato a gara dai poeti, dai roman- 
zieri, dai paesisti e dai viaggiatori. Ivi è perpetua la primavera, perchè anche 
d* inverno la temperatura sta quasi al pari con quella della Liguria, difeso 
com* è il paese contro i venti boreali dal Monte Ceramede; ivi i mandorli, gli 
agrumi, gli ulivi, i lauri» gli aranci, i cedri, e tutC intorno una corona di ville, 
delle quali alcune veramente principesche. Tremezzo fu staccato dalla matrice 
di Lenno, ed eretto in parrocchia indipendente di nomina comuni tativa dal 
Caraflno nel 1037. Esiste neirarchivio deir arcipretale di Lenno un istromento 
del 3 agosto 1685, steso dal notaio Francesco Malagrida di Como, nel quale è 
contenuta la ratifica della separazione, seguita con precedente istromento 
4 luglio 1637, in rogito Oio. Antonio Rusca, copia autenticata dal notaio Fabiano 
Frigerio. Fu eretta in arcipretura noncupativa dal vescovo Mugiasca nel 1769. 
La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Lorenzo, fu nuovamente edificata invece 
deir antica ed è tuttora in costruzione ; il disegno in origine era a croce greca, 
ma in seguito fa prolungato il braccio longitudinale della croce, secondo me, 
con un vero sconcio. Ha annesso un oratorio ad uso dei confratelli, dedicato 
alia B. Y. del Rosario. 

Nel territorio della parrocchia vi sono le seguenti chiese figliali ed 
oratori: la B. V. Addolorata, già proprietà della defunta contessa Sellier vedova 
Sommariva. Alle opere d'arte che si ammirano nella annessa villa, ora pro- 
prietà dei duca di Sassonia-Meinìngen, menzionate in tutte le guide del lago, 
fanno degno riscontro quelle che adornano Toratorio, che, decorato d'un colon- 
nato, ci presenta sulle due porte TAngelo che annuncia alla Maddalena la ri- 
surrezione di Cristo, e il Divin Maestro che chiama a sé i fanciulli, dipinti di 
G. B, Caoci€Uon; nell'atrio ci offre alla vista le statue della Religione e quella 
di S. Oiovanni Evangelista (modelli) del Pckcetti; un monumento a destra del- 
l' ingresso, dei Marchesi, rappresenta la Morte che conduce via il conte G. B. 
Sommariva, raccomandando le belle arti a suo figlio ; uno a sinistra, del Tene^ 
vani, rappresenta il conte Luigi, un suo bambino, un suo fratello e Tavola ma- 
tema. Lateralmente alla porta, due Angeli di marmo di carrara ; suir ingresso 
un altro Angelo ; in quattro nicchie la Religione, la Carità, TAmof Divino, la Giu- 
stizia, del Manftedini; sull'altare la Deposizione dalla Croce e la Natività di 
Cristo, del Cacciatori, e lavori di cesello del Bellezza ; nella vòlta e nei pennacchi 
bellissimi bassorilievi del Casnedi; a destra dell'altare ed a sinistra altri due 
bassorilievi faneraril di famiglia. Noterò finalmente il bassorilievo, a siniatra 
dell'altare laterale, che rappresenta la contessa Sommariva in atto di deporre 
una corona sull'avello della madre, e un altro bassorilievo, a destra, che rappre- 
senta una memoria della moglie del conte defunto. — L'oratorio di Rogherò, a 
45 minuti dalla parrocchiale, dedicato alla Madonna degli Eremiti ; è di patro- 
nato della famiglia Grandi. — La chiesa dei santi apostoli Pietro e Paolo, situata 
in Volesio, a trentacinque minuti di distanza. — L'oratorio di S. Rocco, in Viano. 
— S. Bartolomeo apostolo, sito in Tremezzo, distante circa venti minuti. — Oltre 
ai sopracitati oratori, havvene due altri particolari, essendo essi nell'interno 
delle ville, l'uno già di proprietà della defunta contessa Sofia Bartò maritata 
Albertoni; il secondo di proprietà della marchesa Antonietta Busoa-Arconati 
maritata al conte Sola.— La parrocchia conta attualmente 1003 abitanti; i re- 
gistri parrocchiali comiiiciano dall'anno 1638, e dalle osservazioni fatte, pare 
che non vi siano lacune. Nella parrocchiale esiste una quantità di merletti e 
trine antichissimi di molto valore, oltre a vari paramenti di gran prezzo. 



— 246 — 

^«*"s.Tb?Ddìi''d1 Visitata la capella di S.^ Abondio di Mezegra, soccorso et 
M«z#gra. g^^^^ j^ ^^^^ j. L^jjjjQ^ lontana da Lenno più di mezzo miglio. 

È antica, con una capella di mezza volta pinta con Dio Padre 
in alto et i quattro Evangelisti, et attorno con i dodeci apostoli 
È cinto di bradellà et cancelli di legno, ma senza ancona. Il 
resto della chiesa è senza sofitta et li muri sono imbiancati. 
Ha un campanile con una campana fondato sopra un pilastro 
vicino alla porta maggiore da mano sinistra nell'entrare . . . 
Ha due porte, la maggiore nel frontispicio et l'altra laterale 
puoco fuori dei cancelli dell'altare dalla parte dell' epistola - 
Avanti la porta maggiore vi è un puoco di atrio o portico, 
quale serve per cemiterio et parimente dalla porta laterale 
vi è un altro portico per cemiterio (*). 

Oratorio di s. vin- Visitato l'oratorìo di S> Vincenzo di Portecelo (PortezzaV 

cen/o di Fortezza. , \ /» 

sotto la cura di Lenno; è longo circa dodeci braccia con una 
capeletta di mezza volta mal' in essere con un altare piccio- 
lissimo. Il resto rozzo ed sotto il tetto. Ha un campanile vicino 
all'altare, dalla parte dell'evangelio, con una campana («). 

^'i^voieVo^'^^^^^ Visitato l'oratorio di santo Pietro di Olesio (Volesio) 
nel di commune di Tremezzo sopra santo Lorenzo un. tiro 
d'archibugio, con una capeletta in volta imbiancata con uno 

altare non consecrato Ha una anconetta pinta in tavola 

con le imagini della B. Vergine, di santo Pietro et santo Paolo. 



(1) La cbie&a parrocchiale di Mezzegra, pieve di Lenno, di patronato co- 
munitativo, eotto il titolo di S. Abondio, fu cominciata ai 17 di maggio del 1701, 
compiuta nel 1726, e consacrata nella seconda domenica di settembre dello 
stesso anno dal vescovo Oiuseppe Olgiati. È di stile moderno e bellissima. Ha 
cinque altari. Pregevole è il dipinto della vOlta, opera di Giulio Quaglio di 
Laino. — Vi sono inoltre tre oratori: il primo, annesso alla parrocchiale, con 
antico altare in legno, ricco di bellissimi intagli e colla vòlta ornata di pitture. 
Esso faceva parte della chiesa vecchia descrìtta in questi Atti di Visita, ed ora 
serve per uso della confraternita. — Il secondo, nella frazione di Azzano, dedi- 
cato alla B. V. della Pietà e a S. Gaetano. — Il terzo, dedicato a S. Giuseppe, 
dista cinque minuti dalla parrocchiale. — La popolazione attuale è di 802 abi- 
tanti; i registri dei nati, morti e matrimoni datano dal 1692, epoca nella quale 
ebbe princìpio la parrocchia, che ora ha titolo di prepositura noncupativa, e 
non presentano notabili lacune. ^ 

(2) La chiesa di S. Vincenzo di Portecelo (Portezza) è figliale deirarcipre- 
tura di Lenno. (V. nota sotto S. Stefano di Lenno, verso la fine). 



- 247 — 

Ha una porta sola in fronte. Ha un campanile con una cam- 
pana picciola (0* - 

Visitato l'oratorio o capella antica di santo Fidale detta ormioriodis.Fedei«. 
di S> Andrea. Ha una capeletta in mezza volta antichissima con 
alcune figure guaste, con uno altare consecrato aggrandito con 
tavole alla forma II resto è tutto sotto il tetto senz'altro. Ha 
un campanile con un pilastro in chiesa vicino alla porta 
grande con una campana. Ha due porte, una grande vicina 
al campanile. . .; et una laterale di contro al campanile, sopra 
la quale di fuori sono fatte le pitture del frontispicio (*). 

Visitato un capitello di sopra delle case di Molgisio, in ^oTwfconflntSiS 
rónte ad una strada, con una orate di legno d'avanti; et è fjj^.**^"'*'" 
longo braccia tre in tutto. Si disputa se è in pieve di Insula 
o di Lenno, per essere nei confini aponto, et è dedicato a 
santo Rocco. 

La comunità di Tremezo fa da circa 96 fochi et anime 420 
et di comunione 260. 

La comunità di Mezegra fochi 50 et anime 290 et di co- 
munione 150. 

La comunità di Lenno, capo di pieve, fochi 70 et anime 400 
et de comunione 225. 



(1) Chieia figliale di S. Lorenzo di Tremezzo. (V. nota sotto quella cbiesa). 

(2) Chiesa figliale di S. Stefano di Lenno. 



— 248 — 



Descrittione 

DELLE CHIESE DELLA PlEVE d'IsOLA 



La chiesa archipresbiterale collegiata dedicata a S.^ Eu- 
femia con la canonica ataccata. 

Item la chiesa di S.^ Giovanne et Paulo, Faustino et Jovita 
filiale deirarcipretato nella terra di Campo, apresso quale 
chiesa vi è edificato un monastero delle monache deirordine di 
s.^0 Benedetto, et ò distante dalla matrice un tiro d*arcabugio. 

Item dalla destra lontano un'altra arcabugiata vi ò la 
chiesa di s.^& Maria Maddalena, annessa a un luogo chiamato 
hospitale. 

Item per contro del sudetto hospitale vi ò un* insuleta che 
circunda per un miglio, in mezo della quale v'era una chiesa 
dedicata a s.^ Gio: Battista. 

Item un quarto di miglio sopra la can.^'^ nel monte vi ò 
la chiesa di s.^<> Sisinio del comune di Ossutio, nella quale 
chiesa si sepeliscono i morti di detto luogo. 

Item mezo miglio più alto, sopra il monte dalla detta terra 
di Osutio, vi è la chiesa di s> Maria del socorso, luogo di 
grandissima devotione. 

Item dentro della valle sopra V istesso monte, qual valle 
vien chiamata di s.^<> Benedetto, tre miglia distante dalla 
d.a chiesa di s> Maria vi è la chiesa di s.to Benedetto, ove 
altre volte habitavano li frati Cisterciensi, quali di presente 
habitano nel monastero chiamato di acqua fredda, con case 
annesse a d.& chiesa, ove habita un massaro di d.<> monastero (0- 



(1) Della chiesa e del monastero deirAcquafredda v. nota sotto S. Ste- 
fano di Lenno, verso la fine. 



— 249 — 

Item più a basso dell* hospitale, un quarto di miglio alla 
rippa del lago, vi è la chiesa de s.^^ apostoli lacomo et Filippo 
nella villa di Spurano. 

Item mezo miglio più oltra, poco lontano dal lago, vi è la 
chiesa di s. Bartholameo apostolo nella villa di Sala, nelle 
quali ambedue si sepeliscono i morti di quelle terre. 

Item un tiro d'arcabuggio sopra detta terra di Sala vi è 
una capeletta dedicata a S> Rocco. 

Item un miglio lontano da Sala, dreto il lago, vi è la chiesa 
di s.*o Michele nella terra di Colonne, nella quale si sepeli- 
scono ì morti, quali sono tutte filiali et reconoscono la ma- 
trice, et vengono a recevere i S.mi Sacramenti. 

Item di la del lago, lontano dalla matrice, vi è la chiesa 
parochiale di s.^^ Quirico et lulita nel comune di Lezzone, 
quale comune comincia alla rippa del lago et va sino alla cima 
del monte. 

Item in questo comune vi sono diverse terrete et in la 
magiore parte vi sono alcune capelete et sono. 

Una chiamata Villa, sopra Villa un quarto di miglio vi è 
Casato, lontano da Casato vi è un altro luogo chiamato Con- 
dorano et poco lontano vi è un altro luogo chiamato Sossana, 
lontano da Sossana un quarto di miglio vi ò un altro luogo 
chiamato Rozzo, lontano da quale un mezo miglio, vi è un 
altro luogo chiamato Bagnana, lontano da quale un quarto di 
miglio, vi è il lego chiamato Pescaù, et sopra un tiro d'ar- 
cabuggio vi suono due terre chiamate Poniso et Cassolina, 
lontano da Pescaù un quarto di miglio vi ò una terra chia- 
mata Calvarino, lontano un altro quarto di miglio vi è Sor- 
mazana, et lontano da Sormazana un altro quarto di miglio 
vi è Cavargnana, lontano da Cavargnana un altro quarto di 
miglio vi è una capeletta vicina al lago di s.^ Nicolao con 
alcune case annesse chiamate alla Cavagnola (}). 

Questa parochia confina con la pieve di Nesso a una valle 
distante dalla d.» capella di s.*o Nicolao un tiro d'arcabuggio 



(1) Della cappeUa di S. Nicolò della CaTafirnola vedasi la nota sotto 
3. Pietro di Messo, ia qaesti Atti di Visita, 'pdiTie II,' pag. 79 e seguente. 



— 250 — 

verao sera et di sopra con la pieve di Belasio confina a un 
luogo chiamato la Yallemagiore. 

Di qua del lago verso la pieve d* Insula confina con la 
pieve di Valle d'Intelvo a una croceta scolpita nel sasso vivo 
sopra la strada, oltra il ponte di Gamoggia, lontano dalla ma- 
trice tre miglia, et un miglio di Argegno. 

Item cofina con la pieve di Lenno per terra et por lago 
come se è notato nella descrittione della pieve di Lenno. 



Catalogus Cleri Plebis Insulae 

R. D. Yincentius Rezzanus Archiprespiter, cum uno canonicatu 

R.<iiD. D. Jo: Antonius Citadella Can.caa et parocus Cernobij 

Jo: Angelus Salicus presbiter residens capellae 

S.ti Abundij 
Cesar Grassus capell.» Sfi Abundij Comi presbiter 
Joannes Grippus de Sala capelL* ressidens 
Trajanus Stuppanus pbr ressidens, capell." hospitalis 
Philippus Albricius de Olgiate pbr non ressidens 
Pompeus Campatius pbr capell.» Vici Comi 
Melchior Porta clericus comen.» 
Hieronimus Michetinus subdiacunus Comen." 
Jo: Dominicus Gaggius S. T. D. pbr 
Raphael Foppa clericus Morbiniensis. 

Sacerdotes et clerici 

Pbr Baptista Blancus viceparocus Lezzoni 
Joannes Grippus clericus de Sala 
Bartholom*<eus Pristinanus de Sala. 

Eeci. arohiprefbyu». 1593, dlo Quarto xbri3. R.>^uB .... accessit ad ecclesiam 

ralU et oolleglaU ' ^ 

s.^Bafemi* de In- coUogiatam ct arch.i«™ s.^ Eufemi». Altare maius quod situm 
est in capella fornicata ad orientem, partim pietà et partim 



— 251 — 

dealbata antiqua tamen, consecratum est, ad formam extructum 
cum cancellìs ligneìs expolitis .... habet iconem decentem 
pictam in panno lineo cum cornici bus et ornamentis deauratis, 
pictae autem sunt imagines B. Y. M. prò mani bus habentis filium 
et sanctum Jo: Baptistam, a latere dextro sanctse Eufemiae, et 
a sinistro S.<^^^ Yincentij Martiris, et in ornamentis pars vitsB 
sanctsB EttfemidB pietà est. . . Picturse, qusB in parietibus capelli 
sunt antiquae et renovatione indigent. .... Extra chorum in 
medio fere Ecclesise et statim extra partem fornicatam situm 
est altare s.^^^ MarisB dicatum prò societate s.^^ Rosarij can- 
cellis cinctum, supra quod est ombella decens, habet iconem 
pictam ornamentis deauratis decentem et pulcram cum ima- 
ginibus B. V. diversorum sanctorum ac pontificum et aliorum 

eamque invocantium et cum misterijs S.™i Rosarij Reli- 

quum Ecclesia partim est sine tabulato partim habet quandam 
partem tabulati veteris tamen . . . sacristìa est extra cancellos 
capei Ise maioris e latere epistolse. ... E regione ostij sacrarij 
aediflcatum est campanile inter septa chorì et altare B. M.cum 
tribus campanis supra. Duas habet portas, alteram in fron- 
tispicio, quae ampia est et alteram lateralem, qua itur in coemi- 
terium in quo sunt sepulcra familise de Luonis. Gircum circa 
Ecclesiam est coemiterium, in quo sepeliuntur cadavera (*). 



(1) Per Isola Comacina oggigiorno sMntende non solo risola propria- 
mente detta, che sta di fronte a Sala a brevissimo tratto, Tunica che sorge nel 
Iago di Como, bensì tutto quel tratto di paese in terra ferma, che forma il 
comune di Ossuccio e comprende le frazioni di Ossuocio, Carote, Isola, Ospe- 
dcaetto, entrano e Valle PerUma, che insieme formano Tarcipretura di S. Eu- 
femia d'Isola, di libera collazione vescovile, con una popolazione di circa 
1400 abitanti. 1/ Isola Comacina, propriamente detta, ai tempi dei Longobardi 
appellata anche Oristopoli, misura un miglio circa di circonferenza, ed ha una 
storia lunga, gloriosa e insieme funesta. Vuoisi accennata già neWItinerario di 
Antonino ; certo ò che nel V secolo dell* era cristiana, colà dove adesso son 
scogli sterili e quasi deserti, sorgeva una cittadella. Calati in Italia i Longo- 
bardi, Francione o Francilione, generale deir imperatore d* Oriente Maurizio 
ed ufficiale di Narsete, si rifugiò in quest* isola, e vi si mantenne in fiera resi- 
stenza per sei mesi, ma finalmente, stretto con vigorosa flottiglia dal re longo- 
bardo Autari, figlio di Clefo e marito di Teodolinda, che si era accampato colà 
ove giace il villaggio di Campo e la terra di Stabbio, dovette arrendersi, per 
altro a condizioni onorate, e si trasferì poscia a Ravenna, mentre il vincitore 
faceva opime prede degli immensi tesori, deposti quivi come in luogo di sicu- 
rezza dai popoli vicini. (Paolo Diacono ; Fumagalli, Dissert. T delle Antichità 
Longobardico-Milanesi, tomo I, pag. 17). Poi un duca Gaidulfo o Qandolfo, di Ber- 
gamo, la riprese ai Longobardi, impegnati contro Childeberto re dei franchi, 
ma tosto Agilulfo, successore di Autari, vincitore su costoro, gliela ritolse. 



— 252 — 



"'d'.r..SJi'&'SSi;'; 1^93 alU 4 di Oecembre. 



Gioì ita di L«zzeno. 



Visitata la chiesa de' SS. Quirico et Giulita di Lezeno della 
pieve d'Insula et soccorso di essa collegiata, lontana dalla 
matrice tre miglia di là dal lago, alla quale serve per vice- 
curato ms. pré Batta Bianche da Lezeno. È fatta in una sola 
nave con una capella in volta, tutta depinta decentemente et 
bella. Ha Taltar maggiore in essa capella cinto di cancelli di 
ferro . . . con una ancona sopra l'altare pinta in tavola assai 
bella con le cornici, ornamenti et termini assai belli, tutti 
adorati .... il resto della chiesa ò fatto in quattro archi 
soflatati tra l'uno et l'altro arco. Et nel primo arco, di fuori 



Più tardi Alachi, duca di Trento e poscia di Brescia, fatta lega con due potenti 
cittadini bresciani, di stirpe longobardica, Aldone e Grausone, balzò dal irono 
il re Cuniberto. Né altro scampo ebbe costici che di cercarsi rifugio e ben mu- 
nirsi nella celebre Isola Gomacina. Di quivi, coiraiuto de' medesimi Aldone e 
e Grausone, stancbi di sopportar più oltre il crudele e fiero usurpatore del 
regno, ordinato il suo esercito, ne usci sconfiggendo ed anzi uccidendo il ne- 
mico nelle campagne della Coronata, or Cornate, non già presso Ferrara, come 
dopo il Baronie {Anruili Eccl. ad ann. 703, n. 3), scrisse il Mabillon (AnTiali 
Benedet. ad ann. 693), che di più fa passar TAdda in vicinanza di quella città, 
né meno nella Valtellina, come opinò il Quadrio {Storia della Valtellina, tomo I. 
pag. 137), nò presso Como Pavia, come altri furono d'avviso, ma bensì ai 
confini situata del territorio milanese col bergamasco (Fumagalli, ibid., pag. 50). 
11 Muratori pone tal vittoria Tanno 690 {Ann. d'Italia), ma con più ragione il 
Lupi ed il Fumagalli sotto il 691 {Codex Berg. Prodr., pag. 350. — Fumagalli, 
ivi, pag. 50). — - Più tardi Regimberto Ragumberto, duca di Torino, con un 
grosso esercito cala dal Piemonte per iscacciar dal regno Liutberto, come gli 
riuscì dopo la vittoria presso Novara riportata su Ansprando, zio e tutore del 
giovinetto re. Non potò, per altro, il nuovo principe goder a lungo delle sue 
vittorie, essendo morto neiranno istesso. Ariberto IX, suo figliolo, che era da 
lui stato associato al trono, seguitò a disputare il dominio a Liutberto; lo 
vinse presso Pavia, e fattolo prigione, poco dopo lo fece soffocar in un bagno. 
Guai ad Ansprando se non si fosse rifugiato nella forte Isola Gomacina, la* 
quale non di meno fu costretto abbandonare e ritirarsi in Baviera presso il 
duca Teodeberto. Ciò avvenne Tanno 702. Tutta la famiglia d'Ansprando vi fu 
uccisa, eccettuato Liutprando, che Ariberto pur teneva sotto custodia, se non ne 
avesse formato di lui un basso concetto. Si per questo motivo, si per esser ancor 
fanciullo, diegli licenza di andarsene in Baviera presso il padre, che di tal 
arrivo ne fu molto lieto e contento. (Fumagalli, ibid., pag. 55). In quelT occa- 
sione T Isola fu seminata di stragi e rovine. Per tutto il regno dei carolingi, 
non si sa più nulla di essa: il suo nome riappare dopo due secoli e mezzo, 
collegato a quello di Berengario marchese d' Ivrea, riconosciuto re d* Italia 
dopo la morte di Ugo e del costui figlio I^otario, la vedova del quale, 
presa da Berengario a Como ed imprigionata nella torre di Melila presso 
Dongo, col chierico Martino da Bellagio, era stata liberata per astuzia di 
questo e condotta a Ottone di Germania, che la sposò, e poi scese in Italia a 
vendicarla. In fatti egli vinse Berengario e fu acclamato re. Berengario faggi 
alT Isola Gomacina col figlio Guidone, ricostruì le fortificazioni e respirò per 
alcuni anni ; ma i comaschi e i lariensi, istigati da Martino chierico, lo costrin- 
sero ad arrendersi e il castello fu rovesciato per la terza volta. Fu allora che 



— 253 — 

dei cancelli et della volta, vi sono doi altari uno per contro 
airaltro, annessi al muro, tutti doi consacrati cinti di cancelli 
di legno . . . senza volta, senza ombella ma con sofitta, quello 
della parte dell'evangelio, dedicato a s> Rocco et Sebastiano 
et s.*o Hieronimo, l'altro al s.™o Crucifisso. Non molto lontano 
dalla porta et vicino al capanile, in una capolla fondata sopra 
4 colonne, vi è un altare volto al muro dello campanile et 
verso la porta maggiore, dedicato alla vergine . . . Tra detto 
altare et quello di s.^o Rocco vi è il campanile con due cam* 
pane et connesso a pena all'altare predetto di s> Rocco, vi è 
la sacristia fatta in volta ... Il battistero è a mano sinistra 



ottone fece questo decreto» già da me accennato in nota sotto la chiesa pie- 
bana di Menaggio : 

« ottonis I imperatorie diploma, qao murdibundiam concedit babitato-' 
ribas insule cumane et Menagii ». 

(Rovelli, Storia di Como, tomo II, pag. 343. {Extctbat autogr, apud Car. 
Ciceri). Porro, Codex DipWmaticus Langobardice per cura della R. Deput. di 
Storia Patria di Torino, colonna 1140 (tolto di peso dal Rovelli). 

«In nomine sancte et individue Trinitatis. Otto Dei nutu imperator augustus- 
Si ceterorum nostrorum fldelium petitionibus adsensum prebemus, multo equius 
dilecteconiugis nostre precibus aures inclinare debemus. Noverint itaqueomnes 
sancte Dei ecclesie nostrique fldeles presentes scilicet atque futuri, Adelegidem 
mperatrlcem augustam coojugem nostram exorasse clementiam, quatenus ejus 
prò amore homines habitantes in insula cumana et in lo co qui dicitur Menasie* 
reciperemus sub nostre defensionis mondburdo, et nostra preceptalia aucto- 
ritate conflrmaremus et corroboraremus, quemadmodum addecessoribus nostris 
regibus et a nobis ipsis ante imperii unctionem abuerunt; scilicet ut bostem 
non facerent, arbergati non essent, curaturam, terraticum aut rìpaticum aut 
decimacionem in nostro regno darent, aut ad plaoitum, irent nisi tribus vicibus 
in anno ad Mediolanum ad generale placitum. Considerantes ìtaque iuxtam 
prefate coniugis nostre Adelegide petitionem, prefato s insulanos et babitatores 
Menaste sub nostram defensionem recipimus, et per banc presentem paginam 
concedimus eis, ut tu bostem non pergant, arbergati non sint, teloneum, ripa- 
ticum, terraticum, decimacionem in regno italico non dent, ad placitum non 
eant, nisi tribus vicibus in anno ad Mediolanum. Precipientes itaque jubemus, 
ut banc nostram jussionem nemo violare presumat; quod si fecerit, sciat se 
composi turum auri optimi libras centum, medietatem camere nostre, et medie- 
tatem prefatis bominibus. Hoc autem ut verius credatur diligenciusque ab 
omnibus observetur, presentem paginam scribere et sigillo imperii nostri in- 
ferius eam sigillare precepimus. 

« Signnm ( ) serenissimi imperatorie Ottonis. 

« Liutgerius cancellarius ad vicem Widonis episcopi et archicancellarii 
recognovi. 

« Data VIII Kalendas septembris (25 agosto) anno dominice incarna- 
tionis DCCCCLXII, imperii vero piissimi Ottonis 1, indictione V. Actum Cumis 
feliciter ». 

[ExtatU foramina sigilli plumbei deperditt). 

Questo è il diploma, che, essendo poco conosciuto, ho voluto qui ripro- 
durre. Il Rovelli, che nel voi. II, pag. 70, parla di questo diploma, lo credette 
genuino, e oh dedusse molte conseguenze. Io non ho potuto vederlo, né saputo 



— 254 — 

neirentrare ... Ha la chiesa due porte, una nel frontispicio 
capace et grande Taltra tra il campanile et la sacristia. 

Cappella di s.M.rta DÌ fuori della cWesa, et annesso al muro della sacristia, 

del Rotarlo. 

vi è un oratorio o capella alias di S. Marta, ove era la com- 
pagnia dei disciplini di s. Marta. Hora di molto aggrandita 
et fatta tutta in volta, nella quale vi sono sei sepolture fatte 
in volta et serve per cemiterio. Hora si dice essere dedicata 
al S.>^o Rosario per esservi instituita quella compagnia di 
novo, la quale ivi esercita le sue devotioni. Nella capella 
antica, quale era come capitello, ma hora racconcia et tutta 



in quali mani sia passato; ma dalla dicitura e dai diritti accordati agli isolani 
ed a quelli di Menaggio, mi pare si possa sicuramente argomentare cbe esso 
ò falso. Noto poi che un privilegio cumulativo accordato a due paesi, che senza 
essere lontanissimi, sono però ad una distanza di molte miglia, e non avevano 
nessun legame speciale fra loro, non mi par naturale, anzi è contrario airuso. 
Ne viene poi anche un altro nuovo imbroglio nella data della conquista 
deir Isola Comacina, fatta da Oualdone vescovo di Como. Secondo r annalista 
Sassone ed il continuatore della cronaca di Reginone, risola sarebbe stata 
conquistata nel 964. Ora, come mai Ottone avrebbe accordato nel 962 un privi- 
legio a quegli isolani, che teneva per suoi rivali ì Tutto questo parmi sia suf- 
ficiente a provare la falsità di questo diploma. Questo per quanto riguarda il 
diploma di Ottone ; ma procediamo oltre nella narrazione. A ciascuno ò nota la 
parte che presero gr isolani nella guerra decenne (1118-1127) combattuta con tanto 
accanimento fra comaschi e milanesi, e la distruzione di Como, e il suo risorgi- 
mento, mercè la protezione deir imperatore Federico Barbarossa, la vendetta cbe 
i comaschi ne presero, piombando suir Isola Comacina e mettendola spietata- 
mente a fuoco e fiamme, rovinandola da cima a fondo, con pubblico bando, 
che non si avesse mai più a riedificare. In qoeiroccasione alcuni isolani rima- 
sero uccisi, la maggior parte si rifugiò a Varenna, altri ripararono sul lido 
vicino, e fondarono r;attuale paese d* Isola, cosi chiamato in memoria della 
distrutta patria. Ivi n* andarono, tra gli altri, Tarciprete ed i canonici, in nu- 
mero di 12, e che protrassero la loro esistenza fino al 18 agosto 1798, epoca in 
cui quel capitolo venne soppresso dair imperatore Giuseppe II. Avevano essi 
canonici il diritto di tener banco, cioè di render giustizia arbitrale una volta 
per settimana agli abitanti del contorno, avendo per ciò sempre fra i loro 
membri un fiscale. Così moriva alla pubblica vita queir isoletta, dopo essere 
stata baluardo deir italiana libertà, asilo illustre a principi ribelli ed a re infe- 
lici, ed origine di celebrate famiglie, e fra le altre quella dei Qiovio. I secoli 
decomposero le sue macerie nella poca terra che ora la copre, e su cui è sparsa 
una magra vegetazione. 

Due documenti importanti abbiamo sul capitolo d'Isola, ambedue pub- 
blicati dal copiosissimo Tatti: Tuno nella II Deca de* suoi Annali Saert, Re- 
gistro Scritture, pag. 848, sotto Tanno lOSl, ed è V istituzione fatta dal vescovo 
Litigerio di una collegiata in Isola con alcuni canonici, ai quali faceva molte 
donazioni di beni e concedeva molti privilegi; il secondo, pubblicato nella 
stessa Deca, pag. 878, sotto ranno;i078, del papa Alessandro IH, ed èia 
conferma de' privilegi già prima concessi dal sullodato vescovo. L* attuale 
chiesa di 8. Eufemia in terra ferma è di antichissima erezione, e pare abbia 
avuto origine dopo la devastazione deir Isola, che, secondo i nostri storici, 
tranne il Ballarini, avvenne nel 1169, ma che il Barelli sostiene aver avuto 



— 255 — 

pinta, vi è posto un altare dedicato a S.^^ Marta et al Rosario 
consecrato, cinto di cancelli . . . Non vi è ancona ma un cru- 
cifisso sopra l'altare, et una statua di legno di rilieyo della 
B. Vergine con il figlio in braccio, tutta adorata . . . 

Lontano dalla detta chiesa un mezzo miglio, andando verso %Til)**p«JL pw?.'*" 
Belasio, nella villa dimandata Villa, quasi vicino al lago vi è 
una capeletta quasi in forma di capeletta apei*ta, et è longa 
braccia quattordeci, con una capella antica in mezza volta pinta, 
con un altare in essa non consecrato ma altre volte consecrato, 
et picciolo, senza cancelli . • . Dai lati sono le pareti aperte 



luogo nel 1100, dicendo che l^errore provenne dall'avere gli storici precedenti 
malamente interpretata una lapide, che è nella chiesetta di S. Giovanni; ma 
di ciò dirò più distesamente quando si tratterà di quella chiesa, di presente 
unico edificio completo contenuto neir Isola propriamente detta. S. Eufemia 
conserva di antico la fronte, meno qualche variazione e meno la porta di 
fianco, la lapide sepolcrale di S. Agrippino vescovo di Como, riportata da quasi 
tutti i nostri storici, e una bella pila marmorea del 1500. Dietro il recente coro 
(1875) vi ò una lapide del 1326, malamente e scorrettamente inscritta in carat- 
teri gotici sopra una lastra di marmo, e ricorda la ricostruzione in più ampia 
forma delio stesso coro operatasi in queiranno dal capitolo d*l80la, con molti 
nomi propri di famiglie e di luoghi non privi d' interesse per la storia locale. 
Essa dice: 

iB In nomine Domini amen. Anno Domini MCCOXXVI mensie Julii hoc 
opus Ecclesie chori et tribune factum fUit ad honorem sanete Euphemie ac om- 
nium sanctorum tempore dominorum Guidonis de Cuvio archipresìrtteri insù- 
lani preslfiteri Blaxii de Brixia presbiteri Petri de Labola de Cemobio presbi- 
teri Johannis Busche presbiteri Sartholomei de Castello de Ariegno Tomcui de 
Orco Oaloine de Advocatis domini Valeriani Rucshe Joannis de Canturio TOr 
donoini Tadoni Mediollani Bertramini de Guitis Petruoii de Zulino custodis 
factum propriis expensis dicti Capituli: : 

La chiesa è consacrata, come consta dalle croci dipinte sulle pareti interne 
e dairannua commemorazione che si celebra la ITI domenica di luglio, ma 
non ne esiste alcun documento in archivio, per cui si ignora da chi e quando 
sia stato compiuto il sacro rito. Ha cinque altari, tutti con sola pietra sacra. 
Possiede un quadro rappresentante i santi Faustino e Giovita, già titolari di 
una chiesa esistente neir Isola Comacina, e poi della chiesa già delle monache 
di Campo, frazione del comune di Leone, e parrocchia d* Isola. I periti lo giu- 
dicano di buon pennello, sebbene non classico e se ne ignori Vautore. Anche 
gli affreschi piacciono per la loro naturalezza. I registri parrocchiali di nascita 
principiano dal 18 febbraio 1989, di morte dal 23 luglio 1707 e quelli di matri- 
monio dal SO agosto 1707; ma Tarchivio vero, quello che interessa per la storia, 
fu trasferito a Milano, parte air Ambrosiana, e parte neir archivio generale di 
stato. — Isola ha oggigiorno le seguenti figliali : r oratorio di S. Giacomo in 
Spnrano, con rozzo campanile a vela. — S. Agata e S. Sisinio ad Ossuccio. — 
Il santuario della Madonna del Soccorso. — 8. Marta Maddalena di Ospedaletto, 
a circa trecento metri dalla matrice. — S. Giovanni Battista neir Isola. Di 
queste quattro ultime chiese si parlerà di proposito in seguito per la loro im- 
portanza storica o artistica. 



anco d'avanti. Con occasione che le litanie di S. Marco con 
la processione si fanno venendo a questa capelletta, dedicata 
a s.^0 Gregorio papa, si soleva in quel giorno celebrare, ma 
più non si fa. Bene vorrebbe il popolo licenza di farlo per 
esservì diversi legati fatti da pingere essa capella, et di farvi 
quel giorno certa elemosina di pane et vino a quelli che con* 
corrono alle litanie et processione. Tutto è senza sofitta. 

Nella villa di Casale, vicino a Villa, vi è un capitello dedi- 
cato alla S.iQ^ Trinità, con un altaretto, fuochi 11. 

Nella villa di Genderano, alta nel monte sopra Villa, discosta 
dalla vicecurata mezzo miglio, vi è un capitello dedicato alla 
natività di N. S. con il suo altaretto picciolo, fuochi 14. 

Nella villa detta della Valisella, vicino aS. Quirico, vi è 
un capitello con una imagine vecchia della vergine s.^^ senza 
altare, et fa fuochi 9. 

Nella villa di Bagnana, andando verso Nesso, lontano dalla 
vicecurata un mezzo miglio, vi è il capitello della Madonna 
con un altaretto, fuochi 17. 

Nella villa di Gasava, su alto nelle selve andando verso 
Nesso, un capitello della S.^^^ Trinità, lontano un miglio da 
S. Quirico con un un altaretto, fuochi 11. 

Nella villa di Gavagnana per la d.& via, vi ò un capitello 
pure della Madonna, lontano un miglio et mezzo dalla vicecu- 
rata, con un altaretto et cancelli in cambio di porta, fa 
fuochi 12. 

Tutti sono aperti et piccioli, ne vi si celebra, se bene altre 
volte si celebrava ... et tutti hanno alcune pitture secondo 
il titulo (1). 



(1) Lezzeno (abitAoti ISOO) è diviso in bea 17 frazioni, disposte per la lan- 
gbezza di più di aa^ora appio del S, Primo e del Colmenaoolo, dirapato e ripi- 
dissimo. Presso i deserti Orosgalli (si vuole cbe qaesto sìa un nome celtico) il 
lago è profondissimo e reso oscuro dallo strapiombo di quei dirupi, e il monte 
presenta colà orride caverne, e precisamente scavata nel masso evvi un*ampia 
grotta chiamata il Biufo de' Carpi, a cui si rannoda una pietosa novella d'amore, 
narrata in felici versi milanesi da Antonio Pieozzi. 

La chiesa parrocchiale è dedicata ai santi martiri Quirico e Giovi ta, ere- 
desi ricostrutta neiranno 1530 ; ma in progresso di tempo subì vari e radicali 
restauri. L*esistenza delle croci dipinte sui pilastri interni della chiesa, attesta 
che fa consacrata, ma s* ignora da chi e quando ebbe luogo il sacro rito. 
Ha cinque altari, tutti con pietra sacra. Nel coro della chiesa Giulio Quaglio 
di Laino, uscito dalla scuola dei nostri Recchi e che a loro s* avvicina per lo 



— 257 - 

Tutta la terra fa fuochi 111 et puoco più, anime circa 800 
et di communione 460 in circa. 



stile, ma nel disegno è meno corretto, colori il Martirio dei santi Quirico e 
eiovita, e r Apoteosi dei martiri, e tì si legge: Julius Qualeus f. ann. i7ifè. 
Nel campanile, rifabbricato non molti anni or sono (1856), si ripose al suo 
antico luogo un frammento di lapide in marmo di Musso. Ben conservati sono 
i caratteri di un palmo e profondi ; veramente grandiosa se ci fosse pervenuta 
intatta. Il frammento è lungo tin metro ed un quinto, alto due quinti e quasi 
due quinti di grossezza. Ecco quanto ci rimane di questa iscrizione, che, a giu- 
dicare daU* insieme, apparisce dei tempi d" Augusto : 



.... II via . I . D. FRATRI 
.... CAB .... SORORI 

Quanto alla parrocchia di Lezzeno poi, se diamo fede alParciprete di Nesso, 
Pietro Antonio Tacchi {Memorie Storiche, pubblicate ed annotate dal sac. 
D. Santo Monti) che scriveva nel 1054, doveva, in antico, appartenere alla pieve 
di Nesso : « Questa pieve di Nesso, egli dice, non ho dubbio che ne* tempi an- 
tichi non facesse una sola cura, et che tutte le terre di essa riconoscessero per 
loro Curato TArciprete di Nesso, anzi Lezeno, che bora è aggregato alla pieve 
d** Isola, è stato levato a questa pieve (di Nesso) solo al tempo che teneva questa 
Arcipretura Nicolò Ciceri, in occasione che prette Gio: Battista Castello nativo 
d*Argegno renontiò la cura che lui teneva di S. Quirico di Lezeno al Capitolo 
d* Isola, et di cura titolare che ella era, divenne, come hora si trova, vicecnra, 
et li miei predecessori v* andavano alla statione della dedicatione di essa chiesa 
adiSFebraro, et decimavano actual mente il masso di Carvagnana, detto anti- 
camente deir Orso Finto, cessò questa statione e la detta decima circha il 1632, 
in occasione di lite fra TArciprete di Nesso e Canonici d* Isola, e si fece instru- 
mento di transatione tra VArciprete di Nesso e Capitolo suddetto, con che TAr- 
oSprete di Nesso cedesse il jus della statione, et altri jus che teneva nella pa- 
rocbiale di Lezeno e la decima suddetta al detto Capitolo di Isola, et il Capi- 
tolo pagasse annualmente alKArciprete di Nesso lire trent*una imperiali, ecc. ». 

Fin qui il Tacchi; ma se ò vero che Tarciprete di Nesso aveva de* diritti 
di stazione e decima sulla terra di Lezzeno, per cui si fece poi la transazione 
sopra accennata, pare però che s* inganni il Tacchi affermando che per questo 
solo Lezzeno appartenesse alla pieve di Nesso. E per verità il' sopra menzio- 
nato Nicolò Ciceri da Torno fa arciprete di Nesso dal 1393 al 1620, come scrive 
il medesimo Tacchi (opera citata) nel paragrafo degli Arcipreti di Nesso, e di 
lui si fa menzione anche in questi Atti di Visita (1593) neirelenco del clero di 
quella pieve ; ma nell'anno 1593, Lezzeno, semplice vicecura, apparteneva già 
alla pieve d* Isola, e dal Ninguarda vien descritta fra le parrocchie di questa 
pieve, senza pure un lontano accenno che avesse mai appartenuto a Nesso, e 
che nessun curato di Lezzeno avesse rinunciata la cura al capitolo di Isola, per 
la semplice ragione che essendo considerata la chiesa dei santi Quirico e Oio- 
vita figliale d* Isola, quel capitolo, a pieno diritto, vi delegava un sacerdote che, 
col titolo di vice-curato, in nome suo amministrasse quella chiesa. Il titolo di 
parrocchia indipendente Tebbe dal vescovo Mugiasca nel 1780. I registri par- 
rocchiali datano dal lOSO in avanti. — Nel territorio della parrocchia sonvl 
attualmente le seguenti chiese figliali: S. Marta, oratorio vicino alla chiesa. — 
Attiguo a S. Marta evvi un altro oratorio per uso dei confrateUi. — L'oratorio 
della Visitazione della B. V. a S. Elisabetta, detto comunemente la Madonna 
del Ceppo, a mezz*ora dalla parrocchiale. — S. Rocco, nella frazione di Villa, 
un tempo proprietà deUa famiglia Silva, ora della fabbriceria. — S. Giuseppe, 
nella frazione di Pescaù, di patronato già Bellini, poi Mochetti, ed ora pas- 
sato nelle mani di quattro famiglie locali, denominate vaUi. — 8. Antonio da 
Padova. — L*oratorio della SS. Trinità, aperto al pubblico neir anno 1858. — 
L*oratorìo dedicato alla B. V. delle Grazie, nella frazione di Bagnara. ^ A quesU 
oratori pubblici devesi aggiungere un altro oratorio privato, di proprietà della 
nobile famiglia Citerio. 

Race. Stor. - Voi. ra. 17 



— 258 — 

^i}Sltt<flufi<5S A di 4 decembre 1593. Visitata la chiesa di S.to Benedetto 
^*^^' nelli monti, sopra Insula, la quale è di tre nave, tutta di pietra 

picata, et è molto antica, et è volta verso l'oriente, et ha tre 
altari, cioè uno per cadauna nave, et sopra detti altari vi ò 
la volta, et il resto è solo de travi et assi rovinati et gli piove 
drente ... ha due porte; una di rimpetto alla capella maggiore, 
la quale va in istrada e neirentrare in chiesa da detta porta 
si discende otto gradi ... et Taltra dalla parte deirepistola, la 
quale entra nelle case dove credo stassero li frati, et hora vi 
sta un massaro e nella detta parte dell'epistola vi è uno cam- 
panile fatto a modo di torre, con sopra una sola campanella. 
In detta chiesa vi sono otto pilastri grossi di pietra picata 
quadri, cioè quatro per parte et partiscono le navi. . • La detta 
chiesa gode li frutti di Aquafreda, etc., è sotto la cura del 
Big. Arciprete d'Insula, la quale ò distante da Insula miglia 
quatro di pessima strada (^). 

oraurio di s. suino 1593 alli 5 xbro. Visitata la capella di s.^ Sisino martire 

d'OMueolo. 

nel luogho di Usutio, pieve e membro della cura d'Insula, lon- 
tana dalla Collegiata poche più di mezzo miglio in colle. È 
antichissima, con una capella in mezza volta tutta scrostata 
per la vecchiezza e de poche vestigio di pitture e d* intoni- 
catura, con uno altare . . . sopra detto altare vi è un* ancona 
pinta in tavola et parte adorata, molto vecchia. Dentro de* 
cancelli di detto altare dalla parte dell' Evangelio, vi è il cam- 
panile con due campane .... (>)• 



(1) Della cbieBa di S. Benedetto, appartenente alla pieve di Lenno, vedasi 
nota sotto S. Stefano di Lenno, verso la fine. 

(2) L*oratorio di S. Agata e S. Sisinio in Ossacelo è antichissimo, ma più 
volte ed anche recentemente restaurato, vi è una bella pila marmorea ornata 
di draghi e fogliami, assai più antica ed interessante di quella, che ho già, 
menzionata, in S. Eufemia d* Isola, del 1500. Una lapide, con resto di cornice 
e di base, è infissa in una parete esterna di questo oratorio; è in marmo di 
Musso, ma assai guasta dalle sassate dei monelli. È dedicata alle matrone ed 
ai geni! degli ossucciati: 

MATRONIS ET 

OBNIIS AYSYCIATIVM 

CONSECRAVIT 

ARYIVS NIGRI F. NOMINE 

8V0 ET C. SEMPRONII NIGRI ET 

BANIONIB CVCALONIS FILIJB 

PARENTIVM SVORVM 

Sotto alla parola oonseoravit b" incise una fogliuzza a forma di cuore, in- 
dizio dUnterpunzione o d* ornamento, come costumavano gli antichi. Celtici 



— 259 - 

1503 alli 5 xbre. Visitato l'oratorio di S. Gio. Battista, posto ^^^^VibuSii: 
dentro air Insula pocho lontano dalla canonica, longo 16 braccia ^ ^^ co»*«i»»- 
senza la capella, et quello che è cinto di cancelli oltra l'altare. 
Ha una capella di mezza volta bella, tutta pinta con l' ima- 
gine della 8.°^^ Trinità, et suo misterio, et da man destra ha 
la Beata Vergine et dall'altra s.^ Gio: Battista con numero 
d' homeni e donne pinte ingenochiati a torno. Sotto detta ca- 
pella vi è un altare un pocho picciolo con cancelli di ferro 
alti da terra circa sei braccia .... Sopra detto altare vi ò 
un'anconetta di legno in niccia con una statua di &^o Gio: 
Battista di legno adorata con le sue ante da serare, parimente 
depinte con l'imagini de s.^ Pietro, e Paolo.. .• Il resto del 
corpo dell'oratorio fatto in doi archi distinti dai lati e di un 
altro arco grande per frontispicio; ma sono aperti se bene vi 
sono diverse tavole congionte che servivano per chiudere 
detti archi in cambio di muri, ecc. . • • (0- 



8ono i nomi di Banione e Cacalone. La lapide (U pubblicata la prima volta da 
Pollante Lariano (O. B. Oiovio), a pag. 878 de' suoi Commentari sul Lario; 
poi dal LabuB, Viaggio, ecc., pag. 887; dairorelli, n. 4003, Vides Me, ei scrive 
parviUi nune pctgi Ostuooio nomen antiquum; dairAldtni, 06, 31 ; dal Monti, 
Storia AfUioas ecc., 173, n. 39, e da altri. 

Neir interno della chiesa, aprendo un piccolo armadio che lascia vedere 
la fàccia posteriore del suddetto marmo, si scorge una seconda iscrizione, se 
non che nel bel mezzo di questa vi fu incavato un avello, onde non restano 
che poche lettere delie quattro linee di cui era composta. Vi compaiono le 
iniziali e le finali dello stesso Arvitts Nigri /Uitts, che dedicò il monumento, e 
come nella prima, vi è scolpita una di quelle fogliuzze usate spesso nelle lepi- 
grafi greche, romane ed anche cristiane consolari, per interpunzioni od orna- 
menti, dette dai latini ìieOerce distingtientes. Ecco quanto ci rimane di questa 
iscrizione posteriore 

ARV RI p . . 

lOS NTO 

F 

(1) L' Isola Comacina, celebre un tempo, ora spopolata e quasi incolta, 
non conserva che pochissimi avanzi delle antiche fortificazioni che la occupa- 
vano tutta quanta. La popolazione doveva essere accalcatissima su quel pic- 
colo punto, se possiamo credere alle cronache, le quali ci narrano che v'erano 
non meno di nove chiese, di cui una collegiata dedicata a S. Eufemia, con un 
capitolo di 18 canonici, istituito, come sopra ho detto, dal vescovo Litigerio. 
Di tante chiese oggi non restano che pochi avanzi di tre. Una di esse è airestre- 
mità orientale, ed è un fabbricato che ora, rialzato di un piano, serve di stalla 
e di fienile, la cui porzione inferiore era, in origine, una chiesa. Quanto rimane 
di antico è, dentro e fuori, tutto di pietre ben lavorate, e cosi perfettamente 
compaginate, massime neir interno, che sembrano un solo pezzo. La porzione 
di parete esterna conservatasi intatta ò fregiata di archi semicircolari, soste- 
nuti alternativamente da mensole e da cordoni verticaU, con capitelli di forma 
eubica e basi quadrate; e sotto l'ultimo di questi archi s^apre una finestra a 



- 260 — 

"*aVnM def Si^o^ ^^^ *'*^ ^ ^^^^- Visitato r oratorio di S> Maria detta 
njimaiUiopraOi- ^^j Soccorso Ìli monto sopra Usutio della pieve d'Insula; è di 
lontano dalla collegiata per un miglio e mezzo di vìa ardua. 
Altre volte era un capitello con una imagine della Beata Ver- 
gine che anco si vede, et per alcuni miracoli de sanamenti 
d' infermi è poi accresciuto in forma di chiesa tutta involtata 



guisa di feritoia. La chiesa, rivolta a settentrione, termina in due absidi u^ali, 
aventi ognana una finestra eccentrica verso levante ; ma esternamente il coro 
presenta un solo emiciclo contenente ambedue le absidi. Il secondo avanzo 
ò un lato poco alto da terra di un* altra chiesa notabilmente spaziosa, già 
detta il auomo, e con tal nome chiamasi ancora di presente il luogo dove 
sorgeva. Di questa non rimane nessun altro vestigio, tranne qualche reliquia 
della parete opposta, il tutto di ottima costruzione. Di una terza chiesa, più 
verso settentrione, resta in piedi parte del coro, che ò semicircolare a ornato 
di cordoni verticali, a pezzi alternati di pietra e di terra cotta ; questi posano 
sopranno zoccolo tutto di pietra liscia; r interno della chiesa è ingombro 
tutto quanto di materie. In una di queste nove chiese, e probabilmente nella 
principale, dedicata a S. Eufemia, era la tavola in marmo di metri 1.84 xO.70, 
in caratteri rotondi, belli relativamente al tempo, che fu scolpita nella prima 
metà del secolo VII, in lode del vescovo S. Agrippino. Distrutta la chiesa cogli 
altri fabbricati, la lapide fu portata nella nuova parrocchiale, eretta nella 
vicina terra ferma, mentre il corpo del Santo era già stato in precedenza tra- 
mutato nella chiesa dei monaci deirAcquafredda. Servì per molti secoli di 
mensa all'aitar maggiore, d*onde, non sono molti anni, fu levata ed inserita 
in una delle sue pareti, dove si può leggere Intera senza difficoltà. Non la 
riproduco perchè, come ho già detto altrove, è trita e ritrita, e già pubblicata 
da quasi tutti gli scrittori di cose patrie. 

Di presente V Isola contiene un solo ediflzio completo, ed è la chiesa di 
S. Giovanni Battista, con un portico sul davanti; opera però moderna, certa- 
mente posteriore al 1500, e di nessun merito artistico. Neir internq del presbi- 
terio, a sinistra, sta incastrata la seguente lapide, di marmo bianco di Musso, 
certamente portatavi d* altrove, e ricordante come V Isola fu deserta e fuwi 
insieme una grande pestilenza. L* iscrizione, quale la riporta il Barelli [Rivista 
Archeologica, ecc., fase. I, pag. SS) è la seguente: 

M • G . DANT ANNOS LXQ^ {QUe) N0TANI>09 

INSULA QUANDO RUIT MAONA PBSTILBNTIA PUIT 

DIVINO MONITU TEMPLI REPARATA YETUSTAS 

GRANDINE QUASSATOS 8BRVBT SACRO DONA FBRBNTB8 

LUX MAH PRINCIPIUM PRIMA FINEM ULTIMA DBDIT 

OPBRI MILLENO ANNO QUATER CENTESIMO Q* {qU€) 

8BZ DBCBM ATQ^ (Otqvle) dEPTBtt JUNOAS BT CUNCTI DISC(tfm0f) 

Da questa iscrizione, cosi da lui riportata, inferisce che sbagliarono il 
cantù, il Monti e gli altri, che, sulla scorta degli antichi nostri storici, narrano 
rìsola essere stata espugnata Tanno 1169, dicendo che Terrore provenne 
dairavere gli storici precedenti inteso malamente il qìie abbreviato posto dopo 
il X della prima linea, per novem, leggendo Mille eentum dant annos sexa- 
ginta novemque notandosi e ciò non ostante che Tabbrevìatura vi sia ripetuta 
due altre volte nella stessissima forma. Quando invece, interpretata a dovere, 
r iscrizione direbbe che T Isola fu sovvertita neiranno stesso in cui cadde 
Milano, cioè nel 1160: Miìle eentum dant annos sexagintaque notcntdas; e in 
quest* ultima interpretazione è indotto dalla considerazione che altrimenti in 
nessuna maniera la misura del verso, benché barbaro, si concilia colla metrica 
deir esametro. 

Osservo in primo luogo che neppure colla interpretazione Barelli il verso 
si concilia colla metrica deiresametro, a meno di far lunghe o breri a caprìccio 



— 261 — 

di longhezza di più de 80 braccia, et larghezza de 20, essendo 
lassata quella imagine dove è il capitello a suo luogho, come 
si dirà. Air oriente ò una capella di mezza volta con pitture 
del misterio delI'Assuntione con li dodeci apostoli a torno et 
altri ornamenti de fiorami, et in essa un altare cinto di can- 
celli, senza ancona; ma con una statua di marmo della Beata 



le sillaba, che sono laoghe o brevi per natura, e sfido chiunque a scandere il 
Terso barelliano : Mille eentum dant annos sexagintaque notando». 

In secondo luogo la caduta di Milano per opera dei comaschi, collegati 
ooiresercito del Barbarossa, ebbe luogo, a «letta di tatti gli storici, neiranno 1162 
e non nel mille e cento sessanta, come vorrebbe il Barelli. E a togliere ogni 
dubbio su di ciò abbiamo il diploma del 1163 di Federico Barbarossa ad Enrico 
vescovo di Como, in cui, per la prima volta, è segnata la circostanza della 
distruzione di Milano. In quel diploma si legge: Acta sunt hceo anno Domi" 
niecB IncamcUionis millesimo centesimo sexagesimo tertio. Ifidictione decima. 
Segnante domino Friderico Romanorum Imperatore inioiotissimo, anno eius 
Bagni decimo. Imperi) vero primo. Data PapUg post destruetionem Mediolani 
VII Idus lun^. 

In terzo luogo osservo che anche letta r iscrizione come r hanno letta il 
Tatti (Annali Sacri, dee. II, pag. 461), il Cantù (Storia di Como, voi. I, pag. «87 
in nota) e tutti gli altri : 

MILLB CBNTUM DANT ANNOS 8BXAGINTA NOYBMQUB NOTANDOS 

non sarebbero maggiori le dìfiOicoltà di conciliare la metrica, di quello che non 
siano nella versione barelliana. D'altronde avendo io attentamente esaminata 
queir iscrizione, m'avvidi tosto che r abbreviazione della prima linea non ò 
un Q« (que) come nella penultima ed ultima linea, ma sibbene un 9« (novemque) 
e però non ha nulla a che fare con quelle. Nò faccia meraviglia il vedere usata 
una cifra araba in unione ad altre di caratteri romani, poiché non ò questo il 
primo esempio che si riscontri nella lapidaria di quei tempi. 

In quarto luogo, concesso anche che sulla lapide sia scolpito il lxq* {sexa- 
gintaqìM) invece del lx9^ (sexagintanovemque), non potrebbe la lapide in 
questa vertenza essere gran che attendibile, quando si voglia considerare che 
fu murata solamente nel 1467, e quindi alla distanza di tre secoli dair avve- 
nimento, come ò manifesto dagli ultimi due versi deir iscrizione: 

OPERI MILLBNO ANNO QUATBR. CENTESIMO Q^ ique) 
SBX DBCBM ATQ^ {cUQUe) SEPTBM JUNGAS ET CUNCTI DISC(0m«) 

Ora non è ammissibile che Benedetto Oiovio, storico tanto accurato, il 
quale pone la distruzione dell'Isola nel 1160 (Historia P<itna, libro I), abbia 
letta male la lapide posta appena un cinquantanni prima ch'ei scrivesse la sua 
Storia Patria, e nel caso che a lui fosse stata affatto sconosciuta, egli, cosi 
coscienzioso come si addimostra, avrà desunta quella data da altri documenti 
e prove irrefutabili, come prima e dopo di lui fecero altri storici milanesi e 
comaschi per cui quell* avvenimento era d' una grande e capitale importanza. 

Da ultimo poi osservo che contro i comaschi, per la distruzione dell' Isola 
Comacina, fu fulminato r interdetto, avendo essi distrutte, fra l'altre, le due 
chiese di S. Eufemia e dei santi Faustino e Oiovita. L' interdetto durò 14 anni, 
cioè sino al 1183 ; nel quale anno, ottenuto il perdono, Gotifredo patriarca 
d'Aquileia, di passaggio per Como, a preghiera di suo fratello Oionata, lo levò 
e restituì i comaschi alla comunione dei fedeli, ordinando di edificare in città 
due chiese come quelle distrutte. Ora, come si accorda l' interdetto per la 
distruzione di quelle chiese, durato 14 anni, col passaggio per Como del pa- 
triarca Gotifredo, avvenuto nel 1188, e la sovversione dell' Isola, se avesse 



— 262 — 

Vergine di rilievo con il figlio in braccio, parte pinta in color 
di veste e parte dorata. In fine dell'oratorio a man sinistra 
neirentrare, ove è Timagine della Beata Vergine, antico et 
primo principio di questo oratorio, in un poche di niccia è 
fatto un altro altare cinto de cancelli, non ha ancona ma in 
cambio sopra nel muro pinte diverse imagini. Cioè nel mezzo 



aTuto laogo nel 1160, come vorrebbe il Barelli, ciod ben yentiqnattro anni 
prima ì 

Però, siccome io sono libero d*ogni preconcetto e nuir altro desidero se 
non che trionfi la verità, così dò qai trascritta una importantissima pergamena 
deiranno 1181, che si conserva neirarchivio di S. Fedele di Como, ignorata finora 
da tutti i nostri scrittori di cose patrie, e nella qaale a lungo si discorre della 
distruzione di Como e della sovversione dell* Isola, affine di far valere le ragioni 
prò e contro la prescrizione che dairuna delle parti s* invoca nella lite. L'in- 
telligente lettore la studii (poiché a me la ristrettezza dello spazio non mi con- 
ceda di farvi sopra altri commenti) e ne deduca quelle coDclusloni ohe la sua 
perspicacia gii andrà suggerendo su questa questione, sollevata, io credo, non 
molto a proposito, per amore di novità e per cogliere in fallo Rovelli, Cantù 
e Monti, che agli antichi e specialmente a Benedetto Giovio si appoggiano, dal 
nostro, per altro chiarissimo archeologo, Vincenzo Barelli: 

SerUentia de lite et controversia que fuit inter Obisonem Oe Piro cunUorem 
Arnaldini /UH quondam Ascandrii Guardi insaci; et Canonicos Eeelesie 
Sancii Fidelis. 

« In nomine Domini anno Dominice Incamationis milleximo centesimo 
octuagesimo primo. Die Veneris quinto dies (sic) ezeunte mense Jnnii indictione 
quarta decima. Sententia dedit Sescalcus Consul Cumanus de justitia conscilio 
et parabola lohannis Caze et lohannis Mangiacaballi et Attonis de Lucino 
sociorum suorum. De lite que vertebatur ex una parte inter Obizonem de Piro 
curatorem constitutum in hac causa Arnaldini fili! quondam Ascandrii Ouar- 
dainsacii, agentem ex parte ipsius Arnaldini, et ex altera parte Pansianum et 
Jobannem {de Torri f) ministros Ecclesie Sancti Fidelis defendentes ipsam 
Ecclesiam. Lis quidem talis erat, conquerebatur namque predictus Obizo ex 
parte jamdicti Arnaldini de prefatis Canonicis ut dimittant sibi medietatem 
solarli prò indiviso et curtis et vinee ad ipsam medietatem solarii pertinenUs, 
quod solarium cum curte et vinea est situm iuxta Ecclesiam Sancti Petri de 
Atrio, et est conjunctum cum canonica et vinea Ecclesie Sancti Fidelis. Asserens 
ipsum solarium totum cum vinea et curte fuisse quondam Lafranci et Ber- 
tarioi fratrum qui dicebantur de Atrio, cnius solarii et curtis ac vinee medie- 
tatem prò indiviso ipsius Bertarini fuisse dicebat quem Bertarinum tribus 
filiabus relictis decessisse alegabat, quarum flliarum unam silicet Contissam 
nomine cum Arnaldo Guardai nsaco per mortem predicti Bertarini patris sui 
cum sua parte hereditatis matrimonium contraxisse, et aliam silicet vivianam 
nomine cum Ascaodrio Alio ipsius Arnaldi similiter cum sua parte hereditatis 
matrimonio copulasse asserebat, et predictam Contissam ante Arnaldum virum 
suum decessisse, et Vivianam similiter ante mortem Ascandri mariti sui mor- 
tuam esse aflrmabat, et {indef) partem medietatis ipsius soUarii cum curte et 
vinea que erat predictarum sororum silicet Contisse et Viviana in maritos suos 
silicet Arnaldum et Ascandrium jure hereditario pervenisse dicebat, ex eo quod 
maritus succedit uxori. Insuper dicebat tertlam filiam istius Bertarini Sibiriam 
nomine cum sua parte hsereditatis lohannem Bexolam inmaritum suscepisse: 
quo Johanne viro suo mortuo dicebat ipsam Sibiriam posteasine liberis mortaam 
esse. Quare ipsius Sibiri» partem in sorores suas videlicet Contissam et Vi- 



- 263 — 

quella vecchia della Beata Vergine col figlio in braccio et 
s> Eufemia e dal lato destro s.^ Hieronimo e Sebastiano, e 
dell'altro di s.*<> Roccho e s.*^ Benedetto con altri ornamenti 
e figure cioò la Pietà e Nonciata et per quanto si vede scritto 
nel muro, fu pinta nel muro l' imagine della Beata Vergine 
Tanno 1501. Ha una sacrestia dalla parte dell'evangelio pocho 



Tianam et maritos eanim Bilicet Arnaldam et Ascandrium penrenisse aleg^abat 
Ex qaibus omnibus dicebat se ex parte jam dicti Arnaldini meditatem (sic) 
istius solarti integram et curtìs et vine» prò indiviso ad ipsam medietatem per- 
tinentium de jure petere posse. Ex eo qaod ipse Arnaldinas bseres jam dioto 
Arnaldo utpote avo suo et prsedicto Ascandrto patri suo existit Ad beo prefati 
Panzianus et Johannes ministri jam diete Ecclesie Sancti Fidelis ex parte ipsius 
Ecclesie sic respondebant. 

« Confltentes medietatem istins solarli et cartis ac Yinee ad ipsam medie- 
tatem pertinentium prò indiviso sepedictl quondam Bertarini de Atrio fUisse et 
ipsum Bertarinum tres Alias reliquisse sllicet Contissam et Vivianam ac Sibiriam, 
et ipsam Contissam Arnaldo Ouardainsaco avo istius Arnaldini nupxisse et 
Vivianam similiter AscaDdrlum filium predicti Arnaldi et patrem istius Arnal- 
dini in maritum suscepisse, et similiter Sibiriam lobanni Bexole matrimonio 
coi\Juncxt8se. 

« Sic aflrmabant partem medietatis prò indiviso prefati solari! et curtis ac 
vince que taii supradicte Contisse uxoris predicti Arnaldi ipsi Arnaldino nec 
ejus curatori Obizoni dimittere non debere, asserentes ipsam Contissam ut 
monacbam in monasterium Sancti Juliani de loco Fegio interiisse. Ad quod 
probandum quoddam publicum introducebant instrumentum. Insuper quoque 
dicebant Arnaldum Guarda in saccum maritum ipsius Contisse in idem mona- 
sterium intrasse, et in ipso monasterio ut conversum cum uxore sua babitasse. 
Ad quod probandum suos produxerunt testes, videlicet dominam Perpetuam ab- 
batissam predicti monasteri! de Fegio, et Ardricum de Pegio, quare dicebant 
suprascriptum Amaldinum partem que fuit ipsius Contisse non de jure petere 
posse qua ipsa Contissa in jam dictum monasterium ingressa se et sua Deo dedi- 
cavìt, et ex ipso ingressu ipso jure omnia sua bona fùerunt effecta monasteri!, et 
maxime Arnaldo marito ipsius Contisse in ipsum monasterium ingrediente. Pre- 
tereaalflrmabattt partem ipsius solari! et curtis ao vince silicet medietatis que 
fùit suprascripte Sibirie fllie quondam Bertarini de Atrio et sororis predictarum 
Contisse et Viviane que fìiituxor lobannis Bexole predicto Arnaldino dimittere 
non debere. Alle gantes ipsam Sibiriam tradtdtsse et investituram fecisse de ipso 
solario et curte et borto supra altare Sancti Fidelis, qua Sibiria mortua relieto 
quondam fllio silicet lohanne dicebant ipsum lohannem filium ipsius Sibirie et 
lohannis Bexole cum canonicis Sancti Fidelis qui tunc temporis erant sub Man- 
terio judice et Ottone de Sacto Fidele arbitris electis de ipso solario et carte 
et borto litigasse, sub quibus arbitris asserebant Canonicos Sancti Fidelis qui 
tuoc temporis erant testes produxisse de investitura facta a Sibiria matre 
ipsius lobannis de ipso solario, curte et borto supra altare Sancti Fidelis, 
qnibus testibus productis ipsi arbitri iuaijurandum detulerunt advocato Cano- 
nicorum ut juraret predictam investituram factam fuisse a jam dieta Sibiria. 
Quo sacramento facto dicebant ipsos arbitros canonicos Sancti Fidelis absol- 
visse, et ipsum Jobannem flUum predicte Sibirie per sententiam ipsorum arbi- 
trorum de ipso solarlo et curte et borto canonicis Sancti Fidelis silicet Petro 
presbytero et Folcrado flnem fecisse. Ad quod probandum quoddam publicum 
producebant instrumentum quod factum fùit milleximo centeximo quinqua- 
geximo mense Decembris. Item dicebant nullam partem predicti solari! pre- 
dicto Arnaldino restituere non debere. AUegantes beredes Lafranc! de Atrio 
fratris predicti Bertarini silicet Lafrancum et Francam germanos simul cum 



- 264 - 

lontano dalla capella maggiore fatta in volta. In detta chiesa 
vi sono due porte una in frontespicio di rimpetto all'aitar mag- 
giore, et alla strada che vien dal monte, Taltra è laterale in 
mezzo a ponto dell* oratorio che guarda verso il lago. Ha un 
occhio grande sopra la porta maggiore et tre altre finestre 
grandi nel muro dove è la porta laterale^ et un* altra fine- 



Agnete matre saa prediotam casam cam carte et aecesaionibas saia ordinariis 
Sancti Fidelis yendidisse. Ad qaod probandum pablicum iotrodaxerant instra- 
mentum, qaod factum fuit milleximo ceateximo qaadrageximo sezto mense 
Febraarii. Insaper asserebaat Johaanem abiaticam predicti Lafranci de Atrio 
sub consulibas cumanis silicet Cro .... jadice et Bociis cani CaQonicis Sancti 
Fidelis in juditio fUisse et ipsam Jobannem petisee ab ipsis Canonicis at dimit- 
terent sibi predictam solarium totum cam carte et horto silieet partem illam 
qoe fuit Bertarini de Atrio, et illam portionem que fuit Lafranci fratria ipsiuB 
Bertarini, super qua portione silieet qae fuit inprascripti quondam Bertarini 
de Atrio dicebant tane temporis Canonicos S.ti Fidelis supradictis consulibus 
testes produzisse quod medietatem ipsius solarli et curtis et horti silieet partem 
illam que fuit predicti Bertarini de Atrio per triginta annos quiete possederant, 
quibus testibus visis dicebant predictosconsules supra medietatem totius solarli 
curtis et borti que fuit ipsius bertarini sententiam protulisse et ipsos canonicos 
absol visse, unde publicum introducebant instrumentum, quod- factum fuit mil- 
leximo centeximo quinquageximo nono mense Madij. Preterea afllrmabant se 
jure prescriptionis tueri, et predictum Arnaldinum et Obizonem eius curatorem 
repellere posse asserences se et suos antecessores ex parte jam diete Ecclesie 
prefatam domum cum curte et horto possedisse per annos quinquaginta et 
quadraginta et XXX et XXV ad quod probandum suos produxerunt testes, 
silieet de possessione quinquaginta annorum Redalfum de Sancto Provino, et 
Vetulum de Cortexella, et de possessione XL, et XXX annorum Ouidonem de 
Quadri qui dixit per XXX annos, et Ostacbium Siccapanem qui dixit per 
XL annos, et de possessione XXV annorum Jobannem de Lora et Arialdom 
de Ronco. Quibus sic prefatus Obizo respondebat allegane jam dictam pre- 
scriptionem Canonicis prodesse non posse, dicendo ipsam possessionem dupli- 
' catam fuisse interruptam, silieet civiliter et naturaliter, civiliter ex eo qaod 
dicebat Ascandrium Quardainsaccum patrem prefati Arnaldini de predicta 
domo sub Consulibus Cumanis cum Canonicis Sancti Fidelis litigasse a 
XX annis infra et a Villi supra ad quod probandum suos introduxit testes 
silieet Albertum de Piro et Arialdum Guardi nsaccum, qui dixerunt quod illud 
placitum fuit cum erat obsessa insula, et Qirardum Quardinsaccum quidem 
dixit. Naturaliter dicebat prescriptionem et possessionem fuisse interraptam 
ex eo quod asserebat Cumanam civitatem a Mediolanensibus fuisse captam 
et desiructam et omnes homines in civitate habitantes tam laicos quam 
clericos de ipsa civitate fugisse et domos propter metus necessitatem derelì- 
quisse, quare dicebat ipsos Canonicos possessionem prefat^domus amisisse et 
per hoc prescriptionem fuisse interruptam. Et contra jam dicti canonici sic 
respondebant: infliiantes predictam litis contesta tionem factam fuisse, et si 
facta fuit tempore obsidionis insule ut testes testiflcantur nicbil tamen debere 
obesse, ex eo quod jam prescriptione completa ipsa litis contestatio facta fuit, 
asserentes litis contestationem a XIIII annis infra factam fore, quod ex eo apte 
cognoscitur quod tempore obsidionis insule facta fuit ut testes jamdìcti Obtzonis 
testiflcantur, quse insula obsessa fùtt nundum st . . . XIIII anni completi, et a 
XIIII annis supra et a L infra dicebant se et suos antecessores predictam domum 
per XXX et plus annos possedisse, ad quod probandum suos introduxerunt 
testes silieet Ardricum Caza et Pamphilum. Naturaliter quoque negabant pre- 
dictam possessionem fuisse interruptam, confltentes civitatem Camanam a 



^265 — 

strella angusta nel muro per contro. Nel muro del frontespltlo, 
dentro de cancelli a ponto dove è l'altare fatto avanti V imagine 
antica della Beata Vergine, vi è una finestra alta da terra pocho 
più di due braccia con ferrata, per la quale si guarda in chiesa 
stando di fuori, et un'altra simile è nel muro dove è la porta 
laterale che parimente guarda in faccia a detto altare .... 
Di fuori della porta maggiore vi è un atrio o portico, fatto in 
volta, bello et grande quanto è la facciata di detto oratorio, 
chiaro e capace, et vicino ad uno delli pilastri di detto atrio, 
sopra il sasso del monte che guarda verso il lago, è un cam- 
panile con una sol campana (^). 



Mediolanensibas fùisse captam et destractam, sed tamen dicebant possessi od em 
prsefatffi domus non dereliquisse, sed semper de clericis Sancti Fidelis in civi- 
tate permansiase sicut apte prodactorum testium silicet Redulfl et Vetuli et 
lohannis de Lora et Arialdi de Ronco manifeste potesc perpendi, et similiter 
predieta jain dictorum testiam silicet Ardrici Caze et Vindonis de Quadri qui 
sub interrogatione dizerunt quod interea cives et clerici fuerant de civitate 
espulsi quod mjésus Sancti Fidelis permaneret per custodiam domns. Sed etsi 
clerici Sancti Fidelis omnes recessissent nullo etiam custode relieto nichillo- 
minus tam possessionem ipsius domus animo retinuissent, quam non animo dere- 
linquendi possessionem sed ex metus necessitate ab ipsa domo recessissent» et 
ideo centra possessionem nuUum potuit sibi preiuditium gravari, et maxime 
possessionem ipsius domus ab ezercitu trabalioo non occupata. His tìsìb et 
inultis aliis ex utraque parte auditis et diligenter inspectis habito etiam super 
lioc sapientum conscilio talem infrascriptus Sescalcus conscilio et parabola 
predictorum suorum sociorum protulit sententiam. Videlicet visis instrumentis 
et testibus predictis ex parte Canonicorum perlatis ipsos Canonicos et Ecclesiam 
B.U Fidelis a tota petitione predicti Obizonis curatoris predio ti Arnaldini filii 
quondam Ascandrii Ouardainsacii in hac causa consUtuti absoWit Et sic finita 
est causa. 

« Data bec sententia sub portiou consolarie Cumis. InteriUerunt buie wen* 
tentie testes '.Jacobus Vicedominus, Albericus et Guido De Pire, lobannes fllins 
Ogerii judex, et Anricus de Nezi, et lanuarius de Rondarlo {Randenariotìy La- 
francus de Pradello, Ugo Beccarius, Bruniolus Vicedominus, lordanus de Sta- 
zona, lobannes Suzanus, Nox de Laotade, Arialdus de Casenzano, et multi alti. 
Et de servitoribus Bolgarinus et Andreas Abissaterra. 

« (L. 8.) Ego lobannes ludex Gonsul Cumanus buie sententie conscilio 
meo date iuterfui, et hanc *notitiam scribi rogavi et subsoripsi. 

« (L. S.) Ego Segizo Notarius Saeri palatii rogatu Sescalcbi et lobannis 
Case qoi banc sententiam dedit. Hanc noticiam scripsi ». 

(1) Obi dair incantevole promontorio di Bellagio si volge airaltro promon- 
torio cbe sta di rimpeito deiregiaca Lenno, vede discendere, come nastro d*ar- 
gento, dalla valle di S. Benedetto, un torrente con acque abondevoli, e salire, 
rasentando il torrente, una via cbe serpaggia, flanobeggiata da tempietti e 
tabernacoli con statue in plastica e pitture sacre, e finisce sopra la vetta di un 
poggio in una breve spianata, ombreggiata da platini, tigli e castagni, fra 
mezzo ai quali sorge una cbiesa o santuario intitolato alla BecUa Vergine dei 
soccorso. Moltissimi voti pendono dalle mura del santuario, cbe viene visi- 
tato spesso, ma infallibilmente ciascun anno il giorno otto del settembre, da 
turbe di devoti, cbe ascendono la faticosa erta, cantando e salmodiando con 
arie melodicbe e vecobie note msticali, e vanno a invocare le graaie desiderate 



- 266 - 

"dTs.'SSSSlS! 15^3 *^li 6 xbre. Visitata la chiesa o capella di S.^ Bar- 
**^*** tolomeo di Sala, membro sotto la cura della collegiata del- 

l' Insula et lontana circa mezzo miglio, e &tta in una sol nave 
assai grande, et capace. Ha una capella maggiore con una 
volta compita, et un'altra mezza volta all'oriente, antica, con 
uno altare grande cinto di cancelli, con una anconetta di 
marmo sopra detto altare con un crocefisso et le Marie. Tutta 
detta mezza volta ò pinta a torno con un Dio Padre et li 4 evan- 
gelisti et altri santi in alto, et più a basso a torno li 12 apo« 
steli, et l'altra volta è compita ma sol intonicata. A mezzo quasi 
la chiesa vi è una volta fatta, che poggia sopra doi colonne et 
nel muro dalla parte dell'evangelio sono l'altri doi fondamenti 
della volta, con un altare dedicato alla Beata Vergine, cinto 
de cancelli, non ha ancona; ma solo nel muro vi sono pinte 
r imagini della Beata Vergine in mezzo e s.^ Bartolomeo de 
man destra e s.^ Gio. Batta dall'altra, si come tutta la volta pa- 
rimente è pinta. Il resto della chiesa è senza sofitta con diverse 
finestre. Ha due porte tutte due nel muro laterale che guarda 
verso il lago, non potendosi far d'altra parte, et sopra dette 
porte vi sono le pitture in cambio di frontespicio. Non vi è 



appiè di un antico marmoreo simulacro della gran Madre di Dio. — Lassù, 
fino dai tempi dei Romani, era un tempio sacro a Cerere Eleusina, la genera- 
trice e protettrice dei frutti e delle biade, dalla bionda capigliatura, coronata 
di grappoli e di spiche; e lassù traeva, alle idi del settembre, una moltitudine 
di popolo a supplicare la dea. Quel santuario pagano si ergeva al di sopra 
della leggiadra villa designata col nome di Comedta, e posseduta dal minor 
Plinio, in vicinansa di Lenno. Apparisce da una lettera di Plinio com'egli, per 
obbligo di patronato, o per devozione, o per gittar polvere negli occhi, lo costruì 
ed ampliò, valendosi dell'opera di un Musilo, valente architetto comacino: « Io 
devo - scrive all'architetto in una lettera, che ancor abbiamo - per ammonìiione 
degli auguri rinnovare in meglio e più in grande il eacro tempio di Cerere, 
divenuto vecchio e angusto, che è posto là in mezzo alle campagne, ma che 
in certo giorno fisso è frequentatissimo. Imperocché alle idi di settembre, là 
si raduna da tutta la regione una gran folla di popolo ; yì si trattano molti 
affari, si ricevono e si rendono molti voti; ma non vi è nessun rifugio nei 
dintorni alla pioggia ed al sole ». (Epistola 39 del libro IX di Plinio a Mustio}. 
Prosegue Plinio dando alcune istruzioni sui lavori da imprendersi, e conchiude: 
« se pure non troverai da fare qualche cosa di meglio, tu che sei solito a su- 
perare coirarte le difficoltà dei luoghi ». — Ritornando alla chiesa del Soccorso, 
come ben si scorge da questi Atti di VisUa, la fabbrica fu principiata neUa 
prima metà del XVI secolo e condotta a termine in diverse riprese. Notevole è 
questa chiesa, ed i dipinti a fresco, belli, se si vuole, non son taU per6 che 
meritino speciale menzione. Ha una fabbriceria propria ed un cappellano ad 
nutum della fabbriceria stessa, obbligato a celebrare la Messa al sabato e nei 
giorni festivi, e ad amministrare i sacramenti ai devoti. 



— 267 — 

campanile, ma in un arco sopra il tetto in fine della chiesa 
Ti ò una campana sola. Di fuori della chiesa per contro le 
porte laterali, vi è un portico con una sepoltura sotto involto, 
ove si repongono Tossa de morti, et ivi annesso vi sono doi 
luoghi piccoli, che servono per sacrestia (*). 

Questo mese d'ottobre, alli 10, essendo una mattina tutti ^^^^^ "^^ 
alla messa si spiccò un sasso dal monte vicino, il quale cadendo, 
essendo di smisurata grossezza, si divise in 3 pezzi, uno de* 
quali ui*tò, et si fermò nel muro, dove è la capella della Mad.^ 
e non fece altro male se non che cacciò in dentro sei o otto 
pietre piccate ne però cascorono in chiesa, cosa veramente 
miracolosa, si come un altro pezzo de detto sasso urtò nel 
muro del giardino della casa del capellano contiguo alla 
chiesa, et altro male non fece, sólo ruppe forsi 4 braccia di 
muro, et Taltro andò a cadere in fine della terra, senza far 
male alcuno, se bene nel spiccarsi dal monte stroppò molte 
piante de olive et viti. 

1593, alli 6 xbre. Visitato Toratorio di s.*o lacomo apostolo ^Sm?«%i5^2lr 
dì Spurano sotto la cura d* Insula e poche lontano della cano- 
nica. Ha una capella di mezza volta, pinta con Dio Padre, li 
4 evangelisti et 12 apostoli, et in essa un altare con cancelli 
et con certe tavole dipinte che servono per un* anconetta a 
detto altare ... Il resto deiroratorio è sofittato sotto il tetto (>). 

1593 alli 6 xbre. Visitata la capella di s.^ Michele di cuMa parrooohui* 

'^ di 8. Mlohele di 

Colonne pieve, et sotto la cura d'Insula, lontana dalla collegiata ^^"^• 
più di un miglio e mezzo in ripa al lago, andando verso Ar- 
gegno. È molto antica, in una sola nave, con una capella in ' 
volta, assai bella pinta con li 4 dottori et evangelisti, assun- 

(1) Sala Comacina (abitanti 700) fa eretta in parrooohia dal yescoTO Carlo 
Romano nel 1848, staccandola dalla matnce di S. Eufemia d' Isola. È di libera 
coUazione yescovile. La chiesa di S. Bartolomeo, almeno nelle parti ohe restano 
dopo i sablti ripetati restauri, si manifesta di an*età assai remota, come si argo- 
menta da anticbissime pitture che ancora restano almeno in frammenti. È con* 
sacrata, e Tannua commemoratione si celebra ai 13 del febbraio ; ma non tì sono 
documenti da cui risulti Tepoca o il vescovo consacratore. Ha cinque altari, 
tutti con pietra sacra. Nel territorio della parrocchia, e precisamente sopra di 
un monte, esiste un piccolo oratorio di proprietà della famiglia De Angeli, ove 
però da molti anni non viene più celebrata Messa. L^archivio data dall^eresione 
della parrocchia. 

^) Vedasi la nota sotto s. Eufemia d* Isola, verso la fine. 



— 268 — 



ChÌ6M del mdU aio- 
Tanni e Paolo, Pao- 
•tino e QloUta delle 
monaohe di Ganpo, 
profilata. 



8. Maria Uaddaleiui 
dall' Oepedaletto. 



tione della Beata Vergine, et adoratione de Magi, con un altare 
grande cinto di cancelli, con un ancona pinta in tavola con 
molte imagini della Beata Vergine, 8> Eufemia, 8> Marta, 
s> Michele et altri santi. Vicino all'altare, et poche meno 
annesso vi è un pilastro che serve come fondamento d' una 
parte della volta, sopra la quale è anco fondato il campanile, 
sopra il quale sono due campane, ecc. !(^). 

1593 alli 7 xbre. 

Visitata la chiesa de* s.** Giovanni et Favolo et de' s.^^ Gio- 
vita et Faustino delle monache di Campo della pieve d'Insula. 
È divisa con muro nel mezzo l'esteriore, dall'interiore delle 
monache. Ha un'altare semplice. Tutta è soffitata decente- 
mente. Nell'apertura del muro divisorio, accio le monache pos- 
sano vedere l'elevazione del s.™^' sacramento, vie messa ferrata 
doppia • . • dalla parte dell'epistola dell'altare vi ò una ruota 
alla forma, et dall'altra il fenestrino per la communione • . • 
Un campanile con sopra due campane dalla parte dell' evan^ 
gelio di detto altare nella chiesa interiore. La chiesa interiore 
è fatta di novo, longa circa XV braccia . . . p). 

A di sopra detto. Visitata la capella di S> Maria Mada- 
lena, attacata et per uso delle case dell' hospitale iuspatronato 
della familia Giovia, del quale bora è ministro perpetuo il 



(1) ColoDDO (abitanti 630) nel 1772, da monsignor Oio. Battista Mngiasca^ 
venne eretta in vicaria perpetua; poi, dallo stesso, in parroccbia indipendente, 
staccandola dalla matrice di S. Eufemia d' Isola. È di nomina vescovile. La 
chiesa parrocchiale venne eretta di nuovo nel 1877, sulla stessa area deirantica, 
e come quella è dedicata a S. Michele arcangelo; non ò consacrata e ha tre 
altari con sola pietra sacra. Vi è un piccolo oratorio dedicato ai santi Rocco 
e Rosa, situato sui monti di Colonno nel luogo detto Corni ga, distante un* ora 
di viaggio. L*archivio comincia all'epoca delferezione della parrocchia. 

(2) Come si è detto nella nota sotto 8. Giovanni d* Isola, tra le chiese distratte 
dai comaschi neireccidio del 1169, fu compresa pur anco la chiesa dei santi Faa> 
stino e Oiovita, alla quale era annesso un convento di monache oluniacenai, 
della regola di S. Benedetto. In quelPoccasione le monache passarono a Campo, 
nel luogo anche oggigiorno detto Sta1>bio, denominazione venuta forse dal fatto 
che i comaschi, quando facevano guerra agli isolani, ivi tenevano i cavalli. 
Soppresse le monache, il cardinal Durini comperò tutto quel vasto promontorio 
detto di AMdo, Avido o Làvedo, per la miseria di cento cecchini, e vi fabbricò 
la splendida villa Balbiaiullo, che sorge sulla punta, con un magnifico portico, 
donde si ha un panorama incantevole ed estesissimo. La villa passò progres- 
sivamente al conte Luigi Porro-Lambertenghi e al senatore marchese Arconati 
Visconti, ed ospitò uomini celebri, fra cui SUvio Pellico. 



— 260 — 

Big. Martio Oiovio caii.<^o del Domo di Como. È antichissima 
tntta involta se bene per V humidità le pitture della volta 
sono per la magiore parte guaste nella detta volta, air oriente 
vi è un*altare • . . cinto de cancelli • . . con una ancona pinta 
in tila a olio con le pitture d'un Cristo tolto di croce in brazzo 
alla B. y. et con le Marie in atto lamentevole, di Nicodemo et 
altri santi con le cornici et ornamenti d*oro a torno et con 
le ante parimente pinte in tila con la vita di Maria Madalena. 
Ha due porte, tutte due laterali, nel muro della parte del- 
Tepistola. . • Il campanile è dalla parte deirevangelio, grande, 
con sopra due campane. Non vi è sacristia (0- 



(1) A trecento metri circa dalla plebana di S. Eafemia desola sorge la 
chiesa di S. Maria Maddalena d' Ospedaletto, con un curioso campanile gotico. 
« I Giovi che rorigine traggono dair Isola Comacina, v* hanno a memoria delle 
ricchezze de' lor maggiori l'ospedale e la chièsa di S. Maria Maddalena, a cai, 
con liberal pietà contribuirono terreni smembrati dalle loro possessioni per 
nodrìre i poveri e i viandanti, e resta fino al dì d'oggi in quella famiglia per 
più di ottocento anni l'autori Ut e la prerogativa incorrotta di mettervi u& Mi- 
nistro. Portano quindi i Giovi per insegna in testimonio dell'origin loro il ca- 
stello posto in mezzo deU' Isola. A questo s' aggiunge l' acquila da Federico 
Barbaro, e s' inquartano poi le arme dei Medici per dono di Lion X, e le colontie 
d' Ercole per diploma di Carlo V Cesare si sovrapposero ». — Parole son quéste 
tratte d air opera del Porcacchi impressa nel IS68, In Venezia, da Gabriel Giolito 
de* Ferrari, ed intitolata La NolHUà di Como; libro II, pag. Ì0\. Da questo si 
ti^ae che i Giovi erano originari dall' Isola comacina. Distrutta risola dai co- 
maschi, anche i Giovi passarono, cogli altri', a Varenna, come appare dalla 
lettera latina di Benedetto Giovio a Gian Maria Scoto, che è la settantesima 
della collezione da me pubblicata nei fascicoli 30* e 31* del Periodico di questa 
Società storica. Non si violò il loro jus padronato ìikìot^le che avevano so ll'ospe- 
dale di S. Maria Maddalena in Terraferma. Ne fu infatti ministro per anni 1$ 
nei nso il conte Francesco Giovio ; nel 1710 Gfiambattista ; nel 1688 Giulio padre, 
avo e bisavo del cav. conte Giambattista. Quindi può anche rilevarsi V ineru- 
dito errore del monaco Roberto ftusca, il quale credette che Leone X fìioesse 
dono deU'óspedale di S. Maria Maddalena a Paolo Giovio, mentre in un rogito 
di Bertramo Porta, del 1280, troviamo già insigniti della cittadinanza comasca 
tre fratelli di quella famiglia che conservavano comune il diritto per esso 
ospitale detto ivi d'antichità immemorabile {Poliante Lariano, pag. 21 nota 2, 
pag. 147 nota 4, pag. 278 note l e 8). E Paolo Giovio scriva: Ab hoc JovtO" 
rum famiUa nostra originem trahit, extantqM opulenti(B tiu^orum no^rorum 
monimenta, divas Marios Magdaienae templum, in Stabio vico centra Jnsuìam 
per Suripum brevissimo dtiorum stadiorum trajectu distams. Mi ma^es Jovn 
affTos ex fundis suis, in alimenta egenorum viatorumque liberali pietiste con- 
tribuerunt; et per sexcenlos annos (si noti che Paolo Giovio scriveva nel 1540 
circa) manet opt^ noe fneorrupta dioendi proffeeti et sacerdotis proBrcga 
tiva, {PatUi Jovii Novocomensis descriptio Lara Laeus), L'oratorio sussiste 
tuttora. Vi si celebra la Messa in tutti i giorni) fetoft-vi, e il parroco^a^ipreté 
d* Isola prò tempore vi si reca tre volte ogni anno per le sacre (ùnsieni, in 
adempimento di tre antichissime stazioni, cioè nel primo giorno dentando, nel 
giorno di s. Maria Maddalena ed in quello della oenéaeraiftone deir oi^totid 



— 270 



Descriptio 
Ecclesiarum Plebis Vallis Intelvi 



Ecclesia archipresbyteralis S> Stephano prothomariyri 
dicata. 

Ecclesia s.^^ Agath», distane a collegiata uno ictu lapidis. 

Ecclesia B.^^ Abondij, in villa de Bressagnio, distans a ma- 
trice medio miliari a dextris vallis. 

Ecclesia s.<^tt Silvestri, nitida Ecclesiam prsddictam s.<^^ Abon- 
dij uno miliari. 

Ecclesia s.^^ Fidelis, uno miliari ultra Ecclesiam prsedictam 
s.<^^ Silvestri distans, in villa prsedicta s.<^^ Fidelis. 

Item in villa Ponad inferioris, distante ab Ecclesia s.<^^ Fi- 
delis duobus miliaribus cum dimidio, et a matrice quatuor, 
adest Ecclesia ss^ Galli, et in alia villa Fon» de medio alia 
Ecclesia s.^'^ Bartholomasi, medio miliari a Fona inferiori 
prsedicta distans, in alia villa Ponad superioris, distans ab Ec- 
clesia Fon» de medio miliari, est Ecclesia s.^^ lacobi Apostoli, 
quad omnes tres EcclesisBi sunt commendate, in subsidium ar- 
chipresbyteri, paroco de Layno viciniori. 

Item a sinistris est Ecclesia s.^^ Ambrosi^} in villa Vernse, 
a canonica quinque miliaribus distans. 

Item Ecclesia hs^ Oeorg\| in villa Felij superioris et alia 
B.ct» Mari», a matrice distans duobus miliaribus cum dimidio, 
et a villa Vemae uno miliari cum dimidio. 

Item Ecclesia s.<^^ Michaelis in villa Felij inferioris, uno 
ictu bombardai distans a superiori villa Felij. 



— 271 — 

Item Ecclesia s.<^^ Quinci in villa Velij, a matrice distans 
uno milliari, et ab utroque Pelio tribus miliaribus. 

Item Ecclesia s.^^^^ Thomse Apostoli in villa Gerani, a ma^ 
trice distans uno miliari, et a Velie uno ictu bombardse. 

A supradicta villa Gerani» uno miliari cum dimidio versus 
vallem Mugij plebisBalernse, est Ecclesia parochialis s.<^toMari8e 
in villa de Schignano» a qua villa etiam aliquantisper distai. 

A matrice uno miliari, descendendo versus Argenium, est 
Ecclesia parochialis sfi^ Petri Apostoli in villa de Dizasco. 

Duobus miliaribus a villa de Dizasco, extra viam a sinistris 
in monte et duobus alijs miliaribus cum dimidio a matrice, 
est Ecclesia parochialis s,*^*» Margarita in villa Pigr», 

Item in eadem villa est oratorium s.<^^ Rochi clausum, in 
quo aliquando fit sacrum. 

Duobus miliaribus, descendendo a dieta villa Pigr» et a 
matrice tribus cum dimidio, est. pagus Argenti ad ripam lacus, 
in quo, in colle extra dictum pagum uno ictu bombardae^ est 
Ecclesia parochialis 8.^^ Sisini a dextris. 

Item in eodem pago ad ripam lacus est Ecclesia s.°>» Tri- 
Bitatis. 

Item in arce diruta, uno ictu bombardai a sinistris, est 
Ecclesia s.c*i lacobi Apostoli. 

Item ascendendo versus matricem, a parochiali medio 
miliari magno, est Ecclesia filialis s«<^^» Gatharin» Martyris in 
villa Roasehi. 

Duobus miliaribus ultra matricem, vei*sus lacum luganen- 
sem, est Ecclesia parochialis a/^^ Laurentlj in villa de Lajmo. 

Duobus alijs miliaribus ultra Laynum, a sinistris, est 
Ecclesia parochialis s.<^^^ Benedicti in villa de Ramponio, 

Uno miliari, a dextris ultra Ramponium, est Ecclesia pa- 
rochialis a.^^ Nazarij in villa de Scario. 

Item in eadem villa est Ecclesia s.^^'^ Mari». 

Uno miliari ultra, a sinistris, est Ecclesia parochialis 
8.ca S3rri in villa de Lantio. 

Duobus miliaribus a matrice ultra, a sinistris per aliam 
viam, est Ecclesia parochialis s.<^^ Mauritij in villa de Gàsasco. 

Item in eadem villa est alia Ecclesia s.«^ Mari». 



— 272 — 

Yallidlntelvìna incipit a laeu Coi^i in loco Argenij, desinit 
ad lacum Lugani in loco Hosteni, longitudinis miliarium octo, 
Di(Bc.e6Ì8 Comensis, dempto Hosteno, quod est Mediolanensis, 
feudi CòttJtis SercuU*Marliani. Dictam vallem perpetuus inter- 
tatbitur amnis, originem ducend a pratis dubtus Pellum, inde se 
divldens partim ad Argenium, et partlm ad Hostenum perfluens» 
circundatur undique altissimis et perpetuis montibus, in quibus 
plures intuuntur Alpes. Intrando dictam vallem ex loco Argenij, 
sinistrorsum oecurrit imprimis vetus castrum dicti loci, in 
quo adest sacellum diro lacoba consecratum, tum villa Schi- 
gnani, et eitts parochialis tttuli 6^.i°» Virginis, et in sumitate 
particularis mentis, inde ad duo milliaria se erigentis, adest 
Ecclesia s.<^^ Zeiionis, a quo s.^^^ ipse mons denominatur. Descen- 
ditur deinde ad Ceranum, cuius parochialis tituli divi Thoms^. 
Ascenditur inde paulisper versus montetn ad Vellium, prope 
quod adest eius parochialis divi Quirici, superius deinde versus 
mentis sumitatem visituf Casascum, duas habens Ecciesias, 
alteram subtus divss Marise, alteram desuper parochialem 
loci S.o^^ Maurrtij; subsequitur PellUm inferius cum Ecclesia 
B.^^ Michaelis, et Pellum superius cum Ecclesia S.<^^ Mari», et 
altera s.<^^^ GeorgiJ. Destrori^m autem, intrando vallem diete 
Argenij loco, imprimis se offert villula Muronici, et subtua 
Muronicram et Ecclesia parochialis Argenij tituli s.<^^ Sisinij 
et in dicti mentis culmine Pigrium cum eius Ecclesia s.<^^ Mar- 
garitae. Post Muronicum, versus montem progrediendo, Ro- 
vaseium, communiter appellatum S.<^^ Gatharina, sic denomina- 
tum vel a sacello dictae sanctsd ibi dicato, seu a monasterio 
moniatium s.<^^ Gatharin» Comi, ad quas bona dicti loci fere 
ex toto spectant. Descenditur inde Dizascum, et ad eius paro- 
chialem tituli divi Petri Succedit commune Gastìoni, in tres 
divisum villulas, Turrem, Visontium et Montronium, quo 
loco adest Ecclesia parochialis et collegiata caput totius dictae 
vallis sub titulo divi Stephani, babens ultra archipresbyterum 
septem canonicos et ultra bona prebendanim etiam massam 
qfuotidianam, qusB Ecclesia quondam erat insigniS| hodie prò 
madori parte destructa, iuxta quam adest sacellum novitét 
construetum ihm Agatbe dicaitum; succedit versus moAtem 



— 273 — 

HIasanium cum Ecclesia S.^^^i Abundij, postea Lura cum sacello 
S.ctì Silvestri, inde se oflfert Ecclesia S.^^ti Fidelis intra locum 
communis sancii Fidelis de subtus et de super. Inde progre- 
ditur ad Lainum, et tum ad eius parocbiialem S.<^^^ Laurentij ; 
subsequitur descendendo capella Ss^^ Victoris aedificata super 
yestigijs castri Laini hodie ex tote diruti. Ascendendo inde 
ad montem a latore Laini positum adsunt tres villulae, una 
supra aliam, appellatae Fona Inferior, Media, et Superior. In 
Superiori adest Ecclesia S.^^ì Jacobi, in Media divi Bartholomaei 
et in Inferiori S.^^^ Galli. In adversa parte latitudinis totius 
vallis supra Hostenum adest Ecclesia S.^^^^ Pancratij in pede 
mentis, ad medium mentis villa Vernse cum Ecclesia S.<^^i Am* 
brosij, et ibi prope Ramponium cum parochiali S.ct» Benedicti. 
Deinde Scaria cum Ecclesia Beatiss."^» Virginis, et parochiali 
S.<5^ Nazarij et Gelsi, paulo eminentius versus montem aedificata. 
Deinde occurrit Lancium cum parochiali S.^^tì Syri positum in 
amplia planitie, qusB est extrema pars dictse vallis. 

Ecclesisd dictsB vallis sunt in totum xxxj «x quibus duo- 
decim, computata collegiata, sunt parochiales. Focularia in 
totum 762, animse 4498/ 

La pieve di Valle Intel vo confina con Hosteno circa a 
mezo miglio. Questa stessa valle confina con Brienno plebe di 
Ne^so, distante da Argegno due miglia, et il confino sarà un 
miglio. Verso Isola confina al ponte della Camoza, o vero a 
mezo la Camoza cioè in spiritualibus. 



Decriptio Cleri archipresbyteratus Vallis Intelvi. 

R. Franciscus Vassallus, archipresbyter, cum canonicatu unito. 
Pbr. Bernardus Viscardus 



Canonici. 



» Andreas Allius 

» loseph Marchesius 

» Roccus Petachius 

> Bapta Herba 

» Bentius Altiatus 

Race. Stor, - Voi. III. 18 



oollegUta di 8. Ste- 
fano di Montronio. 



- 274 - 

Curati et Vicecurati 
Pbr. Joannes de Bagattis, de Rovio, curatus Argenij. 

» Raphael de Gaijs, vicecuratus Dizzaschi. 

» Abondius Vaccanus, vicecuratus Schignani. 

» Petrus de Sancta Columba, siculus, vicecuratus S.^h Fidelis. 

» Antonius Luragus, vicecuratus utriusque Pelij. 

» Andreas Allius, curatus Scarise. 

» Matheus de Rubeis, curattis Lajni. 

» Martinus de Galigarijs, curatus Ramponij.^ 

» Dominicus de Gallis se\i de Papis, curatus Lantij. 

» Joannes de Garesana, vicecuratus Casaschi, Gerani et Velij. 

» loseph de Boschis, vicecuratus Pigri j. 

» Martinus Mazzetus, capellanus Rfi^ Archipresbyteri. 

» Andreas de Moselio, presbyter paraliticus. 

^>«»».j^-'°*^":«i»l«.« A di 3 Decembre 1593. 

La chiesa parochiale collegiata di S.^ Stefano capo di 
tutta la valle d* Intelvo, ò posta sotto il luogo di Montrogno, 
distante d* Argegno, d* onde principia detta valle, circa tre 
miglia. Fu già per quello si può conietturare molto bella et 
grande, ma bora parte è del tutto destrutta, il resto minaccia 
rovina d*ogni banda, in modo che le persone che vi entrano 
non ardiscono fermarvisi, per 1* imminente pericolo che quella 
parte, che resta in piede, per essere tutta sfasciata, non li caschi 
in testa. La capella maggiore insieme con la fronte delle due 
navi laterali con li altari loro furono alcuni anni fa al tutto 
menate via dal fiume che li corre appresso, et da detta parte 
la chiesa resta del tutto aperta, in modo che neanco all'altare 
che vi resta ancora, per questo rispetto vi si può celebrare, per 
li venti che con impeto vi soffiano, senza manifesto pericolo. 
Vi resta uno solo altare che abbia forma a mezo la nave 
iaterale dalla parte dell'epistola, sotto titolo di S.^ Maria, posto 
sotto involto pinto ... Di rimpetto, nella nave dell'evangelio, 
ve ne resta in piedi un altro di S ^ Catarina . . . Nella nave 
di mezzo, ne i lati fuori della capella maggiore, vi sono doi 
stipiti do altari, uno dei quali à dotato dal titolo di SM Maria 
Madalena . . • Nella stessa nave a mezzo la chiesa vi è il 



— 275 — 

fonte battismale ... La sacristia è posta in fronte la nave 
dell'epistola, fabricata da puochi anni in qua per ovviare anco 
ali' impeto de venti per sicurezza del detto altare, al quale 
solo si celebra. Ha campanile in torre con due campane. Ha 
cemiterio . • . Nelle visite passate si sono fatte diverse ordi- 
nationi per remettere detta chiesa, et fabricarla di nuovo in 
miglior sito per il fiume che vi corre appresso, . ma sin qui, 
per la calamità de' tempi, non 'si sono eseguite ; si sono fatti 
diversi descritti et modelli quali tutti si trovano appresso 
ms. Gio: Antonio Pioda detto il Vacallo accioche ancor egli dia 
in scritto il suo parere. Alla spesa ha di concorrere tutta la 
Valle per essere detta chiesa matrice de tutti .... Il sud.® 
Vissontio, che è tutto uno comune cognominato il comune di 
Castione, fa fuoghi 52, anime 302 (*). 

(1) La vaU* lateWi è costituita da un valico che, aprendosi nei monti tra 
ArgegDo ed Osteno, sinuosamente si dilata, a figura di una seUa di passaggio 
tra il Lario ed il Ceresio. L*aspetto di essa ò tutto informato a dolci declivi, 
raramente a scoscesi dirupi, e tutto concatenato con mirabile intreccio di coste, 
avvallamenti, poggi, piani e cime da soddisfare completamente il visitatore. 
Da Argegno vi si accede per due strade : una, a sinistra del torrente Telo, è 
mulattiera e conduce a Sant'Anna, alle varie frazioni di Schignano, al san- 
tuario della conica mont&gnetta di San Zeno, a Cerano, Velilo, Giuslino* 
Casaseo; Taltra strada, a destra del Telo, è carrozzabile perla maggior parte 
dei paesi della valle, e assai dilettevole, tocca S. Sisinio o Muronioo, Dizzasco, 
Cattiglione, S. Fedele, Pellio Superiore e Inferiore, Lanzo, ecc. 

Il centro ecclesiastico di tutta la valle è Afontronio. Ivi, fin dal secolo XV, 
si recavano gli sparsi abitanti della valle a sentire la parola di Dio. I cadaveri 
dei primi cristiani si trasportavano, per darne sepoltura, sino a S. vittore di 
Brienno, e ner secoli successivi gli intelvesi tutti ebbero sepoltura a Montronio, 
fioche mano mano si eressero in parrocchie gli altri villaggi. La chiesa ple- 
bana era decorata una volta di sette prebende canonicali, ed i canonici' erano 
obbligati a quotidiana residenza ; esisteva anticamente la canonica, i giardini 
pei prebendati, e metteva alla canonica un ingresso sul cui lato destro erano 
dipinti a fresco fatti deir antico testamento, e sul sinistro altri deir antica 
alleanza. La chiesa attuale non è più Taotica, della quale il coro con due terzi 
della canonica nel 1593, per gonfiamento del vicino torrente, rovinò e scomparve. 
Nel 1509 il vescovo Filippo Archinto, alli 2di novembre, in occasione di visita, pre- 
scrisse che fosse custodito il saotissim'o Sacramento nella chiesa di S. Agata, e 
che intanto si mettesse mano alla ricostruzione della chiesa. Fu però soltanto 
nel 1635 che si obbedì alla ingiunzione episcopale, perchè nel 1627 fu intimato 
il traslocamento della plebana ad altro luogo, qualora la chiesa fosse rimasta 
in cosi deplorevole stato. Sorse questo tempio dalle sue rovine, non più cosi 
grandioso come fu, ma tuttavia magnifico per eleganza di disegno e per ardi- 
tezza di esecuzione, non vedendosi legamento alcuno, o chiave che tenga in 
sesto la fabbrica, e dal suo complesso armonioso traspare il bello estetico, che 
la designa fra le migliori della valle. Ma se risorse dalle rovine il tempio, non 
ricomparve che per breve tempo il capitolo, sciolto e disperso, anzi annientato 
dalle novità ecclesiastiche eh' ebbero luogo sotto V impero di Giuseppe II, 
sicché il solo arciprete officia la chiesa e dirige la parrocchialità senza coadiu- 
tore. È costrutta la chiesa di una sola navata con sei altari, compreso il mag- 



— 276 — 

cw««* i«|[2^«»J5 1B93 die Veneris tertio mensis Decembris. Visitata la chiesa 



Moronieo. 



di S> Sisinio posta sopra Argegno parochiale di detto loco . . . 
ha Taltare maggiore verso oriente in niccia tutta depinta . . . 
Dalla parte delPevangelio vi è la sacristia . . • dalla parte del- 
Teplstola vi è il campanile con due campane, la porta del 
quale corrisponde alla porta della sacristia proportionata- 
mente. Ha una nave sola sotto il tetto. Dalla parte sud.& del- 
l' epistola vi sono due capello involtate, la prima che ò tutta 
depinta ha Taltare intitolato a S> Maria della Consolatione . . • 
L'altra ha l'altare sotto il titolo di santo Giovanni. A mano 
dritta nell'entrare si ascende per una porta in uno grò fiatto 
involta dove si sta ad udire messa per essere la chiesa pic- 
ciola che non capisce il popolo. Sotto detta involta, a mano dritta 
vi e il fonte battismale . • . Avanti la detta chiesa vi è uno 
perticale involta, et la facciata pinta con l' imagine del santo. 

Per detto perticale si entra al cemitero che circonda la 

chiesa da due parti. Fa fuoghi 33, anime 185 0). 



giore, e fu consacrata dal vescovo Magiasca il 9 ottobre 1774, domenica XX 
dopo la Pentecoste. Pregevole ò il dipinto del martirio di S. Stefano protomar- 
tire dietro Taltare maggiore, pregevolissimo rintagllo in legno che vi sta attorno 
e serve d'ornamento al quadro stesso, come pure non mancano di pregio le 
pitture che figurano la vòlta sovrastante al coro. 

Sonvi pure in parrocchia i seguenti oratort: T oratorio della Beata Ver- 
gine detta del Restello. Se ne gettarono le fondamenta nel 1717 e fu condotto a 
termine nel 1726. Ha un solo altare. È opera questa di benefattori ed ò costrutto 
in forma ettagona. Gli stucchi che vi si vedono sono lavoro di Gio. Battista 
Comp aretti. Giiilio Quaglio vi dipinse r imagine di Maria Vergine delle Grazie 
e la Gloria di essa nella vOlta, ed Alessandro Foretti, nel 1748, vi dipinse la 
pittura che vedesi alla finestra, rAnnunciasione della Maidonna. — L*oratorio di 
S. Agata. Si ignora Tepoca precisa della sua costruzione; se ne ha però memoria 
fino dall'anno 1587, nel quale certo Pietro Perrone obbligò i suoi eredi ad erigere 
in luogo conveniente una cappella col suo altare da dedicarsi a & Agata, prov- 
vedendola della sua effigie e della opportuna suppellettile, come risulta da un 
rogito Carloni 27 dicembre 1587. Certo dal 1600 sino al 1635 servi, come sopra 
si è detto, di chiesa parrocchiale, mentre stavasi costruendo la nuova chiesa 
di s. Stefano, demolita dalle acque del Caziola. Anche qui sonvi alcuni dipinti 
che vogUonsi di Giulio Quaglio. L'affresco, rappresentante S. Agata, fU ese- 
guito nel 1839 dal pittore Onorato Andina. Ha tre altari, tutti con pietra sacra. 
— L'oratorio di S. Domenico nella frazione di Latorre, di patronato della famiglia 
Pirola, piuttosto in mal essere. 

La parrocchia di Montronio, di libera collazione vescovile, ha attualmente 
una popolazione di 714 abitanti, cosi divisa: Latorre ^4, Montronio 227 « Vi- 
sonzo 63 abitanti. I registri parrocchiali cominciano coiranno 1500, con pochis- 
sime lacune. 

(1) Una delle più antiche parrocchie di vali' Intelvi è certamente quella di 
S. Sisinio di Muronico, in comune di Dizzasco. Essa è matrice di quella della 
santissima Trinità del vicino Argegno, e sue figliali erano pure le due chiesette 
di s. Giacomo del castello d'Argegno e di S. Caterina di Rovasco, già da tempo 



- 277 — 

Nel Castello sopra Argegno vi è un'oratorio di S.to lacomo ^'^^J^ ^.gf^ 
involtato, di longhezza circa vinti braza, in fronte sotto niccia ^^^^'^'^ ''"'^• 
pinta di pitture vecchie vi ò Taltare consecrato con ombella, 
bradella et cancelli senza icona .... 



Nel luogo di Argegno vi è una chiesa della S.°»a Trinità, ^"fff/?ra ®parwi 
appresso la rippa del lago,, fabricata in una nave sola per ''***■** <>Awgw. 
comodità delli terrieri, per essere la parochiale distante circa 
una sexta parte di miglio di via difficoltosissima. Ha in fronte 
l'altare consecrato sotto niccia pinta con icona di tavole pinte 
et parte indorate con alcune figure de santi in pittura, ha le 
ante di serrar de tila depinta. Ha due porte, una in faccia 
della chiesa, Taltra laterale... la facciata pinta alla forma... 
ha due campane sopra tetto in arco (9. 

Nel luogo di Rovasco, sotto la cura di S.^ Sisinio, distante ^'^^^^ S'o^^ 
da detta cura circa un miglio in montagna, vi è un oratorio 
sotto titolo di SM Catarina ... Ha una campanella sopra 
un arco posto sopra il tetto. Non vi si celebra da molti anni 
in qua, et bora li massari delle monache di S.^ Catarina in 



proti 



profanate e scomparse. La chiesa parrocchiale, di Ubera collazione vescovile, 
fa eretta nella prima metà del secolo XVI, e si trova quasi integralmente nello 
stato descritto in questi Atti di Visita. È costrutta in una sola navata. Non ò 
consacrata; ha tre altari, ed è in sommo deperimento. Sono nel territorio della 
parrocchia: Toratorio della B. V., unito alla parrocchiale, ad uso della* confra- 
ternita del santissimo Sacramento. — L^bratorio di S. Carlo, a circa un quarto 
d'ora di distanza. — La popolazione della parrocchia è di 235 abitanti. — I re- 
f^istri parrocchiali cominciano dal 1615 (nati e morti) e dal 1677 (matrimoni). 

(1) La parrocchia di Argegno, di collazione comunitativa, sotto il titolo 
della ss. Trinità, fu eretta nel 1633 dal vescovo Lazzaro Caraflno, staccandola 
dalla chiesa di S. Sisinio in Muronico, di cui era figliale. La chiesa ò costrutta 
in una sola navata, con tre altari. Nella prima domenica di luglio si celebra 
Tanniversario della consacrazione ; ma se ne ignora r epoca e il vescovo che 
compi il sacro rito. Possiede un grande quadro rappresentante la nascita di 
Gesù bambino, di qualche pregio, ma d* ignoto autore ; sonvi anche affreschi 
di buon pennello. — Oltre la parrocchiale, vi è un' altra piccola chiesa a tre 
chilometri da Argegno, sulla sinistra del Telo, detta volgarmente dì $. Anna* 
ma veramente dedicata alla Beata Vergine di Oelpio. Ha tre altari, muniti 
solamente di pietra sacra ed in istato migliore della parrocchiale. — La par- 
rocchia ha una popolazione attualmente di 663 abitanti. I registri battesimali 
cominciano il 20 marzo 1632; quelli di morte il 20 aprile 1633; quelli di ma- 
trimonio il 9 settembre 1632. Secondo alcuni, Argegno vuoisi attribuire a Pubblio 
Celio Archigene romano, e si ritiene sua patria ; due lapidi furono rinvenute 
a Brienno, nelle quali Pubblio innalza are a divinità. Nel medio-evo vi si eresse 
un importante castello, la di cui torre potevasi ammirare sino ai giorni nostri, 
ultima importante reliquia del fortilizio, ove pure sorgeva la chiesetta di S. Gia- 
como menzionata in questi Atti di Visita, ed ora scomparsa. 



di Se 
lasco. 



— 278 — 

Como, de quali è il detto oratorio se ne servono per loro uso 
proprio . . . Detto luogo di Rovasco computato Muronìco sotto 
la cura d'Argegno, fa fuoghi 36, anime 180 (*). 

!ffe"?duM:J ^^® veneris tertio mensis Decembris. — Visitata la chiesa 
di S.to Pietro di Dizzasco parochiale di detto loco, distante dalla 
collegiata circa un miglio, ha un altare solo verso oriente, in 
niccia pinta con cancelli ... Ha una porta laterale che va nel 
cimiterio, qual è murato. Ha il campanile in torre con una 
campana fuori della chiesa. Ha una nave sola soffittata,* con 
un grò sopra la porta, di tavole... Ha il frontispicio alla 
forma . • . Dizzasco è discosto un pezzo dalla chiesa, fa foghi 
n.o 33, anime 250 (9). 

chi«fa di s. Agata di A di 3 Decombre 1593. Visitata la chiesa di S.^ Agata nel 

MoDtronio. ^ 

luogo di Montronio vicina alla collegiata, ha uno solo altare .. . 
Ha una nave fatta tutta di novo in volta senza alcuna pittura 
ne dentro, ne fuori (3). 

^*d\*".^urtiS^*di A di 4 Decembre 1593. Visitata Ja parochiale di S,^ Lo- 
^**'*°' renzo di Laino pieve di Montronio, distante dalla matrice miglia 

due, separata dalla canonica e fabbricata quasi tutta di novo, 
tutta involtata eccetto una parte della nave di mezzo quale 
però si finirà d* involtare questa primavera, perche di già 
sono in essere i ponti, et la materia. In fronte della nave di 
mezzo vi è l'altare maggiore posto in niccia tutta pinta • . . 
Della parte dell'evangelio, a canto Taltare maggiore, si entra 
al campanile, quale è fatto in torre, con due campane assai 
grande. A canto al campanile vi è la sacristia involta ... In 



(l) Di s. Caieriaa di Rovasco non rimane ormai alcun vestigio. V. nota 
sotto S. Sisinio di Muronico. 

{i) La parrocchia di Dizzasco, di nomina popolare, sotto il titolo dei 
santi apostoli Pietro e Paolo, è anch' essa una delle prime erette nella valle, 
intorno alla prima metà del secolo XVI. L'attuale chiesa parrocchiale, di una 
«ola nave, venne edificata intorno al 16!&0; ha cinque altari, e alli 30 d'agosto 
del 1778 fu consacrata dal vescovo Mugiasca, il quale fissò l'annua commemo- 
razione nella quarta domenica d'agosto. Non possiede alcun oggetto rimarche- 
vole per antichità od arte; gli affreschi sono appena appena mediocri. Vi è 
un oratorio a circa 700 metri dalla parrocchiale, dedicato a S. Giobbe, di patro- 
nato Inganni. La popolazione della parrocchia è di 350 abitanti, mentre il comune 
ne conta più di 650. L'archivio comincia dall'anno 1608. 

(3) Di S. Agata di Montronio v. nota sotto S. Stefano di Montronio. 



— 279 — 

fronte della nave dalla parte deirevangelio vi è un altare della 
Madonna, ornato d' icona in tavole con V imagine della Ver- 
gine, di S.*ó Lorenzo et Stefano con coperta di tila... A mezo 
di detta nave vi e un altro altare di S> Pantaleone ornato 
d'icona nova posta in tila, con le colonne di rilevo indorate 
et depinte... Nell'altra nave vi è in fronte un altare di 
S.^Gio: Battista, nuovamente fabbricato... Amano manca 
nell'entrare della chiesa, nella nave laterale, vi è il fonte 
battismale . . . La chiesa è circondata del cimiterio, serrato 
con muri; avanti la porta della chiesa vi è un tetto sopra due 
colonne, con volta et frontispicio alla forma . . • Laino fa 
fuoghi circa 70, anime circa 400 ... 

A di 4 Decembre 1593. Visitata la chiesa di S.^ Vittore cuaia di s. vittore 

di Castello, ietto 

del castello sotto la cura di Laino, lontano della terra di Laino 
circa ad un miglio verso Hosteno. È fabricata in una sola 
nave senza involta, ne soffitta, ha l'altare in niccia non depinto, 
non consacrato, con icona di legno dépinta vecchia, ha bra- 
della et cancelli. Dal corno dell'epistola vi è la sacristia in- 
voltata. Ha il frontispicio rosso con una croce. Avanti la porta 
vi è un portico con sopra una campana in un arco {}). 



la cara di Laino. 



(I) LaiDO è un villaggio arieggiato e bellaraenta adagiato sopra un ameno 
altipiano prospiciente il Geresio. HeW anno 1579, come dal rogito 4 luglio del 
notaio Luigi Sala, essendo vescovo di Como monsignor Volpi, Laino fu disgiunta 
dalla matrice di 8. Stefano e costituita in parrocchia indipendente di nomina 
comunale, cogli obblighi risultanti dallo stesso istromento, che si conserva 
neirarchivio deirarcipretaie di Montronio. Fu eretta in prepositura noncupa" 
tiva ranno 1756 dal vescovo Neuroni, come da relativo decreto in archivio par- 
rocchiale. In origine la chiesa parrocchiale, dedicata a S. Lorenzo martire, era 
di una sola nave, e pare rimonti al XIII secolo, come risulta anche dalie due 
primitive finestre, ora otturate, nella facciata, e dal campanile, che termina in 
un*alta guglia quadrata, il quale, ove non fosse stato inconsultamente restau- 
rato con un* intonacatura che asconde le pietre levigate e ben connesse, avrebbe 
potuto conservarsi quale monumento artistico, sotto il protettorato governativo. 
Contemporanei sono il muro e Tarco di grandi pietre ben lavorate, che, a modo 
di atrio, chiudono il sagrato. Neir ultimo decennio del XV( secolo la chiesa 
Tenne ampliata coiraggiunta delle due navate laterali, con disegno armonioso 
e confacente alla parte preesistente. È consacrata, e se ne celebra T anniver- 
saria commemorazione nel giorno 8 febbraio, ma non si sa precisamente Tepoca. 
Ha cinque altari, quattro con sola pietra sacra e il quinto, quello della B. V. 
del Carmine, consacrato. L^arte traspare ovunque; vi ò profusione di svariatisi 
sìmi ornati in plastica e vaghi intrecci di foglie e fiori, linee in ricamo con 
mille forme e simpatiche trasformazioni spiranti gaiezza e leggiadria, cosi che 
allettano rocchio ad ogni istante. Le belle statue di S. Rocco e di S. Sebastiano sui 
due primi pilastri della nave maggiore, quelle dei santi apostoli Pietro e Paolo 
fiancheggiaati r altare maggiore, e i due angeli sul cornicione del presbiterio 



— 280 — 

^di*87oiMomi*di A di 4 decembr© 1593. — La chiesa di S.^o Giacomo di 
ponna Superiore, p^^^^^ ^j soppa, lontana dalla canonica miglia cinque di strada 
montuosa, è fabricata in due navi senza involta^ ne soffitta, 
in fronte la nave maggiore vi e l'altare consacrato in niccia 
senza pittura; sopra detto altare vi e un' icona depinta vecchia 
. . • Balla parte deirevangelio dentro 1 cancelli s* entra nella 
sacristia involtata. .. Balla stessa parte vicino alla porta nel- 
Taltra nave, qual' è fatta di nuovo involtata, vi è il battisterio 
di pietra. . . Ha nel f]X)ntispicio V imagine del santo, ma non 
e' è altra pittura. Ha due campane sopra doi archL lì cimi- 
terio circonda la chiesa. Botto luogo fa fuoghi n.<> XV, 
anime. 78. 



si devono al distinto plasticatore Barberini nativo della terra. La Fede e la 
Carità, classicamente simboleggiate in due statuette, che adornano superiormente 
Taltare maggiore, sono lavoro moderno di Antonio Gelpi. Né la pittura fa qui 
difetto: i Crespi, detti i Biistinl, da Como, frescarono, nella nave di mezzo, la 
Nascita, il Martirio ed il Trionfo di S. Lorenzo, con espressione singolare, 
soavità di tinte e finitezza di disegno. Carlo Scotti, pittore vallerano, dipinse 
sulla vòlta del presbiterio il Martirio del santo, che nel complesso piace. Vi ìia 
nella chiesa una statuetta della Madonna col Bambino, bel lavoro del 1400; né 
devesi passar sotto silenzio V altare di scagliola del sepolcro, bel lavoro di 
Paolo Caprani, lainese, compaesano del Barberini e dello Scotti sopra citati. 
Possiede la chiesa un beli' ostensorio d'argento, dono caro e prezioso della fami- 
glia Quaglio del paese. 

Oltre la chiesa parrocchiale prepositurale, vi sono : la chiesa di S. Giuseppe, 
con tre altari. I dipinti della vòlta, rappresentanti la Gloria Celeste coi quattro 
Evangelisti^ sono opera di Giuljio Quaglio ; le varie figure in plastica, quivi con- 
tenute, sono lavoro di Leonardo Reti. Quegli vi dipinse nei primi anni del decorso 
secolo, questi vi modellò circa dieci lustri prima. — L'oratorio di S. Vittore 
martire, a due chilometri e più dalla parrocchiale, e precisamente a Cmuiio, 
che é piccola frazione di Laino (m. 580), dove si stacca dalla provinciale la 
serpeggiante ed erta via di Ponna. Su quell'aprico e vago rialzo sorgeva 
un antico castello*, fiancheggiato da due profonde valli, difese le spalle da 
truce voragine. Era quel forte in feudo alla famiglia Trivulzio di Milano, 
come si rilevava da una lapide del 1200 che, sino a circa quarant' anni fa, ve- 
dovasi incastonata in una delle pareti dell' atrio della chiesa. Ricordava la 
iscrizione un capitano della menzionata famiglia, ivi morto in pugna e se- 
polto ; e quel marmo, invano ricercato dai Trivulzio alla fabbriceria di Laino, 
fu poi derubato di nottetempo. L'oratorio, unico avanzo del vetusto castello, é 
fra gli antichi edifici della valle, ed é conservato quasi totalmente ideila sua 
primitiva costruzione. NeUa vòlta e nelle lunette laterali si ammirano dipinti 
del 1587 di Domenico Quaglio, a cosi vivi ed armoniosi colori che sembrano 
usciti or ora dal pennello dell'artista lainese, e rappresentano la vita del santo 
martire titolare, cui stanno attori^o angeli bellamente intrecciati. Veggonsi 
altresì due statue plastiche, grandi al vero, una delle quali, più antica, di cor- 
retto disegno, é finissimo lavoro di G. B. Barberini. La tela dell' altare, che 
rappresenta il Crocifisso con ai piedi S. Lorenzo e S. Vittore, è pur lavorata da 
buona mano e fornisce un bel quadro a tempra. — La parrocchia di Laino ha 
una popolazione attualmente di 56) abitanti; i registri dei natie morti datano 
dal 1732, e dal 1733 queUi di matrimonio. 



— ;28i — 

La chiesa di S.to Bartolomeo nel luogo di Fona di mezo, chi.» di s. B.rtoio- 

o ^ meo al Ponna di 

il quale fa solo uno fogho, anime 2, et è sotto la cura del- ***"**' 
r arciprete, distante dalla canonica quatro miglia, è fabricata 
in una sola nave, involtata. L' altare è consecrato, posto in 
niccia senza pittura con una icona vecchia con le figure smarite 
... in Iqogo de cancelli vi sono due pietre di sariccio d'al- 
tezza de brazza due. Ha una porta sola, et sopra la figura 
del santo senz' altra pittura, et sopra detta porta vi è una 
campana sopra un arco ... 

La chiesa di Fona di sotto dedicata a S.*^ Gallo, sotto la chif» Mrroochiaia 

' di S. OaUo di Pon- 

cura dell'arciprete, distante dalla sudetta uno tiro d'archibugio, "* in'«rto~- 
è fabricata in una sola nave; l'altare è consecrato posto in 
niccia di pietra lavorata senza pittura, con bradella et can- 
celli, con sopra l'altare un'icona de pietre cotte con pitture. 
Amano dritta nell'entrare vi è la sacristia involtata. Detta chiesa 
è senza involta et so^tta. A mano manca vi è il battisterio 
di pietra quadrato... Nel frontispicio vi è la figura del santo; 
et avanti vi è un poiiiico copel*to et serrato di muro qual 
serve per cemeterio. Il campanile della chièsa è nella terra 
lontano dalla chiesa un' archibugiata, con campane due. — 
Detto luogo de Fona di sotto fa fuoghi n.o XV, anime 80 (*). 



(1) Da qaesti Atti di Visita si raccoglie di fatto che nel 1583 i dae casali di 
Ponna Inferiore e Superiore facevano ancora parte deU*arcipretale dlMontronio; 
che non Y*era alcun sacerdote residente in luogo e che la cura delle anime 
yeniva esercitata, in nome deirarciprete, dal curato di Laino, come il più pro- 
pinquo. Fu soltanto nel 1676 che si fondarono le due parrocchie, la inferiore 
con istromento dell* 8 aprile, la superiore con istromento del giorno dopo, am- 
bedue nei rogiti dello stesso notaio della curia vescovile, Carlo Pagano.. Ciò 
avvenne sotto il vescovo Ambrogio Torriani. Il diritto di eleggere il parroco 
fu. concesso agli uomini delle rispettive comunità, meno il primo, riservato al 
vescovo. 

Qui è duopo notare che in quel tempo le due terre formavano due comuni 
separati. Furono riunite verso la fine del secolo scorso, e sotto il Regno Italico 
vennero incorporate colle altre due terre vicine di Osteno e daino, ma tosto 
dopo il 1815 le due Ponne si costituirono in un sol comune da sé, come sono 
al presente, di circa 550 abitanti. 

Della prima metà del secolo XIII doveva esser la chiesa di Ponna Supe- 
riore dedicata airapostolo S. Giacomo, e ciò risulta dalla forma dell* antica 
facciata, che ancora si scorge tutta intera immurata nel mezzo della nuova, 
colle due finestre ai lati della porta oblunghe e strette, e sormontata da doppio 
arco per due campane. È un fatto forse unico, e che^ rivela un senso artistico 
non comune nei costruttori della presente facciata più alta e più larga, quale 
richiedevasi dal corpo ingrandito della nuova chiesa, r aver saputo conservare 
in essa le traccie ben distinte deir antica, nonché delle parti aggiunte poste- 



-- 282 — 

^di**s.'GiwSo**i! A di 4 Decembre 1593. — Tisitata la chiesa di S.^^ Giorgio 
Pelilo Superiore. ^. p^j^ sopra, membro della canonica, dalla quale è lontana 
due miglia et è fabrìcata in due navi involtate ma molto basse. 
In capo alla nave maggiore vi è l'altare in una capella fatta 
in volta con diverse pitture, sopra detto altare vi è un'ancona 
picciola di tavole depinte, vecchia di poco valore, ha bradella 
et cancelli di legno. Balla parte dell'evangelio vi è la sacristia 
in voltata ... In fronte della altra nave, qual' è della parte 
dell'evangelio, vi è un altare di S.^ Giovanni, con bradella et 



riormentd. Vepne ampliata a sinistra nella seconda metà del secolo decimo- 
sesto, come si ha da questi Atti di Visita; rampliamento a destra e il rialta- 
mento di tatto Tedificio configurato in una sola nave, ebbe luogo più tardi e 
in tempi da noi poco discosti. Nel 1753, come si ha dairatto di visita Neuroni, 
la chiesa era già compiuta e voltata colle due cappelle ai fianchi, ai 10 d^agosto 
deiranno 1773 fu consacrata dal Mugiasca. Ha una popolazione di 390 abitanti. 
I registri datano dal 16:^. Non vi è nella parrocchia altra chiesa. Dell* antica 
chiesa di S. Gallo di Ponna Inferiore sopra descritta in questi Atti di Visita 
ora non resta che una porzione di paretea sinistra, che la mostra assai antica. 
Da una memoria del 1669 si ha che la chiesa erasi poco prima rifatta più grande 
colle due cappelle della SS. Trinità e della Beata Vergine. Più tardi vi fu ag- 
giunto il coro dietro Taltar maggiore, recato a compimento r anno 1728 ; nel 
1756 fu rifatto lo stesso altare nella forma presente, e si è voltata la nave ed 
il presbiterio, e si costrussero tutte le opere esteriori, quali si vedono oggidì ; 
nel 1773, alli 8 d'agosto, venne consacrata dal Mugiasca, come appare dalla 
iscrizione sopra la porta di fianco. Air esterno della chiesa scende un largo 
viale rettiUneo, fiancheggiato da quattordici edicole eleganti, isolate e simme- 
triche, della Via Crucis figurate da uno Scotti di Laino. Di pregevole avvi, di 
fronte alla porta minore, -sopra un resto di parete deir antica chiesa, un af- 
fresco figurante la B. V. col Bambino, con S. Sebastiano e S. Rocco ai piedi, 
e colla seguente iscrizione : i604 - 27 margii - Amlfroxiiis Vaiis Soide pinypit). 
Lodasi rancona a fresco deir altare a sinistra, opera di un Battista Barelli 
del 1617. 

Sonvi anche due tele credute del Tencalla, noto pittor^ di Bissone, ed una 
terza che rappresenta il Precursore in atto di battezzare il Divin Maestro, di 
ignoto artefice. Il campanile è ancora Tantico, contemporaneo, o di poco po- 
steriore alla prima chiesa, salvo che venne rialzato modernamente di due piani. 
Oltre la parrocchiale di S. Gallo, vi è nel territorio della parrocchia Toratorio 
di S. Bartolomeo nel piccolo casale di Ponna Media. Esso consta della nave e 
del presbiterio. I soli mutamenti introdottivi dopo il 1593, sono : raggiunta della 
sagrestia, di cui mancava, con che rimase otturata una delle due finestre sul 
fianco di ponente, e ne segui il bisogno di ampliare Taltra di seguito e la terza • 
nel centro della facciata ; fu rivestito esteriormente di calce, meno V abside, e 
al primitivo piccolo altare fu sostituita un'ancona di stucco, egregiamente la- 
vorata, ma che nasconde Tabside. 

A tergo di questui timo lavoro leggesi la data e il nome deirarteflce, come 
segue : A dii7 Maio per divosione.Jia travagliato Giovanni Barellidi Carlo i767. 
L'abside colle due piccole finestre oblunghe, strette e col soprarco di tufo, lo 
rivelano un edificio del principio del tredicesimo secolo. La popolazione della 
parrocchia è di circa 160 abitanti. I registri parrocchiali datano dal 1639 (nati), 
1641 (matrimoni), 1655 (morti). Chi desiderasse più diffuse notizie su queste due 
parrocchie, legga la bella monografia pubblicata dal Barelli nel voi. VI, fase, r, 
del Periodico di questa Società Storica Comense. 



_ 283 — 

cancelli . • . Detta chiesa ha due porte et il frotispicio depinto. 
Ha campanile in torre con due campane. Il cemeterio circonda 
tutta la chiesa. 

Visitata la chiesa della Madonna posta nella terra di Pelo chiwa deiuB.v. «u 

^ Pelilo Superiore. 

sopra, e fabricata in due navi poste in volta. L'altare mag- 
giore è situato in una capella tutta depinta a diverse figure, 
quale è in capo della nave maggiore et ha un* icona grande 
et alta con diverse figure do santi indorata, et di rilevo. 
Sopra r istesso altare vi è uno santuario molto bello di marmo 
bianchissimo di Carara lavorato con diverse figure di mezo- 
rilevo, con una statua di uno Signore risurgente in cima 
parimente di marmo. Nella detta capella dalla parte deirevan- 
gelio s'entra nella sacristia involtata. In fronte della nave 
laterale vi è l'altare di S.to Giovanni Battista. A piedi di detta 
n'ave vi è il campanile in torre con due campane et neiristessa 
nave vi è il battisterio di pietra. Ha due porte laterali, l'una per 
centra l'altra, in fondo la chiesa. — Detto luogo di Pelo sopra 
fa fuoghi cinqnantacinque, anime trecento (*). 

Nel luogo di Pelo sotto vi è la chiesa di S.^^ Michele, chieM parreeohiai 

^ . ' di Michele Arcane 

membro della canonica, qual ha due navi, in fronte della RiforJ! **'"*** '°* 



(1) La parrocchia di Pellio Saperiore, di Ubera collaEÌone,*è sotto il titolo 
di S. Giorgio martire. 

Con atto 6 luglio 1600, rogato da Bartolomeo Majnoni, il vescovo di Como 
Filippo Archiati eresse in parrocchia questa chiesa, distaccandola dair arci- 
pretura di MoQtroqio di cui era figliale. L* edificio è posto su «li un colle, in amena 
e ridente posizione. La torre delle campane fa parte della facciata della chiesa. 
Sul lato a ponente rimane intatto un pezzo delPantica chiesa, che era formata 
dì pietre lavorate e ben cionnesse, con piccoli archi a tutto sesto sotto la cor- 
nice del tetto. Le aggiunte del coro, delle cappelle, dei corridoi laterali, ecc., 
ed i restauri interni, lavoro del 1801, alterarono allatto, dentro e fuori, il carat- 
tere della primitiva sua costruzione. Non è consacrata ed ha cinque altari, tutti 
con sola pietra sacra. È adorna di affreschi, fra cui i più pregevoli sono nella 
sagrestia; possiede una statua in marmo bianco del titolare, un calice d*argento 
con dorature, un ostensorio d*argento in parte dorato, tre relìquari d*argento 
di qualche pregio, un'antica custodia in marmo (principio del 1500) che air e- 
sterno della cappella di Caravaggio chiude Tavelle deiracqua, che si benedice 
nella festa anniversaria dell* Apparizione. Vi è in parrocchia la chiesa figliale di 
S. Maria. Ignota è Tepoca di sua erezione ; fu però consacrata ai 3 di febbraio 
deiranno 1532 da monsignor Francesco Ladino vescovo di Laodicea, coirassenso 
di monsignor Cesare Trivulzio vescovo di Como, e Tanniversaria commemora- 
zione si celebra nello stesso giorno. La chiesa venne restaurata nelPanno 1877, 
e vi sono due altari con sola pietra sacra. La popolazione della parrocchia ò 
di 420 abitanti, i registri deirarchivio parrocchiale datano dall'anno 1606. 



— 284 — 

maggiore, in niccia alta capace et tutta pinta, vi ò V altare 
maggiore consecrato, con bradella et cancelli alla forma ; ha 
un* icona depinta con diverse figaro sopra tila, con le ante 
parimente depinte. Sopra detto altare vi è il santuario indo- 
rato con figure assai belle . . . Fuori di detta niccia in capo 
deiraltra nave dal canto dell' epistola vi è la secristia invol- 
tata. A canto detta sacristia neir istessa nave, qual* è nel resto 
involtata, vi è un altro altare.di S.^o Antonio consecrato, con 
cancelli et bradella, con sopra un'icona di legno con diverse 
figure di rilevo. AH* entrare della porta maggiore di mano 
manca vi è il fonte battismale di pietra ... — Fa fuoghi n.o 33, 
anime 203, distante dalla canonica due miglia come sopra (9* 

^i^ ?*Qiouu "di" 1593 a di cinque xbre. — Visita di la chiesa parochiale 
Veglio. ^. g^Q Quirico del luoco di Velie, distante da la matrice per 

uno miglio, posta in solitudine fuori de T habitato, ha una nave 
sola in fronte, ha Taltar magior in niccia tutta pinta con can- 
zoni et bradella, ha sopra 1* icona di legno pinta con tre figure 
di rilievo dola Mad.% S.to Antonio et S.^ Quirico. Da la parte 
dell* evangelio fuori dei canzelli vi è la sacristia in volta. 



(1) Pellio Inferiore giace poco lungi da Laino, sempre suUo stradale per 
Osteno, in un simpatico e gratissimo punto di vista. Ivi al ridente panorama 
della valle intelvese fanno contrasto le*nude roccie dell'erta Valsolda e quelle 
nevose della Cavargna. Qui è la sede del comune, che abbraccia ambedue i 
casali inferiore e superiore. Fu eretta in parrocchia di libera collazione dal 
vescovo Filippo Archinti con atto del 6 luglio 1600, nei rogiti Bartolomeo M^u- 
noni sopracitato, staccandola pur essa dalla matrice di Montronlo. La chiesa, 
dedicata a S. Michele, ò costruzione della prima metà del secolo XVII (1620 
circa); fu consacrata nel giorno di S. Lorenzo, 10 agosto, dal vescovo Laz- 
zaro Caraflno, com* è tradizione, ma se ne ignora r anno. È a due navate con 
tre altari con sola pietra sacra. Vi lavorò il pulpito, colla consueta maestria, 
lo stuccatore Caprani, ed esistono pure otto statuette in legno di non comune 
pregio artistico, scolpite in Roma da Ercole Ferrata di Pellio Inferiore. 

Oltre la chiesa di S. Michele, vi è in parrocchia una figliale denominata 
la Madonna del Fiume, ossia di Gorello, sotto il Utolo di Maria Vergine An- 
nunciata. È di una sola navata e ha tre altari con sola pietra sacra. In questo 
oratorio ammirasi il busto leggiadro di Simone Dario, il quale, verso il 1640 
fece erigere la parte posteriore della chiesa, provvedendo anche alla dotazione 
di essa. Fu prefetto neirerezione della cappella pontificia del Quirinale, e quale 
famigliare, si accaparrò la stima e la fiducia di tre pontefici. Paolo V, Gre- 
gorio XV ed Urbano Vili. Mori in Roma. La popolazione della parrocchia è 
di 400 abitanti ; i registri deirarchivio parrocchiale datano dair 11 gennaio 1603 
pei matrimoni,. dal 13 dicembre 1677 pei morti, e in essi non vi sono lacune di 
sorta, e solamente dal 23 luglio 1732 pei nati, e il primo volume presenta lace- 
razioni e lacune. 



— 285 — 

Neiristessa parte a canto della sacristia vi e un altro altare 
de la Madona non consecrato posto in meza niccia senza icona 
ma con pitture per icona. Ha campanilìe assai alto con due 
campane. . • Velie fa fuochi n.o 17, anime 85 0). 

A di 6 Decembre 1593. Visitata la chiesa di S > Abondio ^d\*%.TiSSio**di 
di Biasagno sopra il monte, discosta dalla canonica circa a ^**^^'^' 
tre quarti di miglio, sotto la cura dell* arciprete, e fabricata 
in una nave sola tutta soffittata, con il frontispicio pinto alla 
forma. In fronte verso Toriente ha una capella fatta in volta 
tutta pinta di pitture assai belle, dentro la capella vi è Tal- 
tare, non ha icona ma la pittura qual* è nel muro serve per 
icona. Bai lato dell'evangelio fuori della capella vi è iin altro 
altare di S.^ Maria, che già nelle visite passate fu ordinato 
che si levasse, come troppo vicino all'altare maggiore, ecc. 
Ha campanile in torre con due campane .... Ha due porte, 
runa in faccia et r altra laterale. Detta chiesa è circondata di 
cimitene da tutti i canti murato. Fa detto luogo di Biasagno 
foghi n.o 25, anime circa 150. 

Nel detto comune di Biasagno, nel loco dove si dice Lovoro orttorio di g. siwe. 

^ ' itro in Lovoro. 

discosto da Biasagno mezo miglio, vi e un oratorio dedicato 
a SM> Silvestro, di longhezza, senza la capella, di braza undeci 
in circa, qual capella è tutta pinta in volta, in essa vi è 
un altare ... Ha due campane sopra un arco del tetto. Detto 
oratorio e circondato d'uno cemeterio murato assai capace • . . 
Detto luogo di Lovoro fa solo due foghi, et anime diecesette; 



(1) La chiesa dei santi Qairico e Gioyita di Veglio è comparroccbiale di 
quella di S. Tomaso apostolo di Cerano. In essa si celebra la terza parte delle 
funzioni parrocchiali, i battesimi, i matrimoni, i funerali dei parrocchiani della 
frazione di Veglio. Non vi ha documento della consacrazione, però se ne fa 
Tanniyersaria commemorazione nel 89 aprile. Ha cinque altari. Per far luogo 
alla chiesa attuale fu abbattuta una vaga chiesuola costrutta di sassi diligen- 
temente lavorati e connessi, ritenendo soltanto il presbiterio, che forma una 
cappella della nuova chiesa, cosi ben conservato che sembra dMeri. Vi spicca 
la forma deirabside con tre finestre ben sagomate, poste in mezzo ai cordoni 
che legano la cornice del tetto, a piccoli archi concentrici, eolla base. Vi si 
scorgono gli stessi elementi delle rovine deir Isola Gomacina. Le pareti interne 
sono coperte di antichi dipinti. Nella chiesa vi sono statue ed altri ornamenti 
a stacco di qualche pregio. Giulio Quaglio di Laino vi figaro a fresco il mar- 
tirio dei santi titolari, ma è un lavoro da annoverarsi fra i più scadenti di questo 
per altro distinto pittore. 



— 286 — 

era di maggior numero, ma alcuni anni fa brugiò il resto. 
È distante dalla canonica, passando per il letto del fiume, non 
più di mezo miglio, ma passando per la via di Biasagno, circa 
uno miglio et uno quarto (0* 

^d?8. KdJS^d^i^ A di 6 Decembre 1593. Visitata la chiesa di S.to Fidele 
'•^'** et S.to Antonio del luogo di S.to Fidele della valle Intelvi, ha 

un*altar solo posto verso oriente, in niccia tutta pinta in 
fronte della chiesa, qual* è d*una nave sola fabrica antica ma 
bella tutta di pietre quadrate, et è soffltata, con due campane 
poste in arco sopra il tetto della chiesa; ò circondata detta 
chiesa da cimiterio murato, qual' ha tre porte, ante et crati 
alla forma. Sopra Taltare posto in niccia come di sopra e* è 
un' icona con tre figure della Madonna nel mezzo, di S.^o pi- 
dele, et S.^ Antonio da i lati di rilevo • . . 

^I/rIc2? ^ ^ canto la porta principale del cemetero vi è una cape- 
letta dedicata a S.^^ Rocco murata da tre bande, pinta, et la 
parte anteriore' è serrata con cancelli di ferro; ha un aitar 
piccolo non consecrato, non vi si celebra . . • 



(1) La parrocchia di Blessagoo è una delle più recenti della vair Intelvi. 
Fa prima eretta in vice-parrocchia di collazione comunitativa con tutu i diritti 
parrocchiali nel 18S4 dal vescovo Giambattista Castelnovo, e decorata col titolo 
di parrocchiale con decreto 17 novembre 18d6 del vescovo Carsana. La chiesa, 
dedicata a S. Abondio, è fabbricata in una sola navata ed ha tre altari, e dicosi 
sia stata consacrata, ma si ignora Tepoca e il nome del consacratore, però nel 
giorno 5 febbraio d^ ogni anno si celebra V anniversaria commemorazione. Fu 
ampliata nel IWO, essendo prima, come appare da questi Atti, una cappella od 
oratorio assai antico. Attiguo alla chiesa vi è un oratorio, dedicato alla B. V. 
delle Grazie, eretto nel 1828 e benedetto V lì marzo 1833. Ha un solo altare con 
pietra sacra. 

A un chilometro da Blessagno mosti asi Lovoro (ora Lura). Giace in aprica 
posizione ed appartiene al Comune di Blessagno, da cui è diviso dal corso del 
Cazzola. Colla separazione di Blessagno da Montronio, i frazionisti di Lura 
avrebbero voluto aggregarsi ai primi abbandonando la matrice, ma non pote- 
rono conseguire il loro intento per mancanza di adesione dei superiori eccle- 
siastici, se non ai 20 di maggio del 1874 per decreto N. 882 del vescovo Carsana. 
In Lura vi è la chiesa sotto il titolo di S. Silvestro. Non consta di sua costru- 
zione, essendo antichissima. Dal 1782 al 1799 si edificò il coro dalla parte della 
porta maggiore, o ingresso della vecchia chiesa, demolendosi questa gradata- 
mente alla nuova costruzione. Nel coro antico, ancora esistente, e nella antica 
sagrestia vi sono dipinti di cui non si conoscono gli autori, ma non privi di 
pregio. La parrocchia ha una popolazione complessiva di 450 abitanti. Tutti i 
registri parrocchiali datano dal 1672, quando ancora Blessagno era una sem- 
plice figliale di S. Stefano in Montronio. 



Tomaso di 
Coraoo. 



— 287 — 

Detta chiesa è lontana dalla canonica poco più di mezo 
miglio. La comunità ò divisa in doi luoghi, parte al piano et 
parte al montò, perciò si dimanda S.^^ Fidele di sotto, et 
S.to Fidele di sopra, tutta insieme fa fuoghi cinquantasei, 
anime 316 incirca (0* 

Visita de la chiesa parochiale di S.^o Thomas© di Cerano, *^*di"s.''To'S5?w *« 
discosta da la matrice puoco più d*un miglio. Ha una nave soia, 
in fronte una niccia depinta dentro Taltare, qual ha un'icona 
di tavola depinta et in parte indorata con V imagine de la 
mad.% S.to Stephano et S,*o Silvestro . . . Dalla parte del evan- 
gelio vi e un altro altare della Madona in niccia, in volta et 
tutta stucata di novo con canzelli di ferro assai bene lavorata. 
A man manca de Tentrar vi e il battistero. Ha due porte una 
in facia, Taltra laterale. È circondata da tutte le bande da 
cimitério ... Fa fuochi detto luocho di Cerano n.o 30, anime 
circa 160. 



(1) Suirapice del valico,, fattosi alquanto ristretto, è posto il villaggio di 
S. Fedele (abit 1000), ip magnifica altura, dalla quale lo sguardo spazia nel- 
Testeso orizzonte e severo settentrione. Questa parrocchia, di nomina comunale, 
era dipendente dalla plebana di Montronio. L' atto di separazione risulta dal 
rogito 23 giugno 1677 di Giuseppe Porro Corradino, nel quale sono descritte le 
coudizioni di detta separazione. 

È difficile determinare Tepoca approssimativa della chiesa parrocchiale, 
dopo che venne distrutta, a ricordo de\ viventi la beir abside somigliante alle 
due rimaste di S. Giacomo di Bellagio. Resta quasi intatta la fronte di pietre 
ben lavorate come quelle delle pareti laterali, e merita di essere osservata e 
disegnata la porta marmorea sporgente dalla facciata con ispigoli e colonnette 
die si svolgono in semicircolo sopra Tarchitrave, interrotte però da capitelli 
lavorati con molt'arte e bello intreccio di fogliami. Nelle smussature del primo 
spigolo sono scolpite due figure simmetriche con abiti di forma singolare. La 
chiesa è dedicata a S. Antonio abate, è consacrata, e se ne fa la commemora- 
zione annualmente al primo di maggio. Ha tre altari, tutti con pietra sacra. 

Non devesi passare sotto silenzio un affresco del buon secolo; neir interno 
della chiesa, rappresentante il Battesimo di Gesù, e nel quale appaiono di rara 
bellezza due figure rimaste intatte, mentre le altre furono guaste da inesperto 
restauratore. Oltre la parrocchiale, vi ò là chiesa figliale.a.S. Fedele Superiore 
dedicata air Immacolata e alle sante vergini Liberata e Faustina, con due altari 
con sola pietra sacra; roratorjo di S. Rocco nella frazione omonima, di re- 
cente costruzione del sac. Antonio Perinoli, con due altari, anche questi con 
sola pietra sacra. I registri parrocchiali dei battesimi incominciano dairanno 
1660; quelli dei morti dal 1670 ; quelli dei matrimoni dal 1671. 

Nel 1893 si terminarono i lavori di restauro e di abbellimento alla par- 
rocchiale, incominciati sin dall'anno precedente. Furono diretti con mente illu- 
minata dal capomastro Somaini e dal pittore Inganni di Dizzasco e da altri, 
ed ebbero Tapprovazione e le lodi dei parrocchiani. 



— 288 — 

cwjwj^i s. z«Bo di La chiesa S.^ Zeno nel comune di Cerano, è posta 
sopra un alto monte, e fabrìcata In una nave sola, et ha il 
tetto nudo; ha T altare non consecrato, et molto picciolo in 
niccìa, con icona vecchia, ha bradella et cancelli. Ha il fron- 
tispicio rosso, con 1* imagine del Santo, con una campana sopra 
un arco. Vi si celebra la festa del Santo et se li va con la pro- 
cessione alle rogationi, et altri giorni di deTotione- (0- 

*^df^J!*'iSJS**dl Visitata la chiesa di S> Maria parochiale di Schignano. 
sohisnano. ^ fabricata in una nave sola, l'altare maggiore e posto verso 
oriente in una capella fatta di novo, tutta pinta, assai bella, ha 
un'icona di legno con T imagine della Mad.%'di S.^ Pietro et 
S> Marta, vecchia, ornata a torno de lavori a stucco di rilevo, 
senza però alcuna pittura • . . Dalla parte deirevangelio della 
detta capella vi è il campanile in torre con due campane; et 
per esso si entra nella sacristia in volta. A mano sinistra 
neirentrare della chiesa vi è il fonte battismale. A mano destra 
... vi è un altare fabricato di novo, sfornito d* ogni cosa. Il 
cimiterio circonda la chiesa. -— La detta chiesa è lontana dalla 
terra di Schignano mezo miglio, et detto luogo è diviso in tre 
ville: Schignano, Rategno et Ocagno con Auragio; tra tutti 
fanno 65 foghi, anime 300 («). 



(1) La chiesa parrocchiale di Cerano, di collasione vescovile, 6 sotto il 
titolo di S. Tomaso apostolo, fa separata dalla chiesa arcipretale di Montronio 
ed eretta in parrocchia dal vescovo Bernardino della Croce, con atto 12 mag- 
gio 1556, rogato da Gaspare De-Orchi. La chiesa è edificata in una sola navata 
con sei altari e non è consacrata. È notabile per la sua costruzione ben pro- 
porzionata, ed è abbastanza ricca di ornamenti. Degna d^osservazlone Tantica 
torre, improntata allo stile lombardo, che ò testimonio delle trasformazioni 
che subì la chiesa. Esternamente, neir angolo destro entrando nella chiesa, vi 
è la decimaterza cappella della Via Crucis, ove trovasi un beli* affresco del 
Bellosio, rappresentante il Calvario, eseguito circa trent^anni fa da quel valente 
pittore troppo presto sceso nella tomba: i suoi genitori ebbero per patria Giù 
slino. Vi è anche un'altra chiesa nella frazione di Veglio, detta comparrocchiale, 
della quale si ò già parlato in nota a pag. 285. Sul vicino monte poi, detto 
San Zeno, si trova l'antico oratorio dedicato a 8. Zenone, air Immacolata e a 
S. Rocco. Cerano, con Veglio e Oiuslino, ha una popolazione di 030 abitanti. 
I registri parrocchiali datano dal 1640. 

(2) Schignano, uno dei più popolosi (abit. S500) e (t'azionati paesi della 
Vair Intel vi, sorge sulla schiena del ripido Gringo, Vi si perviene con alpestre 
ed erta viottola da Argegno, sulla destra del Telo, e, con più comoda strada, 
da Cerano. Il Comune conta le frazioni principali di Oeoagno, Retegno, Molobio 
e Brasoio sparse sul pendio a forma di ferro di cavallo, terre quasi deserte, 
aspre e severe, ma pure non discare airabitatore. La parrocchia, di collazione 
dei capi di famiglia e possidenti del paese, è sotto il titolo della B. V. Maria 



La chiesa parochiale di S.^ Mauritio di Casasco, distante ^jf*s.BIJ2Sà'*ii 
dalla canonica due miglia per via montuosa, è fabricata in una ^^*'***^' 
nave sola, in fronte vi è una capella fabricata di nuovo assai 
proportionata al corpo della chiesa, tutta pinta a diverse figure 
assai belle, dentro la quale vi ò Taltar maggiore consecrato, 
appogiato al muro, con sopra un* icona in tila con tre figure 
della Madonna, di S.^o Pietro et S.^ Mauritio, con le colonne 
indorate senza coperta alcuna ... A mano manca nell'entrare 
vi è l'altare della Madonna in niccia cinto di cancelli. ., A 
mano dritta è posto il battistero dentro una niccia fabricata 
a posta, con cancelli, ecc. Detta chiesa non ò involtata, ma 
semplicemente sotto il tetto, et ha una sola porta, la quale è 
picciola et non nel mezoia facciata* . . Ha campanile in torre 
con due campane. Il cimitero è murato e circonda la chiesa. 
Gasasco fa fuoghi circa 36, anime... 

Nel detto luogo di Casasco vi e T oratorio di S.^ Maria, oratorio di s.mmu 

di Gasuoo* 

rifatto quasi tutto di nuovo, in fronte del quale vi è una 
capella in volta, dentro la quale vi ò l'altare appresso al muro» 
non ha icona, ma solo pitture con alcune figure nel muro* 
Ha una campanella sopra un arco (^). 

Anime di Gasasco di comunione n.o 151 

Anime che non sono di comunicarsi . . . . n.o 94 

Anime di comunione di Cerano • n.o HO 

Anime che non sono in etade di comunicarsi n.o 70 
Anime di Velie n.o 85 

n.o 510 

Assunta, ed è fra le prime che fa eretta, staccandola dalla matrice di Montronio, 
La chiesa, in origine di una sola nave, come appare da questi Atti ai Visita, 
fa ridotta allo stato attuale nel 1830, alloogaodola di quasi la metà e riducen- 
dola a tre navate, atteso r aumento di quella popolazione. Non ò consacrata, 
ed ha quattro altari con sola pietra sacra; nulla offre di singolare, tranne il 
bel polpo d*occhio che presenta la sua positura. Vi sono nel territorio della 
parrocchia gli oratori di S. Gio. Battista in Occagno e Toratorio di S. Giuseppe, 
distanti dieci minuti dalla parrocchiale. I registri dei nati, defunti e matrimoni 
datano dal 1521, con varie lacune. 

(1) La chiesa parrocchiale di Gasasco, di patronato comunitativo, è sotto 
il titolo* di S. Maurizio martire. Eretta in epoca ignota, ma certamente nella 
prima metà del secolo XVI, sotto modeste dimensioni, essa venne grandemente 
ampliata, su disegno deirarchitetto Pìzzagalli, nel 1853 ; e, nel suo complesso, 
ò armoniosa, piacevole, ad una sol nave, bellamente intrecciata a doppio padi- 
glione. Non è consacrata, ma solamente benedetta; ha cinque altari con pietra 
sacra, oltre la chiesa parrocchiale, èvvi in Casasco un*altra chiesa dedicata alla 

Saoe, Star, - Voi. HI. 19 



Raaponio. 



"^yj. ffSSSK^it *^ * 8 Deèeìafcrè 1893. Visitai !a chiesa f)ktoch&le di 
S.^ Benedetto di Hàmpogtìò, ha l'altare madore in ima ca- 
pella ìh volfla tutta depinfei . . . non ha icona, ma la t)rttura cho 
è tìel muro assÉai condecente serve per essa. DalBa parte del- 
l'fe^an^lio dentro i cancelli si passa nella sacristia involtata . . . 
a ctoto la sacristra vi % il campanile, in torre con due cam- 
pane. A inezo la nave della chiesa vi è nn altro altare della 
Mad> . . . posto in niccia assai bella chiusa con cancelli, ha 
un' iconetta picciola con r imaglne della Mad.» di legno inda- 
x^ata, assai ben fatta. A mano manca nell'entrare vi è il bàt- 
tisferio di pietra. . . Il corpo dolila chiesa, che è in una nave 
sola, è tutto in volta con buona pittura. La fecciata depihta 
alla forma con l'imagrne del ^nto. Il cimitero dalle tre 
phrti «inj^e la chiesa. 

Fa fuoghi n.o 6&, anime 270. È distante dalUi canonica 
tre miglia. 



Ranponto. 



^ri7in*u?rttoSK'di ^ chiesa di S.*o Pahcratiò Ael territòrfo di Rampogno, 
discosta dalla sudetta paròchiale uno quarto di miglio verso la 
Valle, non è ancora fornita (finita), è ftibticata d'elemòsine che 
le vengono fatile dalle pelasene che da tutta la valle vi concor- 
rono per devotione. Ha una sola nave tutta invoHata con una 
capella ih fronte tutta depinta, (Aiiusa con cancelli con l*Bltare 
che Vi è dentro non consecrato; li cinque altari laterali posti 
in meza niccia, ma non ancora pinti, devono per ogni modo 
esser levati, perche sono troppo vicini, ecc. Vi è uno campanile, a 
mano manca nell'entrare della chiesa, in torre con una campana. 
Dalla stessa parte vi ò una eapelht fuori del corpo della 
Chiesa, molto vecchia, dedicata a detto santo» in volta, con un 
altare piccolissimo (^). 



B. V. del Carmine. Oli stucchi e dipinti di questa chiesa dagli inteUigenti sono 
stimati pregevoli, e appartenenti quest* ultimi alla scuola veneta. La popola- 
zione di Casasco è attualmente di 642 abitanti. I registri dei nati e defunti in- 
cominciano dal 1009, dei matrimoni dal 1610, e sono abbastanza regolari. 

(1) Con atto pubblico 18 lùglio 15S6, rogato da Gio. Battista Raimondi, es- 
sendo vescovo di Como Gio. Antonio Volpi, Ramponio si Separò dalla matrice di 
S. Stefano e fU eretta in parrocchia indipendente, di collazione comunale. La 
parrocchiale, dedlcatal'a S. Benedetto, è a croce greca, tendente alla latina, 
edificata con puro ed armonioso conóetto, presenta nelle cappelle ornamenti 
plastici fospifati a buon gusto, commendevole lavoro del Caprani, e in uno dei 



— 291 — 

La <?h^iesa ài SM> Apabrosia di Verna, qu»a dell^yifijjpete, ^g^fl^JlS^i* Jl 
distaute ds^lla canonica un puoco più di tre migliai ha uno ^*'°^' 
solo altiere ip niccia meza depinta. Ha, un* icona in tavola 
dipinta Qon le meze colonne indorate^ et con tila per co^iT^rl^. 
Pall^ parte deir^pistola dentro li cancelli si paj^sa nel cam- 
panile fn torre con due campane» A mano manca neirentrare 
della porta maggiore vi ò il battisterio di pietra. Il corpo 
della chiesa, che consiste in un^ sola nav^, ha la vòlta di 
pietre quadre, la facciata è depinta con V imagine del sftnto. 
Detta chiesa è cinta di cimiterio murato. Avanti la porta 
maggiore vi è un perticale coperto rozzo. Detto luogo fa 
fuoghi numero XV, anime 100 (>)• 

La chiesa di S> Maria nella terra di Scaria, ediflci^ta per ^^Jjf^^lij: "•'** 
soccorso della paroohiale lontana deirhabitato circa a mezo 
migUo, ò fatta in una nave sola tutta in volta, et quasi tutta 
pinta, ha in fronte Faltare maggiore in una capella proporr 
zionata al corpo della chiesa, parimente pinta de diverse figura» 



lati del presbiterio ammirasi una pre(reyole custodia, scoltara del principio 
del 1500. $ di layoKO diverso e più fine di quelle di P^lUo Sujperiore ^ d^ Lansg. 
È un musaico di marmo col fondo bianco ed i fiorami color nero, in. cui Tao- 
curatezza della esecuzione gareggia colla vaghezza del disegno. La chiesa ha 
tre altari, il maggiore consacrato, gli altri due laterali con sóla pietra sacra; 
si vuole sia consacrata anche la chiesa, ma non si sa da chi ed in qual anno, 
nella seconda domenica di luglio se ne festeggia r anniversaria commemora- 
sione. — Sonvi nel territorio della parrocchia i feguenti oratori: 8. Giov^nui 
Nepomuceno, S. Oaetano e S. Pancrazio. QuesCuUimo è assai antico, e pro- 
babilmente era una assai piccola cappella di qualche vicino castello; ne era 
presbiterio la cappella volta ad oriente del presente oratorio, e nel XÌY secolo 
venne di molto ampliata, verso mezzodì, per non dire quasi interamente rifatta, 
come vedesi attualmente. 

È pur degno di considerazione il coro grazioso, elegante, vagamente in- 
trecciato ed ornato a cordoni, come pure sono meritevoli di osservazione due 
leggiadri e ben conservati dipinti del 1543 e del 1558 dei Solari di Verna ed il 
gruppo marmoreo deir Orsolinl. Il tutto insieme della chiesa si presenta C09I 
vantaggiosamente che compensa la fatica di chi vi giuage a visitarla. Il 1^ maggio, 
festa del santo, quasi tutta la valle vi accorre processionalmente, e il vasto 
piazzale appena basta perla fiera che vi si tiene, animata, svariatissima. I registri 
battesimali di Ramponio incominciano: quelli di battesimo dal 1633, quelli di 
matrimonio dal }d36 e quelli di morte dal 1789. La popolazione attuale è di 
630 abitanti. 

(S) Verna (abitanti 23Q) fU eretta in parrocchia dal vescovo Lazzaro Cara- 
fino nel 1640. & di nomina comuQale. La parrocchiale ò dedicata a S. Ambrogio, 
costrutta in una sola navata con tre altari; fu consacrata, ignorandosi però 
ranno e da chi. Nel giorno 13 gennaio se ne celebra Tannlversaria commemo- 
razione. Nel suo complesso la chiesa riesce piacev9l0, e ispira gaiezza ia sua 
ride^t« posiziona, l registri parrocohiaU datano dal 1663. ~ la parrocchia 



— 292 — 

detto altare non ha icona, ma le pitture che sono nel muro 
suppliscono per essa . . . Dalla parte deirevangelio fuori delli 
cancelli dell'aitar maggiore vi ò un altro altare dedicato 
alli quatro Coronati, et Sfi Sebastiano et Rocco, con icona 
in tila depinta • . • Balla parte dell'epistola fuori delli cancelli 
dirimpetto al sudetto vi è un altro altare del nome di Gesù, 
non ancora finito. In fondo della chiesa vi è la torre del cam- 
panile con due campane. Il frontispicio depinto alla forma. 
Fa fuoghi circa a cinquanta, anime circa a 300. 

^de7 mSii'nS^J;^; La parochiale del sudetto luogo sotto titolo di S.*o Nazaro 
et Celso distante dalia terra mezo miglio di via ardua, è fabri- 
cata in una nave in volta tutta depinta di pitture molto belle. 
Ha un altare nella capella maggiore. Le figure che sono 
avanti detto altare servono per icona. Fuori delli cancelli di 
detta capella vi ò la sacristia in volta • . . segue appresso un 
altro altare di S.^ Rocco, et S.^ Sebastiano in niccia nova- 
mente fatta . • . Iq piede di detta chiesa vi è uno grò in volta 
pinto sopra et di sotto; appresso e* è il campanile in torre 
con due campane. Yi è una sola porta laterale et sopra 1* ima- 
gine del Santo. Ha cimiterio che circonda la chiesa (0- 

"^iiTsPo'SrSìi'i! ^ di 6 decembre 1593. 

La chiesa parochiale di S.^ Siro di Lancio, distante dalla 
canonica tre miglia ò fabricata in una nave sola tutta in volta, 
et depinta di belle figure; ha 1* altare maggiore consecrato 
con icona con uno cruciflsso et statue di legno di rilevo . . . 
A mano deirepistola fuora de cancelli vi è la sacristia in volta 



▼i ftono dae oratori: Tuno pubblico, dedicato aU^Assanta; Taltro, di patronato 
Solari, dedicato a S. Antonio, in Fontanella, ora chiuso, percbò bisogneTole di 
riparazione. 

(I) Il Barelli scrisse, ed altri ripetono, che r antica chiesa di S. Nazaro, 
che sorge tra Scaria e Lanzo, fu già parrocchiale di quei due villaggi, prima 
che venissero istituite le singole parrocchie d' oggigiorno. Ciò è contrario al 
vero, poiché tanto Scaria, quanto Lanzo, in diversi tempi furono separate im- 
mediatamente dalla matrice di S. Stefano di Ramponio, e costituirono due 
parrocchie separate, in modo che Tuna non ebbe mai a che fare coiraltra. Con 
atto pubblico 11 maggio 1555, rogato Gaspare De-Orchi, essendo vescovo di 
Como Bernardino della Croce, Scaria fu distaccata da Montronio ed eretta ia 
parrocchia; r atto esiste in originale neir archivio parrocchiale di Scaria. La 
parrocchia è dì nomina comunale ed è sotto il -titolo de* santi Nazaro e Celso 



— 293 — 

... Dair ìstessa parte segue un'altare dell' Assontione della 
Mad.^ in niccia con cancelli di legno, et bradella con icona 
deirAssontione bella in tila. Vicino dallo stesso lato vi è un 
altro altare della S.*»* Trinità, in niccia depinta tutta, però 
senza icona . . . segue in fondo della chiesa il campanile in 
torre con due campane. Dal canto dell' evangelio ... vi è 
l'altare di S.^o Rocco in niccia lavorata a stucco et messa in 
parte con oro. . . A mano sinistra nell'entrare vi è il batti- 
stero in una niccia. Il cimitero murato • . . cinge tutto il sito 
della chiesa (i). 

Fa fuoghi n.^* 50, anime circa 360. 



ed era già aeirantica chiesa sopra menzionata. É rediflcto meritevole d^oafter- 
vazione per la sua costruzione e più ancora per gli affreschi che contiene. Sembra 
di due tempi diversi. La nave, con davanti un pronao formato dal campanile 
che smergo su quattro archi, e che ha nel piano superiore una tribuna, donde 
bì guarda in chiesa, è più antica del presbiterio, in cui già vedesi V arco di 
trionfo a sesto acuto. Questo ò dipinto da un solo pennello sulla fine del 1400, 
o nei primi anni del 1500, a figure e fiorami di buon disegno e tinte assai bene 
intonate, ma senza nome dell'autore. Altri affreschi portano la data del 1588 e 
i nomi di un Battista Tarillo e di Cipriano suo figlio, ed altri sono del 1638 e 
del 1646. Sul lato meridionale sorge un portico, anch^esso contenente pitture di 
tempi diversi dal principio del 1500 alla fine del secolo scorso. Possiede la 
chiesa una croce bisantina assai antica. ~ Nella nuova chiesa della B. v., in 
paese (ove per comodo della popolazione si celebrano la maggior parte delle 
funzioni parrocchiali), ideale di un bel barocco, fatta erigere e dipinta e sluc-' 
cata dai fratelli Carloni Carlo pittore e Diego stuccatore di Scaria, sono due 
angeli di buon scalpello ai lati della porta, sedenti e tenenti la pila deiracqua 
santa. Uno porta T iscrizione Gaspar de Angelo cere sv/> i607, V idea è graziosa, 
ma fu tolta dalia chiesa di Lanzo, dove pure trovasi altra pila somigliante, ma 
di più corretto disegno. L'edificio è di una sola navata con quattro aitar», e 
non fu consacrata. — Scaria ha una popolazione di 380 abitanti. I registri dei 
battesimi, ecc. hanno principio coir erezione della parrocchia, e non vi sono 
lacune. 

Giacché ho parlato del pittore Carlo Carloni di Scaria, non si deve pas- 
sare sotto silenzio la morte di S. Giuseppe, opera parimenti a fresco, che dipinse 
in una cappellnccia vicino a Scaria, e fu da lui con tanta cura lavorata, e con 
tanti avvertimenti, che V acqua che vi ò piovuta, pel soffio dei venti per quasi 
un secolo, non ha potuto impedirò che i tocchi del pennello non serbino tutta 
la bontà loro. 

(1) Lanzo (alt. m. 907) è posto dalla parte della Svizzera, su di un esteso 
altipiano, che ne fa la posizione fresca e ricercata nella stagione estiva. Uni- 
tamente alle attrattive della località, Tedilizia^ gli alberghi, le comodità, atti- 
rano in Lanzo, nella buona stagione, una vera colonia di villeggianti. 

Sulla fine deiranno 1500, essendo vescovo di Como Antonio Trivulzio, la 
chiesa di Lanzo, dedicata a S. Siro, si disgiunse, a motivo della sua distanza, 
dalla matrice di Montronio, come risulta dair atto pubblico 6 novembre 1634, 
rogato Antonio Rusca, nel quale si richiama quella prima separazione, e gli 
obblighi con cui fu consentita. La parrocchia ò di nomina popolare ed ha una 
popolazione di 830 abitanti. La chiesa, costrutta in una sol nave con cinque 
altari, non è consacrata ; sembra eretta intorno al 140O, halfinestre alquanto 
oblunghe, ma più larghe di quelle che si usavano nel tempi antichi, una semi- 



— 294 — 



Chiesa parrooohiale 
d\ 8. Margherita di 
Pigra. 



Visitata la chiesa di S.^ Margarita del luogo de Pigra 
in cima al monte, lontana dalla canonica tre miglia di via 
ardua et pericolosa; è fabricata in una navOi et meza un'altra 
dalla parte deirepistola; in fronte alla nave di mezzo vi è 
una capella in volta depinta, dentro la quale vi è Taltare mag- 
giore attacato al muro; sopra Taltare non v* ò icona, ma serve 
per essa la pittura che è nel muro . . . fuori de cancelli vi è 
la sacristia in volta . . . appresso seguita il campanile in^ torre 
con due campane. In fronte alla meza nave qual* è in volta 
ma rustica, vi è un altare di S> Maria... sopra vi è un'icona 
picciola con V imagine della Madonna et altri santi, vecchia* 
A mano manca della porta vi è il vase del Ijattisterio di pietra 
sariccia negra. Il cemeterio circonda la chiesa. 

Fa foghi n.o 68, anime 260. 



Oratorio di S. RoocO 
di Pigra. 



Nel detto luogo di Pigra, per essere l'altra chiesa sudetta 
fuori della terra, che al tempo delle messi malamente vi si 
può andare, è fabricata una capelletta di S.^ Rocco et Seba- 
stiano, tutta in volta depinta con assai belle figure, la quale è 
aperta davanti ma serrata con cancelli di legno, ha l'altare 
con la bradella, et vi si celebra alcune volte (}). 



circolare. Bello è il coro, e sul due lati ammiransi dae buoni affreschi del 1500; 
neiruno dei quali è riprodotta la Cena di Leonardo da Vinci ; nell'altro è figu- 
rata TAdorazione dei Magi. Un angelo posto al lato della porta d'entrata, sedente 
e tenente la pila dell'acqua santa, è di assai corretto e grazioso disegno, e 
porta la seguente epigrafe : Io lacomo de Novo feci iS88, Valente scalpello era 
certamente questo Novi, di famiglia conservatasi fiorente in quel comune. Con- 
tiene la chiesa altresì un' altra pila ed una custodia, quest' ultima in molto 
simile a quelle di Pellio Superiore e di Ramponio, del principio del 1500, e pos- 
siede una croce del 1400, molto stimata pel finitissimo lavoro. Oltre la parroc- 
chiale, vi è un piccolo oratorio dedicato alla Vergine di Loreto. Ha un solo 
altare con pietra sacra. I registri dei nati incominciano dall'anno 1583; vi si 
osserva una lacuna dal 1689 al 1094. I registri dei morti datano dal 1587 e quello 
dei matrimoni dal 1585. 

(1) Verso il versante del Lario si vede in alto far capolino Pigra (abit. 560, 
alt. m. 881), che sta quasi a picco sul lago stesso. La chiesa parrocchiale, dedi- 
cata a S. Margherita, domina il lago e la valle, venne, nella prima metà di 
questo secolo, ampliata, coll'aggiunta di due navi alla primitiva. Ha tre altari 
tutti con pietra sacra. La chiesa fu consacrata dal Mugiasca, ignorasi però in 
qual anno preciso; l'anniversaria festa si celebra nel giorno 4 di agosto. Vi è 
nella terra l'oratorio di S. Rocco. Tanto nella parrocchiale, quanto neiroratorio 
non vi ha nulla che possa interessare il visitatore. La parrocchia, di nomina 
comunale, fU eretta dal Caraflno nel 1640. I registri datano dall'erezione della 
parrocchia e non vi sono apparenti lacune. 



— 295 — 



Descriptio 
ecclesiarum plebanarum cum alijs tam simplicibus 

QUAM CURATIS SIBI SUBIECTIS IN DITIONE HeLVETIORUM 

EXISTENTIUM Q) ET IN PRIMIS DESCRIPTIO ECCLESIARUM 

PLEBIS BaLERNìE 



In nomine Domini Nostri Jesu Christi. Anno ab eius 
nativi tate millesimo quinsfentesimo nonagesimo primo. Indi- 
zione quarta die dominico duodecimo mensis Maij. 

Multum 111.^8 et R.°^^* Pater D. D. F. Felicianus Ninguarda 
Dei et apostolicse sedis gratia episcopus comensis et comes etc. 



(1) Eccomi ornai giunto a trattare della vasta parte dell* antica diocesi 
comasca che, colle tre ▼alli superiori di Leventina, Blenio e Riviera, soggette 
già air arcidiocesi milanese, forma r attuale Amministrazione Apostolica del 
Ticino. Prima però di dare di ciascuna chiesa le notizie storiche, archeologiche 
ed artistiche, che mi fu dato rintracciare nelle mie lunghe ed ostinate ricerche, 
non posso dispensarmi dal registrare alcuni cenni generali sulle principali 
vicende storiche di questa regione, che tanta parte ebbe nella nostra vita politica 
ed ecclesiastica. Non pretendo già fare un trattato di storia, ma nemmeno debbo 
tacere affatto delle vicende del Ticino. 

Antichissimi popoli abitarono successivamente questa regione. A Davesco, 
cadrò, Soragno e presso Aranno nella valle deb Vedeggio, si trovarono iscri- 
zioni etnische, e nei pressi di Castagnola, in una tomba, una grand* urna ed 
un coltello di forma celtica. 

Anche a Lugano si trovarono, in uno scavo di fondazione sulla piazza 
della Riforma, monete antiche, fra cui una staterà di Filippo di Macedonia, 
moneta che era in corso presso le tribù della Oallia, nella stessa guisa che 
adesso circolano i talleri di Maria Teresa in Abissinia ed in altri paesi delPAfrica. 
Monete romane degli Antonini furono trovate a Cademario nella valle del Ceneri. 
Nel 1847 fu scoperta, a Pedrinate, un* iscrizione dedicata a Giove da Calpurnio 
Quadrato; nel 1849 se ne rinvenne un*altra a Stabio sacra a Mercurio ; nel 1882 
il canonico Balestra scopriva a Carasso un*ara con dedica a Giove e Mercurio; 
il Franscini ed il Cantù fanno parola di un tempio dedicato a Mercurio presso 
Ligornetto, dove pure esiste una fontana detta tuttora di Mercurio; il Tor- 
ricelli {Orcuioni Sacre, 186), il Barofflo {Dei paesi e delle terre, ecc., 45), il 
Nessi {Memorie storiche di Locamo, 19), ilRahn {Imonumenti artistici medioe- 



- 296 — 

visitaturus eam partem suse dicecesis, quae in temporallbas 
est ditionis lll.morum DD, Helvetiorum, quam ad huc usque 
yarìjs et multlplicibus impeditus negotijs post adventum ipsius 
Ré^^ in dicto episcopata comensi visitare non potuit, ut cor- 



vali del Ticino, 833) e Giuseppe Aatonio Azari (Dissertazione sul marmo tauro- 
holioo loeamese) affermano che a Sorengo ed a Locamo esistessero dei templi 
dedicati a Bacco, a Castore e Polluce e a Cibele la gran madre degli dei. Non 
mancano qua e là le reminiscenze dei Goti e dei Longobardi. Dietro queste 
traccie si può facilmente immaginare Tordine cronologico secondo cui i diversi 
popoli accennati presero stanza nel Ticino. Tralascio di discorrere minutamente 
giù giù pel medioevo Ano airera moderna, essendo impossibile di darne un* Idea 
abbastanza chiara senza entrare in particolari complicatissimi, e senza diffon- 
dermi sulle interminabili Lotte fra guelfi e ghibellini, nelle quali anche il Ticino 
col suo territorio si trovò sovente avviluppato. 

Le terre luganesi, durante il secolo XIT, appartennero ora ai milanesi, ora 
ai comaschi, allora acerrimi nemici. Quando i Visconti si fecero signori di 
Milano e in seguito di Como (1335), Lugano fu ceduta alla famiglia dei Rusca o 
Rusconi, che ottennero anche Locamo; poi queste terre passarono ai Visconti. 
Morto Tultimo loro rampollo Filippo Maria, nel 1447 Milano e Como caddero 
in podestà degli Sforza, le cui relazioni cogli svizzeri dei dodici Cantoni deci- 
sero la sorte di Lugano e delle sue valli. Fin dai primordi della Confederazione 
gli abitanti del finitimo Cantone di Uri, aiutati da quei di Zurigo, avevano 
valicato il Gottardo e si erano impadroniti della valle superiore del Ticino, 
senza però maotenervisi a lungo. Altri tentativi di pigliar piede sul versante 
meridionale delle Alpi non mancarono, finchò il 30 giugno 1422 gli svizseri 
vennero disfatti dai generali viscontei Della Pergola e Carmagnola ad Arbedo, 
sotto le mura di Bellinzona. Quindi sete di vendetta nelle vallate svìzzere, la 
conquista della valle di Domodossola, lo spavento d' un' invasione e infine un 
trattato di pace, pel quale la Svizzera ottiene V esenzione dei dazi fino alle 
porte di Milano. Ma la pace fu di breve durata. Volendo i milanesi trattenere 
gli svizzeri nel loro continuo avanzarsi verso sud, si venne, il 28 dicembre 147S, 
a una battaglia presso Giornico, nella quale i confederati riportarono una 
splendida vittoria. Lodovico il Moro, sbarazzatosi del nipote Galeazzo, nel 1494 
sMmpadronisce del ducato di Milano. Luigi XII re di Francia, discendente 
di una Visconti, pretende il ducato per so, e coir aiuto del Trivulzio ne 
viene in possesso. Lodovico fugge nel Tirolo e si rivolge per aiuto agli sviz- 
zeri. Essi rispondono all'appello e lo rimettono in seggio (1500). Questo inter- 
vento ebbe per ultima conseguenza il distacco delle valli ticinesi da Milano e 
la loro annessione agli svizzeri. Prima però dovevano scorrere altri torrenti di 
sangue sul piano lombardo. Il 10 aprile dello stesso anno Lodovico cade a 
Novara nelle mani dei francesi, pel tradimento d*uno svizzero- Le valli supe- 
riori, ossia la Leventinà, Blenio, Riviera e Bellinzona si sottoposero volonta- 
riamente alla dominazione degli svizzeri, i quali si stabilirono anche al di là 
del monte Ceneri, in Isone e Medeglia. Frattanto Giulio II papa bandisce la 
crociata contro i francesi. Gli svizzeri varcano le Alpi Reticfae, irrompendo 
presso il lago di Garda nella pianura, cacciano i francesi verso occidente fino 
a Pavia, dove li sbaragliano. Conseguenza di questa vittoria furono la sotto- 
missione di tutto il Sotto-Ceneri, Locamo, Vallemaggia e la valle di Domodos- 
sola agli svizzeri, mentre i loro alleati grigioni s' impadronivano della Valtel- 
lina, di Poschiavo e Chiavenna, e cosi tutte le valli del versante meridionale 
delle Alpi dal Monterosa air Ortler, e tutti i valichi alpini, si trovavano nelle 
mani degli svizzeri. Essi conferirono la dignità ducale al figlio di Lodovico, il 
giovane Massimiliano Sforza, il borgomastro Schmid di Zurigo gli presentò 
le chiavi della capitale lombarda sopra un vasoio d'argento. 

Un'altra splendida vittoria fu riportata dagli svizzeri sui franoesi presso 
Novara il 6 giugno 1513. Allora in Francia era salito al trono Fraooesco I. figli 



— 297 — 

rigenda corrigeret et reformanda reformaret, iter Balernam 
versus arrfpuit, assistitus a multum reverendo J, U. D. lulio 
Turriano et Jeanne Trido canonicis Ecalesi» cathedralis 
comenais, et in itinerein visitavit Eccleaiam S.^^^ Yitalis loci 



discése ia Italia e assalì gli svizzeri presso Marlgaano (Melegnano). La battaglia 
durò due giorni, e gli svizzeri toooaroao qui la più grave delle loro sconfitte. 
Il vecchio Trivulzio, che comandava con Francesco I le truppe francesi, chiamò 
quella una battaglia di giganti, rispetto alia quale tutte le altre da lui com- 
battute non sarebbero state che giuochi di fanciulli. A tale rotta tiene dietro la 
separazione definitiva delle valli del Ticino dal ducato di Milano, poiché Fran- 
cesco!, diventato padrone di questo, tenta guadagnare coloro da cui ebbe ad 
ammirare il portentoso coraggio, e lor cede nella pace di Friborgo, del 29 no- 
vembre 1516, Lugano, Locamo, Vallemaggia e Mendrisio in pieno dominio, 
che per quasi tre secoli, fino all'anno 1798, rimasero nella sudditanza dei Can- 
toni svizzeri. Quando la rivoluzione francese eccitò i popoli alla riscossa, anche i 
bAliaggi italiani insorsero, altri chiesero Tannessione alla repubblica cisalpina, 
altri più numerosi che venissero costituiti in Cantone indipefSdente e accolti 
nella confederazione con parità di diritti ; seguì il famoso atto di mediazione 
di Napoleone 1, del 29 gennaio 1803, e il Ticino cominciò ad essere un membro 
sovrano ed indipendente della Confederazione elvetica. 

Queste sono in succinto le vioende politiche di questo tratto di paese, che 
pel corso di molti secoli seguì le sorti di Milano e di Como. Se alle condizioni 
politiche aggiungiamo l'affinità del parlare, la somiglianza del carattere e dei' 
costumi e le relazioni commerciali coirAlta Italia, nessuno si meraviglierà se 
r arte antica ticinese sia prettamente lombarda. Che se qua e là si ritroveranno 
traccie d^arte tedesca, queste sono dovute alla immigrazione di artisti germanici, 
che sempre usarono peregrinare in Italia, ed anche alla dominazione degli sviz- 
zeri tedeschi, dapprima passeggera poi definitiva nel Cantone. Le più intime rela- 
zioni che la maggior parte deir attuale Cantone mantenne colla città di Como, 
in virtù dei vincoli ecclesiastici, che durarono fino a questi ultimi tempi (1885), 
come a luago si è detto nella prolusione generale di quest'opera, fece sì che la 
maggior parte di quei comuni venissero illustrati da eccellenti maestri d'arte 
che andarono commisti coi nostri famosi maestri comacini, ai quali l'Italia 
medioevale ed anche estere regioni devono parecchi de' loro maggiori monu- 
menti. Ed ecco come ritroveremo le traccie di questi sommi maestri quando 
dettagliatamente si parlerà di ogni singola pieve di quella regione soggetta 
gìk all'antica diocesi comasca, non alterando per nulla il metodo eh' io finora 
ho tenuto in questo lungo e paziente lavoro. Al cortese lettore che man mano 
avrà osservata con me l'orditura di questa fatica sarà facile l'immaginare quante 
ansie nelle indagini, quante difficoltà nella ricerca del vero, quante incresce- 
voli brighe e spese, per me non indifferenti, essa mi è costata. Il sentiero che 
ancora mi resta a percorrere è irto di scogli e tutto a sorprese; ma mi vi 
inetto colla costanza che fin qui mi ha guidato, non dissimulandomi quanto 
sia difficile lo schivare d' incorrere in qualche menda. Anche il sole ha le sue 
macchie, ed io, che non sono nemmeno una stella di ultima grandezza, invo- 
lontariamente potrei essere stato, nella realtà, inferiore al vivissimo desiderio 
di adempiere coscienziosamente il mio compito. L'unico modo di non far errore 
è lo starsene colle mani in mano: Chi fa falla e chi non fa farfalla, dice il 
proverbio; e, mentre da parte mia rendo ancora pubbliche e vivissime grazie 
a quanti mi porsero mano amica con fornirmi documenti e notizie, assicurandoli 
che sarà presso di me incancellabile il ricordo di tanta bontà e cortesia, mentre 
non avrò maggior piacere delle osservazioni giuste e degli schiarimenti di cui 
approfittare^ se mai fòsse possibile, nel seguito di questo lavoro, continuerò 
imperturbato il «ùo canuoino, gridando ai denigratori : Suvvia, fate voi qMaloosa 
ai meglio ì 






-- 298 — 

Clasij Tabernarum, quae est sub plebe Zezij (0 Deinde 

accessit ad locum Balernse, ubi in jngressu dicti loci obviam 
ei fuerunt reverendi canonici Ecclesiae S.cti Victoris ipsius 
loci, et reliquus clerus dictae plebis cum populo, existenfe 
multura reverendo domino Aloysio. Turriano dictae Ecclesiae 
archipresbytero in lecto admissa valetudine detento, qui dictura 
R.n)um sub umbella sacri baldachini comitati fuerunt in prae- 
fatam Ecclesiam. In qua, cantatis hymnis et orationibus de 
more populum benedixit, et illi nunciare fecit in sequenti 
summo mane se paratum, omnibus qui voluerint, Sacratissimum 
Corpus Dominicum ministrare, et a prandio eos etiam sacro 
Chrismate signare. 

Die LunsB sequente praefatus R.^a^» Inter Missae solemnia . . . 
sermonem habuit ad populum ... — Post prandium sacrum 
Confirmationis ordinem ministravit. — Die Martis XIV May 
visitationi Ecclesiae plebanae S.c^ì Victoris initium dedit. . . 

^i^riebMyUÌTow Altare majus est versus orientem, et ianua a regione aitarla 
urnll* * ** majoris; quod altare est elevatum quatuor gradus lapideos et 
unum ligneum, cum icone marmorea cum statuis, et est dicatum 
divo Victori. — A cornu evangelij adest fenestella cum orna- 
mento marmoreo veteri . . . quam sequitur sedes lignea epi- 
scopalis, deinde chorus ... — Ecclesia pr aedi età est cum ele- 
ganti fornice dealbata. Ianua major ... est lapidibus saltrinis 
(Saltrio) eleganter ornata, cum semicirculo aperto vitreis varij 
coloris clauso. A cornu epistolae dicti altaris majoris adest 
ianua parva, qua patet aditus ad campanilem, super quo adsunt 
duae campanae, quam sequitur altera ianua, per quam ingre- 
ditur sacellum divo Joanni Decollato dicatum cum altari versus 
orientem, septum cancellis ligneis cum parva icone antiqua • . . 
In quo sacello adest fons baptismalis et aliud altare nudum, 
quod est destruendum. E regione altaris supradicti versus 
nempe meridiem adest ianua, per quam itur in coemeterium. 
A cornu epistolae, circa medium Ecclesiae, adest sacellum 



(1) Di S. Vitale di Chiasso, soggetta già alla pieve di Zezio« e dopo la isti, 
tazione deirAmministrazione Apostolica del Ticino, alla pieve di Balerna, vedasi 
la prima parte di questi Atti di Visita, a pag. 174 e segaenti. 



— 299 — 

pictum, cum forijice pietà et altare s.^^ Rosario dicatum et 
sacratum ; super quo loco iconis adest statua marmorea B. M. 
Virginis gestans Christum. — Sequitur aliud sacellum portam 
versus, dicatum Nomini Jesus cum altari nondum consecrato; 
super quo loco iconis adest pictum in muro misterium Redem- 
ptionis; quod sacellum est pictum cum diversis misterijs Nati- 
vitatis, et alijd imaginibus ... et est septum cancellis ligneis 

. . — Tertio loco sequitur aliud sacellum, quod instauratur, 
et est sino altari et alìjs ornamentis ... — Quarto loco prope 

anuam aliud adest sacellum recenter instauratum cum nudo 
altari nondum perfecto et divo Frjincisco dicato cum septo 
marmoreo . . . 

A cornu evangelij, statim in ingressu Ecclesiaa, e regione 
dicti sacelli, adest aliud sacellum simile pariter instauratum, 
quod est dicandum Gonceptioni Sanctissimae Virginis. — Sequi- 
tur aliud simile sacellum ... et est civitatis Balernse, dicandum 
divis Sebastiano et Roche. — Sequitur aliud sacellum pictum 
diversis imaginibus Passionis Ghristi, dicatum S.^o Crucifixo . . . 
cum icone pietà et auro ornata lignea. — Item sequitur aliud 
sacellum dicatum B. Y. Marise et sanctis Cosm» et Damiani 
picturis vetustis ornatum cum icone marmorea veteri (*). 



(1) Balema (abitanti 1350) è un ragguardevole comune nel distretto di Men- 
drisio, in delisiosissima posizione, airingresso della valle di Muggio, su dolce 
ripiano, rallegrato air intorno da colline, monti, torrenti. Di questa terra si 
parla già nel 786 {Registro dei documenti svizzeri, n. 151). Nel secolo IX il con- 
vento di S. Ambrogio in Milano ne teneva il po'ssesso (ivi, n. 466). Nel 1115 si ha 
un loous de Baremna (ivi, n. 1586). Nel 1180 si parla di un canonicato di S. Vit- 
tore (ivi, n. 1S58), che doveva essere stato fondato nel secolo IX (Mttlinen, Helvetia 
Sacra, 1, 31). In un altro istromento, rogato nel 1188 in Como, nella chiesa di 8. Gia- 
como, si fa menzione di un Marchisio Scodica canonico di Balema e ministro 
del consorzio delle tre pievi di Balema, di Riva S. Vitale e di Uggiate. LMstro- 
mento è troppo importante per essere qui solamente accennato, e però lo do 
per esteso: 

Anno U88. In nomine Domini. Anno Dominice Incarnationis mileximo 
centeximo ootuagesimo ootavo. JNono die intrante Mense junij, Indixione sexta. 
Venditionem feeit ad propHum Girardus de subtus Castellum de loco Caldi- 
rario, in manu Domini MarcìUsij Scodioe Presbiteri Ecclesie, ao Plebis Sano ti 
Victoris de Balema, qui est Minister Consorti) predicte Ecclesie Sancti Victoris 
de Balema, et Sancti Petri Plebis de Ogiate, et Sancti Vitalis de Ripa, et ad 
partem cUiorum Ministrorum, oc Fratrum ipsius Consorti), Nominative de petia 
una Campi, juris istius Girardi, quam habere videtur in territorio de isto loco 
CaUUrario, et jaoet ad locum ubi dicitur in Mercuri, Coheret ei a mane Ber- 
trami, et Bocatij Fratrum istius Girardi : a meridie etiam ipsiiu Girardi ven- 
ditoris, et Magtstri Alberti Fratris sui : a sero riale: a nulla hora via. Ita ut 
deinesps predioti Ministri, ao Fratres utius consorti), et sui Suoessores, et cui 



1 



- 300 - 

Seguono 
Inventario dellt paramenti et altri moì)bili della chiesa 
di S.^^ Maria del Comune di Coldrè. 



dederint, haibeant, et teneant predictam petiam campi una cum omnibus supe- 
rioribiu, et inferioribus, seu oum flnibtu, et a^ocessionibus suis in integrum, et 
faotant exinde juris proprietarij nomine quidquid voluerint, sitie omni contra- 
diotione istius Girardi, suorumque heredum, Eo salvo, ut predictus Girardus, 
et sui heredes, ao cui dederint, possint ducere aquam fontis, qui naseitur in 
ipso campo, quam habet ibi predictus Girardus a sero parte, et ut predictus 
BertramiéS Fraler istius Girardi, et sui heredes possint acoessiare omni tem- 
pore, oum erit neoesse, sine fraude per jam dictum campum, adpratum suum, 
quod habet ibi versus meridiei partem. Quidem promisit, atque spopondit se 
prenomin€itus Girardus prò se, et suis Heredibus, obligando omnia sua bona 
pignori isto Dno Marchisio Presbitero, et ad partem aliorum predictorum 
Fratrum, ac Ministrorum istius Consorti}, et suis sucessoribus, ao eui dedertnt, 
predictam petiam eampi, prò ut supra, in integrum, a^ omni ìiomine, omni 
tempore defendere, et guarentare prò suo dato, et facto, cum suo pignore, et 
dispendio in pena dupli. Et prò pretio quidem iste petie campi confessus fui^ 
prenominatus Girardus se a^oeptsse a isto dno Presbitero Marchisio ex parte 
istius consortii libras decem, et septem denariorum bonorum Mediolani novorum. 
De quibus prediotis decem^ et septem libris Bonicetus de Novasano solvit libras 
decem prò pretio terre de Novazano, quam predlcti Ministri ex parte istius 
Consortii ei vendiderunt^ et alias septem libras solvit juliettus de Gasino prò 
pretio unius campi rejacentis in territorio "de Gasino, quem ipsi Ministri, sive 
Fratres ipstus Consorti) ei vendiderunt; sicut ibi dixit, et confessus fuit pre- 
dictus Dnus Presbiter Marchisius : et de ìioc due carte uno tenore rogale sunt 
fieri : Quia sic inter eos convenit, Actum Cumis in Ecclesia Sancii Jacobi, 

Stgnum montium istiiu Girardi venditoris, qui hane Ohartam fieri ro- 
gavit, ut supra, 

Signum manuum Grotti de Cablo, et OttorHs , .. , de Sagnio et BoeahJ de 
Caldirario, Fratris istius Girardi venditoris Testium, 

(S. T.) Ego Guilisonus Judex hanc chartam tradidi et soripsi. 

Esistono pure nel detto archivio capitolare: 

r Un frammento d' istromento di permuta dell'anno 12M, 4 di dicembre, 
indiiione ottava, in cui si legge: In presentia domini Guilielmi Dei gratta 
Cumani Episcopi . . . Canonici atque Ministri Ecclesie Beati Victoris de Balema 
.... permutationem feeerunt .... hoc tamen adjecto ; scilicet ut ipse dominus 
Episcopus Cumaniu, sive Cumana Ecclesia ad illud omne jus, quod habebat 
super iam dieta petia terre, jure districti, aut alia conditione sive jure, de 
estero ha^eat et haJbere debeat . . . Actum in Castro santi Peiri in Porticu istius 
domini Episcopi. Interfuerunt testes presbiter Oldenarius de insula, dominus 
Marohixius de Mendrixio . . . Guido notarius de Caravate .... 

2* Un altro frammento dellMl marzo 1246, indizione IV, in cui si legge: 
In manu domini Leonis /Ufi quondam Hem domini Leonis Advoeati de Cumis 
Arehipresbiter Ecclesie Sanati Vietoris de Balema . . . Actum OunUs in Curia ^ 
seu in Claustro Ecclesie Semate Marie memorie de Cumis .... Ottonellus de Gf~ 
ìiotto Notarius. 

3° Così pare, in un terzo istromento parimenti deiranno 1M6, 11 mano, 
indizione IV, si legge: Dominus Leo Advocatus Arehipresbiter Ecclèsie Sanctt 
Viotorts de Balema /ilius quondam item domini Leonis Advooati de Luoino d9 
Cumis .... Aetum Cumis in Canonica Madori, fn domo istius Domini Archi-- 
presbiteri . . . frater Lanfraneus de Rovio Minister, et in antea Ecclesie^ et 
ffospitalis Saneti Laxari . . . Delaidus Bordortnus Notarius. 

4* Sa nUimo si légge qae»ta intimazione : Moffister AntoniMS Cemonicus 
BnmeneU gt ViCanus VeneratHtis PatrU DomiM freitris LewUs Dei grtitia 



— 301 — 

Inventario deUe robbe trovate nella sacristia della chiesa 
di SJo Antonio de Oenestrè. 

Inventario di S}<* Maria di Ligometto. 



Epucopi Cumani. . . . Datum Oumi in domo EpUeopcai die Lwm, 8 Ootolfris, 
deeima indictione, anno i296. 

Nel 1311, ai 2 di febbraio, V imperatore Earico VII conferma al vescovo 
Leone Lambertengo tutti i diritti e privilegi accordati al vescovo di Como da* 
suoi antecessori. Fra le altre terre donate figurano le pievi di Beliinsona, Lu- 
gano, Locamo» Agno e Balerna con Ligornetto e Stabio. L'arciprete Siro Bor- 
rani riproduce parte di quel documento {Ticino Sacro, pag. 25) come pubbli- 
cato dai Dssniges {Aota Heinrici VII, voi. I, pag. 26), e pare ignori che la per- 
gamena fosse già edita dal Tatti (Annokli Sacri di Como, appendice alla III Deca, 
pag. 75), il quale alla sua volta la copiò da un' manoscritto {Oolleet, privileg, 
EoeU Cum. soBc, Z7), eh* io pure ho potuto osservare neirarchivio della curia 
vescovile di Como, pag. 74, n. XXXIX. 

Fra Benedetto degli Asinaghi poi, nelPanno 1330, ai 13 di settembre, indi- 
zione XIV, dal suo palazso di Orumello in Valtellina, avendo privato della pre- 
benda e canonicati dei santi Giovanni e Quirico di Novazzano, per giusti mo- 
tivi, Giacomo da Parma ne investisce il prete Domenico Brazzadello, nuUostante 
che questi fosse già prebendato ed arciprete della chiesa di S. . . . (Vittore) di 
Balerna (istromento riportato in un protocollo di Abondiolo degli Asinaghi 
cancelliere della curia vescovile di Como e trascritto per intero dal canonico 
Giuseppe Sellasi nel secondo volume dei manoscritti che di lui si conservano 
nell'archivio della curia vescovile di Como, pag. 31). 

Nel 1387 si ha memoria di un Antonio de Parinis Archi presby ter Ecclesie 
Balerne capellanus Episcopi Beltrami (v. carta d'invenzione del corpo del 
B. Manfredo, sotto Riva S. Vitale). 

Sonvi pure neirarchivio c.apitolare delle carte che si riferiscono alla sepa- 
razione d'alcune chiese figliali dalla matrice> fiUa loro erezione in parrocchie 
indipendenti, e sono: 
1573. Istromento di processo e sentenza riguardante la separazione della chiesa 

di 8. Simone di Vacallo dalla collegiata di Balerna. 
1593. Separazione della chiesa di S. Giorgio di Coldrerio e documenti relativi. 
Ragioni esposte dalla comunità di Gabbia e di Muggio per richiamarsi 
dalla matrice di Balerna. 
1SG9. Separazione della chiesa di S. Antonio di Genestrerio dalla matrice e 

. documenti annessi. 
162a. Separazione della chiesa di Castello S. Pietro, e sua erezione in parrocchia. 
177A. Separazione della chiesa di Morbio di Sotto e carte riguardanti la causa 
agitata tra il capitolo di Balerna e la comunità di Morbio di Sotto e di Sopra 
intorno alla nomina dei cappellani. Diritti dell'arciprete sopra i due Morbii. 
1802. Istanza del vice-parroco e parrocchiani della valle di Muggio per otte- 
nere una riduzione di Messe festive. Processo riguardante la separazione 
di Morbio Superiore. Nota che contiene in ristretto le separazioni di Va- 
callo, Castello, Coldrerio e Genestrerio. 
1804. Memoriale delle comunità della pieve di Balerna per la soppressione del 
capitolo. Petizione di Casima perchè sia conferita la vice-parrocchia in 
titolo al sacerdote che già vi esercitava a noma dell' arciprete la cura 
d'anime. Risoluzione dell' assemblea di Muggio d' aumentare la congrua 
parrocchiale. 
1817. Un fascette di carte in cui si trova un ricorso a Roma del clero del Cantone 
Ticino, tendente a togliere la minaccia di sospensione a divini» per tutti 
i sacerdoti che accettano cariche civili, ecc., colla relativa bolla pontificia 
di revoca della minaccia. 

Altre molte carte sono neirarchivio capitolare riferenlisi a decime, pri- 
mizie, stazioni, diritti capitolari, che qui sarebbe troppo lungo V enumerare, 
in un volume manoscritto poi, che esisteva già nell'archivio della curia vesce- . 






— 306 — 

La descrizione partioolar^ggiaU dellQ altre chiese della 
pieve di Baleraa, manca; vi ò invece un atto in cui il vea^^vo 
Ninguarda < accio Eoa nasca più disordine et QcUaQi^ con 



▼tU di Como, • obe, in Mgaito alla aeparaiione dei Tieiao dalla dioceai eomaiMU 
fu trasportato, con altre carti riguardanti quella regione, a Lugano, ed in eui 
era contenuta nella prima parte la visita personale del clero delle pievi di Ba- 
lerna, MendrUio e Riva S. Vitale, nella seconda parte quella di Lugano ed Affno, 
e nella tersa di Bellinzona e Looamo, fatta dal vescovo Ninguarda nel 1501, 
ricavo ancora le seguenti notizie riferentisi air arciprete ed ai canonici di 
Balerna : 

Parte I, pagg. 1-12: « Presentatus R.dus D. Alosrsius Turrianue Archipbr. 
Bcclesiee Collegiatse s.cti Victpris Balernse, ecc. Interogatus respondit — L^ap- 
cipretato rebbi da Pio IV Tanno del Sig/* Nostro 1565, 4^ Kal. Aprilis PonC aui 
anno VI, qual arcipretato se gli anni inoontrono, renderà computato primitie, 
distributioni et ogni cosa scudi 900. — Item ho ottenuto da Sisto V Tanno del 
signore 1587 idibus decembris Pontiflcatus sui anno VI, una capella di s.to Eu> 
sebio nel luogo di Castel santo Pietro cti* è membro della: Collegiata distante 
messo miglio. Item nella collegiata vi sono otto prebende canonicali, ecc. ». 
Pagg. 1^15 : « Pr»sentatU8 R. D. pbr. Antonius Busius de Mendrisio cano- 
niens prsebendatus Bccl. Coli, s.cti Victoris, ecc. Ottenni il canonicato da papa 
Sisto V per permutatione fatta con mio fratello messer pre Cornelio, qaal 
provisione fu fatta sotto Tanno 1585 iv Ctial. Januarij Pontif. sui anno II, ecc. 
lo possiedo un otiierioato, o vero semplice canonicato nella chiesa de santi Qui- 
rico et Julita di Novazzano pieve di Balerna, di rendita di scudi 30, come si fa 
mentione nella sud.* Bolla senza alcuno carico ottenuto alT istesso tempo. Item 
possedo una capella di S.* Maria nella chiesa di Oanegio di •questalPieve. Item 
possiedo un altro benefflcio nella chiesa di santo Zeno di Seloriao (Saloviao) 
di questa pieve, che rende da 15 a 20 scudi .... — Item possedo una capella 
di santo Steifano Protomartire, costrutta nella chiesa di santo Cosmo e Da- 
miano di Mendrisio, qual ò juspatronato antico di casa nostra, qnal rende olrea 
SO scudi ... — Item nella diocesi di Milano ho duci altri beaeflty . . . 

Pagg, 15-23: « Presentatus R. pbr. d. Leoaardus Molla de Coldrario Ca- 
BonicuB, etc. Il canonicato mio di Balerna Tho havuto da mons. R.mo Volpi di 
fei. mem. a di 5 Aprile 1564 . . . haveva ancora una capella nella nùa terra di 
Coldrerio, qual rinontiaj a Nìcolao mio nipote, chierico semplice. Ho ancora 
impetrato a Roma duoi beneficieti semplici nella dioo. di Milano . . , Haveva 
ancora una capella di S.ta Maria nella chiesa di S.to Sisinio di Mendrisio, qual 
capella è di juspatronato della casa del sig.' Giulio Torriano, qual ho rinontiato 
in mano delli patroni al tempo che oonsegug il Canonicato della quale hanno 
presentato il sud.* mio nipote ». 

Pagg. 28-24: « Presenutus R. D. pbr. Jo: Angelus Fontana de Balerna.— 
Son circa 23 anni che son fatto sacerdote fatto da mons. R.mo Vescovo Volpi 
da quale ho havuto tutti li ordeni si minori come sacri fuorctie la p.^ tonsura 
qua! hebbe da mons. Giulio Giovio in Como in casa sua con dimiasoria del 
R.do Vicario di Mons. Vesc* della Croce ... Ho la cura di San Vital di Chiasso 
plebe di aié9o territorio de ss.ri Svizzeri lontana da Como miglia due, et dit 
qui uno miglio e mezzo. Detta mia cura farà fuochi 25 in circa et IttO anime, de 
quali 05 de comunione. Ho ancora un chiericato di santo Quirico et lulita de 
Novaszano ... ». 

Pagg. 24-J25 : « Se ben il sig.' Francesco della Torre fatte Prevosto di Fino 
mi ha renontiato il suo Canonicato qui de Balerna non ho però ancora rieeTUto 
le bolle da Roma ma ben Taspetto_in breve, come mi vìen scritto ». 9 sotto :c Die 
vero Veneris niiij mensis MaiJ pfotus D. Pbr. Jo : Angelus Fontana presentavit 
litteras apostolicas, ecc. ». 

Pagg. 25-27: « Presentotos R. d. pbr, Cassar Butius Canonicuf Preben^ 
datuB, etc. Il Canonicato di quésta chiesa Tho havuto d^i Papi^ Gregorio xiy 
Tftooo ITO 14 «hai. £Bi)r. «ntto prUoQ ... Ho Minora ub» ^m\^ 4i ilMto Qaw^ 



^ 3(» — 

diUfli^tvitìo di Dio et della Chiesa tra gli hnomini dei luoghi 
vcùiU di Cablo et Mugio della pieve di Balerna » ordina alcmne 
norme da osservare neir ufficiare rispettivamente nelle chiese 



et Santo Damiano di valor di scadi quattro, o, puoco più, che è in questa oliieta 
di Balerna, ecc. ». 

La cliiesa arcipretale, plebana collegiata insigne e dignità ecclesiastica, di 
collazione pontificia, ò sotto il titolo di S. Vittore martire ; essa è matrice di ben 
altre dieci chiese parrocchiali e sei vice-parrocchiali, non computando il vicariato 
di Mendristo che comprende ben altre sette parrocchie, che pure già da tempo fa 
parte dell' istessa pieve. L'edificio attuale è in istile barocco e trova probabil- 
mente la sua origine nella seconda metà del secolo decimosettimo. Ha la facciata 
sul gusto deirarcipretale di S. Giorgio presso Como, eretta su disegno di Agostino 
Silva nel 1700. L* interno è a tre navate con nove altari, compreso il maggiore. 
L'abside è ancora l'antico, fabbricato in piccole pietre da taglio. Air intemo è 
adorno di pregevoli affreschi del Morazzone e de' suoi scolari, all' esterno à 
ornato da pilastri, i cui capitelli e' internano nel cornicione d'uguale profilo. 
Sotto quest'ultimo sta un fregio ad archetti rotondi portato da mensole senza 
ornamenti. Le finestre sono moderne e rettangolari. Da un lato ha una torre 
poderosa con un concerto indovinatissimo di grosse campane. 

Sulla parete esterna del campanile si legge la seguente iscrizione : 

«VB . ALS^.RI . VII . PONTIWCATV 

1658 . INCCEPTYM . 1661 . PBRFBGTYM 

KSPBN618 . R . CAPITVLI 

PLXBI8 . BT . COMNie 

BALERNA 

A fianco della chiesa sorge il battistero, dedicato alla Beata Vergine e a 
S. Giovanni Battista. Ha due altari. Il maggiore ha un* ancona rappresentante 
la Vergine col Bambino in braccio, il quale, colle polpastrelle delle dita tien 
sospesa una pera ; affresco antico della scuola luinesca, ben tratteggiato e di 
mirabile effetto. L^altare laterale ha un'ancona marmorea colla Madonna ed il 
Bambino nel mezzo ; alla destra del riguardante i santi Vittori e Stefano e alla 
sinistra 11 Crocifisso con ai lati la Vergine e il discepolo Oiovanni. Le figure 
sono ad alto rilievo, ben condotte, e accennano già a quella perfezione ohe i 
Rodari pochi anni dopo seppero infondere nel marmo. L'ancona è la stessa che, 
secondo questi Atti di'Visita, si trovava dietro l'altare maggiore dell' arciplretale. 

I^raneesco Toniani, che >ide la luce in Mendrlslo Tanno 1600 e studiò 
alla scuola di Guido Reni, pittore, come tutti eanno, di mano angelica, lasciò 
nù piccolo qmdro di un Cristo in croce, nella sagrestìa della chiesa di Balenfa. 
Koto ha dubbio che il quadro ritiene aosai della maniera del maeiStro per la 
delicatezza del disegno, pel tocco del pennello e pel colorito. 

Dietro la chiesa sorge la casa dell'arciprete, a ouiè annesso, anzi Imme- 
desimato, altro edificio, che serviva pel nunzio apostolico destinato -sii' Blvszia. 
Daireetremità del giardino, terminante in una terrassa, si ha una vieta delle 
più romantiche. A sinistra i monti della valle di lioggio; un po' di qua il 
torrente Breggia, colle profonde spaecatare fra oui si aperse la via, e Morbio 
Inferiore snll'orlo sinistro di esse ; cosi bello, che vi pare fabbricato da una fata 
benevola: più su e più verso il mezzo, ecco la conica ed isolata collina di S. Mar- 
tino, con rustico santuario ; di Arante il pittoresco ponte di Qhitello (moUni), 
Chiasso, Monte Olimpi no, e giù giù in isfondo lo storico Castel Baradello, do» 
minante Como ; a destra le colline di Gavallasca e di Pedriaate, r oratorio di 
santo Stefano, in stupenda posizione. Simile vista, ma alquanto più limitata, «i 
gode aoche dal vastissimo e beo architettato palazzo episcopale, ^denominato 
appunto ^Belvedere. Ivi abitava parte dell'anno il vescovo di Como, 'quando il 
governo elvetico ne riconosceva ancora latgiurlsdiaioiie ^sui^oe buoni .leszi del 
Cantone Tioiao; in seguito fa trstfòraiato in soggiorao di v«0Miza per r^arn* 



— 304 — 

di dette terre. Atto dato « nel monasterio di s.** Paolo fuori 
di Roma alli Vili di Febrajo 1593 », finóato « F. Felic^ 
Vesc* di Como », e controfirmato « Giovanni Finasszi Se- 
cretario V.® ». 



ministratore apostolico. Il palazzo ta 'eretto da Francesco Bonesana vescoTO 
di Como negli esordi del secolo XVIII, su grandioso disegno dell* architetto 
Silva di Morbio Inferiore. Narra il Barofflo {Deipaesi e delle terre, ecc., Lugano, 
Veladini, 1879, pag- 309) che a determinare il prelato airesecuzione di queiropera 
vuoisi concorresse il caritatevole pensiero di procurare lavoro ai braccianti ed 
agli operai del baliaggio mendrisiense in un* epoca nella quale languivano per 
carestia e miseria. 

Neir anno 1893, previe trattative fra Pamministratore apostolico ed i sale- 
siani di don Bosco, il palazzo, in gran parte, (U ceduto in affitto a questi ultimi 
perchè vi trasferissero il convitto che prima tenevano nel ginnasio cantonale 
di Mendrisio, ed ai U di dicembre di queiranno ne fecero la solenne inaugu- 
razione. Nel caseggiato sonvi due cappelle, r una per uso privato deir ammi- 
nistratore, il quale si è pur riservato un modestissimo appartamento, V altra 
per uso degli alunni. 

Sulla terrazza del palazzo trovansi tre scolture in marmo bianco, che fino 
al 1844 hanno appartenuto al palazzo vescovile di Lugano, cioò : 

r La iscrizione seguente, di m. 0. 55 di larghezza e di m. 0. 30 d*altezza, 
in caratteri gotici : 

+ M : eoe ; xLVi : dns : bonifaci : d : mvti 

NA : BP8 : CYM : lvmb : ytvsq : ivris : feo 

CONSTRYI : H : PALLACIY 1 LATY : EX : PATÉ : ATB 

RiORi : Lxii : BRAOHiis :^cv : bcclia : bti : 

OEMINIANI : ET '. CY *. MYRIS : YBQ : I^: LACY 

PTBSis : ET : p : trasv : crsy ; iPivs : lag : 

SIMILIT : LATIS '. LXII : BRACHIIS *. AD : BONO 

RE : DEI : CYM : boglib : et : bonor : hoinym 

L* iscrizione, interpretate le abbreviazioni, direbbe : 

MOCCXLVI DonUnus Bonifcteius de Mutina epuoopue eumarum lumen 
vMueque iurie feoit canstrui hoo pailtMium latum ex parte cmteriort LXII ìfra- 
ehtis oum eoolesia becM GemiiUani et oum muris usque in ictoum protenaU et 
prò traniversq cursu ipsius laeus eimUiter latis LXII brctohiis ctd honorem Dei 
Cumana Eoclesice et bonorum homtnum. 

Fu stampata incompletamente dal Gantù, pel primo, nella sua Storia deUa 
Città e Diocesi di Como, edizione Ostinelli, voi. T, pag. 510. Da me nel primo 
volume di questi Atti, parte I, pag. 15, parimenti incompleta, come la rinvenni 
nel 1888 riportata in un antico ms. ove si era saltata tuttala sesta linea, e da cui 
certamente la tolse il Cantù, poiché conosceva quel manoscritto citato in 
alcune note della sua Storia di Como, e quindi si spiega essere la sua lezione 
identica alla mia. Nel 1889 il Rhan ne pubblicava il fac-simile, che venne poi 
riprodotto nei Monumenti artistici del Medio Evo nel Canton Ticino (Bellinzona, 
Salvioni, 1804) a pag. 15, e finalmente f\i malamente letta e pubblicata dal pre- 
vosto di Lesone, Siro Borrani, nel suo TidTio Sctoro (Lugano, Giovanni Grassi» 
1896) a pag. 24. 

S* Uno stemma del medesimo vescovo di Como Bonifacio da Modena. 
3* Un rilievo del medesimo tempo, che ne rappresenta la mezza figura. 

Oltre al battistero ed ai due summentovati oratori nel palazzo vescovile, 
vi sono nel territorio deirarcipretale di Balerna le seguenti chiese figliali: la 



— 305 — 



Cathalogus 
Cleri Ecclesiae parochialis Sancii Vitalis de Ciassio 
plebis Zezij et coliegiatae Ecclesiae ac piebis Baiernae 



R. presbyter Io: Angelus Fontana, rector EcclesiaB parochialis 
S.cti Yitalis de Ciassio plebis Zezij. 

R. D. Pi Àloysius Turrianus, archipresbyter Ecclesi» colie- 
giatae S.cti Victoris de Balerna. 

R. P. Franciscus Turrianus, canonicus residens. 

R. P. Gassar Butius, canonicus residens. 

R. P. Léonard US Molla, canonicus residens. 

R. P. Antonius de Busionibus, canonicus residens. 

R. P. Marcus de Gomis, canonicus absens. 

R. P. Julius Bonipertus, cauonicus absens. 

R. P. Ioannes Angelus Fontana, noviter creatus canonicus, qui 
antea agebat curam parochialis Ecclesiae S.^^^ Yitalis 
de Ciassio. 

Franciscus Turrianus, clericus canonicus absens, capellanus 
Ecclesia de ... . 



Madonna Addolorata, fra Balerna e Cliiasso nei pressi della località detta 
Pontegana, là dove anticamente sorgeva un castello del medesimo nome, la 
cui costruzione il Ballarini {Cronache, pag. 299) attribuisce ai Galli. Lo stesso 
scrittore racconta che fti distrutto nel 1380 e che a* suoi di quelle rovine appar- 
tenevano alla mensa episcopale di Como. Il forte giaceva su di un ripiano 
disteso da nord a sud, era senza dubbio assai vasto ed i suoi fianchi scendevano 
rapidamente verso la Breggia, la quale trascorre quivi rapida e profonda. Ora 
non si rinviene alcuna traccia della vecchia costruzione, poichò i muri del 
castello vennero senza dubbio adoperati per costrurre le case della frazione, 
che ne prese il posto. L'oratorio dell* Addolorata è piccolo, ma discreto e molto 
devoto. Di rimarchevole vi ha il quadro deiranoona, lavoro squisito di valente 
artista. — Di là della stazione di Balerna a sud evvi VEremo di sant'Antonio, 
con bella chiesa, ornata di discreti dipinti, con viale fiancbeggiato dalle cap* 
"pelle della Via-Crucis, e con un largo e lungo rialzo, ombreggiato da tigli 
secolari; luogo di gradito convegno per feste patriottiche e religiose. — Un 
oratorio privato nel palazzo di Mezzana. — La confraternita del SS. Sacramento 
4i Balerna fu eretta da Gregorio XIII ai SO d' agosto dell' anno 1575. come si 
ricava -da una lapide esistente nel battistero. 

I registri dei nati, matrimoni e morti datano dair aiinp 1566, Ora i cano- 
-niol sono -ridotti a due. soli, olire V. arciprete. 

Race, Stor. -.Voi, III. ' 20 



— 306 — 



Curati, et Capellani, ac Clerici 
eiusdem plebis Balernae 



R. P. Baptista Pusterla, parocus SS. Quirici et lulitae terrai 

Novazzani (0- 
R. P. Baptista Martellus, curatus Ecclesi© SS. lacobi et Chri- 

stophori terrae Stabij («). 



(1) Novazzano è una parrocchia di libera collazione nel distretto di Men^ 
drisio ; la chiesa è intitolata ai santi Quirico e GioUta ed è affatto moderna. 
Il campanile, di stile romanico, sorge isolato dalla parrocchiale ed è alto sei 
piani compresovi il nudo pianterreno. I piani saperiori sono profilati da lesena 
angolari e conterminati da quattro archetti semicircolari cadauno. Nel piano 
più elevato si aprono ai quattro venti due finestre accoppiate e ad arco tondo. 
La muratura è rozza in pietra cava. Il piano delle campane è aggiunta moderna. 
Nel territorio della parrocchia vi sono tre altre chiese figliali; fra le quali 
meritano menzione : 1* la cappella della SS. Trinità, nel gruppo di case detto 
Castello di Sotto, in vicinanza della terra, che consiste in un quadrilungo ad una 
navata ridotta a stile moderno, coperta orizzontalmente e nuda, coma pure è 
Tabside semicircolare. La cappella è decorata airesterno da lesene angolari e 
da un fregio ad archi che posa su mensolette disadorne. — • 2* L^oratorio, posto 
tra Oenestrerio e Boscarina, ove suir-altare conservasi un aAresco gotico, 
rappresentante una Madonna in trono collocato dinanzi a un paramento di 
tappeti, con alla sinistra S. Bernardo in abito bianco, che tiencad una catena 
avvinto un demonio accoccolato a* suoi piedi. La cappella fu restaurata nel 
secolo passato. La parrocchia ha attualmente una popolazione di 1400 abitanti. 

Nella visita personale sopra menzionata, parte I, pagg. 2r-S9, si legge: 
Prcgsentatus R. D,pì>r Baptista Pusterla de MendrUio rector paroòhiaHi EeelesicB 
terros de Novasano plebis BcUertu», quae paroehialis est dicata sanetis Quirico 
et JiHitcB, qui interrogattu respondit . . . . < Io non ho altro beneficio che detta 
cura qual hebbi per concorso del anno 1583 .... Nella mia chieea sono quattre 
chiericati quali rendono per chiascuno moggia 14 fermentata et circa dieci 
brente vino .... I oberici sono i sig. Oio: jAndrea della Croce molto ricco per 
haver molti altri beneffitiJ^dMm portanza, pre. Antonio Busta di Mendrisio Cano- 
nico di Balerna, messer pre. Pomponio Tornano curato di santo Eusebio di 
Como, et messer pre. Angelo Fontana curato di santo vital di Chiasso .... In 
detta terra vi è una chiesa dedicata a s.ta Orsola la qual rende da lire 70 Tanno, 
di qual è capellano il sud.* pre. Pomponio con obligo di far dire una messa 
la setimana, ecc. ». 

(2) Stabio è una bella borgata di circa 2600 anime nel vicariato di Men- 
drisio; la sua chiesa, dedicata ai santi Giacomo e Cristoforo* ha titolo di pre- 
positura noncnpativa ed è di Ubera collazione. La fondazione di questa terra 
risale a tempi antichissimi: già al tempo dei romani essa era importante pit 
ohe oggi. Una lapide trovata nella chiesa di S. Maria della Rosa nel vicino 
villaggio lombardo di Cltvio, indicò essere stata in quest'ultima terra Tarmeria 
de' romani col capo maestro dei fabbri militari che lavoravano strumenti di 



- 30T — 

R. P. Dominicus de Canonica, parocus Ecclesise S. Laurentij 
terrae de Li^urneto (*). 



RQdrra, mentre ia Stabto {StaVulum) aravi stasione di oavalleria a gaardia della 
frontiera retica. Celebri sano i due stabilimenti balneari! Oinella e Madernir 
Nella menzionata Visita personale del 1501, parte I, pagg. 31-38, trovo le se- 
guenti interessanti notizie riferentisl a questa parrocchia : Prwsentatus R, J). 
Pln: Io : Baptista Martellus de Stabio Rector paroohialium Ecclesiarum san-r 
etOTum Jacobi et Christophori, et sanotorum Petri et Pauli de Stabio simul 
unltarum, qui interrogatus respondit : « La parocbta di questa chiesa era avanti 
de santi Pietro e Paolo lontano mezzo miglio da qui dove sono circa 12 fuochi, 
che fano 50 anime et di comunione circa 80, et fu trasferita qui nella chiesa 
de Santi Jacomo e Christoforo, la quale essendo veeohia la Comunità ne ha 
fatto una bella nuova, et la terra fa, computati quelli di santo Pietro UO fuochi, 
anime 500, de quali 270 di comunione ». Nel territorio della parrocchia vi sono 
altri qnattro oratori. Il padre Gian Alfonso Oldelli {Disumano, ecc., pag. 61) 
dice oriundo da Stabio Giuseppe della Casa, vescovo di Alatri^ 

(1) Ligornetto è un^altra parrocchia nel vicariato di Mendrisio, col titolo 
di prioria, di libera collazione, di circa mille anime. lateressanti notizie di 
questa parrocchia ce le fornisce Domenico de Canonica di Cornano rettore di 
quella chiesa, nella Visita personale del 1591, parte I, pagg. 29-30: « Io non 
ho altro benefficio che la cura sud.* di Ligornetto, qual hebbe per concorso a 
di 8 maggio 1590 .... La mia cura farà fuochi 45 in tutto tra grandi e piccoli, 
che farà 830 anime et 150 di comunione. — Era una capella beneflBciata di 
santo Gioani nella campagna di Ligornetto destrutta da alcuni anni in qua, et 
fu trasferito il titolo nella parochiaie di santo Lorenzo con ordine di monsignor 
Visitatore, et il R.do Vicario Lucine comandò si edificasse una capella in nicchia 
... il che non ò mai stato esequito ». 

Nella ohiesina di S. Michele arcangelo presso Ligornetto Benedetto Giovio 
scopri la seguente epigrafe su un massiccio piedestallo di granito, dove ser- 
viva d*altare: 

MBRCVRIO 

V . L . 8 . M . 

e . CAPBLLINVS 

. SORA . 

Smarritasi, si ritrovò nel 21 mano 1849 nella chiesa parrocchiale di Stabio, 
incassata in un muro, ed ora si sta appena fuori del suo atrio esposta alle 
sassate dei fanciulli e alle intemperie delle stagioni. I caratteri sono belli, e i 
pnnti di forma triangolare. 

La carta del 1183, da me data per disleso nella nota sotto S. Vittore di 
Balerna, dice cosi Petia una campi ,,,. in territorio de Caldirario (ora CoU 
drerio) . . . , fuoet ad loeum ubi dioitur in Mercuri; e vi si soggiunge, che nel 
campo scaturisce un fonte. Coldrerio è vicino a Ligornetto. 

Il padre Tatti, nel 16^ {Annali Sacri, ecc., tomo I, pag. 295) dopo avere 
riferita questa epigrafe, dice : « Lungi da Ligornetto forse un miglio tra le 
terre di Villa e di Coldré ai vede una sorgente, che oggidì pure Taddimandano 
i paesani la Fonte di Mercurio ». La fonte esiste tuttavia in una vallicella 
presso Coldrerio. Altra fonte posta a mezza strada tra Clivio e Ligornetto e 
soprannominata Partita, si tiene che fosse sacra a Mercurio. Presentemente 
viene entro canali' fino a Ligornetto. Essendo Mercurio il dio del commercio, 
aveva in ispeciale tutela le acque, e presso di queste alzavansi a lui are votive. 
]/ epigrafe fti pubblicata da Benedetto Giovio, n. 58 ; Alciato, n. 84 ; Gigalini Fran- 
cesco, libro III; Tatti, loc. cit.; Gru ter, 52-3; Rovelli, 250-6; Labus, Viaggio, eoe, 
271, pretese si avesse a leggere Capellius o Ce^pelliniùs, ma lo scoprimento 
del sasso smentì la congettura; Aldini, 89-11 ; Mommsen, V, pag. 1, n. 2, egli 
ha Cappellinus ; Monti, Storia antica, ecc., 164, n. 15. 

Ligornetto va superbo d'aver dati i natali al celebre i cultore Vìaeenao Vela. 






R. P. Franciscus de Albertis, curatus SS.™» Crucis. et SS. Si- 
monis et Judae terrae VachalU (*), 

R. P. Caesar Caronus, vicecuratus residens Ecclesiaesancti An- 
tonij Abbatis terrse Ginestrerij («). 

R. P. Gaspar Barbarinus, capellanus mercenarius Ecclesia^ 
S.ct» Georgij et capellae S.cti Rechi loci Morbij Inferioris (3). 



(1) Vacallo, parrocchia di patronato comunale, sotto il titolp dei santi Si- 
mone e Giuda, conta circa 830 abitanti. Fu eretta in cura indipendente, stac- 
candola dalla matrice di Balerna, dal vescoiro Gian Antonio Volpi al 1* marzo 
deiranno 1573 (latromento neirarctiivio capitolare di Balerna). 

(2) La chiesa parrocchiale di S. Antonio abate di Genestrerio, fino al- 
l'anno 1590 era soggetta airarcipretale di S. vittore di Balerna, e ai 22 di gen- 
naio del detto anno fu eretta in parrocchiale indipendente dal vescovo Filippo 
Archinto (Istromento neirarchivio capitolare di Balerna). E infatti, nella Visita 
personale suddetta, parte I, pagg. 33-35, si legge : « Praesentattu R,pbr. Ccesar 
Charonus de Mendrisio vicecuratus (cappellano) Ecclesia! s,oti Anton^f Abbatis 
subiectcB ma^riei BalemoB, qui interrogatus respondii .... Il governo della 
sud/ chiesa me Tha dato il R. Sig.' arciprete di Balerna .... la qual farà 
19 fuochi, anime 160, de quali 80 in circa de comunione *. Oggigiorno in Gene- 
strerio sono da oltre i 560 abitanti. 

(3) Morbio Inferiore forma attualmente una parrocchia di circa mille abi- 
tanti, sotto il titolo della Natività di Maria Vergine, di patronato attivo del 
comune e passivo della famiglia Catenazzi q. dott. Ambrogio. Fu eretta in cura 
indipendente dal vescovo Gio. Battista Mugiasca, con istromento rogato da 
Ambrogio Cattaneo, pubblice notaio di Mendrisio, ai 2 d'agosto (venerdì) del- 
Tanno 1776, indizione nona. La parrocchia era dapprima nella vetusta chiesa 
di S. Giorgio ; in seguito le prerogative parrocchiali furono trasferite nel vasto 
e ricco tempio attuale. Eccone le origini : Nella località ove ora sorge la chiesa 
eravi un forte castello, edificato nelP età di mezzo, distrutto poi dagli svizzeri 
non appena acquistarono uno stabile dominio sui baliaggt italiani. Il nome 
però di castello rimase al luogo su cui già sorgeva la rocca, come pure vi 
rimase la modesta chiesuola del castello, che gli svizzeri risparmiarono dalla 
totale rovina. Fin verso Tanno 1550 vi si celebrò la Messa; dopo la si abban- 
donò, forse per^o squallore e per il miserando suo stato, e più perchè minac- 
ciava rovina. Infatti ben presto ne cadde il tetto e ne diroccarono in parte le 
pareti ; cosicché addivenne un mucchio di macerie, uno spineto. Rovinò anche 
Taltare; solo si conservò un'imagine di Maria col Bambino poppante, dipinto 
a fresco nella parete, con a destra le figure di un uomo e di una donna 
genuflessi. 

Ai29 luglio del 1594 avvenne (secondo il processo eretto per ordine del nostro 
Feliciano Ninguarda, ai 5 d'agosto dello stesso anno, Toriginale del quale era 
nella curia vescovile di Como, e due copie, T una nelT archivio arcipretale di 
Balerna, Taltra in quello di Morbio) uno strepitoso miracolo, con apparizione 
della Vergine, del quale io non ne dirò altro, poiché chi ne vuole avere det- 
tagliate notizie non ha che a consultare la disertazione storico-panegirica del 
sac. Callisto Grandi sulla Madonna delle Grazie venerata nella chiesa parroc- 
chiale di Morbio Inferiore; Torino, Giulio Speirani, 1878 ^ La B. V. delle Grazie 
venerata, ecc. del sac. Pessina; Mendrisio-Lugano, eredi F. Traversa, 1894 — 
il Ticino Sacro del prevosto Siro Borrani, pagg. 289-295. 

Monsignor Peregrini, vicario generale del vescovo di Colilo, ordinò, nello 
stesso di del processo canonico, che tosto fosse ricoperto il diroccato oratorio 
con tetto decente, se ne ristorassero e dipingessero le pareti, lo si chiudesse 
con porta a chiave e vi si facesse tuttoché occorreva perché il sacro luogo 
potesse rendersi al culto. Il tutto venne in pochi giorni eseguito. 

L'anno seguente monsignor Lucini, vicario generale del vescovo comense, 



— 309 — 

R. P. Thomas de Georgijs, capellanus mercenarius Eccle- 

siaram S.^ti Laurentij de Matio et sanctissimae Ascensionis 

Salvatoris de Cablo, prsedictaB Ecclesisd collegiata su- 

biectarum (*). 

R. P« Bulanus Antonius, capellanus mercenarius Ecclesiarum 

S.^^ Syri de Bruzalla, et Assumptionis Beatissimse Virginis 

Mariae de Canegio locorum unitorum, ac S.^*» Antonij Abbati s 

de Monte, Ecclesiae praedictae collegiatae subiectarum (>). 



V* istituì canonicamflDte una confraternita intitolata della Vergine delle Orazie. 
Aumentando però sempre più il concorso dei devoti e le grandiose processioni, 
anche da lontani paesi, e ricchissime essendo le offerte, nel 1505 i morbiesi inco- 
minciarono ad innalzare la Tasta e bella chiesa attuale. A destra dell' altare 
maggiore ò la cappella del miracolo, ricca di preziosi e ben lavorati marmi, di 
eleganti ornati in istucco e di dipinti. L'effigie miracolosa, dominante il mae- 
stoso altare, è un discreto affresco, credesi del XV secolo, sopra un fondo 
oltremare, e rappresenta la Vergine assisa col Bambino suggente ritto sulle 
ginocchia materne. La veste di Maria è rosso-bruna, ceruleo il manto, e un 
aureo nastro le raccoglie graziosamente dietro la testa la biondeggiante chioma. 
Gesù indossa una vesticciuola gialla, stretta ai lombi da piccola fascia. Le tinte 
sono alquanto sbiadite a ragione delle intemperie cui per lungo tempo fu esposta 
Immagine, ma questa puossi dire, ciò nonostante, in buono stato. I volti sono 
ben tratteggiati ed espressivi. 

Nel 1894, alli 27, 88 e 29 luglio, furono celebrate a Morbio feste solennissime 
per il terzo centenario dell* apparizione. 

Nella chiesa, fra gli altri dipinti, campeggia un grandioso quadro: 
ua^OfTerta cU Tempio, dMnnocen te Torriani di Mendrisio (Franscini, La Svig- 
nerà italiana, ecc., voi. I, pag. 399). 

Nel territorio della parrocchia, oltre il vetusto tempio di S. Giorgio, già 
sopra menzionato, vi è un*altra chiesa figliale dedicata a S. Rocco. 

Morbio va giustamente superba d'aver dato i natali ad Agostino e Fran- 
cesco Silva, stuccatori e statuari di vaglia, che lavorarono nel santuario' del 
Sacro Monte sopra Varese, nel duomo di Como, nella chiesa parrocchiale di 
Careno sul nostro lago e in molte altre chiese della nostra diocesi. 

Nel 1450 si parla di un Battista di Morbio (E. Motta, / Sanseverino ; 
« Periodico » della Società Storica Comense, voi. II). 

(1) Muggio ò probabilmente menzionato in una carta dell* 852, pubblicata 
dal Fumagalli nel Codice Diplomatico Santambrosiano, a pag. 282, e dal Porro 
in Codice Diplomatico della Lombardia, col. 302, trascritta da un autografo da 
lui ritrovato neirarchivio di S. Fedele in Milano. Dico probabilmente, perchè 
potrebbe anche darsi fosse Mugiò di Camerlata, o Moggio mandamento d*In- 
trobio. Ma la mia prima supposizione pare riceva conferma dai paesi di Rovio, 
Mendrisio, Melide, Balerna, Bissone, menzionati in quella medesima carta, 
tutu del Canton Ticino. 

La vice-parrocchia di Muggio, sotto il titolo di S. Lorenzo, è di patro- 
nato comunale. Ha una popolazione di circa 500 abitanti. Nella terra vi ò un 
solo oratorio. La chiesa parrocchiale di Gabbie ò dedicata airAscensione di 
Nostro Signore, ò di patronato comunale. Nella terra vi è un oratorio, e la 
popolazione attuale ascende a circa 400 abitanti. L*una e r altra furono sepa- 
rate dalla matrice nei primi anni del presente secolo, ed ambedue le chiese 
sono disegno del bravo architetto Simone Cantoni. 

(2) Bruzzella e Caneggio formavano da principio una sola cura, che col 
titolo di cappellania era soggetta alla matrice di Balerna. Nel principio di 
questo secolo furono separate, ed ora formano due vice-parrocchie, ambedue 
di patronato comunale. Bruzzella non arriva alle 300 anime. Caneggio conta 



— 310 — 

R. P. Barlholom»us.,. sacellanus R.d»archipresbyteri Balemae. 

Bonedictus Spinetus de Somacio, diaconus. 

loannes Petrus Fontana de Balerna, clericus. 

Io: Petrus Bernasconus de Stabio, clericus absens. 

Io: Paulus del Saxo de Stabio, clericus absens. 

Nicolaus Molla, clericus beneficiatus titularis Ecclesia 
S.<^u Georgij loci Goldrerij,ouiu8 loci curam animaram 
sustinet R. Leonardus Molla, canonicus residens prò 
R. archipresbytero (*). 

Clericus de Gabio. 

Clericus de Castro S.ct* Petri. 
Ecclesieo S.^^^ Michaelis terraB de Sagnio et Eccleside S.«^ Ioannis 

Evangelistae terrae de Morbio Superiori capellanum agit 



circa 500 abitanti. La prima ha un solo oratorio, la secoada ne ha tre. Mont« 
è pare una parrocchia di patronato comunale Botto il titolo di 8. Antonio 
abate. Ha un solo oratorio e circa 190 abitanti. 

(I) Coldrerio è un ameno paesello posto di messo fra Ligometto e i due 
Morbii. È di origine antichissima. A messo cammino circa tra questo yillaggio 
e Villa, frazione di Coldrerio, vi ò una sorgente, che anche oggidì ò addiman- 
data la fonte di Mercurio. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giorgio, è di 
patronato comunale. Fu eretta in cura indipendente, staccandola dalla matrice 
di Balerna, dal nostro Feliciano Ninguarda, ai 16 d'agosto 1503, e la separa- 
zione fa confermata nel 1058 dal y escovo Lazzaro Caraflno (ambedue gli istro- 
menti sono neir archivio capitolare di Balerna). La terra ha una popolazione 
di circa 850 abitanti, e sonvi tre oratori, fra i quali merita menzione quello del 
Carmine in Villa di Coldrerio. Questo oratorio sorge lungo la strada cantonale 
a centocinquanta passi dalla chiesa parrocchiale, precisamente a meszoil corso 
della via che mette in comunicazione Mendrisio con Balerna. 

Le origini di questo edificio non sono conosciute; ma dalPevidensa di alcuni 
dati pare risalgano agli esordii del secolo XVL La chiesa occupa un* area 
di metri 25 x 8. 20. Il presbiterio, il coro e la cappella laterale delPAssunta 
sono adorni di magnifici stucchi. Pier Francesco Mola di Coldrerio, allievo in 
Roma di Francesco Albani, poi in Venezia del celebre Quercino da Cento, che 
gli apprese le tinte gagliarde e la magia del colorito, vi colori tre medaglie. 
Nobilissima oltre ogni credere ò la medaglia che figura r Eterno Padre, che, 
con la destra alzata e con un portamento pieno di maestà, sembra pronunci 
queironnipotente /tot onde creò la luce, e tu diresti in quel volto copiata la 
divinità, e offerta qui in terra alla contemplazione deirocchio umano. Le altre 
due medaglie hanno molto patito pel nitro che fiorisce su quelle pareti e per 
la caduta di un fulmine. In una ò la Vergine col Bambino in collo che porge 
lo scapolare al beato Simone Stok; neiraltra ò dipinto il Purgatorio colle sue 
fornaci di fuoco. 

L^altar maggiore ò di marmo, e gli aggiungono molta grazia e venustà 
altri marmi di maggior pregio contenuti da certi bizzarri specchietti o riquadri, 
nonché alcune pietre preziose, tra cui il lapislazzolo, la malachite ed altre 
ancora. Nelle parte posteriore del detto altare venne innalzato, nel 18W, un 
tempietto marmoreo di gusto bramantesco, entro il quale fu collocato il slmu- 
laero della Madonna del Carmine, che, sebbene non possa dirsi un capo d*opera, 
tuttavia piace. 



— 311 — 

de praesenti prò R. archipresbytero, cuius cur» subsunt, 

R. P. Francìsous Turrianus canonicus 0). 
EcclesisB S.<:^^ Zenonis, terrse Salorini EccIesi8B collegiata 

unite, curam exercet de presenti R. P. Antonius Bosia, 

canonicus residens (*). 
Ecclesise S.c^ Eusebij Castri S.ct» Petri praedict» Ecclesia col- 

legiatae unitae R. archipresbyter curam habet, eique prò 

necessitate de sacerdote succurrit ('). 



(1) Sagno, terricciuola di nemmeno 300 abitanti, ba prodotto uomini egregi. 
Di questo umile paesello ò originaria la celebre famiglia Fontana, che conta 
nel suo seno tanti architetti e letterati di Taglia; di qui sono pure gli Spinelli. 
Nella bella e graziosa chiesa yice-parrocchiale di S. Michele, posta su di un 
ripiano al di sopra del paesello, si ammira Tarchitettura semplice, elegante, 
severa. La casa del parroco ò fornita di una interessante biblioteca lasciata 
dairabate Antonio Fontana, letterato insigne e professore nelPAteneo di Brescia. 

A dieci minuti al di qua di Sagno vi è il colle di S. Martino, dal quale 
si domina tutta la valle di Muggio, e si vede, come da un pertugio, il santuario 
del Bisbino. 

Nel 1803 abbiamo il processo della separazione di Morbio Superiora (ar- 
«hiTio capitolare di Balerna) la quale oggigiorno costituisce una parrocchia 
sotto il titolo di S. Oiovanni evangelista, di patronato comunale. 

N«lla terra vi sono due altri oratori e una popolazione di circa 370 abitanti. 
L.a chiesa parrocchiale, bella ed elegante, fu eretta su disegno del bravo archi- 
tetto Simone Cantoni di Muggio. — La cappella di S. Martino, sul colle sopra 
menzionato, figliale di questa parrocchiale, deve essere antica; i dipinti che vi 
si trovavano vennero ricoperti d' intonaco nel 1866. Mancano notizie più precise. 

(2) Salorino, parrocchia nel vicariato di Mendrisio, sotto il titolo di 
S. Zenone vescovo, è di libera collazione. — Nella terra vi sono tre oratori e 
370 abitanti. Di Salorino sono i fratelli JPaolo, Gio. Battista e Grandonio Breni, 
pittori ed architetti di vaglia. 

(3) La chiesa di 8. Eusebio di Castelsampi etro fu staccata dalla matrice di 
Balerna, di cui era figliale, ed eretta in cura indipendente ai 17 di novembre del- 
ranno 16i6 dal vescovo Lazzaro Caraflno (Istromento esistente nefParchivio capi- 
tolare di Balerna). La parrocchia ò di. nomina comunale e fa circa 1200 abitanti. 

Nella terra vi sono quattro altri oratori, fra i quali mentano speciale men- 
zione : r La chiesuola di S. Pietro. Neiranno 1343 il vescovo di Como Bonifacio 
da Modena erigeva superiormente a Balerna, a contatto di un già esistente 
castello, una chiesa, dedicandola a S. Pietro. In conseguenza della costruzione 
di quella chiesa sacrata al principe degli apostoli, il castello ricevette il nome 
di Castello S. Pietro. Oggidì la ròcca ò ridotta ad un ammasso di rovine, ma 
il nome suo perdura nel vicino villaggio. La chiesa invece sussiste ancora, e 
merita d*essere visitata per la sua architettura e perle antiche pitture sulle pa- 
reti, la maggior parte delle quali risalgono al tempo della sua fondazione. Con- 
siste Tediflcio in un quadrilungo di m. 15. 24 di lunghezza e m. 9. 23 di larghezza, 
al quale si congiunge ad oriente un*abftide semicircolare larga m. 4. 70 e prò- . 
fonda m. 2. 85. Airesterno è completamente disadorna e Tabside è coperta da 
un intonaco biancastro, sul quale ò disegnato in rosso una decorazione. La 
facciata di tramontana è dipinta in color rosso, e sulla porta s* inarca una 
lunetta semicircolare, sopra ò murato un bassorilievo di marmo diviso in tre 
campi. Nel campo superiore, fra due stemmi, compare la figura di Bonifacio 
a mezza persona, con paludamenti episcopali con mitra in testa e pastorale 
nella sinistra mano e colla destra in atto di benedire. Nel mezzo del marmo 
ricompare lo sìomo fondatore della chiesa in cattedra che insegna a due frati 



— 312 — 

Ecclesie S.cti Stephani de Pedrinate, praedictae Ecclesiae col- 



seduti più sotto. Il vestito a raccoDciatara della testa ci palesano che Bonifacio, 
prima di esser vescovo, apparteneva a qnalcbe ordine religioso e in quello 
leggeva ai novizi. La scoltura trova perfetto riscontro in uno dei bassorilievi 
che adornano il sarcofago dello stesso vescovo nel duomo di Como. Nel campo 
inferiore vedesiTiscrizione seguente in caratteri gotici e colle solite abbreviature : 

•j- PRBSVL . CVMANVS . BONIFACIVS . RITE . VOCATVS 

DOCTOR . FONS . IVRIS . MVTINBNSIVM . GENERE . NATVS 

FECIT . HOC . ERIGI . TEMPLVM . SVB . NOMINE . PETRI 

CLEMENTIS . ANNO . ftEXTI . CVRRENTE . 8ECVND0 

MILLE . TRECBNTIS . QVATVORDENIS . ET . TRIBVS . ANNI 8 

L'iscrizione fu già pubblicata dal monaco R. Rusca (H Rusco, libro iv, pag. 104), 
dal Tatti (Annali Sacri, ecc., deca IH, pag. 88) e da altri, con alcune varianti 
di poca entità. Il Rahn, [Mittheilungen der Antq, Qes, voL XXI, fase. I, pag. 25 
e Begg ), nel 1870 ne pubblicò il fac-simile, riprodotto poi nel 1894 nei Monumenti 
del Medio evo del C. Ticino^ a pag. 79. 

Neir interno della chiesa, il tetto di tutto il quadrilungo è coperto da 
un* armatura aperta, e dietro i pilastri un cornicione smussato serve dì base 
alla mezza cupola dell* abside, il cui vertice raggiunge quasi r altezza della 
base del tetto della navata. In entrambi i lati longitudinali v* è applicata 
una finestra murata e ad arco scemo. Due altre finestre, pure ad arco scemo, 
s'aprono al basso nel muro del coro, decorate neir imbotte da un originale 
ornato in fogliami. Tanto il coro che la chiesa conservano pitture a fresco, ma 
quelle della navata hanno sofferto per Tumidità. Sulla parete orientale sopra 
Varco di trionfo è dipinta TAnnunciazione di Maria, più al basso seguono, a 
sinistra una Madonna in trono, e di fronte le figure isolate di S. Agata, S. Ca- 
terina e S. Agnese. L* imbotte dell'arco tondo col quale si apre l'abside è or- 
nato da quattordici nicchiette colle mezze figure degli apostoli e di altri due 
santi. Nel cielo dell'abside una Maestas Domini, cogli emblemi degli evange- 
listi, tra i fogliami delle finestre del coro quattro scene della vita di S. Pietro. 
La parte inferiore del semicerchio è rivestita di panneggiamenti verdi, su cui 
v' ò un' altra pittura che rappresenta la donatrice in preghiera davanti a S. Oto- 
vanni Battista. Quest'ultimo dipinto ò probabilmente posteriore agli altri di un 
secolo. Celebre è pur anco la chiesa, poichò nel 1390, durante le contese tra le 
famiglie Rusca ed i Busioni di Mendrisio, vi avvenne l'orribile macello narrato 
dal Lavizzari nelle Escursioni, a pag. 55 e segg. 

Il castello sopra menzionato venne probabilmente eretto nel periodo della 
guerra decenne tra Como e Milano. Nel 1343 Bonifacio da Modena vi aggiunse 
un palazzo (Tatti, III, 88). Ai 16 settembre 1416 Lotario Rusca cedette il castello 
con altre dipendenze a Filippo Maria Visconti, ma rimase tuttavia oggetto di 
continue pretese da parte della famiglia Russ (de Rubeis), che pare ne sia stata 
infeudata dalla città di Como durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, finché 
nel 1477 si venne a patti definitivi col duca di Milano (v. Liebenau, in Bollettino 
Storico della Svizzera Italiana, voi. V, pag. 35, e segg., 54 e segg., 58, ecc.). Fu 
demolito già da alcuni secoli, ma ne rimangono tuttodì le traccie, specialmente 
le fondamenta di un edificio quadrangolare costrutte accuratamente in pietra 
da cava, di m. 8 di larghezza N.*S., e di metri 12. 60 di larghezza E.-O., e che 
dovevan essere quelle del palazzo; supposizione che si conferma anche in ciò 
che il proprietario del luogo, nel ridurre a coltura il terreno, rinvenne degli 
avanzi di affreschi e di un suolo in musaico. Il castello era già demolito ai 
tempi del monaco Roberto Rusca, che scriveva nel 1610, e, se dobbiamo credere 
a costui, conteneva anche una cbiesuola dedicata a S. Giovanni : «Ora si vede 
il cadavere suo (del castello) tutto guasto giacere nelle rovine sue, con una 
chiesetta assai divota a S. Giovanni consacrata. Ma fuori del castello, et quasi 
contiguo alle muraglie sue, ò in piedi una chiesa assai grande già stata fatta 



— 313 — 

legiatae unitae, curam habet de praesenti P. Io : Angelus 
Fontana nuper creatus canonicus (0* 



fabbricare da Bonifacio Matina (sic) YescoYO di Goaio, ecc. » (Il Rusco, libro IV, 
pag. 104). 

2* Più in su di Castelsam Pietro giace la cappella di S. Antonio, che appar- 
tiene parimenti al villaggio. È un quadrilungo di m. 5. 60 di lunghezza e di 
m. 6.20 di larghezza. È coperta da due vòlte a crociera sorrette da pilastri con 
semplici scanalature. Una simile vòlta è gettata sopra il presbiterio, col quale 
8i congiungoDo, secondo il sistema di croce a trifoglio, tre costruzioni esterne 
semicircolari. L'abside orientale è chiusa internamente da tre lati. Sul lato di 
settentrione si osservano a fresco le figure al naturale di S. Sebastiano e 
S. Rocco, e di fronte una Pietà, opera probabilmente dello scorcio del XV secolo. 

I quadri di 8. Sebastiano e di S. Antonio col Bambino neir abside orientale 
sembrano datare dal secolo XVI e vi si vede T influenza della scuola milanese. 

II campanile, che sorge isolato a mezzogiorno, fu eretto nel secolo XVII, e 
dietro ad ^sso scorgesi Teremitaggio abbandonato che si appoggia airangolo 
S.-O. dell* oratorio. 

3* In Oorla, frazione di Castelsampietro, vedesi una cappella rammoder- 
nata dedicala a S. Giacomo'. A destra dell'entrata trovasi la seguente iscrizione 
incisa nella pietra, in caratteri gotici, con a lato un fregio a modo di conchiglia 
marina riversa: 

+ M . ecce . XX . II 

FACTA . FVIT . OEXIOLA 

ISTA . AD . HONORB . SCI . lACO 

DE . GALtCIA . P . M . lACOBV . DE 

QORLA 

(1) Pedrinate è attualmente vice-parrocchia di patronato deir arciprete di 
Balerna, con circa 450 abitanti. Nel 30 marzo del 1847, neir unico oratorio di 
S. Stefano sul monte, in stupenda posizione, si trovò un'ara in marmo di Musso, 
colla seguente epigrafe di M. Calpurnio Quadrato : 

lOVI VOTVM 
SL M 

M CALPVRNIV(S) 
QVADRATV(8) 

La mensa deirara aveva nel centro un cavo, in cui veniva a scolare il 
sangue delle vittime. Si ruppe Tara in tre pezzi onde riattarvi la strada che 
mena alla chiesa. Il signor ingegnere Carlo Scalini di Como esibì danaro si 
per Tara che per l'epigrafe, ma inutilmente. Voleva ornarne il nascente museo 
della città. L'epigrafe passò in una famiglia di Chiasso, che diede in contrac- 
cambio una pianeta e qualche altro arredo sacro a quei di Pedrinate. Ora si 
dice traslata a Riva San Vitale. 

La famiglia di Calpurnio Quadrato è nuova nell'epigrafia comense. Plinio 
ha due lettere (libro VI, 29^ libro IX, 13) ad un Quadrato che professò oratoria. 
E di un Ummidio Quadrato si loda qua e colà in altre lettere. L'epigrafe fu pub- 
blicata dall'Almanacco della provincia di Como, anno 1848, pag. 139. -Mommsen, 
parte I, n. 1 : della prima fa due righe. - Monti, Storia Antica, pag. 159, n. 4. 

Non fa parola in questi Atti di Visita del Ninguarda di Casima e Scu- 
dellate. La prima ò attualmente vioe-parrocchia di patronato comunale sotto il 
titolo dell'Addr orata e di S. Carlo, di circa 180 anime. Fu separata da Cabl)io, 
e nell'anno 18C0, nel giorno di lunedi 5 del mese di maggio, abbiamo la nomina 
del primo parroco don Pasquale Rancorra. 

Scudellate con Roocapiana, villaggio sulla costa del Generoso, fu an- 
ch'esso eretto in parrocchia, di nomina popolare, sotto il titolo dell'Addolorata, 
intorno al 1800. Prima vi esercitavano la cura d'anime i serviti di Mendrisio in 
nome del curato di Muggio, a cui quella terra era soggetta. Ha attualmente 
un oratorio ed una popolazione. di circa 400 abitanti. 



- 314 



Descrizione delle chiese del vicariato 
DI Mendrisio 



À di 15 Maggio 1591 
^d^TJJtf'SSlI'J Nella chiesa di santo Cosmo e Damiano di Mendrisio 

Damiano di ìdnn- ■ . , 

driaio. parochiale, prepositura noncupata, doppo Thavervi celebrato 

mons. Rev.'"^ Vescovo la Messa de morti et benedetto il ceme- 
terio, ha visitato detta chiesa .... 

Il battisterio è dentro alla detta chiesa dalla parte del- 
r evangelio et e di pietra mischia . ... Ha T altare maggiore 
versò mezzogiorno, et icona di pietra con figure di rilevo 
airantica, con bradella cinta di cancelli di noce. ^ Dalla parte 
dell'epistola vi è una capella del S.^io Rosario pinta con i 
misteri del Rosario, et lavorata a stucco con oro, fabricata 
d'elemosina.... Vi era un altro altare vecchio dall'altro 
canto, con una scola dedicata alla Beata Vergine, V altare è 
ora distrutto ... — Il detto altare del Rosario ha una statua 
della B. V., di legno dorato, et è cinto de cancelli. Segue una 
capelletta et altare cinto di cancelli di legno, dedicato a 
S.*o Rocco, al quale altare si dice essere trasferito il titolo di 
un altare di S.*o Stefano juspatronato de Busionl. — Dalla parte 
dell'evangelio vi è di rimpetto all'altare del Rosario un altare, 
in una capella novamente fatta in volta, con icona di legno lavo- 
rato, ma non ancora finita, ne dorata, con uno quadro di cruci- 
fisso in mezzo, con cancelli di noce, et bradella convenienti con- 
strutta con licenza de superiori per il sig. P. Marco Pusterla 
di Mendrisio, il quale parimente l'ha dotata di censo di due- 
cento scudi di capitale, et di reddito de VI scudi l'anno, che 



— 315 — 

si pagano per ... de Qarobbi de Corsera et aulielmo de Pozzi 
de Castello ... — Il detto altare ò titolato air esaltazione di 
SM Croce. La capella è anco rustica ... il frontispicio è depinto. 

La chiesa parochiale di S.*^ Sislnio della Torre di Men- chu.. parrocchiale 

^ ài S. Sliinio della 

drisio, juspatronato de Torriani et Bosioni, ha l'altare mag- Torr,diMendruio. 
giore in una capella fatta in volta con bella icona pinta et 
dorata, cinta de cancelli di noce. L'altare è alla forma con 
bradella ... Il resto del tetto della chiesa è pianellato, i muri 
imbiancati. Oltre il titolo di S.^o Sisìnìo, vi è trasferito il titolo 
d'un altro altare che era in detta chiesa sub titulo Asumptionis 
B. M. V., il quale è juspatronato della casa de ss.^ Torriani 
di Como .... Ha aopra la porta l' imagine di S.^o Sisinio depinta. 

Seguono 

Inventario de beni mobili ritrovati nella Ohiesia de 
Sfi Cosmo et Damiano nella tera de Mendrisio. 

Nota delli paramenti della Chiesia della Ton^e di Men- 
drisio. 

Inventario delli paramenti et altre cose della Confra- 
ternita del S.^0 Sacramento nella chiesa di SS<^ Maria di 
Mendrisio. 

A di 21 di Maggio 1591. 

La capella di S.^^ Nicolao, sopra li monti di Mendrisio, oratorio di s.nicoiò 

Bttl mona di Man- 

pieve di Mendrisio, distante dalla matrice per un miglio et 
più, ha un altare solo verso oriente consecrato .... il tetto 
della capella fatto di volta, il reato coperto di assi. I muri 
della capella sono imbiancati, del resto sono incrostati, l'atrio 
assai bono, la fenestra presso l'altare senza ferrata et infer- 
riata .... ha una campana senza torre di campanile, ha il 
frontispicio . . • (*). 



drillo. 



(I) Mendrisio è ana borgata di circa 3000 abitanti *ed ò capoluogo del 
distretto omo Olino. È posta sulla pendice di una montagna, fra i monti S. Giorgio, 
Bisbino e Generoso, e attrayersata dal torrente More, in una contrada che fu 
detta a ragione il giardino della Svizzera italiana, per Tamenità e fertilità sua, 
a cui si aggiunge un vivissimo movimento agricolo, industriale e commerciale. 
Ha belle case, belle chiese, un fiorente istituto letterario ed un ospedale can- 
tonali; in una parola, ò fornita di tutti i comodi propri d*una città. È di origine 
antichissima. Il nome di MeT^rioi si riscontra già nel 793, ed ò ripetuto nelPMT 
e neU*852 (Fumagalli, Cod. dipi. S. A m»nw., M, 857, 291, 28t). Nel IMI Mendrisio 
venne incendiato dai mUanesi (Tatti, Annali, ecc., dee. U\ pag. 630 < Bonettino 



— 316 — 

^^i's.Mlriaifaddl! La chiesa di S> Maria Madalena di Codelago, visitata a 
cpougo. ^. 22 magio, ha l'altare maggiore verso levante alla forma, 
senza santuario, con l'imagine del crucifisso pinta s.ul muro 
per icona, et altre pitture, la bradella et cancelli di legno... 
Ha un altro altare alla parte deirevangelio in una capelletta 
senza titulo alcuno, et è cinto di cancelli di legno...; non ha 
icona, ma solo è pinta con diverse figure. Ha campanile con 
una campana, batesterio di pietra di saltria, col ubone (sic) 
alla moderna in una nicia .... Ha il frontispicio. È separata 
da Mendrisio, ma non è data in titolo sin'adesso, e vicecurato 



storico, IX, 35). Nel 1337 Franchino Rusca pretende, in un trattato con Azzo 
Visconti, come sua eredità paterna Mendrisio, Bellinzona, Locamo e Lugano. 

n Id settembre 1416 Lotterie Rusca cede in cambio a Filippo Maria Visconti 
la vallata di Chiavenna con Mendrisio ed altre possessioni ({fessi, 00). Dopo la 
morte di Oiovanni Rusca signore di Lugano, avvenuta nel 1434, Filippo Maria 
Visconti assegnò ad Aloisio di Sanseverino, suo capitano generale, la signoria di 
Mendrisio (E. UoìUl^ I Sanseverino feudatari di Lugano e di Balema i434-i48'4, 
in Periodico di questa Società Storica Comense, voi. II), nella quale seppe con- 
servarsi anche il di lui figlio Francesco (ivi). 

Nel 1499 tanto la terra di Mendrisio che la pieve di Balerna vengono mo- 
mentaneamente in possesso del conte Bartolomeo Crivelli, commissario di Como 
{Bollettino Storico, II, 145). 

Il 29 novembre 1516 Francesco I conferma ai confederati nella pace per^ 
petua la cessione di Mendrisio. 

In Mendrisio avevano i Torre, ovvero Torrianì, una rócca chiamata dal 
Ballarini, a pag. 299: « famosa torre e castello », che però, sempre secondo 
questo storico, venne distrutta già nel 1350, e sulle sue rovine si costrusse quindi 
la chiesa di S. Sisinio detta alla Torre. Indotto forse da questo fatto, V Hard- 
meyer dice essere quasi fuor di dubbio che Mendrisio fu il luogo d*origine della 
potente casa guelfa dei Torriani. Ma è invece assodato che questi erano di 
Primaluna in Valsassina. I Torriani di Mendrisio sono un ramo parente di 
quelli e nulla più. Resta in Mendrisio ancora la famiglia Torriani, la quale 
possiede da secoli la chiesa patronale di S. Sisinio, e dal cui seno uscirono 
molti ed illustri personaggi, celebri si nelle ecclesiastiche come nelle civili 
discipline. 

Mendrisio ebbe anche fama per bravi architetti e scultori. Di qui fu pure 
Luigi Lavizzari, dottore in scienze naturali nella università di Parigi, il cui 
nome stava degnamente a pari con quelli di Cattaneo, di Vanucci e di Cantoni, 
quando veniva fondato il liceo ticinese ; autore in fine di opere pregevolissime, 
che gli diedero meritevolmente il vanto di scienziato. Tra queste opere noterò 
le Escursioni nel Cantone Ticino (2 volumi) e la Storia della Svizzera. Silvio 
Pellico scrisse la tragedia Oismonda da Mendrisio, 

Quanto airecclesiastico, Mendrisio si divide attualmente in due parrocchie. 
L^una, sotto il titolo di prepositura dei santi Cosma e Damiano, è di libera 
collazione ed ha sotto di so quasi il totale deUa popolazione della borgata ed 
era già capo della pieve,, detta dal suo nome, ora di un vicariato di cui fanno 
parte le parrocchie di S. Sisinio alla Torre, di Gapolago, Oenestrerio, Ligor- 
netto, Salorino e Stabio, in pieve di Balerna. L'altra, 8. Sisinio, è priorato di 
patronato della famiglia Torriani, con una popolazione di poco più di cinquanta 
abitanti. — Importanti notizie dell'una e dell'altra parrocchia ci sono fornite 
dalla Visita personale del 159l2j)iù volte citaU, parte I, pagg. 35-41: 

Pag. 35: « Pres. R. D. pbr Horatius Turrianus de Mendrisio Sanctorum 



— 317 — 

è un prete Camillo Peregrino. Non vi è loco da tenere il 
santìssimo sacramento. 

{Manca la <IesGrizione delle altre chiese del vicariato di 
Mendrisio). 



Cosme et Damiani de Mendrisìo Ecclesie parochialis Prepositus . . . Tot. Resp. 
Io presi il chiericato r anno del 1551 adi 30 di Marzo da mone. Andrea del 
Monte Vesc." de Necomedia suffrair&Deo di mons. Bernardino della Croce Vesc* 
di Como et tutti li altri ordini si minori come sacri li ho hanuti da mons. R.mo 
Volpi b. m. — La Prepositura sud.* r ho hauuta da Papa Pio ilij r anno 1563, 
ìt Chal. Aug. Pontiflcatus sui anno iig . .. Ho ancora una capella nella chiesa di 
S.to lacomo et Christoforo sotto r inyocatione di S.ta Maria del luogo rulnato 
d' Oragno che e juspatronato della nostra casa Torriana ... La Prepositura di 
Mendrisìo . . . non ha Collegio alcuno se non eh* ha due Chericati chiamati da 
alcuni Canonicati nuncupati senza residentia ...... 

Pag. 36: « Per esser divisa la terra in due cure, runa pertinente alla mia 
Prepositura, et raltra alla chiesa di santo Sisinio, la mia cura farà da 135 fuochi 
in circa et anime 750, de quali sarano 45Ó di comunione . . . quanti puoi ne siano 
neir altra cura sud.^ V. S. HI. ma lo saprà dairaltro curato . . . Nella mia cura 
non so vi sia usurarlo pubblico, ne biastematore, ne adultero, ne concubinario, 
ne eretico, ne incantatore, ne strega salvo una dona che è sospetta, qual è stata 
prigionata cinque anni sono per tal causa, ma fu liberata, et ò moglie d' uno 
che si chiama Francesco del brutto, et è di età, cioè d.* vecchia, d^anni 60 ». 

Pag. 39: « Pres. R. D. pbr. Christoforus Sacre Theologie doctor Rector Pa- 
rochialis Ecclesie S.cti Sising de Turre Mendrisij ... La mia cura fa Zi fuochi, 
ed anime £18 de quali sarano circa cento di comunione ». 

Pag. 41 : « Presentatus R. D. pbr. I. U. D. Franciscns Tnrrianus de Men- 
drisìo ac Prepositus Ecclesise S.cti Steffani de Fino . . . Presi la prima tonsura da 

monsignor Giulio Giovio Vescovo di Nocera f. m. con dimissoriò eco le 

Bolle della Prepositura le ricevei quindici giorni sono ... et la dattadice XI Chal. 
Aprilis 1591 Pontiflcatus SS« DD. Gregorij XIIIJ anno primo. . . Ho un chiericato 
in santo Cosmo e Damiano di Mendrisio ... et ho ancora nella istessa terfa una 
capella di s.ta Maria ... et in questa chiesa vi è la confraternita del Corpus 
Dni eretta da cinque anni in qua, i quali confrati .... fanno celebrare messa 
dai RR. PP.ri di santo Giovanni ivi vicino deir ordine dei Servi, nel qual mo- 
nasterio habitano per ordinario tre sacerdoti et uno chierico. Appresso al sud.* 
monasterio per scontro vi è un hospitaletto che era della Communità, la qual 
r ha ceduto al detto monasterio con questo che alloggiano tutti i poveri pere- 
grini tramontani, la quale hospitalità bora la fanno, bora no, qual hospita- 
letto ha tutta rentrata che godono i detti frati, cioò una certa decima, un mo- 
lino, et una possessione ». 

Ed ora che si son dati alcuni cenni storici delle principali vicende civili 
ed ecclesiastiche di Mendrisio, dirò qualche cosa di particolareggiato intorno 
a ciascuna sua chiesa. 

La prepositurale, dedicata ai santi Cosma e Damiano, sorge su maestoso 
ripiano, preceduta da ampie gradinate, e degnissima d*esser veduta per la sua 
mole imponente, per rarditezza delle vòlte e per la purezza delio stile. È molto 
recente. Nel giorno 12 aprile deiranno 1S63 si gettò la prima pietra, indi si 
Sospese il lavoro per difetto di mezzi. Nell'anno 1871 si riprese ropera, e vi fu 
celebrata la prima messa il S6 settembre 1875 e fu consacrata neirottobre 1S87 
da monsignor Molo. Pre9so la chiesa sorgeva, in tempi passati, un castello, che 
ebbe a sostenere più d*un assalto ; fu raso al suolo nel secolo scorso, per ordine 
dei Landvogt» Un genio maligno sembra avesse preso stanza in questa contrada, 
perchè nel corso di un mezzo secolo, dal 1611 al 1658, vennero assassinati nien- 
temeno che tre curati di Mendrisìo, rultimo dei quali permane di un suo con'> 
fratello di ministero. La costruzione di questo magnifico tempio su disegno di 



^ 318 - 



Cathalogus 
cleri praepositurae oppidi Mendrisij 



R. P. Horatius Tarrianus, praepositus et curatus Ecclesiso 

SS« Cosmee et Damiani. 
R. Theologus D. Christophorus Turrianus, parocus Ecclesi» 

S.c^ Sisinij de Mendrisio. 



Luigi Fontana è opera deirarchitetto Isidoro Spinelli di Sagno. È una croce 
latina e presenta un insieme di buon gusto, di armonia e di gravità. Sniraltare 
maggiore si rimise in opera il vecchio tabernacolo, lavoro in legno dì qualche 
pregio, già esistente nella chiesa precedente, e la costrasione del quale risale 
airanno 1670, per opera di Primo Lessano da Mendrisio e Giovanni Pbafuc abi- 
tante in Ck>mo, al prezzo di scudi 211 Sotto r aitar maggiore» entro un* arca 
assai onorevole, riposano i resti di S. Feliciano m. (v. Ticino Saero, pag. 185). 
Venne parimenti riattivato r antico pergamo pure di legno, lavoro pregevole 
per buoni intagli e coatrutto neiranno 1585. Nella cappella a destra, ali* ingiro 
al simulacro della Vergine, trovansi diversi piccoli quadri rappresentanti i mi- 
steri della redenzione, lavori pregiatissimi del celebre Francesco Torriaoi 
mendrisiense nato nel 1600. Nella parte posteriore interna della chiesa furono 
Xìon son molti anni eseguite le opere ornamentali in gesso d* ordine corintio 
dairegregio artista Santo Negri da Fescoggia, ed . il lavoro corrispose alla 
pubblica fiducia. A poca distanza dair attuale innaizavasi r antica chiesa de- 
scritta in questi Atti di Visita^ che poi venne abbattuta per dar luogo ad 
un*altra eretta nei 1672, e dipinta da Domenico Pozzi da Castel San Pietro con 
applaudito rìuscimento, che, per la soverchia angustia del suo vaso, fu demo- 
lita nel 1870, quando s* intraprese la costruzione della nuova. L*area di quella 
costituisce presentemente una piccola piazza in continuazione alla centrale 
denominata del PontCt perchè sorretta dal ponte del torrente More, antica- 
mente chiamato Campar a frigida, forse per la freschezza delle sue acqne. Sus- 
siste tuttora il vecchio campanile, il quale, inferiormente alForologio, è costi- 
tuito da un* antica torre. 

La chiesa di s. Maria è situata a levante del borgo. Ignorasi T epoca di 
sua fondazione; la prima menzione che ne troviamo è in un istromento del 
16 settembre 1518, in rogito Pietro Beroardizio Clerici. L* attuale costruzione, 
consistente in un quadrilungo ad una navata, con un breve coro quadrato 
verso ponente e due cappelle laterali con vòlta assai depressa, sembra risalire 
al secolo XVIL II campanile invece è molto più antico. È diviso in tre piani 
muniti di lesene angolari e di archetti. Il piano superiore ha due finestre bifore 
ad arco di tutto sesto, ora murate. Il piano che contiene le campane ò moderno. 
Sul fronte di questa torre che guarda a ponente, là dove s*appoggia una delle 
due cappelle, evvi una nicchia quadrangolare che racchiude un dipinto dei 
principio del secolo XVI. É una Madonna a mezza figura in abito rosso, manto 
azzurro a velo, ohe con ambe le mani tiene il Bambino nudo, che sta in piedi 
sul grembo in atto di benedire ; ai lati della Madonna due angloletti sollevano 
Torlo d*un panneggiamento che serve di fondo. Il Barofflo {Boll., I, 11) scrive 
Che a quella chiesa, già appartenente ad un convento posto in vicinanza del 



— 319 — 

R, I. U. Doctor Franciscus Tarrianus, nuper creatus praepo- 
8itus EcclesisB S.<^^> Stephani de Fino. 



pretorio, bì accedesse per mezzo di ana via sotterranea. Difattl a destra del 
palazzo pretoriale, nella contrada denominata Vecchia, esiste un fabbricato 
antico il cui interno ha la forma di un chiostro, e nella parte esterna si riscon- 
trano tuttora le vestigia di porte a sesto acuto, e in quel fabbricato, o chiostro 
che siasi, riscontrasi anche oggidì porzione di un accesso sotterraneo che, tra- 
versando sotto la contrada, volge nella direzione della chiesa di 8. Maria. Nulla 
però evvi di certo. 

La chiesa di S. Giovanni di Mendrlsio è posta suirestremità settentrionale 
della borgata. Fu costrutta al principio del secolo decorso, su disegno del 
distinto architetto Pietro Magni di Castel San Pietro, morto nel 1720, e venne 
consacrata ai 13 di maggio del 1738. Consiste in un bel vaso di stile moderno con 
tesene e capitelli d'ordine corintio, e con lavori di gesso e pitture di qualche 
merito. Anteriormente alla medesima e suir area stessa ergevasi una chiesa 
edificata nel 1503 dal monaco servita Luca Garavi da Bissone e consacrata poi 
ai 14 gennaio del 150i^ come appare da un* iscrizione tuttora esistente con bas- 
sorilievo in marmo bianco, che ora si trova murata nel passaggio che dairala 
nord del convitto cantonale (già antico chiostro del serviti) conduce al campa- 
nile adiacente al coro della chiesa attuale, e che fa riprodotta dal Rahn {iMonu^ 
menti, ecc., pag. IS06). L'iscrizione è la seguente: 

EGO FRATER LVCAS 
DE OARAVO DE BISSONO 

ORDINIS 8ERV0RVM 

SANCTE . MARIE SACRE 

* THEOLOOIB . DOCTOR FECI 

FIERI . HOC . TBMPLVM 

1503 ET CONSBCRATVM 

FVIT 1504 DIE 14 lANVARI 

L'antica chiesa fu demolita negli esordi del secolo XVIir, perchè minac- 
ciava rovina, e vi fu sostituita l'attuale, migliorata poi notevolmente per opera 
del monaco servita Antonio Barofflo da Mendrislo dopo il 1785. A lui devesi 
Terezione della nuova sacristia, pregevole per lavori d' intaglio in legno e per 
graziose pitture nella vòlta. Dalla primavera del 1870 al 20 settembre 1875, inter- 
vallo fira la demolizione della vecchia parrocchiale e la costruzione della nuova, 
le funzioni parrocchiali si celebravano nella chiesa di 8. Giovanni. Interessante 
è pure il chiostro attiguo coperto di vòlte gemelle prive di costoloni, che s'apre 
sul cortile con un loggiato a tutto sesto di ordine toscano. Una bella descri- 
zione ne ha dato il Rahn (/ MonumerUi, pag. 205 e segg.), alla quale rimando 
il lettore. Il convento è uno dei più antichi della Svizzera italiana. Ebbe comin- 
ciamento in vigore di una bolla 15 agosto 1451 emanata da Nicolò V ad istanza 
dei Sanseverino feudatari di Mendrisio e delle nobili famiglie Torriani e Bo- 
sioni. Con quella bolla i serviti ebbero facoltà di stanziarsi presso la chiesa 
parrocchiale di S. Sisioio, e di convertire in un chiostro le case adiacenti alla 
chiesa. Venticinque anni dopo, per varie circostanze riconosciute plausibili, 
ottennero di abbandonare S. Sisinio, entrando in possesso di un antico ospi- 
tale di S. Giovanni già occupato dalle monache umiliate e destinalo a ricove- 
rare i pellegrini, situato ove oggi sorge il palazzo del ginnasio cantonale, come 
dalla bolla 14 febbraio 1470 di papa Sisto IV indirizzata a Stefano Olgiati pre- 
posto umiliato di S. Maria di Hondineto in Como. 

Nel 26 marzo 1041 succedette un truce fatto di sangue, pel quale i serviti 
dovettero momentaneamente abbandonare il loro convento. Richiamati nel 1043, 
aprirono nel 1780 un convitto, salito in rinomanza fino al 1852, epoca nella quale 
.il coavento fu soppresso. I locali del pio' luogo fUrono quindi riaperti per uso 
di collegio convitto cantonale. Nel 1891 vi insegnavano i salesiani di don Bosco, 



1 



— 320 — 

R. P. Marcu3 Pusterla de Tradate, capellanus cuiusdam sacelli 
eìusdem prssposituraB. 



ma r aano seguente, licenziati, passarono i salesiani a Balerna, e nel convitto 
cantonale di Mendrisio furono sostituiti altri docenti laici. 

A pochi metri dalla chiesa di S. Giovanni, sulla strada cantonale airestre- 
mità di ungala del chiostro sopramenzionato, s* appoggia Toratgrio della Ma- 
donna delle Orazie, che ò forse identico colla cappella delPospedale dei poveri 
e pellegrini di S. Giovanni di cui parlasi nei documenti del 1298 [BoU., 1, 12 e segg.) 
nella bolla di Sisto IV del 14 febbraio 1470, neir istromento 6 ottobre 1477, in rogito 
Giovanni Pietro Torriani, ed air oratorio rammentato nella Visita personale 
del 1501, da Francesco Torriani neoprevosto di Fino. La chiesuola presenta 
un insieme di effetto, in ispecie per lavori in istucco ben condotti. La forma 
interna risale, secondo un' iscrizione, al 1829. Un'altra iscrizione in marmo sulla 
parete ad occidente contiene la data 1668. La lunetta del barocco altare mag- 
giore racchiude un affresco originario forse del secolo XV, dipinto accurata- 
mente condotto e colorito. Presenta, su fondo azzurro, la Vergine in mezza 
figura tra S. Caterina e S. Giovanni Battista, le cui teste si direbbero quasi 
eseguite da Giotto. * 

La chiesa di S. Francesco di Mendrisio già dei cappuccini, giace airestre- 
mità meridionale del borgo, con un vasto piazzale davanti. La prima pietra 
della chiesa e del già annesso convento fu posta nel giorno 17 ottobre 1621; 
nel 1623 si compiè la fabbrica, e nel 18 novembre 1635 ebbe luogo la consacra- 
zione. Nella sua semplicità monastica presenta quel tempio un tutto di gravità, 
e all'altare maggiore campeggia un grande quadro, opera del pittore Fran- 
cesco Torriani da Mendrisio. Rappresenta il Crocefisso, avente ai piò da una 
parte S. Carlo, dall'altra S. Francesco, ambedue in orazione. Il tabernacolo è 
un capo d'opera, artisticamente lavorato con intarsii di i^orio, tartaruga, ebano, 
intagli a profusione d'ornati e statuette, con sopra imposizioni di rapporti di 
bronzo dorato. — L'origine del convento è diffusamente narrata dal Boliettino 
Storico (1879, pag. 32 ; 1890, pag. 44 e segg.) ; dal Bonari (J Conventi e i Cappuc- 
cini, ecc., pag. 357 e segg.); dal Torricelli (voi. V, pag. 199 e segg.); dal Borrani 
[Ticino Sacro, pag. 340 e segg.). Mediante decreto legislativo 30 giugno 1848 ve- 
niva soppresso il conveoto, ed in base allo scesso decreto il consiglio di stato, 
ton risoluzione 23 maggio 1853, n. 12251, assegnava a favore dell'ospedale can- 
tonale, di fondazione Turconi, il convento medesimo, coU'annessa chiesa. 

Il convento fu demolito e si fabbricò accanto alla chiesa un ospedale 
nuovo, essendo l'antico troppo ristretto, e lo si apri a beneficio del Cantone 
Ticino, ai 19 di marzo dell'anno 1860. Nell'atrio si vede la statua (opera del Vela) 
del generoso fondatore, conte Alfonso Turconi, comasco. Neil' interno diverse 
tele di pregio, che il piissimo scriba del baliaggio mendrisiense Trogher Gian 
Giacomo d'Altorf legava nel 1667 alla chiesa dei cappuccini. 

La chiesa di S. Sisinio è situata a mezzodì, sopra piccolo colle denomi*- 
nato alla Torre, da un forte posto ivi vicino. In altri tempi costituiva la par- 
jrocchia delle antiche famiglie patrone Torriani e Busione o Bosia, le quali 
nel 1558 ascendevano a 38, cioè 33 dei Torriani e 5 dei Busione, e nel 1591; come 
dalla deposizione di Cristoforo Torriani sopra da me riportata, costituiva 
21 fuochi con anime 212. Essendosi, in progresso di tempo, estinte le famiglie 
dei Busione, il patronato ora appartiene alle sole famiglie dei Torriani, le 
quali attualmente si limitano a 10, con un totale di circa 50 anime. Antica è 
l'origine di questa chiesa e pare risalga per lo meno al XIV secolo (1304). 
(V. Boll., 1,33 e segg. ; Lavizzari, Escursioni, 1, 55). Nicolò V, con bolla del 15 arro- 
sto 1451, permette ai servi di Maria 1* uso della chiesa parrocchiale di S. Sisinio 
alla Torre e l'erezione di un conveuto in vicinanza; in seguito ottennero da 
Sisto IV il permesso di trasferirsi nell' ospedale dei poveri di S. Giovanni. 

L' Il gennaio 1536 si consacrò l'altare dei santi Sisinio ed Alessandro 
{Boli., l. e). Nel 1692 là chiesa venne ingrandita d'un nuovo coro e il campanile 
accresciuto da mastro Andrea de AI?Uind1Js fabbromurario q. Antonij de Me- 



— 321 — 

Io. Petrus Caronus de Mendrisio, clericus. 
BartholomaBus Busionus, clericus. 



Tede. Un secolo più tardi Tenne eoscnitta una nuoya sacristia di fronte alla 
primitiva (BoU. XIII, pag. 213 e eeg.). Altri lavori furono intrapresi nel 1810 e 1880 
{BolL 1. e, 214). La chiesa non presenta però nulla di notevole, tranne alcuni pre* 
giati affreschi dei pittori Abondio Bagutti da Rovio e Francesco Catenazsi da 
Mendrisio. Il BarolOo scrive {Boll. I, pag. 83 e segg.) che airaltare maggiore trova* 
vasi nei tempi decorsi un grandioso quadro, opera pregevolissima del celebre 
Bernardino Luino, ma al principio del corrente secolo, per insana avidità di 
danaro, fti venduto al prezzo di milanesi lire 3000, e quindi scomparve dal 
paese uno dei più belli capolavori del rinomato artista. Soggiunge anche ohe 
poche settimane dopo quella pittura preziosa veniva venduta in Milano al 
prezzo di 1000 lire sterline. In un'apposita nicchia sotto T ancona dell* altare 
deir Immacolata si conservano le reliquie di 8. Publio martire, estratto ai 
24 d* aprile 1844, per ordine di Gregorio XVI, dalla catacomba situata presso 
S. Ciriaco nella via Tiburtina, eum vasoulo sanguine aneto, et insorìptione 
PVBLIVS. QVIESCJT. L X.P., e donate dall'ecceil. Patrizi cardinale vicario ad 
Alessandro, padre deirattuale parroco priore di 8. Slsinio, Edoardo Torriani, 
ai 10 maggio 1846. Ai 17 luglio 1804 furono riconosciute da monsignor Molo^ in 
occasione della visita pastorale, il quale in calce air autentica del cardinale 
Patrizi scrisse : Vidimits et recognovimiu in Vis. Post, in Parosoia Ttarris, 
habita die il Julii *anno i894 + Vinc. Ep. Adm. Ap. Pag. Tioin. 

La chiesa di S. Martino sorge nella pianura, frammezzo a fertili praterie, 
a circa un chilometro da Mendrisio. In origine doveva essere la chiesa parroc- 
chiale del paese, il quale, prima che fosse distrutto dai milanesi nel 1242, occu- 
pava questa plaga {Boll. 1, 34). Il coro e la facciata occidentale sono relativa- 
mente moderni ; il primo venne infatti costrutto nel 1695. 1 lati settentrionale e 
meridionale della navata, che è coperta dalla semplice armatura del tetto, sono 
invece di stile lombardo e presentano caratteri di grande vetustà ; forse rimon- 
tano al secolo XIII e fors*anche al XII. La loro membratura ò ineguale e degna 
di nota. Nel lato meridionale le sottili lesene delle pareti si congiungono col- 
rarcheggiamento sotto il tetto, mentre a settentrione la parete ò divisa come in 
due piani, quasi Tediflcio fosse sorto in seguito ad un rialzamento del muro 
primitivo, e nell'uno e nell'altro piano termina in archetti, i superiori dei quali 
sono profilati ed in parte ornati da croci, da foglie e da maschere. Una iscri- 
zione scolpita in marmo neir interno della navata ricorda che nel febbraio 1774 
si trasportarono qui le ossa dei defunti della chiesa prepositurale dei santi Cosma 
e Damiano. Alla estremità occidentale della navata giace sul suolo un capitello 
d'ordine bisanttno, ritrovato nell'atterrare l'antica chiesa prepositurale per dar 
luogo alla nuova, e di là qui trasportato. Avanti la chiesa di S. Martino nei 
giorni 11 e 12 novembre ha luogo l'antichissima fiera di bestiame, con grande 
affluenza di nazionali e stranieri. 

A settentrione del borgo di Mendrisio, quasi sul ciglio della scoscesa 
rupe, chiamata volgarmente Monte di S. Nieolao o della Stella, esiste, inca- 
stonata nel masso, che in gran parte le serve di padiglione, un'antica cappella 
o chiesuola già dedicata a s. Nieolao, ma che volgarmente chiamasi di Maria 
lAberatrioe, ed è la stessa chovvien descritta in questi Atti di VisUa col titolo 
di Gregorio «K S. Nieolao sui monJti di Mendrisio. Da quella sommità (m. 704) si 
può godere il panorama bellissimo di quasi tutto il distretto di Mendrisio e di 
una parte della Lombardia settentrionale. Come ivi sorgesse quell'oratorio lo 
narra il Barofflo {Boll. J, 34 e segg.) : « La tradizione riferisce, che nei secoli 
decorsi si scorgesse in quello scoglio durante la notte un lume, o meglio una 
piccola stella fulgente ; e verificato da che procedesse quello straordinario 
splendore, vi si trovò un' immagine della Vergine sopra un piccolo pezzo di 
vetusta parete. Singolare fh il trasporto e la pietà dei borghigiani verso quella 
sacra effigie, e d'allora quella eminenza ebbe il nome, che conserva tuttora, di 
Monte Stella. Lotterio Rusca, signore di Como e di Mendrisio, per assecondare 

Raoc, Stor. — ;vol. ni, 21 



— 322 — 

R, P. Gamillus de Peregrinis, paroctis Ecclesia S.^^ Mari® 
Magdalen» loci de Gapitelacus (0* 



il desiderio degli abitanti, neiranno 1418 vi costrasae Tattaale chiesetta, eollo- 
candoyi la venerata imagine della Vergine, ed eresse pare Tannesso fabbricato 
per abitazione del custode o sagrestano. Contemporaneamente lo stesso Rnsca 
vi costrasse la torre o fortino adiacente, di cui rimane tuttodì una porzione ». 
Io non so quanto e i sia di vero in questa tradizione popolare ; certo è però che 
la chiesa edificata dal Rusca era dedicata a S. Nicolao, come si scorge da 
questi Atti, dalla confiraternita che nello stesso oratorio era eretta detta di 
S. Nicolao, approvata da Paolo v, sommo pontefice, con Breve SO gennaio 16M, 
e finalmente dal monte medesimo, r.he ancor si dice di S. Nicolao. Che in 
progresso di tempo poi, dal devoto affresco della Vergine ch*era nella chiesetta, 
tosse dal popolo detta di Marfa Uberatrtoe, questo è assai probabile. Il piccolo 
oratorio, a motivo forse della divozione pubblica grandemente accresciuta, 
venne decorato in progresso di «tempo del titolo abaziale, di cui neiranno 1608 
troviamo investito Anton Francesco Raimondo canonico della cattedrale co- 
mense. La vetusta effigie della Vergine, venerata neir oratorio di S. Nicolao, 
nel corso dei tempi era venuta insensibilmente a scomporsi ; tantoché, verso 
r anno 1834 fìi surrogata con una statuetta in plastica, che il Barofflo (l. e.) 
chiama grazioso lavoro e dono del valente scultore Domenico Maderni da Ca- 
pelago, rapito poco dopo air arte, alla famiglia ed agli amici. Il monte di 
8. Nicolao, dal giorno 4 iriugno 1890, ha guadagnato diffdsa- nomea per la 
ferrovia del Generoso che si apri un passo entro il suo seno. Lo stesso romantico 
eremitaggio è divenuto nella bella stagione il geniale ritrovo di molti gitanti. 

A due terzi di via da Mendrisio, alia sommità del Generoso ed a pochi 
passi dal grande albergo Pasta, sorgono alcuni casolari di pastori, costituenti 
Talpe denominato Caseina d'Armirone, frazione di Mendrisio. Fra quegli umili 
abituri riscontrasi un oratorio sacro alla Vergine della Neve. Fu eretto nel- 
r anno 1750, e dal prevosto coadiutore Maderni benedetto ai 29 di giugno 
deir anno successivo. In quel terreno cosi elevato, rocchio si smarrisce per 
r immensa plaga che gli si stende al disotto ; la metropoli insubrica, altre città 
di Lombardia e del Piemonte, con centinaia fra borgate e villaggi e parecchi 
laghi, fra cui il Verbano ed il Ceresio, si presentano allò sguardo; non manca 
a settentrione la vista delie Alpi colle perpetue nevose creste. 

Da ultimo non mancava in Mendrisio un monastero delle Orsoline nella 
località detta il CasteUaooio^ soppresso poi dal Governo cantonale nel 1858 
(V. Torricelli, voi. V, pag. 20Q e seg. - Franscinl, Svizzera ItcUiana, voi. II« 
parte II, pagg. 37-40; voi. I, pag. 380; Borrani, Tioino Sacro, pagg. 357-350). 

\\) Dopo Mendrisio vien Capolago, o, lombardamente Codelago^ parrocchia 
di patronato comunale di circa 300 anime, situata air angolo orientale del lago 
di Lugano. Di qui la graziosa ferrovia dentata per salire al Generoso, i cui 
avancorpi, se posso chiamarli cosi, dominano a piombo il paese. Vi era un 
castello erettovi Tanno 1365 dai comaschi a proprie spese dietro V ordine di 
Galeazzo visconti, il quale apparteneva a quel sistema d i fortificazioni viscontee 
cui appartenne il castel Baradello che signoreggia Como. Ai 16 settembre 
del 1416 passò per cambio, con altre possessioni, dal dominio di Filippo 
Maria visconti a quello di Letterio Rusca. Nel 1458 il castello venne restau- 
rato per ordine del duca di Milano (Nicolò Laghi, Cronaca Luganese, in Perio^ 
dieo della Società Storica Comense, voi. II, fase. 2). Poi passò in possesso dei 
Sanseverino, poi degli Sforza, e ai 28 febbraio del 1517 Ai demolito dietro richiesta 
ed a spese dei luganesi. Il castello sorgeva air estremità nord-est del villaggio 
e si estendeva di là sino al porto. Nella costruzione della linea ferroviaria se 
ne distrussero le ultime rovine. Capolago è celebre anche per quella famosa 
tipografia Elvetica fondata fin dal 1830, le cui edizioni, specie quelle di opere 
storiche, son tanto ricercate dagli studiosi e dai Mbliomani, Più tardi, quando 
ferveva la lotta contro la dominazione straniera ed anche contro i vari 
principi italiani, si pubblicarono proclami, polemiche, opuscoli, incitamenti^ 



— 323 — 



Descrizione 
delle chiese della pieve di rlva s. vltale 



A di 23 maggio 1501 

La chiesa di S.^ Vitale di Riva, nella quale mons. R.^^ 

ha detto messa de morti et benedetto il cemeterio, ha .•• . il 

fonte baptismale in nn loco fuori della chiesa, serrato in una 

capella in volta con un altare, ove non si celebra, titolato a 

S.to Oio: Battista, nella quale altre volte si diceva messa. Ha 

un vase grande di pietra antica guasto, nel mezo vi è poi il 

vase per il batisterio che serve a tutta la pieve per modo di 

matrice, et ò picciolo, di pietra di Saltri... La detta capella 

è alta, in volta, ma non pinta, ne imbiancata. — L* altare 

maggiore di S.^ Vitale è grande alla forma, consecrato, verso 

oriente, con una bella pietra, ha bradella, et cancelli di noce 

decenti. Doppo detto altare vi ò una cassa di pietra sopra 

quatro colonne, coperta di lastre grosse di ferro, nella quale 
■I ■ 

«atire, ecc. ; in una parola, daCapolago partiva la scintilla ohe poi doveva accen» 
dere le popolazioni italiane e BUBcitare dovunque il fuoco sacro della riscossa. 
Ora non resta di tutto ciò che una lapide commemorativa, murata Tanno 1888, 
la cui bella iscrizione si deve alla facile penna del cav. prof. Emilio Baragiola, 
direttore deU* Istituto internazionale di Riva 8. Vitale, e altro dei membri 
del Consiglio direttivo della Società Storica Comense. 

La parrocchiale, dedicata a S. Maria Maddalena, fu staccata dalla prepo- 
stturale di Mendrisio dal vescovo Volpi. Questa notizia ed altre importanti ce 
le fornisce il prete CamiUo de Peregrini di Como nella Visita penonalé del 1561, 
più volte citata (parte I, 07-60), ove si legge : « Prcssentatus R, D. pìnr. CamiUiu 
de PeregrinU Comensis pcuroohialis BcolesiCB sanotcs Maria Magdalena loci de 
Capite laotu^ qui interogattu, respondit: Questa terra fa circa vinti ftioctii, 
anime 100, de quali 50 sarano di Communlone .... La sud/ nostra parochia di 
santa Maria Maddalena di Cappo di lagho era incorporata alla chiesa paro- 
chial della prepositura dei ss. Cosmo e Damiano de Mendrisio et r anno 1587 
a di marzo fu separata da monsignor R.* volpi Vescovo di Como, et suo 
Vicario il signor Alessandro Lucino con r infrascritte conditioni, eco. ». {Se^fiumo 
le condUiontU 



Baitlttero di S. Gio. 
Batttsta in Riva 
S. Vitale. 



plebana «r^ 
oiprataU di RUa 



ChiMa 
olpr« 
S. VlUle. 



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si dice esservi il corpo di un beato Manfredo già romita di 
santa vita, non però canonizato, ne altrimenti approvato da 
Santa Chiesa Gatholica. — La capella maggiore è in niccia, 
ma niccia air antica, con pitture antichissime et goffe. — In 
mezzo della chiesa vi sono doi altari, uno di rimpetto alPaltro, 
quello eh' è della parte dell'epistola è titolato a S.^ Pietro 
martire . • . qual altare non ha alcuna icona, ma solo è apo- 
giato al muro bianco ... — L'altro dedicato a S.^ Stefano . . . 
è dell' istessa qualità dell'altro, solo ha un' icona picdola, con 
rimagine della B. V. nel mezo, et dalli canti S.^ Ste&no et 
S.to Lorenzo pinti. Deveranno levarli, et accomodarli in miglior 
loco con nicere. — Il tetto delU chiesa è matonato in loco 
di soffitta. «— Ha la porta che dovrà essere la maggiore non 
nel mezo, ma da un canto, et mal decente. — Deve forai in 
loco conveniente, et per ciò è necessario ritirare il muro di 
fuori del cemeterio, et levar il sepolchro della casa de Vasalli, 
et abbassar la strada, acciò non vi entri aqua, come suol fore 
in chiesa. ^ La detta chiesa è imbiancata, ma non depinta. 
Vi è uno campanile che descendono le corde delle campane 
in chiesa et i coutrapesi dell'orologio, con una scala in chiesa 
presso la porta per la quale si va in campanile, molto peri* 
colosa, però si levino, et si faccia uno campanile in loco con- 
veniente; et si potrebbe fare nel loco ove è adesso la sacristia, 
la quale ragionevolmente si deverà trasferire nella parte, ove 
è la capella della Madonna, per esser dalla parte dell'epistola 
verso mezogiorno. Ha un'altra porta assai grande che va verso 
la casa dell' arciprete, dentro la quale vi è il vase d' aqua 
santa di pietra di saltra alla moderna ... Di rimpetto all'aitar 
maggiore sulla facciata vi è un occhio grande, chiuso con 
invetriata, et dalli canti della chiesa tre occ